mercoledì 25 aprile 2018


PETER MADSEN CONDANNATO 
ALL'ERGASTOLO PER LO STUPRO E 
L'ASSASSINIO DELLA GIORNALISTA 

Dopo la notizia della condanna all'ergastolo, arrivano nuovi particolari riguardo la dinamica che avrebbe portato l'inventore Peter Madsen a uccidere la giornalista Kim Wall, dopo una violenza sessuale ai suoi danni. E alcuni sono particolarmente inquietanti, legati alle ricerche effettuate su internet da Madsen prima dell'incontro fatale con la giornalista. L'inventore danese avrebbe cercato "ragazza" e "decapitata" sul web, e appena prima di vedersi nel sottomarino con Kim Wall avrebbe visionato un video in cui veniva mostrata la brutale uccisione di una ragazza, accoltellata alla gola. Particolari che fanno pensare a una premeditazione che Madsen ha sempre negato nel corso del processo. (agg. di Fabio Belli)

"CINICO ASSALTO SESSUALE"


Ha prima negato ma alla fine ha ammesso le sue colpe, Peter Madsen, l'inventore danese che oggi è stato condannato all'ergastolo con l'accusa di aver ucciso la giornalista Kim Wall, dopo averla stuprata. Dopo aver negato di sapere che fine avesse fatto, aveva poi parlato di incidente, quindi aveva rivelato di essere stato lui l'autore del corpo smembrato e rinvenuto 10 giorni dopo la sua misteriosa scomparsa. Ad esprimersi oggi è stato il giudice Annette Burkoe del tribunale di Copenaghen che ha commentato in aula, come riferisce l'Huffingtonpost: "La valutazione della Corte è che l'imputato ha ucciso Kim Well, stiamo parlando di un cinico assalto sessuale, premeditato, e di un brutale assassinio di una donna che per il suo lavoro giornalistico aveva accettato un'offerta di una uscita in mare sul sottomarino dell'imputato". Nonostante la condanna, il caso continua a presentare ancora molti lati oscuri, a partire dalle modalità con le quali sarebbe avvenuto l'omicidio della giornalista, vista l'ultima volta lo scorso 11 agosto proprio insieme all'inventore Peter Madsen, il quale aveva deciso di concederle un'intervista a bordo del suo sommergibile, il Nautilus, dove sarebbe avvenuto lo stupro e in seguito il delitto. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

RICORRERÀ IN APPELLO


Ricorrerà in appello la difesa di Peter Madsen, 47enne inventore del sottomarino Nautilus, condannato all'ergastolo per l'omicidio della giornalista Kim Wall che lo stesso aveva invitato sul suo sommergibile per la realizzazione di un reportage. La donna era scomparsa lo scorso agosto in modo misterioso e solo 10 giorni dopo i suoi resti furono ritrovati su una spiaggia vicino a Copenaghen. Il suo corpo era stato mutilato e poi gettato in mare in diversi sacchetti di plastica come nel peggiore dei film horror. L'uomo oggi condannato al carcere a vita, per diverso tempo ha sempre negato ogni tipo di responsabilità salvo poi ritrattare parlando di un incidente avvenuto a bordo del mezzo. Quindi, una volta sottoposto a diversi colloqui con psicologi e inquirenti aveva vuotato il sacco raccontando la macabra verità. Come spiega Euronews, nel corso del processo che si è concluso con una condanna all'ergastolo, erano emerse le fantasie sessuali dell'uomo che contemplavano lo stupro ed il violento omicidio. Ricorrerà in appello come annunciato dal suo legale difensore? (Aggiornamento di Emanuela Longo)

SMEMBRÒ GIORNALISTA SUL SOTTOMARINO


Si appellerà contro la condanna di ergastolo inflittagli questa mattina dall’Alta Corte danese: così ha annunciato l’avvocato della difesa di Peter Madsen, tra le ire della famiglia di Kim Wall barbaramente uccisa, smembrata e oltraggiata dopo il delitto. Ingegnere autodidatta e geniale inventore, Madsen ora rischia di passare il resto dei suoi giorni in galera per le sue follie “sessuali” che lo hanno fatto mistificare la realtà più volte anche davanti all’evidenza dell’uccisione della reporter svedese. Non solo, questa mattina in aula il procuratore danese Jakob Buch-Jepsen ha sostenuto che sul computer di Madsen e sul suo iPhone la polizia ha trovato oltre 140 e link con scene di torture, decapitazioni, omicidi e turbe sessuali sempre contro delle donne. Una "gara" alla follia più grave per l'inventore stimato per le sue geniali invenzioni ma temuto per la sua "tenuta" mentale: la condanna di oggi ne è una feroce e drammatica conferma. (agg. di Niccolò Magnani) 

ERGASTOLO ALL’INVENTORE DEL NAUTILUS


L'inventore del sottomarino Nautilus, Peter Madsen, è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio della giornalista svedese Kim Wall. La condanna all'ergastolo è arrivata dopo oltre dieci giorni di udienze da cui sono emerse le oscure fantasie sessuali di Madsen che coinvolgono donne decapitate e torturate. I pm, che hanno accusato l'inventore di omicidio premeditato, aggressione sessuale aggravata e vilipendio di cadavere, avevano chiesto l'ergastolo, che in Danimarca ha una media di circa 16 anni. Cercava di creare il «crimine perfetto»: lo sostiene il pubblico ministero Jakob Buch-Jepsen, secondo cui l'inventore del sottomarino Nautilus abbia ucciso Kim Wall come parte di una macabra fantasia sessuale. L'inventore invece dichiarò che la giornalista, che il 10 agosto era salita sul sottomarino per intervistarlo, è morta per un incidente quando la pressione dell'aria si è abbassata improvvisamente e i fumi tossici hanno riempito la sua nave. «Sono davvero, davvero dispiaciuto per quello che è successo», ha detto Madsen dopo che le due parti hanno presentato le loro argomentazioni di chiusura lunedì. «È un crimine bestiale, merita la reclusione a vita», ha invece deliberato la Corte danese. Madsen è la quindicesima persona in dieci anni che riceve nella nazione nordica un ergastolo. 

PETER MADSEN, ERGASTOLO A INVENTORE SOTTOMARINO NAUTILUS


La sentenza ha posto fine a un giallo dell'orrore, un omicidio che ha scosso l'intero Grande Nord. L'eccentrico inventore accettò di concedere una lunga intervista alla 30enne, invitandola a compiere una minicrociera a bordo del sommergibile che aveva costruito lui stesso. Quando tornò in porto, e lo attendevano il fidanzato di Kim Wall e amici della giornalista, disse loro che era scomparsa. Partirono subito le indagini, a cui ha partecipato anche la polizia segreta svedese. Giorno dopo giorno furono trovati in mare sacchetti di plastica contenenti parti di un corpo femminile orrendamente mutilato nelle parti intime. Madsen all'inizio negò il suo coinvolgimento, poi parlò di tragico incidente e arrivò a dire che la smembrò perché non sapeva cosa fare della salma. Messo alle strette dagli agenti, ammise di aver ucciso Kim. Dai colloqui con gli psicologi emerse una personalità perversa. Una volta infatti disse: «Che cosa volete? Quando si ha a che fare con un grosso problema, lo si affronta parte per parte, lo si taglia in pezzi». Secondo l'autopsia la ragazza era stata torturata e violentata prima di venir uccisa.

lunedì 23 aprile 2018


La Corte di Appello Napoli: «Enzo Palmesano fu allontanato dal Corriere di Caserta per le pressioni del clan»
La conferma dei giudici del capoluogo partenopeo nelle motivazioni della sentenza appena depositate. «In questi anni la magistratura ha inferto colpi durissimi alla camorra casertana, ma la situazione nel territorio è ancora molto preoccupante», affermano Fnsi e Sugc.





La Corte di Appello Napoli: «Enzo Palmesano fu allontanato dal Corriere di Caserta per le pressioni del clan» La conferma dei giudici del capoluogo partenopeo nelle motivazioni della sentenza appena depositate. «In questi anni la magistratura ha inferto colpi durissimi alla camorra casertana, ma la situazione nel territorio è ancora molto preoccupante», affermano Fnsi e Sugc.
Il giornalista Enzo Palmesano (Foto: stamparomana.it)
La Corte di Appello di Napoli conferma che il giornalista Enzo Palmesano fu allontanato dal 'Corriere di Caserta' per le pressioni del clan Lubrano. Sono state depositate le motivazioni della sentenza. Il boss nelle intercettazioni chiede al nipote di fare pressioni sul direttore del giornale, Gianluigi Guarino per ridimensionare il cronista. Inquietante l'accostamento che il ras fa, come evidenzia il magistrato, 'tra lo sgradito articolista e le vicende professionali e di vita di Giancarlo Siani'.

«La sentenza apre uno scenario allarmante, nel quale la camorra può dire ad un giornale cosa scrivere. I fatti risalgono al 2003. In questi anni la magistratura ha inferto colpi durissimi alla camorra casertana, ma la situazione nel territorio è ancora molto preoccupante», affermano Federazione nazionale della Stampa italiana e Sindacato unitario giornalisti della Campania.

Secondo i dati del ministero dell'Interno, negli ultimi tre anni (dal 2015 al 2017) sono stati registrati in Campania 105 reati contro i giornalisti tra minacce, ingiurie, percosse, estorsioni, lesioni dolose e altri delitti. È la seconda regione per numero di reati dopo la Lombardia, dove ne sono stati registrati 107 (nel Lazio 99). Napoli, con 39 reati, è la terza città d'Italia dopo Milano (59) e Roma (75). Ma se consideriamo l'ultimo dato fornito dal Ministero, quello che va dal primo novembre del 2017 al 13 febbraio del 2018, cioè quello dell’ultimo periodo, Napoli è prima con 14 reati denunciati rispetto ai 10 di Milano e agli 8 di Roma.

«Un'impennata che ci preoccupa non poco. Anche perché – proseguono Fnsi e Sugc – ci troviamo di fronte ad un dato, quello del ministero, che ci dà una visione parziale della realtà, quella dei procedimenti aperti, delle denunce formalizzate. Basti pensare che il territorio più pericoloso, quello per il quale in Campania ci sono ben 4 giornalisti sotto scorta armata, la provincia di Caserta, è quello dove ci sono meno denunce: solo 10, meno di Benevento. Questo significa una cosa soltanto: non che non ci siano giornalisti minacciati, ma che quelle minacce vanno a buon fine. Per questo non bisogna abbassare la guardia, soprattutto in quei territori». @fnsisocial

ASO ISIAMED: IL DIRITTO DI CRONACA PREVALE SUGLI INTERESSI COMMERCIALI DI IMPRESA

  • Venerdì, 20 Aprile 2018
CASO ISIAMED: IL DIRITTO DI CRONACA PREVALE SUGLI INTERESSI COMMERCIALI DI IMPRESA
di Redazione

Una svolta nel “caso” Isiamed è giunta in questi giorni con l’Ordinanza del Tribunale ordinario di Roma - sezione XVII civile del 17 aprile 2018, che ha decretato la prevalenza del diritto di cronaca rispetto agli interessi commerciali dell’impresa. Un’impresa, laIsiameD (Istituto italiano per l’Asia e il Mediterraneo, senza fini di lucro, nato nel 1974) alias Isiamed Digitale srl (costituita l’8 ottobre 2016, ma con inizio attività a novembre 2017), giunta agli onori della cronaca a seguito dell’approvazione di uno stanziamento di ben 3 milioni di euro in suo favore, previsto dal comma 1087 della Legge di Bilancio, inserito in extremis nella manovra (e immediatamente classificato quale “marchetta necessaria” dal senatore Pd Stefano Esposito).
Protagonista della svolta è il sig. Aldo Prinzi, libero cittadino, che ha deciso di creare un Blog, esercitando i diritti fondamentali di libertà di espressione e di critica, al fine di “chiedere chiarezza” sul groviglio di interessi privati e manovre politiche, adoperando il dominio rimasto libero “isiamed.com”, al fine di riportare i fatti inerenti alla vicenda in maniera sottilmente ironica, collezionando articoli e link di cronaca. ISIAMED non ha tardato a richiedere al Tribunale di Roma un provvedimento cautelare d’urgenza nei riguardi di Prinzi, fondato sull’accusa di domain grabbing, ossia di acquisizione illecita del dominio e del marchio della società.
Il Giudice ha tuttavia rigettato il ricorso, ritenendo valida la difesa di Prinzi, rappresentato dagli avv.ti Andrea Lisi e Roberto Manno, riconoscendo che Isiamed, non solo non abbia mai provveduto alla registrazione del marchio, ma che al momento della registrazione del domain name www.isiamed.com da parte di Aldo Prinzi la società non aveva rinnovato la registrazione del nome a dominio www.isiamed.org; pertanto la richiesta del ricorrente di inibire l’uso del domain name “isiamed” sul presupposto sia del preuso del marchio, che del nome a dominio www.isiamed.org, non è stata giudicata fondata, mancando di fatto il presupposto della confondibilità, delle rispettive attività, non coincidenti, né interferenti, con conseguente impossibilità di ingenerare confusione.
Il Giudice ha inoltre ritenuto privo di carattere diffamatorio il contenuto del Blog di Prinzi, che ospita in sostanza una raccolta di articoli relativi all’istituto, con particolare riferimento alla vicenda del contributo statale concesso dalla Legge di Bilancio. Il contenuto non è apparso di gravità tale da legittimare l’oscuramento della pubblicazione via internet, con conseguente prevalenza del diritto di cronaca rispetto agli interessi commerciali d’impresa. Il ricorso è stato pertanto rigettato, con addebito delle spese a carico della stessa Isiamed.
L'avv. Andrea Lisi, Coordinatore del Digital&Law Department e Presidente di ANORC Professioni, ha espresso le sue considerazioni in merito all'epilogo  "si tratta di una pronuncia giudiziale di estrema importanza per la sua innovatività perché tutela diritti costituzionalmente garantiti molto spesso in contrasto con interessi di natura commerciale -o peggio, come in questo caso- di natura politica, sulla base di intrecci tesi a favorire interessi privati mascherati con azioni di crescita in ambito digitale”; parimenti, l'avv. Roberto Manno, fondatore di WebLegal, una IP boutique specializzata in particolari settori del diritto industriale e della proprietà intellettuale, ha così commentato la vicenda: “Valutando i nomi a dominio sotto il profilo dell'esercizio del diritto di critica, si è stabilito un principio molto importante per la libertà di espressione e il web journalism, difendendo la stessa natura del web, ossia uno straordinario mezzo di comunicazione prima ancora che una vetrina commerciale. Aver fornito questo contribuito alla definizione di questi complessi rapporti è motivo di grande soddisfazione per WebLegal”.

sabato 21 aprile 2018




L’INNOVAZIONE NEL DIRITTO CANONICO PARTE DA SANTA MARIA CAPUA VETERE

Si è tenuto presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università della Campania "Luigi Vanvitelli" un importante Seminario dal titolo “Nullità del matrimonio canonico e social network”.



All'incontro, organizzato dal Prof. Raffaele Santoro, Docente di Diritto canonico presso il medesimo Dipartimento, hanno partecipato importanti studiosi del settore come il Prof. Paolo Palumbo, Docente di Diritto canonico nell’Università Giustino Fortunato di Benevento, 

il Prof. Emilio Tucci, Docente di Informatica Giuridica presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università della Campania "Luigi Vanvitelli" 



e il Prof. Maurizio Cusimano, Docente di Investigazioni Informatiche e tra i criminologi più autorevoli del Paese.

Durante i lavori gli studiosi hanno affrontato tematiche come le indagini su facebook, su wathsapp e sui social in genere, da applicare al processo canonico, sia di nullità matrimoniale inteso in senso stretto sia riguardante processi interni al Vaticano ed alla Chiesa.
La giornata di studi è stata fondamentale per introdurre tematiche come le indagini sui computer o sui cellulari, la ricerca di prove e le investigazioni in genere.
Ancora una conferma di come l’Università della Campania "Luigi Vanvitelli" ed il suo corpo docenti sia sempre in prima linea nella sperimentazione, nella ricerca e nella innovazione anche nel campo del diritto canonico.










IL PARERE DEL CRIMINOLOGO 
CARMELO LAVORINO 
il criminologo CARMELO LAVORINO 



SULL'OMICIDIO DI SERENA MOLLICONE 

IL GIALLO DI ARCE 




Anticipo che NON condivido, anzi, CONTESTO AL 100%, l'ipotesi che la porta della Caserma dei Carabineri di Arce sia la c.d. "ARMA DEL DELITTO", che Serena abbia sbattuto la testa contro di essa, che la lesione sulla porta sia stata prodotta dalla testa di Serena . Tale ipotesi (che ritengo essere apodittica e sconclusionata) è stata pubblicata da molti organi di stampa che la attribuiscono agli Inquirenti ed alla Prof.ssa Cristina Cattaneo medico legale. FRA QUALCHE GIORNO SPIEGHERO' I MOTIVI DELLA MIA CONFUTAZIONE A QUESTA IPOTESI CHE REPUTO ESSERE SENZA BASI E SENZA COSTRUTTO (lo farò...senza alcuna violazione di segreto istruttorio...io!!!). Così come contro Carmine BELLI (il carrozziere di Arce) gli Inquirenti produssero uno scenario ipotetico FALLACE ritenendo Belli l'assassino di Serena, per poi costruirci sopra inconsistenti, fantasiosi e demolibili teorie, moventi, contesti, deduzioni ecc. ecc., lo stesso sta accadendo con la porta che ritengono essere la c.d. "ARMA DEL DELITTO": voli pindarici, autoconvincimento riverberante, errata intuizione di cui ci si innamora che diviene tesi-certezza (!!!)! 

Tutto a ciò a prescindere da come si siano svolti realmente i fatti. Il problema è che non si può basare un ragionamento serio e scientifico su un presupposto falso (cioè: non esatto, errato, incertissimo): nella fattispecie sta accadendo questo! Dulcis in fundo: mi sono dimesso dall'incarico di consulente criminologo della difesa dell'appuntato CC Francesco Suprano perché...mi si vuole bloccare: ma si possono bloccare il Vento, l'Oceano, la Verità, il Pensiero e l'Informazione...e CHI SALVO' CARMINE BELLI E LA VERITA' DEI FATTI? Penso proprio di no...allora mi sono dimesso per GRIDARE LA VERITA' DEI FATTI E DELLA SCIENZA CRIMINOLOGICA! Alla prossima... 

A sinistra il giornalista Franco Tontoli, al centro lo scrittore Ferdinando Terlizzi ed a destra il criminologo Carmelo Lavorino - che ha curato la prefazione del libro "Il Delitto di un uomo normale", poi ripubblicato nel 2017 con il titolo "Il Caso Tafuri" arricchito dall'arringa ( inedita ) dell'Avvocato Alfonso Martucci 

venerdì 20 aprile 2018

NON E' L'ARENA...

MA UN RING... 

ESPRIMO PERO' SOLIDARIETA' AL COLLEGA  GIORNALISTA MARIO LANDOLFI 
E NON AL PROVOCATORE 

PERCHE' NELLA VITA I DIRITTI ACQUISITI SONO INVIOLABILI... 

L'ABOLIZIONE SI PUO' FARE SOLO CON LA RIVOLUZIONE 






Mario Landolfi schiaffeggia giornalista di 'Non e' l'arena', Fnsi 'fatto grave'. L'ex ministro contro Danilo Lupo di 'Non è L'Arena'. La solidarietà di UNCI



ROMA, 20 aprile 2018. - "Sta facendo una piazzata?" "Io faccio i comizi", e poi reagisce con un violento schiaffo.  Protagonista del pubblico scontro, avvenuto in un vicolo dietro  Montecitorio, e' l'ex ministro Mario Landolfi che ha colpito in  pieno volto l'inviato di 'Non e' l'arena' Danilo Lupo, che tentava di intervistarlo sul tema dei vitalizi ai politici.  Il giornalista stava chiedendo un parere a Landolfi che -  raccontano dal programma che ha anche diffuso il video - "si e'  mostrato sin da subito visibilmente contrariato. L'ex ministro  ha iniziato ad alzare i toni della conversazione per poi  sferrare un potente schiaffo colpendo in pieno volto Danilo  Lupo. L'aggressione, avvenuta nei vicoli dietro Palazzo  Montecitorio, e' stata vista da turisti e passanti rimasti  sbigottiti dalla scena". 

"Sono estremamente rammaricato - commenta Massimo Giletti - che un ex ministro nonche' giornalista reagisca in modo sconsiderato. Le immagini riprese non hanno bisogno di nessun commento e ci raccontano di come, purtroppo, il tema dei vitalizi per gli ex parlamentari continui ad essere un nervo scoperto. Posso comprendere una reazione dialettica forte, ma non la violenza". Il video completo dell'aggressione e l'intera vicenda saranno al centro della prossima puntata di Non e' l'arena in onda domenica 22 aprile alle 20.30 su La7. Solidarieta' al giornalista dai gruppi parlamentari di M5S e dal vicepresidente della Camera (Pd) Ettore Rosato. 

Per la  Federazione nazionale della Stampa italiana e l'Associazione  della Stampa di Puglia "fatti gravi come quelli accaduti nei  pressi di via Della Scrofa a Roma non devono piu' ripetersi, a  maggior ragione se a rendersi protagonisti di atti cosi' violenti  sono colleghi iscritti all'Ordine dei giornalisti". "E' bene  ricordare - proseguono Fnsi e Assostampa - che Landolfi, gia'  giornalista al Secolo d'Italia, e' stato, oltre che deputato,  presidente della commissione di Vigilanza Rai e ministro delle  Telecomunicazioni: che sia una persona con alle spalle una lunga  esperienza parlamentare e governativa ad usare violenza nei   confronti di un giornalista la dice lunga sull'insopportabile  clima che si e' raggiunto nel Paese. Fare il proprio lavoro,   rivolgere domande, ormai e' diventato un mestiere a rischio. E'  comunque auspicabile che l'onorevole Landolfi trovi il modo per  riparare all'accaduto e porgere almeno le scuse al collega   Lupo". Solidarieta' al collega anche dall'Unione nazionale  cronisti italiani. (ANSA). 










 Aggressione al collega de La7, Danilo Lupo. Solidarietà dell’Unci.   - 20.4.2018 - Un politico che usa violenza fisica contro un giornalista commette due crimini, uno diretto – e sul quale ci auguriamo un’azione veloce e incisiva della magistratura – l’altro ancor più grave, giustificare la continua, definitiva delegittimazione del lavoro dei cronisti e cioè minare un pilastro fondante della democrazia. L’Unione nazionale cronisti nell’esprimere vicinanza e solidarietà al collega Danilo Lupo, inviato della trasmissione «Non è l’Arena» di La7, colpito con violenza dall’ex ministro Mario Landolfi nell’ambito di un servizio sui vitalizi dei parlamentari, sottolinea ancora una volta l’urgenza di intervenire sulla legge penale per aumentare, quantomeno, la deterrenza di una pena più adeguata alla gravità del reato commesso. Va da sé, inoltre, che episodi di tale disvalore sociale e civile reclamano una voce unita e convinta – e azioni conseguenti – da parte della classe politica che non può più fingere di ignorare la crescente e invasiva intolleranza nei confronti della stampa libera. Un fenomeno a cui purtroppo abbiamo già assistito nella recente storia repubblicana e che ha già chiesto troppe volte il suo inaccettabile tributo.  (UNCI)








martedì 17 aprile 2018



Pulizer 2018, il premio assegnato

 ai giornalisti del caso Weinstein





Il premio Pulitzer 2018 va ai giornalisti che hanno fatto emergere gli scandali dell'anno: il caso Weinstein e il Russiagate. Gli autorevoli riconoscimenti americani per il giornalismo, la musica e la letteratura sono stati assegnati ieri dalla Columbia University, che nella categoria del giornalismo 'Public service', servizio pubblico, ha voluto premiare il New York Times e il New Yorker per aver portato a galla il caso dei predatori sessuali a Hollywood, come Harvey Weinstein, il mogul caduto in disgrazia dopo le numerose accuse di molestie sessuali. Per le loro inchieste sono stati premiati Megan Twohey, Jodi Kantor e Ronan Farrow.
Al New York Times e al Washington Post è invece stato assegnato il premio per 'National Reporting', la cronaca nazionale, in particolare per aver raccontato e indagato sul 'Russiagate', le interferenze russe nella campagna elettorale statunitense, nell'amministrazione Trump e nel suo staff elettorale. Per il giornalismo di 'Breaking news' è stata premiata la redazione del Press Democrat, un giornale californiano locale che ha coperto con servizi e articoli gli incendi che l'anno scorso hanno devastato Santa Rosa e Sonoma County.
Per le indagini sul candidato al Senato in Alabama del partito democratico Roy Moore, accusato di molestie e aggressioni sessuali contro minorenni, nella sezione 'Investigative Reporting' è stato premiato il Washington Post, mentre per la categoria 'Cronaca internazionale' il riconoscimento è andato a Clare Baldwin, Andrew R.C. Marshall e Manuel Mogato dell'agenzia Reuters per aver raccontato le violenze del governo del presidente delle Filippine Rodrigo Duterte nella lotta senza quartiere al traffico di droga, sia durante la campagna elettorale sia una volta eletto.
Tra gli altri premi assegnati nel campo del giornalismo figurano il premio 'Explanatory Reporting' assegnato all'Arizona Republic e a Usa Today Network, 'Local Reporting' attribuito alla redazione del Cincinnati Enquirer, il 'Feature Writing' andato a Rachel Kaadzi Ghansah per il suo articolo su Dylan Roof, il ragazzo ritenuto responsabile della strage di Charleston del 2015. A John Archibald dell'Alabama Media Group è stato invece assegnato il premio nella categoria 'Commentary', mentre per la categoria 'Criticism' il riconoscimento è andato al critico del New York Magazine, Jerry Saltz.
Nella sezione musica, la giuria ha premiato il rapper Kendrick Lamar e il suo album 'Damn', mentre per la letteratura, nella categoria 'Narrativa' il Pulitzer è stato assegnato allo scrittore Andrew Sean Greer per il romanzo 'Less'.

lunedì 16 aprile 2018


50 anni fa il 1968: una mostra sul futuro sognato da un'intera generazione

Agi Agenzia Italia ha ricostruito l’archivio storico di quell’anno, recuperando il patrimonio di tutte le storiche agenzie italiane e internazionali, organizzando una  mostra fotografica e multimediale. Sarà allestita al Museo di Roma in Trastevere dal 5 maggio al 2 settembre 2018.




50 anni fa il 1968: una mostra sul futuro sognato da un'intera generazione

 (Agi)

Dreamers, conferenza stampa di presentazione della mostra sul 1968 
In occasione del 50° anniversario del 1968, Agi Agenzia Italia ha ricostruito l’archivio storico di quell’anno, recuperando il patrimonio di tutte le storiche agenzie italiane e internazionali, organizzando una  mostra fotografica e multimediale che sarà allestita al Museo di Roma in Trastevere dal 5 maggio al 2 settembre 2018. Si chiama "Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo”.

L’iniziativa nasce da un’idea di Riccardo Luna, direttore Agi e curata a quattro mani con Marco Pratellesi, condirettore dell’agenzia, e intende delineare un vero e proprio percorso nell’Italia del periodo: un racconto per immagini e video del Paese di quegli anni per rivivere, ricordare e ristudiare quella storia. Come scrive Riccardo Luna nel testo del catalogo dell’esposizione: “Questa non è una mostra sul passato ma sul futuro. Sul futuro che sognava l’ultima generazione che non ha avuto paura di cambiare tutto per rendere il mondo migliore. Che si è emozionata e mobilitata per guerre lontane; che ha sentito come proprie ingiustizie subite da altri; che ha fatto errori, certo, ha sbagliato, si è illusa, è caduta, ma ha creduto, o meglio, ha capito che la vera felicità non può essere solo un fatto individuale ma collettivo, perché se il tuo vicino soffre non puoi non soffrire anche tu. Nessuno si salva da solo".


"Quello che ci ha colpito costruendo questa mostra", continua Luna, "sfogliando le migliaia di foto che decine di agenzie e archivi ci hanno messo a disposizione con una generosità davvero stupefacente, come se tutti sentissero il dovere di contribuire alla ricostruzione di una storia che riguarda i nostri figli molto più che i nostri genitori; quello che ci ha colpito sono gli sguardi dei protagonisti, l’energia dei loro gesti, le parole nuove che usavano”.

Da qui, Agi ha ricreato un archivio storico quanto più completo del ’68 attraverso le immagini simbolo dell’epoca. Non solo occupazioni e studenti, ma anche e soprattutto la dolce vita, la vittoria dei campionati europei di calcio e le altre imprese sportive, il cinema, la vita quotidiana, la musica, la tecnologia e la moda.

Un viaggio nel tempo fra 178 immagini, tra le quali più di 60 inedite; 19 archivi setacciati in Italia e all’estero; 15 filmati originali che ricostruiscono più di 210 minuti della nostra storia di cui 12 minuti inediti; 40 prime pagine di quotidiani e riviste riprese dalle più importanti testate nazionali; e inoltre una ricercata selezione di memorabilia: un juke boxe, un ciclostile, una macchina da scrivere Valentine, la Coppa originale vinta dalla Nazionale italiana ai Campionati Europei, la maglia della nazionale italiana indossata da Tarcisio Burgnich durante la finale con la Jugoslavia, la fiaccola delle Olimpiadi di Città del Messico.

Tutti questi temi verranno raccontati attraverso la cronaca, gli usi, i costumi e le tradizioni in diverse sezioni tematiche, dando vita e facendo immergere il pubblico in questo lungo e intenso racconto nell’Italia del ’68.

Ad accogliere i visitatori ci saranno i grandi “sognatori del futuro”; attraverso le figure e le parole di Martin Luther King e Bob Kennedy il pubblico sarà guidato all’interno della cronaca internazionale del ’68: dalla guerra del Vietnam alla segregazione razziale negli USA, dalla presidenza di Nixon alla fine della Primavera di Praga, dalla Grecia dei colonnelli al maggio francese, si ripercorreranno alcuni degli eventi che hanno influenzato e cambiato le sorti della storia del mondo.

La mostra a cura di Agi Agenzia Italia, e promossa da Roma Capitale, l'assessorato alla Crescita culturale e con il patrocinio del ministero dell'Istruzione è resa possibile dalle numerose fotografie provenienti dall’archivio storico di Agi e completata con i numerosi prestiti messi a disposizione da Aamod (archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico), Afp Agence France-Presse, Agf Agenzia Giornalistica Fotografica, Ansa, Associated Press, Marcello Geppetti Media Company, Archivio Riccardi, Contrasto, Archivio Storico della Biennale di Venezia, Luz, Associazione archivio storico Olivetti, Rai-Teche, Corriere della Sera, Il Messaggero, La Stampa, l’Espresso. I servizi museali invece sono di Zètema Progetto Cultura.


Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

sabato 14 aprile 2018



Il futuro del giornalismo raccontato dalle agenzie (che qualcuno dava per spacciate)

All’International Journalism Festival di Perugia le principali agenzie del mondo raccontano come sono sopravvissute all’avvento dei social e della rete e alle previsioni che già ipotizzavano una loro lenta ma inesorabile scomparsa




Il futuro del giornalismo raccontato dalle agenzie (che qualcuno dava per spacciate)
Il futuro delle news è mobile first. E il giornalismo di domani passa sempre di più attraverso lo smartphone. All’International Journalism Festival di Perugia le principali agenzie del mondo raccontano come sono sopravvissute all’avvento dei social e della rete e alle previsioni che già ipotizzavano una loro lenta ma inesorabile scomparsa.

Tutto grazie alle nuove tecnologie, agli strumenti digitali e a un’attenzione, sempre maggiore, ai contenuti multimediali di qualità. “La crisi dell’editoria ci impone di fare delle scelte. In futuro si dovrà fare sempre di più e meglio con meno risorse”, ha detto in apertura Marco Pratellesi, condirettore di Agi. Se da una parte, dunque, l’agenzia deve saper trovare e confezionare le notizie per i propri clienti, dall’altra deve sviluppare e vendere le tecnologie per farle circolare in un mondo sempre più rapido e digitale.


Il futuro del giornalismo raccontato dalle agenzie (che qualcuno dava per spacciate)

La newsroom Agi al Festival del giornalismo di Perugia
E per mostrare come si fa, nella Sala Dottorato accanto al Duomo di Perugia, ci sono Marco Pratellesi, condirettore di Agi, Jane Barrett di Reuters, Francesco Marconi del Wall Street Journal e Christophe Schmidt di AFP.

La newsroom di Agi Mobile

Il panel si è aperto con la presentazione di #AgiMobile la nuova app per consultare ed editare i contenuti dell’Agenzia Italia direttamente dallo smartphone: “Rimettiamo al centro il lavoro del giornalismo. Facendolo uscire dagli uffici e dalle redazioni”, ha spiegato Pratellesi. L’app è uno dei 5 strumenti offerti da Agi Connect, la piattaforma realizzata per migliorare il lavoro dei professionisti dell’informazione e della comunicazione. Disponibile per iPhone e per smartphone Android, Agi Mobile, realizzata in collaborazione con D-Share, può essere utilizzata gratuitamente per i primi due mesi durante i quali sarà possibile consultare, in modo rapido e semplice, i notiziari Agi; configurare i news alert basati su keywords; realizzare testi, video e foto sia ex-novo, sia partendo dai contenuti dell’Agenzia Italia, che possono essere ri-editati, integrati ed inviati a vari destinatari in modalità multiple. L’accesso è possibile previa installazione dell’app e autenticazione (username e password). “Diventare una agenzia mobile first vuol dire liberare i giornalisti per tornare a fare il nostro lavoro principale: essere dove accadono i fatti, coprire il territorio per offrire ai nostri abbonati notizie originali e verificate”, ha detto Pratellesi. “I giornalisti potranno cosi ricevere le notizie direttamente su Agi Mobile in tempo reale e rilanciarle sulle proprie testate ovunque si trovino”.

Un futuro consapevole e ricco di piattaforme alternative. La visione di Reuters

Jane Barrett non ha dubbi: “Quello che è successo negli ultimi giorni intorno a Facebook e ai social è estremamente positivo”. Secondo la global head of multimedia di Reuters cambierà il nostro rapporto nei confronti di quelle piattaforme che gestiscono i nostri dati e attraverso le quali ci informiamo. Ma allo stesso modo spingerà anche i giornalisti a interrogarsi sul ruolo di Facebook all’interno del sistema mediatico. Le redazioni inizieranno a porsi il problema di decidere quali debbano essere le regole in gioco accettando meno quelle imposte dalle piattaforme. E faranno una riflessione maggiore sui contenuti da postare e far veicolare attraverso questi canali. “Saremo meno passivi e proveremo a costruire contenuti sempre più nuovi e interattivi e rafforzare la propria identità online”. 


Il futuro del giornalismo raccontato dalle agenzie (che qualcuno dava per spacciate)

La newsroom Agi al Festival del giornalismo di Perugia 

AFP: è il tempo delle scelte e delle redazioni sempre più multimediali

“Ogni media è un multimedia”. Esordisce così Christophe Schmidt, deputy global news director di AFP. "I testi oggi rappresentano solo una minima parte del lavoro di un giornalista. Bisogna dare risalto alle foto, alle infografiche, alle data visualization, ai video”. Le competenze diventano trasversali e se prima i capo-redattori erano figure chiave all’interno di una redazione oggi sono sempre più affiancati da esperti che si occupano di altri formati e altre modalità di espressione. “Gli stessi giornalisti di AFP si sono resi conto di questo cambiamento e di doverlo assecondare. Se scrivono un articolo senza pensare alle foto che andranno a completarlo sanno già che non verranno letti”.

È il contenuto visuale a portare avanti l’informazione. “Non è un caso se all’interno del Washington Post oggi lavorano 100 persone solo nel settore video”. Ma fare foto e video costa. “C’è bisogno di fare delle scelte. Tutti i nostri redattori hanno ricevuto smartphone aziendali con diverse app installate. Bisogna essere sempre pronti e ben addestrati per cogliere la realtà in questo modo”. Con un distinguo: non tutti quelli che hanno un cellulare possono considerarsi reporter. Il giornalista deve riconoscere quando una foto è rilevante e decisiva per raccontare, in modo esaustivo, un fatto. “In una parola: certificarla”. E al tempo delle fake news non è un compito così semplice.

Il future casting: immaginare scenari improbabili per essere pronti

L’intervento di Francesco Marconi, direttore R&D al Wall Street Journal, si apre con un appello: “C’è la necessità che le redazioni introducano un metodo scientifico. Il giornalista deve poter sviluppare ipotesi, fare esperimenti, imparare da questo approccio. E deve abituarsi a fallire per crescere e diventare sempre più affidabile”. E in un momento storico in cui le tecnologie stanno cambiando il modo di fare informazione è importante arrivare preparati ai possibili cambiamenti che l’intelligenza artificiale e il machine learning introdurranno. In che modo? Attraverso il futurecasting: ovvero l’elaborazione di scenari ipotetici futuri immaginati attraverso l’estrapolazione di dati e tendenze.

Scenari, apparentemente strani, che vengono dati per assodati per procedere, a ritroso, allo sviluppo di possibili soluzioni. Un esempio è quello che riguarda il business model dei gruppi editoriali. Cosa succederebbe se, di punto in bianco, sparisse la pubblicità? Sviluppare piani alternativi è un problema che le agenzie e i giornali devono iniziare a porsi. Con un approccio multimediale e la nascita e la vendita di servizi che accompagnino la diffusione delle notizie. Come Agi mobile.