venerdì 5 marzo 2010

Franco Carrano

SANTA MARIA CAPUA VETERE (CASERTA): MORTE DI UN CAMPIONE


SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta) - (di Ferdinando Terlizzi) - Era destinato. Franco Carrano, 75 anni, il più famoso corridore motociclistico dell’Italia meridionale, è morto, per una banale caduta in casa, dopo alcuni giorni di coma. Non ci avrei mai creduto. Quando mia figlia Sonia mi ha raccontato l’accaduto, dicendo che Franco era in ospedale le ho riposto: “Ce la farà… è un esperto di cadute”. Alludevo a quelle motociclistiche naturalmente, che sono state numerose. In particolare quella del “Giro della Campania” del 1954 quando – ad Atripalda – ( io ero in gara con una “Laverda” della Scuderia di Carlo Aulicino ), in seguito ad una rovinosa caduta, in una curva, spaccò addirittura ( per l’alta velocità) una pietra miliare ed anche il suo casco protettivo. Stette tra la vita e la morte, poi dopo qualche mese si riprese e stravinse la Sorrento-S.Agata ( una classica di velocità in salita ). Il suo record non è mai stato battuto. Aveva la pelle dura. Un fisico sportivo. Oltre al culto sacro delle corse di velocità, amava la famiglia, la pesca sportiva, il campeggio, che praticava con la sua roulotte. Amava la natura e l’area aperta. Quando nel maggio del 2004, assieme al collega Silvio Laudisio ho redatto un libretto, in occasione del 70° anniversario della costituzione del Moto Club di S. Maria C.V., sono salito a bordo della sua moto. Abbiamo scorazzato per le strade della città, facendo una volata fino a S. Tammaro ad altissima velocità. Era un grande campione. Duro, carattere scontroso. Meccanico nato, sapeva aggiustare di tutto. In occasione del suo funerale mentre il feretro era innanzi la Chiesa di S. Pietro, il portellone posteriore della macchina funebre non voleva aprirsi. Si era bloccato. Era una questione elettrica. Subito si sono avvicinati gli amici “meccanici” ( che hanno voluto dare l’ultimo saluto a cavallo delle loro moto ), ed hanno armeggiato sotto la macchina. Poi la porta si è aperta. Faceva freddo. Sono trascorsi attimi interminabili. Ho pensato tra me: ”Adesso lui dovrebbe uscire dalla bara e aprire la porta… sarebbe stato capace”. Nella meccanica era un mago. Trasformava vecchie carrette in velocissime moto per gareggiare. Le sue vittorie? Tante! Le più significative? Le affermazioni sul circuito sammaritano, quello dell’Arco Adriano, al quale ha partecipato anche Giacomo Agostini, ( otto volte campione del mondo in sella alla sua M.V.) - La vittoria del Circuito di velocità di Posillipo a Napoli nel 1953. Le cronache dell’epoca raccontano che “lui”, fino a quel momento era stato l’unico centauro a meritare l’appellativo di “mitico”, perché con scarsità di mezzi e in epoche pionieristiche, era riuscito a mietere successi in ogni dove ed in particolare è stato l’unico casertano a partecipare a gare classiche come la “Milano-Taranto” e il “Motogiro d’Italia”. Mitico anche il ricordo della sue gare da “accasato” con la Mi-Val e la “Mondial”. A Napoli la sera, dopo l’arrivo della Tappa del Giro d’Italia, si fece baldoria alla “Zi Teresa” e Franco Carrano cantò ( la sua famiglia aveva avuto origine da Sorrento ), molti lo applaudirono ma commentarono: “E’ meglio che corre invece di cantare”. Altre vittorie esaltanti? Il suo settimo posto nella “Milano-Taranto”, davanti a Giacomo Agostini. Nel 1956 coglie in sella ad una Mondial un prestigioso secondo posto nel circuito di Gallarate nella classe 250 cc., prova valida per il titolo italiano. Nello stesso anno, nella disputa del IV “Motogiro d’Italia”, sale sul podio per un 2° posto nella tappa Riccione-L’Aquila. Alla moglie, alle figlie, ai fratelli Antonio e Giovanni, le condoglianze della nostra redazione. (29 dicembre 2007-20:06)

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