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sabato 28 gennaio 2012

IL PROF. CIRO CENTORE CONTRO GLI AUMENTI INDISCRIMINATI DEI DIRITTI DELLE CAUSE: UNA GIUSTIZIA PER RICCHI




Gli avvocati hanno “comprato” una pagina intera per denunciare il “coma” della Giustizia.
Difatti su di uno noto quotidiano, ieri, una intera pagina è stata dedicata ai “diritti da difendere”, naturalmente ai diritti del “cittadino”. Il Prof. Avv. Ciro Centore, noto avvocato, è intervenuto con lo scritto che ospitiamo, a commento ulteriore di questa fase “critica della Giustizia”, nell’ambito della crisi generale che attraversa il nostro Paese. Ecco qui di seguito le sue dichiarazioni.
“Ho piacere di dire la mia anche su questo argomento”.
I colleghi del Distretto della Corte di Appello di Napoli opportunamente, hanno evidenziato il decalogo dei diritti che spettano al cittadino.
E lo hanno fatto elencandoli e sottolineando che si ha diritto a salvaguardare le conquiste sociali nel lavoro, nella salute, nell’istruzione, si ha diritto ad essere difesi da avvocati “indipendenti” e non coinvolti in poteri economici e finanziari, il diritto da una vita conclamato, ad una Giustizia “seria e rapida”, ad avere trasparenza in ogni rapporto, e ad avere particolarmente una Giustizia “di prossimità”, ossia “vicina” alle esigenze di ciascuno e non ad una Giustizia “lontana” dai luoghi di vita e di lavoro”.
Tutto ciò è sacrosantemente  vero. E, da una vita, il sottoscritto lo “reclama” e conclama.
Purtroppo, come una voce nel deserto. “La classe dirigente, politica o burocratica” se ne è sempre fregata. Ha bisogno di un “frazionamento” e di una “ parcellizzazione” delle competenze giudiziarie e delle sedi e degli apparati giudiziari.
E difatti. Da anni ho reclamato e sollecitato l’insediamento, anche su Caserta, di una Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale, così come questa sede è stata, da decenni, collocata per le popolazioni e il territorio di Salerno ed Avellino.
Caserta, Città “Cenerentola”, anche in questo, non ha mai avuto una voce alta e qualificata proprio per la squalificazione della nostra classe politica e in sede romana, dove si decidono i destini, non si è avuto mai rappresentante di rilievo e di autorevolezza tale da consentire l’impianto di una sede che potesse , con il suo apparato di Magistrati e di collaboratori, dar luogo ad una Giustizia “in casa”. Non è questione, a nostro avviso, di un puro “campanilismo”. Non vogliamo dar luogo ad un rintocco di campane, siglato Caserta. No. La Giustizia che si insedia sul territorio è una Giustizia che ascolta il territorio e ne percepisce, nelle profonde pieghe, gli umori e passioni, elementi questi che aiutano poi, non molto, chi giudica, nell’esatto e corretto giudizio.
La distanza territoriale, per il vero, non fa registrare queste realtà, sicchè il Magistrato, si limita, stando lontano dal territorio e “venendo” sul territorio, del tutto occasionalmente, ma non continuativamente, a registrare soltanto conflittualità formali e fredde, tali da non essere esattamente comprese.
E questa vale particolarmente per una Giustizia amministrativa che viene esaminata con riferimento alle carte e ad un processo “cartaceo” ma non correlato ad un processo che è fatto di passioni, esternate attraverso meccanismi testimoniali e comunque correlati alla territorialità. Non solo. Lo stesso discorso vale, tanto per esemplificare per le sedi di Corte di Appello. Salerno ce l’ha, è sua, ed è propria, rispetto a quella napoletana che “sovrintende”, quale Giudice di II grado, all’esame degli appello provenienti da ben tre province ( Napoli / Caserta / Benevento ). Di qui, ripeto, la correttezza della “invocazione / rabbia” espressa dagli avvocati del distretto della Corte di Appello di Napoli, con il richiamo ad una Giustizia di “prossimità”.
Io direi, infine, qualcosa di più.
Perché non avere anche, sia pure a livello regionale, un Giudice amministrativo di II grado, quale può essere una “ Sezione del Consiglio di Stato” e perché non avere anche, sempre a livello regionale, anche una Sezione della Cassazione. Come minimo si eviterebbe il disagio e il dispendio, di soldi e tempo, di dover correre a Roma, per avere Giustizia, anche per le minime cose. Può apparire, il mio, un discorso “leghista”. Qualificatelo anche tale ma abbiate poi  l’onestà di dirmi se è giusto continuare con questo “andazzo” che penalizza sommamente anche dal punto di vista economico e che non comporta assolutamente alcun “danno o pregiudizio” sulla correttezza ed uniformità di pronunzia. Ormai, con la telematica che abbiano, secondo per secondo, il pensiero verdetto di Roma si conosce anche a distanza di centinaia di chilometri e consente, così, non solo l’aggiornamento del nostro sapere giuridico, da parte di avvocati e Giudici, ma anche la cosiddetta esigenza di “uniformità” interpretativa del diritto.Dire che Roma serviva a tanto è un dire superato dai tempi. Il “dire” romano lo si può avere anche su Piazza Plebiscito, con una semplice e-mail e con un semplice computer. E’ora di cambiare.
                                                 Prof.Avv. Ciro Centore

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