giovedì 16 maggio 2013


Oggi – nel teatro Garibaldi – con inizio alle ore 15,00 –

Organizzato dall’Osservatorio Giuridico Italiano ( sezione di S. Maria C.V. ) con il patrocinio del Comune,  dell’Ordine degli Avvocati e dall’Accademia Italiana di Scienze Forensi convegno sul tema: “La violenza alla donna e la loro tutela”.   

Sarà presentato il libro del Gen.  Luciano Garofano: “I labirinti del  male”  - Parteciperanno il giornalista  Remo Croci,  di “Quarto Grado” e il magistrato Luigi Levita.

 

Il Gen. Luciano Garofano e l'Avv. Tiziana Barrella 

     Santa Maria Capua Vetere ( di Ferdinando Terlizzi ) – Organizzato dall’Osservatorio Giuridico Italiano ( sezione di S. Maria C.V. ) con il patrocinio del Comune, dell’Ordine degli Avvocati e dall’Accademia Italiana di Scienze Forensi,  si terrà oggi – nel teatro Garibaldi – con inizio alle ore 15,00 – un interessante convegno dul tema: “ La violenza alla donna e la loro tutela” nel corso del quale vi saranno interventi giuridici, investigativi e psicologici.    Interverranno per un saluto:; il sindaco,  Biagio Di Muro; Il Presidente del Tribunale,  Giancarlo De Donato; il Procuratore della Repubblica,  Corrado Lembo; il Questore,  Giuseppe Gualtieri; il comandante della Guardia di Finanza,   Vincenzo Amendola;  il Comandate dei Carabinieri, Giancarlo Scafuri; Il Presidente dell’Ordine degli Avvocati, Alessandro Diana e il Presidente dell’Osservatorio Giuridico, Giulio Amandola. L’inconrro sarà moderato da Tiziana Barrella, responsabile scientifico dell’Osservatorio Giuridico. Il giornalista Remo Croci, inviato di “Quarto Grado”, tratterà il tema: “La strage delle donne, i mass media e il femminicidio”. Seguirà la presentazione del libro:”I labirinti del male” di Luciano Garofano, ex comandante del Ris; mentre la giornalista Rossella Diaz,  tratterà il tema: “Femminicidio, stalking e violenza sulle donne in italia”- che cosa sono e come difendersi.   Dopo una pausa con coffee break, il magistrato Luigi Levita ( autore del libro sui delitti informatici,  che sarà  presentato nel corso di un convegno organizzato dall’Aiga, di cui è Presidente Alfonso Quarto,   il 21 prossimo presso l’Università ) illustrerà “i profili giuridici della violenza  sulle donne”. Sarà poi la volta di Cinzia Cimelli, psicologa che parlerà dello stalki9ng e i suoi profili psicologici, investigativi e vittimologici. Ai presenti saranno assegnati attestati di partecipazione e 5 crediti formativi.
Il libro del Gen. Garofano porta una prefazione della giornalista  Barbara Palombelli ed una  Postfazione di Alessandro Meluzzi. È una luce che si accende, o si spegne, nella mente di qualcuno che ci sta osservando – dice la Palombelli -  Un corto circuito, un guasto: a volte rompe un equilibrio per un attimo, a volte diventa un’ossessione, può armare anche la mano di un marito, di un compagno che decide di toglierci dal mondo. Dalle molestie allo stalking, dallo stupro al femminicidio, il catalogo delle devianze si arricchisce ogni giorno di nuove tecniche, di nuovi percorsi. Si può prevedere? Si può immaginare e disarmare prima che accada l’irreparabile? La psichiatria e la scienza investigativa ai massimi livelli si sono alleate con noi cronisti per sciogliere un enigma, un mistero, una dannazione che ci affligge tutti. Nessuna donna è immune da quello sguardo, tutte sappiamo di cosa stiamo parlando. E ne dobbiamo discutere senza paura, a voce alta, per salvarci e per salvare anche i nostri potenziali carnefici.
Questo libro contiene storie, indagini, riflessioni, riferimenti utili per chiedere aiuto in tempo, al primo dubbio. Voglio unire una mia esperienza – tuttora oggetto di una denuncia e di un procedimento penale – proprio per entrare nel vivo del testo che state per leggere. Per quasi trent’anni sono stata pedinata da uno stalker, una persona che sa tutto di me, mi ha fotografato di nascosto, ha raccolto tutti i miei articoli, conosce via web in anticipo la mia agenda, segue le mie apparizioni tv, mi ha agganciato nei luoghi di lavoro, ha tentato di lasciare pacchi e buste per me, ha spesso intercettato la mia auto parcheggiata, ha perfino affisso dei manifesti e delle mie gigantografie sui muri della Rai. Quando ho preso informazioni, scoprendo che aveva avuto disturbi psichiatrici e che lavorava saltuariamente come pony express (attenzione, non sempre ci possiamo fidare ciecamente di loro), capii che aveva accesso a tutti gli indirizzi miei e dei miei familiari, che conosceva le mie amiche, mi sentii davvero braccata. Come fermarlo, senza danneggiare una persona già fragile? Mi faceva più pena che paura”.
“Non volevo infierire su una personalità debole, cercavo di farmi coraggio e di cambiare strada e orari per sviarlo, finché non mi seguì in alto mare, il giorno di ferragosto di tre anni fa. Eravamo soli, nel mare mosso, lui e io. Ho avuto paura e l’ho denunciato. I Carabinieri, molto cortesi, gli sequestrarono decine di fotografie, album interi dedicati a me, racconti dettagliati della mia vita istante per istante e gli diedero un foglio di via. L’indomani era di nuovo al mare. Gli ossessionati cercano di accendere una luce su loro stessi e sulle loro vite spente, capii subito che la denuncia per lui era un riconoscimento, un certificato di esistenza in vita. Chi non ha niente da perdere e niente da difendere si aggrappa, con o senza violenza, alle vite degli altri. Per rubarne un pezzo, senza pensare alle conseguenze. Lui era un ragazzino, quando mi spiò per la prima volta. Io non lo sapevo, lo scoprii molti anni più tardi da un suo diario. Correva l’anno 1985, mio figlio aveva due anni ed era affetto da una pertosse estiva. In fuga da uno stabilimento balneare di Ansedonia, per evitare di contagiare altri piccoli mi ero rifugiata sulla spiaggia libera e deserta di Capalbio. Mi scelse a caso, mi aveva visto in una tribuna politica in tv. Decise allora che avremmo fatto un tratto di strada insieme. Ora si celebra un processo, sfilano testimoni, ma so che non basta e che forse è perfino peggio (per me) avere offerto questo status a qualcuno che non sa o non può fare nulla di buono per se stesso”.
“La mia storia, un piccolo caso di fronte ai tanti che state per scoprire in queste pagine, serve soltanto a capire che senza una grande alleanza sociale e collettiva le donne, tutte le donne, non ce la faranno. Le leggi, da sole, non bastano. La psichiatria, sganciata da un’analisi del contesto sociale, può soltanto dare un contributo. E i giornalisti, se non hanno il tatto e la pazienza indispensabili per entrare nel cuore delle persone nel corso delle indagini o dei processi, possono alterare la realtà in modo irreversibile. È un’emergenza che dobbiamo fronteggiare tutti insieme. Un saggio come questo propone una via di uscita dai labirinti del male: ha un valore immenso, è una guida per sconfiggere un nemico spesso invisibile, a volte imprevisto, sempre ingiusto”.

     Nella sua postazione Meluzzi tra l’altro dice: “Le statistiche parlano di una donna uccisa ogni due giorni. Su questi dati, che fanno accapponare la pelle, può essere fatta una riflessione. Tracciare una linea causale tra stalking e femminicidio non è deontologicamente corretto ma la statistica ci rivela un clima in cui l’antropologia tra uomo e donna è severamente disturbata dal punto di vista dell’epidemiologia sociale, da quello della psicodinamica della relazione, dei comportamenti leciti e della tutela del bene primario e sacrale della vita, rappresentato e garantito dalla Costituzione repubblicana e fondante ogni altro valore”.

     “Quando in una società viene meno la cultura della sacralità della vita, vengono meno anche tutta una serie di nessi logici che consentono di fare ragionamenti organici sul funzionamento di un evento e quindi di vedere anche l’evento giuridico e anti-giuridico all’interno di una visione feconda e produttiva della filosofia del diritto, non puramente statica o descrittiva. Il rischio è di mettere lo stalking o il femminicidio in una visione puramente intellettualistica oppure naturalistica. Non parliamo di una casistica statica ma parliamo di un evento dinamico che coinvolge le radici stesse del rapporto antropologico uomo-donna. Direi che è da questo che bisogna partire”.

     “C’è una misteriosa commistione di linguaggio in quello che si vede. Questa commistione mette insieme maschi fragili e fortemente introspettivi con la cultura occidentale della pornografia e della donna non rappresentabile nella visione di altre culture, che spaventa gli uomini e li rende indefinibili: può renderli educati o potenziali stupratori se il tono dell’umore fosse euforico-maniacale. Credo che l’irrompere di queste dinamiche nello scenario complessivo della società sia il portato di una rottura simbolica non organica. Quello che una certa visione intellettualistica o puramente naturalistica del mondo mette in discussione è una lettura simbolica delle cose del mondo. Senza una complessa e ricca cultura simbolica delle cose non capiamo che cosa accade. Quindi per non gridare solo all’orrore dello stalking dobbiamo capire che la prima rottura simbolica che è avvenuta è la trasformazione del baricentro dei rapporti uomo-donna, che fino a mezzo secolo fa si situava in una certa parola simbolica. Fino a cinquant’anni fa il baricentro dei rapporti uomo-donna risiedeva nella parola “famiglia”. Oggi il baricentro del rapporto uomo-donna sta nella parola “coppia”. Mi pare essenziale altrimenti non capiamo la dinamica dei sentimenti di un giovane fragile, di un padre violento, di un abusatore, di un marito tradito. La famiglia era un’entità per molti versi prevalentemente di sopravvivenza piuttosto che sentimentale, era una realtà basata più sul dovere che sul piacere, sulla continuità piuttosto che sulla discontinuità, sulla riproduzione e la generazione della vita piuttosto che sull’autorealizzazione dei singoli, sulla coralità e la collettività piuttosto che su una visione centrata sulla persona. Era una realtà molto diversa”.


     

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