giovedì 25 febbraio 2010

29° - L'innocenza? non esiste

(29) Ma quando ancora un cittadino ha il diritto di essere considerato innocente l’unico spettacolo che viene imbandito e quello della sua colpevolezza.

Questo meccanismo è autenticamente cannibalesco cieco nel suo desiderio di sangue. Cercherò di chiarire perchè. Tanto per cominciare esso non è deprecabile solo quando massacra persone che saranno poi riconosciute innocenti, non ha nessuna importanza se la persona indagata, o imputata, sia o no veramente colpevole. Mettiamo che lo sia, in questo caso esiste una proporzione fra il reato che ha commesso e la pena che dovrà scontare. Tale proporzione va a farsi benedire se la questione viene data in pasto alla stampa. Faccio un esempio, che è solo apparentemente paradossale. Se mi beccano a correre in autostrada, e mi fotografano con le apposite macchinette, mi mandano a casa una salata e meritata multa.

E ben mi sta. Ma se quella foto, già che ci si trovano, la passano anche alla stampa, ed esce una bella serie di articoli in cui si dice: “ecco il pazzo che potrebbe uccidere i vostri bambini”, allora mi sento vittima di un’ingiustizia. Primo, perché non ho mai ucciso nessuno: secondo, perché non sono pazzo; terzo, perché non sono il solo a correre in autostrada. E se qualcuno replica alle mie proteste dicendomi: “ma lei che vuole? lei è sicuramente colpevole, stava veramente correndo in autostrada”, allora reagisco dandogli del pazzo, perché confonde i dati logici del problema: l’essere vero un elemento non rende vera la storia inventata e raccontata dai media.
E non sono mancate simili esagerazioni, come descrizioni dettagliate di cose inesistenti, del tipo: arrestato Tizio che aveva un sontuoso attico pluribalconato, con piscina e giardino pensile, e voleva farlo passare, l’indegno per una cantina. Quel signore, magari, abita all’ultimo piano senza ascensore, dispone di un terrazzino dove stende i panni, non ha piscina, ma solo una vasca da bagno, possiede tre piante di gerani che espone alla finestra, utili anche contro le zanzare, e non ha mai tentato di far passare tutto ciò per una cantina, ha solo fatto presente che alla casa è annessa una cantina. A quel punto c’è solo da sperare che il Tizio in questione abbia un po’ di senso dell’umorismo, e sappia prenderla con un sorriso. Altrimenti si mette ad imitare il Michael Douglas di “Un giorno di ordinaria follia”. Insomma, non poche sono le vittime di un’informazione che mente alludendo, che lascia intendere, che smozzica a piacimento la realtà. “I media industriali - ha scritto Paul Virilio - si avvalgono di una strana depravazione delle leggi democratiche. Infatti se la televisione e, per osmosi, la stampa non dispongono a priori della libertà di diffondere notizie false, la nostra legislazione concede loro il potere esorbitante di mentire per omissione censurando e sottoponendo a interdetto le notizie scomode o che potrebbero nuocere ai loro interessi”.
II secondo motivo per cui il meccanismo del “mostro in prima pagina”, è un meccanismo sanguinario, sta nel fatto che esso annulla tutta una vita in un’unica e ancora non dimostrata vicenda. Questa è, credo, l’ingiustizia più pesante, più incivile che si subisce. Ed è questo meccanismo, non la vergogna ( come qualcuno ha sostenuto con infinito cinismo) che provoca l’annullamento della persona e fa scattare il desiderio dell’ autoeliminazione, del suicidio. Come si fa a sopravvivere se si è dedicata la propria vita a delle cose, magari a degli ideali, a delle battaglie, e poi ci si ritrova sulla bocca di tutti come dei delinquenti? Come si fa ad accettare che tutti i propri meriti nei confronti della collettività non contino più assolutamente nulla, mentre i propri errori divengono tutto?
Sull’interazione fra la scena giudiziaria ed il sistema della comunicazione ha scritto Daniel Soulez Larivière, evidenziando come sia difficile, nella situazione da circo mediatico-giudiziario che si è creata difendere i diritti di quanti, per una ragione o per un’altra, sono impopolari. Talora è proprio la magistratura giudicante a dovere fare da scudo contro il pericolo di giudizi prematuri e del tutto extragiudiziali. Ma il problema resta quello della magistratura inquirente, sono, infatti, i pubblici ministeri ad avere scoperto di maneggiare un’arma devastante: l’uso dei mezzi di informazione. La giustizia, insomma, corrotta a mezzo stampa. L’uso che se ne è fatto è smodato, tanto da sembrare ingenuo: certe armi, infatti, si rivoltano sovente contro chi crede di averle in mano. Qualche lettore potrà ritenere che le critiche all’uso giudiziario dei mezzi di informazione, vengono sempre dal fronte degli incalliti garantisti, o da coloro che si affannano a farsi passare per vittime, e che, invece il magistrato, che spiffera tutto ai giornalisti suoi amici, è da elogiare per il dimostrato desiderio di pubblicità e trasparenza. A costoro propongo di leggere cosa ne pensa un signore che ha esperienza diretta della giustizia: Tommaso Buscetta. Egli parla di quanto avvenne in Italia, nel 1992: “Fui molto deluso dalla baraonda che circondava le indagini e i processi.. Rispetto a otto anni prima, il peso della stampa era enormemente cresciuto. I giudici erano preoccupati dai titoli dei giornali. Giovanni Falcone mi aveva interrogato per tre mesi. Da solo, scrivendo a mano i verbali. La polizia aveva effettuato 2600 riscontri alle mie dichiarazioni senza essere disturbata da nessuno. (...)

(In galera, in galera 29° puntata – continua )

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