lunedì 10 settembre 2012


PIGNATARO MAGGIORE: MINACCIÒ DUE GIORNALISTI, IMPRENDITORE SOTTO PROCESSO
DOMENICA, SETTEMBRE 9, 2012   REDAZIONE   NO COMMENTS

L’imputato Giulio Parisi è coordinatore di un circolo politico del Pdl. I cronisti minacciati sono Salvatore Minieri e Davide De Stavola. Parisi li ha querelati per diffamazione, e anche questo processo è in corso
OSSIGENO, Pignataro Maggiore (Caserta), 9 settembre 2012 – Deve rispondere di fronte al giudice di minaccia aggravata nei confronti del giornalista freelance Salvatore Minieri. L’imputato Giulio Parisi è un imprenditore che avrebbe avuto rapporti d’affari con un boss della camorra ed è il presidente del Pdl di Pastorano, piccolo comune del casertano. Rischia la condanna a un anno di reclusione. E’ accusato di aver minacciato il cronista nella notte fra l’8 e il 9 gennaio 2011. Quel giorno, dopo avergli telefonato, andò a cercarlo nella sua casa di Pignataro Maggiore, citofonando e insultando lui e la madre. La prima udienza in tribunale si terrà il 30 ottobre prossimo. Minieri, assistito dall’avvocato Luciano Polizzi, ha deciso di costituirsi parte civile.
Sulla vicenda di Minieri, Parisi sostiene una versione diversa: dopo aver cercato il giornalista al citofono, non avendolo trovato, sarebbe andato via scusandosi con la madre del cronista.
Il rinvio a giudizio è stato disposto dal pubblico ministero della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Silvio Marco Guarriello.
A scatenare l’ira di Parisi, spiega Minieri ad Ossigeno, sono stati alcuni articoli pubblicati a inizio 2011 da pignataronuova.it, un sito di informazione di cui il Minieri era direttore editoriale. Il direttore della testata era invece il giornalista Davide De Stavola.
De Stavola e Minieri avevano ricostruito la carriera di Parisi, i suoi rapporti commerciali e la sua frequentazione con alcuni affiliati alla camorra. “Abbiamo scritto ciò che si può leggere senza difficoltà nel casellario giudiziario: il fallimento di alcune società di Parisi, l’emissione di assegni senza autorizzazione, l’evasione fiscale e altre cose”, spiega Minieri.
“Dopo le minacce sotto casa mia – racconta Minieri – Parisi decise di querelare me e De Stavola per diffamazione a mezzo stampa”
La prima udienza del processo per diffamazione si è tenuta il 23 maggio scorso, al tribunale di Santa Maria Capua Vetere e si è conclusa con la costituzione delle parti. La prossima udienza è fissata per il 21 novembre. I due giornalisti devono difendersi a proprie spese, non avendo un editore alle spalle: “Noi siamo certi della veridicità di ciò che abbiamo scritto, eppure dobbiamo subire queste conseguenze legali. Difendersi in tribunale per un giornalista è sempre una gran scocciatura”, dice De Stavola adOssigeno.
Ed è anche costoso, perché “quando ricevi una querela devi trovarti un avvocato”.
Minacce precedenti. I due cronisti sono stati minacciati altre volte in passato per avere pubblicato articoli sulla criminalità organizzata locale. Cinque anni fa De Stavola trovò dei pesci morti sopra la propria auto (una chiara minaccia nel codice della criminalità) e una seconda volta trovò escrementi sparsi davanti a casa sua.
Quanto a Minieri, nel 2008 da un’auto furono esplosi dei colpi di fucile verso la sua abitazione. Il 20 febbraio scorso invece, come riferisce il blog pignataronews.myblog.it, il cronista trovò sulla cancellata della sua abitazione un foglio con la scritta: “PORCO, VENDUTO TE NE DOVRAI ANDARE DA PIGNATARO…”. Il foglio era stato lasciato poco prima da una donna scesa da un’auto sulla quale era risalita in tutta fretta, mentre altre auto in corteo arrivavano di fronte alla casa. “Il corteo”, scrisse Minieri, “si è annunciato con uno stridore di pneumatici e dalle auto sono state rivolti insulti, parolacce e provocazioni verso le mie finestre (uomo di m… vieni fuori se hai il coraggio…). Poi le auto si sono allontanate”. L’episodio – documentato dalle telecamere di sorveglianzadell’abitazione – è stato denunciato alle Forze dell’ordine.
Solidarietà. “Tutte queste vicende mi hanno procurato una notorietà di cui avrei fatto volentieri a meno”, spiega Minieri. “Ma devo dire che ho trovato anche tanta solidarietà vera, tanta vicinanza: nei fatti, più che a parole, da parte di colleghi giornalisti, amici, magistrati, esponenti delle forze dell’ordine”.
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