martedì 17 luglio 2012

TRIBUNALE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI ORDINANZA APPLICATIVA DI MISURA CAUTELARE parte quinta


Si tratta dunque della medesima situazione che aveva descritto il collaboratore Martucci, nei brani riportati sopra, parlando del ruolo di Peluso di corruttore dei medici chiamati a svolgere le perizie di ufficio.
A ciò si aggiunga che all’interno dello studio dell’avvocato Filippelli, sul quale si tornerà più avanti nel paragrafo 2-d 3.), nel corso della perquisizione ivi eseguita nelle forme di legge, è stata rinvenuta una cartellina trasparente sulla quale era apposto il nome di Luciano, che chiaramente allude a Peluso e una cartellina gialla sulla quale era impressa la dicitura “dott. Bosso”,contenente altra certificazione medica a firma dai dottori Buono, Di Costanzo e Cicale, oltre ad appunti manoscritti che coinvolgo i predetti medici e i faccendieri Di Dona e Peluso.
A questo punto, nel tirare una sintesi sulla figura di quest’ultimo e sui delitti per i quali si ritiene integrato un quadro indiziario grave, è opportuna una riflessione specifica che, nel riprendere quanto già accennato sopra, si collega a quel che si dirà nel paragrafo successivo, 2-c), relativo al collaboratore Martucci Armando.
All’interno del presente procedimento, infatti, le dichiarazioni di quest’ultimo descrivono più che altro un metodo e uno scenario, ma non possono costituire né una esplicita chiamata di correo né una prova specifica, relativa strettamente ai fatti in contestazione, che per altro si sono verificati tutti in un periodo in cui lo stesso Martucci era detenuto e poi aveva intrapreso il programma di protezione, come egli stesso riferisce più volte nel corso degli interrogatori.
La conseguenza è che i fatti ascritti a Peluso in questo procedimento richiedono una prova propria e concreta, anche autonoma dalle propalazioni del collaboratore, che ai fini del presente processo possono essere solo un riscontro o una conferma. Ciò vuol dire che se per quanto riguarda l’adesione di Peluso all’associazione per delinquere odierna non vi sono dubbi, in quanto la stessa traspare in modo chiaro dai documenti trovati negli studi degli avvocati perquisiti e dalle telefonate intercettate, non altrettanto può dirsi, invece, per i delitti scopo di cui ai capi 21) e 23).
In altre prole, la disponibilità manifestata da Peluso a prendere parte in vario modo e a vario titolo in una serie di vicende illecite del sodalizio e la superfluità di accordi da prendere di volta in volta con gli altri sodali, sono tutti elementi che dimostrano come egli fosse stabilmente inserito in un meccanismo criminale collettivo, finalizzato a una serie indeterminata di frodi alle assicurazioni, da realizzare mediante la predisposizione di falsi referti e certificati medici e mediante la corruzione dei medici del pronto soccorso e dei CTU, se non anche dei giudici di pace.
Non altrettanto, però, può dirsi in questa sede per detti singoli reati scopo, di falso in atto pubblico e di corruzione di incaricato di pubblico servizio, contestati dalla Procura, sui quali non sono stati raggiunti elementi specifici ma solo la indicazione -sicuramente suggestiva ma non sufficiente - di un modo di procedere adottato in altre occasioni da Peluso. Sul suo conto, invero, non è stato raggiunto nessun dato individualizzante che dimostri che sia stato proprio Peluso Luciano a consegnare del denaro al dottor Buono Michele per i falsi referti indicati nel capo 21), né che egli sia stato l’artefice e il creatore di quei falsi sinistri e dunque l’interessato e il mandante della corruzione del medico, anche in concorso con i due avvocati Filippelli e Pizza. La deduzione che ciò sarebbe avvenuto perché così era stato in altri casi simili, descritti da Martucci, in epoca anche precedente, evidentemente non è sufficiente a fondare i gravi indizi di reità per dette fattispecie. Non aver potuto operare anche sul conto di Peluso le intercettazioni telefoniche e le perquisizioni, ha impedito di acquisire elementi peculiari con riferimento alla sua partecipazione alla commissione di detti delitti.
2-c) Martucci Armando e la sua collaborazione
L’ultimo procacciatore di falsi sinistri da prendere in considerazione, Martucci Armando, assume una figura del tutto peculiare nel presente procedimento, poiché si tratta di un collaboratore di giustizia, coinvolto in varie altre vicende giudiziarie, anche in materia di associazione per delinquere, che benché gravato da indizi di reità, non è destinatario di alcuna richiesta cautelare nel presente procedimento.
La figura di Martucci Armando e le sue dichiarazioni, tuttavia, sono di rilevante interesse per la ricostruzione complessiva del fenomeno, poiché hanno confermato in maniera esaustiva e completa le altre risultanze investigative, anche nel delineare le singole responsabilità e le posizioni dei soggetti di cui si dirà in seguito. Per questo motivo, il paragrafo relativo a Martucci è stato collocato dallo scrivente in una posizione di cerniera tra i procacciatori e gli avvocati, di cui al prossimo capitolo.
Va detto che il racconto di Martucci descrive un fenomeno in parte diverso e parallelo rispetto a quello che qui rileva, poiché dimostra l’interesse e la partecipazione del clan di cui egli era membro ai meccanismi delle truffe assicurative. In altre parole, il suo ruolo era quello di fare lucrare anche al clan delle quote ricavate dagli indennizzi assicurativi indebiti e illeciti e ciò accadeva o mediante l’imposizione di una quota a titolo di tangente ad alcuni degli avvocati che già praticavano questo tipo di truffe, oppure mediante l’autonoma organizzazione di una serie di incidenti falsi, con la predisposizione di referti e documenti sanitari del caso. Il suo racconto, tuttavia, proprio per queste ragioni, vale in massima parte come descrizione di un modo di operare e come illustrazione dei tratti salienti del meccanismo illecito nel suo complesso, ma non anche come specifica illustrazione di elementi di prova inerenti in maniera peculiare i delitti oggetto di questo procedimento, che evidentemente sono estranei e diversi rispetto a quelli simili commessi dal clan o comunque avvalendosi delle condizioni e del metodo descritto dall’art. 7 della l. 203/1991, di cui non ricorrono i presupposti, quanto meno per quel che è stato fin qui acquisito.
Per affrontare le dichiarazioni di Martucci e saggiarne l’attendibilità, può essere opportuno seguire l’impostazione suggerita dal PM, movendo dalla disamina di quanto accadeva nella sede giudiziaria del Giudice di Pace di Sessa Aurunca, di cui per altro s’è avuto un significativo spaccato già dalle intercettazioni telefoniche e soprattutto quelle ambientali citate prima, che hanno evidenziato, a partire dal mese di ottobre 2010, una certa insistenza da parte del dott. Dalena nei confronti del Di Dona, per ottenere delle nomine come CTU da parte dei giudici di pace in servizio a Sessa Aurunca.
Nel corso degli interrogatori cui è stato sottoposto dapprima dalla DDA della Procura della Repubblica di Napoli e successivamente dalla Procura in sede e dal PM di Roma, nello stralcio inerente la posizione dei giudici di pace, il collaboratore di giustizia Martucci Armando ha avvalorato e confermato lo scenario iniziale, dimostrando l’esistenza di un vero e proprio sistema organizzato, formato da procacciatori, attori, medici compiacenti ed avvocati.
Martucci, infatti, svolgeva tra le altre cose la funzione di procacciatore di falsi sinistri e s’è rivelato a conoscenza del meccanismo nel suo complesso, oltre che delle generalità degli attori e dei testimoni impiegati nei sinistri stradali falsi, del ruolo assunto da avvocati e cancellieri e, non ultimo, della generosa collaborazione alle truffe e agli altri delitti conseguenti da parte degli stessi giudici di pace.
Nell’informativa e nella richiesta cautelare sono riportati numerosi passaggi delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia, in particolare il 3 aprile 2009, allorché ha riferito di una serie di truffe alle compagnie di assicurazione, attraverso la simulazione di sinistri stradali in cui erano coinvolti lo stesso collaboratore, gli avvocati Gennaro Pizza e Giancarlo Filippelli ed i medici Michele Buono e Sergio Fabrizio.
Rinviando alla lettura del verbale di interrogatorio, oltre che ai passaggi dello stesso che verranno di volta in volta richiamati in seguito, si riportano qui alcuni brani, indicativi del tenore complessivo delle attività istruite da Martucci con la collaborazione a vario titolo degli odierni indagati, essenziale per comprendere la vastità e portata del fenomeno
Nel verbale del 3 aprile 2009 si legge infatti:
<<Anche l’avv. Gennaro Pizza che ha lo studio in via XXI luglio a Sessa paga una quota periodica al clan tramite Enzo Ciprino, meccanico di Sessa, che la recapita a Esposito Biagio. Questo Gennaro Pizza ha fatto insieme a me una serie di truffe ai danni delle assicurazioni simulando finti incidenti stradali con la collaborazione di medici compiacenti, dr. Michele Buono e dr. Sergio Fabrizi …… omissis……. Vi posso dire, quando lo riterrà, tutte le truffe che ho fatto insieme all’avv. Pizza indicando di volta in volta medici e persone che hanno simulato incidenti e somme riscosse. Un'altra truffa l’ho fatta anche con l’avv. Giancarlo Filippelli, sempre con studio alla XXI^ luglio di Sessa il quale fa sempre questo tipo di truffe anche se in maniera meno appariscente …..omissis……>>
Nei successivi colloqui investigativi Martucci è tornato a riferire in merito alle truffe ai danni delle compagnie di assicurazione, in particolare nell’interrogatorio del 25 aprile 2009:
<< voglio precisare che le stesse sono state commesse ai danni delle compagnia assicurative. Lloyd Italico; Ras; Toro; un po’ tutte quelle che hanno sede in Sessa Aurunca; I legali ai quali mi sono rivolto sono gli Avv. Filippelli Giancarlo e Pizza Gennaro entrambi con studio in Sessa Aurunca. Parlo delle truffe da me commesse dal 2005 alla data del mio ultimo arresto a nome di Asciolla Tommaso; Tamburino Antonio; Velluto Vincenzo; Zuccheroso Fabrizio; Riscolo Giancarlo; Zincone Carmine; Ragnino Gabriele.
A.D.R.:- I legali ai quali ci si rivolgeva per il disbrigo delle pratiche dei falsi sinistri erano i citati Filippelli e Pizza. I quali versavano circa il 70 – 80 per cento dei rimborsi al clan tramite Ciprino Vincenzo che fa il meccanico; Esposito Biagio; Lopatriello Pietro; Zuccheroso Luigi; ed io; In particolare l’Avv. Pizza Gennaro oltre ai citati nominativi, in qualche occasione versava quanto dovuto al clan tramite Peluso Luciano suo assistente.
A.D.R.:- I medici a cui ci rivolgevamo per le false certificazione dei falsi sinistri erano: il Dr. Michele Buono e il Dr. Sergio Fabrizi o Fabrizio; ed altri che in questo momento non ricordo il nome, tutti in servizio presso l’Ospedale Civile di Sessa Aurunca. Tutti i medici ai quali ci rivolgevamo erano perfettamente a conoscenza delle truffe da noi poste in essere.
A.D.R.:- Tra i partecipanti a queste truffe alle società assicuratrice, vi era un perito compiacente, che se non erro abita a Roccamonfina e lavora per una o più società assicuratrici da noi truffate. Lo stesso interveniva con false perizie solo quando nei falsi sinistri vi erano solo danni ai mezzi. Questi veniva contattato per conto del clan da Luciano Peluso o dall’Avv. Gennaro Pizza.
A.D.R.:- Sia l’Avv. Pizza che il Peluso avevano una persona che facilitava la liquidazione dei falsi sinistri che io so chiamarsi Dr. Marino che lavora a Caserta e non so presso quale società. Sono in grado di riconoscere in foto sia il Perito di Roccamonfina che il Dr. Marino persone da me incontrate.
A.D.R.:- Per quanto riguarda l’ utilizzo dei mezzi con i quali denunciavamo i falsi sinistri, posso affermare che questi ci venivano forniti da Nicola Magliulo detto Piscitiello, che è un carrozziere di Sessa Aurunca. Il Magliulo avendo convenzioni con alcune società assicurative ci dava mezzi già coinvolti in precedenti sinistri ai quali provvedeva a cambiare i pezzi sinistrati e le targhe. Anche il Magliulo Nicola è persona vicino al clan e veniva contattato per questi servigi sia da me che dall’Avv. Pizza Gennaro…… omissis ……>>
e ancora
<<A.D.R.:- Anche l’Avv. Picascia, come faceva l’Avv. Pizza e L’Avv. Filippelli, versava al clan le percentuali ricavate dai falsi sinistri. I soldi li dava nelle mani di Luciano Peluso o a me e a Vincenzo Ciprino che provvedeva a consegnarli per la maggior parte delle volte ad Esposito Biagio …... omissis……>>
Le dichiarazioni di Martucci sono state per altro confermate anche dalla sua convivente, Rocco Beatrice, la quale ha riferito che durante il loro rapporto l’uomo custodiva una cartellina con all’interno della documentazione di cui non conosceva il contenuto ed ha aggiunto che egli si occupava di pratiche di risarcimento danni per sinistri stradali simulati avvalendosi dell’Avv. Gennaro Pizza, riferendo in particolare di una simulazione di sinistro stradale organizzata da Martucci in occasione della quale la pratica era stata trattata dall’Avv. Gennaro Pizza.
Sul punto è emblematico il passaggio che segue del verbale di s.i.t. della Rocco: <<Durante la convivenza con Martucci Armando ho avuto modo di verificare che custodiva una cartellina in uso esclusivo alla sua persona ed io non ho mai avuto modo di vedere cosa vi fosse contenuto. Sono a conoscenza che lui si occupava di pratiche di risarcimento danni per sinistri artatamente simulati avvalendosi dell’Avvocato Gennaro Pizza, tant’è che in alcune occasioni gli ho dato anche dei verbali contestatimi per infrazioni al C.d.S. affinché le consegnasse al predetto legale per curare l’inoltro dei ricorsi.
A.D.R. Ricordo che Armando anche con la mia autovettura Lancia New Y della quale non ricordo il numero di targa, qualche anno fa simulò un sinistro stradale e riuscì anche ad avere un risarcimento danni per un importo che non ricordo. Certo è che l’incidente era fasullo ed a me Armando chiese solo la copia della Patente di Guida e della Carta di Circolazione del veicolo. La pratica venne curata dall’Avvocato Gennaro Pizza.-----//
A.D.R. Non so che fine abbiano fatto i documenti che custodiva Armando, ma ritengo che molte di esse fossero tenute, per conto di Armando, da parte dello stesso Avvocato Pizza.-///>>
Come detto, le dichiarazioni rese da Martucci sono state oggetto di altra informativa della polizia giudiziaria del 2011, di cui era stata investita la Procura della Repubblica di Roma con riferimento alla posizione dei tre Giudici di Pace Bagni, Della Rocca e Papa, operanti nel distretto di Corte di Appello di Napoli e dunque rimessi ai sensi dell’art. 11 c.p.p. alla competenza dell’AG capitolina. A conclusione di quell’indagine, a quanto risulta dagli atti, l’Ufficio GIP di Roma ha emesso tre ordinanze cautelari a carico dei predetti giudici di pace, accogliendo la tesi investigativa sostenuta dalla polizia giudiziaria, avvalorata anche dalle dichiarazioni del Martucci. Trattasi di un importante riscontro giudiziario sull’attendibilità del collaboratore, al quale si è pervenuti dunque con riferimento ad altre posizioni, estranee alla presente ordinanza, ma per fatti evidentemente connessi a quelli di cui qui si discute (sul punto si rinvia all’allegato 166).
2-d) Il ruolo degli avvocati
In precedenza si è già fatto cenno al ruolo di primo piano che inevitabilmente hanno avuto ed hanno nella vicenda gli avvocati incaricati di patrocinare le cause di risarcimento in questione. Sul loro conto alla polizia giudiziaria a numerosi elementi indiziari che il pubblico ministero ha poi tradotto nelle imputazioni che precedono.
Per valutare compiutamente queste ultime è allora necessario passare in rassegna le singole posizioni e verificare per ciascuno degli indagati quale è stato il grado di consapevolezza e il ruolo specifico sia nei singoli delitti ipotizzati sia all’interno del sodalizio. Se infatti da un lato è innegabile che le truffe organizzate in serie ai danni delle compagnie assicuratrici di cui qui si discute richiedevano necessariamente che le vicende controverse fossero portate avanti in via giudiziaria e se è parimenti fuor di dubbio che la leva rappresentata dalla proposizione di una causa di risarcimento danni innanzi al giudice di pace costituiva quasi sempre una spinta per le compagnie assicuratrici a giungere ad una transazione e a corrispondere un indennizzo ai sedicenti danneggiati senza verificare il grado o l’entità delle lesioni affermate, è parimenti innegabile che questo non vuol dire in automatico che ogni avvocato che abbia preso parte ad uno o più segmenti delle singole vicende sia per ciò solo coinvolto consapevolmente anche nei vari delitti alle stesse collegati, essendo necessario vagliare di volta in volta soprattutto la prova della consapevolezza da parte del legale della falsità dei sinistri da lui patrocinati, della insussistenza del fatto, della assoluta ignoranza circa la vicenda da parte dei testimoni etc.
In altre parole, fermo restando il giudizio di assoluta riprorevolezza per l’atteggiamento tenuto da ciascuno degli avvocati indagati nell’affrontare i fatti ricostruiti nelle indagini, atteggiamento di acquiescenza nei confronti di palesi e sfacciate mortificazioni quotidiane della professione forense, le singole posizioni e dunque le singole responsabilità penali devono essere affermate con stretto riferimento ai fatti provati e alle considerazioni fattuali e logiche connesse agli stessi.
2-d 1.) Becchimanzi Concetta
Becchimanzi Concetta è un avvocato civilista del Foro di Santa Maria Capua Vetere con studio legale in San Marcellino, a più riprese incaricata di seguire le pratiche fornite da Pacia Francesco.Nel corso dell’indagine ella non è stata sottoposta direttamente ad intercettazioni telefoniche o ambientali ed è stata identificata solo in occasione della perquisizione domiciliare a seguito dell’ascolto delle conversazione intercorse tra la stessa ed il procacciatore Pacia Francesco.
Le pratiche e le cause in cui compare l’avvocato Becchimanzi, quanto meno per quanto risulta questa indagine, sono tutte quelle riguardanti Pacia Francesco, il quale - in un colloquio intercettato in ambientale con il dott. Dalena (cfr. conversazione ambientale n. 2281 già citata più sopra in altri passaggi) – riferisce a Dalena di lavorare per la Becchimanzi e di averla già informata sul modus operandi da lui utilizzato per impiegare della falsa documentazione sanitaria.
Il passaggio evidenziato a riguardo dal PM è invero piuttosto breve e criptico, ma calato nel contesto in cui si svolge la conversazione tra i due non da adito a alcun dubbio sul fatto che con quelle parole Pacia si sentiva di potere rassicurare il dott. Dalena che non avrebbe avuto sorprese o equivoci con l'avvocato Becchimanzi, sul conto della quale così chiosa la discussione: “è tranquilla ...brava ...gia' gli e lo detto ...le CTU”.
Che l’espressione “brava” non si riferisca alle doti professionali dell’avvocato, ma alla sua accondiscendenza si desume non solo dall’uso corrente di questo aggettivo nella lingua parlata specie napoletana e campana, in cui “bravo” vuol dire sostanzialmente “buono”, ma anche dal tono complessivo della frase e, non ultimo, dalla considerazione, avvilente ma scontata, che nel contesto in questione non entra in gioco alcuna maestria o capacità professionale e non è affatto necessario essere dei prìncipi del foro, ma nemmeno dei bravi avvocati, tant’è che in diverse occasioni – abbiamo visto – gli stessi vengono allegramente sostituiti e rimpiazzati da faccendieri di vario tipo, di scarsa levatura e palesemente dotati di una istruzione minima.
D’altro canto che il rapporto tra Pacia e l’avvocato Becchimanzi appare chiaro dalle numerose conversazioni telefoniche ascoltate tra i due, dalle quali si comprende che il primo non era un cliente né un procacciatore di clienti della seconda, quanto una sorta di socio in affari, forse addirittura con una posizione in qualche modo dominante sull’altra, benché avvocato. In altri termini dal tono delle telefonate trascritte e dalle espressioni utilizzate si comprende che la collaborazione tra i due era molto stretta e che Pacia si occupava di inventare e predisporre i falsi incidenti, con tanto di danneggiati e testimoni e l’avv. Becchimanzi di curare la pratica dal punto di vista legale, trattando con le assicurazioni e i periti e, quando necessario, redigendo citazioni a giudizio oltre alle raccomandate di messa in mora. Si è ben lontani, insomma, in queste telefonate da quello che dovrebbe essere il rapporto tra avvocato e cliente, con il primo interessato solo a mettere a disposizione del secondo la sua professionalità. D’altro canto in molti casi è anche difficile stabilire chi sia realmente il cliente, visto che si tratta di contenzioso artificioso creato in maniera fittizia sulla scorta di incidenti falsi, nei quali molto spesso colui che appare danneggiato e dunque attore, quindi colui che dovrebbe essere cliente dell’avvocato, in realtà è solo un attore prezzolato pagato a prestazione per inscenare delle lesioni e per affidare un finto incarico, che spesso non conosce nemmeno quello che dovrebbe essere il suo avvocato.
Questo schema, che si rinviene nella maggior parte delle pratiche esaminate, vale anche per quanto concerne la Becchimanzi, che dalle telefonate intercettate e dal carteggio sequestrato sembra avere rapporti solo con il suo socio e procacciatore di pratiche, Pacia, anche per parlare di giudizi in cui questi non è parte.
D’altro canto, sempre da questo punto di vista è sicuramente significativo che una delle pratiche trattate dall’avv. Becchimanzi è quella di cui s’è detto più sopra, nel paragrafo 2 –a 3.), relativa al sinistro stradale che sarebbe avvenuto il 4/1/2011 in Aversa tra Pacia Nunzio e il pedone Pagliuca Maria. In questo caso, infatti, se non si trattasse di una truffa concordata tra tutti i protagonisti, sarebbe veramente singolare che l’avvocato Becchimanzi patrocinasse proprio la controparte avversaria del fratello del suo collaboratore Pacia Francesco; nel nostro caso, invece, abbiamo già visto che s’era senza dubbio trattato di tutta una messinscena, tant’è che era stato proprio Pacia Francesco ad accompagnare presso il centro radiologico Massa la falsa vittima Pagliuca Maria per compiere le visite necessarie per ingigantire il danno.
Non vi sono dubbi, insomma, che l’avvocato Becchimanzi ben sapesse quali erano l’origine e le circostanze in cui erano realmente scaturiti i sinistri stradali nei quali ella impiegava la sua professionalità (sigh!) per fare causa alle assicurazioni. La stretta relazione con Pacia, lo scambio di ruoli e di compiti tra i due, i riferimenti sempre piuttosto sintetici e criptici che i due si scambiano al telefono nelle conversazioni intercettate e i contatti estremamente stretti con i medici (in particolare Schiavone e Dalena) che la Becchimanzi condivide insieme a Pacia Francesco, sono tutti elementi che dimostrano inequivocabilmente che anche la prima fosse parte consapevole delle truffe e dei falsi continuativamente organizzati dai vari membri del sodalizio e delle corruzioni necessarie per ottenere i referti medici, tutte fattispecie alle quali, dunque, prendeva parte in maniera attiva, pronta ad istruire ogni giudizio contro le compagnie assicuratrici che le venisse prospettato dagli altri sodali per incidenti inesistenti o accresciuti ad arte.
È proprio per questo che in numerose telefonate si comprende che la Becchimanzi tiene rapporti continuativi e riservati con i due medici, tanto che in più di un’occasione è lei a chiedere a Pacia di recarsi rapidamente da Schiavone o da Dalena per delle comunicazioni che evidentemente i due medici non vogliono riferire per telefono. Se si pensa a quale dovrebbe essere il rapporto normale e fisiologico tra loro, cioè di collaborazione assolutamente sporadica e occasionale nei casi in cui i clienti dell’avvocato avessero bisogno di referti o certificati più approfonditi in vista di loro cause di risarcimento danni) ebbene non si comprende quali potrebbero essere i segreti di cui i due medici non intendevano parlare al telefono e per i quali la Becchimanzi si preoccupava di allertare Pacia o l’altro suo collaboratore Iovine Crescenzo. Inutile dire, per contro, che calati nel contesto delle truffe dei falsi e delle altre pratiche illecite di cui si occupa il presente procedimento il senso di quegli appuntamenti e di quelle rapide convocazioni e la ragione di quelle telefonate dal tono così criptico e misterioso per paura di essere intercettati sono invece assolutamente chiari e lampanti.
Sul punto si trascrive la conversazione n.811 del 24.01.2011 tra Pacia e la Becchimanzi, nel corso della, quale la prima rappresenta all’altro che deve passare urgentemente dal dottore Schiavone, cosa che poi puntualmente avviene come documentato anche nelle conversazioni successive nn. 812 e 854 trascritte negli atti di indagine.
Pacia: buongiorno..
Becchimanzi: buongiorno...volevo dirti una cosa..
Pacia: si..
Becchimanzi: mi sono incontrata questa mattina con l'amico....il dottor Vincenzo...
Pacia: si...
Becchimanzi: dice che oggi devi passare urgentemente da lui... ti deve parlare di una cosa...
Pacia: io...
Becchimanzi: si...tu..tu..
Pacia: si..
Becchimanzi: ha detto fammelo passare da me per una cosa che ti deve dire... ho detto non ti preoccupare lo chiamo e oggi te lo faccio passare..
Omissis
Pacia: a che ora devo andare dal Dottore...?
Becchimanzi: fai tu...fai tu... non mi ha detto l'ora..
Pacia: va bene..
Becchimanzi: mi ha detto solo dì a Francesco che passa da me.... ho detto glielo dico e lo faccio passare...
Pacia: ora lo chiamo io a Vincenzo...
Becchimanzi... va bene..ciao..
Pacia: ciao..
In questa stessa logica, del resto, è assolutamente chiaro il significato della conversazione 471 di seguito riportata che mostra a pieno la consapevolezza e la partecipazione da parte dell’avvocato alla condotta illecita di Pacia. Nel corso di quel breve colloquio, infatti, con un tono che normalmente è adoperato da spacciatori o ricettatori e che non vi sarebbe altrimenti ragione di ascoltare nelle telefonate di un avvocato, si sente Pacia che parla di “pizze da infornare” ed aggiunge di aver incontrato una ragazza che si è procurata una frattura e che quindi potrebbe comparire in un sinistro stradale come danneggiata.
Il testo della telefonata nr. 471 del 18.01.2011 tra Pacia Francesco sull’utenza 320/1668220 e l’Avv.to Becchimanzi Concetta, sull’utenza 349/1522572 è il seguente:
Becchimanzi: buongiorno Francesco..!!
Pacia: buongiorno.... come si va..?
Becchimanzi: bene bene...
Pacia: ok... dove sei..?
Becchimanzi: sto andando al Giudice di Pace...
Pacia: va bene.. oggi ti devo portare due pizze da infornare...
Becchimanzi: va bene...ok...
Pacia: ho preso la relazione di Pavaloae...
Becchimanzi: si...
Pacia: e poi ho incontrato una ragazza che è stata operata...della pratica completa da inviare...
Becchimanzi: va bene ...ok... va bene...
Pacia: va bene...?
Becchimanzi: quando vuoi...
Pacia: posso venire oggi. te le lascio solo e poi me ne vado..?
Becchimanzi: va bene...si..si..si..
Pacia: se possibile...
Becchimanzi: si..si.. va bene...
Pacia: ciao..
Becchimanzi: ciao a oggi buona giornata..
Pacia: grazie ciao.. a anche a te..
Significativa è pure la conversazione nr. 83, intercettata dall’utenza intestata a Pacia, ma in quel caso adoperata dalla Becchimanzi, nella quale quest’ultima contatta il dottore Monetti, medico della compagnia assicurativa per cercare di capire quale è stato il punteggio di invalidità attribuito ad un suo cliente. Nonostante le lunghe richieste della Becchimanzi, nella telefonata in questione il dottore non le fornisce la risposta desiderata che ella dovrà poi procurarsi per le vie ufficiali; quel che più importa, però, oltre alla insistenza molto poco professionale sul responso di una perizia in cui i due sono coinvolti con ruoli molto diversi e contrapposti – soprattutto è che alla telefonata e alla risposta del dott. Monetti era particolarmente interessato proprio Pacia che evidentemente era accanto alla Becchimanzi nel corso della telefonata, al quale a sua volta l’avvocato comunicava di volta in volta le parole del dott. Monetti (la trascrizione integrale della telefonata in parola si trova in atti ed è riportato a pagina 839 dell’informativa conclusiva dei Carabinieri).
A parte la scarsissima serietà dimostrata, quella conversazione è dunque emblematica del modo di operare dell’avvocatessa e del suo rapporto estremamente stretto e privo dell’adeguato distacco tra la stessa e Pacia, il che dimostra ancora una volta come i due non potessero non condividere il programma criminoso complessivo, oltre alle singole fattispecie di delitto che la Procura ha ravvisato a loro carico con riferimento ai singoli falsi sinistri ricostruiti.
L’altro procacciatore e organizzatore di falsi incidenti con cui l’avv. Becchimanzi intrattiene rapporti è Iovine Crescenzo; tanto si capisce dalla conversazione 962 del 26.01.2011, nella quale, infatti, la Becchimanzi chiede a Pacia di farsi contattare dallo Iovine. Di questi abbiamo già parlato più sopra quando, insieme con Pacia, si recava dal dott. Dalena per reperire della falsa certificazione medica, a proposito del quale – si ricorderà – in precedenza è stato riportato nell’ordinanza un lungo brano, tratto dalle conversazioni ambientali intercettate nello studio di Dalena, allorché questi si lasciava andare a degli improponibili distinguo tra i diversi tipi di criminali, quasi che egli fosse molto diverso da quelli di cui snobisticamente parlava! In particolare in quell’occasione Iovine Crescenzo aveva accompagnato dal dottor Dalena per una rapidissima TAC tale Micillo Emma, come si vedrà ritornando alla trascrizione riportata nel paragrafo 2-a 3.) relativo a Pacia Francesco. Anche di Micillo Emma s’è già detto più sopra, poiché nella perquisizione presso lo studio dell’avv. Becchimanzi erano state trovate e sequestrate le carte della pratica per il falso sinistro Micillo contro Buonpane Eugenio, per il quale la Becchimanzi aveva avanzato una richiesta di risarcimento danni alla compagnia assicurativa. La particolarità di quel sinistro - come già accennato prima - è che il falso investitore Buonpane Eugenio compare più volte negli atti di questa indagine sia per una serie inverosimile di investimenti di pedoni, sia in altre occasioni come testimone nelle cause relative ad altri falsi sinistri stradali, anche organizzati da altri procacciatori.
Sul conto di Buonpane la Procura non ha avanzato alcuna richiesta cautelare, ma gli elementi indiziari a suo carico, specie dal punto di vista logico sono numerosi e lo dipingono a tutti gli effetti come uno dei numerosi protagonisti a tempo pieno delle truffe assicurative di cui si discute.
Anche questi ulteriori elementi – in sintesi – depongono per la tesi accusatoria, perché dimostrano come la Becchimanzi si sia unita in modo disinvolto e consapevole alle attività illecite degli altri suoi sodali ed ha prestato senza remore il suo contributo per portare avanti le pratiche risarcitorie relative ai falsi sinistri creati a tavolino dagli altri indagati.
2-d 2.) Pizza Gennaro
Se la posizione della Becchimanzi Concetta è stata ricostruita in via logica e indiziaria nei termini che precedono, per quanto riguarda invece l’avvocato Pizza Gennaro gli indizi di reità fondano su una serie di dati e fonti di prova diretti e inequivocabili che lo descrivono, in sintesi, come uno dei principali artefici delle truffe assicurative. Sul suo conto sappiamo che si tratta di un avvocato civilista con studio in Sessa Aurunca e che nelle sue dichiarazioni al PM e alla PG il collaboratore Martucci lo ha descritto alla pari con l’avvocato Filippelli come uno dei più attivi e consapevoli membri del sodalizio, dedito in maniera stabile a istruire pratiche di risarcimento per falsi incidenti stradali con la collaborazione dei medici, dei procacciatori, dei figuranti, dei cancellieri e delle altre figure di cui s’è detto. Anche per trovare riscontri alle dichiarazioni di Martucci lo studio dell’avvocato Pizza è stato oggetto di una perquisizione, ritualmente eseguita il 14 Marzo 2011, nelle forme del codice di rito con la partecipazione del PM e del rappresentante del Consiglio dell’Ordine, nel corso della quale sono stati sequestrati diversi fascicoli riguardanti i sinistri stradali, poi passati in rassegna e analizzati dalla polizia giudiziaria.
La prima pratica che viene in rilievo è quella che coinvolge Brini Antonio e Brini Lorenza e la Axa Assicurazione, in relazione a un sinistro che sarebbe avvenuto in data 06.02.2010 in Sessa Aurunca allorché Brini Antonio perdeva il controllo della vettura con a bordo la Brini Antonella.
In linea con una casistica ormai arcinota, la prima visita ortopedica, presso il pronto soccorso di Sessa Aurunca, veniva effettuata dal dottore Buono Michele il quale escludeva la presenza di lesioni. La prognosi veniva poi allungata dal dottor Sergio Fabrizio ( con referti del 23.02.2010, del 15.03.2010, del 07.04.2010, del 26.04.2010) (all. 167)
Discorso molto simile riguarda il sinistro stradale e la successiva pratica di risarcimento tra Capozio Fernando e Cortani Antonio contro Biondino Emanuele e la Fondiaria SAI, in relazione a un investimento di due motociclisti che sarebbe avvenuto in data 15.12.2008 in Cellole ad opera di Biondino Emanuele alla guida di una vettura in danno di Capozio e Cortani. Il primo referto era del dottore Sorrentino Giuseppe che assegnava 8 giorni di prognosi a Cortani Antonio. La prognosi veniva allungata dal dottor Sergio ( con certificati del 22.12.2008, 3.01.2009, 27.1.2009, 16.2.2009, 9. 3.2009); la pratica veniva seguita dall’avvocato Pizza e si concludeva con la liquidazione della somma di 900 euro (si veda l’all. 168)
Altro sinistro stradale riguarda D’Annolfo Michelina, da un lato e Bamundo Raffaele e Baldassarre Teresa, con le Assicurazioni Generali dall’altro, per una vicenda che si sarebbe verificato il 12.10.2009 in Mondragone allorché D’Annolfo Michelina veniva investita dalla vettura condotta da Baldassarre Teresa.
Il dottore Buono Michele stilava il primo referto medico a favore della D’Annolfo, assegnandole 3 giorni di prognosi, poi portata avanti per oltre due mesi con certificati del solito dottor Sergio Fabrizio (referti del 19.10.2009, 3.11.2009, 24.11.2009, 14.12.2009 e 28.12.2009) il tutto con l’assistenza sempre dell’avvocato Pizza (all. 169)
Un altro falso sinistro accertato nelle indagini è quello che sarebbe avvenuto in data 27.03.2010 in Sessa Aurunca allorché Nunneri Vincenzo (assicurato con le Generali Assicurazione investiva il pedone Di Tano Fabrizio. Al Pronto Soccorso il dottore Auletta provvedeva a stilare il primo referto medico a favore di Di Tano assegnando una prognosi di 10 giorni, che veniva poi allungata dal dottor Sergio con plurimi certificati (del 7 e 26 aprile 2010,del 17 maggio 2010 e del 7 giugno 2010); la pratica veniva seguita sempre dall’avvocato Pizza. (sul punto all. 170)
Altro sinistro, ancora una volta un investimento, ma stavolta di un pedone, tale Cutolo Salvatore era al centro della pratica contro Avorio Noris Massimo e la Zurich Assicurazione; anche in questo caso lo schema solito vede un finto incidente del 15.02.2010 in Sessa Aurunca; un primo referto medico a favore di Cutolo a firma del dottore Buono, che assegnava 10 giorni di prognosi e successivi certificati sempre del Dottor Sergio che allungavano la prognosi di oltre tre mesi, il tutto mentre della pratica si occupava dal punto di vista legale dall’avvocato Pizza. (cfr. all. 171)
Medesimo schema, con poche varianti anche per la vertenza tra Ricciardi Caterina contro Corbo Mauro e Allianz Toro Assicurazione, in relazione a un incidente che sarebbe avvenuto in data 31.05.2010 in Sessa Aurunca, allorché la Ricciardi – come al solito un pedone - veniva investita dal veicolo alla cui guida vi era Corbo Mauro. Il primo referto medico a favore della Ricciardi – a firma del dottore Buono Michele - le assegnava 10 giorni di prognosi, che veniva poi portata avanti per oltre quattro mesi dal dottor Narducci (con certificati del 12.7.2010, 13.8.2010,e 10.9.2010) mentre l’avvocato Pizza si occupava della pratica dal punto di vista legale (si veda l’all. 172)
Un altro sinistro falso ricostruito dalla PG è quello che sarebbe avvenuto in data 18.1.2010 in Teano allorché tra due vetture condotte da Rullo Valentino e Montano Luciano. Quest’ultimo si recava presso la clinica Pineta Grande di Castelvolturno dove gli veniva assegnata una prognosi di 3 giorni, poi allungata a dismisura dal dottor Sergio Fabrizio (con certificati del 25.1.2010, 10.2.2010, 2.3.2010, 22.3.2010 e 7.4.2010,) mentre la pratica contro le Assicurazioni Generali veniva seguita dal solito avvocato Pizza (si veda l’all. 173)
Apparentemente non diversa dalle altre, ma in realtà ancor più sfacciata nella sua falsità e inverosimiglianza è anche la pratica conseguente al sinistro stradale tra Olibano Alfredo e Esposito Luigi assicurato con la Llyoid Italico. La particolarità in questo caso sta nel fatto che dopo il falso incidente, che sarebbe avvenuto il 6.4.2010 in Cascano di Sessa Aurunca, il conducente di una delle due auto incidentate, Olibano, si recava presso il pronto soccorso di Sessa Aurunca dove veniva visitato proprio dal dottor Sergio che gli assegnava una prognosi di 10 giorni. Di lì a poco, però era proprio lo stesso dott. Sergio a contraddire e smentire se stesso con una serie di referti successivi che portavano avanti la prognosi di quasi tre mesi (con certificati del 19.4.2010, 11.5.2010, 31.5.2010, 21.6.2010); della pratica legale si occupava l’avvocato Pizza. (all. 174)
Ancora un investimento di pedoni avrebbe caratterizzato il sinistro stradale in cui Fava Giovanni e Fastoso Velia venivano investiti da tale Monaco Francesco il 9.07.2009 sempre in Sessa Aurunca.
I due pedoni si recavano presso il locale pronto soccorso dove il dottore Cicale assegnava loro una prognosi di dieci giorni, che come di consueto veniva allungata dal dottor Sergio Fabrizio con una serie di certificati medici successivi, del 20.7.2009, del 10.8.2009, del 31.8.2009, del 28.9.2009 e del 19.10.2009, il tutto mentre della pratica si occupava l’avvocato Pizza (cfr. all. 175)
Verrebbe da chiedersi se la locale Polizia Municipale si sia mai resa conto di quanto pericolosa sarebbe per i pedoni la invero quanto mai tranquilla città di Sessa Aurunca!!
Un'altra vicenda particolare è al centro della vertenza che contrappone Zampi Sonia e Palazzo Civita e l’Assicurazione Navale
Il sinistro infatti sarebbe avvenuto in data 31. 5.2010 in Napoli allorché il pedone Zampi Sonia veniva investita dal conducente del veicolo Palazzo Civita; la donna investita si recava presso il pronto soccorso di Napoli Ospedale Loreto Nuovo, dove il sanitario le attribuiva una prognosi di sette giorni, che poi veniva prorogata dal dottor Michel Buono con vari certificati del 4.6.2010, del 18.6.2010 e del 5.8.2010; dal punto di vista legale la pratica veniva istruita dall’avvocato Pizza e al momento della promozione del giudizio civile la causa è stata iscritta presso il Giudice di Pace di Sessa Aurunca (si veda l’all. 176); la particolarità sta nel fatto che entrambe le persone coinvolte, la conducente dell’auto e la pedone investita sono residenti a Carinola e si sono incontrate e scontrate “per caso” a Napoli dove sarebbe avvenuto il sinistro secondo la fervida fantasia degli ideatori di questa truffa. Sul punto, per prevenire agevoli ma sterili obiezioni, è opportuno specificare che – naturalmente - non è impossibile, per quanto inverosimile, che due abitanti di Carinola rimangano coinvolte nel medesimo incidente stradale in Napoli, a distanza di circa 80 km dal loro paese; tuttavia se si tengono presente le numerose acquisizioni di questo procedimento è di gran lunga più probabile che questa anomalia dipenda piuttosto da altre circostanze e sia anch’essa ricollegabile ai fatti di indagine: è molto più probabile, insomma, innanzitutto che la Zampi Sonia si sia procurata per altre ragioni, lecite o illecite, il referto dell’Ospedale Loreto di Napoli, magari perché caduta accidentalmente da sola, oppure perché rimasta coinvolta in un infortunio sul lavoro che non poteva denunciare perché lavorava al nero, oppure perché aveva un contatto in quell’ospedale grazie al quale aveva ottenuto un ennesimo referto falso. Per far fruttare quel certificato, secondo una prassi ormai nota, la decisione più ovvia deve essere stata quella di costruire un falso sinistro proprio con una sua compaesana, sia perché evidentemente era più agevole concordare la dinamica dell’incidente con una persona amica, sia perché in tal modo era possibile promuovere il giudizio e iscrivere la causa al ruolo innanzi al giudice di pace di Sessa Aurunca, evidentemente un foro amico, per le ragioni già dette e che si rappresenteranno ancora più avanti, giocando sulla possibilità di scegliere il foro del convenuto per la cd. “vocatio in ius”. Sono tutti aspetti che potranno meglio essere chiariti nel prosieguo nelle indagini o nel processo, ma che comunque appaiono sin d’ora la spiegazione più verosimile anche per questo ennesimo falso incidente ricostruito dalla PG nelle indagini.
Analoga a quelle di cui s’è detto sopra è anche la pratica di indennizzo tra Di Cresce Giuseppe e Di Cresce Mauro contro Tartaglione Annunziata e Reale Mutua Assicurazioni, con riferimento a un sinistro stradale che si sarebbe verificato il 31.05.2010 in Carinola allorché la vettura condotta da Tartaglione Annunziata collideva con il motociclo occupata dai due Di Cresce; al primo referto del pronto soccorso di Sessa Aurunca, dove il dottore Buono Michele assegnava una prognosi di dieci giorni ciascuno, seguivano poi una serie di certificati del 7.6.2010, del 21. 6.2010, del 28. 7.2010, del 1.8.2010 e del 1.09.2010 del dottor Di Costanzo Mauro, con i quali la prognosi veniva via via prolungata per entrambi gli attori, come se gli stessi avessero subito le stesse identiche lesioni e comunque potessero guarire negli stessi dientici giorni. Anche in quel caso, tuttavia,nonostante tali enormi anomalie, ma in rpesenza di certificazione sanitaria apparentemente inoppugnabile il sinistro è stato liquidato per un totale di 1600 euro. L’avvocato Pizza si è occupato dell’aspetto legale, invero “accontentandosi” di una somma veramente esigua se davvero si fosse trattato di due persone infortunate con esiti durati quasi quattro mesi !!(cfr. all. 177).
Ancora un sinistro stradale falso è al centro della pratica che contrappose Pimpinella Vito a Forte Walter e alla Augusta Assicurazione, per un solito investimento di pedone che sarebbe avvenuto il 31.01.2010 in San Cosma e Damiano allorché la vettura condotta da Forte Walter investiva il pedone Pimpinella Vito, il quale dapprima si recava presso il pronto soccorso di Minturno dove gli veniva assegnata una prognosi di sette giorni e poi veniva visitato dal solito dottor Sergio che prolungava la prognosi con una serie di certificati del 8. 3.2010, del 29. 3.2010, del 26. 4.2010, del 17. 5.2010 e del 31. 5.2010. Anche in questo caso la vicenda si è giovata del patrocinio legale dell’avvocato Pizza (cfr. all. 178).
Ma nel nord della provincia di Caserta, nei comuni prossimi al confine con il Lazio, non se la passano male solo i pedoni, secondo la fervida fantasia degli ideatori dei falsi sinistri in questione, perché dalle carte acquisite dalla PG sembrerebbe che anche i ciclisti avessero vita dura. È infatti ad esempio il caso di due vertenze, sempre istruite dall’avvocato Pizza, ricostruite dalla Pg con il sequestro dei documenti.
La prima vede contrapposti Di Bernardo Carmine contro il comune di Sessa Aurunca e l’Ariscom Assicurazione, poiché il 6..2010 il primo alla guida della propria bicicletta sarebbe rovinato a terra a causa della presenza di una buca; al pronto soccorso dell’Ospedale di Sessa Aurunca c’era ad attenderlo il dottore Sergio Fabrizio che gli assegnava una prognosi di quindici giorni, poi prorogata dal dottor Di Costanzo Mauro con certificati datati 12.7.2010, 19. 7.2010, 24.7.2010 e 23. 8.2010.
L’avvocato Pizza si è occupato dell’aspetto legale. (all. 179)
La seconda riguarda l’investimento della ciclista Verrengia Carmela avvenuto in data 19.06.2009 in Sessa Aurunca ad opera dell’automobilista Faiello Giovanni, poi sfociata nella vertenza tra i due le Assicurazioni Generali. In quel caso, per ragioni non facilmente comprensibili, avendo un ospedale nel suo paese, la Verrengia si recava al pronto soccorso della clinica Pineta Grande di Castelvolturno, dove le veniva assegnata una prognosi di giorni 3, poi allungata dal dottor Sergio Fabrizio con una serie di certificati datati 6. 7.2009, 27. 7.2009, 13. 8.2009 e 7.9.2009 (Sul punto si rinvia all’all. 181)
Verrebbe proprio da chiedersi come mai i pazienti del dottor Sergio non guarissero mai anche a seguito di lesioni piccole o piccolissime diagnosticate dai suoi colleghi del Pronto Soccorso!
Due incidenti che coinvolgono ciclomotori e motocicli interessano poi le ulteriori due pratiche che seguono.
La prima ha visto contrapposti Gheorghe Monica contro Giottini Dario e la Nuova Tirrena Assicurazione, a seguito di un sinistro che sarebbe avvenuto il 28. 5.2008 in Scauri allorché il conducente del ciclomotore Gheorghe Monica veniva investito dalla vettura guidata da Giottini Dario. Ad una prima prognosi di giorni 15 per la motociclista presso il pronto soccorso di Minturno seguivano poi i soliti certificati, stavolta del dottor Buono Michele, datati 12.6.2008 e 27.6.2008 che allungavano la prognosi. L’avvocato Pizza si occupava dell’aspetto legale (all. 180).
La seconda riguarda Reca Francesco contro Rullo Valentino e le Generali Assicurazione, per un presunto sinistro avvenuto in data 2.4.2010 in Cellole, quando la vettura condotta da Rullo Valentino investiva il motociclo condotta Zumbo Valentina e con a bordo Reca Francesco. Quest’ultimo si recava presso il pronto soccorso di Sessa Aurunca, dove il dottore Sergio Fabrizio gli assegnava una prognosi di giorni 15, poi prorogata dal dottor Auletta con certificati datati 17. 4.2010, 21.5.2010 e 17. 6.2010. Anche in questo caso risulta dagli atti che dell’aspetto legale si sia occupato l’avvocato Gennaro Pizza (cfr. all. 182). Se ci fosse anche solo il dubbio che queste vicende fossero vere, verrebbe allora da chiedersi chi avesse dato la patente a Rullo Valentino, che nemmeno tre mesi prima aveva già procurato un altro incidente, comparendo come danneggiante nella pratica per il sinistro di cui s’è detto sopra in danno di tale Montano Luciano!!
L’ultima pratica di risarcimento compiutamente verificata dalla PG e individuata dal PM, che l’ha riportata insieme con le altre che precedono al capo di imputazione n. 21 è quella che ha contrapposto tale Iacobucci Angela al comune di Sessa Aurunca, per una caduta a terra della donna dopo essere inciampata in una buca presente sul manto stradale, il 28. 3.2010. Secondo il solito cliché la Iacobucci si sarebbe recata al pronto soccorso di Sessa Aurunca dove il dottore Adelini Roberto le assegnava una prognosi di ben 20 giorni, poi allungata dallo stesso Adelini con altri certificati datati 20. 4.2010 e 10.5.2010. Come in tutti gli altri casi passati in rassegna risulta che l’avvocato Pizza si è occupato dell’aspetto legale. (all. 183).
Orbene, se quelli fin qui descritti e analizzati in maniera dettagliata, sulla scorta delle indicazioni fornite dal PM e dalla PG possono essere agevolmente ricostruiti come sinistri falsi e inesistenti, creati e poi gonfiati ad arte con una tecnica rodata in modo da ottenere gli indennizzi assicurativi, va detto che in occasione della perquisizione locale eseguita presso lo studio dell’avvocato Pizza sono state individuate e sequestrate altre 137 pratiche, del tutto simili a quelle fin qui esaminate per contenuto, dinamica e autori dei certificati medici, relativi ad altri sinistri che agli altri al Pizza nel corso.
Non v’è dubbio, insomma, che l’industria dei falsi incidenti era ancora in piena attività e che gli indagati erano pronti a promuovere altre liti e incassare in questo modo altri indennizzi non dovuti.
Gli elementi indiziari raccolti sul conto di Pizza, però, non si limitano affatto al dato documentale descritto, che – come premesso più sopra – in linea teorica potrebbe anche fotografare, per ipotesi, una situazione del tutto lecita, con il predetto legale particolarmente inserito nel circuito dell’infortunistica stradale alle prese con clienti quanto mai sfortunati, ai quali egli assicurerebbe tutela legale.
Potrebbe anche immaginarsi, sempre in linea teorica, che i sinistri fossero falsi ma di ciò nulla sapesse l’avvocato Pizza, chiamato a patrocinare delle cause o delle vertenze stragiudiziali senza nulla sapere delle truffe e dei falsi sottostanti.
Che ciò non sia affatto vero, nel caso di specie e che anzi Pizza fosse coinvolto in modo completo nelle attività del sodalizio criminale e fosse consapevole di tutti passaggi precedenti e successivi al suo, si comprende da una serie di altre fonti di prova, dichiarative e tecniche, difficilmente superabili.
Innanzitutto vanno esaminate le dichiarazioni rese sul conto di Pizza e dei medici sopra citati dal collaboratore di giustizia Martucci, il quale in pratica ha riferito che una serie di falsi incidenti erano stati inventati e istruiti direttamente per finanziare le attività del sodalizio criminale di cui egli faceva parte.
A quanto è dato di sapere si tratta di un filone di indagine separato, per il qual evidentemente è competente la DDA della Procura della Repubblica di Napoli, che infatti ha inviato copie di alcuni atti alla locale Procura, poi trasfusi nel presente procedimento.
Allo stato si ignora se tra le due indagini vi siano duplicazioni, poiché - a quanto è dato di capire - le dichiarazioni di Martucci da un lato hanno descritto i profili di rilevanza penale strettamente inerenti al clan camorristico di cui egli faceva parte e, dall’altro, si sono soffermate sul fenomeno in generale e i suoi protagonisti, in particolare - per quel che qui rileva – medici e avvocati, così che è assolutamente ragionevole ritenere che le attività di cui Martucci ha avuto contezza e di cui si è occupato direttamente tra il 2005 e il 2008 si sono prolungate e sono state forse anche intensificate anche negli anni successivi e in particolare tra la fine del 2010 e il 2011, cui si riferisce la parte principale dell’indagine al centro del presente procedimento.
In particolare, parlando del dottore Sergio da Napoli, che egli ha riconosciuto in foto e che conosce come ortopedico in servizio presso l’ospedale di Sessa Aurunca, Martucci ha riferito che tra il 2005 ed il 2008 questi aveva redatto molti certificati medici per falsi incidenti sia per conto dell’Avv. Pizza che per l’Avv. Filippelli, di cui si dirà più avanti ed ha aggiunto: <<Io personalmente mi sono recato dal dottore Sergio per ritirare i certificati fatti sia a nome mio che a nome dei molti ragazzi che portavo io. Costui riceveva in cambio regalie varie come Orologi, bracciali e somme di denaro. Questi regali venivano consegnati al dottore Sergio a nome del clan oppure direttamente per conto dell’Avv. Pizza. In alcune circostanze ho provveduto personalmente a consegnare al dottore Sergio un bracciale, un orologio Cartier ed in alcune occasioni somme di denaro che oscillavano tra i 2000 ed i 3000 euro.>>
Per quanto concerne ancora l’Avv. Pizza, inoltre, partendo ancora dalla posizione del medico Sergio (al quale, naturalmente, più avanti è dedicato autonomo paragrafo di questa ordinanza) Martucci ha riferito che l’avvocato <<nel rendicontare i proventi da destinare al clan per le truffe assicurative, mi consegnava anche la parte da recapitare al dottore Sergio che io provvedevo a consegnare materialmente a lui in ospedale o presso il suo studio di Sessa Aurunca Corso Lucilio. Il dottore Sergio percepiva inoltre anche il denaro delle visite mediche che effettuava sulle persone che erano coinvolte nei falsi sinistri. …omissis>>.
Per descrivere il modo di operare per i falsi sinistri in particolare nel settore di sua competenza territoriale, cioè nella zona compresa tra Sessa Aurunca, Carinola comuni limitrofi e il basso Lazio, Martucci ha spiegato che: <<in pratica tale Luciano Peluso collaboratore dell’avvocato Pizza, cura l’istruzione di tutte le pratiche potando il falso danneggiato all’ospedale in cui viene refertato e con la collaborazione principalmente dei dottori Sergio Fabrizi e Michele Buono, vengono approntati tutte le documentazioni sanitarie a sostegno della richiesta di risarcimento all’assicurazione. Anche la documentazione radiografica viene poi preparata ad hoc, sfruttando le loro conoscenze all’ospedale di Formia e di Teano…omissis>>
Nell’interrogatorio del 10 settembre 2009, inoltre, il collaboratore di giustizia ha corroborato il suo racconto anche con un esempio, relativo ad un episodio specifico verificatosi quando lui stava andando a incassare la quota di indennizzo spettante al clan per un falso sinistro, che ha così descritto: << omissis ... poco prima di essere arrestato io scendevo con Lopatriello Pietro dall’Avvocato Pizza da dove avevamo prelevato i soldi della tangente più il ricavato di truffe assicurative per un totale di 13.000/14.000 euro, quando Luciano Peluso, altra persona vicina al clan, mi avvisò che c’era “Ultimo”, soprannome da noi utilizzato per indicare un maresciallo dei carabinieri di Sessa Aurunca, forse di cognome Garofalo…omissis…>>
Non v’è dubbio che le dichiarazioni di Martucci siano supportate da una credibilità intrinseca e estrinseca elevata, poiché egli ha riferito con adeguata precisione fatti di cui è a conoscenza direttamente, che egli ha vissuto in prima persona e sul conto delle quali ha avuto numerose dimostrazioni e applicazioni pratiche. A quanto è dato di capire, inoltre, si tratta di aspetti che egli ha introdotto nell’ambito di più ampia collaborazione con l’AG e che rivestono un ruolo solo settoriale nel contesto criminale in cui egli è inserito. Infine, ma non meno importante, le sue dichiarazioni auto ed etero accusatorie vanno a supportare e riscontrare numerosi altri elementi di indagine acquisiti aliunde, con i quali si incastrano senza contraddizioni o contrasti.
S’è già detto, però, che anche altri elementi convergono sulla figura dell’avv. Pizza, tra cui in particolare gli esiti di alcune operazioni di intercettazione telefonica. Le utenze del Pizza, infatti, non sono state intercettate direttamente dalla PG, ma egli compare in alcune conversazioni telefoniche registrate su quelle in uso alle cancellerie del Giudice di Pace di Sessa Aurunca, le quali per altro dimostrano che egli aveva una notevole familiarità con le persone che lì lavorano, ben oltre quello che sarebbe lecito attendersi tra degli impiegati e funzionari pubblici e un professionista che frequenti i loro uffici, con – da un lato - tutta una serie di favori e agevolazioni consentite in via informale (evidentemente senza riscuotere i diritti, le urgenze etc.) e – dall’altro - soprattutto con delle ben più inquietanti forzature, anche direttamente presso i giudici di pace.
Il sistema di corruzione e di totale asservimento di quegli uffici giudiziari alle pratiche illecite necessarie per le truffe assicurative, che era stato descritto da Martucci nei suoi verbali, era ancora in atto tra il 2010 e il 2011. Sul punto il PM ha evidenziato il testo di alcune conversazioni, per la cui lettura integrale si rinvia alla richiesta cautelare e agli atti di indagine; qui è sufficiente citare la conversazione 188 del 14.12.2010, nella quale l’avvocato Pizza contatta il cancelliere Leone Guido per chiedergli di trasmettergli via fax delle copie uso precetto di una sentenza; oppure la n. 561 del 28.12.2010, in cui l’avvocato Pizza chiede al cancelliere Guido Garzone al delle informazioni su due pratiche affidate al Giudice di Pace Della Rocca.
Molto eloquente e da esaminare più nel dettaglio è la conversazione n. 636 del 3/1/2011 intercettata tra il Giudice di pace Papa e l’avvocato Gennaro Pizza, che dalla sua utenza nr. 0823/935637 chiama all’ufficio del Giudice di pace di Sessa Aurunca con utenza nr. 0823/937013, cercando Leone Guido, ma dapprima gli risponde il cancelliere di nome Mario, per poi passargli direttamente il giudice.
Gennaro:pronto?
Mario: Si
Gennaro: Mario buon giorno ..sono Gennaro
Mario: si Gennaro ti vuole il giudice Papa
Gennaro: si ..ma Guido non ci sta?
Mario: e sta qua..poi mi devi dire qualcosa a me ?
Gennaro: ...no
Mario: ha va bene allora ti passo il giudice Papa che ti cerca
Gennaro: va bene , va bene
Papa : avvocato
Gennaro: giudice buon giorno
Papa: Vi volevo parlare per quella questione là
Gennaro: si ..e voi fino a che ora vi trattenete ?
Papa: penso un altro quarto d'ora
Gennaro: e va bene, allora adesso scendo un attimo
Papa: tanto non è questione di Minniello , siete voi che dovete decidere ..no
Gennaro: e certo
Papa: va bene ..d'accordo
Gennaro: va bene, ma tutto....a posto? ...oooh
Papa: eee tutto a posto
Gennaro: e niente in ordine.
Papa: mi dovete dare..eeeh..mi dovete dare la cosa definitiva ...io faccio come dite voi pero' a vostro...a vostro rischio e pericolo
Gennaro: va bene
Papa: venite un attimo e parliamo
Gennaro: va bene, ma c'è Guido ?
Papa: si
Gennaro: lo devooo..ci posso ...ci posso..
Papa: tanto lo trovate qua'...no
Gennaro:si va bene va bene
Papa. arrivederci
Gennaro: arrivederci ...arrivederci
Quale che fosse la cosa delicata di cui il giudice Papa voleva parlare con l’avvocato Pizza, il testo della conversazione è avvilente e non si presta ad alcuna interpretazione alternativa lecita o comunque indulgente sul conto dei due interlocutori. Il giudice che – con tono circospetto e rinviando a un appuntamento dal vivo - dice a un avvocato: “siete voi che dovete decidere, no?” e poi aggiunge, ancora una volta con delle cautele , evidentemente per paura di essere intercettato: “eeeh..mi dovete dare la cosa definitiva ...io faccio come dite voi però a vostro...a vostro rischio e pericolo”, dimostra di aver del tutto abdicato al suo ruolo e di essere prono alle richieste di una delle parti, al punto da essere lui stesso a sollecitare l’altro perché disponga a suo piacimento.
Si tratta di un aspetto che non è direttamente al centro delle imputazioni di questo procedimento, per via delle ragioni di competenza funzionale di cui s’è già detto, ma che dimostra chiaramente quale sia stato e presumibilmente sia tutt’ora il contesto in cui l’indagato Pizza e gli altri suoi sodali (colleghi e non) si muovono negli uffici giudiziari dei giudici di pace della provincia di Caserta, come del resto era già chiaro anche dalle intercettazioni ambientali del dottor Dalena e come verrà confermato più avanti anche da altre risultanze investigative parimenti avvilenti. Per quanto riguarda specificamente l’oggetto di quella conversazione , la PG segnala che la persona a cui si riferisce il giudice Papa, tale Miniello, potrebbe essere o la collaboratrice dell’avvocato Pizza, Rosanna Miniello, oppure il medico di parte Miniello Fernando, che produce perizie di parte per l’avvocato Pizza. La prima in particolare risulta aver contattato il cancelliere di Sessa Aurunca il giorno delle perquisizioni per chiedergli delle informazioni su una pratica urgente, trovando l’operatore giudiziario insolitamente freddo, poiché in quel momento, con le forze dell’ordine presenti nel suo ufficio non era possibile dedicarsi alle solite irregolarità. Sul punto si rinvia alla conversazione n. 1716 del 28. 2.2011, trascritta anche nella richiesta cautelare del PM a pag. 529.
In sintesi, anche sul conto dell’avv. Gennaro Pizza deve convenirsi con la tesi accusatoria della Procura, poiché gli atti di indagine raccolti e messi in ordine dalla PG inducono a concludere, senza serie possibilità alternative, che egli fosse stabilmente dedito a truffe assicurative condotte con tutta una serie di attività delittuose: dalla redazione di falsi certificati medici, false perizie, referti creati allo scopo o comunque gonfiati nell’indicazione delle prognosi, alle corruzioni sia dei medici delle strutture pubbliche chiamati a redigerli, sia dei funzionari di cancelleria e – a quanto pare – degli stessi giudici degli uffici del giudice di pace, dalla falsificazione e alterazione di documenti alla ricettazione dei proventi delle truffe stesse, dalla redazione di false perizie e CTU alla predisposizione e effettivo svolgimento delle false testimonianze giudiziali, oltre alla creazione di false dichiarazioni testimoniali da operare per la composizione stragiudiziale delle liti, etc. È assolutamente chiaro che il tutto avveniva in un contesto organizzato e rodato, pronto alla reiterazione in un numero di casi indeterminato ma comunque impressionante, con una pluralità di soggetti a ciò dediti in via continuativa, dunque associati per la commissione di reati, nel quale il ruolo di Pizza e degli altri avvocati era quello – a seconda dei casi di patrocinare i finti danneggiati nelle controversie giudiziarie legate ai falsi sinistri, conosciuti, ideati e realizzati insieme agli altri componenti della associazione, in particolare contribuendo ad ideare la strategia giudiziale e stragiudiziale da seguire, con i relativi mezzi istruttori da utilizzare per la proficua definizione delle controversie, mettendo a servizio del sodalizio la competenza tecnica e la professionalità (sigh!) di avvocati.
In questo contesto non sorprende affatto quanto laconicamente evidenziato dal PM nella richiesta cautelare, circa il rinvenimento durante la perquisizione locale all’interno dello studio dell’avv. Pizza di un biglietto da visita del dott. Dalena Giuseppe, che come s’è visto era uno dei più membri più assidui del sodalizio e proprio nel periodo in cui era intercettato era interessato ad estendere il suo campo di azione nella zona di Sessa Aurunca e in particolare nei giudizi pendenti innanzi al giudice di pace di quel centro.
2-d 3.) Filippelli Giancarlo
Allo stesso modo di Pizza, di cui s’è detto, anche l’avvocato Giancarlo Filippelli è particolarmente attivo nella zona di Sessa Aurunca, dove ha il suo studio legale di avvocato civilista e proprio come il suo collega Pizza risulta aver svolto la professione legale in maniera strumentale alla ideazione e consumazione di una serie impressionante di delitti, in esplicazione del patto criminale – forse anche tacito – che lo ha inserito come uno dei membri più attivi del sodalizio criminale in parola. Anche sul conto di Filippelli possono estendersi le considerazioni generali di cui s’è detto più sopra a proposito di Pizza, sia per quanto concerne la mole massiccia di materiale investigativo raccolto a suo carico, sia per quanto riguarda la corretta interpretazione di questi indizi e fonti di prova, da cui si desume in modo agevole e tranquillizzante che egli era ben consapevole della palese illiceità delle premesse su cui fondava la sua attività giudiziale e stragiudiziale per le pratiche di indennizzo assicurativo curate.
Come nel caso degli altri avvocati, infatti, anche sul suo conto in astratto non potrebbe escludersi che egli fosse all’oscuro della natura truffaldina dei sinistri e dei certificati di cui si occupava, anche se per farlo bisognerebbe accordargli una dose di buona fede e di ingenuità fuori del normale. Nel caso di specie, però, valutando i fatti in concreto, si vedrà che numerosi e convergenti sono gli indizi che depongono per una sua collaborazione piena e consapevole a tutto il disegno criminale inerente i falsi sinistri in questione.
In tal senso, sul conto di Filippelli militano innanzitutto le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Martucci, che lo ha descritto alla pari con Pizza come uno dei principali artefici delle truffe assicurative. Non è necessario riportare nuovamente in questa sede gli stralci dei verbali che lo riguardano, di cui s’è già detto prima, ma – anche con riferimento a Filippelli - la loro lettura non è comunque superflua per delineare lo spaccato in cui si inserisce l’attività illecita dell’avvocato odierno indagato, così come s’è già visto per l’altro legale della zona di Sessa Aurunca.
Anche lo studio dell’avvocato Filippelli è stato oggetto di perquisizione, eseguita in data 14 Marzo 2011 nelle forme di legge; nel corso della stessa sono stati sequestrati diversi fascicoli riguardanti i sinistri stradali, dall’esame dei quali - e tenuto conto delle dichiarazioni rese dal Martucci e delle altre risultanze investigative – la Polizia Giudiziaria ha analizzato una serie di pratiche, di seguito indicate, di cui è possibile quanto meno in via indiziaria affermare la natura illecita, poiché connotate da una serie di anomalie per altro tutte estremamente simili l’una all’altra e tra loro perfettamente collimanti.
Rimandando agli atti di indagine e agli allegati, oltre che alla sintesi offerta dalla Pg nell’informativa conclusiva, ripresa anche dal PM nella richiesta cautelare, è possibile ripercorrere nei termini che seguono i falsi sinistri e le attività illecite successive (di avvocati e medici) ad essi connesse.
Il primo che viene in rilievo riguarda direttamente l’avvocato Filippelli Giancarlo che sarebbe rimasto coinvolto insieme con tale Ciprino Vincenzo in uno scontro stradale contro l’auto condotta da Sclano Giuseppe il 13.12.2010 in Gaeta. Ciprino e Filippelli sarebbero rimasti feriti e per questo si sarebbero recati all’Ospedale di Gaeta dove il dottore Bosso Roberto assegnava sia a Ciprino che a Filippelli 10 giorni di prognosi. Quest’ultima veniva poi prolungata dal dottor Michele Buono per Ciprino con certificati del 22.12.2010, del 12.1.2011, del 2.2.2011 e del 22.2.2011 e dal dottore Mauro Di Costanzo per Filippelli, con certificati del 20.12.2010 e del 10.1.2011. Sarebbe interessante sapere se in quei giorni, circa un mese, realmente l’avvocato Filippelli sia rimasto immobilizzato per gli effetti del grave trauma subito!! Lo stesso avvocato Filippelli si è occupato dell’aspetto legale nella successiva vertenza con la Zurich Assicurazione (si veda l’all. 184).
Gli stessi medici Buono e Di Costanzo compaiono nelle pratiche tra Neri Domenico e Bamundo Maria Grazia contro Di Nardo Antonio e Sara Assicurazione, conseguenti a uno scontro tra due vetture che sarebbe avvenuto il 4.11.2010 in Mondragone,a seguito del quale rimanevano feriti Neri Domenico e Bamundo Maria Grazia. I due feriti si recavano presso l’ospedale di Sessa Aurunca dove il dottore Buono assegnava ad entrambi 10 giorni di prognosi, la quale veniva prolungata dal Di Costanzo con due serie di certificati, del 15.11.2010, 13.12.2010 e del 11. 1.2011 per la Bamundo e del 15.11.2010, 10.12.2010, 14.01.2011 e del 7.02.2011 per Neri. Non può non apprezzarsi la maggiore attenzione scaltrezza del dott. Di Costanzo che quanto meno aveva avuto la cura di datare in giorni diversi i certificati relativi alle visite che egli avrebbe effettuato ai due danneggiati dallo stesso sinistro, concludendo per entrambi con una prognosi ben più lunga di quella iniziale. Dell’aspetto legale della vicenda s’è occupato l’avvocato Filippelli , come risulta dall’all. 185.
Ancora un volta gli stessi medici Buono e Di Costanzo compaiono con i medesimi ruoli anche nella vicenda che coinvolge tale Scudiero contro Sarpong Samuel e la Milano Assicurazione. Anche in questo caso si sarebbe trattato di un investimento di pedone, ma con la particolarità che investitore e investito viaggiavano sulla stessa auto e Sarpong, che era alla guida della vettura cagionava poi delle lesioni all’altro che era sceso dalla vettura senza che il conducente se ne fosse accorto. Il ferito si recava presso l’ospedale di Sessa Aurunca dove il dottore Buono assegnava a Scudiero 15 giorni di prognosi , che poi veniva prolungata dal dottor Di Costanzo con tre certificati del 12.11.2010, 3.12.2010 e 10.1.2011.
La gestione della pratica dal punto di vista legale è stata dell’avvocato Filippelli (si rinvia all’all. 186).
Stessi medici, ma minor cautela in questo caso, con riferimento al sinistro che sarebbe avvenuto il 23.10.2010 in Cascano di Sessa Aurunca allorché la vettura condotta da Eromesele Blessing con a bordo Della Corte Mario e Della Corte Francesco incorreva in un incidente e i due fratelli Mario e Francesco Della Corte rimanevano feriti, entrambi con 10 giorni di prognosi certificati dal dottore Buono Michele del pronto soccorso di Sessa Aurunca. Nella successiva vertenza contro la Milano Assicurazione, curata dall’avv. Filippelli venivano poi prodotti quattro certificati del dottor Di Costanzo, due del 3.11.2010 e due del 6.12.2010 con i quali la prognosi veniva allungata per entrambi i fratelli (si rinvia all’all. 187). Facile sarebbe l’ironia sulla singolarissima serie di coincidenze anche in questo caso, con due fratelli che riportano conseguenze del tutto assimilabili nello stesso incidente e che presenterebbero anche lo stesso identico decorso post traumatico.
Ancor più significativa, in fatto di coincidenze (!) è la pratica che contrappone Russo Angela e Sciaudone Antonio contro Ciocci Roberto e la Ugf Assicurazione, a seguito dell’investimento che sarebbe avvenuto il 6.11.2010 in Mondragone dei due ciclisti Sciaudone e Russo da parte della vettura condotta da Ciocci Roberto. I due ciclisti, infatti, si sarebbero recati all’ospedale di Sessa Aurunca, dove trovavano ad accoglierli il dottor Buono, che assegnava ad entrambi un referto con prognosi di 10 giorni. Sia l’uno che l’altro sarebbero stati poi visitati dal dottor Di Costanzo Mauro, che avrebbe prolungato la prognosi iniziale con certificati del 18.11.2010, 30.11.2010, 10.12.2010, 14.1.2011 e 8. 2.2011 per Sciaudone del 15.11.2010, 13.12.2010 e 11. 1.2011 per la Russo Angela (cfr. all. 188).
È dunque veramente singolare innanzitutto che tanta gente rimanga coinvolta in incidenti stradali anche seri, con lesioni alle persone, tutti nello stesso territorio e - a differenza di quanto accade nel resto di Italia quando ci sono feriti – nessuno abbia chiamato i Carabinieri o la Polizia Stradale; ancor più singolare, e dunque non può certamente essere una coincidenza, è che in tutti questi casi i feriti siano stati sempre visitati al Pronto Soccorso dal dottor Buono e che siano sempre tutti pazienti del dottor Di Costanzo, che li avrebbe poi visitati nei mesi successivi dato che essi non guarivano e, infine, che abbiano tutti deciso poi di affidarsi per il risarcimento dei danni all’avvocato Giancarlo Filippelli si è occupato dell’aspetto legale.
Se i casi sospetti individuati si arrestassero qui, dunque, sarebbe già offensivo per l’intelligenze degli interlocutori provare a sostenere che si sia trattato di vicende lecite e che quelle esaminate siano delle conseguenze assolutamente casuali di fatti ordinari e regolari nel loro svolgimento; tuttavia, con stretto riferimento alla pratiche istruite da Filippelli nel periodo in questione e in particolare a quelle per le quali gli accertamenti della PG sono stati fruttuosi, residuano ancora ben tredici casi da esaminare, a riprova sia della vastità del fenomeno, sia della spudoratezza con cui venivano reiterati marchingegni falsi e truffaldini come quelli in esame.
Il solito schema di incidente con feriti ma una sola auto coinvolta è al centro della pratica legale che contrappone Crolla Emanuela e Forgetta Anna contro Forgetta Ferdinando e la Lloyd Italico in relazione a un sinistro che sarebbe avvenuto il 4. 6.2010 in Sessa Aurunca, allorché Forgetta Ferdinando avrebbe perso il controllo della vettura guidata con a bordo la Crolla e Forgetta Anna. Le due trasportate si sarebbero poi recate all’ospedale di Sessa Aurunca, dove venivano visitate e refertate dal dottore Luigi Tommasino, che avrebbe assegnato a Fargetta Anna sette giorni e alla Crolla dieci giorni di prognosi. Per entrambe le persone ferite, poi risultano certificati del 14. 6.2010, 5. 7.2010, 26.7.2010 e del 16.08.2010 sempre firmati dal dottor Sergio, con i quali la prognosi iniziale veniva più volte allungata (si rinvia all’all. 189).
Ancora un investimento di due ciclisti è al centro della vertenza legale tra Arcieri Carmelo e Fusciello Angiolino contro Pascarella Edoardo e l’Alleanza Toro Assicurazioni, in relazione a un incidente che
sarebbe avvenuto in data 10.06.2010 in Cellole, allorché i ciclisti Arciero e Fusciello sarebbero stati investiti dalla vettura condotta da Pascarella. Recatisi presso l’ospedale di Sessa Aurunca, Arciero e Fusciello sarebbero stati visitati e refertati dal dottore Buono Michele assegnava ad entrambi i ciclisti 2 giorni. La sua prognosi, però, veniva allungata dal dottor Cicale Giovanni con certificati del 14. 6.2010, del 5.7.2010, del 19.7.2010 e del 30.08.2010 per entrambi i feriti. Tra gli atti e documenti sequestrati all’avvocato Filippelli, che si è occupato dell’aspetto legale della vicenda, è presente anche una CTP a firma del dottore Bosso Roberto che assegnava 6%(per Fusciello) e 5% per Arcieri quale punteggio da attribuire in sede di CTU.
Altra lite patrocinata dall’avv. Filippelli che si ha ragione di ritenere fondata su presupposti di fatto e su documenti del tutto falsi è quella che contrappone Tamburrino Concetta a Chiarolanza Giuseppe e alla Assicurazione Ugf con riferimento a un sinistro stradale avvenuto il 9. 6.2010 in Cancello ed Arnone allorché la Tamburrino sarebbe stata investita dalla vettura con alla guida Chiarolanza, riportando delle ferite per le quali si recava al Pronto Soccorso dell’ospedale di Sessa Aurunca, dove veniva visitata e refertata dal dottore Buono Michele che le assegnava una prognosi di ben 15 giorni, poi prolungata dal dottor Fabrizio Sergio con certificati del 28. 6.2010, del 19. 7.2010, del 9. 8.2010 e del 6.9.2010 (il tutto all’all. 191)
Un altro investimento di ciclista, tale Roma Antonio sarebbe avvenuto il 17. 6.2010 in Mondragone ad opera di una vettura con alla guida Messina Ciro, da cui è scaturita poi la lite tra Roma Antonio contro Messina Ciro e Groupama Assicurazione, della quale si è occupato sotto l’aspetto legale l’avvocato Filippelli.
Anche in questo caso, dal punto di vista sanitario si assiste ad una prima prognosi di ben 20 giorni presso l’ospedale di Castelvolturno Pineta Grande dove il ciclista investito veniva visitato e refertato, prognosi che venne poi artificiosamente prolungata dal dottor Fabrizio Sergio con i certificati del 28. 6.2010, 19. 7.2010, 9. 8.2010, 16. 8.2010, 1. 9. 23.09 e 11.10.2010 (si rimanda nel dettaglio all’all. 192).
Il giudizio tra Amato Rachele contro il Fondo Vittime Della Strada e le Generali Assicurazione riguarda un incidente che secondo la tesi attorea sarebbe avvenuto in data 28.12.2010 in Cellole, quando la Amato sarebbe stata tamponata da una vettura il cui conducente si sarebbe allontanato dopo l’urto senza prestare soccorso.
Visitata e refertata dal dottore Adelini Roberto presso l’ospedale di Sessa Aurunca, la Amato si vedeva assegnare una prognosi di 15 giorni, che con il solito schema veniva prolungata dal dottor Buono Michele con certificato del 11. 1.2011. Anche in questo caso l’aspetto legale della pratica di indennizzo è stato curato dall’avv. Filippelli (cfr. all. 193)
Un altro giudizio promosso dall’avv. Filippelli contro il Fondo Vittime Della Strada le Assicurazioni Generali che lo rappresentano per la Campania è quello in cui figura attore Bosso Roberto, in relazione a un incidente che gli sarebbe occorso il 7. 7.2007 in Cellole allorché egli si trovava alla guida del suo motociclo e veniva tamponato da una vettura il cui conducente si allontanava senza prestare soccorso. A quanto è dato di capire – e la cosa non sorprende affatto, nel contesto di truffe e falsi a ripetizione condotti con una disinvoltura e una assoluta assenza di remore – il presunto danneggiato sarebbe lo stesso dottor Bosso Roberto, che abbiamo visto in altri passaggi di questa ordinanza come autore di certificati medici e anche di Consulenze tecniche poi rivelatesi funzionali ad altre truffe, in più di un caso in giudizi patrocinati da Pizza e Filippelli. Non è improbabile, insomma, che il dottor Bosso abbia ben pensato di escogitare una di queste finzioni anche direttamente a suo uso, per lucrare l’indennizzo per il falso incidente in questione. Egli infatti risulta essersi recato dopo l’incidente presso l’ospedale di Sessa Aurunca, dove sarebbe stato visitato e refertato dal dottore Sergio Fabrizio che gli assegnava una prognosi di ben 20 giorni. Gli ulteriori giorni venivano poi assegnati dal dottor Adelini prima, con certificato del 27. 7.2007 e poi dal dottor Buono in data 22. 8.2007, per un totale di quasi due mesi di inabilità, quanto meno parziale: sarebbe interessante sapere se esistono documenti o attività del dottor Bosso firmati o compiuti in quel periodo!
L’ennesima truffa in danno del comune di Sessa Aurunca riguarda tale Tufano Gennaro che sarebbe caduto in terra mentre percorreva una strada di quel comune il 2.11.2010. Secondo il solito schema il pedone si sarebbe recato presso l’ospedale di Sessa Aurunca, dove sarebbe stato visitato e refertato dal dottore Cicale Giovanni che gli assegnava una prognosi di 6 giorni, poi prolungata dal Dottore Sergio con certificati datati 8.11.2010, 22.11.2010 e 17. 1.2011. Anche in questo caso l’avvocato Filippelli si è occupato dell’aspetto legale (si veda l’all. 195)
L’ultimo tra i falsi sinistri passati in rassegna dalla PG tra quelli curati dall’avvocato Filippelli, vede coinvolti tale Lombardi Rosaria contro Corbo Giuseppe e la Toro Assicurazione, in relazione a un incidente che sarebbe avvenuto in data 2. 9.2008 in Minturno mentre la Lombardi era alla guida di un motociclo e veniva investita da una vettura di proprietà di Corbo Giuseppe e condotta Corbo Mauro.
Dopo una prima visita presso l’ospedale di Minturno, dove le veniva assegnata una prognosi di 15 giorni, la donna veniva visitata dal dottore Cicale con certificati del 6.10.2008, del 15. 9.2008 e del 30.10.2008 (si veda l’all. 196). Il tratto peculiare della questione è che il proprietario della vettura investitrice sarebbe tale Corbo Giuseppe, indicato dal collaboratore Martucci come persona dedita stabilmente alle truffe assicurative nella zona di Scauri.
Anche sul conto di Filippelli il materiale investigativo si compone anche di fonti di prova ulteriori, accanto a quelle documentali passate in rassegna sino a questo punto, a partire dalle intercettazioni telefoniche che dimostrano innanzitutto il suo stretto collegamento con Di Dona Domenico, di cui s’è già detto più sopra, in particolare nel paragrafo 2-a 2.). Nella richiesta di misura cautelare il PM ha richiamato in particolare il testo delle conversazioni nr.430-818-875-1070-1262-1225-1542-1543-1688-2053, le quali oltre al legame tra i due, costituiscono un significativo riscontro alle dichiarazioni del collaboratore Martucci sul conto dell’avvocato Filippelli e sul ruolo di Di Dona.
Quelle conversazioni, alla cui lettura integrale si rinvia e di cui sono riportati qui alcuni brani, dimostrano anche che il metodo per fare soldi truffando le compagnie di assicurazione con falsi certificati e referti medici gonfiati, utilizzato dagli indagati del presente procedimento, è sempre lo stesso con poche varianti per tutti sottogruppi che sono stati individuati e analizzati nelle indagini.
In particolare della conversazione n. 818 s’è già detta nella prima parte dell’ordinanza, nel paragrafo relativo a Di Dona che in quella telefonata chiedeva a Filippelli se conosceva la dottoressa Trabucco, il medico da cui doveva recarsi e questi gli rappresentava che si trattava di una persona con cui non si poteva intercedere. In questa sede, però, viene in risalto la prima parte della telefonata, nella quale i due discutono su come ripartire il’importo di un assegno arrivato a seguito di un indennizzo accordato. Alla luce di quello che s’è detto nei paragrafi precedenti, anche con riferimento ad altri indagati, che evidentemente ricorrono alle medesime tecniche, l’interpretazione di quel dialogo è assolutamente chiara, poiché è evidente per entrambi che l’apparente danneggiato ha diritto semplicemente ad una quota e spesso del tutto marginale di quell’assegno, il cui importo deve invece essere destinato ai vari autori della truffa.
Per la parte che qui rileva il testo della telefonata nr. 818 del 13.12.2010 tra Di Dona Domenico e Filippelli: Giancarlo è il seguente:
Filippelli: pronto..
Di Dona: avvocato ciao sono Mimmo..
Filippelli: Mimmo ciao...senti...
Di Dona: mi hai chiamato...?
Filippelli: è arrivato l'assegno di Russo..
Di Dona: è arrivato..?
Filippelli: si...
Di Dona: ma ti deve..
Filippelli: ti deve..?
Di Dona: solo comprensivo oppure c'è solo...
Filippelli: c'è qualche cosa... la c.t.u. chi l'ha pagata..?
Di Dona: l'ha pagata lui..
Filippelli: e allora no.. tutto a posto..è l'assegno suo..
Di Dona: va bene allora oggi...
Filippelli: poi bisogna decidere che cosa fare perché c'è un concorso di di colpa che gli hanno dato quindi..
Di Dona: lo so già questo...
Filippelli: senti fammi una cortesia...
omissis
A parte una serie di telefonate con cui i due concordano attività operative, appuntamenti e consegne di oggetti non nominati mai esplicitamente (come se ci fosse qualche preoccupazione a farlo, evidentemente) e che descrivono il faccendiere Di Dona come un collaboratore quasi alla pari di Filippelli, interessante è un aspetto che viene trattato da Di Dona e Filippelli nella conversazione n. 1542 a proposito di un assegno che dovrà essere cambiato.
La conversazione che segue, infatti, sembra avvalorare quanto riferito a riguardo da Martucci che a tal proposito ha parlato delle complicità di cui gli operatori del settore potevano contare all’interno delle banche per riscuotere e incassare gli assegni che le compagnie inviavano a nome di color che appaiono come danneggiati e che – come ben sappiamo – in molti casi erano dei semplici figuranti ricompensati con una piccola somma forfetaria per la comparsata garantita, ma che dunque non dovevano accedere all’assegno loro intestato per evitare che se ne appropriassero o che comunque accampassero pretese più elevate.
Questo scenario e queste preoccupazioni paiono chiare dalla telefonata che segue, avente numero progressivo 1542 del 7. 1.2011 tra Di Dona Domenico, che parla dall’utenza 329/0454325 e l’Avv. Filippelli Giancarlo, sull’utenza 338/8231958.
Filippelli: pronto..
Di Dona: avvocato...
Filippelli: si dimmi...
Di Dona: ciao sono Mimmo..
Filippelli: ciao dimmi..
Di Dona: hai saputo qualcosa per il fatto di quell'assegno...?
Filippelli: no..no..non ancora..vado più tardi adesso non ci sono ancora andato in Banca..
Di Dona: no.. per vedere il motivo.. per vedere il motivo qual'è.. voglio dire..
Filippelli: quando me lo dicono te lo faccio sapere...ma penso che sia quello di qualche firma messa male.. come fanno fare loro evidentemente.. non lo so altro non può essere Mimmo...
Di Dona: va bene..va bene..
Filippelli: ok ci sentiamo...ciao..
Di Dona: ciao.
E allo stesso modo nella telefonata di qualche giorno successiva, nr. 1688 del 13. 1.2011 sempre tra i due
Filippelli: pronto..
Di Dona: ciao avvocato sono Mimmo..
Filippelli: Mimmo ciao dimmi...
Di Dona: senti avvocato sto pensando per domani... non è che alla Banca succede qualche altra cosa... dico...non è che si deve avvisare prima...
Filippelli: no..no.. venerdì sono disponibili... venerdì..
Di Dona: aha.. già glielo hai detto..?
Filippelli: già me lo ha detto... siamo anche prenotati..anzi..
Di Dona: aha.. va bene..
Filippelli: venerdì pomeriggio... va bene..?
Di Dona: ci vediamo domani allora..
Filippelli: ciao...
Di Dona: ok... ciao..
Come si vede il quadro indiziario sul conto di Filippelli è preciso e dettagliato e lo descrive effettivamente come uno dei protagonisti delle pratiche di falsi sinistri stradali escogitati per frodare le compagnie assicuratrici, in combutta con una serie di altri operatori del settore.
Particolarmente stretto pare il suo legame con Di Dona Domenico, che come si è visto è un procacciatore di affari e un ideatore di falsi incidenti stradali particolarmente scaltro e attivo, capace di numerosi contatti sia con i figuranti incaricati di simulare lesioni e sinistri, sia con i medici – primo fra tutti Dalena, ma non solo – cui è assegnato il compito di diagnosticare e descrivere quelle lesioni in modo da farle apparire particolarmente gravi e dagli effetti prolungati.
Non è ben chiaro, nemmeno dal tono delle telefonate intercettate, quale sia realmente il rapporto tra i due e se ci fosse una sorta di gerarchia, che non necessariamente corrisponde alla differenza di professione e di titolo di studio.
Sul punto è opportuna infatti una riflessione generale, che pare un po’ trasversale a tutta l’indagine. Dal materiale acquisito, infatti, si comprende che i vari associati impegnati nelle false certificazioni, nelle truffe, nelle corruzioni e negli altri delitti descritti assumono nella vicenda ruoli e pesi differenti, che in sostanza corrispondono al loro diverso grado di partecipazione agli affari illeciti di cui si occupano con più o meno ampia dedizione. In altri termini, è evidente che ci sono dei procacciatori che sono i veri leader delle attività criminali e che guidano, tenendoli al loro servizio, allo stesso modo medici, direttori di banca, avvocati, figuranti e comparse, assumendo di fatto una posizione di predominio sugli uni e gli altri, che vengono però per questo di volta in volta retribuiti; in qualche caso potrebbe anche immaginarsi che alcuni degli autori di questi vari passaggi non siano nemmeno a conoscenza dell’intero disegno criminale e si limitino solo a commettere il delitto o i delitti loro demandati.
Altre volte, invece, è chiaro che i diversi soggetti che operano nelle singole vicende sono tra loro in una posizione di assoluta parità e condivisione, senza distinzioni di censo o di ruolo, come del resto appare chiaro in alcune telefonate e conversazioni ambientali intercettate, in cui si sentono medici e avvocati discutere a tu per tu con faccendieri di ogni livello. Questa sorta di democrazia delle attività criminali fa’ si che in alcuni casi i rapporti siano capovolti rispetto all’apparenza, così che quello che figura semplicemente come una sorta di collaboratore di uno studio legale e potrebbe sembrare un dipendente dell’avvocato, ne è invece di fatto il datore di lavoro, passandogli gli incarichi e le pratiche da istruire per gli indennizzi e i risarcimenti dalle assicurazioni.
Nel prosieguo del procedimento potranno essere anche gli stessi interessati a fornire dei chiarimenti su questo punto. Ai fini che qui rilevano, però, deve dirsi che la collaborazione tra Di Dona e Filippelli sia quanto meno paritaria, con compiti e mansioni ben ripartite a seconda delle rispettive capacità e con pacifica ripartizione dei compensi.
2-d 4.) Garofalo Aldo
Un altro avvocato che collabora stabilmente con Di Dona Domenico e si occupa di patrocinare in giudizio, o comunque nella fase stragiudiziale, almeno una parte delle pratiche messe in piedi dall’abile procacciatore di Villa Literno è Garofalo Aldo che ha il suo studio legale in Casapesenna dove è stata svolta anche una perquisizione.
Sul suo conto gli accertamenti sono stati principalmente di tipo documentale e gli indizi di reato si traggono proprio dagli esiti di questa perquisizione e di quella domiciliare presso l’abitazione del Di Dona. Va detto infatti che moltissimi dei sinistri escogitati da Di Dona sono stati patrocinati dall’avvocato Garofalo, segnatamente quelli riportati dal PM nel §.20 della richiesta cautelare, relativo a Di Dona Domenico, alle pagg. 474 e seguenti, che sono stati richiamati in parte per relationem e in parte espressamente nel paragrafo 2-a 2. di quest’ordinanza.
Dalla documentazione sequestrata si comprende che Garofalo era inevitabilmente consapevole dell’attività illecita commessa dal Di Dona, come si intuisce dalla documentazione medica presente in alcuni fascicoli e, soprattutto, da come Garofalo la custodiva e archiviava con il chiaro riferimento a Di Dona per quelli a lui riconducibili in prima persona. In pratica la perquisizione ha consentito di accertare che Garofalo trattava una serie di sinistri che gli venivano affidati direttamente da Di Dona, il cui nome riportava sulla copertina dei fascicoli, mentre ne sono stati rivenuti degli altri, che non paiono riconducibili al procacciatore predetto in quanto - a differenza delle altre pratiche - sulla copertina dei fascicoli manca la scritta “Di Dona. Anche in questi ultimi, tuttavia, si rinviene documentazione che solo il Di Dona poteva reperire grazie ai rapporti con Dalena o altri medici indagati nel presente procedimento.
Da ciò si desume, in pratica, che anche per le pratiche che aveva escogitato da solo o con altri, creando autonomamente dei falsi sinistri, l’avvocato Garofalo si rivolgeva a Di Dona per ottenere la falsa documentazione sanitaria necessaria a corroborare la sua pretesa risarcitoria.
Si tratta in particolare dei seguenti sinistri, il primo dei quali coinvolge in prima persona proprio lo stesso avvocato Garofalo Aldo, che avrebbe subito un incidente in data15.07.2010 in Mondragone, mentre si trovava a bordo di un veicolo condotto da tale Garofalo Giuseppe che collideva con il motociclo alla cui guida c’era tale da Valentino Davide. Dal fascicolo sembrerebbe che dopo ben tre mesi, il 7.10.2010, Garofalo Aldo si sia recato presso il centro Massa dove sarebbe stato sottoposto ad esami radiografici al ginocchio sinistro oltre che alla spalla ed al braccio, con referto è a firma della Mazzacca. Grazie a tale tardiva ma evidentemente efficace documentazione sanitaria, il sinistro è stato liquidato con assegno di euro 2100 dalla Sara Assicurazione (all. 156).
Altra pratica sospetta è quella che ha contrapposto tale Caterino Pasquale contro Morza Francesco e la Milano Assicurazione per un incidente stradale che sarebbe avvenuto il 18. 1.2010 in S. Maria Capua Vetere, allorché Caterino Pasquale veniva investito dalla vettura alla cui guida vi era Morza Francesco.
La prognosi iniziale veniva allungata dal dottore Schiavone, con certificati datati rispettivamente 20. 1.2010, 5. 2.2010, 2. 3.2010 e 19.3.2010. Seguivano gli esami ecografici effettuati il 3. 3.2010 presso lo studio privato del Dalena “Diagnostica Ecografica”, il tutto secondo un canovaccio evidentemente più che rodato (all.157)
Stesso schema si rinviene per l’ennesimo investimento di pedone, quello che avrebbe coinvolto tale Diana Raffaele il 11.03.2010 in Casapesenna, investito da Napoletano, assicurato con la Zurich Assicurazione.
Anche in questo caso la iniziale prognosi era stata allungata con una serie di certificati del dottore Gentile Raffaele rispettivamente del 15.3.2010, del 2. 4.2010 e del 4. 5.2010. Non mancavano i soliti esami ecografici anche in questo caso presso lo studio privato di Dalena, “Diagnostica Ecografica”, effettuati il 30.04.2010 (si veda l’all. 158).
Degna di nota, per una particolarità che in un contesto ordinario sarebbe quasi inimmaginabile, ma che in questo procedimento si è già vista altre volte è infine la pratica inerente Di Dona Domenico contro Macchione Tina e la Milano Assicurazione, relativa all’ennesimo investimento di pedone, tale Macchione Tina, appunto, che sarebbe avvenuto il 5.11.2007 in Casal di Principe, ad opera dell’indagato Di Dona;anche in questo caso abbiamo certificati e referti (a firma del dottore Franco di Fabio) che allungano la prognosi iniziale e una CTU effettuata dal dottore Carmine Sardaro; quel che sorprende (invero nemmeno poi tanto, dato il contesto!), è che in questo caso la parte convenuta, vittima dell’investimento e avversaria di Di Dona si sia fatta assistere proprio dall’avvocato Garofalo (molto vicino a Di Dona) e si sia fatta curare e certificare proprio dai soliti medici legati a filo doppio con Di Dona. I fatti dimostrano che è stata una scelta vincente, perché il sinistro è stato liquidato con ben 6000 euro (si veda l’all. 99)
L’avvocato Garofalo non è stato direttamente intercettato nella fase delle indagini, ma sul suo conto risultano comunque numerosi contatti telefonici con Di Dona, che evidenziano il rapporto di stretta collaborazione tra i due indagati . L’avvocato Garofalo infatti si occupava di curare le incombenze relative ai sinistri stradali mentre a Di Dona spettavano le varie incombenze relative alle persone coinvolte e quelle, altrettanto rilevanti per il ritiro e il cambio degli assegni intestati proprio a queste varie persone.
Tanto si comprende, ad esempio, nella telefonata avente numero progressivo nr. 1020 del 17.12.2010 tra Di Dona Domenico, intercettato sull’utenza 329/ e Garofalo Aldo, con utenza numero 339/4925014. Il testo della conversazione apparentemente potrebbe descrivere semplicemente un’attività ordinaria, caratterizzata invero dalla totale mancanza di qualsiasi professionalità da parte dell’avvocato, che mostra di affrontare con grande superficialità e sciattezza le pratiche a lui assegnate e di non avere alcun contatto o rapporto fiduciario con quelli che sarebbero i suoi clienti, dei quali – per altro – avrebbe anche autenticato la firma in calce al mandato. Collocata nel contesto di cui si discute, però, quella telefonata fa capire molto bene che poco o nulla di quel sinistro è vero, salvo forse l’auto incidentata di cui Di Dona deve procurarsi le foto e serve a descrivere quali siano stati i rapporti tra l’avvocato e i suoi clienti e tra il primo e il procacciatore Di Dona.
D: Si...
G: Domenico...
D: ...avvocato...!
G: senti sto...incomprensibile...Iavarone Raffaele, Iavarone Raffaele...incomprensibile...mi mandi il mandato, fotografia e tutto il Padre Eterno...incomprensibile...che devo scrivere la causa sua...
D: ehe ho capito e ora...
G: ...incomprensibile...
D: qual'è...?...che macchina è...?
G: ...incomprensibile...
D: ahe la Punto si si...ho capito...
G: hai capito...ci sta oppure no questa macchina...?
D: si si sta ancora tamponata, sta ancora...
G: ehe mi mancano le fotografie e...
D: il preventivo lo portai mi sembra avvocato...
G: no il preventivo si, di 600 euro lo teniamo il preventivo, però mi mancano le fotografie e una fotocopia del...incomprensibile...
D: ehe và bene, ora lo chiamo al limite gli faccio fare una corsa a loro due dai...
G: ...incomprensibile...
D: ho capito e perché sto impegnato anche un pò con questa pubblicità hai capito...
G: ho capito, ehe fagli un colpo di telefono Domenico e digli di arrivare fino a Casapesenna e portaci queste cose dai...
D: và bene...
G: và bene...?
D: ehe...ciao...
G: ciao
Medesimo stile e medesimo modo di intendere il rapporto con Di Dona si comprende anche dalle altre telefonate riportate nell’informativa conclusiva e nella richiesta cautelare del PM, alla cui lettura si rinvia, tra le quali, più che altro per sottolineare il linguaggio adottato, si segnala la seguente, avente numero progressivo 1652 del 11. 1.2011, nella quale Garofalo non fa mistero che il giudizio di cui si sta occupando appartiene in qualche modo a Di Dona, tanto che la chiama "causa tua", come del resto anche in altre telefonate, pur se non risulta che Di Dona sia stato suo cliente.
G: Pronto...
D: Avvocato sono Mimmo...
G: Mimmo...!
D: ehe mi hai chiamato...
G: ehe mi devi portare quella cosa io ora devo scrivere quella "causa tua"...!
D: ahe ehe ora vengo dai...
G: dai su che domattina vado a consegnarlo e mi tolgo il pensiero, poi all'ultimo giorno non sò cosa succede, hai capito...
D: sto venendo, sto venendo...
G: ehe ok ok...
D: ciao...
Interessanti su come vengono gestiti i rapporti anche economici tra i due e gli adempimenti per incassare il denaro ricavato con gli indennizzi assicurativi sono le due telefonate che seguono, che invero si commentano da sole.
Entrambe sono datate 13. 1.2011 tra Di Dona Domenico e Garofalo Aldo, sulle rispettive utenze; la prima ha numero progressivo nr. 1699:
D: Pronto avvocato...dimmi...
G: Domenico...
D: weh...
G: è arrivato quell'assegno di "coso" là...
D: ...incomprensibile...
G: ehe Iavarone là...ehe fai venire a lui in modo che ci dà anche il contante dai che mi servono stasera...
D: ehe ora subito "spiccio spiccio", Madonna mia...!
G: ehe hai capito domani è venerdì hai capito...
D: ehe a te e devi vedere a me come servono...
G: ehe...
D: ora gli dico che sto fuori, gli dico che vado domani, non ce la faccio...
G: ma non ci sta lui, non sta qua...?
D: si sta qua, come no...!
G: ehe gli devi dire, senti andiamoci a prendere quell'assegno e fai venire anche a lui...
D: và bene dai, me la vedo io...
G: facciamo domani allora dai...vedi tu...
D: facciamo domani dai...
G: ehe facciamo domani che ora comunque devo andare a fare un servizio...và bene...
D: ...ok...ciao
G: ciao...
La seconda ha numero 1702 ed evidentemente costituisce una prosecuzione della precedente.
D: wee..!
P: Domè..!
D: we..!
P: allora ora te lo da Margherita, però domani mi raccomando mi servono. hai capito..? fammi questo piacere..!
D: va bene.. io perciò me lo sono venuto a prendere... se no...
P: no e va bene.. perciò ti ho chiesto questa cortesia..!
D: ci vado domani e mi faccio dare i soldi..! questa è la carta..
P: questa è la carta e questo è l'assegno..! sono 600 (seicento ) euro a noi e poi ce la vediamo noi..!
D: va bene..! ci vediamo domani..
P: ci vediamo domani.. ciao..
La sintesi che si trae da questo materiale, insomma, è che l’avvocato Garofalo costituisce un altro consapevole e organico ingranaggio di questa poderosa e impressionante macchina per far soldi ai danni delle compagnie di assicurazione, messa in piedi nel territorio delle province di Caserta e limitrofe, che ha diverse articolazioni e sottogruppi, che tuttavia più volte si intersecano, specie quando fanno riferimento agli stessi medici per la predisposizione della documentazione sanitaria.
2-d 5.) Tagliarina Anna
L’avvocato Anna Tagliarina è il principale tra i legali che si occupano di istruire le pratiche si risarcimento danni e e rappresentare in giudizio i falsi sinistri stradali preparati dal sottogruppo che ruota intorno a Di Caterino Angelo, già descritto principalmente nei paragrafi 2-a 2.) sul conto di Di Caterino, 2-a 7.) su Scalera Vincenzo, 2-a 8.) per Migallo Maria e 2-a 9.) a proposito di Coppola Antonio.
La stessa professionista è stata intercettata sull’utenza cellulare 338/4334154 (nell’ambito del RIT 956/10), su quella fissa n. 081/8145872 (RIT 983/10) e poi, dopo nuove richieste e nuovi decreti autorizzativi, sulle altre due utenze cellulari n. 338/4334154 (RIT 61/11) e n. 366/3083372 (RIT 62/11). Sulla sua identificazione come utilizzatrice delle linee cellulari predette non v’è alcun dubbio, sia perché ella è l’intestataria delle stesse utenze, sia perché nei suoi confronti sono state compiute significative operazioni di perquisizione, di cui si dirà.
I sinistri stradali patrocinati dalla Tagliarina e riconducibili al gruppo del Di Caterino nel periodo monitorato dalle indagine ammontano a circa settanta, in atti analiticamente elencati e dall’esame degli stessi sinistri, della loro dinamica, delle loro parti e dei soggetti che di quelle pratiche si sono occupati appare del tutto chiaro che la Tagliarina sia interamente a conoscenza del sistema illecito sottostante, proprio per i rapporti stretti e continui che ella intrattiene non solo con Di Caterino, ma anche con il dott. Schiavone, con la Migallo ed altri indagati, con i quali in più occasione è stata ascoltata mentre parlava in maniera esplicita delle pratiche illecite trattate, senza riserve o espressioni dubbie e senza infingimenti che possano far ritenere che ella fosse all’oscuro delle falsificazioni sottostanti a ciascuna vertenza istruita.
D’altro canto la mole di materiale trattato, la ricorrenza di alcuni soggetti in ruoli differenti e anche contrapposti, la circostanza che nelle pratiche da lei patrocinate compaiono come attori o come testimoni dei sinistri stradali sempre le stesse persone e, ancora di più il rilievo che la Tagliarina ha patrocinato i sinistri stradali riconducibili in prima persona al Busiello Santino e al Di Caterino Angelo (addirittura costituendosi in giudizio contro quest’ultimo, che invece appare come il suo assiduo collaboratore e quasi alter ego nella gestione del suo studio legale), sono tutti elementi così macroscopici che non potevano passare inosservati nemmeno al più distratto o distaccato degli avvocati e non potevano certamente non farle sorgere dubbi sulla vera natura di quello che ella andava a patrocinare. Al contrario, dal punto di vista logico si tratta di un materiale così cospicuo che depone già da solo per la piena consapevolezza della Tagliarina del sistema illecito di cui faceva allegramente parte, con piena conoscenza - da parte sua - della falsità degli attori da lei rappresentati nei giudizi di risarcimento danni e nelle pratiche stragiudiziali curate.
Colpisce piuttosto che, anche dopo le perquisizioni del 28 gennaio 2011, la stessa ha continuato a svolgere la propria attività illecita.
Il primo caso da esaminare, tra i numerosi trattati dall’avv. Tagliarina è quello relativo al sinistro Coman Teodora contro Cecere Maria e Bamundo Salvatore, della cui falsità s’è già detto più sopra nel paragrafo relativo a Di Caterino 2-a 1.); nella perquisizione eseguita nello studio dell’avvocato odierna indagata è stata rinvenuta e sequestrata la cartellina relativa alla pratica in questione, contenente tra le altre cose gli esami effettuati da Dalena Giuseppe di cui s’era già detto, che – come si ricorderà - erano stati documentati nelle intercettazioni ambientali del 22.1.2011, allorché venne registrato un colloquio tra Dalena e Di Caterino, all'interno del centro Massa, nello studio del primo, il quale contestualmente visitava la Coman Teodora e riscontrava (caso strano!) che la stessa effettivamente aveva dei segni post traumatici, con buona probabilità dovuti a ragioni del tutto diverse rispetto all’incidente stradale simulato dagli indagati, incidente nel quale, addirittura, la donna sarebbe stata investita dal suo fidanzato Bamundo Salvatore.
Come s’è già detto, infatti, oltre alla palese inverosimiglianza del fatto, le intercettazioni telefoniche tra la stessa Coman e l’avv. Tagliarina hanno costituito una definitiva conferma della falsità di tutta la vicenda escogitata da Di Caterino e i suoi complici.
In particolare, nella conversazione del 15 dicembre la cittadina straniera Coman contatta al telefono la Tagliarina, dalla quale apprende che è imminente la convocazione da parte del medico legale dell’assicurazione per la visita; da notare che per farlo la Coman utilizza l’utenza 380/6306131 intestata proprio a Bamundo Salvatore ovvero colui che l’avrebbe investita.
Per quel che qui rileva, il testo della conversazione intercettata (nr. 1423 data 15.12.2010 )chiarisce come l’avvocato Tagliarina sia pienamente a conoscenza che le parti sono legate tra di loro da un rapporto sentimentale e che il sinistro dalla stessa patrocinato è falso.
A: Pronto.
T: Buon giorno avvocato sono Teodora.
A: Ue ciao bella ti volevo chiamare ti devo dire una cosa ti hanno mandato la visita medica ... il dottore della compagnia già ti ha mandato a fare la visita quindi diciamo che il tredici gennaio ho preso appuntamento andiamo a fare la visita dal dottore dell'assicurazione e buona questa cosa.
T: E allora ...
A: E allora devi passare per lo studio Teodora però io non ci sto ... io oggi solo è l'ultimo giorno poi vengo martedì perché vado ... parto vado fuori.
T: Allora facciamo martedì sera.
A: Brava ci vediamo martedì sera perché per il tredici gennaio deve essere tutto pronto.
T: Ok grazie.
A: Ok
T: Ciao ti saluta Salvatore.
A: Ciao.
L’ipotesi investigativa sopra sostenuta è avvalorata anche dalle conversazioni nn.1574 e 1819 di seguito riportate, nelle quali l’avvocato Tagliarina contatta un rappresentate dello studio Maisto, al quale rappresenta che un suo amico ha ricevuto una comunicazione da parte dell’assicurazione in relazione alla pratica Coman.
Oltre a quel che si è detto sul rapporto tra i due figuranti Bamundo e Coman, le telefonate rilevano perché tradiscono l’affidamento da parte degli associati al solito schema dell’investimento di pedone, che non lascerebbe tracce sull’auto investitrice.
Il testo delle conversazioni citate è il seguente:
Progressivo nr. 1574 data 21.12.2010
A: Tagliarina Anna, con utenza nr. 338/4334154.
M: Mariniello Aniello, con utenza nr. 339/7226383.
M: Pronto.
A: Mariniello ciao, avvocato Tagliarina.
M: Ue avvocato buona sera ditemi?
A: Bello senti un poco tu lavori per lo studio Maisto è vero?
M: Si.
A: Allora ...
M: Si ditemi.
A: Allora è capitato .. cioè praticamente avete mandato una lettera ad un mio amico ...
M: Eh
A: ... riguardo ad un sinistro Coman fondo allora io difendo la signora Coman.
M: Coman?
A: E' Coman Teodora.
M: Eh ... non mi dice ... avete il riferimento qualcosa?
A: Eh si ho questo ... senti comunque lui è praticamente quello ... è lui la macchina che ha investito la ragazza.
M: Ah ho capito quindi è un riscontro.
A: Quello lui li conosce ... ha detto avvocato ma che cosa è questa cosa io penso che volete vedere la macchina di ... dell'investitore.
M: Il riscontro credo.
A: E lo vuoi fare tu? te lo fai tu?
M: Eh e si ... allora facciamo una cosa sentiamoci ...incomprensibile... mi date il numero della pratica e tutto quanto.
A: Quando quando non ti ho sentito?
M: Perché adesso siamo chiusi.
A: E lo so dico quando ti devo chiamare?
M: Domani pomeriggio dopo pranzo va bene?
A: Eh va bene e poi io ... ma voi chiudete dice che voi chiudete?
M: Noi chiudiamo giovedì mattina e però la settimana prossima stiamo in giro poi ci possiamo organizzare tranquillamente.
A: Eh va bene quindi ... e allora ti chiamo domani e poi per la settimana prossima vediamo la macchina va bene?
M: Va bene ok.
A: Ok ciao un bacio cia cia.
M: Grazie ciao ciao ciao.
Progressivo nr. 1819 data 27.12.2010 tra le stesse parti
M: Pronto.
A: Eh Mariniello?
M: Si chi è?
A: Avvocato Tagliarina ... buon giorno.
M: Avvocato buon giorno ditemi.
A: Eh allora abbiamo in sospeso quella perizia ... delle generali.
M: E mi dice qual'è cortesemente?
A: Eh allora io ... adesso non ho ... ho il nome della persona che è stata investita e il nome del proprietario della macchina, vanno bene uguale?
M: Com'è?
A: Il nome del proprietario della macchina è Bamundo Salvatore ... scusa Cecere Maria la mamma Cecere Maria.
M: Cecere Maria ... vediamo un pò ... allora settantasei (76) questa ... allora Cecere Maria di Lusciano?
A: Si si si Lusciano si.
M: Ok e poi c'è Coman Teodora.
A: Coman Teodora è la ragazza che è stata investita da questa macchina.
M: Ho capito però questo è un investimento a pedone giusto?
A: Si però ...
M: Ok.
A: Non ho capito perché vogliono vedere la macchina?
M: Eh ... il classico riscontro accertamenti ... non ...
A: E però allora adesso mi ha chiamato ... siccome io lo conosco il proprietario della macchina
M: Uh.
A: Avvocato mi ha mandato anche l'avviso un altro studio uno studio siciliano però voi l'avete avuto prima quindi ...
M: Eh ... ma probabilmente lo studio siciliano è per gli accertamenti.
A: Ah va bene.
M: E' come informativa praticamente.
A: Ah va bene ... no perché lui dice sempre vogliono vedere la macchina quindi non è ...
M: Va bene quello ... quella fa l'informativa all'informatore in effetti praticamente.
A: E va bene ok va bene ... senti e questa macchina quando si può vedere?
M: Allora io domani pomeriggio alle due e mezza sto fuori da Munciguerra e per voi va bene.
A: E lo faccio venire là ... ok?
M: Va bene.
A: Va bene grazie.
M: Ok ok grazie ciao ciao.
Sulla stessa linea, anche le due conversazioni che seguono, con le quali dapprima la Coman e poi lo stesso Bamundo si informano con l’avvocato dell’andamento della pratica di risarcimento nella quale la prima sarebbe la danneggiata, parte attrice, rappresentata dalla Tagliarina e il secondo, invece, il convenuto, avversario della avvocatessa, alla quale si riferisce chiaramente con l’atteggiamento di chi sia il vero interessato e danneggiato.
Se davvero si fosse trattato di una vicenda genuina, quanto singolare, con un fidanzato che investe la sua compagna, ebbene i riferimenti e le frasi specifiche, relative a questo caso così singolare non sarebbero mancati nelle conversazioni in questione. È proprio questa considerazione a fare capire che la Tagliarina è pienamente consapevole della assoluta falsità di tutta la messinscena.
Progressivo nr. 2201 data 10.01.2011 ora 13:10:36 durata 0:00:40
A: Tagliarina Anna,
T: Coman Teodora, con utenza nr. 380/6306131 in uso a Bamundo Salvatore.
A: Pronto.
T: Buon giorno sono Teodora la ragazza di Salvatore.
A: Ciao bella ciao ... ciao bella.
T: Eh.
A: Senti ... io diciamo ci possiamo anche vedere io però ... va bene dai ci vediamo oggi.
T: Ci vediamo oggi?
A: Eh ... vi aspetto stasera.
T: Ok sei. sei e mezza , sette, va bene?
A: Va bene sono allo studio ... cia cia ciao.
T: Ok grazie cia cia.
Progressivo nr. 127 data 15.11.2010 ora 13:56:29 durata 0:01:28
A: Tagliarina Anna,
S: Bamundo Salvatore,
A: Pronto.
S: Buon giorno ... avvocato.
A: Ue Bamundo Salvatore ciao.
S: Tutto a posto?
A: Tutto a posto si si tutto bene.
S: ...incomprensibile...
A: Come?
S: Non è ancora arrivato niente ... è arrivato qualcosa?
A: Veramente la cartolina indietro mi è arrivata della ... messa in mora perché io l'ho mandata subito e adesso Salvatore devono aprire il sinistro, poi mi devono mandare la comunicazione di apertura del sinistro quando ...incomprensibile... di comunicazione del sinistro ci mandiamo la documentazione e ci facciamo nominare il dottore hai capito?
S: Ah ho capito.
A: Però la cartolina mi è già arrivata, ma già molto tempo fa, perché io la mandai subito adesso devono aprire il sinistro, hai capito ? per vedere chi lo gestisce se sta ... se lo gestisce Caserta se lo gestisce Napoli hai capito appena so chi lo gestisce io chiamo ci mandiamo la documentazione e facciamo nominare il dottore ... capito?
S: Va bene.
A: Eh non ti preoccupare ...
S: Deve fare qualche visita lei oppure ...
A: Come?
S: Devo fare qualche visita da parte oppure no ...
A: No no ancora no ancora no vediamo loro chi dottore nominano vediamo il dottore che dice quanto mi dà e poi eventualmente agiamo di conseguenza hai capito?
S: E va bene va bene ... allora ...
A: Va bene?
S: Sono nelle vostre mani avvocato.
A: Non ti preoccupare che è tutto a posto.
S: Va bene.
A: Ciao ciao.
S: Grazie avvocato arrivederci arrivederci.
Sempre la Tagliarina è l’avvocato che ha patrocinato la controversia relativa a Castelvenere Aldo, di cui all’ambientale presso gli uffici del Comando Stazione CC di San Prisco sopra riportata.
La falsità della certificazione sanitaria utilizzata per confezionare il falso sinistro stradale e la falsità del sinistro medesimo è stata ampiamente esaminata e passata in rassegna nei paragrafi precedenti e nelle registrazioni ivi riportate, in particolare con riferimento ai colloqui tra Dalena e Coppola Antonio, ai quali sono riconducibili l’intera truffa e tutti i suoi artifici.
Per quanto concerne l’attribuzione del sinistro in questione, in particolare al duo Di Caterino - Coppola è emblematico che sulla cartellina sequestrata presso lo studio della Tagliarina Anna si trova, in alto a sinistra, la dicitura “ Io /Antonio 500”.
Gli esami ecografici rilasciati dal centro Radiologico Massa a favore di Castelvenere Aldo e Mercurio Germana datati 22.01.2011, per altro, sono stati rinvenuti presso l’abitazione privata di Di Caterino Angelo, che apparentemente nulla dovrebbe avere a che fare con quel sinistro e la relativa pratica.
D’altro canto, non è superfluo evidenziare che la controparte di quel sinistro, tale Russo Domenico, è stato anche lui accompagnato dal Di Caterino per sottoporsi agli esami radiografici presso il centro Radiologico Massa in data 30.10.2010, come risulta dall’annotazione e dal video di cui all’allegato 2, già molte volte citato.
Lo stesso Russo Domenico lo troviamo poi nel sinistro contro Aversano Alessandro, del 15.06.2010 allorché, a bordo di un motociclo, egli avrebbe investito il pedone Aversano, poi sottoposto ad esami radiografici da parte del Dalena in data 26.06.2010.
Come già molte altre volte, anche nel caso di Aversano Alessandro questi dopo il presunto sinistro si era recato al pronto soccorso di Aversa dove il radiologo, dopo averlo sottoposto agli esami del caso, aveva concluso “non si evidenziano definite lesioni ossee traumatiche”. Anche in questo caso, però, come in tutti gli altri simili analizzati, successivamente, Russo si sottoponeva ad esami radiografici presso il solito Dalena, questo in data 30.10.2010, venendo poi intercettato nella conversazione ambientale 284. La relativa cartellina, con tanto di esami radiografici, è stata sequestrata presso l’abitazione di Di Caterino ( vedasi allegato 14 e 15), ove è stato anche rinvenuto il certificato medico rilasciato a favore di Russo Domenico sul quale è riportata la dicitura “Amico Antonio Smcv”, con un chiaro riferimento a Coppola Antonio.
Sono tutti elementi, questi, che – per altro - riconducono chiaramente a Russo come soggetto utilizzato da Coppola e da Di Caterino, a seconda dell’occorrenza, per vari ruoli nei sinistri da loro inventati, le cui pratiche sono poi affidate all’avvocato Tagliarina.
Qui di seguito viene riportato un altro stralcio dalla quanto mai proficua intercettazione ambientale all’interno del Centro Radiologico Massa, sempre del 30/10/2010, nella quale il solito Dalena conversa con Di Caterino, mentre nel contempo inscena i soliti pochi accertamenti e gli esami radiologici fasulli, con la scarsa attenzione che è necessaria in quei casi, il tutto evidentemente con la piena consapevolezza, tra tutti i presenti, dell’intera falsità e vacuità di quell’accertamento diagnostico. Se si fosse trattato di una vera visita medica, infatti, gli stessi pazienti non avrebbero accettato volentieri che il medico che doveva visitarli si distraesse in modo così evidente e fuori luogo parlando giudici di pace, di altri colloqui, di incarichi etc. con Di Caterino Angelo, il quale a sua volta apparentemente non dovrebbe avere nulla a che vedere con quelle visite mediche.
Per quante volte abbiamo assistito a intercettazioni di conversazioni analoghe in questo procedimento, a questo punto quelle di seguito riportate a noi appaiono come del tutto normali, ma – calate nel contesto di quella che avrebbe dovuta essere una visita specialistica dopo un grave incidente stradale - non v’è chi non ne possa cogliere la assoluta inverosimiglianza.
omissis
Dalena: Russo
Angelo: si
Dalena: spalla destra
Russo: devo togliere la camicia vero?
Dalena:si......poi Chirico, spalla sinistra
Angelo: si Chirico......ah non lo avete mai conosciuto ...
Dalena: a chi ?
Angelo: giudice Raioli
Dalena: no ...ma io ...allora ..incomprensibile stai anche a Caserta ?
Angelo:si ....prima quando stava Leone
Dalena: no io stavo in attesa
Angelo:dottore ma ieri siete andato ad Aversa?
Dalena: no perché ?
Angelo: no, perché mi ha chiamato
Dalena: embè ?
Angelo: e....no...secondo me vi chiamano
Dalena: un'altra volta ...bene....a me non mi ha chiamato pero'
Omissis,
così avanti ancora per molti minuti
Tornando alla Tagliarina e alla lunga serie di falsi sinistri stradali dalla stessa trattati nelle pratiche di risarcimento danni istruite, la ricostruzione effettuata dalla PG nelle indagini preliminari, riportata poi anche dal PM nella richiesta cautelare è quanto mai avvilente.
I protagonisti principali sono sempre gli stessi, sia come medici, sia come procacciatori e faccendieri vari, sia – spesso - come figuranti e testimoni.
Per evitare di appesantire in questa sede il testo con una ripetizione di nomi, date e dinamiche sempre uguali, si ritiene adeguato rinviare alla ricostruzione resa dalla Procura alle pagg. e ss. della richiesta di misura cautelare, oltre che all’informativa conclusiva ivi richiamata; in tali due scritti, completi e analitici, sono ricostruiti una dopo l’altra tutte le pratiche sospette alle quali s’è dedicata la Tagliarina nel breve lasso di tempo fotografato dalle indagini. Già il ricorrere sempre degli stessi nomi sarebbe significativo, ma a ciò devono aggiungersi gli importati riscontri documentali acquisiti dalla PG in sede di perquisizioni, la conferma che in molti casi s’è avuta dalle intercettazioni e, non ultimo, la significativa serie di coincidenze con persone e fatti già esaminati anche sopra e poi più avanti a proposito anche di altri indagati.
Per queste ragioni è dunque sufficiente qui passare in rassegna solo alcune di quelle numerosissime pratiche, rinviando alla esposizione resa dalla Procura alle pagg. 670 e ss., nel paragrafo §.32, per tutte le altre simili.
Ad esempio, già la prima pratica dell’elenco di sinistri stradali della Procura, vale a dire quella che coinvolgerebbe tali Sansò Pasqualina e Testa Annunziata contro Di Caterino Angelo e la Navale Assicurazione è già stata esaminata due volte in questa ordinanza, la prima nel paragrafo 2-a 1.) sul conto di Di Caterino Angelo, appunto e la seconda in quello 2-a 8.) a proposito di Migallo Maria; ciò nonostante se ne dovrà parlare ancora non solo per quanto riguarda l’avv.. Tagliarina, che l’ha istruita, ma anche con riferimento al testimone falso, buona conoscenza di questo procedimento e parimenti indagato Musto Luigi.
Anche del sinistro stradale e della relativa pratica di risarcimento che coinvolge Gazzillo Antonio e Dogali Giuseppe contro Di Caterino Angelo e la Zurich Assicurazione s’è già detto prima; qui è sufficiente notare che ancora una volta sarebbe un investimento di pedone provocato da Di Caterino Angelo e ancora una volta, nonostante questi sia molto legato all’avvocato Tagliarina, detta ultima professionista compare come patrocinatrice non già del convenuto suo amico, cioè Di Caterino, ma degli attori Gazzillo e Dogali, ai quali avrebbe fatto ottenere a titolo di risarcimento ben 3200 euro a favore del primo e e ben euro 3700 per il secondo. Significativo è l’appunto rinvenuto all’interno del fascicolo sequestrato, con il referto rilasciato dal pronto soccorso a favore di Dogali Giuseppe sul quale è scritto “Vcienz Caserta”; altrettanto significativo, indubbiamente, è che la testimone di questo singolarissimo incidente sarebbe – guarda un po’ – proprio Scalera Maria Addolorata, vale a dire la figlia di “Vcienz E Caserta” ovvero Scalera Vincenzo, della quale nel fascicolo è stata rinvenuta una dichiarazione testimoniale. Nelle conversazioni nn.174, 176,180,190 e 198, già citate, è chiara la falsità del sinistro in questione, preparato da Scalera e Di Caterino i quali, all’invio degli assegni si adoperano per rintracciare Dogali e Gazzillo per poter cambiare e riscuotere i titoli.
L’avvocato Tagliarina compare anche nel sinistro del 16.05.2009 tra Grillo Francesco e Di Caterino Angelo Navale assicurazione. Dalla documentazione sequestrata presso il suo studio , si comprende che come al solito Grillo sarebbe stato investito sulle strisce pedonali e successivamente si sarebbe recato al Pronto Soccorso lamentando le solite lesioni. La Compagnia di assicurazione, tuttavia, il 16.02.2010 inviava una missiva all’avvocato Tagliarina riferendo che il proprietario del veicolo condotta da Di Caterino Angelo (tale Di Caprio Michele) aveva disconosciuto il sinistro ed affermato che la firma apposta sul modello di denuncia era contraffatta (si rinvia all’allegato 22).
Un’altra pratica simile, ricostruita sia in via documentale che con le intercettazioni telefoniche in cui se nel parla è quella che coinvolge tal Violante Rosaria contro Di Palma Filomena e la Fondiaria SAI, in relazione a un investimento di pedone da parte di un ciclomotore che sarebbe stato condotto dalla solita Violante Rosaria, anch’ella ben nota in questo procedimento, con successiva sortita al pronto soccorso di Aversa dove la Di Palma Filomena veniva giudicata guaribile in giorni cinque, il tutto avvenuto in data 08.05.2009, in Melito di Napoli.
La prima prognosi veniva “allungata” dal dott. Franco di Fabio mentre gli esami radiografici venivano effettuati presso il Centro Massa il cui referto, a firma del radiologo, evidenziava lieve lesioni al ginocchio sinistro. La richiesta di risarcimento ed i successivi adempimenti legali venivano gestiti dall’avvocato Tagliarina, che aveva poi incassato un risultato di tutto rispetto, poiché il danno era stato liquidato per la somma di euro 3800. Il sinistro era stato costruito da Migallo Maria ed Angelo Di Caterino come emerge sia dalle conversazioni intercettate sia dalla certificazione sequestrata, poiché sul referto medico rilasciato dal Pronto Soccorso di Aversa a favore Di Palma Filomena è stato riportato la dicitura “AN ” che è attribuibile ad Angelo Di Caterino e inoltre, sul retro della cartellina sequestrata, è riportata la scritta “Maria Melito Ok” che fa riferimento alla già nota Migallo Maria.
Nella informativa finale dei CC e negli allegati sono riportati i testi delle conversazioni che confermano i legami tra Di Caterino, Migallo e Violante.
In ogni caso, a parte l’esposizione dei singoli falsi sinistri istruiti in giudizio o nella fase stragiudiziale dall’avv. Tagliarina e comunque a lei riconducibili, i quali vedono coinvolti anche gli altri indagati della presente indagine, di cui s’è detto e si dirà (sinistri che sono elencati nella tabella del PM, riportata nella richiesta cautelare), la cui disamina interessa principalmente per i singoli delitti scopo contestati, ai fini che qui rilevano, per inquadrare la posizione della predetta avvocatessa e individuarne i profili di responsabilità penale ipotizzati dalla pubblica accusa, è necessario soffermarsi principalmente sul materiale investigativo che la coinvolge in prima persona, prime fra tutte le intercettazioni.
Anche da questo punto di vista, invero, le risultanze investigative sono chiare e univoche, poiché le intercettazioni telefoniche che dimostrano il coinvolgimento della Tagliarina, i suoi stabili rapporti innanzitutto con Di Caterino, il quale di fatto utilizzava anche il suo studio legale per esercitare la propria attività illecita,ma anche con la Migallo e con il dott. Schiavone, di cui si dirà più avanti.
Le conversazioni di seguito riportate ed, in particolare, quelle relative alle occasioni in cui sorgevano difficoltà di gestione di alcune pratiche condivise tra Di Caterino e la Tagliarina, illustrano e fanno emergere il vantaggio economico che la seconda riceveva dal suo rapporto continuativo e illecito con Di Caterino. Queste telefonate, infatti, dimostrano che anche nelle occasioni in cui si verificavano dei problemi tra i due, in particolare per il comportamento del Di Caterino, che di fatto non consegnava l’equivalente della somma indicata sull’assegno e spettante al cliente, nelle quali la Tagliarina ben avrebbe avuto la possibilità di dissociarsi dal suo collaboratore, ella invece non lo ha mai fatto, proseguendo nella continua reiterazione di pratiche sempre uguali, sempre con gli stessi soggetti (ora attori, ora convenuti, ora testi) e sempre ricorrendo al medesimo standard dei sinistri, il che conferma la piena consapevolezza in capo alla Tagliarina della non genuinità degli sinistri, senza però far mai modificare i rapporti dell’avvocato con Di Caterino.
A ciò la Tagliarina aggiungeva spesso una parte tutta sua, in cui risultava particolarmente avviata, ricorrendo autonomamente al dott. Vincenzo Schiavone qualora le pratiche necessitassero di una consulenza medica di parte improntata al medesimo “stile”. Tali relazioni mediche erano dei cloni le une delle altre, senza nessun legame con la realtà, poiché in esse Schiavone, senza effettuare alcuna visita al cliente della Tagliarina, riconosceva il 6% come coefficiente di invalidità.
La serie di telefonate che segue lo dimostra, poiché dalla attenta lettura delle parole tra Schiavone e la Tagliarina si comprende che il primo non avrà proprio modo di vedere le persone da periziare, che arriveranno da Firenze in tempo per la CTU, ma ciò nonostante, redigerà le perizie di parte richiestegli dalla Tagliarina per poi consegnargliele per tempo.
Progressivo nr. 1141 in data 09.12.2010 ora 10.49
T: Tagliarina Anna, con utenza nr. 338/4334154.
S: Dott. Schiavone Vincenzo, con utenza nr. 347/5961983.
S: Pronto?
T: Dottore Schiavone sono Anna Tagliarina!
S: Dimmi Anna?
T: Dott mi serve quella documentazione che devo fare la visita sabato!
S: Ah e......!
T: Quando ci incontriamo? Domani?
S: Oh mamma mia! Ah Ah, eh eh, perché è un problema perché io domani mattina parto prestissimo.
T: E me lo dai oggi.
S: Eh va be vedo di raggiungerti oggi, va bene?
T: Eh però non ti dimenticare perché io sabato ciò la .... tu poi quando torni?
S: No io torno lunedì.
T: Ah eh no dottore io ... quelli sono venuti apposta da Firenze per fare la visita.
S: Come si chiama?
T: Eh quella si chiama Fabozzi Luciana.
S: Va bene.
T: Senti dottore eventualmente ce la puoi dare pure ... a .. insomma all'amico nostro.
S: Bene va bene, va bene.
T: E poi ti .... e poi io insomma provvedo, va bene?
S: Va bene.
T: Ciao non ti dimenticare, cià cià.
S: Ciao bella ciao.
Segue poi la conversazione nr. 1156 sempre del 09.12.2010 alle 11.25.3
A: Anna?
S: Dottore allora glieli dai oggi alle tre (15:00) al mio collaboratore.
A: Vado alle ..... va benissimo, non ti preoccupare.
S: Un bacio ciao.
A: Ciao statti bene ciao.
E infine la nr. 1157 dello stesso 9.12.2010 alle 11.25sempre tra Tagliarina Anna e Di Caterino Angelo,
A: Ue Anna?
T: Te lo da a te, a posto.
A: Va bene ok.
T: Ciao ciao.
A: Ciao ciao.
Si noti solo che nel parlare di Di Caterino con Schiavone, la Tagliarina lo definisce, dopo una pausa “l’amico nostro”, appellativo che mal si concilia con la ricostruzione lecita secondo cui Di Caterino dovrebbe essere semplicemente una sorta di collaboratore dell’avvocatessa e non, invece, il suo procacciatore di affari illeciti, per altro abituato a scambi corruttivi e altre pratiche analoghe anche con il medico Schiavone. D’altro canto, se il rapporto tra i due interlocutori di quella conversazione e tra entrambi e Di Caterino fosse quello lecito sopra descritto, che dovrebbe apparire dalle carte e dalla prospettazione esteriore, invero anche molto poco mascherata camuffata, ebbene non vi sarebbe ragione per la Tagliarina di non nominare Di Caterino al telefono, il che cela invece la preoccupazione (giustamente riposta, ma non adeguatamente attuata) di fare trapelare al telefono quanto meno possibile di compromettente, per paura delle intercettazioni.
Significativa della natura del rapporto di collaborazione tra la Tagliarina e Di Caterino è la conversazione n. 2193, con la quale la prima chiede al faccendiere suo collaboratore di indicargli il nominativo di un teste per il sinistro di Boccarossa Angelo. Non ci sarebbe nulla di strano, in astratto, (salvo naturalmente la totale assenza di professionalità di cui s’è già detto e alla quale chi scrive non riesce comunque a rassegnarsi) se l’attore assistito dalla Di Caterino fosse stato presentato all’avvocatessa da Di Caterino e la prima si rivolgesse all’altro perché facesse da tramite con l’assistito perché gli indicasse chi era stato presente ai fatti. Se il senso fosse stato quello, tuttavia, il testo della conversazione (che è riportato per esteso nella richiesta del PM e nell’informativa dei Carabinieri, così come quello della conversazione n.2195 con la quale Di Caterino comunica alla Tagliarina il nominativo prescelto) sarebbe stato diverso e sia l’uno che l’altro interlocutore avrebbero inevitabilmente dovuto fare riferimento alla necessità di contattare l’interessato, cosa di cui invece non v’è traccia nelle due telefonate. Non meno significativa, del resto, è la circostanza che il prescelto sia tale Grullo Umberto, che è lo stesso soggetto di cui al sinistro Ibello Bartolomeo contro Grullo Umberto e Cardone Silvio Small Rent, patrocinato dall’avv. Ibello Fausto (di cui all’allegato 76) e risulta essere il fidanzato di Nicolò Rosa, dipendente della Small rent Car di Cardone Silvio! La serie di coincidenze è così smaccata che non resta che augurarsi di non dover assistere a fantasiosi tentativi di giustificare la verosimiglianza di questa plateale truffa.
Per altro, come correttamente osservato dalla Procura nella richiesta cautelare, la serie di coincidenze descritta dimostra che il cerchio delle relazioni incrociate tra i vari protagonisti delle truffe in parola si chiuda perfettamente, a conferma non solo della falsità dei sinistri esaminati ma, soprattutto, della sussistenza del vincolo associativo tra i soggetti attenzionati, i quali, come in una vera società di “mutuo soccorso”, ricorrono al vicendevole ausilio per confezionare i sinistri e scambiarsi i protagonisti in tutti i ruoli utili.
Sempre con riferimento al rapporto tra la Tagliarina e i suoi procacciatori, primo fra tutti Di Caterino Angelo e il suo entourage, sono interessanti anche i due SMS che seguono, dai quali si comprende che in quel caso l’avvocatessa aveva perso il filo dei soggetti coinvolti nei falsi sinistri stradali che stava patrocinando in giudizio e non sapeva nemmeno chi fossero gli stessi, tanto che si era rivolta alla Migallo per provare a individuarli, ma in quel caso nemmeno quest’ultima era stata in grado di aiutarla, tanto da risponderle nei messaggi collegati nr. 1373 e n. 1374 del 14.12.2010 :
“Ciao anna ho chiesto ho chiesto ma nn la conosce nessuno questa è di Aversa Caserta è di angelo io nn conosco nessn. da quelle parti questa è sicuramente”
“di santinocaio buonviaggio a natale un caffè insieme promesso b.maria”
Il testo di questi SMS, di cui s’è detto anche nei paragrafi che precedono, relativi ai procacciatori Migallo e Di Caterino è veramente emblematico, poiché dimostra che la mole di falsi incidenti stradali inscenati e di conseguenti pratiche di indennizzo portate avanti dall’avvocato Tagliarina era tale che lei stessa non sapeva più, non già come rintracciare quelli che avrebbero dovuto essere i suoi clienti - il che potrebbe anche spiegarsi in presenza di una gestione e di un approccio alla professione forense molto sommari e distratti –, ma, a ben guardare, non sapeva proprio chi fossero quei suoi apparenti clienti, per i quali evidentemente aveva ottenuto un indennizzo da incassare.
In una situazione siffatta è inutile trincerarsi dietro spiegazioni che sarebbero francamente inammissibili, come la mole di lavoro, il rapporto di fiducia con i procacciatori, il ruolo solo tecnico dell’avvocato, etc. poiché dal tono di quelle ricerche e delle risposte dei procacciatori (di cui s’è detto anche prima) si comprende che in quei giudizi la parte rappresentata, in particolare quasi sempre l’attore, era un elemento del tutto accidentale e che ciò che interessava agli associati autori di quelle truffe e di quei falsi non era di avere sempre nuovi clienti da assistere, come sarebbe fisiologico, ma di trovare ogni volta dei prestanome disponibili, per imbastire ogni volta nuove richieste di denaro alla compagnie di assicurazione.
Su questa linea si inquadra perfettamente la conversazione n.1086 del 7/12/2010, nel corso della quale la Tagliarina contattava la Migallo per chiederle conferma circa l’accordo raggiunto nell’incontro avvenuto in mattinata e la Migallo le spiegava di aver già parlato con entrambe le signore e che non vi erano problemi, al che la prima faceva intendere all’altra che tra loro non vi sarebbero stati problemi per l’accordo su come dividere i proventi. Nella prima parte della conversazione, inoltre, la Migallo faceva riferimento ad altre persone che la cercavano con fare minaccioso, evidentemente dei figuranti assoldati per comparire in qualche truffa e ancora non ricompensati o comunque non pagati adeguatamente rispetto all’incasso, che –come s’è visto ampiamente altre volte – andava in massima parte agli organizzatori odierni indagati.
Il testo della telefonata è il seguente e costituisce una conferma specifica e circostanziata della vera natura dei rapporti e dei ruoli delle due indagate nel sodalizio criminale in parola.
A: avv.to Tagliarina Anna, utenza 338/4334154
M: MIGALLO Maria, utenza 366/3147687
M: Pronto Anna...
A: Weh Maria, senti però...ciao bella...
M: dimmi...
A: ahe tutto a posto dico...
M: si si tutto a posto...
A: senti la voce non mi piace per questo...
M: no no no...
A: sento la voce un pò moscia...
M: ...no perché ora mi ha chiamato mia figlia e ha detto che stavano tre signore sotto al palazzo a fare un "bordello" che andavano cercando a me e ad Angelo...
A: ...ehe Maria quella cosa può andare avanti tranquilla...?
M: ahe, come siamo rimasti stamattina...
A: ...ti sto chiedendo mi devi dare la conferma...quella cosa me la confermi così...?
M: si si si...
A: al 100%...?
M: 100%...!...io ho già avvisato anche le due persone...
A: ...ahe brava brava, io poi ti dico un altra cosa quando ci incontriamo venerdì...capito... ...ok...?...come ci dobbiamo mettere daccordo io e te, capito...
M: ehe và bene, non ti preoccupare...ma lui è venuto...?
A: no io non sono scesa perché non mi sento Maria, ho un pò di... ...poi lui ha detto che non passava proprio questa sera, io tra l'altro sto senza voce proprio completamente, quindi non sono proprio scesa capito, infatti ora devo chiamare l'avvocato Della Volpe e faccio questa cosa telefonicamente, perciò...
M: ahe...
A: và bene dai...
M: và bene dai ok...
A: e poi...tu hai avvisato già le signore tutto a posto...
M: si si ho già avvisato, non ti preoccupare...
A: per l'accordo non ci sono problemi...
M. si si non ci sono problemi...
A: và bene poi ti dò la conferma domani và bene...?
M: ok, grazie Anna...
A: ciao bella ciao ciao...
M: ciao ciao...
In questa linea si inquadrano anche le conversazioni nn. 1913 e 1919 che vanno lette con grande attenzione, al di là del palese tentativo, che nelle stesse si percepisce, da parte della Tagliarina di smarcarsi dal contesto illecito nel quale è pienamente calata. Come spesso accade in casi simili, sia per chi si rende conto di essere indagato e all’improvviso ha paura di essere intercettato, sia comunque, per chi ci tiene a sottolineare un proprio ruolo diverso e lecito, nelle due telefonate in questione la Tagliarina (e per certi versi anche la Migallo) insistono in maniera quasi paradossale nel ribadire l’una all’altra la parte lecita delle loro attività e nel sottolineare un improvviso distacco e addirittura sorpresa nei confronti di Di Caterino.
Quanto tutto ciò sia puerile si comprende proseguendo nella lettura di quella stessa telefonata, nel corso della quale la Tagliarina sembra anche tradire la ragione della sua improvvisa correttezza, allorché fa riferimento al marito ispettore di Polizia che l’avrebbe illuminata e messa in guardia dal commetter pratiche illecite, proprio perché moglie di un poliziotto. Che alla stessa non vengano proprio in mente i doveri e i compiti di interesse pubblicistico e di rilievo costituzionale della sua funzione è semplicemente sconfortante!
In ogni caso dalla lettura della lunga telefonata si comprende che la ragione del contrasto da cui è scaturita la telefonata deve essere stato l’incasso di un indennizzo assicurativo da parte delle due beneficiarie, cosa che evidentemente benché del tutto normale in un contesto lecito e fisiologico alle due interlocutrici e a Di Caterino deve esser parso eccezionale e destabilizzante, al punto da provocare incomprensioni e litigi. Da quel che si comprende dalle frasi della Tagliarina alla Migallo sembrerebbe che la prima in questo caso avesse un rapporto personale con le due “clienti” indennizzate; a questo punto le virgolette sono d’obbligo, perché il senso della telefonata sembra essere proprio questo: in quel caso le beneficiarie dell’assegno erano realmente delle clienti della Tagliarina e non le solite figuranti e questo aveva indotto l’avvocatessa a forzare la mano per fare ottenere alle stesse il denaro loro indirizzato. La cosa che sorprende è che tutto ciò è palesemente un’anomalia sia per le due interlocutrici, sia per la presenza che incombe nella telefonata, cioè Di Caterino, al punto che presumibilmente il fatto sarebbe venuto fuori per via di una “soffiata” del postino o di qualcun altro che dovrebbe aver riferito dell’arrivo dell’assegno in questione.
In ogni caso, dal contesto complessivo della telefonata e dai riferimenti che le due donne fanno al caso in questione come una sorta di eccezione rispetto al sistema ordinario, appare chiaro che anche la Tagliarina sia assolutamente cosciente che le somme liquidate dalle Compagnie di Assicurazione normalmente non vengano percepite affatto dalle parti che formalmente ne sono beneficiarie.
La Migallo, del resto, nel sollevare il problema e nel riferirle della discussione avvenuta con Di Caterino in relazione a due situazioni, affermava che vi erano anche altri assegni relativi ad altre pratiche le cui somme non erano mai state consegnate ai clienti, a riprova del fatto che non sempre (o forse quasi mai) gli accordi presi in precedenza dai componenti del gruppo con i veri o apparenti danneggiati venivano onorati, così che molto spesso alle parti coinvolte rimaneva solo un piccolo compenso per la loro prestazione.
Può immaginarsi che la dinamica sia in parte diversa a seconda che un sinistro o comunque un infortunio (magari anche domestico o di altro tipo) vi sia comunque stato oppure no, perché presumibilmente nel primo caso i pretesi danneggiati pretendevano con maggiore insistenza la quota loro spettante, non foss’altro perché realmente avevano ricevuto delle lesioni; nell’uno o nell’latro caso, comunque, la telefonata non fa che confermare un meccanismo assolutamente chiaro, che – come s’è avuto modo di notare molte volte in questa ordinanza, anche qualche riga più sopra l’ultima volta – dava spesso adito a critiche, polemiche e rimostranze per l’assegnazione del denaro incassato, reclamato dagli apparenti beneficiari, ma molte volte trattenuto dagli organizzatori della truffa. Se si ritorna alle numerose telefonate citate in cui si sentivano le rimostranze di vari soggetti con Di Caterino o con la Migallo, o anche a quelle dei vari procacciatori con Dalena, in cui gli spiegavano le somme e le quote, il discorso risulta immediatamente chiaro.
Tornando ancora alla telefonata nr. 1913 del 29.12.2010, che seguito subito appresso, si noti che benché in essa la Tagliarina ci tenga ad evidenziare che, in ogni caso, al di là dei problemi con i clienti, a lei interessa comunque il suo onorario, la replica in un altro passaggio della Migallo è assolutamente esplicita, per quanto sintatticamente confusa: “ Va bene, ma quello il lavoro che fa Angelo, comunque, già ci troviamo in mezzo alle tarantelle io e te”, a riprova della piena consapevolezza sia della Migallo ch della TAGLIARINA circa il sistema illecito dalle stesse gestito unitamente al Di Caterino
A: TAGLIARINA Anna, con utenza nr. 338/4334154.
M: MIGALLO Maria, con utenza nr. 366/3147687.
M: Pronto.
A: Maria sono Anna.
M: Eh Anna mi dispiace di quello che hai fatto.
A: No Maria l'ho dovuto fare per forza lui lo sapeva è venuto fino a casa lo sapeva l'ha saputo anche quando sono ...incomprensibile... sapeva tutto perché evidentemente ha ... conosce il corriere non lo so ... sapeva tutto maria sapeva che io li avevo e sapeva tutto e io non m i posso mettere io sto litigata adesso con Angelo sto litigata ... io sono stata fino ad adesso ...incomprensibile...
M: Anna adesso lui mi aspettando io sto portando i clienti da lui adesso se lui non ci da tutti i soldi però mi devi scusare però altri clienti vengono da te.
A: Allora Maria ...
M: E tu ...
A: Mi vuoi sentire un poco Maria però guarda tu lo sai che io sono una persona per bene ...incomprensibile...
M: No ma anche io lo sono ...
A: Allora Maria aspetta ...
M: Però guarda Angelo ...
A: Però fammi parlare ...
M: ...incomprensibile...
A: Fammi parlare allora ...
M: Si dici Anna.
A: Allora io mi sono trovata in una situazione tale per cui non potevo fare diversamente nel senso che sapeva perfettamente che erano arrivati quando erano arrivati e sapeva tutto quindi tu cerca di capire è un rapporto che io ho da tanto tempo con lui giusto?
M: Ma anche io ce l'ho però tu ieri mi hai anche confermato che ...
A: Eh.
M: Lui ha soltanto l'assegno di mia figlia allora ...
A: No no Maria ...
M: Io giustamente ...
A: Non ce l'ho io ...
M: Io ...
A: Aspetta Maria ... Maria allora questa cosa di Vito non ce l'ho io perché io gliel'ho detto ho detto ma io questa cosa non ce l'ho infatti io non ce l'ho te lo giuro sui miei figli non ce l'ho io.
M: No ma non ti preoccupare Anna.
A: No no Maria tu puoi ...
M: Perché ...
A: ...incomprensibile... perché io ero presente ma non ce l'ho io Vito Anna quindi non ... il problema non mi tange perché non ce l'ho te lo giuro sul bene che voglio ai miei figli ...
M: No ma Anna ...
A: Io non ce l'ho ...
M: Non ti preoccupare.
A: Io non ce l'ho ...
M: Perché io comunque senti io sono molto più onesta di lui no aspetta scusami ...
A: Allora Maria ...
M: E gli avevo dato appuntamento a lui all'una (13:00) ...
A: No no aspetta Maria ...
M: Io gli avrei portato ...
A: Fammi parlare ...
M: Il resto dei soldi a lui.
A: Mi devi far parlare.
M: Si Anna.
A: Allora ho detto io voglio pretendo che questi assegni vengano dati alla signora Ferrara e alla signora Cardinale ho detto devo aspettare qua ha detto lui per me puoi anche aspettare perché io gli ho detto Angelo giurami che tu aspetti la signora Ferrara e la signora Cardinale mi ha detto Anna si gli aspetto qua gli ho detto Angelo senti ma ti voglio fare una domanda ho detto ma tu alle clienti alle persone gli dai tutto quello che gli devi dare no e allora perché mi devi far trovare a me nei pasticci un domani è giusto? ha detto ma quello poi abbiamo degli accordi sono cose che tu non ci devi entrare ha detto ti stai intromettendo ...
M: Quali accordi che abbiamo?
A: Non lo so Maria io non ci voglio entrare più in queste cose ha detto che io mi sto intromettendo nel vostro lavoro che io praticamente sto entrando troppo in gioco che io non mi faccio i fatti miei ecc. ecc. comunque Maria siamo arrivati comunque a mille e una notte adesso non lo so lui che ti dirà però io comunque abbiamo avuto una bella discussione mai successo eh ti ripeto ho avuto delle discussioni perché le ho avute però questa è stata una discussione abbastanza forte perché io ho detto e te lo giuro sul bene che i miei non mi fare giurare Maria guarda ...
M: No no ma io ti credo scusami ...
A: Io voglio ...
M: ...incomprensibile... lo conosco.
A: Io voglio che questi assegni vadano in mano alle clienti ha detto lui io adesso gli do tutto a loro ho detto per me fai bene ho detto tu ci devi dare tutto a loro basta che mi dai l'onorario a me perché a me che me ne importa Maria cioè alla fine l'importante ...
M: E' normale tu devi i tuoi onorari si è normale.
A: ...incomprensibile... sono contenti adesso mi ha fatto ... mi ha promesso che li sta aspettando là adesso Maria ...
M: Si.
A: Io dico una cosa tu fammi sapere come vanno le cose perché poi io ...
M: No ma io ti faccio sapere ma io guarda già ieri ....
A: No mi sono accorta che ...
M: Me ne sono accorta di qualcosa perché ...
A: Un'altra cosa che ... aspetta Maria tutte le cose che io a volte ti dico ...
M: Questo non c'entra niente Anna ...
A: No no no ...
M: Perché che ti ha detto?
A: Lui ha detto che tu sapevi tante cose sapevi tante cose dello studio ha detto voglio sapere lei come lo sa ...
M: Non è vero proprio non è vero proprio ...
A: Allora io ho detto ...
M: Gli ho detto i clienti sono i miei e mai ti metto.
A: Ho detto io sto seguendo la separazione della figlia e del genero e ho detto quindi sinceramente insomma tutto il resto a me a noi non ci interessa proprio ...
M: Eh brava.
A: Quindi praticamente sono cose che non ...
M: Ma tu lo sai che quello si butta in mezzo.
A: Eh adesso Maria mi ha promesso perché io non ... cerca di capire non potevo fare diversamente da quel momento in cui lo sapeva io non potevo fare diversamente anche perché poi giustamente mio marito si è messo in mezzo ha detto ma come fa giustamente Maria quello ha una posizione dice non mi posso trovare in mezzo alle tarantelle dice tu già come moglie di un ispettore non ti dovresti proprio trovare in mezzo alle tarantelle allora io adesso in virtù ...
M: Va bene ma quello il lavoro che fa Angelo comunque già ci troviamo in mezzo alle tarantelle io e te.
A: Eh comunque senti Maria io ... come una sorella te lo dico ...
M: Si si.
A: Ti sta aspettando là ... ti aspettando ...
M: Si e sto andando guarda sto qua ad Aversa però sto nel traffico già ...incomprensibile...
A: Allora io sto andando ... io me ne sto andando perché poi ho detto se succede una discussione sinceramente non mi voglio trovare in ... anche perché sono rapporti tra di voi io non c'entro proprio niente l'unica cosa che gli ho detto e questo sarà confermato cara Maria io nel momento in cui porto avanti una citazione la persona viene davanti a me mi firma il mandato e tutto sarà tutto diciamo io voglio avere la persona davanti che mi firma il mandato e tutto il resto quindi sarà tutto io lavorerò in maniera completamente differente va bene?
M: Si non ti preoccupare che ti faccio sapere io qualcosa.
A: Va bene aspetto ciao ciao.
M: ...incomprensibile... se vedi che si fa un poco più tardi non ...
A: Non dire vicino a me grazie perché non lo puoi dire grazie eh perché no mi dispiace ...
M: No e no ma sono rimasta male perché me ne ero accorta ...
A: Eh ma io Maria perché non ... va bene dai comunque senti fammi sapere dai.
M: Non ti preoccupare dai ciao ciao.
A riprova che il senso della conversazione citata sia quello sopra espresso e che il ruolo della Tagliarina nelle vicende descritte sia stato fino a quel punto del tutto consapevole e partecipe dell’intero meccanismo descritto, si colloca la nuova telefonata tra le due donne sempre del 29 dicembre 2010, qualche ora più tardi, quando le due tornano a parlare della questione, del recente contrasto con Di Caterino, delle sorti di alcune liquidazioni, delle reazioni dell’uomo, etc.
È bene notare che, se realmente fosse accaduto che solo in occasione di quella vicenda la Tagliarina si fosse resa conto di fungere da avvocato di persone nient’affatto interessate alle pratiche di risarcimento da lei curate e reclutate come semplici figuranti, come aveva provato a fare intendere in modo maldestro nella telefonata precedente, ebbene ella senza dubbio non avrebbe assunto di nuovo, dopo solo due ore, lo stesso tono conciliante che traspare dalla conversazione con numero progressivo 1919, di seguito riportata; non avrebbe chiesto di Di Caterino e delle sue reazioni, non avrebbe parlato nuovamente con la Migallo di pratiche e di indennizzi. Al contrario avrebbe sottolineato di non volere avere nulla a che fare con il gruppo e con le loro pratiche, avrebbe forse minacciato denuncie, avrebbe ribadito la sua estraneità alla truffa etc. Invece, nel testo che segue è chiaro che, passata la bufera e compreso che il risultato a cui ella teneva, cioè fare avere un indennizzo congruo a delle sue clienti ben determinate, tutto poteva riprendere come prima, la Tagliarina commenta il tutto con la Migallo con piena consapevolezza .
A: Avv.to TAGLIARINA Anna, utenza 338/4334154.
M: MIGALLO Maria, utenza 366/3147687.
M: ...incomprensibile...
A: ...incomprensibile... ...pronto...!
M: weh Anna...!
A: weh bella...
M: Anna non muoverti...che non ti sentivo più...!...senti comunque ho risolto quel problema...
A: no Maria non ho capito, cosa hai detto...?...hai risolto...?
M: ...ho risolto quel problema, si si, hanno cambiato anche tutto, a posto...
A: ahe veramente...!...hai visto che il mio intervento è stato buono...?!
M: no vàbbè però io sono rimasta male hai capito perché, poi lì mi ha fatto tutte domande, come hai fatto ad avere la fotocopia della patente, come hai fatto...
A: io non ti ho dato niente, io non ho fatto niente...
M: ...incomprensibile...no, il fatto della fotocopia, quel documento, come si chiama là, come si chiamava quello di cognome là... ...il fatto che ha da fare...
A: và bene comunque Maria ho capito dai non ti preoccupare...senti comunque tutto a posto...
M: ehe si si...
A: ahe và bene...
M: tutto a posto...
A: che ha detto di me...?
M: no no non ha parlato proprio...si è arrabbiato solo con me, ha detto così che tu e lui avete litigato, queste cose così, come me lo hai detto tu in macchina...
A: ...è la verità...è la verità abbiamo avuto questioni, perché a me piace la correttezza nelle cose, io sono una persona corretta e mi piace la correttezza e poi mi piace che quando io...
M: però tu me lo dicevi che tu chiamavi a lui...!...hai capito...?...perché tu mi hai chiamato a me...
A: ehe ma perché io...allora se io non facevo così il problema non si risolveva, io già sapevo...io già sapevo che solo con un mio intervento che io facevo così, potevo ottenere qualcosa, hai capito...!?...se invece facevo, no aspetta...
M: ...ma se tu avevi organizzato questo fatto per ottenere qualcosa, cioè mi avvisavi...!...scusa perché io non è per...incomprensibile...
A: no no non potevo...!...e sai perché...?...perché poi tu dicevi no, lascia stare, no lascia stare, invece io comunque alla fine ho ottenuto qualcosa, ho ottenuto quello che volevo ottenere, hai capito...?...io già so a me, io so me capito, so come mi devo girare in queste cose e quindi...e allora ha detto che sta litigato con me ora...?
M: no ha detto che avete fatto discussioni, poi non lo so perché quello poi, ho comunque non ha fatto altro che prendersela con me, perché diceva in queste "tarantelle", questo, quell'altro, e tutte queste cose così, però alla fine, cioè io mi sono trovata in una situazione per aiutare qualcuno e poi dopo alla fine...
A: anche io...anche io guarda ti posso dire una cosa...?...anche io, anche io perché alla fine, comunque la colpa alla fine è stata anche mia hai capito...?...cioè alla fine in tutto questo, la colpa poi è stata anche mia, cioè nel senso che io poi...
M: ...poi gli ho detto il fatto di Vito Anna...
A: uhe...
M: lui dice di no, quando mai...e tutte queste cose così...
A: ...io non so proprio niente, cioè io veramente non so...incomprensibile...
M: ...incomprensibile...allora io sono andata a colpo sicuro quando...
A: è ma non è mia, non è mia cioè non ce l'ho io quindi non lo so, hai capito...và bene comunque alla fine tutto a posto insomma...
M: si si il ragazzo ora lo ho accompagnato, ora ho soltanto un altra signora in macchina...
A: ahe...siete contenti...?
M: ehe si si, è rimasto contento perché poi hanno avuto 600 euro per ciascuno...
A: và bene dai, mi fa piacere dai...và bene Maria dai...incomprensibile...ci sentiamo dai...và bene...?
M: no ma poi comunque si è arrabbiato come a che Angelo, mamma mia...!
A: con te si è arrabbiato...?
M: ha detto non voglio sapere niente più, neanche di te, di Anna, nessuno proprio...
A: no và bene sta così, non fa niente...
M: allora prima si calma...
A: ahe si si...non vuole sapere niente...?...in che senso...?
M: e che ne so io...!...ha detto che vuole buttare tutto quanto, tutte le pratiche, e ora che ne sò io...
A: si si vabbè...
M: comunque stava come una belva, perché lui diceva come fai a sapere tutte queste cose...!?...io poi il nome tuo non l'ho fatto...
A: e che cosa gli hai detto...?...e tu che gli hai detto...?
M: no no, ho detto io lo so perché tramite altre persone...
A: ...tutte queste cose, che cose poi...?
M: boh non lo so...!...perché poi lui diceva come fai a sapere tutte queste cose, come fai a sapere il fatto di Di Palma Filomena, il fatto di...ho detto no ma io...
A: quella è venuta anche a casa...!
M: ehe hai capito, tutte queste cose così...capito...comunque un "bordello" Anna, comunque mi sono solamente arrabbiata...
A: ehe ora aspetta anche a me, non ti preoccupare...incomprensibile...perché ora se la prende anche con me...
M: ...incomprensibile...
A: no và bene ma ora ti faccio vedere che dice anche a me...hai capito, non ti preoccupare...
M: ehe và bene tanto voi siete amici vi...
A: si siamo amici...
M: ...di lavoro...
A: ehe si và bene...và bene...
M: ok...
A: và bene ci sentiamo...ciao bella un bacio...
M: ciao ciao...
D’altro canto solo qualche settimana prima era stata intercettata la conversazione n. 471 tra Angelo Di Caterino e l’avvocato Tagliarina, nel corso della quale i due indagati facevano chiaramente riferimento ad un “change” (cioè a uno scambio) non meglio specificato, ma invero del tutto chiaro come consegna di denaro o cambio di un assegno.
Il testo della telefonata con numero progressivo 471 del 3.12.2010 in cui compaiono l’avv. Tagliarina, con l’utenza 338/4334154 e Di Caterino, con l’utenza 327/1938415 è il seguente:
Di Caterino angelo:- Pronto
Anna Tagliarina: Angelo sono Anna
Di Caterino Angelo:Ueh, Anna
omissis fino al minuto 0.00.27
Anna Tagliarina: Tengo una cosa buona
Di Caterino Angelo: Ah
Anna Tagliarina:esce anche quella cosa a Santa Maria
Di Caterino Angelo: Non ho capito
Anna Tagliarina: va bene poi ci vediamo lunedì
Di Caterino Angelo: ma se hai qualcosa che mi devi dare posso anche passare da te
Anna Tagliarina: eh, si però non lo so se oggi mi trovi, caso mai domani mattina ci incontriamo
Di Caterino Angelo: Va bene come vuoi
Anna Tagliarina: Facciamo il CHANGE
Di Caterino Angelo: eh
Anna Tagliarina: Va bene?
Di Caterino Angelo: Va bene
Anna Tagliarina: come vuoi tu
Di Caterino Angelo: tu non ci stai?
Anna Tagliarina: ora?
Di Caterino Angelo: si.
Anna Tagliarina: in questo momento si
Di Caterino Angelo: e, io sto vicino casa tua adesso mi fermo
Anna Tagliarina: va bene ciao ciao
Di Caterino Angelo: cinque minuti e sto da te
Che i due non siano pizzaioli o pasticcieri e quindi che cosa possa essere la “cosa buona” che deve uscire a Santa Maria è del tutto chiaro!
Sempre in quel periodo, solo una decina di giorni prima della sfuriata di cui s’è detto sopra e dell’improvvisa folgorazione della Tagliarina, era stata intercettata anche un’altra telefonata illuminante sui rapporti tra i due, la n. 1856, nella quale emergevano chiaramente la personalità ed il ruolo del Di Caterino, unico a decidere se accettare o meno le proposte risarcitorie delle compagnie assicurative. Al di là del merito della conversazione, in essa colpisce soprattutto che la Tagliarina fosse consapevole di parlare di cose piuttosto irregolari (per usare un eufemismo) e in un primo momento aveva avanzato la possibilità di incontrarsi di persona con Di Caterino per non parlare per telefono, cosa che poi alla fine è costretta comunque a richiedere, accorgendosi che una parte delle cose che avevano da dire non potevano riferirsi per telefono.
Progressivo nr. 1856 del 13.12.2010 alle ore 16.31
A: DI CATERINO Angelo, con l’utenza 327/1938415.
T: TAGLIARINA Anna, con l’utenza 366/3083372 .
A: pronto..!
T: Angelo sono Anna..
A: we Anna..!!
T: questo è un altro numero.. senti va dove sei..?
A: allo studio..!
T: ti volevo dire che io alle cinque ho un appuntamento per una separazione.
A: è..!
T: poi ti spiego. Poichè sono persone che non ti voglio far vedere, incontrare, ci vediamo più tardi..?
A: ma tu non vieni adesso..? cosi io vado via..?
T: no, io vengo direttamente con loro alle cinque. pronto..!
A: ok allora ci vediamo domani Anna, va bene..?
T: no, no, come ci vediamo domani..? io devo vederti adesso..!!
A: no, perché io devo andare a fare un servizio, se vieni adesso cosi me ne vado pure...!! perché dopo non ci sono..!
T: ho capito però io non mi posso muovere adesso. Se passo tu di qua ti dico tutto quello che è successo oggi, perché ci sono delle cose che sono importanti anche per domani. Quindi , voglio dire, io ti devo vedere...!! Ti devo dire delle cose..!! E quindi come te le devo dire..? Come te le devo dire..?
A: e non lo so Anna, me le vuoi dire telefonicamente..? Ti ho detto che devo andare a fare due viste importanti perciò..
T: ehe, ora te le dico telefonicamente..!! Tanto Angelo alla fine quello è tutto normale.!! Allora mi senti..? Per quanto riguarda Merola allora, la liquidatrice la vuole chiudere , già ha fatto i conteggi però io glieli ho fatti un po’ modificare. Comunque Angelo l'ha chiusa intorno al 7 (sette ) e qualcosa. Ha fatto i conteggi e ti ha dato anche il danno morale tutti i 1400,00 euro (millequattrocento) che ci stavano di cosa e, praticamente siamo arrivati a 15.500,00 euro (quindicimilacinquecento euro) però solo per il ragazzo....!!
A: aha..!!
T: ed in più ci ha dato 2.800,00 euro (duemilaottocento euro) di onorari..!
A: ok poi...?
T: e questo secondo me, Angelo per me può andare cosi...! Come dici..?
A: ehe, va bene poi ti faccio sapere..! Devo chiamare il cliente..!
T: no, perché ti spiego. io gli devo portare mercoledì mattina, gli porto tutta la documentazione, la fotocopia della relazione medica e gli devo portare l'accettazione..! Poiché non gliela posso fare via fax che sono troppe cose, glio faccio la busta e gliela porto direttamente alla sua attenzione..!
A: ho capito..!
T: allora per quanto riguarda invece quest'altra qua..!! come si chiama..?
A: ho capito, si, si ho capito..!!
T: che cosa..?
A: sempre riguardo a questa..?
T: (ride) che cosa hai capito..?
A: no pensavo questa qui di Aversa..!! per non..!! Anna ma non ci possiamo vedere da vicino..? per non......!! hai capito..? dimmi se ce la faccio passo..? se non ce la faccio vediamo domani non ti preoccupare..!
T: va bene Angelo..!
A: va bene..?
T: No Angelo no...!! Ci dobbiamo vedere perché io domani so una cosa quindi ci dobbiamo vere..!! Cioè ci dobbiamo vedere per forza..!! Tu vai sempre di fretta..!!
A: Anna io non vado di fretta..!! Io sono allo studio. Te l'ho detto io sono qua da una mezzoretta...!! Ti stavo aspettando..!! Tu hai questo problema perciò qual'è il problema ..? Ci vediamo domani eventualmente ..!! Se no devo venire questa sera tardi..!! Come appena rientro eventualmente posso venire..!! Poi non so a che ora rientro..!! Hai capito..?
T: ma tu ora a casa mia non puoi passare cinque minuti..?
A: ora passo, ora cerco di passare...! va bene..??
T: ehe ti aspetto qua.. perché il tempo che io scendo e che vengo da te si fa tardi..! capito..? tanto vale che passi tu da me..?
A: va bene..!!
Del resto anche altre volte erano state captate delle telefonate da cui risultava chiaramente che molti colloqui tra la Tagliarina e Di Caterino non avvenivano per telefono e che entrambi erano a conoscenza della natura illecita delle pratiche relative ai sinistri stradali dagli stessi gestiti.
A riprova di ciò, per tutte, si riporta la conversazione nr. 2121 in data 16.12.2010 tra i due:
ANGELO: Pronto?
TAGLIARINA ANNA: Angelo, dove stai?
ANGELO: Anna, sto qua, allo studio
TAGLIARINA ANNA: Ah, vabbè, allora no, perché devo parlarti da vicino, adesso vengo perché ho finito. Tu te ne vai
ANGELO: Ma stai venendo'
TAGLIARINA ANNA: Tu te ne vai? Angelo non ti sento
ANGELO: Ho detto tra un quarto d'ora me ne vado
TAGLIARINA ANNA: UN quarto d'ora
ANGELO: Si
TAGLIARINA ANNA: Ah.. ti volevo dare una cosa, ... e vabbè dai adesso come vogliamo fare, vuoi che vengo adesso? Non ti sento
ANGELO: Ho detto se vieni sto qua
TAGLIARINA ANNA: Allora aspettami sto venendo
ANGELO: Ah, ok ciao ciao
È appena il caso di notare che nonostante l’apparente distanza che la Tagliarina sembrò voler porre tra se Di Caterino in occasione della telefonata di cui s’è detto sopra, di fine dicembre 2010, i contatti con lo stesso non si sono interrotti nemmeno dopo la perquisizione della PG, nell’ultima parte delle indagini, tant’è che ancora il 7/2/2011, veniva intercettata la conversazione n. 196 tra i due, in cui la Tagliarina riferiva a Di Caterino che a breve sarebbe arrivata anche lei a un appuntamento già fissato dal vivo.
2-d 6.) Tiseo Marilù
La Tagliarina, di cui s’è detto sin qui, non è l’unico avvocato cui fa riferimento il sottogruppo condotto da Di Caterino per istruire le pratiche di risarcimento e i successivi giudizi; accanto a lei ci sono anche gli avvocati Tiseo Marilù, Ibello Fausto e Cecoro Paolo, dei quali si dirà nei paragrafi successivi. Per quanto concerne la Tiseo sappiamo che è avvocato con studio in Aversa e che nel periodo delle indagini ha trattenuto fitti rapporti telefonici e personali con Di Caterino Angelo, occupandosi della parte legale relativa ai sinistri stradali architettati dallo stesso.
Con l’autorizzazione del GIP, la Procura ha intercettato le sue conversazioni dapprima sull’utenza n. 333/5256461, nell’ambito del RIT 957/10 e poi anche su quella n. 328/9468694 RIT 63/11 entrambe intestate direttamente alla Tiseo. La Polizia Giudiziaria ha ricostruito una quindicina di sinistri stradali in cui le pratiche di risarcimento sono state patrocinati dalla Tiseo, che sono riconducibili al sodalizio del Di Caterino e alla simulazioni e falsità organizzate dallo stesso. L’elenco completo si trova a pag. 258 della richiesta del PM, dove di seguito sono passate in rassegna le singole vicende e gli elementi raccolti per sostenere l’illiceità della pratica di risarcimento. Anche in questo caso si rinvia alla esposizione completa resa in quella sede e qui si riporteranno solo gli elementi più significativi, per evitare di appesantire inutilmente il testo e fuorviare dalla comprensione dei dati indiziari che collegano anche la Tiseo al sodalizio, al di là della pur indicativa reiterazione di pratiche illecite sempre tutte molto simili l’una all’altra.
Per alcune vicende, naturalmente, vanno richiamati gli altri dati acquisiti nelle indagini e già descritti con riferimento agli altri protagonisti delle truffe e dei falsi in questione, come ad esempio le intercettazioni di cui s’è ampiamente detto all’interno del centro Massa, o i colloqui tra Dalena e Di Caterino Angelo, o ancora le risultanze documentali circa i misteriosi aggravamenti e prolungamenti di prognosi di cui s’è detto molte volte, tutti elementi che evidenziano la palese falsità e artificiosità di tutto il meccanismo teso al risarcimento del danno delle compagnie assicurative. Quel che qui rileva, naturalmente, è la prova della consapevolezza del tutto in capo alla Tiseo.
Una delle pratiche trattata da detta avvocatessa, la cui documentazione è stata rinvenuta nel suo studio nel corso delle operazioni di perquisizioni è quella relativa al sinistro Santo Carlotta contro Lama Michele, che contiene i referti a firma del dott. Dalena, riferiti al 22. 1.2011, allorché lo stesso era intercettato mentre parlava con Di Caterino e nel contempo fingeva di visitare i pazienti che erano stati accompagnati lì dal secondo (si veda l’ all.5). Il nome di Santo Carlotta era già emerso in questa ordinanza, da ultimo nelle telefonate e nei messaggi tra Di Caterino e la Migallo, che cercavano di rintracciare a chi avevano affidato la relativa pratica e chi ne fosse la stessa protagonista; lo stesso nome si rinviene nella conversazione telefonica del 22.11.2010 tra Di Caterino e Marilù nr. 3968, che si riporta anche per le modalità di organizzazione del lavoro e di gestione delle pratiche da parte dei vari avvocati del gruppo Di Caterino che si ricavano dalla seconda parte della telefonata.
D: Pronto...
M: Angelo...
D: ciao Marilù...
M: ...ciao senti io ti volevo tranquillizzare perchè praticamente ho chiamato di nuovo all' UGF per quella pratica di Santo Carlotta e mi hanno detto che comunque è stato rimesso l'assegno, lo hanno rifatto, perchè io ti ho detto che avevo chiamato l'ufficio reclami e quindi è tutto risolto ehe il 19 è stato riemesso e quindi in questi giorni dovrebbe arrivare ehe...poi ti volevo dire una cosa Angelo, a parte che ci dobbiamo un pò vedere perchè quà mi è arrivato un invito a visita da...di Dell'Anno Marco...
D: Marco...
M: ehe ehe quello che però la pratica la tiene Paolo...
D: ho capito...
M: è un invito a visita medica, mi è arrivato l'altra mattina e poi ti devo dire un altra cosa, il 26 ci stà quella Udienza Cesarano D'Angelo a Maddaloni che io andai a scrivere e tu non mi desti neanche il contributo, và bene comunque io andai ad iscriverla e ci stà il 26, ma io il 26 stò a Nola, ho Udienza a Nola e quindi non ci posso...cioè non è neanche che sò vicini che posso andare da tutte e due le parti...quindi dovresti vedere un pò se tieni qualcuno che và a Maddaloni...
D: ehe devo vedere Marilù, ti faccio sapere...và bene...
M: ehe perchè Angelo io non ci posso andare al 100%, perchè io a Nola non tengo nessuno non conosco nessuno che mi può sostituire, ehe il dono...incomprensibile...!...ehe non lo sò, quindi per forza dobbiamo trovare qualcuno...
D: và bene, non ti preoccupare, ti faccio sapere...
M: ehe và bene dai, ok, ma tu pensi di venire oggi...?
D: no non lo so Marilù, se ce la faccio arrivo...
M: ehe và bene dai, così ti do questo invito a visita medica che comunque, insomma dobbiamo vedere...
D: si, non ti preoccupare...
M: ehe và bene ok...ciao Angelo ciao...

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