Translate

venerdì 4 aprile 2025

 









La fine di una dinastia di camorristi nel Corsivaccio di Ferdinando Terlizzi

     

 

Per capire meglio qual era il clima dell’epoca basta leggere questa interrogazione dell’onorevole Cuscunà. 

Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che: a Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, esiste un clima di pesante intimidazione camorristica; si tratta di una citta’ definita da attenti osservatori la ‘Svizzera dei clan’ perche’ si troverebbe al centro di vaste e complesse operazioni di riciclaggio di denaro sporco, dove tutto deve essere tranquillo affinche’ i clan possano operare nella piu’ completa pax mafiosa; una recente campagna giornalistica ha rilevato che il sindaco di Pignataro Maggiore, Giovan Giuseppe Palumbo, nipote acquisito del capo della camorra Vincenzo Lubrano, da anni terrebbe chiuse in un cassetto le lettere delle competenti autorita’ con le quali lo si invitano ad acquisire beni sequestrati a potenti e sanguinari clan camorristici mafiosi, quelli di Raffaele Ligato e di Angelo Nuvoletta, latitante condannato all’ergastolo per l’omicidio del giornalista del Mattino Giancarlo Siani; lunedi’ 19 giugno, poco prima dell’inizio di un consiglio comunale dedicato alla legalita’ e, appunto, all’acquisizione dei beni dei clan, la moglie del boss Raffaele Ligato, sorella del capo clan Vincenzo Lubrano, e quindi anch’essa zia acquisita del sindaco, ha fatto irruzione nella casa comunale e ha inveito contro gli amministratori presenti e, soprattutto, contro il ‘giornalista stronzo’ che ha fatto parlare troppo della vicenda, smascherando gli insabbiamenti del sindaco; un riferimento minaccioso al giornalista Enzo Palmesano, componente l’Assemblea nazionale di AN, gia’ minacciato di morte due anni fa per il suo impegno anti-camorra; la successiva riunione del consiglio comunale si e’ svolta in un clima che e’ facile immaginare, senza che nessuno osasse proporre di non tenere la riunione per protesta; addirittura, in un crescendo di paura e di omerta’, verso mezzanotte si e’ appreso che non potevano essere lette le lettere delle competenti autorita’ sulla delicata questione dei beni dei clan perche’ il sindaco le aveva ‘dimenticate’; in verita’ ‘dimenticate’ non solo quella sera, ma da anni -: ove i fatti di cui sopra rispondano a verita’, se non si ritenga di intervenire immediatamente per lo scioglimento del consiglio comunale di Pignataro Maggiore, ostaggio della piu’ plateale e pesante intimidazione mafiosa; quali iniziative di propria competenza si intendano prendere, ivi compreso il ricorso alla magistratura, a carico del sindaco di Pignataro Maggiore, che in un’informativa della stazione carabinieri, pubblicata dalla stampa locale, definisce ‘testa di cuoio di Abbate e Ligato’ (i temibili killer del gruppo di fuoco della camorra pignatarese; il primo oggi pentito, il secondo marito della protagonista dell’incursione camorristica alla casa comunale); se sia tollerabile ad avviso dell’interrogante che un’amministrazione comunale si regga sull’intimidazione camorristica che mette a tacere le forze politiche di opposizione; quali iniziative si intendano adottare per tutelare l’incolumita’ del giornalista Enzo Palmesano, componente l’Assemblea nazionale di AN, nel mirino dei clan e di campagne di diffamazione e di delegittimazione portate avanti da esponenti politici evidentemente ispirati dalla camorra, contigui o addirittura organici alle cosche camorristico-mafiose che da oltre un quarto di secolo tengono in ostaggio Pignataro Maggiore, la ‘Svizzera dei clan’. (4-30639)

 

 

 

 

b ypojkiig89 

 Clan Lubrano-Ligato genesi

 

Il clan Lubrano-Ligato è un sodalizio camorristico, operante nel territorio del comune di Pignataro Maggiore, nella provincia di Caserta. Attualmente, secondo le indagini, solo la fazione dei Ligato è ancora attiva all’interno del clan. Il pentito Abate, collaboratore di giustizia, ed il capoclan Ligato, a cavallo tra gli anni ’70 e 90, commisero 477 omicidi, per ordine della Banda della Magliana, di Cosa nostra e del Clan Nuvoletta.

Stori

Il clan è stato fondato nel 1965 da Vincenzo Lubrano. Lubrano, consuocero dell’allora potente boss di Marano di NapoliLorenzo Nuvoletta, ha sempre mantenuto stretti rapporti con i Nuvoletta e, attraverso di loro, ha iniziato a intrattenere rapporti con Cosa Nostra, in particolare con Totò Riina ed i Corleonesi. Gaetano Lubrano, fratello di Vincenzo, è stato un consigliere molto ascoltato dei fratelli Nuvoletta.

I rapporti tra la famiglia Lubrano e i Corleonesi erano così stretti che Riina partecipò da latitante al matrimonio di Gaetano Lubrano, in compagnia di altri mafiosi come Leoluca Bagarella e Giuseppe Calò.

Vincenzo Lubrano è stato descritto dai media come un potente e sanguinario boss, che insieme al boss di Cosa Nostra Giuseppe Calò, fu condannato all’ergastolo per l’omicidio di Franco Imposimato, avvenuto nel 1983. Oltre ai rapporti storici con i Nuvoletta, la famiglia Lubrano è stata anche molto vicina agli Orlando, e secondo le indagini, i figli di Gaetano Lubrano, Armando, Raffaele e Vincenzo, sarebbero i principali fiduciari del boss Antonio Orlando.

I Ligato, all’inizio un sottogruppo dei Lubrano, iniziarono a guadagnare spazio all’interno dell’organizzazione, dopo la caduta di gran parte dei vecchi capi. Il boss storico dei Ligato è stato Raffaele Ligato (1948 – 22 ottobre 2022) Dopo il suo arresto il clan fu comandato dai suoi due figli, Antonio Raffaele Ligato e Felicia Ligato. Infatti, gli inquirenti considerano la famiglia Ligato erede del clan storico Lubrano.

Fatti storici

  • Nel 2002, il clan dei Casalesi ha ucciso Raffaele Lubrano, figlio di Vincenzo. Secondo gli inquirenti, l’omicidio è stato deciso dalla fazione Schiavone per riaffermare la supremazia dei Casalesi.

  • Il 4 settembre 2007, all’ospedale di Caserta, è morto a 69 anni il capo del clan, Vincenzo Lubrano, dopo una lunga malattia e durante gli arresti domiciliari.

  • Il 16 luglio 2018, il GIP del Tribunale di Napoli ha condannato i fratelli Giuseppe e Gaetano Lubrano, figli di Vincenzo, per minacce e violenza privata nei confronti del giornalista Salvatore Minieri.

  • A cavallo fra gli anni ’70 e ’80, il pentito Abate ed il capoclan, commisero precisamente 477 omicidi, per ordine della Banda della Magliana e Cosa Nostra.

  • Il braccio destro dei Ligato, Fabio De Gennaro, nell’anno 2019 fu protagonista di una protesta nel carcere di Secondigliano, accoltellando un agente della Polizia Penitenziaria. È stato, secondo i collaboratori, uno dei più sanguinosi killer della batteria Lubrano-Ligato sin dagli anni 2000.

  • Il 27 maggio 2020, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, a carico di Francesco “Cicciariello” Schiavone del clan dei Casalesi per essere il mandante dell’omicidio di Raffaele Lubrano, figlio di Vincenzo, avvenuto nel 2002.

  • Il 18 maggio 2021, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale del Riesame di Napoli, a carico di altre 4 persone del clan dei Casalesi per l’omicidio di Raffaele Lubrano, figlio di Vincenzo, avvenuto nel 2002.

Fatti recenti

Secondo gli ultimi rapporti della Direzione Investigativa Antimafia, il clan Ligato, attraverso le nuove generazioni ha saputo ricostituire una stabile struttura organizzativa, con suddivisione dei ruoli, allo scopo di monopolizzare il mercato delle sostanze stupefacenti a Pignataro Maggiore.

Il 22 ottobre 2022 è morto lo storico boss del clan Ligato, Raffaele Ligato, all’età di 74 anni. Ligato era detenuto in regime di 41 bis al Carcere di Opera, dove stava scontando l’ergastolo.

 

mercoledì 2 aprile 2025

 

Severino, FI rilancia usa la condanna per Le Pen: ora niente decadenza dopo una condanna

L’azzurro. La proposta di Costa col placet di Tajani
 
 

Un’ occasione d’oro per Forza Italia. Scatenare l’ennesima battaglia contro la Severino del 2012 che sospende anche gli amministratori locali dopo una condanna in primo grado. Ecco, a portata di mano, il caso di Marine Le Pen, fuori dall’agone politico per mano di un giudice che considera gravissima la sua appropriazione indebita di fondi Ue. Decisione discrezionale in Francia, e non obbligatoria come da noi. Passano 48 ore ed ecco l’annuncio della nuova aggressione alla Severino per mano del forzista Enrico Costa. Suo il tweet delle 8. Che dà la linea. “Molto, moltissimo mi divide da Le Pen, ma che una sentenza di primo grado, appellabile, non le consenta come pena accessoria subito esecutiva di candidarsi alle elezioni è giuridicamente incivile”.

La macchina super garantista di FI si scatena. Contro un vecchio obiettivo come il decreto legislativo dell’ex Guardasigilli Paola Severino cui lavorò anche Filippo Patroni Griffi, allora alla Funzione pubblica e oggi giudice costituzionale. I forzisti non dimenticano che Berlusconi nel 2013 fu costretto a lasciare il Senato per “colpa” della Severino dopo la condanna definitiva per frode fiscale. Tocca al vicepresidente della commissione Giustizia della Camera Pietro Pittalis rimettere in pista la sua proposta di un anno fa, via la decadenza obbligatoria in primo grado, per lui “un sopruso ai danni della presunzione d’innocenza”. Tant’è che Costa aveva già piazzato pure un odg anti Severino contro “l’incostituzionale sospensione”.

Col via libera di Tajani riparte l’attacco. Perché è “improcrastinabile” sopprimere una norma “incivile, illiberale e contrastante col principio costituzionale della presunzione d’innocenza”. Plaude la Lega. Ed è d’accordo il Guardasigilli Carlo Nordio – “serve una rimessa a punto” ha detto più d’una volta – pronto un anno fa a studiare una revisione. Per fortuna non se ne fece nulla. E pure stavolta l’entusiasmo forzista potrebbe incappare nei dubbi di FdI e nella fretta sulla separazione delle carriere.

Ma il caso Le Pen è un’occasione troppo ghiotta per forzare la mano sulla Severino. Che però nel 2015 è stata sdoganata dalla Consulta con le sentenze della vicepresidente Daria de Pretis sui casi del governatore campano Vincenzo De Luca e dell’allora sindaco di Napoli Luigi De Magistris per abusi d’ufficio. E oggi deputati e senatori di M5S denunciano una maggioranza “classista, debole o assente con i forti, forte e spietata con i deboli” come dimostra il ddl Sicurezza. Ma pure il Pd voleva cambiare la Severino escludendo la corruzione per i sindaci.

E una toga “rossa” come Nello Rossi, direttore di Questione giustizia, la rivista di Md, dice al Fatto: “La politica dovrebbe farsi carico di intervenire in piena autonomia e drasticamente sui casi più eclatanti e spinosi, ma va detto che dopo il decreto Cartabia sulla presunzione d’innocenza, che ha ribadito il diritto a non essere trattato come colpevole prima della sentenza definitiva, cambiare la Severino in quel passaggio non sarebbe uno scandalo”. Ma lo diventa se si risolve in un via libera per reati gravi.

Scudo e sconto ai politici con la riforma della Corte dei Conti: il condono è retroattivo

La riforma emendamenti di fdi e fi: ok al testo in commissione

 

Nella notte tra martedì e mercoledì la maggioranza ha concluso le votazioni sulla riforma che stravolge e limita i poteri della Corte dei Conti. Con un emendamento finale che rende retroattivo lo sconto fino al 70% per gli amministratori e i funzionari condannati per danno erariale e il salvacondotto per i politici che saranno salvati presumendo il principio della loro “buona fede”. Norme approvate nelle ultime due settimane con altrettanti emendamenti dei relatori e a cui si è aggiunto il tocco finale: avranno carattere retroattivo, cioè si applicheranno anche ai giudizi in corso e che non sono arrivati a sentenza definitiva. E anche a quei casi definitivi ma in cui il soccombente non ha ancora pagato la somma dovuta.

Gli emendamenti sono stati approvati nella notte tra martedì e mercoledì dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera e sono firmati dal forzista Tommaso Calderone e dai meloniani Augusta Montaruli e Luca Sbardella. Prevedono, appunto, la retroattività delle norme relative all’articolo 1 del provvedimento. Il danno erariale viene reso sempre più difficile da contestare grazie a un salvacondotto per gli amministratori, per cui si presumerà sempre la “buona fede” e “fino a prova contraria”: la norma, fatta approvare da Montaruli e Sbardella, prevede uno “scudo” per tutti gli atti perché qualsiasi delibera viene sempre almeno “vistata” da un dirigente amministrativo; dalle delibere comunali e regionali fino ai rimborsi spese. Il danno erariale, dunque, verrebbe di fatto cancellato per politici e amministratori perché – presumendo la buona fede – non si potrà contestare la cosiddetta “colpa grave”, unico paletto rimasto per processare gli amministratori per danno erariale. Inoltre sarà retroattivo anche lo sconto fino al 70% (il limite è di due annualità) per amministratori e funzionari già condannati per danno erariale. È probabile, dunque, che molti procedimenti in corso salteranno.

La riforma arriverà in aula lunedì. L’obiettivo è arrivare a un primo via libera entro Pasqua anche per un altro motivo: lo scudo erariale per gli amministratori – giustificato con le opere del Pnrr – scade il 30 aprile e il governo intende prorogarlo almeno fino a fine anno.

La reazione dell’Associazione dei magistrati della Corte dei Conti è durissima: “Caos organizzativo, impoverimento e svuotamento delle funzioni saranno le prime conseguenze di una riforma con gravi ricadute sui cittadini, che hanno il diritto di avere un giudice indipendente, autonomo e garante del corretto utilizzo dei loro soldi”, spiegano nel comunicato. Le nuove norme producono “gerarchizzazione delle procure, forme di controllo a richiesta del controllato, segretazione di alcune delibere, pareri della Corte che scudano la responsabilità di amministratori pubblici, presunzione di buona fede dei politici. Si lascia il Paese orfano di un effettivo controllo delle finanze pubbliche”.

Ilaria, uccisa a coltellate dall’ex. E i genitori di lui erano in casa

Il corpo in un trolley. Ieri presidio contro i femminicidi

 
 

“Ci vogliamo vive”, recitava lo striscione esposto da un gruppo di studentesse al presidio all’Università Sapienza convocato ieri dalla rettrice Antonella Polimeni. Parole, appelli che si ripetono. Invano. Perché il “mai più” pronunciato dopo i femminicidi delle “due Giulie”, Cecchettin e Tramontano, tale non è stato. Così, mentre Messina piange ancora Sara Campanella, ieri a Roma la scoperta dell’ennesimo delitto ai danni di una giovane donna.

Ilaria Sula, 22 anni, ternana, albanese di nascita studentessa di Statistica. Il suo cadavere è stato ritrovato in fondo a un dirupo nella campagna di Poli, sui Monti Tiburtini, a 40 km dalla Capitale. A portarlo fin laggiù in auto, adagiata in un trolley da dove spuntavano fuori le gambe, per gli investigatori è stato il fidanzato, Mark Samson, 23 anni, italiano di genitori filippini. I due erano tornati insieme da un paio di mesi. Il giovane martedì sera aveva di fatto confessato, conducendo gli agenti della Squadra Mobile di Roma sul luogo del ritrovamento. “Mi dispiace per quello ho fatto”, aveva anche detto. Poi ieri, interrogato dai pm di Roma – l’aggiunto Giuseppe Cascini e la sostituta Maria Perna – ha scelto il silenzio su gran parte delle domande.

Strategia che non pagherà. Anche perché chi indaga sembra avere le idee chiare. E se non si possono distinguere i femminicidi per gravità, questo delitto sembra contraddistinguersi per efferatezza. E per alcuni particolari inquietanti.

Di Ilaria, infatti, che viveva in una casa per studenti in zona San Lorenzo, non si avevano notizie dal 25 marzo. Quella sera stessa, ricostruisce chi indaga, Mark l’ha uccisa con diverse coltellate – quante lo stabiliranno i medici legali – nella sua casa al quartiere Africano. E nell’appartamento, in quei minuti, c’erano anche i genitori del ragazzo. Questi, a caldo, hanno detto ai poliziotti di non essersi accorti di nulla. Gli investigatori non gli credono. La loro posizione ora è al vaglio degli inquirenti, saranno riascoltati, in quanto parenti stretti non possono essere indagati per favoreggiamento, ma tutti gli scenari sono aperti. Ieri sera il padre è stato portato in Questura, mentre l’appartamento è stato sequestrato.

Fatto sta che dopo il delitto, Samson ha caricato il corpo di Ilaria nel trolley e l’ha portato in auto, per poi guidare in direzione est, il più lontano possibile. In mezzo, il tentativo di ripulire la stanza dal sangue. Infine si è disfatto dell’arma del delitto, un coltello da cucina, gettandolo in un cassonetto.

Durante la settimana successiva, poi, sono seguiti i tentativi di depistaggio. Mark ha tenuto attivo il cellulare di Ilaria, ha risposto ai messaggi del papà della ragazza, Flamur (“Non ti preoccupare. Sto bene. Torno tra un mese”), poi ha disattivato i social. Infine – dice – ha gettato il telefono, che non è stato ancora ritrovato, in un tombino in zona Montesacro.

E pensare che Samson si era anche presentato a casa della ragazza, chiedendo notizie, dicendosi preoccupato. La storia, tragica, che si ripete.

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)

DAILY MAGAZINE

 

 

Accoltella un amico del rivale in amore, 34enne si costituisce dopo una breve fuga

 

SPARANISE – Si è costituito il 34enne tunisino accusato di aver accoltellato all’addome un coetaneo a Sparanise. Dopo essere stato localizzato nel pomeriggio di ieri dai carabinieri della Compagnia di Capua a Napoli, dove viveva da qualche tempo, il tunisino si è reso conto di non avere vie di fuga e si è spontaneamente presentato ai militari dell’Arma.

 

Ieri sera accompagnato dal suo legale di fiducia, si è così costituito presso la Stazione dei carabinieri di Sparanise. L’uomo, regolare sul territorio nazionale, già noto alle forze dell’ordine e con precedenti per reati contro la persona, dopo le formalità di rito, è stato denunciato in stato di libertà per lesioni personali gravi ed aggravate. La vittima, un uomo di Pignataro Maggiore, colpita con un coltello da cucina dal tunisino dopo essersi frapposta fra quest’ultimo e un suo amico nel corso di una violenta lite scaturita da motivi passionali, è tutt’ora ricoverata presso il reparto chirurgia d’urgenza dell’ospedale di Caserta, dove permane sotto osservazione, ma non in pericolo di vita.