martedì 4 dicembre 2012



SALLUSTI. LA MINISTRA SEVERINO RICEVUTA AL QUIRINALE. NAPOLITANO VALUTA IL CASO: TRA LE IPOTESI ANCHE LA GRAZIA. IL CAV. SOLIDALE. DIRETTORE ANNUNCIA: “TORNO A SCRIVERE”. LA GRAZIA PUO’ ESSERE CONCESSA ANCHE D’UFFICIO E CIOÈ IN ASSENZA DI DOMANDA E PROPOSTA. SIDDI: “LA POLITICA È COLPEVOLE, NON HA CAMBIATO LA LEGGE. ADESSO È POSSIBILE LA GRAZIA. LE NORME APPLICATE IN MANIERA SPOPORZIONATA”. CDR del GIORNALE: “NOI SENZA DIRETTORE E PAESE SENZA GIUSTIZIA”. AMAREZZA PER L’AVARA SOLIDARIETÀ della CATEGORIA CHE DOVREBBE ESSERE PARTE IN CAUSA




di Elisabetta Stefanelli- ANSA

Roma, 2 dicembre 2012. Nella prima giornata di Alessandro Sallusti passata agli arresti domiciliari è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a sottolineare il suo impegno nella ricerca di una possibile schiarita, mentre il ministro della giustizia Paola Severino sale al Colle. «Il presidente Napolitano sta esaminando ogni aspetto della complessa vicenda Sallusti» e «considera tutte le ipotesi del caso, particolarmente complesso, che richiede responsabilità da tutti», fa sapere in serata via Twitter Pasquale Cascella, portavoce del capo dello Stato. Lo fa dopo che si è concluso al Quirinale il colloquio tra lo stesso Napolitano e il Ministro della Giustizia, Paola Severino. Un incontro in cui si sarebbero cercate appunto soluzioni al caso, senza escludere quindi anche quella della concessione della grazia. Secondo la normativa in vigore infatti la domanda di grazia è diretta al presidente della Repubblica e va presentata al ministro della Giustizia. È sottoscritta dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore, oppure da un avvocato. Però nè da Sallusti (il quale su un tweet annuncia che domani riprenderà a scrivere) nè dalla sua compagna Daniela Santanchè che pure potrebbe prendere l'iniziativa, vengono segnali di una possibile richiesta in questo senso al presidente della Repubblica. Del resto il direttore de Il Giornale, aveva nei lunghi giorni di questa tormentata vicenda, ribadito di non avere intenzione alcuna di chiedere la grazia, anzi sottolineando a più riprese il mancato intervento diretto di Napolitano «per difendere la libertà di espressione». L'art. 681 del codice di procedura penale però prevede anche che la grazia possa essere concessa di ufficio e cioè in assenza di domanda e proposta, ma sempre dopo che è stata compiuta l'istruttoria. Intanto oggi è intervenuto nel dibattito Silvio Berlusconi, sottolineando che la vicenda di Sallusti, «non fa che riaffermare l'assoluta necessità ed urgenza» di una riforma della giustizia. «Ora sta al mondo politico - prosegue - trovare al più presto una soluzione adeguata che contemperi l'inalienabile diritto di opinione e di informazione con l'altrettanto inalienabile diritto a non vedere lese la propria privacy e la propria onorabilità. Mi auguro che Alessandro Sallusti possa riprendere al più presto il suo impegno di direttore e che venga così cancellata agli occhi del mondo questa ulteriore pagina di giustizia negata». Una vicenda, quella di Sallusti, che «deve farci vergognare, tutti», per il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. Convinto che «per parte sua la presidenza della Repubblica e il premier hanno evitato di prendersi delle responsabilità riversando tutto sul Parlamento. Si è comunque ancora in tempo per evitare altre brutte figure e per trovare soluzioni che blocchino l'oltranzismo di certi magistrati». Sallusti oggi ha trascorso la sua prima giornata agli arresti domiciliari, una giornata tranquilla secondo quanto riferito dalla questura, anche se la vigilanza all'esterno della casa milanese dove vive con la compagna, Daniela Santanchè, non era certo rigida. Non ci sono uomini di guardia all'esterno, infatti, ma solo una 'vigilanza dinamicà effettuata con dei giri di pattuglia. Sallusti, peraltro, nonostante i suoi obblighi domiciliari ha la possibilità di telefonare e di uscire due ore al giorno, dalle 10 alle 12.(ANSA).  


SALLUSTI: COME FUNZIONA L’ISTITUTO DELLA GRAZIA. LA GRAZIA POSSA ESSERE CONCESSA DI UFFICIO E CIOÈ IN ASSENZA DI DOMANDA E PROPOSTA

Roma, 2 dicembre 2012. È l'articolo 87 della Costituzione a prevedere che il presidente della Repubblica può, con proprio decreto, concedere grazia e commutare le pene. Il procedimento di concessione della grazia è disciplinato dall'art. 681 del codice di procedura penale. La domanda di grazia è diretta al presidente della Repubblica e va presentata al ministro della Giustizia. È sottoscritta dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore, oppure da un avvocato. Se il condannato è detenuto o internato, la domanda può essere però direttamente presentata anche al magistrato di sorveglianza. Sulla domanda o sulla proposta di grazia esprime il proprio parere il procuratore generale presso la Corte di Appello o, se il condannato è detenuto, il magistrato di sorveglianza. A tal fine, essi acquisiscono ogni utile informazione relativa, tra l'altro, alla posizione giuridica del condannato, all'intervenuto perdono delle persone danneggiate dal reato, ai dati conoscitivi forniti dalle Forze di Polizia, alle valutazioni dei responsabili degli Istituti penitenziari. Acquisiti i pareri, il ministro trasmette la domanda o la proposta di grazia, corredata dagli atti dell'istruttoria, al capo dello Stato, accompagnandola con il proprio avviso, favorevole o contrario alla concessione del beneficio. Come stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006, al capo dello Stato compete la decisione finale. La pronuncia è intervenuta a risolvere il conflitto di attribuzione sollevato dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nei confronti del ministro della Giustizia Roberto Castelli in relazione alla titolarità del potere di grazia. La sentenza afferma, nella sostanza, che il Capo dello Stato è titolare non solo formale del potere di grazia. La pronuncia, inoltre, chiarisce che spetta al ministro svolgere l'attività istruttoria e comunicarne gli esiti al Capo dello Stato con le sue proposte. Se il capo dello Stato non condivide le valutazioni contrarie del ministro, «adotta direttamente il decreto concessorio esternando nell'atto le ragioni per le quali ritiene di dovere concedere egualmente la grazia, malgrado il dissenso espresso dal ministro». L'art. 681 del codice di procedura penale prevede anche che la grazia possa essere concessa di ufficio e cioè in assenza di domanda e proposta, ma sempre dopo che è stata compiuta l'istruttoria. Se il Presidente della Repubblica concede la grazia, il pubblico ministero competente ne cura l'esecuzione, ordinando, se è il caso, la liberazione del condannato. Dal suo insediamento - il 15 maggio 2006 - ad oggi il presidente Napolitano ha adottato 19 provvedimenti di clemenza individuale. (ANSA).

DIFFAMAZIONE. CDR del GIORNALE: “NOI SENZA DIRETTORE E PAESE SENZA GIUSTIZIA”. AMAREZZA PER L’AVARA SOLIDARIETÀ della CATEGORIA CHE DOVREBBE ESSERE PARTE IN CAUSA


Roma, 2 dicembre 2012.  «Adesso il Giornale e i suoi lettori sono senza direttore e l'Italia senza giustizia, in compenso i magistrati e i politici che vogliono tappare la bocca ai cronisti e ammazzare ogni tipo di giornalismo d'inchiesta ora possono brindare». Lo scrive il cdr del Giornale. «Dunque, ci sono riusciti - si legge nella nota - Alessandro Sallusti è stato arrestato. Sembrava impossibile che in un Paese occidentale la polizia potesse interrompere una riunione di redazione. Sembrava incredibile che in una moderna democrazia un giornalista venisse privato della sua libertà per il suo lavoro. Sembrava pazzesco che nella patria di Beccaria la pena equa per un caso di diffamazione fosse la galera. Eppure è successo proprio questo». «Resta l'amarezza per l'avara solidarietà - tranne alcuni casi - di una categoria che pure dovrebbe essere parte in causa, senza parlare di qualche commento davvero stonato di chi - solo per ragioni politiche o personali - non riesce a capire che questa è una battaglia di civiltà che dovrebbe essere di tutti. Noi del Giornale siamo vicini ad Alessandro Sallusti e continueremo a difendere il diritto-dovere di informare», conclude il cdr. (Adnkronos)

DIFFAMAZIONE. SIDDI: “LA  POLITICA E’ COLPEVOLE, NON HA CAMBIATO LA LEGGE. ELIMINARE IL CARCERE E CANCELLARE MIGLIAIA DI QUERELE CONTRO I GIORNALISTI MENO NOTI DI SALLUSTI”

Roma, 2 dicembre 2012. «Si è persa un'opportunità. Ma l'appuntamento lo ha mancato soprattutto la politica. Dicendo di voler salvare Sallusti si è ingaggiata in realtà una battaglia durata oltre un mese nel tentativo di inserire norme che avrebbero punito tutti i cronisti italiani. Quando hanno scoperto di averla fatta grossa hanno tentato di evitare il carcere ma solo ai direttori».Fotografa così la vicenda Sallusti, il direttore de Il Giornale da ieri agli arresti domiciliari, il segretario della Fnsi, Franco Siddi, intervistato da Il Messaggero. «Io penso che i colleghi italiani abbiano dimostrato con atti concreti, con la solidarietà e con il loro impegno, la volontà di promuovere una cultura di rispetto per la libertà di stampa», osserva soffermandosi sulla reazione dei giornalisti a quanto accaduto. «Sono molto amareggiato per questa vicenda - dice Siddi - e rimane la sproporzione tra il reato di diffamazione a mezzo stampa e la pena. Non c'è nessuna proporzione tra un articolo di giornale e la privazione della libertà personale. Stante la sentenza che era stata pronunciata, il procuratore di Milano aveva scelto il buon senso chiedendo gli arresti domiciliari. Ma ripeto, la responsabilità maggiore va alla politica. Sarebbe bastato cancellare con un trattino di penna la norma in cui è previsto il carcere. Non si è voluto fare per infliggere ai giornalisti italiani, oltre al carcere, multe insopportabili con un provvedimento che alla fine era diventato ritorsivo. A questo punto è importante ricordare che serve una nuova legge. Non solo per eliminare il carcere, ma anche per cancellare migliaia di querele contro giornalisti che non hanno la stessa notorietà di Sallusti e non dirigono un giornale, ma che svolgono un lavoro delicatissimo per garantire una libera informazione». (Adnkronos)



SALLUSTI. SIDDI (FNSI): “ADESSO È POSSIBILE LA GRAZIA. La LEGGE APPLICATA IN MANIERA SPOPORZIONATA”.

Roma, 3 dicembre 2012.  «Nel caso specifico, per come è nata questa vicenda, i giudici hanno applicato la legge in maniera forse, secondo alcuni, sproporzionata. Adesso è possibile la grazia». Lo ha detto il segretario della Fnsi, Franco Siddi, parlando del caso Sallusti a La telefonata di Belpietro su Canale 5. «Oggi siamo in presenza di una sentenza che la procura ha cercato di rendere esecutiva nella maniera più umana possibile - ha aggiunto -. Se il Parlamento vuole può ancora intervenire sulla legge, ma ho impressione che si riesca a fare solo propaganda». «Il parlamento purtroppo non ha dato una bella prova - ha sostenuto Siddi -. La legge va cambiata, alcuni parlamentari avevano ritenuto di intervenire con urgenza, invece è prevalso nella maggioranza una volontà ritorsiva nei confronti dei giornalisti». «Nessuno può pretendere la libertà di diffamare - ha proseguito il segretario Fnsi -. Svolgere l'attività di giornalisti espone a rischi, può capitare un errore per colpa e bisogna avere il coraggio di rettificarlo. La modifica deve essere questa: dare forza all'istituto della rettifica, che deve essere documentata. È la prima forma di riparazione, se un giornalista vuol diffamare a prescindere dovrà pagare sanzioni pecuniarie proporzionate al fatto. Purtroppo questo non entrava nella propaganda e quindi non si è fatto». (ANSA).

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SALLUSTI: due agenti di

Polizia gli hanno notificato

in redazione il provvedimento

degli arresti domiciliari.

“UNA FOLLIA”.  Evade e  va

a processo per direttissima:

CONVALIDATO L’ARRESTO,

TORNA AI DOMICILIARI.

“GESTO SIMBOLICO”.  Potrà

uscire due ore al giorno. Il

6 dicembre di nuovo in aula.

Interventi di Iacopino e Siddi.


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