giovedì 25 febbraio 2010

35 - La vicenda AIMA - assoluzione dopo 17 anni....

(35) Ne volete un’altra? Per la mia vicenda dell’Aima? Ricordate? Ha scritto in proposito il giudice per le indagini preliminari di Napoli, Isabella Iaselli:


”Non significa che ogni imprenditore che abbia avuto contatti con la camorra divenga per tale motivo camorrista, dovendosi individuare almeno tre figure di imprenditore, ovvero:
1) L’imprenditore vittima che paga le tangenti e subisce in proprio il conseguente danno patrimoniale perché vinto dalla forza di intimidazione della camorra al punto da non riuscire neppure a denunciare il fatto;
2) l’imprenditore illecito che accetta di soddisfare le richieste della camorra sempre per timore, ma si avvale di mezzi fraudolenti quali false fatturazioni, truffe, falsi, evasioni fiscali, per scaricare sulla collettività o sul cliente il costo di tali richieste;
3) l’imprenditore camorrista che decide di liberarsi del suo ruolo di vittima e di aderire in toto alle scelte della camorra, accettando di farla entrare nella gestione del lavoro al fine di curare i rapporti con i terzi ( clienti, operai, ) avvalendosi della forza di intimidazione del clan con indiscutibili vantaggi per l’impresa stessa”.
E meno male che poi il Tribunale, ( Prima Sezione, Presidente Gabriella Casella, giudici Francesco Cananzi e Carlo Modestino), a dicembre del 2003, ha completamente scompaginato l’impianto accusatorio rendendo giustizia a molti e mandandomi assolto da tutti i capi di imputazione. E’ stata la fine di un incubo durato 17 anni! Oggi nel febbraio 2010 sono ancora in attesa della motivazione della sentenza di assoluzione. Non mi stancherò mai di ripeterlo: il piemme antimafia che mi ha fatto arrestare, ha dato credito alle accuse artatamente prefabbricate dalla Guardia di Finanza, con circostanze ed argomenti inventati di sana pianta. Il perché è presto detto. Prima, perché sapevo troppe cose sul loro conto, specialmente nel periodo in cui sono stato amministratore dell’Unicoop, e avevano paura che io parlassi; poi perché avevo attaccato duramente molti magistrati, e dovevo, quindi, essere messo a tacere, o quantomeno dovevo sembrare “inquinato” come personaggio, proprio come è successo a Jannuzzi e Surace. Il clichet è sempre lo stesso! Rendere meno autorevole, ( e quindi meno credibile), un giornalista che accusa magistrati di fatti “determinati”. Il fatto più aderente alla mia vicenda è senza dubbio quello occorso a Stefano Surace. Arrestato e incarcerato perchè con una sua campagna stampa aveva denunciato all’opinione pubblica mondiale la scandalosa situazione venutasi a creare in Italia, con l’arresto di migliaia di persone, processate in contumacia. Tutto ciò in contrasto con le convenzioni internazionali.

Tutto quello che hanno scritto su di me i giornali è falso! Io non sono mai stato né interessato né coinvolto, ( nonostante i tentativi, andati per fortuna a vuoto, dello “sceriffo” dell’epoca, il Sostituto Procuratore Vincenzo Scolastico), con i centri di “scamazzo”. Il pentito Carmine Schiavone non mi conosceva e non mi ha neppure nominato.


Da giornalista, debbo ritenere, però, che, come spesso accade, il cronista viene indotto in errore dalla mania di protagonismo degli agenti che hanno condotto l’operazione. Poi il colpo finale lo assesta il corrispondente dell’Ansa, il quale - come avviene in tutti i casi - è un pubblicista che svolge anche un altro lavoro e si informa dell’accaduto per telefono... La polizia esagera e... lui travisa! E’ così, infatti, che nasce la calunnia quotidiana nelle redazioni dei giornali.

Un’altra parola su questo argomento la debbo spendere e mi riferisco a quanto scritto da quell’imbecille e cafone, che si reputa giornalista, di Dante Stefano Del Vecchio. Ma prima vorrei proporgli una domanda: “Perché quando mi vedi scappi via? Forse lo avrai intuito che devi avere una sputazzata in faccia?”. E veniamo a quanto scritto dal “fesso” sul numero di settembre del 1998 de “La Voce della Campania”. Un giornale questo, da sempre indicato, come un covo di estorsori e che difende la sinistra, ma estorce pubblicità anche a destra. Il suo direttore Andrea Cinquegrana è stato più volte condannato per diffamazione.

Il corrispondente della vetero-comunista “La Voce della Campania” chiede – nel contesto di una intervista - a Lorenzo Diana, noto incolto e bucolico parafulmine della sinistra forcaiola casertana (passato agli onori della cronaca nel 2008 perché l’onorevole Mario Landolfi, in una conversazione telefonica con il presidente di un consorzio di immondizia – telefonata intercettata dalla procura – parlando del Diana lo ha definito quello con la faccia di mariuolo ) domanda: “Un terremoto giudiziario si è abbattuto anche su qualche esponente della stampa locale”. E Diana risponde: ”Sì, penso anche alla vicenda del giornalista Terlizzi, alcuni personaggi hanno potuto avere informazioni ed elementi che hanno poi utilizzato”.

( 35 - In galera, in galera – Continua )

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