mercoledì 17 febbraio 2010

(12) DETENUTO… PER SFIZIO DEL GOVERNO…
IN ATTESA DI GIUDIZIO…
ASSOLTO DOPO 17 ANNI


Io ho avuto tre esperienze carcerarie. Nella prima, la più traumatizzante, a Poggioreale, accusato, ( col teorema del cornuto ), e poi assolto dal reato di camorra per la truffa dell’Aima, ho avuto, come detto, due compagni di cella, Ciro Formicola e Giuseppe Zofra. Nella seconda, per una presunta evasione di Iva, ( col teorema del “lui non poteva non sapere”), tratto in arresto assieme a Biagio, Franco e Davide Passarelli, nel carcere sammaritano, ho avuto come compagno di cella Angelo Affinita. Nella terza, presso il carcere di Cassino, per una presunta bancarotta, ( sottrazione di alcuni quadri d’autore, che avrei rubato a me stesso, legata alla mia attività di manager dell’Unicoop ), prima Marco Simone, un giovane di Mignano Montelungo, accusato di essere l’assassino di una vecchietta, poi risultato innocente, e successivamente due casertani: Giorgio Marano, l’autista del pentito Dario De Simone, coinvolto in Spartacus e condannato all’ergastolo e Nino Placido Tonziello, una persona di buona famiglia, coinvolto chissà come, in un duplice omicidio. Questo, per quanto mi riguarda, è il carcere.


Ma chi era invece, effettivamente, per la giustizia, Ciro Formicola, il mio primo compagno di cella? L’ho scoperto dopo, cliccando il suo nome sul sito Internet. Don Ciro Formicola era il boss reggente della famiglia di via Taverna del Ferro a San Giovanni a Teduccio a Napoli ( zona conosciuta come “il bronx” ), appoggiata dai potenti Mazzarella, che è stata coinvolta durante tutti gli anni novanta in una sanguinosa faida con la famiglia Altamura della stessa zona. Nel dicembre del 2005 è stato gambizzato Pasquale Formicola, figlio di Ciro Formicola e nipote del boss del bronx di San Giovanni Bernardo Formicola. Ciro Formicola è stato destinatario dapprima di un’ordinanza per un duplice omicidio ( per cui è stato condannato all’ergastolo in primo grado nel 2001 e diventata definitiva l’anno scorso ) e un anno e mezzo più tardi, nel 2002, di un’ordinanza per il triplice omicidio Altamura per cui è stato condannato al carcere a vita ed è in attesa del processo d’appello. Ciro Formicola, quindi, resta in carcere. In cella, il boss di San Giovanni a Teduccio, è trattenuto da una sentenza, già definitiva, all’ergastolo per il delitto di Giovanni Altamura e Salvatore Cuccaro. Formicola è accusato di aver ordinato quel duplice omicidio che si inserisce nella faida in atto nel Bronx, ovvero nella zona di via Taverna del Ferro a San Giovanni a Teduccio, dove tra il 1992 e per i cinque anni successivi si scatenò una furia criminale che lasciò sull’asfalto dodici vittime. Guerra scoppiata tra i Formicola e la famiglia camorrista degli Altamura con ingerenze dei gruppi di San Giovanni e di Barra, per il predominio nel quartiere. Guerra che toccò l’apice della ferocia con il triplice omicidio del 1993 in cui furono trucidati Gaetano Altamura e i suoi due figli, Raffaele ed Eduardo. Il raid fu eseguito come risposta all’omicidio del boss Gaetano Formicola avvenuto nel giugno di quello stesso anno. Gli autori del triplice omicidio mascherati con barba e baffi finti erano riusciti a farsi aprire dagli Altamura spacciandosi per poliziotti e dopo essersi introdotti nell’abitazione li avevano freddati mentre i tre erano intenti a guardare la televisione. A dare credito all’accusa, di quel terzetto, faceva parte …anche Ciro, il mio compagno di cella.



Sono trascorsi quasi dieci anni - dal giorno del mio primo arresto - ed ogni anno puntualmente, nel mese di luglio, cado in depressione. Inevitabilmente, anche con sforzi notevoli, non riesco a scacciare quelle ombre, quei ricordi, quelle drammatiche sequenze, che da uomo libero e incensurato mi trasformarono in delinquente incallito. Ogni anno, puntualmente, mi viene una frenesia: non riesco a stare in mezzo alla strada appena cala la sera. Anche se mi trovo in mezzo alla gente il mio pensiero corre ai quei tristissimi giorni. Una depressione - credo - aggravata dall’esistenza che conduco che non è nè facile nè sopportabile. A volte, in questi frangenti mi viene d’impulso un istinto suicida. Debbo fare sforzi sovrumani per resistere. Poi penso che ho superato momenti peggiori e mi faccio forza. Mi faccio coraggio principalmente pensando, tra me e me, che metterò anche questo nel conto finale... in quel conto dove ho inserito “tutti quelli che hanno contribuito al farmi scende negli Inferi”. Farò come Cavasso? ( Che uccise 7 persone ); farò come Valentini o Mensorio? ( che si suicidarono)… Ma! … “A’ cerevelle è na sfoglia e cipolla”.

( 12 – In galera, in galera – continua )

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