martedì 2 marzo 2010

Dall'Agenzia quotidiana caserta7

RISARCIMENTO CON BEFFA DOPO OPERAZIONE: CONDANNATA ASL LATINA


MONDRAGONE (Caserta) - (di Ferdinando Terlizzi) - 19 ottobre 2009 - Una sentenza del Tribunale di Gaeta ha condannato l’ASL di Latina a risarcire due coniugi di Mondragone, Giuseppe Papa e Maria Verolla, per la loro figlia Martina “per grave colpa medica” con un risarcimento di circa 130 milioni delle vecchie lire oltre agli interessi e gli onorari di avvocati. Il giudizio è stato instaurato nel 2003 presso il Tribunale di Gaeta ( essendosi il fatto verificatosi presso l’Ospedale di Formia ) dall’avvocato Camillo Federico che ha assistito i due sfortunati coniugi. La citazione introduttiva che ha chiamato in causa l’Asl di Latina verteva sul riconoscimento dei danni patrimoniali e non ( biologici, alla vita di relazione, estetici, psichici, esistenziali e morali ) subìti in conseguenza delle lesioni alla clavicola sinistra procurate alla piccola ( oggi la piccola ha 21 anni ) in occasione del parto naturale avvenuto presso l’Ospedale Civile di Formia appunto il 5 dicembre del 1988. Il legale della coppia – nel suo atto introduttivo – faceva presente che – subito dopo il parto, il medico aveva annotato nella cartella clinica della neonata che la stessa “presentava un sospetto stiramento del plesso branchiale dell’arto superiore destro”, e che alcuni giorni dopo, presso il reparto di neonatalogia del predetto nosocomio era stata diagnosticata “una paralisi ostetrica arto superiore sinistro”. Nonostante le immediate ed amorevoli cure effettuate in varie sedute presso il Centro Campano di rieducazione motoria di Mondragone, cure che si protraevano fino a tutto il 2000 ( quindi per circa due anni ) la piccola Martina non guariva ed anzi in quella circostanza fu confermata al diagnosi di “ paresi ostetrica arto superiore sinistro con ridotta mobilità, di natura permanente”. Con una serie di perizie e con varie attività giudiziarie il difensore avvocato Camillo Federico riusciva a dimostrare che “le lesioni subite dalla neonata erano attribuibili a colpa dei sanitari dell’Ospedale di Formia che avevano assistito al parto ed in particolare, a negligenza ed imprudenza, consistita nel mancato ricorso al parto cesareo e nell’uso maldestro del forcipe nella fase espulsiva del feto”. Addebitando, tra l’altro, la condotta colposa all’ASL di Latina essendo i medici suoi dipendenti. Si costituiva l’ASL di Latina a mezzo del proprio procuratore avvocato Daniela Bellassai da Latina, che contestava l’assunto degli attori ribadendo il concetto secondo il quale nessuna colpa era da attribuire ai medici dell’ospedale di Formia ( questo sarebbe stato un bel caso da portare a “Mi Manda Rai Tre”) i quali avevano agito nel rispetto dei canoni della diligenza, prudenza e perizia richiesti dal caso in questione nonché secondo le regole della scienza medica”. L’Asl di Latina tuttavia chiese al giudice di poter essere autorizzata a chiamare in causa l’Assitalia che aveva stipulato una polizza per casi del genere con l’Agenzia di Cassino che copriva appunto i rischi connessi alla responsabilità civile verso terzi del proprio personale sanitario. Dopo un’ altra serie di eccezioni ( rigetto della domanda perché infondata, prescrizione, non risultanza della sussistenza della patologia neonatale, né gli errori dei medici ) l’Asl di Latina si rifaceva ad una relazione del Dr. Antonio Stancati, le cui conclusioni peraltro contestavano che “il parto era stato travagliato in quanto ad una iniziale presentazione cefalica del feto era seguita una posizione distocica aggravata da una macrosomia del feto medesimo”. Il Tribunale di Gaeta nominava un CTU nella persona del Dr. Prof. Mauro Arcangeli il quale riteneva che i sanitari dell’Ospedale di Formia avessero procurato, con lo loro imperizia, la lesione lamentata. Come detto il Tribunale emetteva sentenza di condanna contro l’Asl di Latina.

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