Italia della cronaca nera tra processi, scarcerazioni e misteri irrisolti DI FERDINANDO TERLIZZI
L’Italia continua a fare i conti con una cronaca nera che non concede tregua. Tra richieste di ergastolo, rinvii a giudizio, scarcerazioni anticipate e casi storici che riemergono con nuovi elementi, i delitti – soprattutto quelli passionali o maturati in contesti familiari e affettivi – dominano le pagine di cronaca in questo inizio di marzo 2026. Dai femminicidi in aumento segnalati dalle associazioni alle indagini su omicidi premeditati, il quadro resta preoccupante, nonostante i dati nazionali indichino un calo storico degli omicidi dolosi complessivi.
Uno dei casi più recenti e discussi è quello dell’omicidio della tabaccaia Franca Marasco, avvenuto a Foggia il 28 agosto 2023. Il pubblico ministero Alessio Marangelli ha concluso la requisitoria chiedendo l’ergastolo (con isolamento diurno per 18 mesi) per Redouane Moslli, bracciante marocchino di 46 anni accusato dell’omicidio durante una rapina da appena 72 euro. Secondo l’accusa, non ci sono attenuanti: il delitto è stato aggravato da crudeltà, motivi abietti e futili. La vittima, commerciante conosciuta e stimata nella zona, fu uccisa nella tarda mattinata del primo giorno di riapertura dell’attività dopo una pausa. Il pm ha insistito sulla premeditazione e sulla violenza inaudita, chiedendo la pena massima in un processo che si sta tenendo in Corte d’Assise. La sentenza è attesa nei prossimi mesi e potrebbe segnare un punto fermo nella repressione delle rapine finite in tragedia.
A Lucca, invece, si è chiuso un capitolo processuale per l’omicidio di un uomo avvenuto il 7 gennaio 2025 nel piazzale di un’azienda a Lunata. L’imputato, Marjan Pepa (52 anni, di origine albanese), è stato rinviato a giudizio per omicidio volontario e premeditato. Il delitto fu commesso a bruciapelo contro un amico: il gup ha respinto la richiesta di rito abbreviato, aprendo la strada a un dibattimento ordinario. Pepa, che si era costituito il giorno dopo il fatto, era stato scarcerato a gennaio 2026 per decorrenza dei termini di custodia cautelare, ma resta a processo. La famiglia della vittima – moglie, figli e parenti – segue con dolore le fasi giudiziarie, in un caso che ha scosso la comunità locale per la freddezza dell’esecuzione.
Non mancano i colpi di scena nei casi storici. Nel delitto di Garlasco (2007), l’omicidio di Chiara Poggi, a quasi vent’anni dai fatti torna al centro dell’attenzione il contenuto dei computer della vittima e di Alberto Stasi (condannato in via definitiva). Nuove perizie disposte dalla Procura di Pavia – in particolare sul PC di Chiara, mai analizzato in profondità prima – stanno consegnando elementi che potrebbero ridisegnare il quadro. Emerge che la cartella “Militare” sul computer di Stasi conteneva circa 7.000 immagini e alcuni video pornografici, ma non materiale “raccapricciante” come ipotizzato in passato; inoltre, Chiara non avrebbe aperto quella cartella la sera prima del delitto. Il mistero si infittisce: cosa scoprì Chiara poco prima di morire? Le consulenze di parte e le nuove analisi informatiche potrebbero portare a una svolta, in uno dei casi più discussi e divisivi della cronaca italiana.
Sul fronte delle scarcerazioni, scuote l’opinione pubblica l’uscita dal carcere di Marco Di Muro, condannato per l’omicidio della fidanzata sedicenne Federica Mangiapelo, annegata nel lago di Bracciano nel 2011. Dopo aver scontato circa 12 dei 14 anni di pena (ridotti dall’ergastolo iniziale grazie al rito abbreviato), Di Muro ha ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali e sarà libero a giugno 2026.
La famiglia Mangiapelo esprime rabbia e dolore: «Non si è mai scusato», dicono i genitori, che ricordano come dal 2019 il rito abbreviato non sia più applicabile per i delitti punibili con l’ergastolo – un cambiamento normativo nato anche dalle loro battaglie. La vicenda riapre il dibattito sui tempi della giustizia e sul valore della vita delle vittime, soprattutto giovani donne uccise in ambito affettivo.
Questi casi si inseriscono in un contesto più ampio. Secondo i dati diffusi da Non Una Di Meno a marzo 2026, dall’inizio dell’anno sono già stati registrati almeno 10 femminicidi e 22 tentati omicidi di donne, con l’assassino quasi sempre conosciuto dalla vittima (mariti, ex, familiari). Gli omicidi dolosi complessivi restano storicamente bassi (intorno a 0,55 ogni 100.000 abitanti nel 2025), ma la violenza di genere non accenna a diminuire, con picchi in alcune regioni. Altri episodi inquietanti, come le indagini su morti sospette in ambulanza a Forlì (possibili omicidi premeditati con sostanze letali) o i delitti familiari, confermano che la cronaca nera italiana resta dominata da moventi passionali, economici o improvvisi.
In un Paese che ha ridotto drasticamente gli omicidi negli ultimi trent’anni, questi fatti ricordano quanto la prevenzione e la cultura del rispetto restino priorità assolute. Mentre i processi avanzano e i misteri si infittiscono, le famiglie delle vittime attendono verità e giustizia, in un’Italia che non smette di interrogarsi sui suoi lati più oscuri.












