
Alla Biblioteca Alfredo De Marsico il confronto sul volume di Ferdinando Terlizzi. Castel Capuano, il “Delitto d’onore” riporta alla luce un processo simbolo della cultura patriarcale
Nella sede storica della giustizia napoletana la presentazione del libro di Ferdinando Terlizzi è diventata un confronto sul caso Carbone, sulle grandi arringhe di De Marsico e Porzio e sull’attualità di una violenza che continua a interrogare diritto, società e coscienza civile.

Non è stata una semplice presentazione editoriale. Nella cornice solenne di Castel Capuano, lo scorso 20 marzo, il convegno dedicato a Il delitto d’onore di Ferdinando Terlizzi ha assunto il valore di una riflessione pubblica sulla giustizia, sulla memoria e sulle radici culturali della violenza contro le donne.

L’iniziativa, ospitata nella Biblioteca Alfredo De Marsico, luogo simbolo per generazioni di giuristi e operatori del diritto, è stata aperta dai saluti dell’avvocato Luca Zanchini, presidente della Fondazione della biblioteca, ed è stata promossa dall’Ente Biblioteca con il patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, presieduto da Carmine Foreste. Al centro del confronto, il libro di Terlizzi dedicato al duplice omicidio commesso dal medico Luigi Carbone e al processo che vide fronteggiarsi due giganti dell’oratoria forense napoletana: Alfredo De Marsico e Giovanni Porzio.

L'Avvocato Geo Nocchetti, inviato speciale Rai - giornalista e scrittore
Il volume ricostruisce una delle vicende più controverse del primo Novecento. All’alba del 1° aprile 1922, a Lapio, in provincia di Avellino, Carbone uccise nel sonno la giovane moglie Bellinda Campanile, sposata appena otto giorni prima, perché ritenuta non giunta “pura” al matrimonio. Poco dopo assassinò anche Elena Fusco, considerata da lui corresponsabile del disonore. Il processo, celebrato in appena otto giorni, si concluse con una decisione che ancora oggi appare sconcertante: esclusa la premeditazione, riconosciuto il vizio totale di mente per l’uxoricidio e quello parziale per il secondo delitto, con attenuanti tali da ridurre la pena a trenta mesi.


In alto l'avvocato Luca Zanchini, presidente della Fondazione Biblioteca Alfredo de Marsico -In basso il prof. avvocato Bruno von Arx, cattedra di diritto penale all'università Federico II di Napoli -

Il magistrato Raffaele Ceniccola, autore della prefazione, ha sottolineato che il libro non si limita a ricostruire un fatto di sangue, ma affronta il nodo storico del delitto d’onore come istituto culturale e giuridico che per lunghi decenni ha finito per offrire una giustificazione all’omicidio femminile in nome della virilità ferita.


A sinistra: Il prof. von Arx con l'avvocato Fabio D'aniello, che ha curato la postfazione del volume: A destra il prof. avvocato Bruno von Arx, cattedra di diritto penale all'università Federico II di Napoli -
Sulla stessa linea l’intervento dell’avvocato Geo Nocchetti, inviato speciale Rai, secondo cui il volume di Terlizzi non può essere letto come un semplice reperto di archeologia giudiziaria. Al contrario, la vicenda Carbone richiama con forza le dinamiche che ancora oggi attraversano la materia dei femminicidi. Nocchetti ha inoltre evidenziato come la scrittura sobria dell’autore restituisca, insieme al rigore dei fatti, una lezione di deontologia professionale ormai rara anche nel giornalismo giudiziario.


L'avvocato Fabio D'aniello, che ha curato la postfazione del volume
Più ampia e tecnica la riflessione del professor avvocato Bruno von Arx, che ha indicato nel libro un’opera capace di andare oltre il racconto criminale per entrare nel diritto, nella società e nella psicologia giudiziaria. Von Arx ha richiamato i tre elementi che fanno del caso Carbone una vicenda emblematica: la ferocia del delitto, la banalità del movente e il livello altissimo dei protagonisti del processo. Ha poi insistito sulla fragilità del sistema processuale dell’epoca, fondato su una giuria popolare chiamata a risposte senza motivazione, osservando come proprio questa struttura contribuì a una decisione oggi difficilmente sostenibile, specie alla luce della lucidità dell’azione omicida. Da qui il richiamo all’evoluzione normativa successiva, fino al codice del 1930, che cercò di rendere più rigorosa la risposta penale in vicende di questo tipo.


L'intervento dell'editore Giuseppe Vozza che ha curato la pubblicazione di molti libri del giornalista Terlizzi -
L’avvocato Fabio D’Aniello, autore della postfazione, ha messo invece l’accento sul duello oratorio tra De Marsico e Porzio, definendolo uno dei vertici dell’eloquenza forense napoletana. Da una parte De Marsico, parte civile per i familiari di Elena Fusco, deciso a descrivere Carbone come mosso da “bassezza, ferocia e cinismo”; dall’altra Porzio, pronto a sostenere che il medico fosse stato travolto dalla follia. Secondo D’Aniello, proprio la potenza persuasiva di quelle due arringhe spinse i giurati a una soluzione intermedia che finì per favorire l’imputato, probabilmente oltre i suoi reali meriti difensivi.

L'intervento dell'editore Giuseppe Vozza che ha curato la pubblicazione di molti libri del giornalista Terlizzi - (nella foto di destra)
Di forte significato anche le parole dell’editore Giuseppe Vozza, che ha definito non neutra la scelta di presentare il volume nella Biblioteca De Marsico: in un luogo dove il diritto è stato studiato e vissuto ai massimi livelli, ha osservato, ogni parola acquista un peso ulteriore. Per questo l’opera di Terlizzi va considerata non soltanto come un libro, ma come un contributo al dibattito culturale e giuridico. Vozza ha anche annunciato una nuova prossima pubblicazione dell’autore.


Fedinando Terlizzi, cronista giudiziario per Cronache di Caserta
e Cronache di Napoli
A chiudere l’incontro è stato lo stesso Ferdinando Terlizzi, che ha spiegato di essere giunto al caso Carbone attraverso la lettura delle arringhe di Alfredo De Marsico, ricordando anche di aver conosciuto personalmente sia De Marsico sia Giovanni Porzio. L’autore ha poi espresso un giudizio severo sul libro che Giovanni Arpino dedicò nel 1961 alla medesima vicenda, contestandogli di averne romanzato i contorni senza il coraggio di restituire per intero la verità dei personaggi e dei fatti. In contrappunto, Terlizzi ha restituito a Porzio il profilo di un “palombaro delle anime”, capace di umanizzare la causa fino a piegare il diritto al fatto.


L'apprezzato intervento dell'Autore che è anche direttore responsabile del quotidiano on-line Cronache
Nel passaggio finale, il discorso si è allargato dal processo storico al presente. Terlizzi ha richiamato una ricerca internazionale secondo cui un giovane maschio su quattro mantiene ancora opinioni arretrate sulla parità di genere, condividendo idee come l’obbedienza della moglie al marito o la diffidenza verso l’autonomia femminile. Un dato, ha osservato, che spiega quanto la cultura da cui nacquero i delitti d’onore non sia del tutto scomparsa. E proprio qui si colloca il senso più profondo dell’opera: non riaprire soltanto una pagina di cronaca nera del passato, ma mostrare quanto quella pagina continui a parlare al presente.


Da sinistra: Emilio Tucci, Francesco Petrarca, Vittoria Ponzetta e Roberto Orsini
Nel parterre, insieme a numerosi avvocati, giovani praticanti, giuristi, magistrati, amici e estimatori dell’autore, erano presenti tra gli altri Antonio Baiano, Ciro Perna, Alberto Orsini, Vittoria Ponzetta, Gianluigi Rega, Catello Di Donato, Vincenzo Petrarca, Giuseppe Carolis con Clemy Striano, Emilio Tucci, Domenico Cuozzo, Franco Cocozza e Andrea D’Alterio.
Da sinistra: Vittoria Ponzetta, Roberto Orsini, Francesco Patrarca e Emilio Tucci
A Castel Capuano, dunque, non è stato presentato soltanto un libro: è stato rimesso al centro un frammento doloroso della nostra storia giudiziaria, con la consapevolezza che il delitto d’onore appartiene alle leggi abolite, ma non del tutto alle mentalità sconfitte. Ed è in questa capacità di legare memoria, diritto e attualità che il lavoro di Ferdinando Terlizzi trova la sua forza più autentica.


Da sinistra: Emilio Tucci, Ferdinando Terlizzi, il figlio Raffaele e Enzo Petrarca. A destra: la vignettista dei Vip Clemy Striano e il marito, il Maestro di Musica Giuseppe Carolis


Un momento della sala - Con Enzo Petrarca

Con il professore avvocato Bruno von Arx mentre prendiamo
posto al tavolo del convegno












