sabato 30 agosto 2014

UNA DELLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIA CARAVAGGIO A NAPOLI ERA LA OSTETRICA GEMMNA CENNAME DI CAMIGLIANO.






UNA DELLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIA CARAVAGGIO A NAPOLI ERA LA OSTETRICA GEMMNA CENNAME DI CAMIGLIANO.


LA SUA FAMIGLIA SU ASSISTATA DALL’AVV. ALFONSO MARTUCCI CHE FECE CONDANNARE ALL’ERGASTOLO IL NIPOTE ASSASSINO – UNA VICENDA INCREDIBILE AL LIMITE DELL’IMPOSSIBILE – UNA ALTALENA DI DECESIONI GIUDIZIARIE – CENTINAIA DI ARTICOLI E UN LIBRO SUL TRIPLICE OMICIDIO: “IL GIORNO DEGLI ASSASSINI”. 



 Camigliano  -   La conoscevano tutti la  “levatrice”, Gemma Cenname   aveva preso i figli di molti cittadini. Era brava. Del resto  il ceppo della  famiglia Cenname ha una tradizione nel piccolo comune casertano, appena duemila anime. Esiste una strada intitolata ad  un antennato Giuseppe Cenname; il sindaco attuale Vincenzo Cenname, è andato agli onori della cronaca per il suo atteggiamento di sfida agli inquinatori. Ingegnere, ha avuto il suo momento di notorietà tanto da essere stato intervisto a Report. Ieri – da noi raggiunto per telefono ci ha dichiarato: “Ricordo molto bene la vicenda anche se all’epoca avevo setto otto anni. Se ne parlava spesso in famiglia, del resto Gemma era zia di mio padre Luigi, il ricordo in paese è molto scialbo per4chè la vicenda risale da quasi quaranta anni fa. Certo è un caso emblematico, ma l’avvocato Martucci che tutelò gli interessi della famiglia Cenname colse nel segno facendogli infliggere un ergastolo”.  

 Nella attuale civica amministrazione vi, tra l’altro,   è un consigliere comunale Antonietta Cenname. La povera signora Gemma fu chiesta in sposa ( di secondo letto)   da un capitano della marina mercantile di Napoli ed è stata massacrata poi da un nipote  assieme al marito, alla figliastra e al cane.  Stiamo parlando della strage di Via Caravaggio a Napoli avvenuta nel 1975.
La vicenda è nota ma vale la pena riassumerla, perché ha dei risvolti “satanici”, ritornata oggi alla ribalta in seguito ai responsi del Dna,  prelevati  dagli  archivi della scena del crimine  di allora ed  esaminati con le tecniche di oggi,  hanno dato risultati sconvolgenti.

L'esame del Dna sui reperti della strage di via Caravaggio avvenuta nel 1975 a Napoli (una famiglia di tre persone massacrata in un appartamento) ha portato all'individuazione sul luogo del delitto di tracce dell'imputato che fu assolto con sentenza definitiva, Domenico Zarrelli, nipote di una delle vittime. E' quanto emerso dagli accertamenti della polizia scientifica eseguiti su delega della procura partenopea. Il caso sara' archiviato in quanto non si puo' procedere nei confronti di un indiziato gia' assolto. 

 Le tracce, secondo quanto si e' appreso, sarebbero state individuate su diversi reperti, tra cui uno strofinaccio insanguinato e mozziconi di sigaretta. Gli accertamenti, eseguiti dalla polizia scientifica di Roma e di Napoli, sarebbero stati ultimati da circa un anno, ma solo ora sono emerse conferme dalle maglie dello stretto riserbo imposto dagli inquirenti. Un riserbo che si spiega anche - si evidenzia in ambienti giudiziari - con il fatto che l'indiziato non può esercitare il diritto di difendersi in un processo. Vale infatti il principio del “ne bis in idem”, ovvero il divieto di processare due volte una persona (in caso di assoluzione) per lo stesso fatto.

Il delitto avvenne nella notte tra il 30 e il 31 ottobre 1975 in un appartamento di via Caravaggio, nella zona alta del quartiere Fuorigrotta. Furono uccisi, probabilmente con un corpo contundente mai rinvenuto, Domenico Santangelo, 54 anni, capitano di marina mercantile in pensione, la sua seconda moglie, l'ostetrica Gemma Cenname, 50 anni, e Angela Santangelo, 19 anni, figlia dell'ex capitano.
Il massacro fu scoperto l'8 novembre dalla polizia, alla quale si erano rivolti i familiari delle vittime preoccupati per l'assenza di notizie, dopo che i vigili del fuoco erano riusciti a entrare nell'abitazione. I cadaveri di marito e moglie erano nella vasca da bagno, dove fu rinvenuto anche il cane Dick, ammazzato anch'esso dall'assassino.

Per il triplice omicidio fu accusato Domenico Zarrelli, appartenente a una nota famiglia di professionisti fratelli valenti avvocati penalisti  (da detenuto prenderà la laurea in legge ed eserciterà l'attivita' di penalista). Il processo di primo grado, fondato su indizi, si concluse con la condanna all'ergastolo. La parte civile fu sostenuta dall’avv. Alfonso Martucci,  per la signora Gemma Cenname.

L'imputato fu assolto in appello a Napoli e, dopo l'annullamento della sentenza da parte della Cassazione, nuovamente assolto con formula piena dalla Corte di Assise di Appello di Potenza. Sentenza confermata nel 1985 dalla Cassazione. In seguito Zarrelli ottenne della Stato il risarcimento per danni morali e materiali. Il caso e' stato riaperto in seguito a un esposto anonimo inviato in procura nell'ottobre 2011. L'allora procuratore aggiunto Giovanni Melillo delegò nuove indagini alla scientifica che recuperò negli archivi del Tribunale gli scatoloni con i reperti, trovati in buono stato di conservazione, degli oggetti sequestrati sul luogo del delitto. Il fascicolo è da tempo al vaglio del pm Luigi Santulli, coordinato dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli. E' probabile che tra breve sarà inoltrata una richiesta di archiviazione, molto articolata anche sotto il profilo giuridico, al giudice per le indagini preliminari.


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