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lunedì 15 settembre 2014


Accadde a Mondragone nel 1962: Fu un delitto d’onore
ASSASSINATO CON 4 COLPI DI PISTOLA IL PROF. NICOLA STEFANELLI -

A far fuoco  fu l’agricoltore Emilio Rota,  per vendicare l’onore della  figlia sedotta e abbandonata – Fu condannato a 13 anni di reclusione. Fu difeso dall’ avvocato Francesco Saverio Siniscalchi. Stefanelli leader di un partito politico era consigliere provinciale e consigliere comunale. Dopo 9  anni di fidanzamento decise di sposare un’altra donna.  Nel maggio 2012  vi è stata  la celebrazione in occasione del  50° anniversario della scomparsa.




     Mondragone – Anche la città di  Mondragone – ha rappresentato per un  certo tempo  - una zona traboccante  di delitti che hanno sconvolto l’opinione pubblica. In molti ricorderanno quello, assai singolare, della Circe – la quale, mediante prestazioni sessuali  “sui generis”, istigò i fidanzati delle figlie ad uccidere il marito. Fu condannata  a 26 anni di carcere. Non ci sono precedenti con  pagamenti così singolari,  per far commettere un delitto ( esclusi quelli che in camorra si pagano con dosi di cocaina); ma una verosimiglianza, la si può cogliere confrontandola con il tentativo di omicidio che organizzò un sindaco di Sessa Aurunca degli anni Settanta, quale mandante del delitto,  sottoscrivendo cambiali ai killer, per far uccidere a Fiuggi, il responsabile del Comitato Provinciale di Caserta della Democrazia Cristiana, suo compaesano ed ex sindaco. I due cacciatori casalesi, assoldati come killer e pagati con cambiali, però, poco convinti che le stesse sarebbero state onorate, andarono direttamente dai carabinieri a denunciare il fatto.
     Come pure in molti ricorderanno la squallida storia di quel padre – il fatto accadde il  16 luglio 1956 – che violentò la figlia tredicenne,  Maria Pellegrino,  il cui corpo fu trovato sotto un filare di viti, in località Bonaggia di Mondragone.  Cinismo, aberrazione e crudeltà. Fu sospettato un pazzo evaso dal manicomio di Aversa  che stava per essere linciato dalla folla.  Il “mostro”, invece, si appurò, era il padre. 
     Ma non possiamo sottacere che, purtroppo,  Mondragone è stata anche la città teatro delle gesta del clan La Torre ( a cui si deve l’assassinio del vice sindaco e la gambizzazione  di un  sindaco deputato della Dc) e non è escluso che possa avere delle responsabilità anche per il “rogo” dell’auto dell’avvocato (noto penalista) Enzo Avino, trovato bruciato all’interno dell’autovettura. Ve ne sono altri di “barbari” omicidi, ma per ora ci  fermiamo qui.

L’OMICIDIO
    Oggi ci occupiamo dell’omicidio del Preside del  Ginnasio, Assessore alla Pubblica Istruzione nella Amministrazione provinciale di Caserta, prof. Nicola Stefanelli,  che fu assassinato nel comune di Mondragone, dal padre di una donna che -  secondo le prime informazioni - avrebbe sedotta, rifiutandosi poi di sposarla.
    Il prof. Stefanelli -  che aveva 41  anni- era Preside del Ginnasio di Carinola. L’omicida era l’agricoltore Emilio Rota, che – all’epoca dei fatti – aveva  74  anni e possedeva  una fattoria nella zona. Il Rota fece  fuoco contro il preside sparandogli numerosi colpi di pistola dall’interno della macchina all’indomani di un ultimo colloquio in cui il preside si sarebbe rifiutato di “riparare”.
    Trasportato immediatamente alla clinica “Pineta Grande” di Castelvolturno, il preside veniva operato ma, nonostante l’intervento chirurgico, egli moriva. L’impressione nelle province di Napoli e di Caserta, ove lo Stefanelli era molto noto, fu vivissima. Le indagini, data la gravità e la delicatezza del caso, furono  immediatamente iniziate dai carabinieri del Nucleo di Polizia giudiziaria della Corte d’Appello di Napoli. Il comandante del Nucleo, ten. col. Francesco Elia, si  recò subito a Mondragone,  – nel frattempo – l’omicida  dopo il suo delitto, si era  già costituito ai carabinieri del luogo.
     Al tenente dei carabinieri  Nicola Ricciardi,  il Rota  dichiarò  che il preside prof. Nicola Stefanelli, si era  rifiutato di sposare,  dopo un lungo fidanzamento,  la figlia Luigina,  e durante il fidanzamento egli aveva abusato della figlia (che aveva 35 anni), e nonostante le promesse si era poi rifiutato di sposarla. Fu anche interrogato l’autista che si trovava al volante della  auto “Innocenti”, su cui viaggiava il professore,  allorché  finì sotto i proiettili. L’autista dichiarò che, essendo rimasto il motore bloccato da una pallottola, aveva trasportato a braccia il preside vicino ad un albero, caricandolo poi su un’altra macchina di passaggio. Il prof. Stefanelli era anche consigliere comunale di Mondragone ed apparteneva al partito socialdemocratico.  
      Nel prosieguo delle indagini si appurò che lo Stefanelli doveva sposare dopo qualche settimana la nuova fidanzata  e fu ucciso mentre si stava recando dal parroco del paese. L’assassino  lo freddò con quattro colpi di pistola e confessò di avere commesso il crimine per difendere l’onore della figlia che era stata  sedotta e abbandonata.


LE INDAGINI E I RISVOLTI
Continuavano,   intanto,  le indagini da parte dei carabinieri per accertare i  precisi motivi che spinsero  il mediatore ad uccidere. La perizia necroscopica, effettuata dal dott. Giuseppe Palmieri,  dell’Istituto di medicina legale di Napoli,  accertò che i colpi che avevano  raggiunto il prof. Stefanelli erano  stati quattro: uno di essi aveva attraversato il basso ventre, un altro il fegato, un terzo l’addome e il quarto - quello mortale -  aveva  forato l’aorta provocando emorragia interna.
  I carabinieri  procedettero, inoltre, anche all’interrogatorio di un figlio  del Rota, Antonio, e di altri familiari. Nulla  emerse sulla premeditazione del delitto.  Risultava  che il Rota,  nella stessa mattinata, verso le 8,30, mentre sorbiva un caffè in un bar intravvide il prof. Stefanelli che si recava in Municipio a prelevare i documenti necessari al suo matrimonio con la signorina Maria Gallo, di Falciano di Carinola.
     Uscito dal Comune, lo Stefanelli si recava dal parroco don Pasquale Broccoli,  per congegnargli le carta per le pubblicazioni. Il Rota lo seguì  e, accertata ormai l’imminenza delle nozze del prof. Stefanelli, mise  in atto il piano delittuoso. Ore dopo, infatti, egli si appostava a qualche centinaio di metri fuori dell’abitato, in località “Crocelle”, sulla strada che doveva esser percorsa dal prof. Stefanelli e scortolo nella sua macchina, fermo a conversare con due cantonieri, gli sparava quattro colpi di pistola con una “Beretta” calibro 7,65.
      Agli inquirenti  era giunta la notizia che una donna – restata nell’anonimato – aveva minuziosamente informato il Rota di tutti i passi che lo Stefanelli stava compiendo per convolare alla nozze con un’altra donna e addirittura gli orari per andare a prelevare i documenti  in Comune per  poi portarli  al prete. La solita “capera” di paese? O un’altra amante tradita? Mistero!

IL PROCESSO

E venne il giorno del processo innanzi la Corte di Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in quella occasione i giornali riservarono all’avvenimento titoli a scatola: “UN VECCHIO DI 73 ANNI PROCESSATO PER OMICIDIO PREMEDITATO” e ancora: “UCCISE L’EX FIDANZATO DELLA FIGLIA CHE STAVA PER SPOSARE UN'ALTRA DONNA”.
 Omicidio volontario premeditato: sotto questa voce fu rubricato il delitto di Emilio Rota, che comparve – manette ai polsi -  dinanzi ai giudici,  per aver ucciso il fidanzato della figlia, sospettando che questi fosse in procinto di sposare un’altra donna. L’assassinio, fu definito all’inizio delle indagini un “delitto d’onore”; ma il magistrato che condusse  l’istruttoria non lo ritenne  tale e rinviò  a giudizio il Rota, come abbiamo detto, per omicidio volontario, con la terribile aggravante della premeditazione accusa che prevedeva l’ergastolo.
Il grave fatto di sangue costituì l’epilogo tragico di una situazione delicatissima della quale erano stati protagonisti il prof. Nicola Stefanelli, consigliere provinciale del P.S.D.I. ed assessore alla pubblica istruzione, e Luigia Rota, di 32 anni, fidanzata del professionista.
    Il  prof. Stefanelli, che fu anche preside delle scuole, era una personalità notissima in campo provinciale e uno degli uomini di maggiore spicco del suo partito, nelle file del quale era stato eletto consigliere provinciale. Uomo di vastissima cultura, soprattutto nel campo delle lettere e della filosofia, la vittima era benvoluta da tutta la popolazione di Mondragone per la quale egli si prodigava in ogni circostanza.
     Era da nove anni, però,  fidanzato con Luigia Rota e in varie occasioni aveva dato assicurazioni al genitori della giovane circa le sue buone intenzioni di concludere il fidanzamento con il matrimonio. Emilio Rota, il padre di Luigia, aveva preteso certe assicurazioni soprattutto dopo essere venuto a conoscenza dell’esistenza di rapporti stretti fra i due ed anche in quell’occasione lo Stefanelli confermò il suo proposito di mantenere fede alla parola data. Ma negli anni seguenti l’affetto fra i due fidanzati si andò gradatamente raffreddando, le visite del professore in casa di Luigia si fecero sempre più rade, in breve i progetti matrimoniali sembrarono andare a rotoli e svanirono del tutto.  
  Quando Emilio Rota ebbe la certezza che il prof. Stefanelli non sarebbe tornato con Luigia, non esitò a compiere un delitto che provocò profonda impressione fra gli abitanti di Mondragone e di tutti i paesi circostanti, data la notorietà della vittima.  Il Rota iniziò a seguire lo Stefanelli per cercare  il momento opportuno per ucciderlo. Quel giorno la vittima  si avviò lungo la strada provinciale per recarsi all’Istituto di Grazzanise dove era preside. Giunto in località “Crocelle”,  si fermò, come era solito fare, a parlare con due cantonieri di sua conoscenza: Pasquale Palladino e Francesco Palmieri, che assistettero impotenti al delitto. Emilio Rota che conosceva bene le sue abitudini, si era appostato nei pressi e, appena scorse la macchina dello Stefanelli che era fermo a parlare con i due cantonieri, sbucò improvvisamente da una macchia e, avvicinandosi allo sportello, sparò a bruciapelo quattro colpi di pistola all’addome del professionista che si abbatté riverso sul volante dell’auto. Subito dopo l’omicida si dette alla fuga per i campi, ma dopo qualche ora si costituì ai carabinieri.  

LA DIFESA: “E’  DELITTO D’ONORE”
Rinviato a giudizio e processato, con la concessione  delle attenuanti del “motivo d’onore”, il Rota fu condannato soltanto a 13 anni di reclusione. Risultò che effettivamente il contadino aveva compiuto il delitto per vendicare l’onore della figlia, Gina, che - dopo aver vissuto per anni col preside - era stata da costui abbandonata per un’altra donna, Maria Cristina Gallo, insegnante di educazione fisica di un paese vicino, bruna e molto attraente. La mattina del crimine il prof. Stefanelli si dirigeva alla parrocchia di Mondragone per stabilire, col parroco don Broccoli, la data del matrimonio con la giovane. Emilio Rota, approfittando che il seduttore della figlia si era fermato a parlare, dall’interno della propria auto con alcuni cantonieri, si lanciò verso di lui e, da distanza ravvicinata, attraverso il finestrino dell’auto “Austin A40”, gli sparò quattro  colpi, tre dei quali raggiunsero il bersaglio.
      In apertura di udienza, prese la parola il difensore dell’imputato, avvocato Francesco Saverio Siniscalchi. Egli dopo aver  tracciato un profilo morale dell’imputato, facendo rilevare ai  giurati il grande affetto che lo legava alla figlia Gina, l’unica persona di famiglia che gli  era rimasta vicina, dopo aver perso la moglie;  anche perché gli altri figli erano lontano,  vedeva in Gina il suo unico scopo di vita. Il delitto fu quindi la reazione proporzionata e comprensibile di un uomo colpito nel più sacro de gli affetti.
     L’avv. Siniscalchi negò poi  l’aggravante della premeditazione, ricordando come la mattina del delitto lo Stefanelli avesse già sorpassato con la propria auto il Rota -  che  camminava a piedi per la strada principale di Mondragone -  quando si fermò, diverse decine di metri più avanti, a parlare coi cantonieri. La sosta durò da quattro a cinque minuti, tempo che permise al contadino di raggiungerlo e di sparargli.  “Tutto ciò non può costituire premeditazione”! Il difensore concluse  chiedendo per il suo assistito le attenuanti per i motivi d’onore e la non premeditazione. La Corte, - accogliendo in toto le doglianze della difesa -  dopo  5 ore di camera di consiglio,  condannò il vecchio “padre-vendicatore” a 13 anni di carcere.


I FUNERALI
  I funerali del professore si  svolsero in pompa magna a Mondragone, col concorso di una larga schiera di amici, dei rappresentanti dell’intero Consiglio provinciale di Caserta, presenti il capo della segreteria particolare del ministro  On. Luigi Preti, il segretario della federazione provinciale socialdemocratica, il provveditore agli Studi di Caserta, i sindaci di Mondragone, Casal di Principe, Grazzanise e di altri comuni vicini, il corpo insegnante delle scuole medie di Grazzanise e di Carinola; i componenti del Consiglio comunale di Mondragone. II presidente del Consiglio provinciale di Caserta diete  l’estremo saluto alla salma e dopo il rito funebre nella chiesa parrocchiale di S. Angelo, dove il prof. Stefanelli avrebbe dovuto sposarsi,    seguì poi la tumulazione nel cimitero di Mondragone.
L'Avvocato Giuseppe Garofalo sostenne la parte civile 


MAGGIO 2012: CELEBRAZIONE DEL 50° ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DEL PROF. NICOLA STEFANELLI
Sabato 5 maggio 2012 la città di Mondragone  ha ricordato il prof. Nicola Stefanelli, nel 50° anniversario dalla scomparsa, avvenuta il 5 maggio del 1962. Nato a Mondragone nel 1921, Nicola Stefanelli, dottore il Lettere, è stato preside della Scuola Media di Carinola e Grazzanise, umanista nell’opera “Umanesimo di Cicerone”, traduttore dal greco di testi omerici, poeta nell’antologia “I dieci poeti”. Nel 1956 la sua opera “Salici e quattro vite” vinse il Premio Nazionale di Narrativa. Pubblicista presso “Il Mattino”, “il Tempo” e “il Giornale”, ha profuso il suo impegno, oltre che in ambito letterario, anche in campo politico e sociale. Eletto nel consiglio provinciale di Caserta nel 1952, sarà confermato anche nelle legislature successive, assumendo l’incarico di Assessore Provinciale dal ’54 al ’56 e dal ’58 al ’62. Sono innumerevoli le altre attività sociali svolte da Nicola Stefanelli. Solo per citarne alcune: Giudice Conciliatore, Componente del Consiglio di Storia Patria di Caserta, Presidente del Comitato Provinciale della Caccia, Ispettore onorario per i monumenti e scavi nel mandamento di Mondragone, Rappresentante delle Province italiane all’estero al Congresso Internazionale delle province europee di Vienna nel 1962. È stato inoltre insignito di una Croce al merito per aver partecipato in prima linea ai fatti d’arme, dove fu fatto prigioniero. Nel 1984 la Provincia di Caserta ha istituito un Premio Letterario Nazionale per la narrativa intitolato alla sua memoria. A Nicola Stefanelli è inoltre dedicato l’Istituto Tecnico Commerciale Turistico di Mondragone. Per ricordarlo, sabato 5 maggio, alle 17:30, è stata  inaugurata una stele marmorea in piazzale Nicola Stefanelli. E’ seguita poi una Messa officiata da Mons. Riccardo Luberto nella Basilica Minore di Maria SS. Incaldana.  Presso il Teatro Ariston, si è tenuto  un convegno culturale “Incontro con Nicola Stefanelli”: moderatori:   Dott.ssa Marilisa Palmieri, sono intervenuti  il Dott. Michele Capomacchia (commissario straordinario di Mondragone), e i professori Fernando Tommasino, Angelo Ambrisi e Raffaele Fiore; ha partecipato  all’evento anche il Presidente della Provincia di Caserta On. Domenico Zinzi.


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