mercoledì 5 agosto 2020

IL GIALLO DI VIA POMA

L'omicidio di Simonetta Cesaroni dopo 30 anni:

parla  il supercriminologo Carmelo Lavorino

che intuì per primo i punti salienti del

mistero di Via Poma... e si toglie qualche sassolino

dalle scarpe... alla sua maniera, con stile, durezza e ironia.

 

di Ferdinando Terlizzi

 

CARMELO LAVORINO HA SCRITTO CINQUE LIBRI SUL DELITTO DI VIA POMA, UNA CINQUANTINA DI SAGGI, È STATO CONSULENTE DELLA DIFESA DI FEDERICO VALLE IMPUTATO E PROSCIOLTO PER IL DELITTO. È STATO CONSULENTE PER LA TAODUE  DEL FILM “IL GIALLO DI VIA POMA” REGISTA ROBERTO FAENZA, HA RILASCIATO MOLTE INTERVISTE SUL CASO.

NELLA RICORRENZA DEL TRENTENNALE DEL DELITTO IL CRIMINOLOGO DICE QUALCOSA DI INEDITO, DISEGNA IL PROFILO DELL'ASSASSINO, CRITICA I “SAPIENTONI DELLA NOTIZIA ” E I “GRANDI CACCIATORI COL CARNIERE VUOTO” E FORNISCE ALTRI ELEMENTI PER LA SOLUZIONE DEL CASO.

IL REGISTA ROBERTO FAENZA LO HA DEFINITO “UN MISTO DI CSI, CRIMINAL MIND, EDGAR ALLAN POE E SHERLOCK HOLMES”.

È CONSIDERATO L'ESPERTO NUMERO UNO DEL CASO DI “VIA POMA”: IL “NUMBER ONE”.

L'ULTIMO SUO LIBRO È INTITOLATO “ONE. VIA POMA. INGANNO STRUTTURALE”

 

PREMESSA

Martedì 7 agosto 1990 Simonetta Cesaroni esce di  casa alle ore 15 per andare a lavorare come ogni martedì e giovedì  in Via Poma 2, ufficio dell’AIAG (Associazione Italiana Alberghi della Gioventù) sede regionale. Viene ammazzata qualche ora dopo, fra le 16:00 e le 18:30.

È  rinvenuta cadavere alle 23:20, sempre in Via Poma n. 2 ufficio AIAG, scala B, terzo piano, interno 7. È quasi nuda, colpita con 29 colpi d’arma bianca, nessuna violenza sessuale e nessuna traccia di difesa attiva o passiva. Il luogo esatto del rinvenimento è la stanza del direttore Corrado Carboni, quel giorno fuori Roma.

Inizia così il Giallo di Via Poma, un delitto irrisolto, misterioso e intrigante, che ha visto due processi e nessuna condanna. È considerato il “GIALLO DEI GIALLI”, secondo solo ai delitti del Mostro di Firenze.

29 colpi d'arma bianca sugli occhi, sul petto, sul ventre e sui genitali; ambiente parzialmente pulito, tracce di sangue di gruppo A sulla porta e sul telefono; sono stati portati via i vestiti, i monili, i soldi e le chiavi della ragazza. Nessun segno di violenza sessuale.

Gli Inquirenti individuano l’orario dell’aggressione fra le 17:35 e le 18:30 in base a due dati testimoniali che considerano granitici: 1) Luigina Berrettini, collega di Simonetta e dipendente dell'AIAG, ha dichiarato di aver parlato telefonicamente alle 17:05 ed alle 17:35 con la ragazza che le chiedeva informazioni di lavoro e che lei le ha fornito dopo avere telefonato alla direttrice Anita Baldi ed a suo marito Salvatore Sibilia; 2) Salvatore Volponi, il datore di lavoro di Simonetta, alle 18:20-18:30, avrebbe dovuto ricevere una telefonata dalla ragazza, cosa che non è accaduta.

I sospetti cadono sul portiere Pietrino Vanacore che viene  incarcerato tre giorni dopo il delitto, poi scarcerato e infine prosciolto.

In seguito vengono indagati Federico Valle, il nipote dell’architetto Cesare Valle progettista del palazzo di Via Poma e, di nuovo, il portiere Vanacore: il primo per omicidio, il secondo per favoreggiamento. Entrambi verranno prosciolti in sede d'udienza preliminare.

Nel 2007 viene indagato il fidanzato di Simonetta, Raniero Busco. Poi è rinviato a giudizio, processato e condannato a 24 anni di carcere perché riconosciuto colpevole dell’omicidio di Simonetta. Il processo d'appello termina con la sua piena assoluzione. Durante il processo di primo grado, il 9 marzo 2010, il portiere Pietrino Vanacore si suicida tramite annegamento, doveva testimoniare due giorni al processo contro Raniero Busco assieme al figlio Mario ed alla moglie Giuseppa De Luca.

La Cassazione nel 2014 mette fine alla vicenda rigettando i ricorsi del Procuratore generarle presso la Corte d'appello di Roma e delle Parti civili contro l'assoluzione di Busco.

IL CASO È APERTO!

 

I'INTERVISTA AL CRIMINOLOGO CARMELO LAVORINO

 Professore, della storia di Via Poma si sa ormai quasi tutto: gli errori iniziali, le ipotesi investigative di qualunque che si sono seguite negli anni, la vita e il vissuto dei protagonisti. Ma mancano il nome dell'assassino, l'arma del delitto e la soluzione del caso. Lei cosa dice? Perché è successo questo?

Nel giallo di Via Poma hanno sbagliato tutti gli Inquirenti, siano essi poliziotti, carabinieri, pubblici ministeri e consulenti di qualunque tipo, ed hanno sbagliato quei giornalisti che, legati a filo doppio con gli investigatori per motivi di “cassetta e di 'qui pro quo'”, li hanno seguiti nel deserto della sconfitta, così dividendone una parte. Ebbene, ognuno di questi professionisti che ha sbagliato cosa fa? Difende i propri errori e quelli del proprio gruppo e mai ammette di avere sbagliato. Ogni gruppo accusa velatamente gli altri gruppi e si autoassolve: nessuno si arrende all'evidenza dei fatti che ho propalato e dimostrato sin dal 1993, fatti evidenti che sono sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno degli “addetti ai lavori accetta” per convenienza ideologica e narcisismo.

Ci hanno azzeccato solo i Giudici della Corte d'Assise d'Appello (Presidente Mario Lucio d'Andria, Giudice a latere Giancarlo De Cataldo) quando hanno assolto Raniero Busco, però si sono fermati sull'orlo dell'inizio della soluzione.

 

Andiamo per ordine. Perché nessuno accetta i fatti evidenti da lei propalati e quali sono questi fatti?

Le verità da me propalate e dimostrate non fanno comodo a nessuno degli Inquirenti e del teatrino di Via Poma perché destabilizzano il sistema ipocrita mass-mediatico e perché infliggono terribili ferite narcisistiche proprio agli Inquirenti, ai “grandi cacciatori di Via Poma”, ai giornalisti incensatori degli investigatori per avere il piatto di lenticchie, a tutti gli improvvisati “pomologi”. Sottolineo che apprezzo chi analizza il caso per informarsi e/o per tentare di risolverlo con la sua collaborazione, critico invece chi cerca visibilità sparando balle e/o leccando piedi e/o facendo voli pindarici. Ad esempio: i miei migliori complimenti ai gruppi di studio che si sono formati sui social, a prescindere dal merito delle loro argomentazioni; una forte critica agli avventurieri che si autodefinis  cono“esperti” del caso solo perché hanno scopiazzato qualcosa e incensato qualcuno.

Detto ciò, le dico che l'assassino con ASSOLUTA CERTEZZA ha colpito Simonetta alla tempia destra con uno schiaffo sferrato con la MANO SINISTRA ed ha pugnalato la ragazza con un tagliacarte dell'ufficio sferrando 29 colpi sempre CON LA MANO SINISTRA. Questo ha un fortissimo significato investigativo, criminalistico e criminologico ma, essendo stato intuito ed enunciato da un privato come me addirittura non sponsorizzato da nessun “potente mass-mediatico”, gli Inquirenti pagati dal contribuente e i loro incensatori non potevano e non vogliono accettarlo: hanno scommesso sin dall'inizio, ERRONEAMENTE, che l'assassino avesse usato la mano destra e non sono capaci di tornare indietro. 

 

Poi cosa c'è?

L'assassino ha sporcato col proprio sangue di sangue gruppo A DQAlfa 4/4 il telefono, ma il Pubblico ministero Pietro Catalani per anni si è ostinato a ritenere che il sangue fosse di gruppo 0, cioè quello della vittima, invece il sangue sul telefono è gruppo A. Ebbene, il magistrato inquirente Catalani ci mise la faccia su questa sua ostinazione e mai è tornato indietro. Attenzione: la Corte d'appello e la Cassazione sono perentorie: il sangue sul telefono è di gruppo A con DQAlfa 4/4, non è della vittima... QUINDI HO RAGIONE IO e non il Pm Catalani. Ebbene, cosa fanno i “giornalisti investigativi di Via Poma”? Per servilismo, vigliaccheria, invidia e livore... tacciono la verità e guardano dall'altra parte... oppure infilano la testa nella sabbia!

 

Bene. Gli elementi forti sono due. Vi sono altri elementi che per lei sono evidenti?

Almeno quattro.

La trappola delle telefonate. Le telefonate avvenute fra le 17.15 e le 17.40 fra una ragazza che diceva essere Simonetta e la collega Luigia Berrettini (le due non si conoscevano), fra la Berrettini e Salvatore Sibilia e la moglie di questi, Anita Baldi sono una trappola per la verità e sono il frutto di un abilissimo, organizzato e fine imbroglio. Tre i casi: 1)  la ragazza non era Simonetta; 2) le telefonate non ci sono state; 3) le telefonate sono da anticipare di almeno un'ora.

L'orario della morte. Simonetta è stata uccisa prima delle 17, non dopo le 18. L'autopsia del medico legale sotto questi aspetti è molto carente, tanto che non vennero prese le temperature cadaveriche ed esterne, non venne  analizzato il contenuto gastrico della vittima e, purtroppo, il medico legale cadde nella trappola della falsa notizia “Simonetta viva sino le ore 18 circa in virtù delle telefonate”, così ritenendo ingenuamente che la morte ci fosse stata dopo le 18.

L'arma del delitto è il tagliacarte di Maria Luisa Sibilia. Questo oggetto sino le ore 15 era scomparso dalla scrivania della Sibilia, poi è stato rinvenuto dai poliziotti lavato con varechina e rimesso lì dove alle 15 non c'era: sulla scrivania della Sibilia. È evidente e logico che il tagliacarte fosse sulla scrivania nella stanza del delitto e che è stato lavato dopo l'assassinio. Però il pulitore non sapeva che il tagliacarte sino al momento del delitto non era sulla scrivania della Sibilia, ma su quella di Bizzochi, il direttore, che quel giorno non era presente in Via Poma. E l'assassino non ha avvertito il complice pulitore che il tagliacarte lo aveva preso dalla scrivania di Bizzochi e non da quella della signora Sibilia. Le ferite su Simonetta e le caratteristiche del tagliacarte sono totalmente compatibili. Certamente il pulitore non è l'assassino. Quindi hanno agito due persone diverse.

 

Quindi secondo lei l'assassino ha avuto un complice?

Certo. È la persona che ha cancellato le impronte digitali sulla scena, che dopo almeno un'ora dopo il delitto ha deposto sul ventre nudo e martoriato di Simonetta il suo top di pizzo bianco che non si è sporcato di sangue perché ormai si era raggrumato. È la persona che ha pulito, rassettato e organizzato il depistaggio iniziale.

L'assassino non ha detto al complice di avere preso il tagliacarte sulla scrivania di Bizzochi, allora il complice pulitore, che conosceva  gli ambienti e la dislocazione delle scrivanie e degli oggetti, lo ha lavato e rimesso sulla scrivania della signora Sibilia. Questo dimostra che non sapeva che il tagliacarte, quella mattina, era stato cercato e non trovato.

 

Chi è l'assassino e chi è il complice? A che ora è stata uccisa Simonetta?

Assassino e complice  hanno un rapporto molto stretto, altrimenti il secondo non avrebbe coperto il primo assumendosi fortissimi rischi. L'assassino è nelle carte, ma le carte sono come la scena del crimine e come il corpo della vittima: parlano. Ma hanno un linguaggio speciale, misterioso, nascosto, silente, che bisogna sapere comprendere, interpretare ed elaborare con freddezza, scienza, intelligenza e creatività.

 

Ci può enunciare la linea cronologica del crimine e dei depistaggi?

Simonetta viene uccisa dal soggetto ignoto che, dopo essersi ripreso dal massacro e dalla crisi di violenza, inizia la pulizia in proprio, poi chiama in aiuto il complice pulitore. Questi arriva ed attiva le prime procedure, fra cui l'atto istintivo di negazione psichica e di pietas di coprire il ventre di Simonetta col corpetto, la pulitura del tagliacarte ed altro a favore del proprio protetto.

Da allora si verificano le dinamiche fra tutti i gruppi di Via Poma: il gruppo dell'AIAG, i condomini, la famiglia Vanacore, i datori di lavoro, ecc. Ognuno fa il “proprio” verso tutte le direzioni.

Dopo l'allarme della scoperta del corpo sono allertate la Questura e il Sisde, congiuntamente si verificano altre dinamiche e comunicazioni incrociate nella famiglia Vanacore, nelle famiglie del gruppo AIAG e fra i condomini.

Sulla scena interviene per primo Sergio Costa genero di Parisi e uomo del Sisde, il quale non lascia tracce della sua presenza. Ovviamente vengono avvisati il Capo della Polizia Vincenzo Parisi; la direttrice AIAG Anita Baldi, amica di Parisi e direttrice regionale dell'Aiag che aveva l'ufficio in via Cavour 44a, sopra l'appartamento di Parisi; gli impiegati AIAG ed altri. La parola d'ordine è che non devono venire allo scoperto le attività informative e d'osservazione dell'AIAG col Sisde e con la Polizia, così come nemmeno l'ombra del sospetto deve sfiorare il personale AIAG.

Chi ha imbrogliato, barato, omesso, fagocitato, depistato, rallentato...?

Ognuno ci ha messo del proprio.

L'assassino ha depistato e mentito. Il complice pulitore ha depistato ulteriormente ed ha alterato la scena del crimine e gli oggetti.

I protettori dei segreti dell'AIAG hanno attuato e favorito il lavaggio delle informazioni investigative, i depistaggi, le omissioni, i rallentamenti, le deviazioni, i ritardi, i pressappochismi, le superficialità, gli errori et similia. E lo hanno fatto nel breve e medio termine NON per coprire l'assassino, ma per coprire i segreti dell'AIAG e l'immagine di qualche dirigente. Questi protettori dei segreti dell'AIAG che nel mio libro “INGANNO STRUTTURALE” chiamo “Il Burattinaio e la Manina Manigolda” hanno certamente pensato: “Tanto l'assassino è del condominio e con altissima probabilità è del portierato, anzi è il portiere, quindi, proteggiamo i nostri collaboratori”.

 

Cosa non le quadra?

 Nel 1990 il Capo della Polizia Vincenzo Parisi mobilitò i suoi cavalli di razza per risolvere il caso, ad esempio gli psichiatri Francesco Bruno e Franco Ferracuti, il genero Sergio Costa (checché ne dica Del Greco, il quale ha dichiarato che Costa si trovava "lì per caso") e si affidò a fior di professionisti quali il capo della mobile Nicola Cavaliere e il capo della sezione omicidi Antonio Del Greco, i quali si affidarono immediatamente ai loro investigatori ed alla squadra scientifica per quanto fosse di loro competenza. In questo variegato team vi è da inserire il medico legale Ozrem Prada Carella e, dulcis (o amarum) in fundo, il pubblico ministero Pietro Maria Catalani.  TUTTI ERANO CONVINTI DELLA COLPEVOLEZZA DI VANACORE E TANTO DOVEVANO DIMOSTRARE!

Questo gruppo puntò immediatamente il portiere come assassino o come pulitore e non ne è più uscito, addirittura cadde ingenuamente nella trappola infernale delle telefonate "Simonetta Cesaroni – Luigia Berrettini – Salvatore Sibilia – Anita Baldi" che spostavano la morte di Simonetta dalle 18 a seguire; vide prosperare  una serie di errori che un gruppo investigativo serio, efficiente e organizzato qual era non avrebbe mai permesso che si verificassero quali: il sopralluogo superficiale, poche fotografie della scena del crimine, il computer di Simonetta alla portata di tutti, interviste investigative fatte coi piedi, alibi mal controllati, il ritrovamento dell'agendina rossa di Vanacore e la sua scomparsa, la sparizione di molti reperti, altri reperti abbandonati per anni nei cassetti, le macchie di sangue di Simonetta nell'ascensore scoperte dopo tre settimane (chi attuò questo depistaggio?), indagini inadeguate ed altro ancora.

Diciamo che gli errori sono stati tollerati (tanto secondo loro l'assassino era il portiere Pietrino Vanacore e tutto era a posto) perché l'importante era difendere alcuni personaggi dell'AIAG da cattiva pubblicità ed evitare che si conoscessero le attività di collaborazione col Sisde. Per fare ciò hanno permesso un caos organizzato, tanto l'assassino era stato preso (Vanacore), poi, a errore assodato con Vanacore prosciolto, le cose presero una brutta piega: il Pm Catalani si era fossilizzato sull'assassino destrimane e che il sangue sul telefono fosse della vittima e non dell'assassino e nessuno poteva contestarlo o indirizzarlo sulla giusta via; il medico legale ovviamente gli dava ragione e non ammetteva i propri errori; i depistatori mai e poi mai avrebbero ammesso di avere chiuso gli occhi, e i “cavalli di razza mangiavano biada nelle scuderie dorate”.

Sicuramente nel gruppo degli Inquirenti ognuno è convinto di avere fatto il proprio dovere, di avere fatto quello che doveva fare in modo ottimale, di avere obbedito alle direttive superiori.

 

Nel libro “VIA POMA: INGANNO STRUTTURALE” spiega tutto questo?

 Certo, il libro è di circa 400 pagine con fotografie a colori, ed analizzo ogni dettaglio, ogni pista, ogni contraddizione: è una vera e propria Analisi Criminologica Investigativa Sistemica.

 

Progetti futuri per Via Poma?

Due progetti. Un'edizione nuova che uscirà a novembre e una rappresentazione teatrale.

Stiamo organizzando un'opera teatrale il cui  filo conduttore è il mio libro INGANNO STRUTTURALE: MASSIMO AMADEI attore autore regista ha voluto trattare il caso dell'uccisione di Simonetta Cesaroni attraverso lo strumento rappresentativo senza barriere o pregiudizi, provando a raccontare i fatti accaduti con crudo realismo, mettendo in risalto le macerie prodotte dagli inquirenti, dalla stampa e dall'opinione pubblica: ha unito analisi criminalistica-criminologica a metafora teatrale. La rappresentazione teatrale sarà messa in scena con una compagnia formata da sei attori provenienti da MONDO IN SCENA.

 

Andiamo a concludere professore, un po' di domande secche con risposte secche.

Va bene. Forza.

 

 Caratteristiche dell'assassino?

Soggetto che usa la mano sinistra per sferrare schiaffi e pugnalate, con sangue gruppo A DQAlfa 4/4, con alibi traballante dalle 16 alle 17:30, assassino che ha tentato una sommaria pulizia e che poi si è eclissato; assassino  con complice pulitore territoriale e conoscitore dell'ufficio di Via Poma, che interviene dalle 18 a seguire. All'epoca dei fatti quarantenne, sicuramente sposato, che poteva accedere nell'uffico AIAG con chiavi procuratesi con facilità.

 

I nomi dell'assassino e del complice pulitore nelle carte?

 

Chi è mancino e chi è ha il sangue gruppo A DQAlfa 4/4 nelle carte?

Sicuramente c'è qualcuno che ha queste caratteristiche e quindi meritava e merita di essere attenzionato, anche perché la Corte d'assise d'appello e la Cassazione hanno stabilito che il sangue sul telefono è gruppo A DQAlfa 4/4.

 

Secondo lei il portiere Vanacore si è ucciso? E se sì, perché? C'entrava col delitto?

Si è ucciso, per motivi di stress, per rimorso, per espiazione, per motivazioni che ancora non conosciamo, perché temeva il processo, perché si sentiva debole.

Ho il convincimento che sapesse molto ma molto...

I depistaggi fini ed abili sono stati possibili perché? Hanno coperto l'assassino?

Perché erano chiesti dall'alto e tutti si sono adeguati: essendo professionisti BRAVISSIMI hanno dovuto fare finta di nulla e rallentare la loro azione e l'incisività investigativa: troppi errori in una volta sola che non potevano e non dovevano essere commessi. Per spegnere il lume hanno creato il buio e il caos.

Non hanno coperto l'assassino perché erano sicuri che questi fosse il portiere Pietrino Vanacore.

 




Il alto. Lo schema dell'epicentro della Scena del crimine e la scena stessa.

In basso. L'ultimo libro di Carmelo lavorino sul GIALLO DI VIA POMA.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il tagliacarte arma del delitto e il telefono sporco di sangue gruppo A DQAlfa 4/4.



 

 


 

 

 


sabato 1 agosto 2020


AI MIEI TEMPI ERA LA SOCIETA' DEI MAGNACCIONI OGGI E' 

la società degli Schettino e dei Palamara, i simboli dell'incapacità di decidere e dell'intrigo di bassa lega. Abbaiano, non parlano e non mordono, ma lucrano fino all'osso: commissioni, task force, comitati, prebende, nomine e incarichi.









Anniversario di strage
                (di Stelio W. Venceslai)       

  A quarant'anni dalla strage di Bologna, ricevo da un vecchio amico la fotocopia di un documento della Questura di Roma, redatto il 5 agosto 1980, nel quale si riporta una comunicazione anonima fatta all'Ansa, qualche ora prima, da una voce con accento straniero.
            Nel documento il Fronte Popolare per la Palestina si scusa con il popolo italiano per l'errore commesso da un loro corriere. L'attentato di Bologna era diretto a una scuola sionista.
            Non so se questa notizia sia vera. Non so neppure se sia stato un attentato neofascista, come si è conclamato con sicurezza per anni. Non so nulla, come dopo quarant'anni d'indagini gli Italiani non sanno nulla di cosa sia accaduto alle 10.25 del 2 agosto alla stazione di Bologna, con un attentato che ha causato 85 morti.
            Non sappiamo nulla, nulla sulla strage di Ustica, nulla sull'attentato di piazza Fontana a Milano, nulla sul delitto Moro, poco o nulla sulla strage del Rapido 904. Sappiamo invece, con assoluta chiarezza, che questo Stato è marcio fin dalle fondamenta e, come Stato, è inutile, anzi dannoso.
            Brigate rosse, neofascisti, P2, servizi deviati nostri e altrui, camorra, terroristi nostrani e stranieri, palestinesi, complicità internazionali, piste rosse e nere: tutto l'armamentario possibile è stato tirato fuori senza arrivare mai alla verità. La conclusione è che questo Stato non è affidabile, la giustizia non risponde alle nostre esigenze di verità,  le complicità sono tanto diffuse quanto colpevoli.
            La nostra classe politica ha tradito le promesse fatte e deluso le aspettative della gente. E' colpevole quanto gli attentatori. Non ha cercato la verità, non ha punito gli attentatori, non ha rimosso le persone coinvolte, non ha fatto le riforme necessarie (giustizia, sanità, istruzione, burocrazia), non ha messo in galera gli evasori, ha svenduto il nostro patrimonio industriale, ha costantemente ingannato i propri elettori. Ha fornicato con i nostri quattrini riducendo il Paese sul lastrico con spese folli, inutili, improduttive, cui la pandemia ha dato il colpo di grazia.
            Ora discutono su come spartirsi il malloppo europeo senza avere alcuna idea del futuro. Peggiore di così, forse, non c'è mai stata una classe dirigente in Italia.
            Tutto questo è il risultato di una politicizzazione esasperata, di una politica miope e perversa che s'interessa più della sorte di uno studente egiziano al Cairo che di fare chiarezza sulla morte d'Ingeni, con un 'opposizione che festeggia la conquista di due miserabili presidenze in commissioni parlamentari (inutili) mentre le aziende chiudono e si profila a settembre un'altra crisi economica devastante, sempre che la pandemia (da cui saremmo fuori, a detta del governo), non esploda di nuovo.
            A giudicare dai sondaggi (l'ultimo di luglio, fatto da Carta Bianca), la Lega scende al 23,9%, dal quasi 37% che aveva (un bel botto, quasi quattordici punti di consenso perduti!), il PD è intorno al 22%, 5Stelle al 15,4%. Anche l'elettorato è stanco di questo balletto di cretini che si alternano sugli schermi televisivi, dicendo ovvietà e snocciolando bugie. E' la società degli Schettino e dei Palamara, i simboli dell'incapacità di decidere e dell'intrigo di bassa lega. Abbaiano, non parlano e non mordono, ma lucrano fino all'osso: commissioni, task force, comitati, prebende, nomine e incarichi.
            Venuto dal nulla, non eletto da alcuno, il Presidente del Consiglio veleggia fra i suoi ministri come un galeone spagnolo tra le barche sgangherate degli emigranti che approdano in Sicilia, facendosi credere uno statista di grido.
            A proposito d'immigrati: li curiamo, li assistiamo e li mandiamo in altri campi di concentramento, migliori, forse di quelli da cui sono fuggiti. Ma non vogliono starci, aspirano alla libertà, scappano e dilagano dovunque, anche infetti. Magari li mandiamo in Molise, l'unica regione esente da focolai. E, intanto, va sotto processo l'unico Ministro che ha cercato di fermare l'esodo. Ma il Presidente del Consiglio, in Italia, non ha il dovere di controllare e coordinare i suoi Ministri? Perché Conte è fuori? Davvero non ne sapeva nulla? C'era o non c'era un governo? Il processo a Salvini sembra fatto apposta perché risalgano le quotazioni della Lega.
            La seconda ondata della pandemia è già cominciata in Europa. E' inutile far finta di niente e illudersi che in Italia non ci sarà. L'aumento dei focolai e dei contagiati ogni giorno smentisce questa illusione. Non sono gli emigranti a portarla, ma contribuiscono a diffonderla. Possibile che non si riesca a frenare questa invasione? Possibile che con otto polizie in Italia, sia necessario utilizzare l'Esercito? Possibile che non si sia in grado d'intervenire come Dio comanda (e come auspicherebbe la maggioranza degli Italiani) contro i mercanti di esseri umani, per mare e per terra? Ci picchiamo d'essere sovrani, ma la sovranità italiana è uno straccio sporco di fronte alla prepotenza del malaffare dominante.
            Questo non è solo un Paese malato e marcio, ma un Paese sconfitto e impotente.
            Il Presidente Mattarella invoca da Bologna la verità. Troppo comodo. Dopo quarant'anni è grottesco. Alcuni ipotizzano addirittura che la strage di Bologna sia stata un modo per far dimenticare la tragedia di Ustica. Morti sopra morti, per coprire complicità e corruttele. Tutto si può dire adesso, tanto non ci crede più nessuno.
            Come ci si può fidare di questo Stato impotente, dilaniato da lotte intestine che, tra l'altro, nega un sussidio ai famigliari delle vittime, che decide per decreto che la pandemia è finita mentre il contagio rialza la testa in tutta Europa, che insiste per riaprire le scuole mentre le richiudono in Francia, Spagna e Germania, che non ha il coraggio di prendere i soldi del Mes perché in un momento tragico come questo quattro cretini si oppongono per inesistenti ragioni “ideologiche”?
            Un condono fiscale ogni due anni, l'IMU evasa per il 30% nel Sud, la pressione fiscale negli ultimi 10 mesi aumentata di 10,3 miliardi, mentre si parla a sproposito di riduzione della tassazione. Ma perché continuiamo a farci prendere in giro?
            E' giusto chiedere la verità sulle stragi, ma la si dovrebbe chiedere anche sulla situazione politica del Paese. Non si può andare avanti con i risultati elettorali di tre anni fa, quando tutto era diverso, facendo finta che i rapporti di forze siano gli stessi di allora.          Questo voluto errore di prospettiva costerà caro sul piano elettorale proprio a coloro che oggi ne approfittano.


Roma, 01/08/2020




Regionali Campania 2020, Federica Turco e la tutela ambientale: “Piccoli gesti significano tanto, riscopriamo la bellezza”

AVERSA. Uno dei temi che Federica Turco, candidata alle elezioni regionali del 20 e 21 settembre con la lista “De Luca presidente”, ha dimostrato di tenere sempre a cuore, specie durante il mandato amministrativo ad Aversa, è stato l’ambiente.

Un attivismo fortemente sentito dall’aversana: “In maniera ciclica, Aversa e la Campania si ritrovano immerse nei rifiuti. Programmare, organizzare e, soprattutto, tutelare i nostri cittadini è doveroso. In passato, ho promosso numerose iniziative con  ‘Noi Aversani’, come convegni sull’importanza del bike sharing o la proposta di rendere la città normanna plastic free. Bisogna far sì che le nuove generazioni possano tornare a vivere la natura nel suo splendore senza preoccupazioni, andando al mare, in un parco o passeggiando in città”.

I roghi tossici, purtroppo, sono all’ordine del giorno in Campania: “Abitando ad Aversa, un paese al centro della cosiddetta ‘Terra dei fuochi’, ho piena coscienza della drammatica situazione che attanaglia tutto l’agro aversano, e non solo - dice la 28enne -. Dobbiamo avere la libertà di goderci aria pulita. È necessario effettuare controlli capillari del territorio, partendo dagli sversamenti abusivi ed applicare sanzioni ancora più rigide per chi appicca il fuoco. Lavoro importantissimo da svolgere insieme alle associazioni del territorio e alle scuole, con cui bisogna continuare a tenere stabili rapporti che sfociano in percorsi sinergici atti a favorire il fiorire di una mentalità ecologica. Sensibilizzare le nuove generazioni è azione fondamentale”.

Giovani e ambiente è un connubio concreto: “Noto un crescente interesse - afferma la Turco -. Trovo comune la volontà di riscoprire la bellezza della natura e valorizzarla vivendola. I piccoli gesti di un'intera comunità significano tanto. Se tutti facciamo la nostra parte - conclude -, possiamo attribuire una nuova luce alla nostra magnifica regione”.



IL CRIMINOLOGO CARMELO LAVORINO DEL POOL DELLA DIFESA SUL SERVIZIO DI GIALLO CHE CONDANNA 
SENZA PROVE 





VERGOGNOSA CAMPAGNA STAMPA DI DISINFORMAZIONE CHE AVVELENA L'OPINIONE PUBBLICA.
Sentenza di condanna già scritta dal settimanale Giallo.


Evidenti notizie montate ad arte.
Due pesi e due misure: esaltazione della tesi del Pm, silenzio sulle tesi della difesa; mitizzazione dei consulenti del Pm, silenzioso consulenti della Difesa; fattoidi, errori e falsità presentati come "indizi schiaccianti", imprecisioni e stravolgimenti della verità e della storia.
Comportamento da torturatori della Colonna Infame.
In Italia ormai le condanne anticipate le scrivono un paio di settimanali, quattro quotidiani, cinque trasmissioni televisive e tre telegiornali: il tutto alla faccia della presunzione d'innocenza, della correttezza, del giornalismo investigativo e dei principi di lealtà e di verità. L'importante è avere il piatto di lenticchie e propalare notizie di sensazionalismo penale!
Occhio: molto fango e molto veleno saranno buttati conto la famiglia Mottola nella mente degli Italiani.

venerdì 31 luglio 2020





#ControCorrente: “Elezioni dell’Ordine, rinvio è sospensione della democrazia”

Il presidente del Cnog Carlo Verna scommette sul virus contro i colleghi di tutta Italia che, a partire dal 27 settembre, sono pronti ad andare alle urne per dare una nuova governance all’Ordine dei giornalisti.
Verna lo fa in solido con i presidenti dell’ordine Lombardo e Campano, Alessandro Galimberti e Ottavio Lucarelli, che hanno manifestato l’intenzione di non voler organizzare le elezioni regionali nelle date indicate. Per il rischio Covid, sostengono. E mentre l’Italia sta tornando alla vita normale, il presidente del Cnog, giocando di sponda con i presidenti suoi sodali di Lombardia e Campania, prova a rinviare a data da destinarsi l’apertura delle urne: l’ennesima sceneggiata offerta dall’Ordine dei giornalisti.

Il 20 e il 21 settembre 50 milioni di italiani andranno a votare per le elezioni regionali e per il referendum, compresi gli abitanti di Lombardia e Campania. Ma il 27 settembre secondo Verna, Galimberti e Lucarelli 10 o 12 mila giornalisti (la percentuale di votanti nella categoria non supera il 10% degli aventi diritto) non possono andare a votare per il rinnovo dei consigli regionali dell’Ordine e neppure per il collegio nazionale unico. Il rischio Covid ed elezioni rinviate all’autunno inoltrato (quando davvero l’epidemia potrebbe rialzare la testa) o magari sine die, conserverebbero per qualche altro mese la poltrona a presidenti che, evidentemente, hanno avuto sentore di avviso di sfratto.

#ControCorrente si augura che su questa sospensione della democrazia nell’Ordine nazionale dei Giornalisti voglia intervenire il ministro di Grazia e Giustizia, usando i poteri sostitutivi che la legge gli conferisce.

Per #ControCorrente la riforma dell’Ordine dei Giornalisti, dall’accesso alla professione ai collegi di disciplina, non è più materia rinviabile. Si è già perso molto tempo in questioni bagatellari e di autoconservazione, mentre la professione si sta riorganizzando da sola superando le azioni incerte dell’ordine.

domenica 26 luglio 2020








COVID 19, IL LIONS CLUB PIEDIMONTE MATESE “I SANNITI” DONANO UN SANIFICATORE AL REPARTO DI ORTOPEDIA DELL’OSPEDALE “AVE GRATIA PLENA” DEL CAPOLUOGO MATESINO.
Il Past President Franco: “Insieme per servire, per noi è fondamentale essere sempre al servizio degli altri, e l’U.O.C. guidata dal direttore Di Maggio è una eccellenza del nostro territorio che va sostenuta con forza”.


Donato un sanificatore di ultimissima generazione all’Unitá Operativa Complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale “Ave Gratia Plena” di Piedimonte Matese. 

 

A compiere il nobile gesto il Lions Club Piedimonte Matese “I Sanniti” che, l’altra mattina, ha voluto consegnare materialmente l’apparecchiatura per la igienizzazione, vitale ai tempi del Coronavirus, presso il reparto del nosocomio matesino. 

 

Alla presenza del direttore sanitario Diego Colaccio, il Past President Pasquale Franco, il neo Presidente Gennaro Caserta, la sua vice Maria Eremenziana Gianfrancesco e le consigliere Concetta Ruzzo e Maddalena Viccione, unitamente ai sindaci dei Comuni di Alvignano Angelo Marcucci con il vice Pietro Civitillo, tra i primi promotori dell’iniziativa benefica, di Caianello Lamberto Di Caprio, di Caiazzo Stefano Giaquinto, accompagnato dal suo vice Antonio Ponsillo e dal consigliere delegato Tommaso Pannone, e di Valle Agricola Rocco Landi, hanno affidato nelle mani del Primario Bruno Di Maggio e del  Capo Sala Michele Italiano il sanificatore che entrerà da subito in funzione nell’unità operativa complessa di Ortopedia che, fino ad oggi, era l’unica sprovvista dell'importante strumento sanitario rispetto agli altri reparti del presidio ospedaliero matesino. 

 

“Il motto universale dei Lions è Insieme per servire, ed il Club Piedimonte Matese “I Sanniti” ha voluto, alla luce di quanto avvenuto negli ultimi mesi di emergenza epidemiologica, servire una vera eccellenza del nostro territorio che è rappresentata indubbiamente dal reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale guidato dall’amico primario Di Maggio e dal suo formidabile staff.

Il sanificatore che abbiamo voluto donare a medici e operatori dell’unità operativa complessa, che è un vanto per noi matesini, è solo un piccolo gesto di riconoscenza verso coloro che quotidianamente e con grande senso del dovere, servono tanti pazienti, pertanto vanno sostenuti con forza, perché sono sempre al servizio degli altri”, hanno dichiarato all’unisono il past President Franco, che ha portato avanti l’iniziativa in questi mesi, ed il neo Presidente Caserta, da poco insediatosi al vertice dei Lions. 

 

Sentire parole di ringraziamento e gratitudine verso il gesto del Club I Sanniti Piedimonte Matese sono state espresse dal direttore sanitario Colaccio, dal Direttore dell’U.O.C. Di Maggio e dal Capo Sala Italiano. 

 

Piedimonte Matese, 25.07.2020