giovedì 18 febbraio 2010

(16) Prendiamo un episodio a caso. E ritorniamo, quindi, al dispaccio dell’Ansa. “Inchiesta Phoney Money: Intrecci in Campania”.

(Ansa) - Aosta 5 Nov: l’inchiesta phoney-money lobbing, avviata dal sostituto procuratore di Aosta David Monti, avrebbe elementi in comune con quella avviata dalla procura della repubblica di Santa Maria C.V. (Caserta) relativa a presunte irregolarità compiute nella costruzione della base nato di Gricignano. Nei giorni scorsi infatti il magistrato aostano ha inviato a colleghi campani alcuni atti relativi all’inchiesta sulla presunta costituzione di una associazione segreta che, a detta degli inquirenti, avrebbe interferito nella vita dello stato e condizionato la nomina di cariche istituzionali”.
“Nell’ambito dell’inchiesta lobbing, Monti ha infatti sentito, come persona informata sui fatti, l’impresario Francesco Coppola che si era aggiudicato l’appalto per la costruzione del villaggio della base Nato, inaugurato di recente e che ha richiesto un investimento di 140 milioni di dollari. Per partecipare alla gara d’appalto Coppola si è avvalso della consulenza del suo compaesano Enzo De Chiara, l’italo-americano ben introdotto negli ambianti politici statunitensi e del nostro paese e considerato dagli inquirenti uno dei capi della presunta associazione segreta. Per quella consulenza, iniziata nel 1989, con durata decennale, De Chiara aveva pattuito un compenso di 2 milioni e 800 mila dollari. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un’inchiesta sulle modalità di appalto e costruzione della base Nato di Gricignano in Provincia di Caserta”. - 18:49 - Ansa”.
Continuamente sollecitato, con fornitura di materiale probante ed inedito, da Vincenzo Coppola, io, Biagio Salvati e Antonio Tagliacozzi, iniziammo una campagna stampa per bloccare la costruzione del Villaggio U.S. Navy. Ma non ci riuscimmo. Gli interessi mafiosi ed economici erano fortissimi. Il sistema di corruttela era penetrato in ogni luogo: ministeri, tribunali, regione, provincia, comune, polizia, finanza, banche comprese!
Io scrissi vari e pesanti articoli che denunciavano i retroscena della mastodontica speculazione, servendomi, in particolare, delle numerose e articolate interrogazioni parlamentari dell’On. Mario Gazzilli di Forza Italia e delle informazioni riservate che mi passava Riccardo Scarpa, mio primo maestro in giornalismo, inviato de “Il Tempo”, che riceveva indiscrezioni direttamente dai servizi segreti americani e dalla C.I.A. in particolare.
La Società “Mirabella S.G.”, che faceva capo alla famiglia di Cristofaro Coppola, presentò nei miei confronti una citazione per danni, con richiesta della somma di tre miliardi, che avrei dovuto pagare assieme al direttore dell’epoca Roberto Tumbariello, a mezzo dell’avvocato Adolfo Russo da Caserta. Anche Salvati venne citato. Non soddisfatti, i Coppola, presentarono anche una querela nei miei confronti. Nella circostanza, non potetti essere difeso dal mio storico difensore, l’avvocato Giuseppe Garofalo - perchè questi difendeva i Coppola - e feci ricorso all’avvocato Arturo Frojo di Napoli che era anche l’avvocato difensore del giornale. Dopo il mio interrogatorio la querela venne archiviata. Avevo esercitato il mio “diritto-dovere” di cronista. Il diritto-dovere, però, per molti magistrati è come la gomma masticante. Viene riconosciuto a loro piacimento. Dipende molto dalla tendenza politica del giudicante. Un poco come la pensava Giovanni Giolitti: ”La legge per gli amici va interpretata. Per i nemici va applicata”.
“Ma quale “diritto-dovere del cazzo”, sbottò l’avvocato Italo Madonna, e per conto della Mirabella, si oppose all’archiviazione. E allora dovetti difendermi. Ma com’erano andate effettivamente le cose? Ecco una breve storia dei fatti dell’epoca.
Sulla vicenda U.S. Navy scrissi oltre 40 articoli, a partire dal mese di maggio 1996, ma i Coppola si lamentarono, attraverso la citazione e la querela, solo di alcuni articoli. Faccio soltanto alcune osservazioni per dimostrare che non scrissi articoli a “testa di cazzo”. La Mirabella S.p.A. si lamentava di aver avuto un danno economico. Danno arrecato in senso generico, in seguito alla campagna stampa. Danno di tre miliardi. Io e gli altri giornalisti che ci occupavamo del caso pensammo – e pensammo bene – di essere nell’ambito del “diritto-dovere” di cronaca. Quale diffamazione si può ipotizzare se il giornalista riporta una interrogazione parlamentare virgolettata? La Mirabella sostenne che era stata diffamata perché avevamo scritto che aveva sborsato un milione di dollari. Bene. Io lo scrissi quando David Monti P.M. di Aosta (oggi defenestrato) ebbe ad interrogare Francesco Coppola (notizia confermata con due mesi di ritardo dall’Ansa con lancio del 5.11.1996 ore 18,49) il quale confermò al piemme di aver pagato una… parcella di lobbing ( leggi tangente).
Io ero tranquillo perché avevo tutti i documenti, anche quelli americani, sul suicidio del colonnello Boord, sul Pentagono e sul Congresso. Avevo perfino il discorso in inglese pronunciato dall’Ambasciatore americano in Italia Tom Foglietti. Inoltre la Mirabella si lamentava che la mia campagna stampa era niente altro che “un complotto” politico con la connivenza di Ferdinando Imposimato e Lorenzo Diana. Niente di più sbagliato. Non ho mai avuto confidenza con i due, specialmente perché entrambi, hanno sempre cavalcato la tigre della sinistra, che io tengo letteralmente sulle palle. Sulla vicenda furono scritti 180 articoli da tutti i giornali d’Italia. Oltre ai lanci delle Agenzie e le televisioni. Io stesso con “Mediapress”, realizzai un servizio tradotto in inglese che fu mandato in America.

( In galera, in galera 16° - Continua )

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