CRONACHE – AGENZIA GIORNALISTICA
Nera e giudiziaria, Italia e mondo nelle ultime 24 ore
Ventitré minuti e un silenzio: viaggio nell’Italia degli omicidi di Ferdinando Terlizzi
Sangue, versioni che non tornano e nuove leggi: la notte della cronaca nera
SOMMARIO:
Da Rogoredo alla Sardegna profonda, fino ai casi riemersi nei tribunali italiani e alle sentenze oltreconfine: omicidi, indagini, scene alterate e nuove norme sul femminicidio disegnano la mappa di un Paese che interroga sé stesso. La cronaca nera non è solo racconto di morte, ma radiografia della verità.
IL RACCONTO
Era una notte come tante, a sud-est di Milano. Le luci tremavano tra i palazzi e i binari della stazione. Poi uno sparo. O forse più di uno.
Un uomo cade a terra. L’ipotesi è omicidio volontario. Le prime versioni raccolte dagli investigatori non coincidono. Qualcuno avrebbe omesso dettagli, qualcuno avrebbe taciuto presenze. E soprattutto resta quell’intervallo — ventitré minuti — tra il ferimento e la chiamata ai soccorsi.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiesto chiarezza senza sconti. Ma la chiarezza, nelle ore immediatamente successive a un delitto, è una parola fragile.
I carabinieri lavorano sulla scena: traiettorie, cellulari, tabulati, eventuali alterazioni. Ogni dettaglio può diventare decisivo. O fuorviante.
A centinaia di chilometri di distanza, a Orani, il silenzio è quello delle comunità piccole, dove un omicidio non è solo cronaca: è ferita collettiva.
Davanti alla porta di casa è stato ucciso Tonino Pireddu, trentotto anni. Colpi d’arma da fuoco, nessun dubbio sulla volontà omicida.
Le parole di un sacerdote locale — «Perché non si trovano mai i colpevoli?» — diventano interrogativo pubblico. Perché la percezione dell’impunità è parte integrante del trauma.
Altrove, intercettazioni che riemergono, vecchie sentenze che si riaprono. Il tema è sempre lo stesso: la verità giudiziaria coincide con quella storica?
Basta ricordare il caso di Garlasco, dove negli anni le perizie, le controperizie e le letture alternative delle tracce hanno alimentato un dibattito tecnico e mediatico sulla tenuta dell’impianto investigativo.
La cronaca nera non è solo la sequenza di un fatto. È il laboratorio in cui si misura la capacità dello Stato di leggere le prove senza cadere nella “tunnel vision”, senza costruire colpevoli a priori.
Nel mondo, nello stesso arco di ore, le corti pronunciano sentenze per omicidi domestici, femminicidi, avvelenamenti. La costante è una sola: la violenza nasce spesso in ambito relazionale, tra persone che si conoscevano, si frequentavano, si amavano.
La scena del crimine è quasi sempre preceduta da segnali ignorati.
BOX 1 – LA NUOVA NORMA SUL FEMMINICIDIO
Cosa cambia nel codice penale italiano
Introduzione del reato autonomo di femminicidio.
Pena: ergastolo quando l’omicidio è commesso per motivi legati al genere o al controllo della vittima.
Rafforzamento delle aggravanti nei casi di violenza domestica e maltrattamenti pregressi.
Maggiore tutela per le vittime che denunciano.
Nodo critico:
La norma interviene a valle del delitto. Resta centrale la prevenzione: protezione effettiva, tempi rapidi, valutazione del rischio.
BOX 2 – SCENA DEL CRIMINE: I TRE PUNTI DECISIVI
Tempistica dei soccorsi
Il ritardo può incidere non solo sul profilo sanitario ma anche su quello penale (dolo eventuale, omissione, concorso).Alterazione della scena
Spostare un corpo, pulire tracce, omettere presenze può configurare ulteriori reati.Versioni divergenti
Le prime dichiarazioni sono spesso le più spontanee. Le successive rettifiche diventano elemento di valutazione investigativa.
CHIUSURA
La cronaca delle ultime ventiquattro ore racconta un’Italia che conosce la violenza ma pretende risposte.
Un quartiere ferroviario, un paese dell’interno sardo, un’aula di tribunale: luoghi diversi, stesso interrogativo.
La giustizia è tempo, prova, metodo.
La cronaca è memoria.
E tra ventitré minuti di silenzio e una comunità che chiede verità, resta la sostanza del mestiere: guardare i fatti senza arretrare, raccontarli senza compiacimento, cercare — sempre — il punto in cui la menzogna si incrina.







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20260207 Foto: Stefano Renna[/caption][caption id="attachment_92912" align="aligncenter" width="300"]
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