domenica 12 gennaio 2014

OGGI E' PIU' FACILE MORIRE IN ATTESA DI GIUDIZIO CHE SCONTARE LA DOPO ESSERE STATO CONDANNATO

Dossier “Morire di Carcere” 
Speciale ergastolo e “41-bis” 


di Francesco Morello - Ristretti Orizzonti 


Negli ultimi due mesi il numero dei suicidi nelle carceri italiane è tornato sui livelli precedenti  all’indulto: infatti sono stati 10 i detenuti a togliersi la vita tra aprile e maggio e c’è un dato inedito 
e preoccupante: 4 di loro erano ergastolani (o in attesa di giudizio per reati puniti con l’ergastolo). Il  2 giugno, infine, si è ucciso a L’Aquila Carmine Chirillo, sottoposto al regime di 41-bis, il 
cosiddetto “carcere duro”.  Questa impennata di suicidi tra i detenuti (nei primi tre mesi del 2007 ce n’era stato soltanto uno) 
potrebbe essere casuale e non trovare conferme nei prossimi mesi, ma potrebbe essere anche il  segnale che i “fattori di speranza” rappresentati dalla concessione dell’indulto e dall’inizio di una 
legislatura molto “promettente” sotto il profilo delle novità nella legge penale si stanno rapidamente  esaurendo.  Forse i detenuti hanno smesso di credere alle “promesse” di abrogazione della legge “ex-Cirielli” e  di revisione delle normative sulle droghe e sull’immigrazione, mentre nelle carceri non si vedono 
riforme strutturali, che dovrebbero partire durante la riduzione dell’affollamento consentita  dall’indulto. E il numero dei detenuti sta rapidamente risalendo: quasi 6.000 in più in soli 10 mesi, 
il che significa che tra un paio di anni rischiamo di ritrovarci ancora con 60.000 persone, stipate  nelle celle in condizioni di inciviltà. 
Il progetto di riforma del Codice penale rappresenta forse l’ultima spiaggia: molti si aspettano che  le pene, non più ispirate da logiche emergenziali, diventino davvero funzionali al recupero della 
persona condannata, allineandosi peraltro con quelle vigenti in molti altri stati europei.  Nel frattempo però c’è il ministro Amato che dichiara “ci sono mille possibilità o per non scontare 
una condanna, o per andare in prescrizione o per trovarsi fuori quando la gente si aspetta che tu  sia dentro”… e poi però denuncia il costo insostenibile delle carceri, tanto che lo Stato non riesce 
nemmeno più a pagare le bollette per l’acqua e l’elettricità. (Anche solo per queste “vili” questioni  economiche converrebbe utilizzare di più le misure alternative… invece di lamentarsi che in carcere 
non ci va nessuno!).  Perché di certo c’è chi riesce a sfruttare i meccanismi processuali e delle prescrizioni evitando così 
il carcere, ma sono molte di più le persone chiamate a scontare una condanna definitiva a distanza  di molti anni dal reato, quando magari sono riuscite a “rimettersi in riga”, a ricostruirsi una vita 
“regolare”, e oggi, proprio nella logica emergenziale sopra detta, non possono avere una misura  alternativa. 
Spero di sbagliarmi e che i molti suicidi di questi due mesi siano sganciati da quello che accade  dentro e “intorno” al carcere. Ma un detenuto che non può coltivare la speranza di tornare libero è 
“morto dentro”, e l’appello dei 310 ergastolani al Presidente della Repubblica è provocatorio, sì, ma  fino a un certo punto. 
 Alcuni dati 
 - 1.294 gli ergastolani reclusi nelle carceri italiane, l’8% del totale dei condannati 
- 539 i detenuti sottoposti al 41-bis (il cosiddetto “carcere duro”) 


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