giovedì 28 marzo 2013


Valter Vecellio

Giustizia. La grave, ma non sorprendente denuncia da Bruxelles. E’ la conferma di quello che da tempo dice Marco Pannella…

28-03-2013
Il vice presidente della Commissione e commissario UE alla Giustizia Viviane Reding, presenta a Bruxelles i risultati di un monitoraggio sulla giustizia, che pone l’Italia agli ultimi posti della graduatoria, una grave – anche se non sorprendente denuncia, e immediatamente scatta la cortina fumogena, il depistaggio. Tutto viene riassunto in “Giù le mani" dai magistrati.
Eppure Viviane Reding ha parlato chiaro: “L'attrattiva di un paese per essere un luogo dove investire e fare business è senza dubbio rafforzata dall'avere un sistema giudiziario indipendente ed efficiente. Per questo sono importanti decisioni legali prevedibili, puntuali e applicabili. E per questo le riforme in tema di giustizia sono diventate un'importante componente strutturale della strategia economica europea”. Ancora più chiaro il vice presidente degli Affari economici e monetari Olli Rhen: “Una giustizia efficiente, indipendente e di alta qualità è essenziale per un ambiente che favorisce il business”.
Giornalista professionista, attualmente lavora in RAI. Dirige il giornale telematico «Notizie Radicali», è iscritto al Partito Radicale dal 1972, è stato componente del Comitato Nazionale, della Direzione, della Segreteria Nazionale.

Come si replica? L’Associazione Nazionale dei Magistrati, con il suo presidente Rodolfo Sabelli esprime soddisfazione: “La giustizia deve essere tenuta fuori dallo scontro politico, e in Italia questo non è avvenuto quando vicende giudiziarie sono trasferite sul piano della lotta politica, avviene qualcosa di sbagliato: la politica e la giurisdizione sono due cose distinte. Ben vengano questi moniti, sono importanti noi l'abbiamo detto ripetutamente: la difesa dell'indipendenza della magistratura è anche un richiamo al principio dell'efficienza della giustizia”. E poi fa sapere che l'irragionevole durata dei processi in Italia non dipende da magistrati scansafatiche. Al contrario, i giudici italiani sono al primo posto per produttività in Europa nel campo penale e al secondo in quello civile. Il problema è che devono fare i conti con un contenzioso eccessivo. Bingo! Hanno davvero capito tutto, all’ANM!
Poteva non intervenire il Consiglio Superiore della Magistratura? No, naturalmente. Ed ecco che il vice presidente del CSM Michele Vietti, si dice “d'accordo con il commissario alla Giustizia Viviane Reding sia sullo stretto collegamento che esiste tra funzionamento del sistema giudiziario e attrattiva degli investimenti, sia sulla necessità che sia garantita al massimo l'indipendenza dei magistrati. Ho sostenuto più volte che tra le priorità del nuovo governo ci deve essere un posto prioritario anche per riforme strutturali della giustizia, che ci liberino dalla maglia nera della eccessiva durata delle cause civili. Non possiamo più permetterci di essere il fanalino di coda dei ventisette sistemi giudiziari europei”. Doppio Bingo! Anche al CSM sanno andare dritti al cuore del problema!
Tace invece – dopo essersi prodotta in una quantità di sterili e stucchevoli auspici – il ministro dell’(in)Giustizia, signora Paola Severino. Ma è facile prevedere che non rinuncerà nelle prossime ore. Torniamo a Viviane Reding. La domanda che pone è questa: conviene fare impresa in Italia? No, è la risposta che si ricava dal rapporto sull’efficienza dei sistemi giudiziari nazionali nei 27 paesi dell’Unione Europa. Il nostro paese risulta al terz’ultimo posto, dopo di noi solo Cipro e Malta. In Italia occorrono in media 500 giorni per risolvere una causa civile. Ma una controversia commerciale può durare più di tre anni, nei paesi OCSE la media è di 500 giorni. Prima di recuperare un credito, in Italia possono trascorrere oltre 1200 giorni; meno della metà in Spagna; in Inghilterra, Francia, Stati Uniti, si va dai 300 ai 400 giorni. Tutto ciò si traduce in mancati investimenti esteri, altri paesi, in condizione di poter offrire maggiori garanzie vengono beneficiati. Non solo: grazie al cattivo funzionamento della giustizia, le imprese ci rimettono oltre due miliardi euro l’anno. Se, per una sorta di magia, si riuscisse a smaltire l’arretrato cumulato, il PIL farebbe per questo un balzo del 4,9 per cento. Secondo la Banca Mondiale, l’Italia si colloca al 160° posto, sui 185 paesi analizzati, per la durata di una normale controversia di natura commerciale. Ci superano abbondantemente paesi come Iraq, Togo, Gabon, mentre riusciamo a stento a battere in classifica l’Afghanistan. L'Italia è anche il paese europeo con il maggior numero di cause civili e commerciali pendenti per ogni 100 abitanti: 7; il doppio del secondo in classifica: il Portogallo con 3,5 cause in sospeso per 100 abitanti.
A questa denuncia aggiungiamo che la Corte Europea sui Diritti dell’Uomo (CEDU) è stata categorica: l'Italia ha un anno di tempo per porre rimedio al sovraffollamento che produce condizioni inumane di detenzione. Carcere e condizioni di vita intollerabili per l'intera comunità carceraria, epifenomeno della più generale situazione Giustizia: questioni politiche, che tuttavia vengono relegate come fossero 'tecniche'. Ogni giorno nei tribunali si consuma quella che si può ben definire amnistia strisciante, clandestina e di classe: l'amnistia delle prescrizioni, di cui beneficia solo chi si può permettere un buon avvocato, o si potrebbe maliziosamente osservare, chi ha 'buone amicizie'; sono circa 150mila i processi che ogni anno vengono chiusi per scadenza dei termini. Ogni giorno almeno 410 processi vanno in fumo, ogni mese 12.500 casi finiscono in nulla. I tempi del processo sono surreali: in Cassazione si è passati dai 239 giorni del 2006 ai 266 del 2008; in tribunale da 261 giorni a 288; in procura da 458 a 475 giorni. Spesso ci vogliono ben nove mesi perché un fascicolo passi dal tribunale alla Corte d'Appello.
Sarà un gran giorno, il giorno in cui un “Servizio Pubblico”, un “Ballarò”, un “Porta a porta” o un qualunque altro programma di approfondimento politico affronterà questi temi, e Marco Pannella potrà finalmente spiegare a tutti noi, “gente comune” perché quella della Giustizia è la vera, grande emergenza di questo paese. Come da tempo ci dicono Banca Mondiale, Confindustria, CEDU e ora il vice presidente della Commissione e commissario UE alla Giustizia Viviane Reding.
 

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