sabato 26 aprile 2014

IL CRIMINOLOGO CARMELO LAVORINO DICE LA SUA IN CONTRAPPOSIZIONE ALLA BRUZZONE

Le Ipotesi rilanciate dalla criminologa Roberta Bruzzone su “GIALLO”

KATIA TONDI: TUTTI GLI INDIZI FANNO
PENSARE CHE IL COLPEVOLE SIA IL MARITO –
Le due donne della “Villetta degli orrori” di Castelvolturno si sono suicidate 
     Santa Maria Capua Vetere –  Secondo una ricostruzione della criminologa Roberta Bruzzone, pubblicata dal settimanale “Giallo” di questa settimana,  il presunto colpevole dell’omicidio Tondi sarebbe il marito.  Katia Tondi, 31 anni, il 21 luglio 2013 viene trovata morta nella sua abitazione di San Tammaro, dove vive con il marito Emilio Lavoretano, 36 anni, e il loro figlioletto di pochi mesi. I sospetti si sono concentrati proprio sull’uomo e l’accertamento dell’orario della morte della donna non ha fatto che aggravare la sua posizione.
     L’uomo, infatti, aveva sempre sostenuto di trovarsi in un supermercato al momento del delitto e di aver scoperto il corpo senza vita della moglie solo al suo ritorno. L’autopsia effettuata sul corpo di Katia, invece, colloca la sua morte tra le 17.30 e le 18.30, un orario in cui Lavoretano si trovava in casa con lei. Si è sempre sospettato che la vittima conoscesse il suo assassino, anche perché la porta della casa teatro dell’omicidio non mostra segni di effrazione e non sono stati trovati elementi in casa che testimonino la presenza di  un estraneo.
      Evidentemente, quando è stata uccisa, Katia non aveva motivo per aver paura di quello che si sarebbe poi rivelato il suo assassino: chi l’ha uccisa, infatti, le si è avvicinato e l’ha strangolata, senza far scattare in lei alcun tipo di allarme. Katia però quando è stata aggredita si è difesa e il materiale trovato sotto le sue unghie potrebbe offrire un elemento indiziario importante.
     Certo, per gli inquirenti sarà complesso esprimersi in modo definitivo: il marito viveva in quella casa e, dunque, le eventuali tracce di varia natura che verranno trovate nell’appartamento sarebbero ampiamente giustificate. A oggi gli elementi probatori a carico di Lavoretano sono così numerosi che, a meno che non salti fuori una pista alternativa coerente, ritengo probabile che la posizione del marito di Katia si complicherà ulteriormente. Nel carteggio giudiziario sono costituiti gli avvocati Gianluca Giordano, Natalina Mastellone e Raffaele Crisileo. Il prof. Carmelo Lavorino, criminologo,  è invece componente il pool per la difesa di Lavoretano.  
     La criminologa Bruzzone poi si occupa della cosiddetta “villetta degli orrori”, di Castelvolturno, e ipotizza un duplice suicidio, ma, con qualche perplessità. Come si ricorderà i resti di Elisabetta Grande e sua figlia Maria Belmonte, di Castel Volturno vengono trovati nel 2012 in un’intercapedine della casa dove le due vivevano  con Domenico Belmonte, padre di Maria e marito di Elisabetta. Subito l’uomo un medico in pensione, viene iscritto nel registro degli indagati con il genero per omicidio e occultamento di cadavere. L'autopsia, però, non ha supportato questa pista: la morte delle donne è riconducibile a un’intossicazione da psicofarmaci e sule loro salme non ci sono segni di morte violenta.
     Dunque, si sarebbero suicidate. Ma rimane un elemento sconcertante: dopo il decesso sulle salme è stato sparso un mix di topicida e acido muriatico. Chi è stato?  É facile sospettare di una persona che viveva in quella casa. L’unico in grado  di svelare questo mistero è Domenico Belmonte. Nel processo sono presenti gli avvocati Carlo De Stavola  e Rocco Trombetta. 
A sinistra il giornalista Terlizzi con il criminologo Carmelo Lavorino 

Sulla vicenda abbiamo sentito il criminologo Carmelo Lavorino consulente di parte per il pool difensivo di Lavoretano il quale ci ha dichiarato: 
 Il criminologo professionista serio ed analitico può e deve esporsi pubblicamente su casi di omicidio ancora segretari SE E SOLO SE possiede tutti i dati investigativi, forensi, della scena del crimine, cronologici, spaziali e relativi a tutti gli scenari. A volte si perde l'occasione per fare silenzio ed è accaduto anche in questo caso, sopratutto se si parla giusto per pubblicare qualcosa a livello giallistico e/o per dimostrare d'essere.  I cavalli si contano alla fine, lo dissi anche per i casi Pacciani, via Poma ed Arce, ora lo dico anche x Katia Tondi. Questo caso ha visto troppi avventurieri mass-mediatici sparare balle, un qualcosa che a mio avviso suona come oltraggio alla vittima ed alla Corte.



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