giovedì 12 dicembre 2013

DIFFAMAZIONE. ANCHE IL CONSIGLIO D’EUROPA DICE: “QUESTA RIFORMA NON VA BENE”. Severo giudizio e precise raccomandazioni in un documento che esamina la proposta di legge varata dalla Camera e ora in discussione al Senato 

di www.ossigenoinformazione.it

(12.12.2013) - Anche il Consiglio d’Europa ritiene la legislazione italiana sulla diffamazione a mezzo stampa non conforme alla giurisprudenza europea e giudica insufficienti le proposte contenute nella proposta di legge approvata dalla Camera il 17 ottobre scorso e attualmente all’esame del Senato. Un giudizio negativo analogo è stato emesso nelel scorse settimane dall’OSCE e dal relatore Speciale delle Nazioni Unite per la libertà di stampa.

"Le norme penali sulla diffamazione ora in vigore in Italia non rispettano pienamente gli standard europei sulla libertà d'espressione", secondo “l’opinione” espressa a titolo ufficiale in un documento della Commissione di Venezia, l’ organo consultivo del Consiglio d'Europa specializzato in questioni costituzionali incaricato di effettuare uno screening accurato delle leggi in vigore e delle proposte in discussione.

I SUGGERIMENTI - Per acquisire informazioni, il gruppo di esperti della Commissione di Venezia ha recentemente visitato il nostro Paese e ha svolto audizioni dei responsabili delle autorità e ha acuisiti, fra gli altri, il parere di Ossigeno per l’Informazione sulle ricadute del quadro legislativo sul lavoro dei giornalisti e sulle limitazioni che la normativa vigente ha sulla libertà di stampa e di espressione.

Al termine del lavoro di documentazione la Commissione ha pubblicato il suo giudizio articolato ricco di consigli e raccomandazioni, rivolte soprattutto al Parlamento. In particolare, la Commissione incoraggia il Parlamento ad apportare alcune modifiche sostanziali, che possono essere così riassunte:

- depenalizzare. Solo affidando interamente al codice civile le richieste di ripristinare la reputazione si può evitare un effetto raggelante sull'informazione giornalistica;

- introdurre nell’art. 595 c.p che punisce la diffamazione delle norme esplicite che affermino la finalità di tutelare la difesa della verità, dell’interesse pubblico e del giornalismo responsabile;

- modificare l’art. 596 del c.p. per consentire a chi è accusato di diffamazione di provare le sue affermazioni;

- abolire il comma 4 dell'articolo 595 e rivedere gli articoli 278, 290bis e 291 (che riguardano rispettivamente le offese nei confronti del “corpo politico, amministrativo o giudiziario”, del Presidente della Repubblica e della Nazione) del codice penale per tutelare la discussione politica e il dibattito di interesse pubblico;

- ridurre le sanzioni e rendere proporzionate alle capacità economiched ell’autore dell’articolo e dell’editore : "la severità delle sanzioni è motivo di seria preccupazione", scrive la Commissione. Occorre rendere più esplicito il requisito della proporzionalità delle sanzioni per evitare l'applicazione di sanzioni eccessive e garantire che i risarcimenti per danni siano giusti;

- accentuare la responsabilità degli editori nel risarcimento dei danni, rispetto a quella dei giornalisti: questo è particolarmente importante, scrive la Commissione, per tutelare i giornalisti delle piccole testate, "particolarmente vulnerabili" rispetto a quelle delle grandi. Per loro infatti, "le minacce di pesanti sanzioni pecuniarie e risarcimenti rappresentano un deterrente" all'informazione;

- rinunciare alla facoltà del giudice di ordinare il divieto temporaneo di esercizio della professione giornalistica a chi è stato condannato più volte per diffamazione. Secondo la Commissione ciò spetta agli organi disciplinari della categoria e l’intervento del giudice va escluso, per evitare che i cronisti e le testate siano spinte ad autocensurarsi;

- estendere il segreto professionale tenendo conto che ordinare di rivelare le fonti fiduciarie di una notizia "potrebbe essere considerata un'interferenza all'articolo 10 della Cedu (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo; quello sulla libertà di espressione, ndr)". Attualmente il codice di procedura penale concede al giudice questa facoltà se ritiene che sia indispensabile per provare il reato per cui sta procedendo;

Positiva l’abolizione del carcere - "Il disegno di legge attualmente in discussione in Parlamento rappresenta indubbiamente uno sforzo per migliorare, modernizzare e rendere conforme a quanto prescritto dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo la legislazione italiana sulla diffamazione" si legge nell'opinione della Commissione di Venezia: in particolare, l'abolizione della prigione è ritenuta un "passo in avanti significativo". Bene anche il rafforzamento del diritto di replica e di rettifica accompagnato dall'introduzione di limiti all'uso di misure penali. Viene giudicato positivo il fatto che sia introdotto un limite massimo all'ammontare delle multe che possono essere comminate.

LEGGI anche il commento dell'Avvocato Valerio Vartolo Diffamazione. Commissione di Venezia dà istruzioni all’Italia





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.Tutte le più recenti vicende del dibattito sul reato di diffamazione a mezzo stampa sono INhttp://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=12856

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