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giovedì 27 ottobre 2011

IL gup RESTITUISCE LO STABILIMENTO KERO’ AI PASSARELLI

LA DDA CHIEDE OTTO ANNI PER FRANCO PASSARELLI E 6 PER LA MOGLIE PER RICICLAGGIO – ENTRAMBI ASSOLTI CON L’ABBREVIATO -  FISSATA PER IL 14 DICEMBRE L’UDIENZA PRESSO LA CONSULTA PER LE ECCEZIONI DI INCOSTITUZIONALITA’ SUL SEQUESTRO DEi BENI DEL DEFUNTO RE DELLO ZUCCHERO AGLI EREDI




S. Maria C.V. ( di Ferdinando Terlizzi ) – L’Ottava sezione del Riesame ( Presidente Valeria Scandone ) ha assolto con la più ampia formula Franco Passarelli e Susanna Cantelli ( sua moglie ) accusati di riciclaggio che a differenza degli altri imputati, avevano scelto il rito abbreviato.

Con la stessa decisione il Tribunale dopo aver disatteso la richiesta della pubblica accusa ( Piemme di udienza Dr. Luigi Landolfi sull’inchiesta dei P.M. Raffello Falcone e Alessandro D’Alessio ) che aveva prospettato l’irrogazione di 8 anni di reclusione per Franco Passarelli e 6 anni per la moglie e dopo le arringhe difensive di Saverio Senese, Alfonso Furgiuele e Rosario Pagliuca ha dissequestrato l’intero stabilimento della Soc. Commerciale Europea di Pignataro Maggiore che impacchetta zucchero con il marchio Kerò.



Nello stesso processo erano infatti accusati di concorso in riciclaggio a vario titolo Biagio, Gianluca e Davide Passarelli ( figli ed eredi di Dante Passarelli ) nonché Clelia Natale moglie di Gianluca Passarelli e socia della Commerciale Europea (marchio Kerò) e Carmine Vassallo, amministratore della Immobiliare Bellavista. Questi ultimo hanno preferito attendere il rito normale e sono stati rinviati a giudizio innanzi al Tribunale di S. Maria C.V. per il prossimo 21 gennaio 2012. –



Intanto gli stessi beni più volte sequestrasti e dissequestrati sono stati oggetto innanzi al Tribunale di S. Maria C.V. di una udienza di convalida nel corso del quale l’avvocato difensore ( di Biagio, Gianluca e Davide Passarelli ) Giuseppe Garofalo ha sollevato eccezione di legittimità ( a ruolo presso la Consulta per il 14 dicembre prossimo ) della legge che prevede che si possono confiscare i beni agli eredi del boss deceduto… Con la differenza che il Dante Passarelli non è mai stato condannato per il reato di camorra.



Riportiamo qui di seguito ampi stralci della memoria difensiva: Come si ricorderà in data 26/1/11, veniva emessa nei confronti degli imputati ordinanza di custodia cautelare in carcere che il Tribunale del Riesame, Decima Sezione Collegio A, in data 23/2/11, annullava per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, Più precisamente, si contestava agli imputati Franco Passatelli e Susanna Cantelli, il delitto di cui all’art. 648bis c.p. aggravato ex art. 7 Legge 203/91, per aver, in concorso con Biagio, Gianluca e Davide Passarelli, e Natale Clelia, non concorrendo nella realizzazione dei delitti presupposti ma agendo al fine di occultarli ed eseguirli, compiuto atti diretti ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei capitali investiti in beni mobili, immobili, società e beni strumentali in vario modo da loro acquisiti dopo la morte di Dante Passarelli avvenuta il 4.11.2004, somme di denaro di natura illecita in quanto provento mediato dei delitti compiuti dall’associazione di tipo mafioso, operante in tutta la provincia di Caserta, denominata clan dei Casalesi, alla quale era affiliato lo stesso Dante Passarelli, ascendente e dante causa. Ed, in particolare, per aver distratto ed ostacolato l’identificazione della provenienza delittuosa dei beni e del denaro investito nelle società denominate “Commerciale Europa S.p.a.” e IPAM S.r.l., nonché di tutti i beni mobili e immobili riconducibili alle anzidette società. Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa denominata clan dei Casalesi. Fatto commesso in epoca antecedente e prossima al 1996 con condotta perdurante. .

E’ possibile in linea astratta che la condotta di riciclaggio sia eseguita con modalità frammentarie e progressive, ma nell'ambito di un’ideazione e progettazione unitaria che deve necessariamente rimandare allo stesso soggetto e che deve essere rigorosamente dimostrata. Appare difficilmente configurabile, pertanto, una condotta unitaria che si articoli nell’arco di quindici anni, difficoltà che appare insuperabile nel caso di specie.



Si deve rilevare, infatti, che la condotta di riciclaggio contestata agli imputati avrebbe riguardato due società, la I.P.A.M. e la Commerciale Europea S.p.A., ritenute in continuazione tra loro sia per l’oggetto sociale sia per la riconducibilità di entrambe in ultima analisi alla figura di Passarelli Dante, ritenuto associato al c.d. clan dei Casalesi.



In realtà, però, tra le due società vi è una netta separazione, determinata dal sequestro della I.P.A.M. disposto il 21/5/96 dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nell’ambito del procedimento di prevenzione instaurato nei confronti di Passarelli Dante, la cui condotta di partecipazione al clan dei Casalesi, tra l’altro, era riferita proprio a epoca antecedente e prossima al 1996.

Tuttavia, il provvedimento di sequestro e la conseguente nomina di un amministratore giudiziario ha certamente interrotto ogni possibile condotta di riciclaggio di denaro o beni confluiti nella I.P.A.M., la quale sarebbe, tutt’al più, configurabile solo in epoca successiva alla revoca del sequestro della stessa, avvenuta nel 2004 in seguito al decesso di Passarelli Dante.



Dunque, il sequestro della I.P.A.M. ha comportato che l’epoca di commissione del delitto di riciclaggio deve necessariamente essere scissa in due momenti separati e non unificabili tra loro: il primo anteriore al sequestro disposto nel 1996 e il secondo, invece, configurabile dal 2005, atteso che dagli atti si rileva che prima di tale anno non vi è stata alcuna analoga condotta riguardante l’altra società, la Commerciale Europea S.p.A.



Ciò posto, con particolare riguardo agli odierni imputati, Passarelli Franco e Cantelli Susanna, amministratrice e socio di maggioranza (titolare del 90% delle azioni) della Commerciale Europea S.p.a., l’Accusa assume che sarebbe stata consumata una condotta di riciclaggio poiché si sarebbe verificato una sostanziale continuità tra la Ipam S.r.l., (anche essa attività di famiglia dei Passarelli), e la sopramenzionata Commerciale Europea S.p.a., poiché in tal modo sarebbero stati trasferiti non meglio individuati capitali di illecita provenienza riconducibili alla persona del defunto Passarelli Dante (padre di Franco e suocero della Cantelli), ritenuto intraneo al “clan dei casalesi”.



In altri termini, dunque, si ipotizza che, attraverso la costituzione della Commerciale Europea S.p.a., la signora Cantelli, in concorso con il coniuge Passarelli Franco ed i cognati, avrebbe operato la “distrazione di risorse” (non specificate) dalla Ipam S.r.l., società in passato gestita dal defunto Passarelli Dante, al fine di ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei beni e del danaro investiti in detta ultima società. Da qui la contestazione del delitto di cui all’art. 648bis c.p. aggravato ex art. 7 Legge 203/91.



Il vizio ontologico cui è affetta l’ipotesi accusatoria e che mina indefettibilmente ab origine l’intero impianto a carico degli odierni imputati, consiste nell’assunto secondo cui l’intero patrimonio fortunosamente (?) ereditato dai fratelli Passarelli (che comprendeva anche la IPAM S.r.l.) in seguito alla morte del padre sia di certa provenienza illecita. Si ritiene, cioè, che costoro non si siano limitati al mero godimento dello stesso ma abbiano compiuto su di esso un attività di “ripulitura”. In sostanza, dunque, l’attività di riciclaggio sarebbe consistita nel ricevere tali beni di certa provenienza delittuosa e nel compiere ulteriori operazioni di trasformazione e di sostituzione. In punto di diritto, è noto che le condotte tipiche dirette a configurare il delitto di riciclaggio sono due: - sostituzione o trasferimento del denaro, di beni o altre utilità di provenienza illecita; - compimento di altre operazioni, dirette ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei beni sopra indicati.



A ciò si aggiunga che la I.P.A.M. fu per lungo tempo sottoposta a sequestro e, quindi, gestita da soggetti estranei alla famiglia Passarelli. Non appare corretto, pertanto, attribuire agli odierni imputati Passarelli Franco e Cantelli Susanna, in concorso con gli altri fratelli, "lo svuotamento della I.P.A.M" in favore della Commerciale, il quale risulterebbe anche dall’analisi e dal raffronto dei redditi dichiarati da tali società. In realtà, proprio una corretta analisi dei dati risultanti dalle dichiarazioni dei redditi consente di giungere a conclusioni diverse dalla tesi accusatoria.



Infatti, come si evince dalla richiamata informativa della D.I.A. di Napoli n. 125/NA/II/H27 prot. 400 del 23/2/10, nel 1997, primo anno successivo al sequestro, la I.P.A.M. presentava un volume di affari pari a £. 69.949.111.000, mentre il totale degli acquisti era di £. 68.398.112.000. Nel 2005, invece, primo anno successivo al dissequestro, la I.P.A.M. aveva dichiarato un reddito negativo di euro 336.499, presentava un volume di affari di euro 1.251.395 e acquisti per un totale di euro 909.900. Tale notevole riduzione del volume di affari non poteva certamente essere imputata ai Passarelli, atteso che durante il periodo in esame la I.P.A.M. era gestita da un amministratore nominato dal Tribunale.



Inoltre, sempre nel 2005 la Commerciale Europea S.p.A. aveva dichiarato reddito per curo 535.316, presentava un volume di affari pari a euro 14.400.814 e acquisti per un totale di 26.591.775. Da tale ultimo dato si evince che già nel 2005 la Commerciale presentava una redditività di gran lunga superiore a quella della I.P.A.M., la quale non era certo dovuta a una consapevole attività di svuotamento della seconda società in favore della prima imputabile direttamente ai Passarelli. Agli eredi Passarelli Dante, pertanto, nel 2004 veniva restituita una società, la I.P.A.M., che si trovava in condizioni economiche negative, avendo anche rilevanti debiti con il fisco, mentre ben più solida appariva la situazione della Commerciale Europea S.p.A.



A ciò si aggiunga che l’iniziativa di mettere in liquidazione la I.P.A.M. non fu affatto adottata allo specifico fine di occultare la provenienza illecita dei capitali in essa investiti e di trasferire le risorse umane ed economiche in favore della Commerciale Europea S.p.A. atteso che costituì una scelta imposta dalla legge - e non certo dai Passarelli - che indusse l’allora amministratore giudiziario a convocare l’assemblea, ai sensi dell’art. 2484 numero 3 c.c., a causa della mancata approvazione dei bilanci relativi agli esercizi 2002 e 2003 e a porre tale discussione all’ordine del giorno dell’assemblea straordinaria dell’11/1/05 nel corso della quale fu proprio lui a proporne la deliberazione.



Tutto ciò senza contare che né le risorse umane né l’avviamento di un’azienda possono considerarsi di illecita provenienza. Infatti, la capacità lavorativa del personale non può mai “provenire da delitto” come richiesto dalla norma incriminatrice; altrettanto dicasi dell’avviamento che consiste nell’attitudine dell’azienda a produrre beni o servizi e quindi profitto; avviamento che, in quanto tale, non può provenire da delitto, derivando unicamente dalla capacità imprenditoriale, ovviamene lecita, che genera fiducia nella clientela.



In sintesi, l’Accusa anziché fornire la dimostrare l’esistenza di elementi di prova certi e oggettivi rispetto alla sussistenza di un fatto riconducibile alla fattispecie del 648bis c.p., si è concentrata nel trarre conclusioni non pertinenti dalla condotta dell’imputato Passarelli Franco che sarebbe consistita nell’ ”abbandonare” l’azienda IPAM S.r.l., restituita a lui e ai fratelli dalla Corte di Assise di S. Maria C.V. in seguito alla morte del padre, per intensificare l’attività di produzione e commercializzazione dello zucchero con la società Commerciale Europea S.p.a, che già esisteva dal 1998











































OGGI L’UDIENZA PER IL PROCESSO ALL’AVV. SANTONASTASO

L’ACCUSA E DI AVER RICEVUTO NOTIZIE SU DICHIARAZUIONI DI ALCUNI PENTITI DALL’AVVOCATO DE CAPUA



S. Maria C.V. ( di Ferdinando Terlizzi ) - E’ fissata per questa mattina, innanzi la prima sezione del Tribunale di S. Maria C.,V. ( Presidente Flora Mazzaro ), il processo a carico dell’avvocato Michele Santonastaso, ( detenuto per altro presso il carcere di Secondigliano ) accusato di rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale, in concorso con l’avvocato Catello Di Capua (che ha già scelto la via dell’abbreviato e che per un capo d’accusa è stato assolto mentre per l’altro è stato condannato a 2 anni e pochi mesi ).


Secondo l’accusa, l’avvocato Catello Di Capua, in qualità di avvocato difensore . di fiducia di alcuni collaboratori di giustizia ed in particolare di Armando Martucci – su richiesta del Santonastaso ( ma la difesa obietta il contrario ) sottoposto ad indagini preliminari per l’accusa di cui all’art. 416 bis in qualità di istigatore e diretto, anche se non esclusivo, beneficiario delle divulgazioni, gli rilevava indebitamente le notizie segrete concernenti il procedimento penale pendente presso la DDA di Napoli da lui apprese per avere partecipato ed assistito ad interrogatori del citato collaboratore.


La DDA contesta anche l’aggravante “per aver commesso il fatto di agevolare il clan dei casalesi fornendo informazioni sullo stato del procedimento e sulle acquisizioni investigative sul conto dell’avv.. Santonastaso e sui suoi rapporti con gli affiliati al citato sodalizio criminoso che si serviva del legale per mantenere i rapporti tra i capi detenuti o latitanti e per svolgere attività di ogni tipo anche illecite volte a consentire il protrarsi del predominio nel territorio casertano assicurato anche attraverso la manifestazione, se pur mediata, della loro volontà e la diffusione delle loro determinazioni all’interno del sodalizio”.


In questo processo l’avvocato Michele Santonastaso ( che ha 4 processi a carico ) è difeso dagli avvocati Giuseppe Garofalo e Gaetano Pastore ( titolari ) e da 2 sostituti processuali, gli avvocati Stefano Sorrentino e Laura Arena. Intanto si è appreso che l’Organismo nazionale dell’avvocatura ha portato in giunta il caso Santonastaso e tra non molto vi saranno delle prese di posizione ufficiali. Di contro vi è sempre da registrare il silenzio ( scheletri negli armadi? ) della Camera Penale di S. Maria C.V: -


Dicevamo di 4 processi a carico dell’avvocato Michele Sntonastaso. Il principale è quello per cui è detenuto da oltre un anno con la pesante accusa di aver collaborato con i boss di cui era difensore e fissato per il prossimo 25 novembre. Quasi alla stessa data è fissato quello per la remissione letta in udienza di appello Spartacus – fissato a Roma - e che vede parti lese i piemme Cafiero De Raho e Raffaele Cantone. Il terzo è quello che dovrebbe iniziare questa mattina e il quarto è quello ( presso il Tribunale di Napoli ) che vede quali presunte parti lese – sempre per il “papiello” letto in aula – Roberto Saviano e Rosaria Capacchione.


Uno dei difensori dell’imputato, ieri mattina in Tribunale, mi ha pregato di riportare questa dichiarazione: “La Capacchione – in considerazione del fatto che è parte in causa nel procedimento che vede imputato l’avv. Santonastaso – anche in osservanza al protocollo deontologico dell’ordine dei giornalisti – farebbe bene ad astenersi dal commentare i predetti processi”..


Io però sono contrario a segnalare tale cosa, perché poi, alla fine, i giornalisti dicono che vogliono mettere loro il bavaglio e spesso si autoglorificano ( meritando addirittura un scorta ) e vorrebbero passare anche per martiri quando sono invece tutt’altro…


mercoledì 19 ottobre 2011

IL PROCESSO AL PENALISTA MICHELE SANTONASTASO - NOSTRO SERVIZIO PARTICOLARE


Prossima udienza il 25 novembre innanzi la Prima Sezione Penale

SALTATA  PER DIFETTO DI CITAZIONE E PER DIVERSA COMPOSIZIONE DEL COLLEGIO  LA PRIMA UDIENZA PER IL PROCESSO A CARICO DELL’AVVOCATO MICHELE SANTONASTASO

Accusato di collaborare con i boss da lui difesi è detenuto a Secondigliano da quasi un anno e protesta la sua innocenza –  
   
       S. Maria C.V.  ( di Ferdinando Terlizzi ) -  E’  saltata  la prima udienza del processo  a carico dell’avv. Michele Santonastaso,  accusato di essere al servizio dei boss da lui difesi,   in programma ieri mattina,    innanzi la  prima sezione penale del Tribunale di S. Maria C.V. ( Presidente Orazio Rossi, giudici Francesca Auriemma e Paola Cervo ), per difetto di una citazione al perito Dr. Alberto Fichera,  e per un probabile cambio  di uno dei due giudici a latere del collegio giudicante.
      Chi si aspettava di vedere l’avv. Michele Santonastaso,  con i ceppi ai polsi, chiuso in un  cubicolo e tradotto col “carro-bestiame”,  da Secondigliano a  S. Maria C.V. è rimasto deluso. L’uomo da baraccone, la belva in catene,  che la “giustizia-spettacolo” vuole esibire col tintinnio delle  manette ha fatto fiasco.
      L’”avvocato-imputato”, invece,  conoscendo gli andazzi di legge,  aveva già preventivato,  attraverso i suoi difensori,  ( Quattro,   tra titolari e sostituti processuali: Avv.ti Giuseppe Garofalo, Gaetano Pastore, Stefano Sorrentino Laura Arena ) che l’udienza sarebbe stata aggiornata per via dei difetti riscontrati negli atti per cui ha preferito restare nella sua “mansarda” di Secondigliano.
     Il giorno precedente all’udienza erano circolate voci strane ( è da molto che detrattori dell’avvocatura,  annidati anche  nelle organizzazioni di categoria,   seminano fandonie da circo equestre ) si sussurrava nei corridoi del palazzo di giustizia - ma non è la prima volta – che Michele Santonastaso aveva beneficiato degli arresti domiciliari,  avendo accusato vari colleghi di collusione con i boss.  Che si  era pentito… di che? Tutto falso.
      Vero è invece il fatto che,  con varie argomentazioni e memorie ( corroborate da riscontri obiettivi ) il professionista casertano vuole respingere   al mittente le infamanti accuse e le trame accusatorie che lo vedono oggi in una situazione di sudditanza e soggezione.  
      Nello specifico la  difesa,  evidenzia l’assenza   di gravi indizi di colpevolezza, depositando ben 3 faldoni di atti e documenti sconosciuti all’A.g., al momento dell’emissione della misura cautelare e citati dall’imputato nel lungo interrogatorio del 25.3.11); la nullità delle intercettazioni telefoniche, la nullità della ordinanza di custodia cautelare ( per la richiesta di  archiviazione degli stessi fatti nell’ambito del processo Spartacus  del 1993); per l’avvenuta  cancellazione dall’albo degli avvocati, in considerazione che trattandosi di condotte contestate tutte riconducibili alla funzione di avvocato e per varie altre cose che saranno esibite nel corso della causa.  
     Per quanto attiene, invece, all’accusa di favoreggiamento e falsa perizia (nei due capi d’imputazione si contesta il fatto che  Augusto La Torre per salvarsi dall’accusa di un duplice omicidio ( Rosselli-Riccardi ) avrebbe preordinato un falso alibi, facendo dire ad un teste, Giuseppe Mandara, escusso quale parte offesa in un altro processo, che si trovava insieme al La Torre il giorno dell’omicidio, coincidente con l’onomastico di La Torre, ossia il 27/03/90 ) la difesa invece obietta che .dimostrerà,  nel corso del dibattimento,  che l’avvocato Santonastaso è completamente estraneo agli addebiti. Vedremo come,  e se si  riuscirà,  nel corso della istruttoria  dibattimentale  – che si profila lunga e laboriosa  – a dimostrare l’innocenza dell’imputato.
      In merito invece all’accusa di favoreggiamento di Francesco Bidognetti per il duplice omicidio ( Griffo-Stroffolino: i due amanti trucidati e gettati in un pozzo, per punire lei che era stata la moglie del boss Alberto  Beneduce),  la difesa afferma  che il fatto  non è mai stato contestato con autonomo capo d’imputazione, per il semplice motivo che l’accusa del Torre è un’autentica menzogna. Infatti l’accusa consiste nel fatto che l’avv. Santonastaso uno o due giorni precedenti all’udienza nella quale il La Torre testimoniò nel processo a carico di  Francesco Bidognetti, per il duplice omicidio Griffo - Stroffolino, gli avrebbe chiesto di riferire circa l’astio nutrito da Dario  De Simone nei confronti di Bidognetti al fine di screditare il collaboratore.
       Infine per l’accusa di corruzione e falsa perizia  ( l’accusa consiste nel fatto che nel corso del Processo a carico di  Luigi Cimmino  e altri,  per il delitto di omicidio, in cui era imputato Aniello Bidognetti, l’imputato avesse corrotto i periti di ufficio ( Alberto Fichera e  Alessandro  Berretta ) nominati ex officio dalla Corte di Assise di Napoli, al fine di falsificare la perizia fonica dietro corresponsione di 100 mila euro e, quindi, conseguendo poi l’assoluzione di Aniello  Bidognetti), la difesa diversamente dall’accusa sostiene che ci sia stato uno “scambio”  di bobine e che i periti – senza accorgersene – avrebbero lavorato su materiale diverso.  Sarà una battaglia grossa in un duello di prove e controprove tra accusa e difesa. Se ne parlerà il prossimo 25 novembre.


lunedì 17 ottobre 2011

Prossima udienza il 31 ottobre ancora con l’ufficiale dei Noe




E’ RIPRESO IERI IL PROCESSO A NICOLA COSENTINO
ANCORA DI SCENA IL CAPITANO PASQUALE STARACE
DEL NUCLEO OPERATIVO ECOLOGICO DEI CARABINIERI

Nominato  un perito che deve individuare le intercettazioni che debbono essere  trasmesse alla Camera dei Deputati -  Sfogo del Parlamentare in aula: “Processo immediato? Non è così, purtroppo”-  Il Cap. Pulcri e l’ing., Cattaneo per la prossima udienza

  S. Maria C.V. . ( di Ferdinando Terlizzi )   Ieri si è tenuta la nona udienza,   innanzi la Prima sezione del Tribunale di S. Maria C.V,. ( Presidente Gianpaolo Guglielmo, giudici Luigi D’Angiolella e Tommaso Perrella, P.M.  Alessandro Milita ) il processo a carico dell’On. Nicola Casentino, accusato di scambio di voti e concorso esterno in associazione mafiosa,    difeso dagli avvocati  Prof. Agostino De Caro e Avv. Stefano Montone. ( quest’ultimo era assente in quanto è difensore del sindaco di Napoli Luigi De Magistris che proprio nel pomeriggio doveva essere interrogato dai magistrati della Procura di Salerno come persona informata dei fatti).   

      In aula era presente anche il deputato  On. Nicola Casentino il quale nel corso di  una pausa ci ha dichiarato: “Ho chiesto il processo immediato…ma alla distanza si sta rilevando negativo perché i tempi si allungano a dismisura. In ogni udienza si ripetono le stesse cose e si cerca di acquisire materiale da altri processi che vanno ad ingolfare l’iter processuale. Quale sarebbe stato il mio ruolo  in tutta questa vicenda non l’ho ancora capito. Come è possibile che  Antonio Sassolino,  commissario all’epoca dei fatti ( oggi sotto processo per truffa ed altro N.d.R.)  firma il contratto con la Fiba,  costituisca poi la Impregeco grestica l’emergenza rifiuti e poi vogliano attribuire a me il ruolo di deus ex machina di tutto”.

     Il Tribunale quasi per l’intera mattinata ha riservato ancora al capitano Pasquale Starace, attualmente comandante del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Udine,  e dal 2003 al 2009,  comandante della Sezione Operativa Centrale dei Carabinieri per la tutela dell’Ambiente di Roma, la sua deposizione sulle domande proposte dal P.M. Dr. Milita. In apertura però è stato nominato un perito, il Dr. Antonio Cupperi, esperto in fonia da Napoli,  il quale ha accettato l’incarico riservandosi di depositare la perizia entro 90 giorni.

     In effetti il Tribunale ha chiesto di esaminare le 270 intercettazioni foniche  ( compreso quelle del processo di Roma ) e le 2 intercettazioni ambientali ( rilevate con tale Arcangelo Martino )  e di disporre una elenco di quelle che interessano direttamente l’On. Casentino ( escludendo per esempio quelle dove l’imputato è citato ma non interviene ) per poter inviare poi alla Camera dei Deputati le stesse intercettazioni  e per ottenere la dovuta autorizzazione all’utilizzo.
     Il perito, inoltre, dovrà verificare che le trascrizioni delle intercettazioni corrisponda all’elenco depositato dalla Pubblica Accusa. Le operazioni di verifica sono state fissate per il 25 ottobre prossimo   presso lo  studio del perito in Napoli. Il Tribunale solo successivamente dovrà scegliere le conversazioni da inviare alla Camera assieme ai supporti fonici ed a quelle non trascritte.
     Su  questo argomento il P.M. Dr. Milita ha  chiarito che occorre pazientare per l’acquisizione delle registrazioni foniche perché provengono da vari processi che sono tuttora in corso in varie sedi giudiziarie e che la DdA nominerà un perito che dovrà doppiare tutte le bobine.  Si tratta –  ha chiarito ancora il Dr. Milita di atti che sono inseriti nel processo Andreozzi la cui perizia è costituita da oltre 8 mila pagine e non è oggi disponibile.
     A questo punto è intervenuta la difesa nella persona del prof. De Caro il quale ha chiarito che le intercettazioni acquisite sono moltissime e che sarà molto difficile fare il controesame senza avere contezza delle stesse ed ha chiesto al tribunale di indicare un termine ultimo.
    E’ poi proseguita ( è la terza udienza dedicata alla escussione di questo teste che è poi il perno principale essendo il firmatario dell’informativa che ha dato corso al processo ) la deposizione del Capitano Starace – sempre su  impulso del procuratore antimafia Milita – il  quale ha ripercorso l’exursus delle indagini,  partendo dalle numerosissime intercettazioni telefoniche (2001-2009) specialmente quelle intercorse tra Giuseppe Valente, Giulio Facchi, Giacomo Germini, Ugo Carpinelli, Nicola Paolucci, Claudio De Biasio, Raffaele e Cipriano Chianese, Mario Landolfi, Gennaro Coronella, Vincenzo Iodice, Giancarlo Della Cioppa, Michelangelo Madonna, Antonio Abbate, Paolo  Russo, Ugo Conte, Sergio e Michele Orsi, Antonio Filosa, Mattia Di Lorenzo, Antonio Russo, Gennaro Capizzi, Giuseppe Di Lorenzo, Carlo Savoia, Gianni Di Rosa, Lorenzo Montecuollo.    Oltre alle deposizioni dei collaboratori di giustizia Gaetano Vassallo e Carmine Schiavone.  

     Più volte, però, la difesa ha dovuto riprendere il capitano,  il quale si è lanciato con ipotesi e affermazioni proprie non suffragate da cartule, colorendo con argomentazioni e spunti di suggestione . A questo punto  il piemme ha chiesto al teste di dire solo la fonte delle informazioni.

    Da questa ulteriore deposizione del capitano Starace è emerso,  ancora una volta,  che vi sono state irregolarità nella gestione della emergenza rifiuti ( Parco Saurino – Lo Uttaro – Termovalorizzatore di S. Maria la Fossa – lotta per vendere i terreni dove dovevasi costruire l’impianto, per i terreni da acquisire per l’ampliamento  ) della Impregeco e del Consorzio Ce4; che era in atto una lotto per screditare  la Fibe, egemonizzare il controllo della gestione dei rifiuti in Provincia di Caserta. 

     Per il progetto dell’ampliamento della discarica di Parco Saurino il  Cap. Starace ha fatto molti nomi dei proprietari dei terreni vicini al sito che avrebbero fatto “carte false” per far acquisire i terreni. Il processo è stato aggiornato al  17 ottobre prossimo e l’udienza è stata riservata alla escussione dei testi dell’accusa: Armando Cattaneo  Amm.re della FIBE e il Cap. Alessandro Pulcri che ha proseguito l’indagine dopo il trasferimento di Starace. L’esame di Starace, tuttavia, continuerà nella udienza già fissata per il 7 novembre.  Resta da sciogliere un enigma: il Nicola di cui tanto si parla in quasi tutte le intercettazioni è Nicola Casentino? Sarà chiarito l’equivoco nel corso del dibattimento?


  

sabato 8 ottobre 2011

UN ALTRO ESEMPIO DI MACELLERIA GIUDIZIARIA?


Innanzi la Prima Sezione Penale

Fissata per il 19 prossimo la prima udienza per il processo a carico dell’avv. Michele Santonastaso

Accusato di collaborare con i boss da lui difesi è detenuto  a Secondigliano da quasi un anno e  protesta la sua innocenza – La mancata solidarietà della Camera  Penale -  Richiesta risarcitoria ad un quotidiano locale  di 500 mila euro per diffamazione.  Nel processo vi sono risvolti di ordine morale, deontologici e giuridici. 


     S. Maria C.V. ( di Ferdinando Terlizzi ) E’ stata fissata per il prossimo 19 ottobre,  innanzi la  prima sezione penale del Tribunale di S. Maria C.V. ( Presidente Orazio Rossi, giudici Francesca Auriemma e Paola  Cervo ), la prima udienza  del processo a carico dell’avv. Michele Santonastaso,  accusato di essere un interno del clan dei casalesi e di essersi messo a disposizione dei boss che lui difendeva.  Detenuto a Secondigliano da oltre un anno, protesta la sua più viva innocenza a mezzo memoriali  che saranno riletti nel corso del dibattimento.
     Arduo è, naturalmente, il compito della difesa,  affidata al decano della classe forense sammaritana,   lo scrittore, storico e avvocato Giuseppe Garofalo,  che proprio  lunedì scorso ha avuto il primo colloquio con il suo “collega-imputato”.  Chi si faccia a leggere i numerosi incartamenti ( la memoria  difensiva,  scritta dall’avvocato Michele Santonastaso, dove rintuzza, con dovizia di particolari,  punto per punto, tutta l’accusa,  è di circa 200 pagine,  con 36 allegati ) troverà che nell’accusa vi sono risvolti di ordine morale, deontologici e giuridici e numerose “anomalie”. Ma bisognerà attendere il processo e attenersi  alla verità che emergerà  dal dibattimento. 
     Ma,  nonostante ogni strenua difesa finora attuata,  da lui stesso e dai precedenti difensori,  le istanze di scarcerazione ( anche con richiesta di soggiorno fuori Regione ) sono state rigettate con varie motivazioni,  non esclusa la mancata attuazione di una eventuale richiesta di rito abbreviato. A nulla sono valse le dimissioni dall’Albo degli Avvocati,  Michele Santonastaso, avvocato penalista a tutto tondo,  anche  difensore di molti boss  ( strappato agli affetti della moglie e dei figli) continua a marcire in una  mansarda di Secondigliano, in compagnia di detenuti di ogni risma, ( tutto il giorno con quattro infamoni, briganti, papponi, cornuti e lacchè… per dirla con De Andrè )   in una cella  con letti a castello, senza acqua e contiguo al fetore del wc del vano 2x3.
     Ma chi se ne frega? Tanto in Italia la carcerazione preventiva è come una tortura legalizzata, ma nessuno muove un dito. Ovvero non lo muovono coloro i quali non hanno provato,  sulla propria pelle,  l’esperienza allucinante  della improvvisa privazione della libertà personale,    che,   deve andar bene,  per portarti  al suicidio,  ( non ci si dimentichi di Gabriele Cagliari, Raul Gardini e dell’on. Carmine  Mensorio,  tutti morti suicidi con accuse infondate )  mentre chi conosce il “sistema” da dentro si sente coinvolto nella battaglia per la libertà.
     Intanto,  da più parti ci si aspettava una levata di scudi, o quantomeno una solidarietà,   un cenno, specialmente dalla Camera Penale di S. Maria C .V.,  in difesa dall’avvocato-detenuto che, fino a condanna passata in cosa giudicata ( come tutti sanno  ) è da considerarsi innocente. Gli avvocati sammaritani avrebbero potuto discutere sull’annoso problema per individuare quel confine ( invisibile ) che divide il diritto-dovere dell’avvocato,  dal comportamento  criminale dello stesso.  Oppure se si  fossero  trovati  di fronte ad un “processo vero” con prove “false”  o a prove “vere” con un “processo falso?”.  Se si fosse  trattato  dell’uso del “dolo” buono o di quello “malo”? ( come ha ampiamente spiegato Giuseppe  Garofalo nella sua ultima opera “L’Empia Bilancia”).  Ci si domanda allora: “Dove inizia e dove finisce  la funzione di difensore?”.
     Finanche la Unione Nazionale delle Camere Penali d’Italia,  ha fatto  sentire la propria voce,  in occasione dell’accusa infondata dei media,  per la prescrizione del processo Cassiopea,  addossata alla “melina” dei rinvii utilizzata dagli avvocati  penalisti. Ma quelli della Camera Penale sammaritana hanno tutti gli occhi bendati. Perché?  Scheletri negli armadi? O altro ancora più grave?
     E veniamo alla richiesta di 500 mila euro di risarcimento contro un quotidiano locale.  L’Avv. Michele Santonastaso – a mezzo del suo difensore – l’avvocato civilista Michele Marra,  ha inoltrato presso la Camera di Conciliazione “Forum” di Caserta, una proposizione di composizione della vertenza. L’oggetto è la diffamazione protrattasi con una serie di articoli,  nei quali,  prima si afferma candidamente di aver ricevuto direttamente dal pentito Augusto La Torre, ( definito dalla “Voce della Campania” “psico-boss” e che hanno tentato di zittirlo e di calmarlo, mettendolo al 41 bis,  quando lanciava accuse ad un piemme, con una interrogazione dell’On. Laura Garavini del  Pd: Problematiche relative alla collaborazione con la giustizia del boss camorrista Augusto La Torre n° 2-00395-del 27 maggio 2009-urgente )  - spedita dal Carcere di Torino -  una lettera e la si pubblicava con ampio risalto – 22 luglio 2007 - ( si parlava della collega Tina Palomba che secondo La Torre scriveva solo cose che le venivano riferite dal P.M. Raffaele Cantone ) e poi,  a distanza di tempo,  si ripubblica la stessa lettera,  dichiarando che la missiva era stata recapitata dal boss al proprio avvocato  Michele Santonastaso.  Tutto falso. Come sono falsi altri articoli che addebitano a Santonastaso di aver pilotato “perizie mediche”,  laddove si tratta invece di perizie “foniche”  e non da lui pilotate.
     Resta poi in piedi il processo penale ( già fissato ) per quello che “Il Barbiere della Sera” ha definito  “Il corriere delle Beffe”, l’annosa vicenda di quel povero cristo dell’avvocato Siviero che riguarda il falso scoop pubblicato il 30 luglio scorso che ha prodotto  gli  effetti di un terremoto sul praticante avvocato Domenico Siviero e sulla sua famiglia: il padre Antonio, ingegnere alla Asl Caserta 1, la madre Rosanna, impiegata, e il fratello Claudio, ventunenne studente di Ingegneria all’università Federico II°. Veramente,  definire “ciarpame” quanto pubblicato dal quotidiano casertano è veramente  un regalo… per non dire altro.
     Allo stato,  l’avvocato Michele Santonastaso ha 3 giudizi penali pendenti. Quello fissato per il 19 prossimo,  dove viene accusato di essere un interno della camorra; quello con un avvocato di Castellammare di Stabia  ( Catello Di Capua, di 44 anni, difensore di alcuni storici collaboratori di giustizia appartenenti a clan camorristici  del casertano, in particolare i Casalesi ed i Belforte di Marcianise )   dove avrebbe ricevuto confidenze,  mai però da lui utilizzate in sede processuale e fissato per novembre;  ed infine quello per la “famigerata” lettura del “papiello” in Corte di Appello in sede di secondo grado del processo Spartacus,  fissato a Roma per il 22 prossimo,  dove non si intendeva minacciare nessuno,  ma solo stigmatizzare  il comportamento di certi giornalisti e  segnalare l’uso,  spesso indiscriminato,  di certi pentiti.
     Di quest’ultimo processo sono stati fatti due tronconi: uno che vede parti lese i piemme Cafiero De Raho e Raffaele Cantone incardinato a Roma e l’altro che vede Rosaria Capacchione e Roberto Saviano, destinatari di (fantomatiche… Sic!)  minacce,  pendente ancora,  dopo ben  4 anni,  in istruttoria a Napoli.
    






giovedì 6 ottobre 2011

Roma, 6 ottobre 2011 - Tra i presenti il criminologo Carmelo Lavorino -



IERI  PRESSO IL GABINETTO  della CRIMINAL POL DI ROMA

SBAGLIATO IL PACCO DEI REPERTI DEL DELITTO MOLLICONE
SALTA LA PRIMA SESSIONE

 PER UN ERRORE DEL CANCELLIERE DEL TRIBUNALE DI CASSINO  CUSTODE DEI REPERTI GIUDIZIARI SALTA LA PRIMA SESSIONE PER L’ESAME DELLE IMPRONTE DIGITALI  -
SU TUTTE LE FURIE IL PROF. NOVELLI CHE DOVRA’ ANDARE A CASSINO PER PRELEVARE I NUOVI REPERTI  -


( Dal nostro inviato a  Roma  )

       Roma - ( di Ferdinando Terlizzi ) -  E’ letteralmente saltata, assieme ai nervi di tutti i presenti, la seduta di  ieri,  convocata presso  il  Gabinetto della CRIMINALPOL   di  Roma , per l’esame comparato delle impronte digitali. E’ arrivato, infatti, spedito dalla cancelleria del Tribunale di Cassino, dove sono conservati tutti i reperti del delitto  di Serena Mollicone,   un pacco sbagliato. I periti ed i consulenti in base all’incarico  conferito dal Tribunale di Cassino,  ( Gip Angelo Valerio Lanna, P.M. il Procuratore Capo Mario Mercone )  si erano accordati di visionare tutti i reperti  che mnon erano stati ancora sottoposti  al loro vaglio. Invece, è arrivato il cartone contenente i reperti che già erano stati esaminati e catalogati.
     In apertura dei lavori   il perito del Tribunale,  nella persona del Prof. Giuseppe Novelli, direttore del Laboratorio di Genetica Medica presso l’Università Tor Vergata di Roma, con la collaborazione dei consulenti di parte,  ha stabilito che si recherà personalmente presso il Tribunale di Cassino per identificare e prelevare il pacco contenente i reperti da esaminare.
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      E’ stato stabilito  inoltre, che i prelievi di saliva a cui saranno sottoposti tutti gli indagati per identificare il DNA  sarà effettuato a Cassino,  per evitare lo stress ed eventualmente la alterazione dei campioni. Non è stato però ancora fissata la data della prossima sessione .
     Oltre ad uno stuoli di ufficiali della polizia scientifica di Roma erano presenti i  due ingegneri di genetica vegetale dell’Università Tor Vergata di Roma,  nella persona dei Dottori  Giulia Viggiani e Antonella Canini, i quali  dovranno esaminare le  tracce delle vegetazioni che coprivano il corpo della povera vittima.
     Erano presenti, inoltre,  gli avvocati difensori,   Dario De Santis per la famiglia Mollicone, con il consulente di parte, il Gen. Luciano Garofano ( giunto con circa un’ora di ritardo ); l’Avv. Armando Pagliai ( per il fidanzato di Serena, Michele Fioretti, e la  madre, Rosina Partigianoni, indiziati dell’omicidio); l’avv.Emiliano Germani (per  il brigadiere Francesco Suprano, anche lui  indiziato del grave delitto ) assistito dai consulenti di parte,  il criminologo   Dr. Carmelo Lavorino e il genetista  Prof. Saverio Potenza; e l’avv. Eduardo Rotondi.  
     Inoltre era presente l’avv. Francesco Germani ( per Franco Mottola, all’epoca comandante della  stazione  dei carabinieri di Arce, 55 anni residente a Teano; per  il figlio Marco,   29 anni in famiglia a Teano, e per la madre, omonima del marito,  Anna Maria Mottola,  nata e residente a Teano di anni 50,  ( tutti indiziati per l’omicidio ) coadiuvato dai  consulenti di parte,  il Prof. Luigi D’Ancora, esperto in medicina legale,  dell’Università di Napoli e  il  Prof. Ciro Di Nunzio, genetista, dell’Università di Catanzaro.
     Intanto,  non sappiamo se sarà rispettata la già fissata data del 16 dicembre presso il Tribunale di Cassino,  avendo l’incidente di ieri fatto slittare tutti i tempi. Ma ormai a 10 anni dal delitto non si tiene  conto del tempo trascorso ma la preoccupazione di tutti e che il passare del tempo cancella non solo le eventuali tracce non conservate bene,  ma svilisce il caso,  lasciando però pesanti dubbi sui presunti  colpevoli  che,  tuttavia,  come tutti  sanno  - ma che molti fanno finta di ignorare – sono da considerarsi innocenti fino a sentenza passata in cosa giudicata.
     Troppi sono i casi di imputati assolti dopo anni di detenzione e troppo pochi sono i giudizi che condannano lo Stato a risarcire la carcerazione preventiva. Per  fortuna, in questo processo, risono gravi indiziati del truce delitto ma nessun detenuto.
     Dall’altro lato la famiglia di Serena Mollicone  vuole sapere chi e perché è stata uccisa la povera Serena… ma, la giustizia finora non ha saputo dare alcuna risposta definitiva nonostante ci siano stati tre gradi  di giudizio che hanno però scagionato il presunto t omicida. 
    

        

mercoledì 5 ottobre 2011

ECHI DEL MEMORIAL FRANCO CARRANO

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IL DR. GIACOMO ROCCATAGLIATA PRESIDENTE DEL CAMEC ED IL DR. MICHELE DE SIMONE PRESIDENTE DEL CONI PREMIANO IL NOSTRO DIRETTORE FERDINANDO TERLIZZI CON UNA COPPA   IN OCCASIONE DELLA TERZA EDIZIONE DEL MEMORIAL FRANCO CARRANO IL 2 OTTOBRE 2011 A S. MARIA C.V.