martedì 16 settembre 2014

RINVIATI A GIUDIZIO PER BANCAROTTA I VERTICI DEL POLO DELLA QUALITA’


  

RINVIATI A GIUDIZIO PER BANCAROTTA I VERTICI DEL POLO DELLA QUALITA’

UN BUCO DA 200 MILIONI DI EURO DI CUI 65 MILIONI PER MUTUO CONCESSO DALLE BANCHE  S. PAOLO DI TORINO, MONTE DEI PASCHI DI SIENA 

E BANCO DI ROMA.



Coinvolte inoltre il MEDIOCREDITO CENTRALE s.p.a., MERCANTILE LEASING s.p.a., UNICREDIT,  BANCA POPOLARE,  BANCO DI NAPOLI, BANCA ANTOVENETA, BANCA DELLA CAMPANIA,


     Caserta – di Ferdinando Terlizzi –  Gli amministratori del “Polo della Qualità” di Marcianise, saranno processati, con una udienza fissata per il prossimo 18 novembre,  innanzi al Gip del Tribunale di Napoli, Rosa De Ruggiero, su esplicita richiesta dei pubblici ministeri, Maurizio Giordano e Alessandra Converso per bancarotta fraudolenta e per  aver cagionato un danno di rilevante entità ai creditori.
     Si tratta di: Guglielmo Aprile, nella qualità di presidente del Consiglio di Amministrazione del Polo, (difeso dall’Avv. Francesco De Santis); Antonio Landolfi, (difeso dall’avv. Giovanni Gurgo);  Alfredo Morelli, ( avv.ti Alfonso Furgiuele e Pietro D’Alessandro);  Renato Morelli, ( Avv.ti Riccardo Ferone e Pietro D’Alessandro);  nella loro qualità di consiglieri di amministrazione del Polo; Cesare Bertoli, in qualità di amministratore della S.p.A. FNUYO ( Avv.ti Caterina Montagnani e Amedeo Bucci); Francesco Pellone, in qualità di consulente contabile del Polo (Avv. Andrea Abbagnano ); Giuseppe Di Gennaro, in qualità di azionista di maggioranza della S.p.A. FNUYO (Avv. Giuseppe Fusco); e Francesco Di Gennaro, in qualità di socio di maggioranza  della S.p.A. FNUYO (avv.ti Marco Imbimbo e Pasquale Coppola)  e tutti residenti a Napoli.
      Come è noto l’accusa nasce dalle relazioni  alla Procura della Repubblica dei curatori del fallimento:  Prof. Avv. Michele Santulli, Avv. Roberta Napolitano e Prof. Dr. Pasquale Menditto,  per  la gestione del Polo della Qualità di Marcianise, in seguito alla  sentenza  di fallimento n° 204 del 2010,   emessa dal  Tribunale di Napoli  e curata dal Giudice Delegato  Francesca Reale.
     Le indagini della Procura della Repubblica,   hanno scoperchiato la pentola del malaffare, del clientelismo, del nepotismo e degli interessi e poiché nel decreto di rinvio a giudizio vi sono molti “omissis” si prevedono, a breve, sviluppi con il coinvolgimento di notai, politici e dirigenti di banche.
     L’accusa chiarisce che “dopo aver costituito, per volontà di Guglielmo Aprile e di Francesco Di Gennaro, la società FNUYO srl,  ( partecipata per l’89,40% del capitale dalla società fiduciaria ROMAFIDES  S.p.A.,  a sua volta mandataria di Francesco Di Gennaro e formalmente amministrata da Cesare Bertoli) e dopo avere acquistato con tale società dalla SPESS, società per lo sviluppo Sud S.p.A.(società controllata da Guglielmo Aprile e Francesco De Gennaro) la gran parte dei suoli su cui sarebbe stata edificata l’area del Polo, i componenti del consiglio di amministrazione del Polo della Qualità acquistavano da FNUYO S.p.A. le aree in questione ad un costo unitario ( 47,90 euro al mq) di gran lunga superiore a quello versato in favore di altri alienanti ( tra cui ASI Caserta, Comune di Marcianise, e gli eredi Croce ai quali veniva corrisposto il prezzo di 17,90 euro al mq.) così consentendo senza giustificazione di mercato alla controparte di lucrare un corrispettivo  di circa 3 milioni di euro”.

     Ed inoltre,  fatta questa prima operazione da “magliari dell’economia”, i bravi amministratori ne idearono subito un’altra ancora più lucrosa e ancora più truffaldina. Acquisita, infatti, la proprietà si cui erigere il complesso de3stinato all’attività industriale e  commerciale Polo della Qualità i responsabili affidavano fittiziamente alla Spa FNYO l’appalto per la realizzazione dei lavori, prevedendo quale corrispettivo la somma di euro 90 milioni,  ( comprensivo della somma di 5 milioni di euro anticipata a FUUYO per l’acquisto dei suoli ed interamente finanziata alla appaltatrice dalla stessa committente), calcolata secondo il criterio della quantificazione a corpo ed autorizzando l’integrale sub appalto delle opere, necessitata dal fatto che FNUYO spa non possedeva beni, personale e attrezzature per la realizzazione dell’appalto.
     Si è appurato altresì,  che l’allegra gestione del Polo a fronte del corrispettivo pattuito con la FNUYO,  il Polo della Qualità corrispondeva pagamenti a favore FNUYO per complessivi 135 milioni circa di euro di cui 111.833.435 erogati a RECECOM Scarl,  ( impresa subappaltatrice dei lavori ) e la differenza fu suddivisa tra i soci FNUYO. Poi i “mostri della finanza partenopea” pensarono  bene di architettare  controversie civili e arbitrati ( che come è noto durano secoli  e in dispregio al capitolato d’appalto che prevedeva un intervento di arbitrato in collegio ) nominare arbitro unico Michele Chianese, il quale emetteva lodo arbitrale e riconosceva a FNUYO S.p.A. una differenza ad incassare ben 19 milioni di euro ( così giustificando i maggiori pagamenti ).
    Poi il gruppo di finanzieri provetti e scaltri trovandosi in evidenti difficoltà economiche realizzarono il capolavoro: una operazione di  “sale and lease-back” (si tratta di cedere l’immobile ad un gruppo di banche che poi finanzia con lauti esborsi di denaro fresco)  ma  è una operazione sospetta che spesso porta in galera i responsabili perché è quasi sempre fittizia. In questa operazione furono coinvolti primari istituti di credito come: MEDIOCREDITO CENTRALE s.p.a., MERCANTILE LEASING s.p.a., UNICREDIT, BANCA POPOLARE con l’esborso di circa 30 milioni di euro che servirono per tacetare creditori come: BANCO DI NAPOLI, BANCA DI ROMA, BANCA ANTOVENETQA, BANCA DELLA CAMPANIA, MONTEPASCHI DI SIENA, NOTAIO PAOLO MORELLI( 506.000 euro ) e  FNUYO  S.p.A ( per 6 milioni di euro).
    Con queste “cervellotiche” operazioni – scrivono i magistrati inquirenti -  con queste condotte, che contribuivano a distrarre somme e a cagionare il dissesto del Polo della Qualità,  determinato dal fatto che – a fronte di un attivo costituito sostanzialmente dal solo immobile della società del valore stimato di circa  88 milioni di euro,  la società accumulava debiti e quindi un passivo fallimentare  accertato ad oggi di circa 200 milioni di euro. 
 



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