martedì 17 settembre 2019










IL RAVELLO FESTIVAL CONTINUA CON "LA MEGLIO GIOVENTÙ" 
E "LE NOTE DI SIGILGAITA"





Terminata la stagione cameristica, il Ravello Festival continua con “La meglio gioventù” e “Le note di Sigilgaita” Con l’applauditissimo concerto del Gruppo Ocarinistico Budriese è terminata anche la sezione cameristica della 67esima edizione del Ravello Festival. La musica a Ravello continua con gli appuntamenti de “La meglio gioventù”: dopo i conservatori campani e quelli di Roma e Venezia infatti, debutta il Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari. Due i concerti in cartellone con i talenti dell’istituto pugliese oggi frequentato da oltre 1500 studenti e che al festival presenta alcune tra le sue numerose eccellenze, insignite in questi anni di prestigiosi riconoscimenti tra i quali il Premio Nazionale delle Arti indetto dal MIUR.Mercoledì 18 settembre (ore 19) all’Auditorium Oscar Niemeyer saranno due gli ensemble strumentali, di percussioni e di violoncelli, impegnati insieme in un programma musicale di raro e piacevole ascolto che prevede pagine di Jacob ter Veldhuis, Csaba Zoltàn Marjàn, Rùdiger Pawassar, lannis Xenakis, Nebojsha Zivkovic. Sul palco si alterneranno i percussionisti Vincenzo De Leo, Antonella Fazio e Niccolò Fino (Premio Nazionale delle Arti 2018); poi toccherà ai solisti al violoncello Federica Del Gaudio e Marcello Sette (Premio Nazionale delle Arti 2017) e all’ensemble diretto da Giuseppe Grassi, in musiche di Edward Elgar, Giuseppe Verdi, Pietro Mascagni, Enrique Granados, Niccolò van Westerhout, Nino Rota, Dmitrij Shostakovich ed Ennio Morricone con arrangiamenti di Michele Cellaro, Marcio Carneiro e Michele Galvagno, e Francesco Tanzi.Nel pomeriggio, a Villa Rufolo, prima edizione del premio “Giovane Talento”, istituito da UBI Banca - main sponsor del Ravello Festival 2019 - nell’ambito della sezione “La Meglio Gioventù”, curata dal maestro Antonio Marzullo. Il riconoscimento, premierà tre giovani musicisti che si sono esibiti nel corso della stagione.  Giovedì 19 settembre (ore 19) sempre all’Auditorium sarà un nuovo e speciale omaggio all`indimenticato Nino Rota (che del Conservatorio di Bari è stato direttore per quasi 30 anni), nel quarantennale della morte. Il programma che verrà eseguito nella Città della Musica riscopre il Rota cameristico (e mai troppo eseguito), ma anche quello delle canzoni e delle musiche per il cinema: Parla più piano, Cabiria, A Time for Us, Tema di Gelsomino, e quello delle Suites di musica per il cinema (arrangiate e strumentate da Nicola Scardicchio), come Amarcord, Rocco e i suoi fratelli, Prova d`orchestra, Il gattopardo.Venerdì 20 settembre (ore 19) quarto appuntamento con “Le note di Sigilgaita” e la musica per organo. Stavolta a dare vita al maestoso organo del Duomo sarà Michel Bouvard, maestro lionnese che occupa attualmente due tra i più alti uffici di Francia: dal 1995 tiene, insieme a Olivier Latry, la cattedra di organo al CSNM di Parigi ed è nel contempo titolare dell’organo nel complesso della basilica romanica di Saint-Sernin a Tolosa, il monumentale Cavaillé-Coll (3458 canne) inaugurato nel 1889 da Alexandre Guilmant. La grande scuola francese è presente nella testa e nella coda del programma, separate da due trascrizioni per organo di musica strumentale di Bach e Mozart, dove partecipa la moglie di Bouvard, Yasuko Uyama, titolare dell’organo barocco di Sant Pierre des Chartruex a Tolosa. Si comincia nel Seicento, il Secolo d’oro di Luigi XIV, con il padre del mottetto francese, il belga Henri Du Mont e si prosegue nei fasti dell’età barocca con un altro clavicembalista e organista, Louis Marchand e soprattutto con il “poeta-musicista”, François Couperin, detto “il Grande”, colui che illuminò con l’originalità delle sue ‘pitture’ clavicembalistiche la corte di Versailles. La conclusione salta nel Novecento con le variazioni su una carola basca del nonno di Bouvard, Jean, colui che avviò Michel alla passione organistica. La figura mistica di Charles Tournemire viene evocata attraverso le ricostruzioni delle sue straordinarie improvvisazioni effettuate dal suo allievo Maurice Duruflé), anch’esso organista e celebre compositore di un Requiem concepito nei tragici tempi dell’Occupazione tedesca.




lunedì 16 settembre 2019


Si è svolta sabato 14 settembre, alle 16.30, presso la Cattedrale di S. Michele Arcangelo, in Casertavecchia, la cerimonia di Adozione del Duomo da parte del Liceo Manzoni di Caserta.

Il polo liceale casertano, diretto dalla Preside Adele Vairo, ha infatti aderito a “La Scuola adotta un monumento”, progetto ventennale di educazione permanente al rispetto e alla tutela del patrimonio storico-artistico, portato avanti dalla “Fondazione Napoli Novantanove” in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e il Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Gli studenti del Manzoni, guidati dalla prof.ssa Donatella Sandias, nell’ambito di un percorso di studio della Storia dell'Arte basato sull’utilizzo di metodologie innovative e partecipative, hanno scelto di adottare il Duomo di Casertavecchia quale monumento del proprio territorio da studiare e valorizzare. Con grande creatività ne hanno rievocato la storia e descritto le caratteristiche con l’autoproduzione (sceneggiatura, immagini e colonna sonora) di un video che ha partecipato al Bando A.S. 2018-2019 per l’arricchimento del costituendo Archivio Nazionale dei monumenti adottati dalle scuole italiane”: il video dei ragazzi del “Manzoni” è stato selezionato dalla Fondazione per essere inserito nell’Atlante dei Monumenti Italiani on line e pubblicato in collaborazione con GoogleArte&Culture.
Nel corso dell’evento si è tenuto anche un reading degli studenti del Liceo Classico, curato dal prof. Gianluca Parente ed ispirato al video “Casertavecchia tra realtà e fantasia”. La performance, costruita sulle tradizioni e sulle leggende popolari legate al Duomo ed al Borgo antico, ha reso ancor più vivo il rapporto con il monumento, che è così divenuto teatro di emozioni e suggestioni.




Questioni d’immigrazione e d’immigrati
 La conclusione è che se non si fa una politica seria si andrà avanti per palliativi di cui faranno le spese soprattutto i Paesi mediterranei (Grecia, Italia e, in parte, Spagna). Le politiche nazionali saranno solo misure tampone. Dev’essere ben chiaro che il problema è tale che non si può affrontare se non su base continentale.



(di Stelio W. Venceslai)

Ma se metto in mare una scialuppa con duecento persone consapevoli dei rischi che corrono, e deliberatamente la faccio affondare, in attesa dei soccorsi, quelli sono naufraghi volontari che andrebbero riportati indietro.






In principio, di fronte a questo fenomeno di massa, siamo tutti impotenti. Da anni si suggeriscono soluzioni in parte scontate, ma, realmente, nessuno è stato in grado di dare un segnale positivo. L’Europa, di fatto, è impreparata a fronteggiare questo esodo che affronta in ordine sparso e contraddittorio.
         Il primo obiettivo serio e comune, sul quale tutti dovrebbero essere d’accordo, almeno in via di massima, dovrebbe essere quello di contrastare il traffico di esseri umani. Si fa contro la pirateria, in mare, si fa contro i trafficanti di droga e, se pur più blandamente, contro lo schiavismo, perché non farlo contro questo mercato ignobile di esseri umani? Gli Stati, tutti gli Stati, non solo quelli europei, dispongono di uomini e risorse capaci di schiantare queste organizzazioni  criminali. Ovviamente, è necessaria una volontà comune, ma politicamente questo sarebbe un inizio di riassetto del problema.
         Il secondo obiettivo dovrebbe essere quello d’interpretare correttamente le norme sul diritto del mare. Il principio di salvare un naufrago è fondamentale e va rispettato, ma se metto in mare una scialuppa con duecento persone consapevoli dei rischi che corrono, e deliberatamente la faccio affondare, in attesa dei soccorsi, quelli sono naufraghi volontari che andrebbero riportati indietro. Il fatto che le navi delle varie ONG incrocino in acque dove sperano di soccorrere questi naufraghi è una finzione umanitaria internazionale. Tanto varrebbe che andassero in Libia a imbarcarli direttamente sui loro scafi. Questo sarebbe più serio e realmente umanitario. Inoltre, la distinzione fra profughi da guerre e profughi per fame, oggi, non ha più senso.
         La chiusura dei porti è sostanzialmente inutile. Per definizione un porto è aperto. Può esserci una cintura di sicurezza al limite delle proprie acque internazionali, ma negare l’accesso ai porti, una volta superata questa cintura, è solo un palliativo. La gente sbarca lo stesso in porti minori, meno sorvegliati, con imbarcazioni più piccole che sfuggono ai controlli radar. Per questo l’esodo con piccoli gruppi è inarrestabile.
         Il terzo obiettivo dovrebbe essere quello comunitario. In Europa ci sono Paesi che non vogliono sentir parlare d’immigrati e d’immigrazione. È un loro diritto. Non sono Paesi cattivi, ma Paesi con governi gelosi della loro identità nazionale. Poi ci sono Paesi con una storia secolare d’immigrazione coloniale e post coloniale, come la Francia e il Regno Unito. Hanno milioni d’immigrati, in gran parte storicamente inseriti nel tessuto nazionale. Si capisce che non vogliano aumentare il numero di queste presenze.
         Infine, c’è la Germania, che ha accolto milioni di Turchi e di Siriani e poi, in pratica, ha detto basta. Ha fatto la sua parte.
         Il tutto è disciplinato dal famoso Trattato di Dublino che, stilato in tempi molto diversi, prevedeva un obbligo di ricevimento e di assistenza per il Paese di primo approdo. Data la configurazione del Mediterraneo, questo interessa Spagna, Grecia e Italia. La logica vorrebbe che questo Trattato fosse rivisto, ma per modificarlo occorre l’unanimità. Inutile farsi delle illusioni. L’idea di sanzionare i Paesi che rifiutano l’accoglienza e la redistribuzione è suggestiva, ma quanto praticabile? Alla fine, forse, sarà anche possibile un compromesso, ma ci vorrà molto tempo e si susciteranno molti malumori.
         Se, come sembra, Francia e Germania accetteranno un 25% ciascuna degli immigrati sbarcati in Italia, a chi toccherà l’altro 50%? Almeno un altro 20/25% all’Italia. E gli altri? Sarebbe, comunque, una soluzione transitoria.  Come si vede, quest’opzione comunitaria è tanto necessaria quanto difficile e, comunque, se la pressione migratoria aumentasse, non risolverebbe il problema se non alle calende greche.
         Il quarto obiettivo, infine, dovrebbe essere quello di cercare d’interrompere il flusso degli emigranti, trattando direttamente in loco, con i vari governi. Anche questa è una difficile scelta per vari motivi. Se uno vuole andarsene, legittimamente o clandestinamente, c’è poco da fare.
         Nelle menti dei più illuminati aleggia l’idea che l’Occidente, in particolare l’Unione europea, dovrebbe lanciare una specie gigantesco Piano Marshall per l’Africa, volto a stabilizzare le popolazioni con lo sviluppo d’iniziative economiche importanti.  Non è un’idea irragionevole ma con molti limiti: il consenso europeo, le risorse disponibili, i tempi necessari per l’attuazione dei vari progetti, le difficoltà ambientali (corruzione dilagante, contese religiose, guerre tribali endemiche, sicurezza degli investimenti e del personale addetto). \      Inoltre, per un Piano Marshall gigantesco servono risorse gigantesche. Saranno disponibili i cittadini europei ad accollarsi nuove tasse e una crescita dell'indebitamento per aiutare i fratelli africani?
         In genere, si pensa a un’immigrazione africana, ma non è così. Gli immigrati vengono da tutto il mondo, non solo dall’Africa. Abbiamo Cinesi, Indiani, Pakistani, Palestinesi, Siriani, Filippini, Bengalesi, Yemeniti, Latinoamericani, non solo Africani, anche se questi sono la maggioranza. In particolare, in Africa, la pressione demografica è altissima. Fra venti/trent’anni, la popolazione africana supererà quella cinese. Dove andrà tutta questa gente giovane e vogliosa di vivere meglio? Parlare di controllo delle nascite sembra una bestemmia, condannata da tutte le religioni, ma laicamente è una necessità di autodifesa collettiva.
         Negoziare con i Paesi di transito, come la Libia, è inutile. A parte la difficoltà di trovare un governo serio, il massimo ottenibile, pagando profumatamente le autorità locali, sarebbe di lasciar marcire nei campi profughi libici la gente che c’è arrivata.
         Affrontare il problema con i Governi di partenza è altrettanto difficile. Spesso, non ci sono interlocutori credibili. Il vuoto politico africano è inimmaginabile. Colpa nostra, forse, e delle passate esperienze coloniali. Abbiamo fatto dighe e pozzi, ma poco o nulla sulla formazione delle persone che è essenziale nel tempo per avere una classe dirigente adeguata. Ma è inutile stracciarsi le vesti. La situazione attuale è quella che è.
         L’Africa è piena di risorse ma ciò non toglie che molti immigrati africani provengano dalla Nigeria, è uno dei più ricchi Paesi del continente. Le risorse ci sono in loco, ma sono nelle mani delle grandi multinazionali cui non importa nulla di esodo, di solidarietà o di diritti civili, ma solo di far quattrini. Dovrebbe essere soprattutto un compito loro, ma anche questa è una pia illusione in un sistema in cui il pensiero dominante è “mordi e fuggi”.
         La conclusione è che se non si fa una politica seria si andrà avanti per palliativi di cui faranno le spese soprattutto i Paesi mediterranei (Grecia, Italia e, in parte, Spagna). Le politiche nazionali saranno solo misure tampone. Dev’essere ben chiaro che il problema è tale che non si può affrontare se non su base continentale.



Roma, 14/09/2019








Il direttore del Centro nazionale trapianti, 

Cardillo: “Non c’è mai stato un traffico di 

organi a Castelvolturno. 

È pura follia, forse per 

colpa di velina FBI”


 AGRORINASCE, DA CASAL DI PRINCIPE A CORLEONE UN NUOVO MODELLO DI UTILIZZO DEI BENI CONFISCATI






Cala il sipario sulla quinta edizione della Summer School Ucsi – la scuola di giornalismo investigativo, dedicata nel 2019 al fenomeno delle economie criminali e all’evoluzione delle organizzazioni mafiose, promossa dall’Unione cattolica stampa italiana di Caserta e dall’Agenzia pubblica per la legalità Agrorinasce, in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti Campania – in programma a Casal di Principe  nella cosiddetta “Villa Scarface”, bene confiscato al fratello del capoclan dei Casalesi, Walter Schiavone, attualmente in gestione all’ASL Caserta che ha realizzato un Centro diurno per la salute mentale.


La terza giornata si è chiusa con il confronto tra le due realtà pubbliche più importanti in Italia: il consorzio “Agrorinasce” in Campania ed il consorzio “Sviluppo e legalità” in Sicilia, guidato dal sindaco di Corleone Nicolò Nicolosi.
Agrorinasce – Agenzia per l’innovazione, lo sviluppo e la sicurezza del territorio, è una società consortile con capitale interamente pubblico costituita da 6 Comuni (Casal di Principe, Casapesenna, S. Cipriano d’Aversa, Villa Literno, S. Marcellino e S. Maria La Fossa) allo scopo di rafforzare la legalità in un’area ad alta densità criminale: conta 157 beni confiscati alla camorra interessati da azioni di recupero ad uso sociale e pubblico, di cui 141 finanziati da Ministero dell’Interno, Fondazione con il Sud, Ministero per il SUD/CIPE, Regione Campania, Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento Gioventù e Pari Opportunità), Ministero dell’Ambiente, Agrorinasce (Comuni soci e cooperative sociali) e Fondazione Vodafone; 69 immobili; 300 ettari di terreno agricolo; circa 30 realtà che operano nel terzo settore; oltre 200 addetti impiegati in numerosi settori agricoli, sociali e produttivi.

"La nostra realtà nasce nel '98 su iniziativa del Ministero dell'Interno – dice Giovanni Allucci, amministratore di Agrorinasce – grazie ad uomini dello Stato che avevano sposato la via della prevenzione, come Franco Roberti. Siamo stati i primi ad aprire ai giornalisti i beni confiscati alla camorra, proprio con l'obiettivo di mostrare a tutti cosa volesse dire occuparsi di questo tipo di beni. La villa in cui siamo oggi è stata sequestrata nel '94, confiscata nel '98 e solo nel marzo 2019, dopo oltre 20 anni, è rinata come Centro di salute mentale. I processi di riqualificazione vanno snelliti e velocizzati, bisogna collaborare ed agire in maniera sinergica, altrimenti diventa molto difficile restituire alla società i beni confiscati alla malavita".


Il consorzio Sviluppo e legalità è nato in Sicilia nel 2000 e comprende 8 Comuni del territorio, da Corleone a Monreale: in totale, 29 fabbricati; 900 ettari con aziende che producono prodotti biologici e che distribuiscono nei supermercati; fatturato di 5 milioni di euro; 3 cooperative.

“Il solo nome della nostra cittadina – a parlare è il sindaco di Corleone, Nicolò Nicolosi – ha un potere mediatico enorme che va sfruttato per la rinascita della nostra terra. Nei primi 5 anni, abbiamo incontrato enormi difficoltà con diversi tentativi di infiltrazioni mafiose. Poi l'azione di contrasto e vigilanza delle autorità giudiziarie e delle Forze dell'ordine, ci ha consentito di individuare le mele marce che sono state allontanate immediatamente. Oggi, i beni confiscati sono realtà produttive ma, cosa ancora più importante, rappresentano un messaggio sociale che diamo quotidianamente alla comunità. Solo i cittadini con età superiore a 60 anni sono ancora scettici, poiché risentono di una situazione che si è stratificata nel tempo, mentre la maggior parte dei giovani non vuole più la mafia a Corleone. Alle ultime elezioni, il 65% dei votanti si è espresso a favore di candidati che hanno pubblicamente preso distanza dalla mafia. Questo ci fa comprendere che la voglia di cambiamento è tanta. Dai beni confiscati sono nati a Portella della Ginestra un centro ippico intitolato al piccolo Di Matteo, ucciso senza pietà dal mafioso Giovanni Brusca; a San Giuseppe Jato è nato ‘Il Giardino della Memoria’ per fare sport, teatro e divertirsi ma soprattutto per trasmettere la serenità a tutti i bambini; a Corleone c'è la cooperativa ‘Lavoro e non solo’ che produce diversi prodotti tipici delle nostre campagne, venduti poi in tutta Italia”.

Una edizione straordinaria che ha ospitato oltre 100 giornalisti provenienti da tutta Italia (dal Friuli alle Marche, dal Lazio alla Campania), assegnando 10 borse di studio riservate a giovani giornalisti, precari o disoccupati.

“La Summer School Ucsi 2019 – spiega il direttore Luigi Ferraiuolo – si conferma come l’appuntamento principale in Italia dedicato al giornalismo investigativo. Proprio per questo motivo, anni fa abbiamo deciso di trasferire la scuola da Roma a Casal di Principe, in modo da portare i nostri giovani giornalisti nei territori simbolo della lotta alle mafie. Grazie all’impegno del Consorzio Agrorinasce, oggi Casal di Principe rappresenta un modello nazionale per il riuso dei beni liberati dalle mafie. Se partiamo da questo territorio e da questi risultati, possiamo contrastare le mafie anche nel resto del Paese”.

Le mafie, dunque, si stanno trasformando sempre più in criminalità economiche e, per capire ancora meglio il fenomeno, basta osservare gli ultimi rapporti: l’economia criminale vale il 30% dell’economia ufficiale della provincia di Caserta; l’economia mafiosa in Italia è in grado di erodere il 15% del PIL pro capite; i “prodotti” di punta sono la droga, lo sfruttamento della prostituzione e le estorsioni, che fanno incassare ogni anno quasi 20 miliardi di euro (non mancano dal bilancio il contrabbando di sigarette, l’usura ed il traffico di rifiuti).


"L'Agenzia nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, è nata nel 2010 con non poche difficoltà – afferma il direttore Bruno Frattasi – e fino ad oggi ha vissuto di precarietà. Nonostante tutto, abbiamo prodotto tanto ma i conti li faremo alla fine. Abbiamo due priorità: fare sistema e valorizzare i beni confiscati; tenere in vita le imprese anche per tutelare quei soggetti che altrimenti perderebbero il lavoro, senza avere nessuna colpa, a seguito della confisca".

La criminalità organizzata fa registrare circa 150 miliardi di euro di ricavi e, a fronte di poco più di 35 miliardi di costi, ha utili per oltre 100 miliardi. Numeri davvero allarmanti che surclassano anche quelli di alcuni colossi europei dell’energia.
"Dei testimoni di giustizia non si parla mai – precisa il testimone oculare dell'omicidio di Don Giuseppe Diana, Augusto Di Meo – con me è stata commessa un'ingiustizia: dopo l'omicidio di don Peppe sono dovuto scappare con due figli piccoli in Umbria. Ho dormito in auto, nessuno mi ha aiutato. Mi hanno lasciato solo e quando sono tornato in paese mi additavano come l'infame che avrebbe dovuto stare zitto e farsi i fatti suoi. Uno dei pochi a starmi sempre vicino è stato Renato Natale, sindaco di Casal di Principe".

Presenti a Casal di Principe, tra gli altri, il presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra; il comandante della Dia, il generale Giuseppe Governale; il procuratore aggiunto Dda Reggio Calabria, Gaetano Paci; il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovanni Melillo; il presidente "Svimez", Adriano Giannola; il capo della redazione "Economia" del Corriere della Sera, Nicola Saldutti; il generale Umberto Rapetto, già comandante Nucleo Frodi Telematiche Guardia di Finanza, Autorità privacy Repubblica di San Marino; il senatore Pietro Grasso, già procuratore nazionale Antimafia; la senatrice Rosaria Capacchione; l'assessore a Lavoro e Risorse Umane della Regione Campania, Sonia Palmeri; il testimone oculare dell'omicidio di Don Giuseppe Diana, Augusto Di Meo; l'europarlamentare Franco Roberti, già procuratore nazionale Antimafia; il sindaco di Corleone Nicolò Nicolosi, presidente del Consorzio “Sviluppo e legalità”; il direttore dell'Agenzia nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, il prefetto Bruno Frattasi; il sostituto procuratore Dda Napoli, Alessandro D’Alessio; Giacomo Di Gennaro, Università Federico II di Napoli, curatore del "Rapporto criminalità grandi aree urbane italiane"; lo scrittore e giornalista Sergio Nazzaro; l'inviato di Avvenire, Toni Mira; Giuseppe Guerrini dell'Agenzia nazionale coesione territoriale; Enrico Tedesco della Fondazione Polis; ed il direttore del Centro nazionale trapianti, Massimo Cardillo che nel corso del seminario in programma ieri, in merito alle notizie riportate dalla stampa ad inizio anno, ha sottolineato che “non c’è mai stato un traffico di organi a Castelvolturno. È pura follia, forse per colpa di una velina dell'FBI”.

La scuola – che vanta anche il patrocinio di Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), Ordine nazionale dei giornalisti, Sindacato unitario dei giornalisti della Campania (Sugc), Fondazione POLIS della Regione Campania, Diocesi di Aversa, Ucsi Campania, Assostampa Caserta e Università della Campania “Luigi Vanvitelli" – è gratuita ed è accreditata per la formazione giornalistica sulla piattaforma Sigef.




domenica 15 settembre 2019






Un finto fidanzato muoveva le fila della banda “bassotti”

 Domani in Tribunale l’incidente probatorio.  Sei persone tutte residenti nello stesso stabile a Santa Maria Capua Vetere indagate di raggirato di una donna con un deficit mentale, maltrattandola per diverso tempo.
Incassavano la pensione e sottraevano soldi dal conto della malcapitata.


Sei persone, appartenenti a due diversi nuclei familiari, tutti residenti nello stesso stabile a Santa Maria Capua Vetere: Via Antonio Indaco, Fab.8 scala A e scala/C che avrebbero raggirato una donna con un deficit mentale, maltrattandola per diverso tempo (dal 2016 fino agli inizi di quest'anno), senza pietà per sottrarle soldi provenienti dalla pensione di invalidità, oltre a usare il suo conto corrente per tentare finanziamenti o cambio di assegni rubati.
Alla notizia lanciata nella edizione di oggi 15 settembre -  da Il Mattino – attraverso il suo cronista giudiziario, noi possiamo aggiungere i nomi delle persone coinvolte. Nel procedimento (n°RG 10438/18/21) sono infatti indagati: Christian Febrotto, di anni 25; Gennaro Febrotto, di anni 55; Laura Merola, di anni 49; Giuseppina Pagano, di anni 45; Vincenza Chirico, di anni 24 e Antonio Chirico, di anni 44. La parte offesa sarebbe Rosa Marfucci, di anni 33, nata ad Eboli e residente in Toscana, zona Carlina 54.  
Naturalmente l’incidente probatorio dovrà accertare la veridicità della denuncia e ciascun indagato – come è ovvio -  è da ritenersi innocente fino a condanna definitiva e che certamente non mancherà di difendersi attraverso il proprio legale nelle sedi e nelle forme competenti.
Al centro della vicenda, c'è una storia sentimentale fittizia che uno degli indagati, un giovane di 25 anni, (protagonista anche di alcune scomparse-lampo da casa, tanto da scatenare ricerche e allarme sui social), avrebbe intrattenuto con la donna di 33 anni purtroppo affetta da talassemia, lieve ritardo mentale e ipoacusia bilaterale. Aveva un piano per avere la possibilità di accedere alle finanze della vittima alla quale avrebbe chiesto soldi anche in cambio di un bacio e a percuoterla o appellarla con epiteti offensivi e denigranti in caso di rifiuto.
La donna, originaria di Salerno ma oggi residente in Toscana, con l'aiuto dei genitori sarebbe riuscita finalmente a denunciare il tutto sporgendo due querele nel 2016: di qui l' impulso per l'apertura dell'indagine della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.
Domani, infatti, con l'assistenza di una psicologa, la vittima verrà ascolta in sede di incidente probatorio: occorre acquisire, prima di un eventuale dibattimento, le dichiarazioni della parte offesa. Il pm ipotizza, a vario titolo, i reati di circonvenzione di persona incapace, maltrattamenti e frode informatica (per il sedicente fidanzato).
Diversi gli episodi contestati agli indagati: si tratta di un nucleo familiare che vede il giovane convivente con i genitori e altri due coniugi e la figlia di questi ultimi residenti tutti nello stesso palazzo. Il ragazzo e i genitori, secondo l'accusa, approfittando della condizione di infermità della vittima, si sarebbero impossessati di denaro e la pensione di invalidità (290 euro) percepita dalla donna; il «fidanzato», inoltre, avrebbe costretto la vittima a consegnarli un costosissimo smartphone svenduto per 250 euro. Ma non è finita qui: insieme ai componenti dell'altro nucleo familiare avrebbero costretto la donna a firmare degli assegni rubati per effettuare un versamento sul conto della stessa tanto da provocargli il blocco del conto corrente a seguito dell'azione illegale scoperta dal direttore della banca.
Un imprevisto che non avrebbe fatto perdere d'animo la banda di aguzzini tanto da costringere la vittima a chiedere 1500 euro ai genitori che sarebbero poi stati consegnati regolarmente. Nonostante il blocco del conto, avrebbero anche tentato di far chiedere alla donna un finanziamento di cinquemila euro (ovviamente non andato a buon fine) ma per ovviare all'impedimento, il ragazzo si sarebbe impossessato del bancomat e del pin della madre della sua «fidanzata» facendole prelevare 4900 euro con più operazioni giornalieri, tutti regolarmente consegnati al ragazzo.
Quest'ultimo è accusato anche di maltrattamenti e di un pestaggio. Secondo l'accusa, quando si rifiutava di consegnare il danaro avrebbe avuto reazioni violenti nei confronti della vittima: le avrebbe provocato la rottura delle costole con un calcio.











VOCI NUOVE ALL’OMBRA DELL’ANFITEATRO

MEMORIAL FABRIZIO FRIZZI PER LA SECONDA EDIZIONE DEL ‘FIRE MUSIC FESTIVAL’.

Presenta Veronica Maya


Nel solco della tradizione del Festival “L’Anfiteatro d’Oro” lanciato da Michele Viggiano negli anni Sessanta

Il giornalista Ferdinando Terlizzi, intervista Michele Viggiano, Organizzatore nel 1964 del Festival sammaritano
 "L'Anfiteatro d'Oro" 




Gruppi musicali e voci nuove, avranno l’occasione di esibirsi alla seconda edizione del ‘Fire Music Festival’, kermesse di respiro nazionale in programma il 28 settembre prossimo (ore 21) che seleziona artisti emergenti e che avrà come sfondo il magico dell’ Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere. Lo spettacolo, presentato da Veronica Maya, vedrà un premio speciale in ricordo di Fabrizio Frizzi, il popolare conduttore scomparso nel 2018 che presentò la prima edizione del festival sammaritano alla quale partecipò una giuria composta da esperti d’eccezione. Quest’anno, la conduzione è affidata a Veronica Maya. Tra gli ospiti, Filippo Graziani (che canterà i successi di suo padre, l’indimenticabile Ivan); Franco Del Prete (Sud Express) e Rosalia Porcaro per l’angolo cabaret. Patron dell’evento, Gianfranco Di Rienzo, batterista e autore di diverse iniziative legate al mondo della musica e dello spettacolo che, insieme a Vittorio De Scalzi (musicista ex componente dei New Trolls), ha ideato la manifestazione dove la denominazione del fuoco (‘Fire Festival’) non è associata alle note cronache della vicina ‘terra dei fuochi’, ma indica IL ‘fuoco’ che benedice le potenzialità dei partecipanti alla rassegna artistico-musicale. Il festival, infatti, affonda le sue radici nel passato e richiama, come continuità, la tradizione musicale della città di Santa Maria Capua Vetere dove negli anni ‘60 si organizzava l’Anfiteatro D’oro,  a cura di  Mike Viggiano ( nella foto dell’epoca  con il nostro direttore)  concorso canoro di grande successo a livello nazionale che ha visto la presenza di conduttori storici come Pippo Baudo, Corrado e Daniele Piombi. Il patron Di Rienzo, in passato ha portato in città anche personaggi come Katia Ricciarelli e un’orchestra di 100 elementi oltre ad altre celebrità del mondo artistico-musicale. Nell’ambito della serata – resa possibile grazie alla direttrice del Polo Museale della Campania Anna Imponente e alla direttrice del Museo Archeologico dell’Antica Capua, Ida Gennarelli - verrà anche presentato #5minutidivita, premio che nasce dalla collaborazione delle Associazioni Fondiaria D’Angiò e Mitreo Film Festival mentre parte del ricavato sarà devoluto a Telethon. Il direttore artistico della manifestazione è Lello Petrarca, polistrumentista che spazia dal jazz, al pop al roc che dirigerà l’orchestra che accompagnerà i 14 partecipanti.






CONCLUSO CON  SUCCESSO  A CASAL DI PRINCIPE




IL CORSO DI  LEZIONI DI LEGALITA’
DELLA SUMMER SCHOOL UCSI



Fruttuoso  confronto tra giornalisti, investigatori, politici, rappresentanti di istituzioni  e magistrati su evoluzione delle mafie, criptovalute e recupero dei beni confiscati alla camorra




Tra i personaggi di spicco intervenuti alla kermesse

COMANDANTE DELLA DIA, GENERALE GIUSEPPE GOVERNALE: “A MILANO +38% DI NUOVI RISTORANTI. SI PUNTA A LAVARE I PROVENTI DEL NARCOTRAFFICO”


PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI NAPOLI, GIOVANNI MELILLO: “FUNZIONARI P.A. SPESSO IMPREPARATI E NON IN GRADO DI OPPORSI ALLO STRAPOTERE MAFIOSO”


PRESIDENTE COMMISSIONE ANTIMAFIA, NICOLA MORRA: "NON MI SIEDO CON PRESCRITTI E INDAGATI, AVEVO DETTO AL PRESIDENTE BOCCIA DI NON ANDARE A COSENZA"


Casal di Principe - Si è appena conclusa  la seconda giornata della Summer School Ucsi - la scuola di giornalismo investigativo promossa dall’Unione cattolica stampa italiana di Caserta e dall’Agenzia pubblica per la legalità Agrorinasce, in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti Campania - in programma fino a domani a Villa Liberazione (in via Angiolieri), già nota come “Villa Scarface”, bene confiscato al fratello del capoclan dei Casalesi, Walter Schiavone.
Di seguito, le dichiarazioni dei protagonisti sul fenomeno delle economie criminali, sull’evoluzione delle organizzazioni mafiose e sulle criptovalute, ed il comunicato stampa sulla quinta edizione della scuola.
Presiede e coordina Ottavio Lucarelli, presidente Ordine dei giornalisti Campania
Comandante della Dia, generale Giuseppe Governale:
“Se la mafia prospera nel nostro Paese è perché lo Stato non è riuscito ad imporre la sua autorità sul territorio con decisione. Dovremmo prendere esempio dalla Germania che, dall'unificazione ad oggi, è cresciuta di oltre 30 punti percentuali. La questione meridionale dobbiamo ancora cominciare ad affrontarla. Bisogna partire dalla scuola, dai testi su cui studiano i ragazzi: solo un paio di pagine sono dedicate alla lotta alla mafia e al terrorismo. Gli americani nel '43 sono sbarcati con l'aiuto dei mafiosi e li hanno fatti diventare sindaci. L'immigrazione ha molti lati positivi ma anche diversi lati negativi, poiché molti criminali sfruttano i flussi migratori per spostarsi. Anche il fenomeno del soggiorno obbligato ha creato diversi problemi e ha dato modo alle mafie di svilupparsi in maniera capillare.

A Milano nel 2018 c'è stato un aumento del 38% dei ristoranti perché le organizzazioni criminali, in particolare la 'ndrangheta, hanno l'esigenza di ‘lavare’ i proventi del narcotraffico. Le mafie, pur di ripulire il denaro, sono disposte a perderne una buona parte perché altrimenti il denaro sporco non sarebbe spendibile. Abbiamo difficoltà a battere le mafie perché, guadagno a parte, c'è sete di potere e la volontà di contare sul territorio. Si va dagli imprenditori sprovveduti agli affaristi complici. Ciò che manca per combattere concretamente le mafie è la motivazione, che non coincide con la professionalità. Si tratta di una malattia sistemica”.

Procuratore della Repubblica di Napoli, Giovanni Melillo:
"Il giornalismo è un pilastro del tessuto democratico del nostro Paese che va difeso. Le varie mafie hanno in comune un tratto spesso dimenticato: la capacità di trasformare la violenza in ricchezza. Ciò esige il ricorso alla corruzione. Le mafie hanno un servizio di intelligence per carpire informazioni sulle indagini in corso. Le organizzazioni criminali, attraverso gli imprenditori, cercano approvazione sociale e soprattutto una via di ingresso nel sistema legale. Nel 1980 i procuratori della Repubblica neanche pronunciavano la parola 'mafia', combattuta esclusivamente dalla società civile, dai sindacati e da alcuni partiti politici. La lotta alla mafia è un fenomeno relativamente recente.

Oggi lo Stato è molto più forte ed autorevole di alcuni anni fa, la nostra legislazione antimafia è considerata un modello a livello mondiale. Quando si diffonde tra i cittadini il convincimento che l'intervento dello Stato porta ad un impoverimento, o comunque a qualcosa di negativo, la mafia trova terreno fertile. Le organizzazioni mafiose sono un fenomeno estremamente complesso, intrecciato con la società, con la politica, con l'imprenditoria. La mafia minaccia pesantemente il patto di coesione sociale su cui si fonda la nostra nazione. Per questo la mentalità camorristica va combattuta ad ogni costo. Cogliere il nesso che esiste tra mafia, corruzione e pubblica amministrazione sarebbe un buon punto di partenza. La mafia è fatta di valori sostitutivi rispetto a quelli dello Stato, e tali valori non sono solo quelli dei mafiosi ma rappresentano una spaventosa normalità che riguarda molti cittadini. Per combattere la mafia bisogna migliorare il filtro amministrativo, spesso composto da funzionari impreparati e quindi non in grado di opporsi allo strapotere mafioso".


Senatore Pietro Grasso, già procuratore nazionale Antimafia:
"Ci tenevo ad essere qui perché questo luogo ha un forte valore simbolico per quanto riguarda la lotta alla mafia. La storia della mafia è sempre stata caratterizzata dal business: l'azione della mafia spazia dalle attività tradizionali a quelle più dinamiche, proprie dell'economia contemporanea.
Il boss Graviano, mentre era rinchiuso all'Ucciardone, mi fece una panoramica delle uscite e delle entrate di Cosa Nostra: tutto organizzato e rendicontato nei minimi particolari. Attività che davano guadagno da investire nel traffico degli stupefacenti, come i sequestri di persona ed il contrabbando di tabacchi, spesso svolta congiuntamente ad alcuni clan della camorra napoletana che assicuravano contatti e canali preferenziali con l'estero.

Cosa Nostra acquista molto potere grazie al traffico di eroina, posto in essere grazie alla collaborazione di mafiosi americani come i Gambino. Ciò che a un certo punto limitò l'espansione della mafia, fu la guerra tra i corleonesi e le famiglie di Palermo. In quel periodo avvenne un episodio che colpì profondamente Giovanni Falcone: sull'isola di Aruba, Cosa Nostra incontrò Pablo Escobar per organizzare il traffico di cocaina su scala mondiale. E dopo la caduta del muro di Berlino cominciarono i contatti anche con la mafia russa. Mentre Riina si occupava del traffico di stupefacenti e del sacco di Palermo, Provenzano già nel 1984 aveva capito come inserirsi nel settore delle forniture sanitarie. Inoltre, instaurò un sistema di relazioni esterne alla mafia ma che contribuivano alla crescita del potere mafioso. Un sistema di controllo diretto degli appalti pubblici, che consentiva a Cosa Nostra di gestire le opere pubbliche.

Il 'sistema Provenzano' garantiva alla mafia un controllo diretto di ogni settore della vita economica, grazie ai contatti con il mondo di politica, pubblica amministrazione e professionisti. I capitali acquisiti dovevano essere occultati mediante il riciclaggio attraverso paesi come la Svizzera e lo strumento della compensazione delle valute nei paradisi fiscali. Oggi i mafiosi finiscono per utilizzare gli stessi canali dell'economia legale, sia per fare affari che per riciclare.
L'Eurispes ha calcolato che l'economia di Cosa Nostra ammonta a circa 33 miliardi di euro. Ma si tratta di capitali che, se investiti, non producono né crescita né sviluppo. La mafia produce solo l'arricchimento di pochi".

Giacomo Di Gennaro, Università Federico II di Napoli, curatore del "Rapporto criminalità grandi aree urbane italiane":
“C'è il rischio di sopravvalutare solo la dimensione economica delle organizzazioni criminali. Bisogna cogliere gli aspetti di supporto all'attività economica, come la politica deviata e la situazione socio-culturale. L'omertà e l'uso strumentale della violenza vanno tenute in conto. Altro elemento da tenere presente è quello che considero il reato-madre, ovvero l'estorsione. Non è affatto vero che le mafie hanno rinunciato all'uso della violenza e quindi delle attività estorsive, fondamentali per il controllo del territorio. Le aree più colpite sono quelle meridionali, ma anche al Nord il fenomeno è presente. Bisogna rivedere le politiche di lotta alla mafia, altrimenti avremo nei prossimi 20 anni il proliferare di nuovi gruppi criminali. Altro reato da attenzionare è l'usura, che non segue sempre e per forza network criminali. Nella strategia delle mafie l'usura è diventata un mezzo per infiltrarsi ed impossessarsi delle attività imprenditoriali e commerciali.
La responsabilità delle banche è forte rispetto all'usura poiché, come le mafie, giocano sulle aste immobiliari. Il sovraindebitamento causato dalla crisi e da tassi di interesse altissimi, ha finito per favorire gli usurai e, di riflesso, l'economia criminale. Se l'imprenditore in difficoltà trova porzioni piccolissime di mercato del credito legale, è quasi costretto a rivolgersi alle organizzazioni criminali”.

Sostituto procuratore Dda Napoli, Alessandro D’Alessio:

“Le organizzazioni criminali hanno la capacità di farsi interpreti dei sogni delle persone, andando a sostituire lo Stato. Secondo quanto riportato dai collaboratori di giustizia, il clan dei Casalesi non si è mai occupato di tre attività criminali: le esecuzioni immobiliari, spesso rivolte alla povera gente, gli stupefacenti e l’usura. Avevano capito che dovevano farsi amare dalla gente per acquisire potere e controllare il territorio. Quello che mi fa arrabbiare è l'eccessiva disponibilità delle banche ad aiutare i cosiddetti ‘investitori sponsorizzati’, senza ricevere particolari garanzie. L'estorsione è essenziale per il controllo del territorio, ma oggi si assiste ad un mutamento: gli imprenditori si fanno forti della complicità con mafia e politica e, grazie alla corruzione, arrivano praticamente ovunque.
Spesso mi è capitato di ascoltare imprenditori che, con i loro parenti, dichiarano di non sentirsi complici ma vittime della camorra. Non si rendono conto che la camorra ha bisogno degli imprenditori. La mafia casalese ha capito subito che per guadagnare bisognava controllare certi settori dell'economia attraverso i consorzi. La grande intuizione di Zagaria è stata quella di non bloccare i cantieri, ma di diventare soci dei grandi imprenditori”.


Generale Umberto Rapetto, già comandante Nucleo Frodi Telematiche Guardia di Finanza:
“Le mafie ormai si sono evolute, i mafiosi mandano i loro figli a studiare ad Harvard. Solo gli amanti del vintage si dedicano ancora alla prostituzione e alle estorsioni. I Bitcoin sono utilizzati per fare affari illeciti online, ma non tutte le organizzazioni criminali sono pronte, ad esempio, a pagare una partita di droga con le criptovalute. Reperire Bitcoin non è affatto difficile: il crimine organizzato sta già investendo in grandi computer che sono capaci di autogenerare il denaro attraverso operazioni matematiche. In tempi recenti, è stato scoperto che le organizzazioni criminali e terroristiche utilizzano mezzi, anche molto semplici come il ransomware, per fare cassa. I mafiosi hanno capito che operare online comporta meno rischi e assicura guadagni maggiori. Un clan napoletano ha organizzato un'operazione che gli ha garantito enormi guadagni attraverso la clonazione di dati sensibili e SIM telefoniche. Inoltre, attraverso la rete è molto più semplice spostare ingenti capitali all'estero”.


Venerdì 13 settembre | Prima Sessione
Presiede e coordina Ottavio Lucarelli, presidente Ordine dei giornalisti Campania

Presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra:
“Lo Stato ha il dovere di aggredire le economie criminali ma non sempre è attento e spesso non è neanche sollecitato dagli imprenditori, che non si rendono conto - per difetto di intelligenza o perché fa comodo - che questi business che producono grandi profitti rappresentano la morte del tessuto economico e produttivo. Il singolo operatore pensa di essere più furbo ma, a lungo termine, se muore il tessuto muore anche il Paese. Deve essere, dunque, interesse della classe imprenditoriale capire che il rispetto della legalità è l’unico modo per avere un mercato ed una società più sani.
Siamo in una Summer School sul giornalismo investigativo e, sul versante delle informazioni, questo Paese ha enormi problemi. Io vengo da una città in cui un quotidiano non è uscito in edicola per non dare una notizia non gradita a qualcuno. Vengo da un'area in cui un giovane cronista si è suicidato dopo probabili pressioni nell’ambito del suo lavoro. Vengo da una regione dove, in funzione dell'acquisto di spazi pubblicitari da parte di Enti locali, può cambiare la linea editoriale del giornale, e questo mi fa schifo. Il mio padrone è il cuore ed il cervello quando cerco la verità ma se poi alcune notizie vengono sistematicamente occultate perché non si possono scrivere, allora la responsabilità è anche di chi ha il dovere di fare informazione.

Entrando nel merito, dobbiamo combattere le mafie guidate da menti raffinatissime, come diceva Falcone. Nel 2014, per acquistare grandi quantitativi di cocaina, la 'ndrangheta già utilizzava Bitcoin, e noi dove eravamo? 'Ndrangheta, camorra e mafia rappresentano quelle debolezza, fragilità e complicità delle istituzioni e degli uomini che le rappresentano sui territori.
Ieri, ho telefonato al presidente di Confindustria Boccia, avvisandolo che non sarei andato all'Assemblea 2019 in programma a Cosenza, in occasione del passaggio di consegne tra il vecchio e nuovo presidente della locale associazione degli industriali. Perché avrei dovuto partecipare con il mio attuale sindaco, che ambisce ad essere il candidato alla presidenza della Regione ma è prescritto ed indagato, e con il governatore della Calabria interessato da altre vicende? Ho difficoltà e non mi siedo con soggetti che non solo sono indagati ma anche prescritti, e hanno sul capo la richiesta di rinvio a giudizio. Se per Confindustria questo non è un problema, ne prendo atto. Il vero problema è che il tessuto produttivo non riesce più a capire che o si sta con il bianco o con il nero, perché con il nero non si scherza. Questo è un Paese dove, per questioni culturali, c’è una certa indulgenza, che purtroppo è diventata quotidiana".


Procuratore aggiunto Dda Reggio Calabria, Gaetano Paci:
“L’importanza di questa iniziativa risiede nella necessità di acquisire la maggiore e più diffusa consapevolezza sul ruolo che le organizzazioni criminali svolgono nelle economie. Oggi la criminalità mira ad occupare spazi di mercato, legalmente o illegalmente, e per questo si propone di condizionare la politica e l’operato delle istituzioni pubbliche.
Per spezzare questo connubio perverso non basta solo una serie e diffusa opera di repressione giudiziaria, ma occorre spezzare i legami - anche a livello internazionale - con imprenditoria e politica, legami che le organizzazioni criminali ormai hanno consolidato. La mafia ormai è una vera e propria organizzazione economica”.


Capo della redazione Economia del Corriere della Sera, Nicola Saldutti:
“Il punto complicato è che tutte le mafie sono sempre più sofisticate ed è sempre più difficile distinguere i capitali leciti da quelli illeciti. Le segnalazioni per riciclaggio sono oltre 100mila e capire quali sono quelle senza seguito e quali quelle da indagare è davvero complicato.
La tecnologia ha accelerato la capacità di spostamento dei capitali, dai tempi della telescrivente di Sindona siamo arrivati ai Bitcoin, e questo rende tutto molto difficile. Probabilmente le competenze economiche devono crescere a livello investigativo ma se poi non abbiamo la collaborazione dei Paesi 'liberal' diventa quasi impossibile".


Assessore a Lavoro e Risorse Umane della Regione Campania, Sonia Palmeri:
“La Regione Campania conferma il massimo impegno nel programma di recupero e valorizzazione dei beni confiscati alla camorra.
In Campania contiamo circa 5.600 beni confiscati e dobbiamo continuare a valorizzarli attraverso la programmazione di misure di recupero e riuso, riconvertendone la natura in scuole e beni ad utilizzo sociale.
Dobbiamo operare un continuo riscatto sociale, interrompendo il circolo vizioso che spesso lega disoccupazione e criminalità. Dare risposte a chi ha interrotto il 'contratto sociale', a chi si sente in diritto di ribellarsi a regole di vita comune, che si traducono in sicurezza e legalità. Con le misure occupazionali della Regione Campania, nuovi concorsi in atto, formazione, sviluppo dell'artigianato e dell'autoimprenditorialitá, proviamo a ricostruire una identità professionale, colmando i gap di giovani vite difficili”.


Sindaco di Casal di Principe, Renato Natale:
“Un mese dopo la morte di Don Peppe Diana, una troupe di Rai 2 che si trovava a Casal di Principe per realizzare un servizio, fu aggredita da Walter Schiavone con una pala davanti al cancello di questa Villa, che oggi ospita la Summer School di giornalismo investigativo, e le immagini fecero il giro del mondo.
Il simbolo di un sistema che si sente proprietario di beni e della vita di ognuno, e che non accetta che un giornalista riprenda il suo castello.
Un anno dopo, per aver accompagnato la stessa troupe in occasione di un nuovo servizio, un camion mi ha scaricato tanto letame davanti casa perché, nel loro linguaggio più colorito, stavo infangando il paese.
Ne 1998 la Villa è stata confiscata e le chiavi sono state consegnate al Comune ma abbiamo dovuto aspettare altri 20 anni, arrivando al mese di marzo 2019, per inaugurare questa nuova gestione.
Per 20 anni, dunque, questa Villa è stata il simbolo del fallimento dello Stato, mentre prima era il simbolo del potere criminale con lo Stato che non reagiva. Oggi i cittadini si recano in questa struttura per attività di recupero ed introduzione al mondo del lavoro. Una operazione straordinaria, come il parco pubblico che abbiamo aperto nel cortile ed intitolato ad un bambino ucciso negli anni ‘70. Oggi questa villa è il simbolo della vittoria non dello Stato ma di chi ama questa terra”.


Amministratore di Agrorinasce, Giovanni Allucci:
"Abbiamo pensato che fosse importante offrire ai giornalisti un momento stabile di confronto ed aggiornamento con investigatori e magistrati. Il tema che ci sta più a cuore è il recupero e la valorizzazione dei beni confiscati alla camorra, non solo per il segnale simbolico nella lotta alle mafie, ma anche per i risvolti sociali ed economici”.


Presidente "Svimez", Adriano Giannola:
“La Svimez già 15 anni fa affermava che il 30% del lavoro al Sud era in nero. La criminalità impedisce gli investimenti, ma è pur vero che un certo tipo di investimenti fa diminuire la criminalità. Il Mezzogiorno vive nella illegalità ed è un'illegalità interiorizzata. Siamo disposti a sacrificare i nostri valori pur di raggiungere un obiettivo. Si tratta di un'abitudine all'illegalità che ha minato i valori tradizionali in maniera preoccupante, facendo prosperare la criminalità.
Per fortuna e per impegno, esistono anche mezzi di contrasto all'economia criminale. I reati sono passati dall'abigeato ai Bitcoin: le mafie si adeguano ai tempi. Secondo stime recenti, il valore delle mafie sarebbe uguale al PIL nazionale. Ma è impossibile calcolare con esattezza l'ammontare del valore dell'economia mafiosa.
Senza una vera industrializzazione del Meridione, il nostro Paese non ha futuro. Una realtà economica drammatica, come quella italiana, può darci gli stimoli giusti per capire come uscirne. Abbiamo gestito la crisi economica ma non abbiamo provato realmente a superarla. Avendo toccato il fondo, non possiamo che fare meglio”.





sabato 14 settembre 2019




La gazzarra e le illusioni
(di Stelio W. Venceslai)



            Qualcuno dovrebbe spiegare perché se si fa gazzarra per istrada è violenza e, comunque, qualcosa da cui dissentire. Se si fa in Parlamento, invece, è una manifestazione legittima di dissenso. Questa sottile distinzione è il patrimonio ideologico di Forza Italia che, per bocca del suo anziano profeta, promette opposizione dura al nuovo governo giallo-rosso, ma in Parlamento. In piazza no, è troppo volgare.
            Uno malizioso potrebbe pensare che ormai Forza Italia, in piazza, raccoglierebbe solo i parenti più stretti dei suoi eletti. Comunque, fatto il nuovo governo, ora si devono raccogliere i cocci, vecchi e nuovi.
            Quelli vecchi riguardano il centro-destra, dove l’ambiguità regna sulla vecchia alleanza con la Lega e spunta un nuovo, ancor minuscolo attore, il gruppo di Toti, il governatore della Liguria.
            I cocci nuovi, freschi di rottura, sono del PD e del Movimento, uniti da un patto di sangue anti-Salvini ma, in pratica, divisi su tutto. Questa è una buona cosa perché, sembra un paradosso, la sensazione diffusa che non possa durare li stimolerà a durare.
            Il primo evento da considerare è quello europeo. La nomina di Gentiloni ha ringalluzzito tutti. Finalmente l’Italia tornerebbe ad avere un ruolo importante nell’Unione, sconfessione implicita dell’attività inutile della Mogherini, già pupilla di Renzi e assurta come enfant prodige prima a Ministro degli Esteri italiano e, poi, a Vice Presidente  dell’Unione, responsabile della politica estera della Comunità (che non esiste).
            A Gentiloni è stato assegnato il portafoglio Economia e Finanze, un posto difficile per un Italiano, che dovrà fare la faccia feroce con il governo che l’ha designato e rispondere ad un super Commissario, a ciò appositamente delegato, Dombrowski, un rigorista ben noto nella passata legislatura comunitaria. Una nomina, dunque, sotto condizione, com’è stato subito giustamente osservato dai vari commentatori politici. Il Te Deum di ringraziamento va quindi un po’ corretto e un po’ ridotto al Miserere nobis. Gentiloni non è uno sciocco ed è uomo di una certa esperienza. Ma non avrà un compito facile.
            L’immediata visita di Conti alla Van der Layden il giorno dopo la fiducia, è stata salutata come il ritorno del figliol prodigo all’ovile, ma di concreto non c’è nulla. Né le speranze di minor rigore contabile né le prospettive di una modifica delle regole di Dublino sull’immigrazione. Il vincolo dell’unanimità rende improbabile qualunque modifica.
            Il secondo evento da considerare è la questione della finanziaria, tra l’altro strettamente legata alle regole comunitarie. L’idea peregrina che la finanza sia un gioco, per cui si possono ridurre le tasse e, quindi, le entrate dello Stato e, allo stesso tempo, fare gli investimenti sociali, sostenuta a spada tratta dal governo già giallo-verde, non sembra tramontata. Le illusioni finanziarie sono dure a morire. Ne citiamo due: i proventi determinati dai risultati della lotta all’evasione e la tenuta di uno spread a basso livello per tre anni. Le solite bufale che ascoltiamo a ogni nuovo governo. Su queste speranze si fondano le promesse finanziarie del Conti bis. Chiacchiere. Il vero problema è se si riuscirà a tamponare l’aumento dell’IVA. Qualche risparmio c’è stato, ma insufficiente e i timori di una nuova patrimoniale (la temuta imposizione sugli immobili) sono sempre molto forti.
            Un terzo punto si presta a ulteriori commenti. Potrà il Conti bis, fresco di firma sui decreti sul reddito di cittadinanza (con i famosi navigators) e su quota 100, procedere ad una revisione pressoché ablativa degli stessi? Potranno i 5Stelle accettare un altro ridimensionamento dei loro conclamati principi? Già in materia di decreti sulla sicurezza si cominciano a fare dei distinguo pericolosi, sempre nell’illusione che il Trattato di Dublino venga modificato e che i Paesi del Nord e del patto di Visegrad acconsentano a fare del continente europeo un centro d’accoglienza. Un Presidente succeduto a se stesso con quale faccia potrà rimangiarsi ciò che ha decretato solo qualche settimana fa? Misteri della politica che, però, non ingannano l’elettorato, sempre più disgustato.
            Le prossime elezioni regionali in Umbria e, dopo qualche mese, in Calabria, Emilia-Romagna e Toscana, metteranno a dura prova il governo. Se il centro-destra dovesse prevalere, il che è probabile, almeno in Umbria e, forse, in Emilia-Romagna, si arriverebbe al paradosso di un Paese governato in periferia dal centro-destra con un governo centrale di sinistra. La questione delle autonomie regionali diventerà una macchia d’olio per tutta Italia e un inciampo non da poco per il governo. Chissà se Matterella si renderà conto della stortura creata dal suo legittimismo costituzionale?
            Comunque vada, abbiamo un governo, pessimo come il precedente, inquinato dalla stella declinante del Movimento, cui va bene tutto, pur di governare. Prima con la Lega, poi con il PD. Per il bene dell’Italia, naturalmente. Una favola buona cui non crede più nessuno.
            Rotto il matrimonio difficile con la Lega, il Movimento non più virginale ha trovato subito un altro partner. In mezzo alla strada, quando si batte, c’è di tutto. Niente amore, solo interessi. Se le cose andranno male anche con questo, purtroppo, non c’è un altro celibe disponibile, tranne il Berlusconi che, però, è un po’ attempato e giura che non lo farà mai. Forse si arriverà alla fine dell’anno, forse alla prossima primavera. Ma non c’è da farsi illusioni. Il laboratorio Italia è in fermento. Nuove elezioni diventeranno inevitabili. Di Maio non potrà fare danni più di tanto. Possiamo restare tranquilli.


Roma, 12/09/2019