giovedì 25 febbraio 2010

45 - Il Procuratore della Repubblica bla, bla, bla

(45) Questo procuratore della repubblica è salito, tra l’altro, ancora una volta, agli onori della cronaca nazionale, ( Corriere del Mezzogiorno – 13 maggio 2006 – Giorgio Santamaria – pseudonimo di Biagio Salvati ), per avere affermato – durante la conferenza stampa per l’operazione Madre Terra bis - che: “ Il Tribunale della Libertà di Napoli è una sorta di Istituto di pubblica beneficenza”, riferendosi evidentemente alle frequenti scarcerazioni.


Questa la notizia che ha suscitato le vive proteste della Camera Penale di S. Maria C.V. presieduta dall’avvocato Alessandro Diana.
La frase detta dal procuratore non mi scandalizza minimamente, anzi, mi rafforza la convinzione che se fosse per alcuni pubblici ministeri in Italia saremmo tutti in galera. E’ noto a tutti che, certi piemme, di alcune procure, pur di farsi pubblicità sui giornali, sarebbero capaci di mettere le manette anche alla Madonna Santissima dell’Arco!
Loro lo chiamano “esercizio dell’azione penale”. Io la chiamo “ritorsione”. Lo conferma la circostanza riportatami dall’avvocato Michele D’Abrosca, ( fratello del mio amico Luigi; lui, Antonio Cassino e Giovanna Canzano sono stati miei collaboratori a Televolturnia ), un esperto in materia di esecuzione della pena, un fisso dell’ufficio del Giudice di Sorveglianza, il quale ha personalmente sentito il procuratore della repubblica che diceva ad alta voce, diretto al giudice: “A Terlizzi deve essere applicata la misura di sicurezza, perché è quello che ha scritto gli articoli contro di me”.
Non importa se la misura non poteva essere applicata, perché il reato era stato cancellato dal codice, ed era stato depenalizzato. Non importa! Loro dicono “esercizio dell’azione giurisdizionale”. Io dico: ”persecuzione, abuso di potere, esercizio arbitrario delle proprie ragioni”. Questo è “‘o sistema”, con il quale alcuni magistrati si tolgono i cazzi dal culo! Facendo abuso della propria funzione, calpestando ogni diritto.
Che a qualche “procuratore” mancasse “una rotella” – come ha detto Corrado Carnevale, Presidente emerito della Corte di Cassazione ( tornato in servizio nel 2007 ha fatto sei sentenze in sette ore ), – o che qualcosa ( si fa per dire! ) non funzionasse al Tribunale di S. Maria C.V. se ne è avuta la prova allorquando uno del “gruppo”, uno di loro, uno che non deve essere un “quaquaraquà”, il procuratore aggiunto Paolo Piccialli, nel gennaio del 2003, ha preso carta e penna ed ha scritto “pesta e corna” sulla gestione della Procura sammaritana. Anche se, su questo personaggio, il giornalista Domenico Longo, in un pamphlet con prefazione del Senatore - nonché valente e coraggioso giornalista - Emiddio Novi, lo ha definito: “un fred-toloso Piccialli”, riferendosi ad una vicenda nella quale il giornalista – vittima di un agguato mafioso a colpi di lupara – nei pressi di Solopaca – si è visto negato un “giusto processo”, allorquando il Piccialli era Presidente di Sezione del Tribunale di Benevento.

Nel 1998, gli avvocati penalisti del Foro napoletano, ben più coraggiosi di quelli sammaritani, mandarono al CsM un corposo e dettagliato esposto su quello che, a loro giudizio, era sbagliato nella gestione di Agostino Cordova, deliberando di denunciare, attraverso l’analisi dei casi specifici, i fatti che avevano contribuito a determinare un clima insopportabile presso la Procura. Per questi e per altri fatti poi il procuratore Cordova è stato dichiarato incompatibile ed allontanato dall’incarico. Marisa Cordova, moglie dell’ex procuratore capo di Napoli, nel libro di Giorgio Bocca “Napoli siamo noi”, ha detto: ”La vera camorra? I magistrati colleghi di mio marito”.

Per questa frase e per altro, il libro di Giorgio Bocca è stato processato “virtualmente” da un Tribunale allestito appositamente e presieduto dal magistrato Pietro Lignola. La condanna? Nessuna, “pecchè pure isso adda campà”. Il processo è stato organizzato con tutti i crismi dell’ufficialità. Accanto al Presidente Lignola, c’erano, in qualità di giudice a latere, Letizia De Martino e Donatella De Falco Giannone. L’accusa è stata rappresentata dall’avvocato Salvatore Maria Sergio. La difesa da Giovanbatista Vignola ( ex piemme della Procura sammaritana ). La parte civile è stata rappresentata da Raffaele Esposito. Sono stati escussi anche 4 testimoni: Benedetto Casillo, Renato De Falco, Franco Russo ed Ernesto Verrengia.

Un inciso sul Presidente Lignola e sull’avv. Martucci. Entrambi sono protagonisti di un film: “L’udienza è aperta”, presentato alla Mostra Cinematografica di Venezia ad agosto 2006, dal regista napoletano Vincenzo Marra. Il film tratta con evidenza il grave problema delle intercettazioni e i mille cavilli procedurali adottati dagli avvocati in favore dei propri assistiti. Anche se questi sono camorristi. Una vera e propria denuncia sociale quella di Marra. In un’epoca in cui si sta riparlando ad alta voce del fenomerno “camorra” a Napoli, dove si spara all’impazzata ogni giorno. Il Presidente Lignola è ben conosciuto a Caserta e provincia, in quanto, tiene da tempo, una interessante rubrica su “Il Roma”- ed ha, tra l’altro, firmato la prefazione alla ristampa del volume “La seconda guerra napoletana alla camorra”, scritto da Giuseppe Garofalo.

( 45 – In galera, in galera – continua )

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