martedì 16 aprile 2013





Due ergastolani  che scontano la loro pena senza possibilità di ottenere benefici penitenziari, e che quindi sono destinati ad un reale fine pena mai, si scambiano lettere da un carcere all’altro.
Fino a qualche mese erano vicini di cella, uniti nonostante la grande diversità;  ora uno di loro è stato trasferito, ma la vicinanza è sempre forte e sono le lettere a sopperire in qualche modo agli incontri e agli scambi d’opinione.
Ecco un  loro dialogo scritto:


Un uomo ombra italiano e uno albanese si scrivono

Caro fratello diavolo,
                                       spero che questa lettera ti trovi bene. Leggo con attenzione tutto ciò che scrivi, mi piace molto il tuo diario, sei grande! A casa come stanno, bene? Mi auguro di sì, tanti saluti alla tua famiglia.
Abbiamo atteso tanto le votazioni, ma qui nessuno riesce a combinare nulla. Preghiamo l’universo e il cosmo che le cose cambino. Essere pessimista è facile e molto sicuro a volte, ma l’ottimismo è una virtù e la vita già di per se è una tragedia. Io sono sicuro che qualcosa cambierà, se vorrà cambiare. Se no, fratello diavolo, chi se ne frega? Peggio di cosi! Eppure chi ci tiene in questo stato non capisce che è un criminale con le belle maniere. È una lotta sporca la nostra contro l’ergastolo e,  di solito, si è soli quando combatti contro un sistema politico che fa e vive sulla paura. Questa gente ha paura, quindi, sono insicuri e non coraggiosi.
Qui mi hanno chiamato per la cella,  perché le vogliono fare tutte a due. Io ho detto: -Lasciatemi finire la scuola se no io non accetto e mandatemi pure dove  volete.- Queste non sono persone serie. Dopo 12 anni non è facile stare con qualcuno.
Fratello, lo sai che non sono d’accordo sullo sciopero della fame, ma ti aiuterò lo stesso. Non so! Ho forti dubbi! È una protesta estrema e inutile in questo paese che è tutto parole ed ho paura che ti faranno morire di fame. Sei troppo ingenuo a non capire la mentalità del tuo popolo.
Ascolta, questa storia della cella mi sta innervosendo, non ti lasciano neppure fare la galera in pace. Fratello, sei nel mio cuore e ti stimo tanto. Salutami tutta la tua famiglia, tante parole non servono fra noi, tu lo sai. Ti salutano tutti e tutti mi chiedono di te. 
Che la forza e l’amore sia sempre nel tuo cuore.


Caro fratello diavolo,
                                     mi auguro che questa lettera ti trovi come il tuo cuore desidera.
Per la cella, purtroppo ci trattano come animali, abbi pazienza, usa la calma e chiedi tempo fin quando non finisci gli studi.
Per il resto, lo sai, dentro l’Assassino dei Sogni è meglio non credere e non avere fiducia di nessuno.






Riguardo all’idea dello sciopero collettivo di tutti gli uomini ombra per l’abolizione della “pena di Morte Viva in Italia”, lo sai che per noi ergastolani non c’è nessuna compassione,  né speranza. Fratello diavolo, per noi non c’è niente. C’è solo sofferenza per l’eternità. Forse Dio nell’aldilà sarà più misericordioso di questi uomini che ci hanno condannati a essere murati vivi per sempre. Fratello diavolo, abbiamo una forza che nessun altro prigioniero ha:, la forza della disperazione. Forse alcuni di noi moriranno di fame perché altri abbiano una pena con un inizio e una fine.. Siamo destinati a morire in carcere, ma se mostriamo agli altri la via, forse alcuni ci seguiranno. E se non lo faranno, sarà peggio per loro. Fratello diavolo, comunque vada faremo tutti un affare, noi smetteremo di vivere per nulla e la società smetterà di mantenere (c’è la crisi finanziaria) dei morti che camminano. Fratello diavolo, abbiamo la possibilità che possiamo morire come essere umani e non come zombi. E quando sarà il mio momento, penserò alle parole che Platone fa dire a Socrate: “È giunta, ormai, l’ora di andare, io a morire, voi a vivere. Chi di noi vada a miglior sorte, nessuna lo sa, tranne il Dio”.
Fratello, che la forza e l’amore sia sempre nel tuo cuore.


Gerti Gjenerali carcere Spoleto
Carmelo Musumeci carcere Padova  


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