martedì 24 dicembre 2013

IL PREMIO SUL SIMULACRO DEL PROCESSO PENALE ALLA MEMORIA DELL'AVV. ANTONIO SIMONCELLI


GIOVANI TOGHE, SIMULACRO PROCESSO PENALE A S. MARIA C.V. (CASERTA)
Santa Maria Capua Vetere (Caserta), 19 dicembre 2013 - (Casertasette) - Si è chiusa con la vittoria di Giuseppe Piroddi, la 28ma edizione del «simulacro di processo penale» che l'ordine forense di Santa Maria Capua Vetere bandisce tra i praticanti avvocati ed intitolato di volta in volta alla memoria di un avvocato del foro che abbia particolarmente illustrato la professione. Quest'anno, il premio è stato dedicato alla memoria dell’avvocato Antonio Simoncelli (1922-1991), padre del penalista Federico e figlio d’arte egli stesso, proveniente da una famiglia di avvocati (padre, fratello, zio) che è stato tra gli avvocati più prestigiosi del foro sammaritano. «Penalista dal temperamento asciutto, schivo di qualsiasi ricercatezza od orpello, tra gli antesignani della più moderna oratoria forense tutta protesa a scarnire il processo alla ricerca degli elementi essenziali, di fatto e di diritto – scrive l’avvocato Alberto Zaza d’Aulisio, nella brochure dedicata al Premio - costituiva un modello per le discussioni stringate, concettuose, quanto più brevi possibili». I giovani futuri avvocati hanno interpretato difensori, parte civile e pm di un processo a carico di alcuni ungheresi accusati di omicidio, avvenuto a Capua nel 1989 rielaborando oggi un procedimento appartenente al vecchio rito. Alla cerimonia hanno partecipato i consiglieri dell’ordine, presieduto da Alessandro Diana, insieme agli avvocati Enrico Accinni (che è stato difensore nel vero processo insieme agli avvocati Amodio, Diana e Verrengia) e Raffaele Griffo per la Camera Penale. Un saluto alle nuove leve è giunto anche dal presidente di sezione Giancarlo de Donato (delegato dal presidente del tribunale Maria Rosaria Cosentino), dal Procuratore capo Corrado Lembo e dal sostituto Antonella Cantiello, i quali, nella vera aula di giustizia sono intervenuti sul tema della professione forense. In aula presente la vedova Simoncelli, il penalista Federico e il figlio studente di Giurisprudenza. Parole di apprezzamento per l’entusiasmo dei partecipanti alla vita forense, sono state espresse a fine cerimonia dal presidente Diana. Il vincitore Giuseppe Piroddi (dello studio legale Dezio Ferrara) era in gara con altri nove giovani partecipanti: Dalila Di Tora, Serena Masciandaro, Carmen Paolella,, Anna Carbone, Davide Piccirillo, Luciano Fabozzi, Teresa Mangiacapra, Maria Manganiello e Francesca Siano.
Il profilo dell'avvocato Antonio Simoncelli
Antonio Simoncelli nacque il 17 giugno 1922 a Santa Maria Capua Vetere e vi morì il 5 dicembre 1991.La sua fu - rinnovandosi negli epigoni - una famiglia di avvocati: il fratello primogenito Mario, vissuto a Genova; lo zio Vincenzo, il padre Federico, che nel 1911 componente del Collegio di Disciplina dei Procuratori, presieduto da Errico De Carolis con Federico Pezzella segretario; avvocati i collaterali Salvatore e Gennaro Simoncelli, anch’essi presenti negli Albi storici del nostro Ordine. Nel Foro, dunque, il naturale approdo di un brillante corso di studi, preannunciatosi durante il liceo e coronato dalla laurea in Giurisprudenza che conseguì a soli 21 anni presso l’Università di Napoli il 24 giugno 1943. A tambur battente (il 23 luglio successivo) l’accesso al Registro Praticanti abilitati al patrocinio dinanzi alle Preture del Distretto. La sua vita professionale, sempre in ascesa, iniziava sotto i migliori auspici; infatti il Direttorio del Sindacato Avvocati e Procuratori (il Consiglio dell’Ordine dell’epoca), che ne deliberò l’iscrizione, era composto da avvocati del calibro di Giulio Gaglione (Presidente), Antonio Spizuoco, Raffaele Papa, Ciro Della Valle. Superati alacremente gli esami di Procuratore Legale presso la Corte d’Appello di Napoli nel settembre del 1945 (gli eventi della seconda guerra mondiale non gli impedirono di continuare a bruciare le tappe), venne iscritto nell’Albo degli Avvocati il 10 luglio 1950 con Deliberazione adottata da un altro Consiglio di tutto prestigio, quello presieduto da Giuseppe Fusco, uno dei quattro padri costituenti della provincia di Caserta e Senatore di diritto della Prima Repubblica, composto da Antonio Quartulli (segretario), Vincenzo Iovinelli, Alberto Martucci, Vittorio Verzillo. Penalista dal temperamento asciutto, schivo di qualsiasi ricercatezza od orpello, tra gli antesignani della più moderna oratoria forense tutta protesa a scarnire il processo alla ricerca degli elementi essenziali, di fatto e di diritto, costituiva un modello per le discussioni stringate, concettuose, quanto più brevi possibili. Tenutosi sempre distinto e distante dalle suggestioni dei corridoi, amava l’aula d’udienza.Alla sbarra si imponeva con le sue doti peculiari: l’inconfondibile stile discorsivo, il ragionamento pacato, il garbo della esposizione, il guizzo dello sguardo volto a catturare il consenso del Giudicante. Cordiale e cortese con ogni interlocutore, mai uno screzio con i colleghi, con i magistrati, col personale amministrativo, salva qualche ferma e necessaria presa di posizione quando erano in gioco il prestigio e la dignità del ministero difensivo ed il decoro personale nell’interesse superiore della Giustizia, servita nel rigoroso rispetto dei principi etici e deontologici. Aperto alle più avanzate istanze civili e culturali, comprensivo e disponibilissimo verso i giovani avviati all’Avvocatura, sempre presente in Tribunale come nei consessi dove ferveva il confronto dialettico della società pluralistica, di autentica cultura progressista, ha contribuito alla crescita dei tempi lì dove il suffragio democratico lo designava di volta in volta ad esprimere il proprio impegno. Acclamato alla Presidenza della Camera Penale per tre bienni consecutivi (1982-1988), Sindaco della Città natale dal 20 aprile 1948 al 20 aprile 1952, fu consigliere provinciale nel collegio di Santa Maria (1952-1956) ed in quello unico di Terra di Lavoro (maggio - novembre 1960). Sempre coerentemente col Psi.Famiglia, professione, politica i tre cardini della sua vita; unica digressione, lo sport venatorio che gli consentiva di tuffarsi nella natura per ritemprarsi dalle fatiche del Foro.Una targa toponomastica nel centro storico di Santa Maria Capua Vetere in prossimità di Piazza San Pietro ne onora la memoria additandone la nobile figura alle generazioni dell’avvenire.

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