La fine di una dinastia di camorristi nel Corsivaccio di Ferdinando Terlizzi
Per capire meglio qual era il clima dell’epoca basta leggere questa interrogazione dell’onorevole Cuscunà.
Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che: a Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, esiste un clima di pesante intimidazione camorristica; si tratta di una citta’ definita da attenti osservatori la ‘Svizzera dei clan’ perche’ si troverebbe al centro di vaste e complesse operazioni di riciclaggio di denaro sporco, dove tutto deve essere tranquillo affinche’ i clan possano operare nella piu’ completa pax mafiosa; una recente campagna giornalistica ha rilevato che il sindaco di Pignataro Maggiore, Giovan Giuseppe Palumbo, nipote acquisito del capo della camorra Vincenzo Lubrano, da anni terrebbe chiuse in un cassetto le lettere delle competenti autorita’ con le quali lo si invitano ad acquisire beni sequestrati a potenti e sanguinari clan camorristici mafiosi, quelli di Raffaele Ligato e di Angelo Nuvoletta, latitante condannato all’ergastolo per l’omicidio del giornalista del Mattino Giancarlo Siani; lunedi’ 19 giugno, poco prima dell’inizio di un consiglio comunale dedicato alla legalita’ e, appunto, all’acquisizione dei beni dei clan, la moglie del boss Raffaele Ligato, sorella del capo clan Vincenzo Lubrano, e quindi anch’essa zia acquisita del sindaco, ha fatto irruzione nella casa comunale e ha inveito contro gli amministratori presenti e, soprattutto, contro il ‘giornalista stronzo’ che ha fatto parlare troppo della vicenda, smascherando gli insabbiamenti del sindaco; un riferimento minaccioso al giornalista Enzo Palmesano, componente l’Assemblea nazionale di AN, gia’ minacciato di morte due anni fa per il suo impegno anti-camorra; la successiva riunione del consiglio comunale si e’ svolta in un clima che e’ facile immaginare, senza che nessuno osasse proporre di non tenere la riunione per protesta; addirittura, in un crescendo di paura e di omerta’, verso mezzanotte si e’ appreso che non potevano essere lette le lettere delle competenti autorita’ sulla delicata questione dei beni dei clan perche’ il sindaco le aveva ‘dimenticate’; in verita’ ‘dimenticate’ non solo quella sera, ma da anni -: ove i fatti di cui sopra rispondano a verita’, se non si ritenga di intervenire immediatamente per lo scioglimento del consiglio comunale di Pignataro Maggiore, ostaggio della piu’ plateale e pesante intimidazione mafiosa; quali iniziative di propria competenza si intendano prendere, ivi compreso il ricorso alla magistratura, a carico del sindaco di Pignataro Maggiore, che in un’informativa della stazione carabinieri, pubblicata dalla stampa locale, definisce ‘testa di cuoio di Abbate e Ligato’ (i temibili killer del gruppo di fuoco della camorra pignatarese; il primo oggi pentito, il secondo marito della protagonista dell’incursione camorristica alla casa comunale); se sia tollerabile ad avviso dell’interrogante che un’amministrazione comunale si regga sull’intimidazione camorristica che mette a tacere le forze politiche di opposizione; quali iniziative si intendano adottare per tutelare l’incolumita’ del giornalista Enzo Palmesano, componente l’Assemblea nazionale di AN, nel mirino dei clan e di campagne di diffamazione e di delegittimazione portate avanti da esponenti politici evidentemente ispirati dalla camorra, contigui o addirittura organici alle cosche camorristico-mafiose che da oltre un quarto di secolo tengono in ostaggio Pignataro Maggiore, la ‘Svizzera dei clan’. (4-30639)

Clan Lubrano-Ligato genesi
Il clan Lubrano-Ligato è un sodalizio camorristico, operante nel territorio del comune di Pignataro Maggiore, nella provincia di Caserta. Attualmente, secondo le indagini, solo la fazione dei Ligato è ancora attiva all’interno del clan. Il pentito Abate, collaboratore di giustizia, ed il capoclan Ligato, a cavallo tra gli anni ’70 e 90, commisero 477 omicidi, per ordine della Banda della Magliana, di Cosa nostra e del Clan Nuvoletta.
Stori
Il clan è stato fondato nel 1965 da Vincenzo Lubrano. Lubrano, consuocero dell’allora potente boss di Marano di Napoli, Lorenzo Nuvoletta, ha sempre mantenuto stretti rapporti con i Nuvoletta e, attraverso di loro, ha iniziato a intrattenere rapporti con Cosa Nostra, in particolare con Totò Riina ed i Corleonesi. Gaetano Lubrano, fratello di Vincenzo, è stato un consigliere molto ascoltato dei fratelli Nuvoletta.
I rapporti tra la famiglia Lubrano e i Corleonesi erano così stretti che Riina partecipò da latitante al matrimonio di Gaetano Lubrano, in compagnia di altri mafiosi come Leoluca Bagarella e Giuseppe Calò.
Vincenzo Lubrano è stato descritto dai media come un potente e sanguinario boss, che insieme al boss di Cosa Nostra Giuseppe Calò, fu condannato all’ergastolo per l’omicidio di Franco Imposimato, avvenuto nel 1983. Oltre ai rapporti storici con i Nuvoletta, la famiglia Lubrano è stata anche molto vicina agli Orlando, e secondo le indagini, i figli di Gaetano Lubrano, Armando, Raffaele e Vincenzo, sarebbero i principali fiduciari del boss Antonio Orlando.
I Ligato, all’inizio un sottogruppo dei Lubrano, iniziarono a guadagnare spazio all’interno dell’organizzazione, dopo la caduta di gran parte dei vecchi capi. Il boss storico dei Ligato è stato Raffaele Ligato (1948 – 22 ottobre 2022) Dopo il suo arresto il clan fu comandato dai suoi due figli, Antonio Raffaele Ligato e Felicia Ligato. Infatti, gli inquirenti considerano la famiglia Ligato erede del clan storico Lubrano.
Fatti storici
Nel 2002, il clan dei Casalesi ha ucciso Raffaele Lubrano, figlio di Vincenzo. Secondo gli inquirenti, l’omicidio è stato deciso dalla fazione Schiavone per riaffermare la supremazia dei Casalesi.
Il 4 settembre 2007, all’ospedale di Caserta, è morto a 69 anni il capo del clan, Vincenzo Lubrano, dopo una lunga malattia e durante gli arresti domiciliari.
Il 16 luglio 2018, il GIP del Tribunale di Napoli ha condannato i fratelli Giuseppe e Gaetano Lubrano, figli di Vincenzo, per minacce e violenza privata nei confronti del giornalista Salvatore Minieri.
A cavallo fra gli anni ’70 e ’80, il pentito Abate ed il capoclan, commisero precisamente 477 omicidi, per ordine della Banda della Magliana e Cosa Nostra.
Il braccio destro dei Ligato, Fabio De Gennaro, nell’anno 2019 fu protagonista di una protesta nel carcere di Secondigliano, accoltellando un agente della Polizia Penitenziaria. È stato, secondo i collaboratori, uno dei più sanguinosi killer della batteria Lubrano-Ligato sin dagli anni 2000.
Il 27 maggio 2020, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, a carico di Francesco “Cicciariello” Schiavone del clan dei Casalesi per essere il mandante dell’omicidio di Raffaele Lubrano, figlio di Vincenzo, avvenuto nel 2002.
Il 18 maggio 2021, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale del Riesame di Napoli, a carico di altre 4 persone del clan dei Casalesi per l’omicidio di Raffaele Lubrano, figlio di Vincenzo, avvenuto nel 2002.
Fatti recenti
Secondo gli ultimi rapporti della Direzione Investigativa Antimafia, il clan Ligato, attraverso le nuove generazioni ha saputo ricostituire una stabile struttura organizzativa, con suddivisione dei ruoli, allo scopo di monopolizzare il mercato delle sostanze stupefacenti a Pignataro Maggiore.
Il 22 ottobre 2022 è morto lo storico boss del clan Ligato, Raffaele Ligato, all’età di 74 anni. Ligato era detenuto in regime di 41 bis al Carcere di Opera, dove stava scontando l’ergastolo.