martedì 25 aprile 2017




DELITTI IN BIANCO
&
NERO A CASERTA

Processi, enigmi, retroscena, orrori e verità. Un viaggio in “Terra di Lavoro” attraverso la morte la passione, la vendetta e l’odio.







DELITTI IN BIANCO & NERO

Il nuovo libro di  Ferdinando Terlizzi


La verità è sempre più incredibile della finzione




Sono un archeologo della cronaca. Sono alla ricerca continua di storie del passato capaci di illuminare il presente. Racconto storie vere. Storie nere. O come dicono in america  sono uno “storyteller”, un narratore. Non sono uno scrittore ma racconto vicende che apprendo dai fascicoli processuali, vicende tristi; la nera che diventa giudiziaria al vaglio della magistratura.  Ho iniziato a fare il cronista di nera e giudiziaria nel 1965, era allora un mestiere duro – come ha scritto qualcuno -  senza orari e non privo di qualche rischio. Un lavoro fatto d’infiltrazioni nella malavita, di amicizie giuste tra le file di poliziotti e magistrati, in un periodo nel quale questi ultimi, schivi e riservati, non facevano ancora la fila per essere inquadrati dalle telecamere, per scrivere  libri che riportavano le gesta degli arrestati  o per ottenere un seggio in Parlamento. Il racconto di fatti e vicende processuali occupa un grande spazio nella cronaca e nella storia italiana. Narrare la giustizia. Difficile a tratti, quanto farlo. Soprattutto in un Paese come l’Italia, terra di processi infiniti, imbarazzanti impunità e difficoltà per un semplice cittadino a comprendere – il mistero del processo – come scriveva  Salvatore Satta. 

Querele, processi, condanne, carcere, assoluzioni, attentati, minacce, pestaggi, sparatorie  mi hanno accompagnato durante  il mio lungo percorso di cronista. Tempi duri. Ho esordito con il processo per la rivolta del calcio di Caserta. Ricordo il titolo a tutta pagina del mio primo articolo su  Napoli Notte “200 anni di reclusione per i rivoltosi del calcio”. Venivo da quel laboratorio “politico-amministrativo-giornalistico” che era la redazione de “Il Roma”, diretta da Federico Scialla che però privilegiava la giudiziaria e la cronaca nera. Secondo una definizione da manuale – ha scritto Fabio Dalmasso -  la cronaca nera è quella sezione del giornalismo che si occupa di assassini, furti e scandali, tutti quegli episodi, cioè, che normalmente definiamo crimini. Nel linguaggio quotidiano e in quello giornalistico si è invece soliti definire chi viola la legge un criminale, coinvolgendo implicazioni critiche, reazioni emotive, di disapprovazione, componenti affettive, veri e propri giudizi di valore: da una definizione giuridica si passa, quindi, a un forte giudizio di sanzionamento e riprovazione, carico di valore simbolico. Un valore che, dalla società, si ripercuote inevitabilmente sul giornalismo e che nel tempo ha trasformato la cronaca nera da mero resoconto di un fatto a vero e proprio genere a sé stante, che sempre più spesso scavalca i limiti del giornalismo e dell’informazione e varca quelli del genere letterario giallo tout court. Un cambiamento che il criminologo Luca Steffenoni ha ripercorso e analizzato nel libro “Nera – Come la cronaca cambia i delitti”. Attraverso un excursus storico ricco di dettagli e ben documentato, Steffenoni racconta, con uno stile diretto e accattivante, le tappe che hanno segnato un mutamento non solo giornalistico, ma soprattutto sociale: i limiti del buon gusto, dell’etica e spesso del mero buon senso sono stati spesso oltrepassati spostando sempre più avanti il margine di notiziabilità di un fatto e il modo di raccontarlo.  L’indiscutibile legame tra costume sociale e cronaca nera ha fatto sì che ogni nuovo omicidio, ogni nuovo articolo su un fatto di sangue spostasse un pò più avanti il comune senso del pudore, o meglio, del dolore che, secondo l’autore, “forse, oggigiorno, è arrivato al capolinea”.  Ma ne siamo sicuri? O non è forse in atto una corsa a chi fa vedere e racconta di più? Sempre più particolari, sempre più “retroscena” e curiosità macabre, sempre più sulla notizia raccontata in modo morboso e voyeuristico. C’è da domandarsi fino a che punto possa spingersi questa sfrenata gara: fino a quando avremo l’omicidio in diretta, magari annunciato con un tam tam pubblicitario?  Oggi siamo (purtroppo) abituati a conoscere ogni più intimo particolare sia della vittima che dell’assassino o del presunto tale; conosciamo abitudini sessuali che nella maggior parte dei casi non hanno alcuna attinenza con l’omicidio, ma che fanno aumentare le vendite. Il mito delle tre esse, “sangue, sesso e soldi”, rimane uno dei capisaldi della nera e non è raro assistere ad una vera e propria trasformazione di banali omicidi in intrighi in cui i tre elementi sono i protagonisti. Abili operazioni di marketing mass mediatico.  L’industria della cronaca nera ha capito come far vendere copie ai giornali e, senza remore, non si lascia sfuggire un caso: tutti gli omicidi, anche i più banali, diventano così dei gialli in cui il lettore veste i panni dell’investigatore e l’opinione pubblica si divide tra innocentisti e colpevolisti. Il presunto colpevole viene chiamato per nome o con soprannomi (il biondino della spider rossa, i compagni di merende etc…) e luoghi sconosciuti ai più si trasformano in sinonimo di morte: via Poma, Cogne, Novi Ligure, Erba, Garlasco, Avetrana… Lentamente il lavoro del giornalista di nera si è completamente trasformato: se prima era lui a cercare la notizia, ora è la notizia, o meglio, i protagonisti della notizia ad andare da lui e ad imporsi. Gli inquirenti sono volti sempre più famigliari e la loro voglia di apparire in televisione viene appagata da un giornalismo che non disdegna l’ospitata di grido. Il passaggio da informazione a infotainment è ormai avvenuto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: esasperazione della notizia, uso di un linguaggio evocativo e sempre meno obiettivo, ricerca spasmodica di qualche retroscena, meglio se piccante, e uso sfrontato delle immagini, con messa in onda dei video fatti durante i sopralluoghi. Una cronaca nera, dunque, che da servizio di informazione si è trasformata in servizio di intrattenimento macabro, dimenticando che il suo unico scopo dovrebbe essere quello di informare. Racconto storie vere dunque.  Mi piace chiudere questa breve introduzione con una bellissima frase che ha scritto Val  Mecdermid nel suo “Anatomia del crimine” (storie e segreti delle scienze forensi). ”Le storie che gli esperti forensi ci possono raccontare sono tra le più affascinanti che vi capiterà di leggere. E sono anche l’ennesima conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che la verità è sempre più incredibile della finzione”. 



 DELITTI IN BIANCO & NERO A CASERTA

Processi, enigmi, retroscena, orrori e verità. Un viaggio in “Terra di Lavoro” attraverso la morte la passione, la vendetta e l’odio.

Il libro del giornalista Ferdinando Terlizzi è il compendio di circa 70 racconti di altrettanti delitti con i relativi processi quasi tutti accaduti in provincia di Caserta ad eccezione di alcuni che hanno coinvolto casertani fuori della nostra provincia.  Episodi  raccapriccianti,  con moventi incredibili e quasi irreali come l’assassinio  di Enrico  Gallozzi e il suo fattore. Ve ne sono alcuni  addirittura  mostruosi.  Vale per tutti quello della fanciulla che uccise la nonna su istigazione del padre e che una volta condannata si suicidò lanciandosi dalle trombe del carcere di Pozzuoli.  Oppure il parricidio di un operaio che uccise un “padre-padrone” con sette martellate e i cittadini di Marcianise fecero una colletta per la sua difesa. Sarà curioso e intrigante leggere la storia di quella ragazza che accusando ingiustamente il padre di incesto – per nascondere la sua condizione di essere stata sedotta dal fidanzato -  decise di ucciderlo con il veleno che invece uccise la nonna. Può paragonarsi invece, ad una novella di Boccaccio,  il fratricidio di un sacerdote il quale - dopo aver sedotto due sorelle -  (di cui una minorenne) obbligò un fratello a sposarla.  E ancora quello di un uomo che la sera dell’ultimo dell’anno fece entrare la sua amante in casa e mentre questa teneva per i piedi la moglie (incinta per un quarto figlio)  lui la strangolò mentre i tre figli dormivano nel letto accanto. Unico testimone il presepe allestito nella povera stanza.  Particolare  anche la vicenda di un contadino dell’agro aversano  il quale avvelenò la moglie, il suo figlioletto di pochi anni e uccise il fidanzato della cognata,  più giovane della moglie, perché voleva sposarsela. Drammatica è anche la vicenda di quel marinaio di Marzano Appio che fracassò il cranio al comandante della nave, era uno della nobile famiglia  Doria di Genova,  per rubare dalla cassaforte 5 milioni. Fu condannato all’ergastolo. Triste e dolorosa la tremenda vendetta di una maestrina di Sant’ Andrea del Pizzone che per uccidere il suo seduttore (che era già sposato, era di Capua ed aveva un figlio piccolo)  sparò  il giorno della festa paesana tra la folla e uccise anche altri due innocenti e ne ferì altri. Poi  alcuni racconti sono dedicati ai cosiddetti “mass-murderer”, ai serial killer: Carlo Panfilla, che uccise sette persone perché l’avevano “guardato storto”; all’agente di custodia Domenico Cavasso, che fece una strage all’Ipoteca per la sua eredità, uccidendo 4 familiari e tre impiegati e l’eccidio di Salvatore Capoluongo, che uccise 5 persone compreso il fratello per una donna contesa. E per finire, quello più spregevole e ributtante: Il pizzaiolo  di Castelvolturno  che della madre dei suoi figli ne fece una pizza  e fu condannato soltanto a 25 anni. E tanti altri delitti di “prossimità” con i moventi più singolari e paradossali.
  



Ogni delitto, benchè privato, offende la società.

Cesare Beccaria


Scrivere un libro è un po’ come correre una maratona, la motivazione in sostanza è della stessa natura: uno stimolo interiore silenzioso e preciso, che non cerca conferma in un giudizio esterno.

Haruki Murakami


Non sarei mai diventato uno scrittore di thriller se prima non avessi fatto il giornalista di nera. Non avrei  mai potuto creare il mio detective Harry Bosch se prima non avessi lavorato a stretto contatto con dei poliziotti. Non sarei mai riuscito a immaginare gli assassini che popolano i miei libri se prima non avessi parlato a dei veri killer.  La morte è il mio mestiere, ci guadagno da vivere, ci costruisco la mia reputazione professionale. Io tratto la morte con la passione e la precisione di un becchino: serio e comprensivo quando sono in compagnia dei familiari in lacrime, ma da freddo osservatore quando sono solo. Ho sempre pensato che il segreto nel trattare con la morte consistesse nel tenerla a debita distanza.  Questa è la regola: mai permetterle di avvinarsi sino a sentirne il fiato sul collo.

                                                    Michael Connelly, Cronaca Nera

Dicevi che è da stupidi compiere un delitto, perché non è possibile muovere gli uomini come figure su una scacchiera. Io allora per contraddirti, ma senza vera convinzione, sostenni che proprio il garbuglio dei rapporti umani ti permette di compiere delitti che non si possono scoprire. E’ questo il motivo per cui i crimini, nella loro stragrande maggioranza, non solo rimangono impuniti ma non destano nemmeno sospetto, quasi avvenissero in gran segreto.

                                             Friedrich Dùrrenmatt, Il giudice e il suo boia


La cronaca nera ha, negli ultimi anni, subito così tante modifiche da risultare irriconoscibile. Basta pigiare su un qualsiasi tasto del telecomando per accorgersene. Tra esperti mescolati tra uomini e donne dello spettacolo, politici che non sanno rinunciare alla visibilità mediatica, inquisiti che si scannano per una inquadratura, avvocati che fanno la loro arringa in video, si è consolidato ormai un genere che mescola audacemente talk show e reality. E’ cambiata l’Italia e con essa i mezzi d’informazione, si è modificato il delitto e il modo di narrarlo.  

                         Luca Steffenoni, Nera, come la cronaca cambia i delitti






PREFAZIONE


Conosco Ferdinando Terlizzi da un certo numero di anni, ormai. E’ uno dei decani del giornalismo campano, ha collaborato con la maggior parte delle testate che ancora oggi affollano il panorama regionale e ha avuto esperienze e riconoscimenti importanti sul piano nazionale e non solo. I suoi approfondimenti sui fatti di cronaca del Casertano, alcuni dei quali proposti da Cronache di Caserta con una rubrica settimanale chiamata “Cronache dal Passato”, rappresentano un punto di riferimento non solo per gli operatori dell’informazione e per gli appassionati di fatti di cronaca.
Gli episodi narrati in questo libro, così come gli altri pubblicati in precedenza dallo stesso autore, rappresentano per la comunità casertana pagine indelebili della memoria collettiva. Storie di liti familiari, di screzi tra vicini o colleghi, storie di gelosia, di “onore” nel senso più prosaico e materiale del termine, sfociate nel sangue e finite al centro di lunghi e delicati procedimenti giudiziari.
In molti casi il tempo le ha modificate, distorte, sfocate. Le grandi testate nazionali non hanno mai intrapreso il difficile lavoro di ricostruzione dedicato invece ad altri fatti di sangue, come quello del “Canaro della Magliana” o il massacro del Circeo. E’ anche per questo che gli scritti di Terlizzi sono ancora oggi così popolari in provincia di Caserta. Mi è capitato spesso, nel mio lavoro, di discutere con i colleghi o anche con gente comune di questo o quel delitto di cui si erano quasi perse le tracce sulle pagine dei giornali.
Nella mente dei cittadini dei piccoli centri, quei fatti sono ancora oggi parte della loro esistenza. Sono ricordi legati a un posto, a un periodo della loro vita e di quella dei loro compaesani, frammenti di un’epoca così vicina eppure così lontana, popolata dai loro padri, dalle loro madri, dai loro nonni. Per chi vive a Maddaloni o a Santa Maria Capua Vetere, ci sono fatti di cronaca locale che hanno lasciato un segno profondo quanto quello dell’attentato alle Torri Gemelle.
La differenza fondamentale sta nel fatto che dell’11 Settembre è facilmente reperibile in Internet una mole notevole di documenti, video, fotografie e particolari. Sarebbe difficile, invece, trovare tracce ufficiali dell’omicidio che sconvolse Castelvolturno nel 1953, se non nei racconti di chi visse in quel periodo o nelle carte giudiziarie coperte dalla polvere di un archivio privato.
Ebbene, quando mi è stato proposto di scrivere una prefazione al nuovo libro di Terlizzi, ho accettato di buon grado. Prima di tutto perché gli invidio la lunga esperienza maturata sul campo, per cui scrivere questa presentazione rappresenta per me una specie di rivalsa. E poi perché amo i contrasti. Sono cresciuto professionalmente in un mondo molto diverso da quello in cui lui ha dovuto farsi strada, e non sono molto sicuro che le cose siano cambiate in meglio.

Quando ho cominciato a comporre queste righe, mi è venuta in mente una frase dell’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu. Non aveva gradito l’indifferenza con la quale un ministro aveva accolto la notizia della morte di un attivista anti-apartheid. E lo rimbrottò così: “Una persona è una persona attraverso altre persone. Disumanizzare l’altro significa inevitabilmente disumanizzare se stessi”.
Penso che la frase sia molto utile per descrivere l’importanza di un libro come quello di Terlizzi al giorno d’oggi. Ai tempi dell’informazione mordi e fuggi, delle notizie in tempo reale, per gli operatori del settore il tempo per verifiche e approfondimenti viene misurato in minuti, se non in secondi. Titoli e immagini pubblicate dai giornali, non solo quelli online, devono catturare l’attenzione di un pubblico sempre più distratto.
Il rischio, mi pare, è quello di una sempre maggiore disumanizzazione, da parte dei cronisti, sia dei personaggi delle storie che raccontano sia degli spettatori/utenti. Il protagonista diventa un nome e un cognome, la sua età, una fotografia e spesso gli aspetti più pruriginosi della sua vita privata, quasi mai attinenti al fatto di sangue. Il pubblico va matto per la parola più cercata dall’“assassino”su Google, specie se riferita alla sfera sessuale, per il video postato su Facebook quando era ubriaco, o per la lettera in cui chiede all’amante di depilarsi.
Indipendentemente dal fatto che verrà assolto o condannato, il principale sospettato diventa un personaggio bidimensionale, tutto vizi e depravazione. Non ha ucciso perché una forte emozione gli ha annebbiato la mente. Un essere così non è in grado di amare, di desiderare ma solo di sbavare e azzannare. Naturalmente la causa non sta tanto nella poca sensibilità dei giornalisti, quanto nelle esigenze di formato e nell’idea che il cronista ha dei suoi lettori o spettatori. Se il pubblico ha fretta, per essere sicuro che ti ascolti devi afferrarlo per il bavero e urlargli in faccia.

Non è una cosa inventata oggi. Un tempo anche i giornali cartacei “urlavano”. La gente leggeva poco, soprattutto i giornali locali e l’unico modo di distogliere l’attenzione del pubblico dal monologo della grande testata era cercare di farsi sentire. Ma con l’avvento di Internet il mondo gira più velocemente, i giornali si sono moltiplicati e alla necessità di catturare l’attenzione si è aggiunta quella di bruciare la concorrenza anche per un solo secondo.
Ci sono, però, anche altri aspetti che mi inducono a ritenere che la distorsione dell’informazione all’epoca di Internet sia molto più marcata rispetto al passato. Nella narrazione “instant”, ad esempio, i personaggi sono spesso astratti dal contesto sociale, economico e culturale in cui hanno sempre vissuto. La “follia” che si scatena in un determinato momento è come un terremoto. Può colpire ovunque ed è sempre uguale a se stessa. Mutano i volti, i nomi, ma il mostro che si impadronisce dell’anima dell’assassino è sempre lo stesso.
Terlizzi, invece, affonda la sua penna nelle origini del male. Nelle sue storie l’estrazione sociale, il contesto familiare e culturale sono ben più che uno sfondo inanimato. Le storie dei singoli si intrecciano con quella dei luoghi in cui si svolgono, con le abitudini e gli usi delle comunità dei piccoli centri e a volte anche la narrazione si arricchisce del linguaggio e delle immagini della cultura locale. La società in cui un dramma si è consumato ne diventa parte, il terreno dal quale è affiorata la violenza del carnefice e che viene intriso del sangue della vittima e delle lacrime dei suoi familiari.



Infine, oggi il narratore televisivo o della carta stampata tende sempre più a “masticare” la storia che racconta. Prende i personaggi, sceglie lo stereotipo che li renda più facilmente riconoscibili a chi si è già imbattuto in storie del genere (lo “zio” orco, il marito “becco”, la ragazza “facile”) e fornisce allo spettatore il prodotto narrativo confezionato, in un certo senso, già prima che il fatto stesso si sia verificato. La vicenda giudiziaria, poi, è irrilevante. Il “tipo strano” resterà tale anche se verrà assolto, come forse accadrà per il principale sospettato dell’omicidio di Yara Gambirasio.
Terlizzi si è posto il problema. E’ cronista e giudiziarista di lungo corso, che nella stragrande maggioranza dei casi parla di vicende da lui approfondite personalmente all’epoca dei fatti. Quando non bisognava battere la concorrenza al cronometro ma sul “fiuto”, sulla capacità di riconoscere e cogliere una notizia, di considerare un aspetto interessante selezionandolo tra una marea di dettagli meno rilevanti, di scovare il percorso giusto per recuperare una fotografia o un’informazione utile.



Un modo di ragionare, prima ancora che di lavorare, che non può prescindere dall’umanità del giornalista. L’umanità è lo strumento più prezioso, per chi ha davvero a cuore il fine ultimo di questa meravigliosa professione. Bisogna coltivare la capacità di dimenticare di essere al lavoro e di immedesimarsi nell’altro. Bisogna diventare lettore. Ma anche assassino. Ma anche vittima. E poi padre, e madre, e moglie, e figlio.
Cercare l’uomo nell’assassino è forse più difficile che trovare il mostro, ma è certamente più utile alla comprensione di noi stessi, della nostra fragilità. E se è vero che l’informazione è nata perché gli uomini conoscano il mondo per migliorarlo, probabilmente il lavoro di cronisti come Terlizzi andrebbe tutelato di più, anche da un punto di vista normativo, per evitare che venga piegato alle regole di mercato.
Non è sempre facile, però, cercare l’uomo senza incorrere nell’eccesso di cui sopra, quando il narratore si sostituisce al lettore nella valutazione dei fatti e delle circostanze. Terlizzi riesce a restare dietro la propria narrazione, senza diventarne parte. Ciò consente a chi legge le sue storie di farsi una propria opinione, come se fosse testimone diretto dei fatti, che può collegare con la propria immaginazione e con la propria sensibilità.
Terlizzi riesce a fare questo senza rinunciare a dire la sua sul mondo, sulla società, sulla giustizia. Perché le sue considerazioni di carattere generale sorvolano il caso particolare per puntare al progresso dell’uomo e delle sue espressioni sociali, dello Stato e dell’amministrazione della giustizia. Una sensibilità che ha sviluppato frequentando i più grandi giuristi campani del secolo scorso.

Ha infatti un ruolo centrale il racconto del mondo che anima le aule giudiziarie, dopo che la tragedia si è consumata. Anche qui il tempo ha cambiato molte le cose. Per Terlizzi il magistrato non è una sfinge ma un interlocutore. Una figura investita di una grande responsabilità nei confronti dei suoi simili, della cui libertà dispone in nome del popolo sovrano e che proprio per questo va ascoltato, pungolato, persino criticato.
L’avvocato è figura centrale, accorato interprete delle ragioni delle parti in causa. Il suo scopo è convincere, prima ancora che vincere. Professionisti che hanno fatto la storia della scuola forense di Santa Maria Capua Vetere e di quella napoletana mettono in campo la propria abilità oratoria per ritagliare la responsabilità del colpevole e per dipanare l’offesa subita dalla vittima.
Le arringhe memorabili sui casi più eclatanti, così come le sentenze che definiscono i giudizi, sono ancora oggi la testimonianza di una giustizia che si avvolge attorno al fatto di cronaca, cristallizzandolo e rappresentandolo senza riverberi sensazionalistici e spettacolari. Esse offrono tuttavia al racconto un appoggio solido e prezioso, in cui a volte spuntano suggestioni che hanno poco da invidiare alla migliore letteratura criminologica.
Ancora una riflessione. Il territorio casertano è conosciuto al grande pubblico, nostro malgrado, per le organizzazioni criminali che hanno rovinato il nostro ambiente e la nostra economia. Il rischio che qui un cronista tenda a “disumanizzare” il proprio lavoro è molto alto. Un giornalista non perde certo del tempo a tentare di immedesimarsi nella psicologia di un camorrista, un essere che annega la propria umanità nella logica della sopraffazione. Per due ragioni su tutte.
Prima di tutto perché spesso i cronisti temono che illustrandola correrebbero il rischio di legittimarla, di giustificarla agli occhi di un pubblico costretto a farci i conti nella vita di tutti i giorni. E poi perché gli omicidi di camorra, che in Campania sono molto frequenti, hanno ben poco a che fare con l’“umanità”, intesa come natura spirituale dell’uomo.
Delitti a sangue freddo, disumani non perché ce ne siano di accettabili, ma perché non c’è alcuna emozione come la rabbia, la gelosia, l’odio, a guidare la mano dei sicari dei clan. I camorristi vogliono accumulare ricchezze e affermare il proprio potere. Punto. La violenza è solo uno strumento per perseguire questi due obiettivi.

E’ comprensibile, quindi, che chi fa il cronista in Campania corra il rischio di “assuefarsi” alla violenza e di porre meno attenzione all’elemento umano nei delitti. Un atteggiamento psicologico che pare contagiare anche i colleghi dei media nazionali. Spesso la televisione dà poca rilevanza ai fatti di cronaca che avvengono da queste parti. Da Roma in su la Campania viene vista come una specie di far west. Per cui è ovvio, sembrano dirci, che ogni tanto ci scappi il morto.
Ecco quindi un altro pregio di questo libro. Quelli di cui Terlizzi ci parla non sono omicidi di camorra. Sono invece lo spaccato dell’“altra Caserta”. Scene di vita e di morte in una società “normale”, possibile anche nella terra dei Casalesi. Una società che vive non solo nei gesti quotidiani di gente onesta e di buona volontà o nei soprusi delle cosche, ma anche in quella violenza che esplode improvvisa, soffocando un’esistenza.
Un mondo che viene sconvolto dall’emergere del lato oscuro comune a tutti gli uomini. Una società fatta da umili, borghesi, professionisti, piccoli operai. Leggendo queste storie, la Campania smette di essere Casal di Principe, Scampia, Corleone, il Bronx o Medellin e diventa Cogne, Garlasco, Avetrana, Roma, Italia, mondo. L’animo umano torna al centro della scena e con esso la speranza che possa essere compreso, protetto, preso per mano e condotto verso un mondo in cui la violenza ha smesso di essere un elemento così presente nella nostra vita.

Ugo Clemente - Giornalista professionista, direttore editoriale di “Cronache di Caserta” e “Cronache di Napoli”.




           

Giudici, Pubblici Ministeri,
Componenti di Corti di Assisi, di Appello, di Cassazione
e con altre funzioni citati nel libro

Allegretti Pasquale
Andreaggi Francesco
Albano Paolo
Angeloni Roberto
Badalamenti Francesco
Bellini Tito Manlio
Bobbio Oscar
Brajda Nicolò
Caiazzo Giovanni
Calabrese Francesco
Calabrese Gennaro
Cammarota Cesare
Cantiello Antonella
Capasso Gregorio
Capocelatro Livi



Carcaiso Giuseppe
Cataldo Antonio
Caturano Maria Rosa
Cedrangolo Gennaro
Cilento Eduardo
C:nenti Giovanni
Conti Giuseppe
Conti  Michele
Corduas Alberto
Curatelo Mario
Custo Ignazio
D’Errico Filippo
Damiani Nicola
De Donato Victor Ugo
De Lise Paolo
Dc Lise Pasquale
De Luca Bernardino
De Magistris Luigi
De Matteis Ferdinando
De Tollis Annalisa
Del Giudice Walter
Del Matto Ugo
Del Verme Sasso Ilaria
Di Lauro Felice
Di Marzio Paolo
Fernades Eduardo
Foscolo Ugo
Francica Maria
Fucci Carlo
Garzo Elisabetta
Gagliardi Antonio
Gelormino Vincenzo
Gentile Mario
Giordano Pietro
Grassini Duilio
Grieco Antonio
Guadagno Gennaro
Guglielmucci Corrado
La Marca Giulio
La Venuta Antonio
Lerro Angelo
Lo Schiavo Marino
Magi Raffaele




Maffei Mariano
Maiello Umberto
Mancini Alessandro
Mancini Nicola
Mancuso Mario
Manzella Salvatore
Mastrocinque Renato
Mastropasqua Gennaro
Mazzocca Domenico
Mazzocco Nicola
Merla  Pietro
Migliucci Gabriele
Montefusco Emanuele
Morfìno Giovanni
Musicco Domerico
Pacelli Bernardo
Peluso Angelo
Peluso Luigi
Petti Raffaele
Prisco Vincenzo
Procaccini Massimo
Putaturo Federico
Ranieri Nicola
Ricci Antonio
Russo Goffredo
Sabelli Mario
Sanbenedetto Salvatore
Serafini Matteo
Serio Gennaro
Siravo Nicandro
Sossi Mario
Taurisano Francesco
Tavassi Guido
Tescione Castore
Ventriglia Francesco
Vista Gianpaolo








Avvocati in difesa degli imputati
e delle parti costituite o citati per altri motivi


Accinni Enrico
Altavilla Enrico
Barletta Alberto
Battaglia Domenico
Bernasconi  Massimo
Borgia Mauro
Botti Ettore
Botti Vittorio
Bruciamento Luigi
Cariota Ferrara Nicola
Caruso Antonio
Casalinuovo Giuseppe
Cassinelli Bruno
Caudian  Alberto
Cicatelli Orazio
Cipullo Carlo
Ciurlo Luca
Cortese Guido
Costanzo Luciano
Cristiano Dario
D’Errico Mario
Dall’Ora Alberto
De Gennaro Pasquale
De Lucia Silvio
De Marsico Alfredo
De Pandis Federico
Del Pennino Ambrogio
Della Pietra Andrea





Di Benedetto Cesare
Di Pippo Velia
Diana Vittorio
Endrik Enrico
Farinaro  Pasquale
Perillo Lorenzo
Fortini Pasquale
Fortini Pietro
Foschini Nicola
Fusco Giuseppe
Fusco Salvatore
Fusco Vincenzo
Gallinelli Cesare
Garofalo Giuseppe
Garofalo Nicola
Gentile Carmine
Gentile Francesco
Gesuè Francesco
Giannuzzi Savelli Bernardo
Giordano  Antonio
Grillo Carlo
Grillo Luigi
Grimaldi Michele
Gullo Rocco
Iannettone Luigi
Iannotti Gennaro
Iappelli Renato
Iodice Generoso
Irace Camillo
Irace Giuseppe
Juvara  Antonio
Lauro Emiliano
Leone Giovanni
Lugnano Francesco
Maffuccini Ciro
Maiorano Ignazio
Mancinelli Narni Alberto
Marino  Lidia
Marrocco Giuseppe
Martucci Alberto Junior
Martucci Alberto Senior
Martucci Alfonso
Mazzucca Giacinto 
Mazzucca Titta
Monteverde  Ernesto
Napoletano Vito
Nerone Enzo
Orefice Rcnaro
Palumbo Luigi
Patroni Griffi Luigi
Pepe Dario
Pesce Luciano
Pianese Ettore
Pierre Michele
Pinerolo Paolo
Pisapia Giuliano
Polito  Francesco
Porzio Giovanni
Purificato  Pasquale
Raffone Alfonso
Rendina Pompeo
Riccio Stefano
Romeo  Vincenzo
Rorondo Pietro Quadrato
Russo Adolfo
Russo Giuseppe
Russo Raffaele
Sacchetti Giovanni
Salvatori Umberto
Sansone Luigi Renato
Savelli Carlo
Savelli  Carmine
Savelli Giuseppe
Sciaudone Antonio
Segrè Franco
Sgambato Claudio
Sgambato Francesco
Simoncelli Antonio
Simoncelli  Federico
Siniscalchi  F. Saverio
Sinischalchi Francesco
Sotgiu Giuseppe
Stellato Giuseppe
Sticco Elio
Terracciano  Leopoldo
Trasacco  Ferdinando
Treppiccione  Gaetano
Tucci Arturo
Ucciero Carmine
Vassalli Giuliano
Verrengia Luigi
Verzillo Michele
Verzillo Vittorio
Vitale  Nicola
Vitiello Gerardo
Viviani Roberto
Vizzini Giuseppe
Zaccara Franz




Indice dei capitoli

1.Uccise la madre su istigazione del padre. Si suicidò lanciandosi nella tromba delle scale nel carcere di Pozzuoli. Giuseppe e Maria Conte. Marcianise, 1938.

2.Un medico uccise la moglie  con una siringa di “sublimato corrosivo” per amore della bella suora. Girolamo Lo Verso, Filomena Salzillo; Palermo, Marcianise, 1946.

3.Uccise il fratello e si arruolò nella legione straniera. Una lettera anonima fece scoprire l’autore del delitto. Carmine Di Maio, Salvatore Di Maio;  Sant’ Andrea del Pizzone, Francolise, 1947.

4.Gelosia e follia: uccise la moglie, la figlia, ferì il cognato e si suicidò con un colpo al cuore. Enrico Magliulo, Marta Maione, Eugenia Magliulo, Pietro Maione; S. Maria C.V., Aversa, Villaricca, 1948.

5.Freddò il fidanzato della figlia considerata una “svergognata”. Ferdinando Messina, Luigi Di Fraia; Casaluce, Napoli, Aversa, 1948






6.Con sette  martellate in testa uccise il padre. I cittadini fecero una colletta per la sua difesa. Gaetano Barbarulo, Marcianise, 1949.

7.Uccise il cognato convinto che avesse sedotto la figlia. Effettivamente la ragazza era stata  “deflorata” ma dal  socio del padre. Ferdinando Lavagna, Nunziata Lavagna, Ferdinando Cirillo, Alfredo Arpaia;  Aversa, 1949.

8.Uccise il suo amante omosessuale e poi inscenò una rapina. Vincenzo Tammaro, Nicola Di Santo; Aversa, Bar Vitale, Via Vittorio Veneto, 1949.

9.Lasciò l’amante per una donna più giovane. Il figlio della donna tradita lo uccise. Umberto Stabile, Salvatore Iuliano;  Casaluce, Aversa, Teverola, 1949.

10.Uccise il vicino che insidiava la giovane nuora. Sebastiano Jossa, Maria Maddalena Jadaresta, Arcangelo Ferraro;  1949, Santa Maria a Vico.

11.Fu un delitto d’onore: uccise il padre del bambino che portava in grembo.  Giuseppina Di Chiara, Vittorio Zerbino; Capua, Grazzanise, 1949.

12.Il veleno diretto al padre uccise la nonna. Calunniosi  rapporti incestuosi. Angelina Menditto, Giovanni Francese, Maria Francese, Francesco Sagliocco, Aversa, Napoli, 1949.




13.Doppio delitto d’onore: Calunniata, sedotta e abbandonata. Florinda Certezza, Francesco Prisco, Raffaele Bamundo; Aversa, San Marcellino, 1949. 

14.Trovò la moglie a letto con l’amante e tentò di ucciderla assieme alla suocera e alle cognate per motivi d’onore. Mario Diglio, Maria Sgambato, Carmela Pirozzi; San Felice a Cancello, Arienzo, 1949.

15.Uccise la nipote e ferì la sorella che avevano aggredito sua moglie. Il porcile comune a tutti gli eredi alla base del delitto.  Giovanni e Maria Pascale, Luigia Iannotta, Carmela Catapano;  Maddaloni, 1949

16. Per l’eredità contesa ammazzò il cugino con sei colpi di pistola. Margherita Palumbo, Giuseppe e Giovanni Aversario, Giuseppe Taglialatela; Contrada Pottiglia, agro di Mondragone, 1949.  

17.Le gesta e la faida dei Cantile con vendette  trasversali: il marito e il fratello della donna avevano ucciso un suo figlio. Alfredo, Gaetano, Benito Isidoro, Salvatore e Domenico Cantile, Benedetto e Ottavio Gallo; Villa di Briano, Casal di Principe,  Via Veneto, 1950.

18.    Colpita a morte da tre colpi di pistola sparati dal suo ex  fidanzato. Giuseppe Damiano, Enza Porchiezza; Capua, Piazza dei Giudici, 1950





19.    Uccise la sorella  con 4 colpi di pistola. Movente i proventi di una fabbrica clandestina di alcool. Giuseppe e Rosa Conte; Località San Lorenzo, Villa di Briano, 1951.

20.      La vittima circuiva la donna e la minacciava di morte se non avesse ceduto alle sue bramosie sessuali. Giovanni D’Antuono, Vincenzo Broccoli,  Carmela Vigliotti;  Castelvolturno nel Podere n° 714 - ONC, 1952. 

21.    Una storia di corna, di lettere anonime, di amori saffici, di  suore in convento e di  follia omicida. Enrico Gallozzi, Francesco Montesano, Teresa Fusaro, Pasquale Raimondo, Grazzanise, Vitulazio, Masseria Piglialarmi, agosto 1952.

22.    Il delitto per il  mancato assenso alla legittimazione di un figlio adottivo.  Pietro Nuzzo e  i  figli Vincenzo e Biagio, Roberto Beltini; Santa Maria a vico, 1952.

23.    Due colpi in faccia al suo ex amante posero fine a 4 anni di passione. Ermelinda Chianese, Nicola Vitale, Parete, 1952.

24.    Due balordi strangolarono e rapinarono un ricco omosessuale. Ferdinando Marcone, Giovanni Busico, Elpidio Aprileo; notte di San Silvestro del 1952, Santa Maria Capua Vetere.

25.    Uccise il  fratello della sua fidanzata che ostacolava le nozze. Luciano Di Dona, Armando Russo, Elena Russo; Lusciano, 1952. 




26.    Uccise lo zio e ferì un passante  il giorno di natale.  Arturo Della Gatta,  Graziano Della Gatta,  Nicola Di Foggia;  in via Casolla in Gricignano d’Aversa, il 25 dicembre del 1952.

27.    Uccise  i genitori  dei  suoi  feritori  per  vendetta trasversale. L’omicida  catturato in S. Maria C.V. nello studio dell’avv. Giuseppe Marrocco. Andrea e Raffaele Russo, Crispino De Luise, Michele Russo, Maria Colella, località Starza, Gricignano d’Aversa, 1950, 1952

28.    Uccise la moglie che lo tradiva. Lui la trascurava, lei si era innamorata di un giovane. Stefano Iannotta, Vincenza Lanna, Raffaele Gravante; Podere 187 O.N.C., Brezza, Grazzanise, 1952.

29.    Dramma della miseria e della disoccupazione: uccise il collocatore. Carmine Picone, Domenico Aquilante; Gricignano d’Aversa, 1952

30.    Aggredirono la moglie di un loro zio causandone la  morte. Le sorelle Angela, Nicolina, Lucia e Rosa Cantone.  Il 13 febbraio del 1952 in Lusciano

31.    La sera del 21 settembre del 1953  Rione Sant’ Erasmo,  in località Fosso “Busico” in agro della città del Foro.  Un orrendo parricidio:  Giuseppe, Maria e Francesco Moronese.

32.    Un calzolaio cieco   uccise a coltellate  la moglie per gelosia.  Sebastiano Pengue, Maria Costugno; Maddaloni, il 26 dicembre   1953.

33.    La stessa donna contesa tra di due fratelli provocò 4 morti e due feriti. Salvatore, Antonio e Corrado  Capoluongo, Raffaele Martino, Michele Fabozzi, Giuseppe Diana;  maggio del 1953   in agro di Villa Literno nelle località  “Martino”, “Fomara” e “Altomonti” e  nella masseria “Pizzorotondo”.




34. Uccise la cognata con varie  coltellate spalleggiato dal figliuolo.  Maria Francesca Di Girolamo, Domenicantonio Zampogna, Oreste Marra e Antonietta Zampogna. Marciano Freddo di Alvignano, il 4 marzo del 1953.

34.    Il delitto maturato in una atmosfera “boccaccesca”. Il sacerdote avrebbe avuto rapporti sessuali con due sorelle e l’altra imposta come moglie al fratello. Andrea, Aldo e Vincenzo Brunzo, Paolina Dello Iacono.  Il 21 aprile del 1953 in Lusciano.

35.    “O’ puorco”…  uccise la fidanzata con un colpo i pistola alla testa. Nicolina Piccirillo, Giovanni Panarello; località Pioppitelli in agro di Cainello, il 5 settembre del 1953.

36.    Voci di rapporti incestuosi, poi impiccarono il fratello, confessarono, ritrattarono … assolte. Angelina, Assunta e Giacomo Panarella, Raffaele Migliaccio; Santa Maria Capua Vetere, via Galatina, 1953.

37.    Il movente del  fratricidio era il contrasto sorto per l’uso in comune di una camicia. Ma sotto c’era ben altro.  Mario e Riccardo Coviello; Trentola, 1953.

38.    Con la pistola acquistata  a Grazzanise con 10  Kg. di baccalà uccise il cognato per motivi di interesse. Mario Levatè, Michele Mazzella, il 19 dicembre del 1953,  nei pressi della “Tenuta Bartolotti”,  in agro di Castelvolturno. 

39.    Il duplice delitto, il denaro: la legge del marchese. Luciano Chianese, Antonio De Rosa, Vincenzo, Salvatore e Giovannina Belardo; Tenuta Bartolotto, Castel Volturno, Giugliano, Villaricca, 1953.  




40.    Un crimine mai accaduto nelle cronache giudiziarie italiane.  Strangolò la moglie che era al nono mese del quarto figlio mentre dormiva con la complicità dell’amante che reggeva i piedi. Gaetano Delli Curti, Angelina Delli Paoli; Marcianise, 1953.

41.      Scoprì  l’amante  a letto con un uomo e tentò di ucciderla.  Il delitto accadde a Lusciano alle ore 9,15 del 9 Marzo del 1954 in via B. Miraglia. Giovanni Spatarella, Assunta Costanzo.

42.    Uccise la suocera, il cognato e ferì un altro parente. Concetta Rea, Filomena Lanzella, Giovanni  e Vincenzo Purcaro; Acerra, Cancello Arnone, Podere O.N.C. n° 654, 1954. 

43.    Prima il ratto di una ragazzina a fine di matrimonio poi l’assassinio del suocero con 3 colpi in faccia.  Stefano Sabatasso, Umberto Petrone. Arienzo il 20 giugno del 1954.

44.    Uccisa a botte dal padre  la  “Cappuccetto rosso” di Mondragone. Luigi e Maria Pellegrino; agosto del 1954, Mondragone.

45.    Tentò  di uccidere l’amante che voleva lasciarlo.  Maria Morgillo, Pasquale Monaco. Il delitto accadde alle ore 22 del 10 settembre del 1954 in Dragoni.



46.    Padre di 10 figli accoltella l’amante e poi si fa maciullare da un treno. Vincenzo Ragucci, Maria Cillari;  Santa Maria Capua Vetere, Sant Erasmo, via Pietro Morelli, 1954.

47.    Avvelenò la moglie e il figlio, uccise il fidanzato della cognata più giovane perché voleva sposarla. Pasquale Maione, Maddalena e Anna Comune, Tobia Clausino, Luigi Maione; Parete, Lusciano, 1955.

48.      Sparò al suo seduttore. Aveva vendicato il suo onore. Maria Benvivenga, Giovanni Insero, Giuseppe e  Maria De Crescenzo; Caiazzo, Santa Maria Capua Vetere, 1956. 

49.    Assassinò il seduttore della figlia, era un professore e politico mondragonese. Emilio Rota, Antonio e Luigina Rota, Nicola Stefanelli, Maria Gallo; Falciano di Carinola, Mondragone, Luglio del 1956.

50.    Gli assassini furono arrestati mentre assistevano al Quiz televisivo “Lascia o Raddoppia”. Nicola Petrella, Giuseppe Gravante, Francesco Scialdone; Bellona,Vitulazio, Grazzanise, Capua, 1956.

51.    Cinquantenne uccise la nipote di 15 anni.  Subito dopo l’uomo si suicidò.  Luigi Roberto, Alessandra Gravino; Piazza Mazzini, Santa Maria Capua Vetere, 1957. 

52.    Un giallo della nera senza colpevoli. Il delitto perfetto e le indagini fasulle.  Chiarina D’Avanzo, Antonio Fargnoli, Nicola Grieco, Arturo Noviello; Castelvolturno, 1958.




53.    Giovane dimesso dal manicomio perché guarito  uccise con trenta pugnalate un farmacista. Pasquale Rega, Francesco Pagliaro, Generoso Colucci; Caserta, Valle di Maddaloni, 1958.

54.    Marinaio fracassò il cranio al comandante della nave per 5 milioni. Giovanni Spaziano, Alberto e Emilia Spaziano, Teresa Di Bello, Bettino Negrotto Cambiaso  Doria; Porto di Napoli, nave  corvetta Pomona, Genova, Marzano Appio, 1958.

55.    Tre morti e due feriti. Sparò al Luna Park  per uccidere  il suo seduttore e ammazzò anche due innocenti. Un altro fu ferito e rimase paralizzato. Consiglia Sciaudone, Aldo Marras, Salvatore De Micco, Alfredo Petrillo; Sant Andrea del Pizzone, Francolise, 1961.

56.    Con la complicità della madre tentò di uccidere la moglie con un topicida nel caffè. Francesco Maiello, Caterina Jacobelli, Antonietta Volante, Maria Dantin; Nusco, Sanpierdarena, S. Nicola la Strada, 1967.

57.    Giovane infermiere aggredì la dottoressa in casa e la uccise con un candelabro. Salvatore Pilopida, Cesarina Volterra Segrè, Luigia Pilopida, Remo Segrè; Sparanise,  Mugnano di Napoli, Milano, 1968.

58.    Avvelenò il marito. Aveva amanti e quando lui non c’era li riceveva in casa. Maria Pensa, Gino Pompa, Cosimo Cecere, Felice Pompa; Teano, Roccamonfina, Mondragone, 1969.

59.    “Il mostro di Lusciano” uccise sette persone perchè l’avevano guardato storto. Carlo Panfilla, Giovanni Improta, Francesco De Lucia, Fausto Errico, Francesco Belardo, Fernando Scarano, Angelo Marcantonio, Cesario Mangiacapra, e Mario Antenucci; Lusciano, Aversa, Cesa, Campobasso, Lanciano, Chieti, Roccavivara, 1974, 1981.




60.    Condannato per duplice omicidio.  Poi assolto per legittima difesa ma… non fu mai risarcito per l’errore giudiziario. Salvatore Jovinella, Antonio D’Alessio, Antonio Benenato;  Via San Giuliano in Marcianise, 1976.

61.    Senza movente… ma lui pretendeva rapporti contro natura. Rita Squeglia, Nicola Acconcia, Positano, Recale, luglio 1987. 


62.    Un serial killer in divisa… La strage dell’Ipoteca. Il pazzo è ancora tra noi. “Pronto per riprendere il lavoro rimasto in sospeso” come ha detto  Pietro Maso alle sorelle. Domenico Cavasso, Macerata Campania, Santa Maria Capua Vetere, marzo  1995.

63.    Un delitto passionale. Assassinati due fidanzati con 150 coltellate. Patrizio Bovi, Elisa Maraffini,  Angelo Maraffini, Piero Agnoni, Massimiliano Placidi. Cori, Latina, Cellole,  marzo del 1997.

64.    Della madre dei suoi figli ne fece una pizza. Il pubblico ministero chiese l’ergastolo. La condanna fu mite: 24 anni. Giuseppe Cervice, Katiuscia Gabrielli, Castelvolturno,  1999.

65.    Aspirante maresciallo della guardia di finanza uccise la giovane fidanzata. Mario Beatrice, Veronica Abbate, Mondragone, 2006.






Ringraziamenti

Pubblico questo mio terzo libro, in occasione dei miei primi 80 anni. E’ un traguardo che mi ero prefisso da tempo e ringrazio Iddio per avermelo fatto realizzare. E per questo un primo  grazie  va al direttore Ugo Clemente, per le belle parole (immeritate) che ha voluto esprimere  - nella sua prefazione - per la mia attività e per questo lavoro. Un grazie al mio editore, Giovanni Pezzulo, che ha creduto ancora una volta,  nella validità delle mie opere. Il mio ringraziamento incondizionato va, inoltre, alla direttrice ed al personale tutto dell’Archivio di Stato di Caserta per la loro proficua, qualificata e signorile collaborazione. Un grazie parimenti, al direttore ed al personale tutto dell’Emeroteca del Museo Campano di Capua ed al segretario dell’Emeroteca “Andrea D’Errico” dell’Assostampa di Caserta. Debbo anche ringraziare il personale di cancelleria delle Corti di Assisi  di Santa Maria Capua Vetere e gli addetti all’Archivio del Tribunale. Un ultimo, doveroso ringraziamento allo Staff della Stampa Sud (per la loro sopportazione quotidiana alla mia schizofrenia giornalistica) ed un affettuoso ed accorato ringraziamento a Enzo Vollucci, “Deus ex machina” dell’intera impostazione grafica,  per la sua proverbiale, certosina, caparbia pazienza, ad accogliere le mie molteplici, frenetiche, a volte inutili, correzioni.  Grazie.
ferdinandoterlizzi37@gmail.com














La mia vita professionale




Da giovane – nei periodi che non andavo a scuola – ho fatto il garzone di bottega, e l’addetto alla consegna delle bombole di gas per uso domestico.  La marca era DOMOGAS, presso la ditta di Antimo & Nicola  Valentino, alla Via Mazzocchi. Successivamente ho avuto significative esperienze come animatore, alternandomi   nel    ruolo   di   cantante   e presentatore. Conseguito   il   diploma Magistrale, dopo   una   breve esperienza come venditore,   (prima di “carta  paglia” per i macellai,  per conto delle cartiere  Iannuccilli, poi quale agente di commercio,  per la “Parmaset Powder”, una azienda americana che produceva  polveri per arricciare i capelli delle donne -  allora i parrucchieri per signore erano rarissimi).  Negli anni ’60 sono stato assunto all’AERIT, per conto di questa società,  che gestiva le esattorie comunali,    ho svolto l’attività di ufficiale  esattoriale, nei comuni di Gragnano, Cicciano, Aversa e Sparanise,  dopo aver   superato l’esame di abilitazione alla professione, presso la Procura della Repubblica del Tribunale  di S. Maria C.V. (1960-1961). Successivamente ho svolto pratica in qualità di amanuense,  presso gli ufficiali giudiziari del Tribunale di S. Maria C.V. (mio indimenticabile maestro è stato Andrea Mastroianni ). Dal 1958 al 1964 ho ricoperto l’incarico di segretario regionale del sindacato Cisl degli addetti agli uffici Unici degli ufficiali giudiziari. Nel 1964, quale vincitore di concorso, sono stato destinato dal Ministero della Giustizia presso l’ufficio Unico Notifiche Esecuzioni e Protesti della Corte di Appello di Napoli. Sono stato presso gli uffici di  Castelcapuano  per quasi vent’anni, nel corso dei quali, però, ho svolto anche intensa attività sindacale, occupando cariche di vertice oltre a quella di capo ufficio stampa del Segretario Generale CISL - Feder-Giustizia, anche quella di vice direttore del periodico sindacale “IL PUNTO”.




 Successivamente sono stato distaccato presso la segreteria    particolare    del  Sottosegretario all’Industria On. Paolo Barbi, dove ho curato l’ufficio stampa ed i rapporti con  gli elettori del collegio Napoli-Caserta. Nel 1984,  dimessomi dall’impiego statale,  perché incompatibile, ho ricoperto importanti incarichi di vertice in aziende pubbliche e private ed ho fatto parte di consigli di amministrazione di organismi comunitari, sia in Italia che all’estero.  Fin dal 1968, però, - quattro anni dopo il mio primo impiego statale – e di pari passo con l’attività sindacale e politica presso la direzione nazionale della Democrazia Cristiana – ho iniziato una intensa attività giornalistica, specializzandomi nella  cronaca giudiziaria. Ho seguito – per oltre un trentennio – i più significativi processi per conto di numerose testate giornalistiche, televisive e radiofoniche in special  modo presso i Tribunali delle Corti  di Appello di Napoli e Salerno. Nel corso della mia attività pubblicistica ho scritto articoli per  “Motoclismo”, “Baseball”, “Caserta:Economia & Lavoro”, “Il Giornale  del Mezzogiorno”, “La Realtà”, “Gazzetta di Caserta” (prima per quella diretta da Riccardo Scarpa e poi per quella diretta da Pasquale Clemente), “Sport7”, “Il Cittadino”, “Ultim’ora”, “I Popolari”, “Europa News”, “Napoli Notte”, “Il Roma”, “Roma Sera”, “Il Tempo”, “Il Messaggero”, “Paese Sera”, “Il Mattino”, “Il Diario”, “Il Giornale di Napoli”, “Il Corriere del Mezzogiorno”, “Il Denaro”,  “CentoCittà”. Con l’avvento della radio e tv libere ho fondato e diretto diverse emittenti: “Radio Capys”, “Tele-Radio Volturnia”, “Radio Galatia”, “Radio Mitreo”, “Telecaserta – Can 57”, “Teletifata”, “New Antenna Sud”. Successivamente ho diretto anche diverse agenzie stampa delle quali la più importante è certamente “Mediapress”. Nel 1966 ho diretto l’Ufficio Stampa del Moto Club di Santa Maria Capua Vetere e sono stato “speaker” ufficiale di tutte le manifestazioni motoristiche. Nel 1970 sono entrato al quotidiano “Il ROMA”,  dove ho lavorato per la   cronaca nera e giudiziaria della provincia di Caserta. Dal 1971 al 1978 ho ricoperto l’incarico di segretario provinciale della Federazione Motociclistica Italiana. Sotto la mia gestione – con la collaborazione del C.O.N.I – si sono svolte le più significative manifestazioni motociclistiche di velocità,  regolarità e motocross. Il circuito di velocità dell’Arco Adriano, l’8 del Tifata, il Motogiro della Campania, il circuito di cross sul Campo Fossarini. Nel 1973  ho fondato e diretto i periodici “CRONACHE” e “ALE’. GLADIATOR”. Nel 1975  sono stato nominato capo ufficio stampa dell’ ASI Caserta (Area Sviluppo Industriale).  Nel 1976 e fino al 1978 ho diretto l'ufficio provinciale del  “Servizio Opinioni” della  Rai Tv per li rilevamento dei dati di ascolto (come il moderno Auditel). Nel 1977  sono stato premiato con targa d’argento dal Consiglio dell’Ordine degli  Avvocati e Procuratori di Santa Maria Capua per “l'intensa attività giornalistica in favore delle tematiche dell’avvocatura”. Nello stesso anno sono stato eletto presidente del Gruppo Giornalisti Responsabili Radio e Tv in seno all'Assostampa di Caserta. Dal 1983 al 1989 sono stato responsabile dell’Ufficio Stampa della Confcooperative di Caserta e delegato in Prefettura nella Commissione per il controllo delle Cooperative e Mutue. Dal 1979 e fino al 1992 sono stato responsabile delle
Relazioni Esterne del gruppo agro-alimentare “Unicoop”, ed all'interno dello stesso ho ricoperto gli  incarichi di: direttore  responsabile  del  periodico  “Telex”(1998) e della emittente libera “New Antenna Sud”. Contestualmente,   ho   ricoperto   gli   incarichi,   prima di responsabile dell’ufficio acquisti, poi dell’ufficio marketing. Nel 1983 sono stato cooptato nel consiglio di amministrazione e sono stato nominato amministratore delegato.  Nel 1987 sono stato nominato liquidatore del consorzio. Dal 1982 al 1988 sono stato ininterrottamente eletto nel consiglio direttivo dell’Associazione Stampa di Caserta. Nel 1983 sono stato delegato quale responsabile del coordinamento degli uffici stampa della provincia di Caserta. Nel 1983, da parte della Presidenza della Stampa Europea, mi è stato assegnato il premio internazionale di giornalismo “Aquila d'Oro”, per una serie di reportage dall’estero (Libano, Israele, Egitto, Turchia) sul tema della cooperazione in agricoltura. Nel 1984 ho ricevuto a Londra, dalle mani del giornalista Ruggero Orlando (mitico corrispondente Rai da New York), il titolo accademico di  “Doctor in Economie and Commerciai Sciences”,  in forza della  laurea honoris causa conferitami dall’Università americana “Pro Deo” di New York. Nominato, nel 1985, con decreto del Prefetto consigliere della Camera di Commercio di Caserta, ho fatto parte della Giunta Esecutiva e della redazione del periodico  “Caserta Economia & Lavoro”. Nel 1988 in rappresentanza dell’organismo camerale, sono stato designato quale componente del Consiglio Generale del Banco di Napoli ed ho rappresentato l’Union Camere in seno al Consiglio Regionale della Campania. Ho fatto parte dei comitato per il credito agevolato e delle commissioni per il riconoscimento dei vini Doc e dei problemi della pesca. Sono stato eletto nel consiglio di amministrazione del consorzio “Caserta Export”. Ho proposto alla Giunta (1987) gli studi di fattibilità per la progettazione del traforo del Matese, per la navigabilità del Volturno e per la costruzione della metropolitana Capua-Maddaloni. Con mozione personale, poi adottata dalla Giunta, ho proposto di intitolare il  salone centrale della sede della Camera di Commercio al compianto presidente Giovanni Maggio. Nel 1986 sono stato eletto consigliere della Camera di Commercio Europea a Bruxelles ed in seno alla  stessa  ho  ricoperto  gli  incarichi  di tesoriere, capo ufficio stampa e direttore del periodico “Europ News”. Nel 1988, quale consulente editoriale della “Sen” (Società Editrice Napoletana ho curato la stampa e la pubblicazione del volume “La Seconda Guerra Napoletana”, uno spaccato sulla camorra storica scritto da Giuseppe Carofalo. Nel 1992 ho fondato e diretto fino al 1994 il periodico che si occupava di Ecologia Ambiente e Sanità “L'eco d’Europa”. Dal 1992 al 1998 sono stato direttore responsabile della rivista a tiratura nazionale “Detective & Crime”. In tale veste, nel 1994, sono stato accreditato quale inviato speciale presso la “Worid Ministerial Conference On Organized Transnational Crime”, organizzata dall’ Onu. Dal 1993 al 1998 sono stato  direttore responsabile dell’Agenzia giornalistica “MEDIAPRESS”, (che ha  fornito  servizi al gruppo “TCN-Telecapri” e “MEDIASET”).  Nel 1996, per l’editore Tullio Pironti ho curato la stampa e la pubblicazione del volume “Teatro di Giustizia”,  di Giuseppe Garofalo.







Nel 2003 sono stato responsabile dell’ufficio stampa provinciale della FEDER MEDITERRANEO- (Organizzazione   Indipendente- Membro  della  Task  Force ONG del  Consiglio d'Europa)  Nel 2002-2004 - ho collaborato con l'Ufficio acquisizione e
sviluppo della “GI.RO – COMUNICATION”- Dealer della  “ALBACOM”. Dal 2003 al 2005 ho curato i rapporti  con i Media per l’Assessore alla Cultura della Provincia di Caserta.
Nel 1985 gli è stato conferito  a Parigi,  da parte della Fondazione francese International Business Corporation,  il titolo di Chevalier du Travail dell’Europe unì. Nel 1986 sono stato chiamato al vertice della Camera di Commercio Europea a Bruxelles ed in seno alla  stessa  ho  ricoperto  gli  incarichi di capo ufficio stampa e direttore del periodico EuropNews. Nello stesso anno ho   diretto l’Agenzia stampa, Mediapress che forniva servizi giornalistici a Telecapri News e al Gruppo Mediaset. Nel 1991, ho ricevuto a Parigi,  il titolo di Commandeur  dall’Ordre International Des Chevalieres de l’Etoile de la Pax. Dal 1989 al 1998,  sono stato direttore responsabile della rivista a tiratura nazionale Detective&Crime,  e nel 1994, in tale veste, sono  stato inviato speciale presso la World Ministerial Conference On Organized Transnational Crime, organizzata dall’Onu. Dal 2003 al 2005 ho curato i rapporti  con i Media per l’Assessore alla Cultura dell’Amministrazione Provinciale di  Caserta. A novembre 2006, la trasmissione “Matrix” di canale 5, ha riproposto un mio  servizio tv, degli anni Ottanta, su di un duplice omicidio di camorra. Dal 2010 al 2013 sono  stato cronista giudiziario, capo redattore, inviato speciale e direttore responsabile della nuova Gazzetta di Caserta. Nello stesso anno e fino al 2015 sono stato  responsabile dell’ufficio stampa dell’Associazione Magistrati Tributari di Caserta. Ho tenuto lezioni presso la Scuola di Alta Formazione in Criminologia Forense Formed e presso le Università della Terza Età. Sono  componente della Redazione del Dizionario dei Cittadini Illustri, della Storia Patria di Caserta. Sono direttore responsabile dell’Agenzia Giornalistica  on line Cronache. Sono cronista giudiziario dei giornali Cronache di Caserta e Cronache di Napoli. . Faccio parte del Tim  redazionale del sito Scena Criminis. Ho pubblicato: Il delitto di un uomo normale – Edizioni  Albatros – Distribuito da Mursia Editore  2009 -  II Edizione  2010 – III  Edizione  2013 – Il “Caso” Tafuri – Edizioni Piccola Editalia – 2016  - Costume & società: “Le case chiuse” – Stampa Sud – 2017 – Delitti in bianco & Nero a Caserta – Editalia – 2017 -

















Nessun commento:

Posta un commento