giovedì 25 febbraio 2010

28° - La giustizia degli uomini

(28) “Del resto la giustizia cammina sulle gambe degli uomini”.

“Proprio per questa limitatezza degli umani sarebbe il caso di evitare i processi indiziari, o per lo meno di essere più prudenti. L’errore si annida nelle deduzioni e nelle induzioni apparentemente perfette. Allo stesso modo è necessario un uso più meditato di periti e consulenti. Spesso sono invocati come il deus ex machina, che scenda dal cielo per sollevare le giurie dai dubbi, ma spesso non sanno niente, si atteggiano ma di notevole hanno solo il parruccone dei titoli accademici. Pensiamo al caso di Una Bomber, ad esempio, con la corte di scienziati che hanno appeso per i piedi un pover’uomo, rovinato comunque vada”. “Fa ribrezzo che la tecnologia avanzata non abbia avuto accesso nei palazzi di Giustizia. Non ci sia informatizzazione se non a macchia di leopardo e si viaggi ancora con milioni di pagine di carta. Un processo medio provoca il disboscamento, causa fotocopie, di una foresta amazzonica, ma in questo caso gli ecologisti restano ammirati. Ormai le più piccole aziende lavorano su basi elettroniche, invece da noi non c’è ancora una banca dati dei processi e delle sentenze accessìbile agli stessi magistrati”. “A questo punto ho finito di dire la mia. E già che avete la barba, emetto pure la morale della favola. E impossibile che la giustizia diventi una macchina infallìbile. Esisterà sempre una verità processuale diversa da quella storica. Ma qualcosa si può fare. Mi accontento di una giustizia normale, che non si accanisca sulle persone”.


“L’inferno dei presunti innocenti” è questo il titolo che Davide Giacalone ha voluto dare ad un capitolo del libro “Malagiustizia” che è talmente aderente al mio pensiero ed alla mia indignazione ( ma credo che sia aderente a tutti i casi in cui, un personaggio, venga accusato, arrestato, processato e assolto da un gravissimo reato di camorra come il 416 bis ) che ho voluto sobbarcarmi un ulteriore correzione di questo capitolo – appena sono venuto a conoscenza del libretto – per inserire alcuni passaggi che ritengo fondamentali. Spero ardentemente che – anche voi - che leggete in questo momento possiate indignarvi.
“Non esiste alternativa - scrive infatti Giacalone - “seria e civile ad avere fiducia nella giustizia. La giustizia italiana, però, non merita fiducia. La colpa come spesso capita nelle cose di casa nostra, non è interamente attribuibile all’uno od all’altro e risiede in un costume mentale e morale secondo cui si ritiene che questa sia una faccenda riguardante i magistrati, forse i cancellieri e nei giorni di festa anche gli avvocati. Invece riguarda i cittadini. Taluno, forse, potrà ritenere ovvio il diritto ad essere considerati innocenti, almeno fino a quando una sentenza definitiva non abbia stabilito il contrario. Si sbaglia. Si sbaglia ed, evidentemente, ha scelto di coprirsi gli occhi e non osservare quel che gli succede attorno. Il diritto ad essere considerati innocenti viene quotidianamente ed incivilmente calpestato.
L’articolo 6 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo al suo secondo comma recita: “Ogni persona accusata di un reato e presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata. La Costituzione Italiana all’art. 27 afferma: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Il concetto è simile addirittura identico nelle finalità ma preferisco il diritto all’innocenza piuttosto che quello alla non colpevolezza. A parte le preferenze, però, noi sappiamo che il diritto riconosciuto dalla Costituzione Italiana non è affatto tutelato dai tribunali italiani. Vediamo come questo fondamentale diritto viene negato, e vediamo come la Corte Europea ha già, per questo, emesso delle condanne. Quando il cittadino viene indagato, magari con l’applicazione di misure cautelari e, quindi, trattenuto in carcere, quando, poi, viene processato, non deve vedersela solo con la giustizia dei Tribunali, no. Egli diventa anche carne da macello offerta in dono ad un sanguinario sistema dell’informazione. Non si capirà mai nulla di come concretamente funziona la giustizia (e di quanto pesanti possono essere le ingiustizie) se non si tiene presente questa, assai poco ammirevole, evoluzione tecnologica della diffamazione legalizzata. Esiste lo abbiamo visto, una garanzia costituzionale che prevede, per ogni cittadino, la presunzione d’innocenza fino a quando, in via definitiva, la giustizia non abbia stabilito il contrario. Di questa garanzia, fattualmente, non si tiene molto conto nell’amministrare la giustizia, ma, almeno formalmente, non la si può certo negare o considerare decaduta. Sul fronte giornalistico, invece, l’unica presunzione che esiste e la presunzione di colpevolezza. Della serie: sbatti il mostro in prima pagina. L’innocenza non fa spettacolo se non riconosciuta a chi era già stato ritenuto colpevole.




( In galera, in galera – 28° puntata – continua

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