“CRONACHE”

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giovedì 4 marzo 2010

I DELITTI CASERTANI

ESCLUSIVO C7, GIALLO ESTATE: I DELITTI CASERTANI IRRISOLTI

I GIALLI DELLA NERA IN PROVINCIA DI CASERTA Ancora senza nome gli autori di 25 omicidi commessi negli ultimi 3 anni. Mentre in Campania sono 311 i delitti di cui 108 già risolti e ben 213 i casi da scoprire


CASERTA – (di Ferdinando Terlizzi) Il primo delitto del 2006 è avvenuto a Marcianise, il 16 gennaio, allorquando il pregiudicato ( per furti e spaccio di sostanze stupefacenti) Michele Di Giovanni, di 22 anni, è stato ucciso in Via Kennedy, nel popolare Quartiere di Parco Primavera. Il movente è per ora sconosciuto, come l’ autore. Ma gli inquirenti non escludono che si tratti di un delitto maturato nel mondo dello spaccio di droga. Il caso è aperto.

Il 27 aprile dello stesso anno, nel corso di un agguato camorristico, tre killer sono entrati in azione ad Orta di Atella ed hanno esploso numerosi colpi di pistola calibro nove contro Francesco Fenicia di 48 anni, nato a Frattamaggiore, ma residente nel comune atellano. Fenicia, che è morto istantaneamente, è ritenuto dagli investigatori un affiliato al clan camorristico dei Moccia. Si tratta del 3° omicidio avvenuto negli ultimi 4 mesi al confine tra le due province campane. Il caso è aperto.

Il 17 maggio del 2006 nelle campagne di Marcianise è stato trovato il cadavere di una donna. E’ stato un contadino ad avvertire la polizia che, nascosta tra i cespugli, c’era il corpo di una persona. Gli investigatori sospettano che la donna possa essere rimasta vittima di un presunto serial killer che da tempo agirebbe nel casertano. Il caso è aperto.

Il 20 dello stesso mese è Michele Caterino, pregiudicato di 38 anni, da Cesa a cadere sotto i colpi di pistola di un commando. La scena si svolge un sabato allorquando l’uomo stava raggiungendo l’abitazione del fratello Nicola quando è stato ferito a morte. Il fratello della vittima è considerato dagli investigatori il “capozona” dei casalesi a Cesa. Carabinieri e polizia che indagano sull’ ennesimo delitto di mafia, non escludono che i killer avrebbero avuto il compito di eliminare entrambi i fratelli Caterino. Nicola Caterino, però, quando i killer sono entrati in azione si trovava a qualche metro di distanza dal fratello ed è riuscito ad entrare nel portone di casa e a sottrarsi all’agguato. Al momento si indaga per comprendere se l’agguato rientri nella contrapposizione insorta tra Nicola Caterino e Amedeo Mazzara che si contendono il predominio delle estorsioni e dei traffici illeciti o in un più generale contrasto fra i clan dell’Aversano e i vicini comuni del napoletano.

Tra Orta di Atella e Sant’Antimo negli ultimi tre mesi sono stati uccisi 5 pregiudicati tutti legati a clan cameristici. Il caso è aperto. Continua la scia di sangue del mese di maggio ma questa volta l’epicentro si sposta alla zona sud della provincia al confine con quella di Benevento. L’ennesino agguato di camorra è avvenuto ad Arienzo il 24 maggio 06. Uno o due sicari hanno esploso numerosi colpi di pistola cal. 38 contro Angelo Amoroso di 40 anni pregiudicato, ritenuto referente del clan camorristico dei “casalesi” nella zona. Amoroso è stato sorpreso mentre si apprestava ad entrare in auto, in piazza dell' Emigrante, una zona centrale del paese e quando si è accorto della presenza dei killer ha tentato di fuggire. E' stato, però, raggiunto da un primo colpo di pistola alla schiena e, poi, da altri proiettili alla testa ed al torace. I killer sono fuggiti. L'uomo aveva numerosi precedenti penali: associazione per delinquere di tipo camorristico, estorsioni ed altri reati contro il patrimonio e la persona. Fu condannato all'ergastolo in primo grado per l'omicidio di Antonio Turco, ucciso a Maddaloni nel 1992, ma fu scagionato dall'accusa e tornò in libertà nel 2004. I carabinieri hanno interrogato alcuni pregiudicati ritenuti legati allo stesso clan camorristico di Amoroso e del clan Massaro, l'altra organizzazione operante nella zona, ma decapitata da continui arresti di polizia e carabinieri grazie anche al contributo di collaboratori di giustizia. Angelo Amoroso, detto «Mimmuccio o’ Pazzariello», freddato a colpi di pistola in piazza dell’Emigrante a Cervino era ritenuto dagli investigatori il referente per la zona di Maddaloni della potente cosca operante nell’agro aversano e per il suo delitto gli investigatori non sembrano escludere una vendetta o un tentativo di espandere la propria attività in zone controllate da altri gruppi camorristici. Il caso è aperto.

Il giorno successivo, il 25 maggio del 2006 è stata trovata a Caserta una immigrata russo strangolata con un filo elettrico all'interno di un'abitazione di via Caduti sul lavoro, a Caserta - dove per la prima volta era andata a lavorare come colf. La donna, dell'apparente età di 30 anni, è stata trovata priva di documenti dalla proprietaria dell'appartamento, che l'aveva lasciata sola in casa per qualche ora. Secondo un primo esame esterno del cadavere la donna sarebbe morta per asfissia da strangolamento e la polizia senza escludere l'ipotesi dell'omicidio ritiene, al momento, che l'immigrata si sia volontariamente stretta al collo il filo e si sia uccisa. Ma la morte della donna rimane ancora un giallo. Solo la sua identificazione e i risultati dell'esame necroscopico, spiegano gli investigatori, potranno offrire elementi utili per chiarire circostanze e cause della morte. Il caso è aperto.

Si sposta ancora il triangolo della morte è ritorna ancora una volta nell’agro aversano. Il 12 giugno del 2006 un parcheggiatore abusivo, Michele Martinelli, di 52 anni è stato ucciso a Cesa, un comune a pochi chilometri da Aversa, mentre svolgeva la sua attività nell'area antistante un supermercato. Secondo quanto si è appreso, i sicari giunti sul posto sembra a bordo di una moto lo hanno colto di sorpresa esplodendogli contro numerosi colpi di pistola. Sono, poi, fuggiti riuscendo a far perdere le loro tracce. Martinelli non aveva precedenti penali e si presentano, dunque, difficili le indagini per chiarire il movente del delitto e identificare gli autori. Non è da escludere che l' agguato al parcheggiatore possa rientrare nella guerra in atto nella zona di Cesa tra il gruppo Mazara e quello capeggiato dai Caterino, due organizzazioni legate al clan dei "casalesi" ma che si fronteggiano da tempo per il predominio delle estorsioni e dei traffici illeciti. Proprio nell'ambito della lotta tra i due gruppi fu ucciso 15 giorni fa a Cesa Michele Caterino di 37 anni, fratello del boss Nicola, soprannominato "o cecate". Il caso è aperto.

Questa volta teatro del delitto quotidiano è stato il lungomare della provincia al Nord di Caserta. Vincenzo Aliberti, un pregiudicato di 40 anni, e' stato ucciso con una mezza dozzina di colpi di pistola in un agguato avvenuto a Mondragone. La vittima, originaria del giulianese, e' stata trovata gia' senza vita a terra, accanto alla propria vettura, con il motore ancora acceso. L'esecuzione e' avvenuta proprio al confine tra Mondragone, dove Aliberti viveva e Castelvolturno. Sul luogo dell'omicidio si e' recata la Squadra Mobile di Caserta. Aliberti, che gestiva un negozio di elettronica, a Casoria, nel napoletano, viene ritenuto legato alla criminalita' napoletana. Il caso è aperto.

Questa volta ad interessare la cronaca nera ci pensano due immigrati. Siamo al 27 del mese di agosto del 2006 allorquando 2 immigrati rumeni, in un tentativo di rapina, hanno colpito con pugni e calci il rigattiere Gennaro Rauccio, di 64 anni, di Portico di Caserta. L'uomo è morto in seguito alle gravi ferite riportate al capo e all'addome nelle prime ore della mattina nella sala di rianimazione dell'ospedale di Caserta. L'aggressione al commerciante è avvenuta in una stanza attigua al negozio, al Viale Carlo III del capoluogo. I due rumeni solo da qualche ora erano stati incaricati dal rigattiere, in cambio di un compenso, di spostare alcuni mobili e alcuni oggetti nel negozio. I due, però, hanno un alibi e si sono protestati innocenti. Il caso è aperto.

Ancora un agguato di camorra in serata nel casertano. L’11 settembre del 2006 un uomo, Giovanni Milone, pregiudicato, e' stato assassinato a colpi di pistola da un killer mentre era a bordo della sua auto. L'omicidio e' avvenuto sulla provinciale Orta d'Atella - Caivano. Milone nel 1992 era sfuggito a un altro agguato nel quale era rimasto ucciso suo fratello. Giovanni Milone aveva 56 anni e risiedeva a Cesa. Caso irrisolto. Il fatto è accaduto a Mondragone il 17 settembre del 2006 e rappresenta ancora oggi un fitto mistero. Mentre era in corso una festa per il fidanzamento della vittima all'improvviso due persone, con il volto coperto dai passamontagna, una armata di pistola, l'altra di un bastone, hanno fatto irruzione nella baracca dove si trovavano una decina di persone, imparentate tra di loro e tutte di nazionalita' bulgara e tutte clandestine. I malviventi hanno sparato. A terra e' rimasto Alessandrov Stoian Stevan, 18 anni, il festeggiato. Ferito gravemente il padre mentre altre tre persone se la sono cavata con ferite non gravi. Il caso è aperto. Ancora una scia di sangue nel novembre del 2006. Il 19 in Succivo un imprenditore edile, Cesario Scarano, di 45 anni, di Aversa, è stato ucciso nella sera in un agguato tra Succivo ed Orta d'Atella. La Ford Focus sulla quale l'imprenditore viaggiava, secondo una prima ricostruzione del delitto fatta dai carabinieri, è stata affiancata da una moto di grossa cilindrata con a bordo i due sicari. Contro la vettura sono stati sparati numerosi colpi di pistola che hanno raggiunto Scarano uccidendolo all'istante. I due killer sono poi fuggiti riuscendo a far perdere le tracce. L’imprenditore, nativo di Cesa aveva 45 anni e viveva ad Aversa. Caso irrisolto. Sono 10 i casi irrisolti in Provincia di Caserta nel 2007. Dieci omicidi di cui il primo eseguito il 10 maggio a Recale. Un uomo, Virgilio Rinaldi di 56 anni, e' stato selvaggiamente picchiato e ucciso all'interno di un'abitazione. Indagano i carabinieri. La vittima, che faceva l'autotrasportatore, secondo un primo esame sarebbe stato aggredito e colpito più volte con un corpo contundente alla tempia e al torace. L'omicidio e' avvenuto in una palazzina situata al secondo piano di via Gibuti. Secondo quanto si e' appreso la vittima conviveva con una coppia di polacchi, marito e moglie. Pare che Rinaldi avesse una relazione con la donna. I carabinieri non si sbilanciano, i motivi di questo barbaro omicidio: una lite oppure la gelosia del polacco. I carabinieri stanno dando la caccia alla coppia di coniugi polacchi spariti come nel nulla dopo l'omicidio di Rinaldi. Caso ancora aperto. Il secondo delitto ( ancora irrisolto ) è avvenuto il 16 luglio del 2007 in S. Nicola la Strada. Angelo Merola, 38 anni, con precedenti penali di scarso rilievo, conosciuto come tossicodipendente è stato ucciso con un fucile a pallettoni. I suoi assassini - secondo le prime ipotesi investigative dei carabinieri, l'avrebbero attirato in un tranello e poi lo avrebbero ucciso durante i fuochi d'artificio, a conclusione dei festeggiamenti in onore della Madonna di Lourdes, per coprire il rumore degli spari. Il cadavere è stato scoperto da alcuni Vigili del Fuoco chiamati a spegnere uno dei tanti roghi di immondizia registrati nel casertano. Il corpo era vicino al cimitero di San Nicola La Strada. Secondo i primi accertamenti, il giovane sarebbe stato ucciso con due colpi di fucile a pallettoni. Per gli investigatori, il ragazzo potrebbe essere stato ucciso per uno sgarro dagli esponenti delle organizzazioni camorristiche che si contendono il predominio del territorio. Il caso è aperto.

Un altro caso misterioso e per ora irrisolto è accaduto il 20 luglio del 2007. Un vero e proprio rompicapo per gli investigatori di Terra di Lavoro. Eppure, secondo alcuni, quell’uomo che ha dato il via al delitto potrebbe essere rintracciato grazie ai testimoni che prima dell´omicidio stavano giocando, oppure dai filmati delle telecamere a circuito chiuso tanto del Bingo quanto del carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove è avvenuta la sparatoria. Mentre si cerca una banda di tre persone che potrebbe essere dell´agro aversano o di Napoli. Balordi, pensano gli investigatori. Rapinatori inesperti in cui è prevalsa la rabbia per la reazione della vittima. Forse tossicodipendenti, il cervello oscurato dalla cocaina. Teresa Sferragatta di 52 anni è stata uccisa con un colpo di pistola alla testa dopo essere uscita dal BINGO di Teverola con una vincita di 3000 euro. La ricostruzione: Tornava contenta a casa, con il fidanzato di sua figlia, a Capua. La saletta in cui una signora di 52 anni, Teresa Sferragatta e il fidanzato di sua figlia, Giuseppe Nocera, 30 anni, avevano appena giocato e vinto si trova a Teverola, poco distante da Aversa, teatro già di molti delitti e terra insanguinata dalle “guerre di camorra”. Una bella somma, quei tremila euro, per Teresa che conduceva con suo marito un negozio di abbigliamento nella sua città; e per il futuro genero, che stasera, l'aveva accompagnata. Sei, sette chilometri dopo la fortuna li abbandona per sempre: sulla strada provinciale verso Capua, arrivano due bruti, forse avvertiti da qualcuno che sapeva di quella vincita. Sono in sella a una moto di grossa cilindrata, indossano un casco integrale, sono armati di pistola, non scherzano. Intimano al giovane di fermarsi: lui però resiste al comando, alla minaccia. I rapinatori reagiscono subito col fuoco, sparando una prima volta: feriscono Nocera alla gamba destra. E' a questo punto che Teresa è spaventata talmente tanto da azzardare una manovra disperata: esce dall'auto e prova a scappare. Una fuga istintiva, inaspettata, che suscita una reazione inconsulta, cieca, appunto: chi spara punta alla nuca, e la donna muore.

Il 14 agosto del 2007 l’ennesimo barbaro fatto di sangue. Clara Guidotti, napoletana, di 77 anni è stata massacrata a coltellate nella sua casa delle vacanze, un villino di una zona residenziale di Castelvolturno, sul litorale Casertano; secondo un primo esame del medico legale è stata uccisa con almeno trenta coltellate. La porta d'ingresso dell'appartamento era chiusa. Erano rimaste aperte soltanto le finestre che danno su di un terrazzino. Non è escluso che gli autori dell'efferato delitto siano entrati attraverso la finestra o ad aprirgli sia stata proprio l'anziana signora, trattandosi verosimilmente di persone che conosceva. Caso irrisolto.

Giovanni Invito, di 25 anni, pregiudicato, e' stato ucciso a Mondragone, in un aggauto di chiaro stampo camorristico. L'omicidio è avvenuto il 19 0ttobre del 2007, in via Duca degli Abruzzi. Una persona a bordo di uno scooter lo ha affiancato e gli ha sparato quattro colpi di calibro nove per 21, due dei quali lo hanno raggiunto alle spalle. Il 25enne e' morto dopo essere stato trasportato in ospedale. Al momento dell'agguato, sono stati notati alcuni centauri con casco integrale. Le indagini, da parte dei carabinieri, sono indirizzate negli ambienti del mondo della camorra. Si seguono tre piste la droga qualche furto fatto alla persona sbagliata visto che lui aveva precedenti per furto di auto e che fù rinvenuto con un fucile a canne mozze in una auto rubata poco tempo fà e la terza pista quello di essere parente alla ex moglie di un Boss di grosso calibro della zona. Caso irrisolto.

E giungiamo cosi al 10 novembre del 2007 allorquando ancora sul litorale casertano si deve registrare l’ennesimo fatto di sangue. Infatti il cadavere di un 31enne romeno, con un colpo di pistola al torace, è stato trovato a Castelvolturno, nel casertano. Secondo le prime ipotesi avanzate dagli investigatori potrebbe trattarsi di un regolamento di conti tra romeni o di una vendetta da parte di qualcuno che avrebbe subito furti. Era nella zona di Baia Verde, dove sono presenti numerosi appartamenti e dove spesso si verificano furti in appartamenti. Assieme a lui c'era un connazionale 25enne, Cristian. Secondo la testimonianza fornita da quest'ultimo, i due stavano cercando dei vestiti in alcuni bidoni della spazzatura, per ripararsi dal freddo. All'improvviso si è avvicinata un'auto blu dalla quale sono esplosi due colpi di pistola che hanno centrato e ucciso Marian. Il 25enne si è recato in bici all'ospedale di Pinetagrande per avvisare i sanitari e poi è scomparso. Solo la mattina dopo è stato trovato e condotto in commissariato. La sua versione, secondo gli investigatori, non regge. Strano, infatti, che i due stessero frugando nella spazzatura in una zona lontana due chilometri dalla loro abitazione. Si presume, pertanto, che sarebbero entrati in qualche villa per compiere un furto o che volessero trafugare materiale nell'area di un'antenna radio dell'esercito, anche questa spesso oggetto di furti. Un'area, quella di Baia Verde, sorvegliata da vigilanza privata ma anche da ronde notturne pagate da esponenti di organizzazioni criminali proprietari di ville. Marian faceva saltuariamente il lavoro di falegname, anche Christian lavora, ma non sempre, in un bar. Caso aperto.

E' morto nella Clinica "Pinetagrande" di Castelvolturno, Ferdinando Milano, di 23 anni, napoletano residente da tempo a Pinetamare di Castelvolturno (Caserta) il pregiudicato di 23 anni, rimasto vittima di un agguato mentre camminava in una strada periferica della localita' balneare casertana. Raggiunto in parti vitali del corpo il giovane e' morto, nonostante un intervento, tentato dai medici. I Carabinieri di Pinetamare hanno avviato le indagini per chiarire il movente e tentare di risalire ai responsabili dell'omicidio. Il giovane stava camminando in una strada periferica di Pinetamare quando e' stato affiancato da una'autovettura dalla quale sono stati sparati, numerosi colpi d'arma da fuoco. Gli investigatori non escludono che l'agguato possa essere stato deciso da uno dei clan che operano sul litorale domiziano. Milano, che aveva solo precedenti per furto e non era ritenuto affiliato alla criminalita' organizzata, potrebbe essere stato punito per uno sgarro o per vendetta. Il fatto è accaduto nella mattinata del 30 novembre del 2007.

Nel dicembre del 2007 vi sono stati tre omicidi. Il primo è avvenuto il 14 dicembre e si è trattato di un duplice omicidio di camorra. Due uomini, Alessandro Spada, nomade di 33 anni, e Domenico Ciccarelli, 25 anni, sono stati uccisi nel corso di un agguato avvenuto nella tarda mattinata a Castel Volturno. A sparare sarebbero stati due sicari arrivati a bordo di una moto. Alcuni anni fa un fratello di Spada era stato ucciso anche lui a colpi di pistola. Gli agenti della Squadra Mobile di Caserta e del commissariato di Castel Volturno stanno svolgendo indagini nel mondo delle estorsioni. All'agguato e' sfuggita alla morte una terza persona, Ettore Esposito, di 53 anni, rimasto ferito in modo non grave. Secondo la polizia obiettivo dei sicari sarebbe stato solo Spada ma la pioggia di proiettili ha investito anche Ciccarelli ed Esposito. Ciccarelli nel tentativo di mettersi in salvo sarebbe stato investito da un camion condotto da una persona che poi e' fuggita e che prima che scattasse l'agguato aveva incontrato Spada, Ciccarelli ed Esposito. I tre si trovavano in una Volkswagen Polo quando sono arrivati i sicari a bordo di una moto che hanno aperto il fuoco senza lasciare scampo alle due vittime. Per gli investigatori si sarebbe trattata di una vera e propria spedizione punitiva per uno sgarro commesso da Spada, pregiudicato per furto. Non e' da escludere una vendetta nel mondo delle estorsioni.

Ancora un efferato delitto il giorno di S. Stefano il 26 dicembre a Cesa in provincia di Caserta. Un commando di 4 persone ha ucciso nella notte un giovane imprenditore edile. L’omicidio è avvenuto in via Fratelli Cervi nella piccola cittadina di terra di lavoro. I killer, giunti a bordo di un auto di grossa cilindrata, hanno ucciso a colpi di arma da fuoco il ventiseienne Cesario Ferriero. Il giovane, imprenditore edile aveva da poco lasciato la fidanzata e si apprestava a far ritorno a casa. Ad un tratto all’ auto di Ferriero si sono avvicinati i sicari che hanno esploso numerosi colpi di pistola calibro 9×21 e di fucile caricato a pallettoni. Il giovane è morto sul colpo. Sul luogo della sparatoria si sono recati immediatamente i carabinieri della locale stazione che, non hanno potuto far altro che accertare la morte del ragazzo. Ferriero non aveva precedenti penali. Gli inquirenti, tra le varie piste pensano anche ad un regolamento di conti, ad una vendetta per uno sgarro, legata probabilmente all’attività del giovane imprenditore. Il caso è ancora aperto.

Nella sera del 30 dicembre del 2007 a Casandrino, comune del napoletano, è stato ucciso in un agguato il boss Francesco Verde, di 58 anni, capo dell'omonimo clan. Soprannominato "o negus" per la sua carnagione scura, Verde fu coinvolto in numerose inchieste negli anni ottanta e novanta su omicidi e traffico di stupefacenti. Attualmente la famiglia Verde era ritenuta egemone nella zona di Sant'Antimo, a nord di Napoli. Nell'agguato di ieri sera è rimasto gravemente ferito anche il nipote del boss, Mario, ricoverato all'ospedale di Aversa. Qualche ora dopo l'agguato i carabinieri hanno ritrovato l'auto utilizzata dai sicari per uccidere Verde detto ''o negus'. La vettura, una Lancia Thesis. e' stata ritrovata bruciata a Lusciano, nel casertano. All'interno vi erano le armi utilizzate per compiere la spedizione di morte: una pistola calibro 9x21 e un fucile a pompa, anch'essi bruciati. Secondo i militari all'agguato potrebbero avere preso parte altri killer, con funzioni di appoggio, a bordo di una motocicletta. Caso ancora aperto.

Sono tre invece i delitti irrisolti nel 2008 in Provincia di Caserta. Il primo è avvenuto a Orta di Atella il 7 gennaio di quest’anno. Un pregiudicato, Domenico Belardo, 42 anni, di Orta d'Atella, è stato ucciso nella sera in un agguato nella propria azienda di lavorazione della pietra. Secondo una prima ricostruzione, più sicari hanno atteso Belardo e gli hanno esploso contro numerosi colpi di mitraglietta, almeno 20, e di pistola 'Magnum 44'. Il pregiudicato è morto sul colpo. I killer sono riusciti a far perdere le proprie tracce. Le indagini per chiarire il movente e tentare di risalire agli esecutori materiali dell'omicidio, sono coordinate dalla DDA di Napoli. Belardo, secondo gli inquirenti, era legato ad uno dei clan che operano tra la zona di Aversa e l'entroterra, capeggiato da Antonio Cennamo, da tempo in carcere, ritenuto legato al clan dei casalesi. Caso irrisolto.

Il secondo fatto di sangue del 2008 ( ancora irrisolto ) è avvenuto il 29 marzo. Ammazzato in pieno giorno, un gesto di sfida o semplicemente era il momento più opportuno per agire. A cadere sotto il micidiale colpo è stato Antonio Sarappa, nato a Napoli il 18 marzo del 1978 e residente in via Santa Maria a Cubito, al civico 207. La ricostruzione: L’uomo si trovava nei pressi della nuova stazione dei carabinieri di Pinetamare Castelvolturno, in via degli Oleandri. L’uomo viaggiava a bordo di una Alfa Romeo 156, si trovava al lato passeggero, quando la vettura è stata avvicinata da una delle due motociclette con a bordo una coppia di malviventi. Essi si sono portati sul lato passeggeri ed hanno sferrato un colpo secco al Sarappa, uccidendolo sul colpo. Il conducente del veicolo è scappato andandosi a rifugiare presso la caserma dei carabinieri di Pinetamare, la struttura presso cui è appoggiata provvisoriamente la caserma in attesa che la vecchia venga ristrutturata, L’omicidio a sangue freddo ed evidentemente premeditato è avvenuto ieri mattina, alle 11.40 circa. Arrivato al portone della caserma, il conducente della macchina ha attirato l’attenzione degli agenti presenti in caserma che quando sono usciti, di corsa fuori, hanno trovato il corpo della vittima riverso sul sedile. I killer si sono dileguati furtivamente senza lasciare traccia di sé. L’uomo era conosciuto dalle forze dell’ordine per spaccio di droga e per essere affiliato al clan camorristico De Rosa di Qualiano, il cui capoclan è stato arrestato alcuni giorni fa a Castel di Cisterna. Il caso è ancora aperto.

Il più inquietante delitto – ancora misterioso ed irrisolto del 2008 – è certamente quello avvenuto il 2 maggio u.s. con l’uccisione del padre dell’ultimo pentito di camorra. Umberto Bidognetti, 69 anni, incensurato, padre del boss pentito dei Casalesi Domenico Bidognetti, è stato freddato da almeno tre sicari, intorno alle 6 del mattino, a Cancello Arnone, nel casertano. I killer, armati di due pistole calibro 9, hanno aspettato che la vittima entrasse nella masseria che gestiva, ma che era intestata alla nuora, e gli hanno sparato addosso una quindicina di colpi. Della spietata esecuzione non ci sarebbe alcun testimone. I due lavoranti nella masseria hanno raccontato di aver sentito gli spari ma quando sono arrivati sul luogo era ormai troppo tardi e i sicari erano già fuggiti. La sua unica colpa dunque era quella di essere il padre del pentito Domenico - di cui fra l'altro non aveva condiviso la scelta di diventare collaboratore di giustizia - e di aver rifiutato il sistema di protezione. Caso ancora aperto. (10 agosto 2008)

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