domenica 21 febbraio 2010

25° - Il mio arresto è stata una bella sberla in faccia e quasi la fine della mia vita...

(25) Altrimenti sarei stato ancora a marcire nel Padiglione Genova del Carcere di Poggioreale! Scherzi a parte, per me è stata una bella botta. Anzi una sberla, che mi ha completamente distrutto.


All’epoca ero incensurato, avevo il porto d’armi di pistola ed il passaporto, ero cronista giudiziario del “Corriere del Mezzogiorno” – l’inserto quotidiano del “Corriere della Sera” – ero direttore responsabile della rivista a tiratura nazionale, edita dal criminologo romano Carmelo Lavorino, “Detective&Crime”, dell’Agenzia “Mediapress”, (che dava i servizi girati a “TCN”, “Tele Capri Notizie” e al Gruppo di “Mediaset” ), della tv “New Antenna Sud” e responsabile delle relazioni esterne di un importante Gruppo agro-alimentare. Avevo maturato, insomma, esperienze validissime nella cronaca e nell’informazione. Avevo fondato e diretto testate giornalistiche: giornali, riviste, radio e tv libere.

Non ero, quindi, un “signor nessuno”, tanto da poter passare inosservato. Il mio arresto avrebbe fatto clamore. E’ questo e niente altro quello che si aspettano i piemme dalle loro indagini: il clamore. Il grande risalto sul giornale delle loro gesta. Sì! Facevo notizia. Perciò, anche per questo, oltre che per il fastidio che davo ad alcuni procuratori della repubblica, sono stato arrestato. Ero un cronista inserito a livello nazionale. Tanto è vero che a febbraio del 1996, il giornale da me diretto, “Detective&Crime”, edito dal noto criminologo Carmelo Lavorino, era balzato agli onori della cronaca nazionale per il caso Pacciani. Così commentò l’avvenimento l’Ansa:

“Soddisfazione per il verdetto del “processo Pacciani” emesso lo scorso 13 febbraio dalla Corte di Assise d’Appello del tribunale di Firenze, è stata espressa dal giornalista casertano Ferdinando Terlizzi, da circa tre anni direttore responsabile della rivista a tiratura nazionale “Detective&Crime”, che ha messo a disposizione un pool investigativo coordinato dal noto criminologo Carmelo Lavorino, investigatore ed editore del “magazine”, unico in Italia per il suo genere. Terlizzi, originario di Santa Maria Capua Vetere, da oltre 30 anni nel campo giornalistico, ex cronista giudiziario del “Roma”; già direttore di numerose testate di Terra di Lavoro, tra cui la prima emittente locale del capoluogo della provincia di Caserta, ha affermato che “la sentenza di primo grado ribaltata dall’ appello, deve far riflettere sul conflitto tra i due verdetti e sul ruolo che in questi anni hanno avuto la maggior parte dei mass-media accanitisi sulla colpevolezza del contadino di Mercatale”. La strategia difensiva per il giudizio di appello fu presentata dallo stesso Terlizzi, e da Lavorino nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso la Sala Stampa Estera a Roma il 5 ottobre scorso. In quella occasione, alla presenza degli avvocati Bevacqua e Fioravanti, del criminologo Prof. Francesco Bruno - consulente della rivista, del presidente della Commissione Cultura della Camera, on. Vittorio Sgarbi, del deputato Alessandro Meluzzi, dell’avvocato Nino Marazzita e dell’ avvocato Raniero Valle, fu anche annunciata la costituzione del comitato per una “Giustizia Normale”, il cui programma prevedeva, al primo punto, che fosse stata resa giustizia a Pietro Pacciani in carcere da più di tre anni perché accusato di essere il “Mostro di Firenze”. In questi ultimi mesi, la rivista “Detective & Crime”, (con redazione Campana presso l’Agenzia Giornalistica “Mediapress”, di Santa Maria Capua Vetere, struttura coordinata dal giornalista Biagio Salvati ) è stata menzionata più volte su numerosi quotidiani a diffusione nazionale ( ma anche esteri) tra cui Il Mattino, Il Corriere della Sera, Il Tempo, Il Giorno, Il Giornale, La Repubblica, La Stampa, Il Giornale d’Italia, Il Messaggero, e su periodici come L’Italia Settimanale, Panorama, L’Espresso, Focus, e delle reti televisive della Rai, Fininvest e Telemontecarlo. Il direttore responsabile di “Detective & Crime”, Ferdinando Terlizzi, ha preannunciato un nuovo caso giudiziario di rilevanza nazionale del quale si interesserà tra breve la rivista e che riguarderà un episodio accaduto in Campania”.

Si trattava dell’omicidio di due bambine, violentate e bruciate in una discarica di immondizia a Ponticelli ( Napoli), i cui presunti assassini - tre giovani del luogo - furono condannati all’ergastolo. Carmelo Lavorino e io, decidemmo di dare una mano ai ragazzi, per accreditare la tesi delle loro innocenza. Poi non se ne fece niente, per il semplice fatto che gli imputati si accontentarono di ottenere benefici fuori dal carcere, dopo aver scontato vari anni di reclusione.
Questo per dire che non ero il “pincopallino” che alcuni vogliono far credere. Tuttavia, per le sofferenze che ho patito, per gli affetti che ho perduto, per il posto di lavoro, per la dignità, mai più riconquistata, l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”, consentitemi, me la sbatto nel culo!

Debbo precisare, ad onor del vero, che già il Tribunale del Riesame, dopo appena dieci giorni dal mio arresto, mi scarcerò, escludendo la mia partecipazione a clan camorristici. Le prove addotte a mia discolpa? Tantissime! Una, la più semplice? L’avvocato Giuseppe Garofalo, mio storico difensore, aveva esibito al Tribunale della Libertà, centinaia di miei articoli, scritti negli anni precedenti, contro i “clan” camorristici della zona. Ed è per questi motivi che oggi io sono allibito ed ho paura di una giustizia che non è serena. Credo di non essere il solo. Sono terrorizzato nel pensare che vi sono giudici che calpestano la legge. Quella stessa legge che loro dovrebbero applicare. Spesso, però, la legge - “è quella legge” - come spiega Leonardo Sciascia, ne “Il giorno della Civetta”, - “che nasce dalla ragione ed è ragione, una legge di un uomo che nasce dai pensieri e dagli umori di quest’uomo, dal graffio che si può fare sbarbandosi o del buon caffè che ha bevuto l’assoluta irrazionalità della legge ad ogni momento creata da colui che comanda, dal questore, o dal giudice da chi ha la forza, insomma”.

( In galera, in galera -25° - Contimua)

Nessun commento:

Posta un commento