martedì 6 aprile 2010

Intitolate strade a personaggi patacca e ignorati i veri martiri

UNA STRADA A SUO NOME
UN’AULA GIUDIZIARIA O UNA STRADA DA INTITOLARE AL GIUDICE SAMMARITANO NICOLA GIACUMBI UCCISO DALLE BRIGATE ROSSE. INIZIATIVA DI UN COMITATO. Il magistrato fu ucciso a marzo del 1980 a Salerno mentre reggeva la Procura della Repubblica – Un commando di br lo assassinò accanto alla moglie che rimase ferita – Gli assassini condannati ma non pentiti


SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta) (di Ferdinando Terlizzi) - A trent’ anni dalla sua morte si è riacceso un dibattito circa l’opportunità di intitolare una strada o un’aula bunker al magistrato sammaritano Nicola Giacumbi, ucciso dalla Brigate Rosse a Salerno a marzo del 1980, due mesi dopo l’assassinio di Aldo Moro. Il delitto avvenne il 16 marzo del 1980 allorquando fu assassinato il procuratore della repubblica, lo stesso, come detto, era nativo di S. Maria C.V. Venne freddato con 12 colpi da due uomini mascherati. Due anni dopo via Fani, diciotto mesi dopo il delitto Paolella, le “Brigate rosse”, in un agguato, assassinarono il giudice Nicola Giacumbi che aveva 52 anni e che in quel periodo occupava il posto “ad interim” di Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Salerno e da 14 anni svolgeva il suo ruolo di sostituto. Nicola Giacumbi, stava rientrando a casa con la moglie, Carmela Di Renna (dalla quale aveva avuto un figlio Giuseppe, che allora aveva 5 anni, oggi ingegnere, che ha commemorato il padre l’altro giorno al TG1 ) non aveva scorta, ma era stato più volte minacciato ed aveva addirittura redatto un dossier sulle Brigate Rosse, allorquando due killer, a volto coperto, gli spararono 12 colpi di 7,65. Era domenica del 16 di marzo del 1980 e da poco erano passate le 20, la strada era deserta per i soliti capricci di marzo di dispensare improvvisi acquazzoni, Nicola Giacumbi, assieme alla moglie, era stato a fare visita ai suoceri in via Raffaele Conforti, sul lungomare di Salerno, a pochi passi dal palazzo di giustizia e dalla sua abitazione, sita al Corso Garibaldi al civico 195. La scena si svolse fulminea, e i due brigatisti aggredirono alle spalle il magistrato, crivellandolo di colpi e sfiorando appena la moglie che, per lo spavento, perse i sensi. Giacumbi, figlio di magistrato, il padre Giuseppe è stato procuratore della Repubblica a Santa Maria Capua Vetere per molti anni, aveva da poco tempo finito di lavorare ad un dossier sulle brigate rosse in merito all’incendio della locale filiale Fiat nella cui sede furono fatte esplodere con cariche di tritolo numerose autovetture. Il crimine venne anche rivendicato dalle br di Salerno. Come del resto il suo assassinio, rivendicato con un volantino, il classico delle br (negli anni Ottanta non eravamo ancora all’epoca della diffusione dei computers e le rivendicazioni non avvenivano via “e mail” come quella sull’omicidio di Marco Biagi trasmessa a Caserta news) lasciato nel bar “Natella & Beatrice” sul lungomare di Salerno, con avviso alla tv locale, “Telecolor”. “Abbiamo ucciso il boia fascista Giacumbi”, questa la delirante rivendicazione. Come si ricorderà, già nel 2002, si accese un dibattito per intitolare le due aule bunker del tribunale di S. Maria C.V. e furono riportati vari pareri discordanti tra loro. Carlo Fucci, allora segretario dell’Associazione nazionale magistrati e p.m. a Santa Maria Capua Vetere, propose di intitolare ai magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino o Mario Livatino le aule bunker del Tribunale. Poi si optò di intitolare la Piazza antistante il tribunale ai due valorosi magistrato uccisi dalla mafia. Fu la volta poi di Carlo Alemi, allora Presidente del Tribunale: “Sarebbe opportuno un dibattito tra tutti gli operatori della giustizia”; del Sen. Pasquale Giuliano, ex magistrato, componente della commissione giustizia, senatore di Forza Italia: ”Non mi dispiacerebbe il nome di una personalità della nostra terra”. Espressero il loro autorevole parere altri operatori del diritto, come Nicola Garofalo, avvocato penalista, già segretario della camera penale e allora assessore alla cultura della Provincia di Caserta:” Le aule non debbono essere intitolate ai magistrati caduti nell’adempimento del dovere, perché loro, vanno onorati nei luoghi della società civile e non già dove si celebrano i processi. Mi piacerebbe dedicarne una a Enzo Tortora” . E in ultimo Alberto Zaza, giornalista, avvocato, componente il direttivo dell’Ordine Forense: “Tutti i luoghi del tribunale andrebbero intitolati a qualcuno anche se la proposta di Garofalo invita a meditare”. In quel dibattito entrai anche io, come decano dei cronisti giudiziari, e proposi di intitolare l’aula bunker (che si trova all’interno del carcere) all’ex direttore prematuramente scomparso, il generale Francesco Uccella (peraltro mio compagno d’infanzia, abbiamo frequentato assieme le elementari, con il Maestro Beniamino Carnevale, padre di due magistrati), e l’altra aula, quella alle porte di Capua, al magistrato sammaritano Nicola Giacumbi, assassinato a Salerno negli anni 80 dalle Br. A dicembre 2007, con la morte di Michele Pilleri (morto a 78 anni) fondatore della Medicina Legale a Caserta, alcuni magistrati hanno proposto di intitolare l’aula della Corte di Assise di S. Maria C.V. allo stesso. Mentre l’Università Federico II° ha proposto di intitolargli la biblioteca di patologia forense. Oggi tutti si sono dimenticati di questi due illustri concittadini ( Uccella e Giacumbi ) ai quali mi piacerebbe molto far intitolare un’aula del Carcere o del Tribunale. Solo per inciso – ma come cambiano gli uomini nel tempo - l’Amministrazione civica di S. Maria C.V., all’epoca presieduta dal dr. Prisco Zibella, in seguito al vile assassinio del giudice Giacumbi, proclamò il lutto cittadino e i magistrati del Tribunale, per ricordarlo e commemorarlo sospesero le udienze per due giorni. Nell’aula della 1° sezione civile, alla presenza del Presidente di allora, Vittorio Palazzi e del Procuratore Capo Antonio Manzillo, l’avvocato Alfonso Martucci ebbe l’incarico di commemorarlo. L’attuale Amministrazione – già latitante ai funerali del Senatore Manfredi Bosco, figlio del Ministro Giacinto - sammaritani che hanno dato lustro alla città, è scesa così in basso da intitolare una strada, invece, al senatore Francesco Lugnano da Maddaloni ( quando non erano ancora trascorsi gli anni previsti dalla legge per intitolare luoghi cittadini a personaggi defunti ) attribuendogli il solo merito di essere un esponente della sinistra. Il dibattito è riaperto.




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