domenica 24 marzo 2019


CITTA’ EUROPEA DEL VINO 2019, FELICORI: "L’ITALIA RISORGE INVESTENDO SULLA BELLEZZA DEL PAESAGGIO”



Il sindaco di Guardia Sanframondi Floriano Panza: “Rappresenta lo spirito e le potenzialità del brand, puntiamo sul marketing territoriale”

 




 


Conferita a Guardia Sanframondi l’onorificenza di “Ambasciatore della Falanghina nel mondo” a Mauro Felicori che, incarnando lo spirito e le potenzialità del brand, contribuirà a sviluppare azioni di marketing territoriale, legate alla componente vitivinicola ed alla internazionalizzazione.

“Oggi iniziamo un percorso strategico di promozione – afferma Mauro Felicori – lanciando un messaggio all’Italia intera: il nostro Paese risorge valorizzando i beni culturali, promuovendo la bellezza del paesaggio, investendo in agricoltura. Questa Valle esprime una formidabile unione di valori positivi, come il clima favorevole, la suggestione del paesaggio, l’onesta della gente che lavora la terra, il senso di appartenenza della comunità, le eccellenze storiche e culturali, la tutela delle tradizioni. I turisti arrivano in Campania per visitare siti come la Reggia di Caserta o per partecipare ad eventi come il Ravello Festival ma poi vogliono anche mangiar bene, degustare i prodotti del territorio, visitare i borghi e scoprire le tradizioni tipiche”.

Un importante riconoscimento, dunque, che premia l’attività di promozione del territorio svolta dal manager negli ultimi anni ed il grande contributo offerto all’implementazione del comparto turistico in Campania.
“Abbiamo deciso di conferire l’onorificenza a Mauro Felicori – spiega Floriano Panza, sindaco di Guardia Sanframondi – per aver mostrato sempre estrema attenzione al Sannio, nella sua visione strategica, e alla Valle Telesina, tanto da aver avuto l’intuizione di sviluppare un'offerta turistica collettiva. Da direttore della Reggia di Caserta ed esperto di marketing territoriale, Felicori ha offerto un prezioso contributo all’implementazione del comparto turistico ed alla riscoperta delle bellezze della Campania, svolgendo una incessante opera di valorizzazione ed offrendo una visibilità mediatica al nostro patrimonio materiale, immateriale, demoetnoantropologico ed enogastronomico. E’ riuscito ad instillare in tutti noi un sentimento comune di orgoglio locale e la voglia di rinascita di un territorio da troppo tempo sopita. Una visione lungimirante – conclude – che ora trasferirà ad agronomi, produttori vitivinicoli, enologi, tecnici ambientali, ricercatori ed esperti di marketing e comunicazione, che si avvarranno della sua esperienza anche nell’ambito del progetto BioWine di Sannio Falanghina”.

La Regione punta a creare nel Sannio un polo di altissima formazione per l'agricoltura.
“Il ruolo dei Comuni sarà decisivo – precisa Erasmo Mortaruolo, delegato per la Città europea del Vino 2019 dal governatore Vincenzo De Luca – è arrivato il momento di diventare un modello di buone pratiche, puntando sul paesaggio e sulle eccellenze del territorio. Ieri a Milano abbiamo presentato le iniziative organizzate per Vinitaly dalla Regione Campania ed i numerosi eventi dedicati a Sannio Falanghina. Puntiamo a raccontare il territorio ma la proposta che deve accompagnare il 2019 è guardare in prospettiva. In un mondo globale, dobbiamo riprendere a correre investendo in sostenibilità, innovazione e rinnovamento nell’agricoltura e, soprattutto, candidandoci a diventare un polo di altissima formazione”.

Un binomio vincente, quello tra Felicori e la Falanghina, ed un percorso a tappe iniziato nel 2017 con la firma del protocollo tra Reggia di Caserta e 16 Comuni della Valle, che ha consentito che il monumento diventasse il perno centrale dei rapporti con il territorio, in una visione del tutto nuova del valore dei beni culturali, e che si costruisse una offerta turistica autenticamente innovativa ed integrata, anche se legata ad antiche tradizioni.
Nel 2018, in occasione del lancio della piattaforma dei “Word Heritage Journeys of Europe”, che la Commissione Europea ha generato per incanalare i flussi turistici provenienti dal nord America e dalla Cina verso i siti europei di maggior pregio, si è colta direttamente l’efficacia della strategia: i confini non si limitano alla Reggia di Caserta ma la promozione riguarda l’immenso patrimonio artistico e produttivo del territorio casertano e beneventano, compresa Guardia Sanframondi, con particolare riferimento al turismo esperienziale legato al patrimonio enogastronomico, al “Food and Wine Experience” e alle tradizioni identitarie locali.


Sannio Falanghina – Città europea del Vino 2019
Ufficio Stampa e Relazioni Media

sabato 23 marzo 2019



Identità Golose Milano 2019: il Tema e gli appuntamenti di Franco Pepe.






 

“Costruire Nuove Memorie.”
È questo il tema della quindicesima edizione del congresso Identità Golose Milano che farà da filo conduttore a quello dello scorso anno, il Fattore Umano.
Un tema che è sicuramente familiare a tutti gli esponenti del mondo culinario. Che siano chef, pasticceri, pizzaioli, artigiani o gelatieri, la speranza comune è che i loro nuovi piatti diventino nuove memorie collettive, nuove tradizioni.
E il fattore umano svolge un ruolo fondamentale in questo, perché è strettamente correlato al concetto di tradizione.
La 
tradizione è infatti un elemento molto caro alla natura dell’uomo: coinvolge persone, emozioni e luoghi che in passato abbiamo conosciuto, vissuto e amato.
E i piatti sono un rifugio sicuro e sempre aperto ad accogliere le memorie più care.
Per la prima volta non sarà l’inverno ad ospitare il congresso milanese ma la primavera. L’appuntamento è infatti da sabato 23 marzo a lunedì 25 al MiCo, centro congressi in Via Gattamelata.
Tra i tantissimi relatori di spicco dell’edizione di quest’anno sarà presente anche Franco Pepe. Tra i tanti suoi appuntamenti non ci sarà solo quello di presenziare come relatore ufficiale sul palco del congresso con la lezione che celebrerà la chiusura della quindicesima edizione, ma anche cene di gala e degustazioni in prestigiosi stand.

Ecco l’elenco completo dei suoi appuntamenti:
·         Sabato, Domenica e Lunedì alle ore 13:00-15:00.
STAND DISTILLERIA BONAVENTURA MASCHIO: Degustazione di pizza e cocktail in abbinamento con Filippo Sisti.
Sabato: Degustazione La Crisommola
Domenica: Degustazione La Scarpetta
Lunedì: Degustazione La Memento

·         Sabato pomeriggio.
STAND GRANA PADANO: Degustazione e presentazione AnaNascosta a 30/40 invitati d’eccezione.

·         Domenica sera
IDENTITÀ ITALIA – viaggio attorno al pomodoro: Cena di gala con Moreno Cedroni, Salvatore Bianco e Paolo Brunelli. Degustazione Pizza “La Ritrovata”.

·         Lunedì pomeriggio
IDENTITÀ DI PANE E PIZZA: Gran finale con la lezione sul palco del congresso in Sala Blu 2.
Tema: “La tradizione con l’evoluzione diventa Nuova Memoria.”









mercoledì 20 marzo 2019


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Su iniziativa del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Crimi, il 25 marzo h. 9 a Roma, presso la Sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio in Via Santa Maria in Via n. 37 vi sarà la cerimonia di apertura degli Stati Generali dell’Editoria. Il programma.. “Gli stati generali dell’editoria sono un processo che durerà diversi mesi. Immaginiamo una fase di consultazioni fino a giugno-luglio, per arrivare a settembre con i disegni di legge da depositare” ha spiegato Crimi
20.3.2019 - Stati Generali dell’editoria, Roma lunedì 25 marzo h. 9. ECCO IL PROGRAMMA: con Conte e Crimi gli interventi di Fieg, Fnsi, Upa, Odg, Anso e Uspi. IN  https://www.primaonline.it/2019/03/19/286554/stati-generali-delleditoria-ecco-il-programma-il-25-marzo-a-roma-con-conte-e-crimi-gli-interventi-di-fieg-fnsi-upa-odg-anso-e-uspi/   Ecco il programma.

Alle ore 9 intervento di apertura del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e, a introduzione ai lavori, di Vito Crimi. Dalle 10 in poi interverranno:

.Marco Giovannelli, presidente Associazione Nazionale Stampa Online (Anso)

.Andrea Riffeser Monti presidente  Federazione Italiana Editori Giornali (.FIEG)

.Raffaele Lorusso Segretario Generale Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI)

.Carlo Verna Presidente Ordine Nazionale dei Giornalisti (ODG)

.Francesco Saverio Vetere, Presidente Unione Stampa Periodica Italiana (USPI)

.Giovanna Maggioni Direttore Generale Utenti Pubblicità Associati (UPA).

Conclusioni: Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’informazione e all’editoria, Vito Claudio Crimi.

xxxxxxxxxxxxxxxxxx

Editoria: Stati Generali il 25 marzo a Roma. Crimi: confronto per aiutare il settore; prevista una consultazione pubblica. INhttps://www.primaonline.it/2019/03/15/286366/editoria-il-25-marzo-al-via-agli-stati-generali-crimi-confronto-per-aiutare-il-settore-con-miglioramenti-per-giornalisti-editori-e-cittadini/

Al via lunedì 25 marzo gli Stati Generali dell’Editoria, voluti dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e organizzati dal Sottosegretario di Stato con delega all’informazione e all’editoria, Vito Crimi. Dopo l’inaugurazione, nelle settimane successive, fa sapere M5S in una nota, si aprirà la fase di consultazione pubblica in cui chiunque potrà avanzare le proprie proposte all’interno di cinque aree tematiche e raccogliere spunti dalla parte più significativa di interlocutori del settore.

Obiettivo: il rinnovamento di un settore strategico come quello dell’editoria. Al termine delle consultazioni verrà presentato un documento finale completo, frutto del lavoro condiviso di tutte le parti coinvolte.

“Ora più che mai si avverte l’esigenza di un confronto serio e diretto, affinché governo e tutte le categorie di attori della filiera di produzione e distribuzione delle notizie dialoghino sul futuro dell’informazione, spiega Crimi. “Dagli stati generali dell’editoria mi auguro arrivino proposte per aiutare un settore che sta rapidamente cambiando il modo di fruire l’informazione, un aiuto che porti miglioramenti per i giornalisti, per gli editori ma soprattutto per i cittadini”.

Alla cerimonia di apertura, prevista per il 25 marzo alle ore 9.00 presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, all’intervento del premier Conte seguirà una tavola rotonda moderata dal Capo Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, Cons. Ferruccio Sepe, alla quale prenderanno parte i presidenti di Federazione Italiana Editori Giornali, Federazione Nazionale Stampa Italiana e Ordine dei Giornalisti, Marco Associazione Nazionale Stampa Online, Unione Stampa Periodica Italiana, Utenti Pubblicità Associati. “Gli stati generali dell’editoria sono un processo che durerà diversi mesi. Immaginiamo una fase di consultazioni fino a giugno-luglio, per arrivare a settembre con i disegni di legge da depositare”, ha spiegato Crimi,  aggiungendo all’Ansa qualche dettaglio sugli Stati Generali. Ci sarà una prima parte della consultazione che si svolgerà online ed una seconda con confronti diretti, per arrivare a uno o più disegni di legge.“L’obiettivo è individuare i possibili interventi del legislatore per favorire uno sviluppo positivo delle dinamiche di mercato”.

“Vogliamo coinvolgere la più ampia base possibile, con un occhio di riguardo ai soggetti istituzionali, come ad esempio l’Ordine dei giornalisti, la Fnsi e le organizzazioni sindacali degli altri lavoratori interessati. Per ogni settore che andremo a coinvolgere ci saranno le rappresentanze istituzionali riconosciute”.

“Non conosciamo ovviamente l’esito. Abbiamo la nostra visione politica e ci sarà un elemento di indirizzo, ma partiamo senza preconcetti con l’obiettivo di trovare soluzioni che aiutino tutto il sistema ad evolvere nel mercato nella maniera migliore per tutti”. Per questo il coinvolgimento sarà il più ampio possibile. Ad esempio, rivela Crimi, tra i soggetti partecipanti ci sarà l’Upa, l’associazione che riunisce le più importanti aziende che investono in pubblicità.

“Sono i principali finanziatori del sistema. Il loro punto di vista va preso in considerazione”. A fare la sintesi tra le varie proposte che saranno presentate sarà il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria.

“Il 25 marzo ci sarà l’evento di apertura con il premier Giuseppe Conte – prosegue Crimi -, poi si andrà avanti con una cadenza ben determinata. Oggi si può dire che gli Stati Generali si faranno, questa è una certezza. Se ne parla da anni ed ora è realtà: riuscire a mettere intorno a un tavolo tutto il mondo dell’editoria deve essere vista con un’opportunità per tutti i soggetti coinvolti”. “Il legislatore non può e non deve sostituirsi al mercato. L’obiettivo è individuare i possibili interventi che consentano alle imprese di operare nel mercato nel modo migliore possibile”, ha concluso.                                                                                                                                      

 

martedì 19 marzo 2019




Martedì 26 marzo alle ore 18 a Spigno Saturno presso Villa Caribe

PRESENTAZIONE DEL LIBRO E DEL FILM “La casalese” – Operazione Spartacus


La Casa Editrice Eracle e la produzione cinematografica Roxyl Music&Film di Angelo Bardellino presentano il libro e il film realizzato dalla scrittrice Antonella D’Agostino (Lady Vallanzasca) – Nella circostanza verrà proiettato in anteprima nazionale, il trailer del film. All’evento saranno presenti tuti gli attori del cast, la nota attrice e cantante Izabel Nedely e da Milano, il noto conduttore della trasmissione “La Valigia degli Artisti”, Rudy Zecca. Modererà il dibattito la giornalista e scrittrice Francesca Nardi (autrice, tra l’altro, de “Il Codice Inverso”, il libro che  disvela una parte sconosciuta all’opinione pubblica riportando ad esempio le “mappe” che Carmine Schiavone disegnò per far rivenire i rifiuti tossici e radioattivi in Campania). Interverranno il giornalista e scrittore Ferdinando Terlizzi, che ha curato per Eracle Edizioni il libro-confessione dell’ex boss Augusto La Torre, “Il Camorfista”, da “criminale a criminologo” e l’Avvocato penalista Luigi Cellini.

lunedì 18 marzo 2019







CITTA’ EUROPEA DEL VINO 2019, IL SUD RIPARTE DA “SANNIO FALANGHINA” 

E MATERA


Il programma prevede 120 eventi: il 25 marzo la capitale europea del vino incontrerà la capitale europea della cultura



Entra nel vivo la macchina organizzativa di Sannio Falanghina “Città europea del Vino 2019”, il prestigioso riconoscimento assegnato al territorio beneventano da Recevin, la rete delle 800 Città del Vino presenti in 11 Paesi europei.


Il 25 marzo, a Matera, la capitale europea del vino incontrerà la capitale europea della cultura per presentare il progetto "BioWine", asset portante e fondante del dossier inviato a Bruxelles a supporto della candidatura.
Ad un mese di distanza dalla cerimonia ufficiale di investitura, che ha segnato il passaggio di testimone dalle cittadine portoghesi di Torres Vedras e Alenquer, il Sannio è pronto a seguire il percorso tracciato nel 2016 dalle terre del Prosecco Superiore DOCG Conegliano-Valdobbiadene e a raccogliere la sfida: promuovere la cultura del vino e realizzare una filiera vitivinicola innovativa, condividendo uno statuto del Paesaggio rurale per valorizzare il territorio e disciplinare l’uso degli spazi interni. 

“Il nostro obiettivo – spiega Floriano Panza, sindaco di Guardia Sanframondi – è adottare un Piano regolatore comune in tutti i territori di Sannio Falanghina, progettando un paesaggio armonioso e tutelando i nostri centri urbani ma soprattutto stimolando il senso di appartenenza ad una comunità. Il titolo di Città europea del Vino rappresenta una opportunità straordinaria per rafforzare la nostra reputazione a livello internazionale, promuovere le eccellenze, attrarre turisti e favorire uno sviluppo economico sostenibile anche per i giovani che vogliono restare nel Sannio. Abbiamo già definito il programma con gli eventi, a partire dalla partecipazione a Vinitaly e dalla presentazione del testimonial europeo e del manifesto ufficiale firmato dall’artista Mimmo Paladino”.

Per capire ancora meglio l’importanza dell’iniziativa, basta vedere le cifre di Sannio Falanghina: 12 mila ettari di vigneto, la più estesa area vitivinicola in Campania; 3 denominazioni di origine ed 1 indicazione geografica per più di 60 tipologie di vini; il 50% dell’intera produzione vitivinicola regionale, con oltre la metà del vino campano tutelato da denominazioni di origine; 900 ettari di vigne specializzate solo a Castelvenere (il 60% della superficie totale), il territorio più vitato della Campania e tra i più vitati d’Italia; 10 mila aziende impegnate nella produzione di uva; oltre 100 aziende che vinificano ed etichettano; 160 cantine con circa 2.500 lavoratori, senza considerare l’indotto; 2 milioni di euro destinati alla promozione, oltre agli investimenti già annunciati dal governatore Vincenzo De Luca; 1 sfilata dei carri realizzati ogni anno a Solopaca con i primi chicchi d’uva della stagione; 120 abitazioni già acquistate da turisti stranieri nel borgo di Guardia Sanframondi (provenienti da Scozia, Stati Uniti e Canada); la più importante realtà cooperativa della Campania ed una delle principali del Mezzogiorno, la Guardiense, con 1.000 soci, circa 140 mila ettolitri di vino prodotti annualmente, 5 milioni di bottiglie vendute in Italia e nei principali mercati internazionali. E non solo.

In programma oltre 120 eventi in 365 giorni – tra degustazioni, convegni tematici, manifestazioni culturali ed enogastronomiche – e la partecipazione a Parigi alla settimana dedicata alla cucina italiana. I prossimi impegni: 23 marzo – Guardia Sanframondi, cerimonia e nomina del testimonial europeo; 23 marzo – Spazio Campania (Milano), presentazione del progetto Sannio Falanghina e delle iniziative previste dalla Regione Campania a Vinitaly; 25 marzo – Matera, presentazione del progetto "BioWine" della Città europea del Vino 2019; 7-10 aprile – Vinitaly (Verona), presentazione del manifesto ufficiale firmato da Mimmo Paladino.
Proprio in occasione di Vinitaly, la più grande manifestazione dedicata al mondo del vino, Sannio Falanghina sarà protagonista nel padiglione della Regione Campania e nel padiglione del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo.

“Il governo regionale – afferma Erasmo Mortaruolo, consigliere regionale e delegato del presidente De Luca per Sannio Falanghina – sta lavorando per predisporre uno specifico Programma operativo complementare come valido contributo per elevare l’asticella organizzativa delle iniziative più importanti. Stiamo lavorano a pieno ritmo per il definitivo rilancio del comparto enologico facendo leva su tutti gli strumenti finanziari a disposizione con un obiettivo ben preciso: rafforzare la nostra presenza sul mercato nazionale ed internazionale. Ho voluto che si costituisse un tavolo permanente con tutti gli attori della Città europea del Vino, insieme alla Direzione regionale per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, finalizzato a mettere in piedi una progettualità di sistema ed elaborare dei contributi specifici per costruirvi le linee caratterizzanti della programmazione 2021-2027”.

Un vero e proprio distretto del vino, dunque, che comprende 23 territori sanniti e rappresenta la locomotiva del vino campano: i 6 Comuni che hanno sostenuto la candidatura (Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca, Torrecuso e Benevento) ed i 17 Comuni che hanno deciso di aderire all’associazione Città del Vino (Telese, Montesarchio, Dugenta, Amorosi, Bonea, Campoli del Monte Taburno, San Lorenzo Maggiore, Melizzano, San Lorenzello, Faicchio, San Lupo, Cerreto, Vitulano, Frasso Telesino, Paupisi, Foglianise, Ponte), oltre alla Provincia di Benevento.
 


Sannio Falanghina – Città europea del Vino 2019
Ufficio Stampa e Relazioni Media





Il laccio di seta

RUBRICA DI ATTUALITA’

A CURA DI

(di Stelio W. Venceslai)


(



            La questione dei nostri rapporti eventuali con la Cina non mi emoziona in modo particolare. Non riesco a vedere il perché di tanto interesse morboso. Non altrettanto è accaduto quando Francia, Germania e Regno Unito sono andati a Pechino ad offrire le loro meraviglie. I passi degli altri non sono disinteressati né l’Unione europea ha mai mosso un dito, preoccupata da questi sviluppi.
            In un mondo dominato dagli interessi, ognuno segue il proprio tornaconto e non è certo l’inesistente politica estera europea a poter dettare condizioni.            Lo insegnano gli Stati Uniti di Trump, che ha messo a soqquadro la politica internazionale in base, esclusivamente, ai supposti interessi economici americani.
            In un mondo di valori, invece, molti possono obiettare sull’opportunità di rapporti più stretti con la Cina popolare (niente elezioni democratiche, un partito unico, una dittatura di ferro, pena di morte a gogò, diritti civili pressoché inesistenti). Ma che l’Unione europea si attacchi a questi mancati valori per dirsi preoccupata delle iniziative italiane, significa che la Comunità ha ben poco altro da dire, se non nei confronti di una potenza minore, come il nostro Paese.
            La cosiddetta via della seta, che è di tutto tranne che della seta, è un nuovo modello di penetrazione della crescente influenza cinese nel mondo. Vogliamo arrestarla per dirottarla verso Paesi più deboli o più compiacenti?
            Una strada maestra è fatta sia per andare sia per tornare. Le merci viaggiano in tutti i sensi. L’interesse cinese a stabilire un punto d’approdo per il commercio in Europa è analogo a quello europeo in Cina. La differenza è che in Cina c’è un governo, in Europa solo confusione e contrasto d’interessi. I Paesi membri vanno in ordine sparso e non hanno certo bisogno del coordinamento della Mogherini.
            Anche gli Stati Uniti manifestano un certo malumore. La Cina è una grande potenza mondiale emergente, con evidenti ambizioni imperiali, che minaccia l’egemonia americana, già piuttosto appannata. Siamo tutti preoccupati di questo, ma per finta. Trump non ha certo chiesto se eravamo d’accordo con le sue iniziative. Nel contesto internazionale siamo tutti uguali: Malta come il Canada, le Comore come la Russia. Uno vale uno, come sostengono i Pentastellati.  È una sciocchezza, ma la finzione resiste, salvo che per l’Italia.
            Da noi, questo conato di politica estera sembra strano. O è l’inizio di un riscatto o è solo il ruggito della formica. I Cinesi sanno che siamo l’anello debole di una catena che parte da Bruxelles. Forse proprio per questo ci offriranno condizioni migliori. Dipenderà dalla qualità dei nostri negoziatori.
            E qui cade l’asino, perché anche su questo i contrasti al governo sono palesi. Sembra impossibile che in un governo che, a detta dei suoi membri, dovrebbe durare cinque anni, non ci sia un solo punto di accordo, tranne che sulla durata. Salvini e Di Maio, i Dioscuri giallo-verdi, propendono per due parti opposte. Di Maio è favorevole a stringere rapporti con Pechino, Salvini si preoccupa delle reazioni di Washington. Ovviamente, manca il parere del Ministro degli Esteri. Forse Moavero lavora sullo sfondo e produce il fatto compiuto, ma c’è da dubitarne. Sino ad ora non si è visto un granché di politica estera.
            Dissenziente è l’opposizione. Capisco Forza Italia, capisco di meno il PD, sempre schierato all’opposizione anche quando si tratta di un accordo-quadro con un Paese palesemente comunista e scarsamente democratico.
            In materia di politica estera, in verità, non ci dovrebbero mai essere posizioni contrapposte.
            Siamo membri delle Nazioni Unite, della NATO e dell’Unione europea e, quindi, alleati degli Stati Uniti e del Regno Unito, se quest’ultimo riesce a uscire dal casino combinato dalla May con la Brexit. Queste scelte fondamentali sono state fatte subito dopo la 2° guerra mondiale e durante la guerra fredda Molto probabilmente, sono ancora valide. Metterle in discussione è improponibile. Sarebbe un cambio di appartenenza strutturale su cui ci sarebbe molto da discutere. Ciò detto, però, ciò non significa che non dobbiamo avere una politica estera. Purtroppo, è proprio quella che ci manca.
            Le nostre beghe politiche interne hanno di molto appannato una visione italiana di medio periodo degli interessi italiani nel Mediterraneo e nei confronti dei Paesi più prossimi alla penisola.
            Nell’Unione europea abbiamo simpatie turistiche e indifferenze politiche. Siamo serviti solo a far numero nelle maggioranze, ma le questioni sollevate dall’Italia, quando le abbiamo sollevate, non hanno mai trovato risposte soddisfacenti.
            Nel Mediterraneo siamo in freddo con l’Egitto, che è il Paese più importante, per il caso Ingeni. In Libia favoriamo un Presidente debole che è in contrasto con il generale Haftar, l’uomo forte della Libia, sostenuto invece dall’Egitto, dall’Arabia saudita e dagli Stati Uniti. Con la Tunisia abbiamo rapporti di buon vicinato, se non parliamo di olio e d’immigrati da respingere. Con l’Algeria c’è un equilibrio retto solo dagli interessi petroliferi dell’ENI. Il dopo Bouteflika è tutto da vedere. Figuriamoci se abbiamo un’idea di come comportarci!
            I nostri rapporti con la Turchia sono ambigui, come quelli di Ankara con la NATO mentre fa alleanze con Mosca. Con la Siria, prima siamo stati contro Bashar Assad e ora, che sta vincendo lui, con l’aiuto dei Russi, dei Turchi e dei Kurdi, non si sa che pesci prendere. Con Israele siamo amici però strizziamo l’occhio ai Palestinesi.
            La nostra politica estera è una non politica: tirare a campare, ondeggiando tra alleanze, compiacenze e simpatie che, almeno fino ad ora, ci hanno evitato i colpi del terrorismo islamico.
            Manca un dibattito nazionale sulle nostre priorità. Il caso del Venezuela è evidente: un silenzio condito da frasi fatte: elezioni, non violenza, legittimismo. Aria fritta, mentre la gente muore di fame.
            Nell’idea dominante del cambiamento propugnato dal governo giallo-verde, manca uno spazio adeguato per una politica estera (e della difesa) coerente con i nostri interessi. Il vuoto italiano si aggiunge al vuoto dell’Unione europea. Non ci si deve lamentare se altri cercano di riempire questo vuoto.

Roma, 13/03/2019



domenica 17 marzo 2019




LUNEDI' 18 MARZO 

IN CORTE DI ASSISE
  

interrogatorio 

DELL’UNICO ACCUSATO PER IL 

DELITTO DI KATIA TONDI, LA DONNA 

UCCISA IN CASA NEL 2013.


Un processo molto indiziario che vede alla sbarra il marito  imputato (a piede libero) della casalinga strangolata nella sua casa di San Tammaro




(Cronache Agenzia Giornalistica ) –18/03/19-  Santa Maria Capua Vetere – Viva attesa negli ambianti giudiziari per l’udienza di domani, in Corte di Assise, (presidente Giovanna Napoletano, giudice a latere Alessandro De Santis, pm Domenico Musto),  dove riprende il processo a carico di Emilio Lavoretano, il marito della donna uccisa nella sua abitazione a San Tammaro. Ma è un processo aperto a tutte le soluzioni e non c’è’ né la cosiddetta “prova regina”, né una schiacciante prova di accusa ed è quindi un processo altamente indiziario.


Se dovesse prevalere – come speriamo – il convincimento da parte dei magistrati che è meglio un colpevole fuori del carcere che un innocente in galera il giovane Lavoretano dovrebbe essere assolto.
Ma certi processi -e questo è uno di quelli – prendono una piega favorevole e poi approdano ad una di quelle sentenze che nel gergo tecnico giudiziale vengono definite “sentenze suicide”. Vale a dire tutta una istruttoria favorevole all’imputato – magari con qualche indiretto complimento – e poi i vede affibbiare una grave pena.
Non possiamo parlare neppure di grave pena perché a quanto pare l’accusato è incensurato.   

Un punto a favore dell’accusa sarebbe stato segnato dalla relazione presentata dal consulente della Procura Giovanni Garofalo, ex comandante del Ris di Parma, che tramite intercettazioni telefoniche e nuove analisi medico-scientifiche avrebbe individuato l'esatto orario della morte della Tondi riscontrando così la responsabilità del marito della donna, che secondo la Procura era presente in casa al momento dell'omicidio. La donna fu strangolata con un cordone sulla cui natura però non è stata mai fatta chiarezza.

Dal canto suo, sia negli interrogatori, che attraverso il suo difensore, l’avvocato Natalina Mastellone, il Lavoratino ha più volte ribadito la sua innocenza. La parte civile è invece rappresentata dall’avvocato Gianluca Giordano.
Intervistato, infatti, da Edoardo Lucarelli nel corso della puntata, Lavoretano proclamò la sua totale innocenza e si disse convinto che Katia sia stata uccisa durante un tentativo di rapina (alla vittima furono sottratti alcuni effetti personali), ipotesi che però non ha convinto gli inquirenti. Anche successivamente ed in varie altre occasioni il Lavoretano ha protestato con veemenza la sua innocenza
“L'ho trovata che era già morta” raccontò il 34enne Lavoretano agli investigatori della Squadra Mobile della Questura dopo averla trovata accasciata vicino alla porta di casa, affermando di essere uscito poco prima delle 19, quando la moglie era ancora viva, e di essere rincasato intorno alle 20; a conferma del suo alibi l'uomo consegnò anche uno scontrino della spesa, fu creduto ma dopo neanche due mesi fu iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario.

Il medico-legale incaricato dalla Procura affermò pochi giorni dopo nella sua perizia che la Tondi sarebbe stata uccisa tra la 14 e le 16, altro orario in cui Lavoretano non era presente in casa, mentre la 31enne in quell'arco temporale era in compagnia della madre.


Il nuovo pool di consulenti di cui si è circondato Garofalo, ha però analizzato nuovamente gli elementi raccolti stabilendo che la donna morì tra le 18 e le 19 del 20 luglio, in un orario in cui, dunque, Lavoretano sarebbe stato a casa. La morte della 31enne ha anche provocato una battaglia giudiziaria relativa al figlio di sette mesi della coppia, che era nella culla al momento del delitto e che è stato poi affidato al padre; i genitori della Tondi, nonni del bimbo, si sono infatti rivolti al tribunale dei minori di Napoli ottenendo di poter incontrare il piccolo seppur alla presenza del padre.

Come si ricorderà fu il  Gup, Sergio Enea del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere a rinviare  a giudizio Emilio Lavoretano, facendo sua la ricostruzione del sostituto procuratore Domenico Musto che sia in sede di indagine che durante la discussione di qualche settimana fa ha sostenuto la tesi che solo il 35enne Lavoretano potesse aver ucciso la donna, che fu strangolata con un cordone sulla cui natura però non è stata mai fatta chiarezza.

 Ancora più determinante per l’accusa è stata però la relazione presentata da un secondo consulente nominato dalla Procura, Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, che tramite intercettazioni telefoniche e nuove analisi medico-scientifiche stabilì che la Katia Tondi sarebbe morta tra le 18 e le 19 del 20 luglio, in un orario in cui, dunque, Lavoretano sarebbe stato a casa.

I consulenti della difesa,  Carmelo Lavorino e Giuseppe De Rosa, dal canto loro hanno invece sempre contestato le modalità con cui sono state svolte le indagini affermando che nell'immediatezza del delitto non furono prelevate né la temperatura del corpo della Tondi, né quella dell'abitazione e dell'esterno, rendendo di fatto molto difficile se non impossibile stabilire con precisione l'orario del decesso.
Il delitto aveva rappresentato subito un rompicapo per gli inquirenti, dal momento che nessun testimone aveva visto il presunto assassino entrare nell'abitazione della Tondi, nonostante il delitto fosse avvenuto in un giorno di piena estate ad un orario in cui c'è parecchia gente per strada.
L'esito del processo – come detto - è tutt'altro che scontato. Alcuni giornalisti e criminologi ritengono che, nella fase iniziale delle indagini, gli errori giudiziari siano stati troppi e compromettenti, sia per quanto riguarda l'autopsia che la raccolta delle prove.  
Neppure con le prove testimoniali si è aperto uno spiraglio a favore dell’accusa, come per esempio con la teste-chiave, vicina di casa, Maria Rosaria Rossi creduta una svolta e rivelatasi un flop. O la lunga testimonianza dei genitori della vittima, Assunta Giordano e il suo ex marito Carlo Tondi oltre che quella di un fabbro che era stato chiamato a deporre su alcuni segni rilevati sulla porta d’ingresso: l’artigiano, nel confermare che quella serratura poteva aprirsi anche con la classica «lastra» ha riferito alla Corte che non ha rilevato particolari segni d’effrazione e che i segni potevano essere precedenti.
«Il pomeriggio in cui fu uccisa Katia Tondi vidi il marito Emilio Lavoretano uscire in auto con il padre». Quanto ha affermato il testimone Marco Pascale, titolare insieme al fratello Crescenzo - anch'egli sentito - di un negozio di ortofrutta ubicato a San Tammaro,  nei pressi dell'abitazione di Katia Tondi.
 È durata, invece, ben cinque ore la deposizione della madre di Katia che ha ripercorso la storia della coppia inasprendo, rispetto alle dichiarazioni dei primi tempi, la descrizione del genero-imputato definito molto geloso e anche possibile traditore, con riferimento ad un paio di episodi emersi prima del matrimonio.
Molto importanti anche le deposizioni dei “tecnici” i quali, in qualche circostanza, hanno fornito diverse versioni sul loro sopralluogo medico in particolare quella dell’ex vice capo della Mobile, Mario Vola. In questo caso, è stata confermata la circostanza che la scena del crimine era «affollata» di almeno cinquanta persone e addirittura della presenza di un uomo in bermuda che svolgeva dei rilievi, non riconosciuto dal teste.
Nei giorni scorsi è poi emersa anche una denuncia che i genitori dell’imputato hanno presentato ai carabinieri circa un anno fa per chiedere a un diverso organo investigativo la regolarità delle operazioni di sopralluogo giudiziario svolte nell’appartamento sequestrato solo in un secondo momento.
Un omicidio commesso nel più totale silenzio, senza essere accompagnato da liti, tanto da non destare l’attenzione di due cani Pincher di proprietà di una vicina di casa (anche lei sentita in aula) che solitamente abbaiavano al minimo rumore.  







Per il Pm, invece, sarebbe una prova contro il Lavoretano il quale chiamò il padre dopo il delitto. Per la difesa, si tratterebbe di un particolare «non rilevante, tanto più che il papà di Lavoretano ha chiesto il confronto con Pascale che però l'accusa non ha disposto».
E’ un processo, insomma che si trascina tra mille contraddizioni e tantissime sfaccettature. Chi segue il dibattimento ricorderà i momenti di tensione in aula con la deposizione della madre della vittima, infatti, in un momento di comprensibile nervosismo, la stessa è andata in escandescenza inveendo contro la consuocera Assunta Bracciale (madre dell’imputato) mentre quest'ultima rendeva una lunga dichiarazione al banco dei testimoni. Sono state proprio le risposte – fornite all’avvocato difensore di Lavoretano, Natalina Mastellone – incentrate sui rapporti familiari che aveva la vittima con la sua famiglia (e in particolare con il padre), a scatenare l’ira della madre di Katia Tondi. Il presidente della Corte di Assise, Giovanna Napoletano, è stata costretta ad interrompere l’udienza e a riprenderla successivamente. Strana la circostanza anche del fatto che il padre dell’imputato ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere.


UN PROCESSO APERTO:

ASSOLUZIONE O CONDANNA?