domenica 15 febbraio 2015

 nel  settembre 1980


UCCISO A SANTA MARIA CAPUA VETERE  IL PADRE DEL DIRETTORE DEL CARCERE DI CUNEO 

Il  boss Raffaele Cutolo  diede ordine ai terroristi

“Uccidete il padre del direttore” –

 

 Mai stati identificati i due killer – Tommaso Contestabile era direttore a Cuneo –

Oggi è Oggi è il responsabile del Provveditorato degli Istituti Penitenziari della Campania





   Ecco una cronaca del giorno dell’assassinio del padre del direttore del “Supercarcere” di Cuneo Dr. Tommaso Contestabile. “Un primo dispaccio dell’Agenzia Ansa  del 1981 annunciava: “E’ morto in nottata, al centro di rianimazione dell’ospedale di Caserta, il brigadiere in pensione delle Guardie carcerarie Alberto Contestabile, di 60 anni, ferito gravemente ieri a Santa Maria Capua Vetere, in un attentato rivendicato dai Nar. Il brigadiere, in pensione da quattro anni, era padre di Tommaso Contestabile, 30 anni della direzione del carcere di massima sicurezza di Cuneo. Due giovani, nel pomeriggio di ieri, hanno bussato all’abitazione del sottufficiale. “Siete voi Alberto Contestabile?”, gli hanno chiesto; avuta la risposta affermativa, hanno sparato numerosi colpi di pistola, colpendolo al volto e alla fronte. E’ rimasta ferita ad una spalla anche la cognata del brigadiere, Giovanna Merola, di 55 anni, l’unica altra persona che si trovava in casa, e che era accorsa verso la porta al momento degli spari. I killer si sono quindi dileguati. Poche ore dopo, una telefonata alla sede Ansa  di   Napoli rivendicava l’attentato. “Qui parlano i Nar - ha detto una voce giovanile - Rivendichiamo l'attentato a Contestabile, padre di Tommaso, direttore del supercarcere di Cuneo. Colpiremo tutti i boia di Stato, in modo che sia di esempio”.
     Subito ricoverato all’ospedale di Caserta, il brigadiere Contestabile è morto questa notte. Non appaiono gravi invece le condizioni della cognata, tuttora ricoverata nello  ospedale S. Giuseppe e Melorio di Santa Maria Capua Vetere.
Era l’epoca del terrore delle Brigate rosse e della camorra. Nell’anno successivo  fu assassinato Giuseppe Salvia, il vicedirettore del carcere napoletano di Poggioreale ucciso il 14 aprile 1981.  E che fu ammazzato, su ordine di Raffaele Cutolo, allora numero uno della ”nuova camorra organizzata”. Erano i tempi in cui il boss comandava dall’interno delle patrie galere e dove nessuno osava contraddirlo. Il 7 novembre 1980, per esempio, pretendeva di non essere sottoposto a perquisizione personale, una volta rientrato da un’udienza dibattimentale. Gli agenti penitenziari di scorta, invece di applicare il regolamento, chiamarono il vicedirettore Salvia che, nonostante lo schiaffo che ricevette da Cutolo, impose l’osservanza della regola, ben conscio dei rischi cui andava incontro. Morì pochi mesi dopo a 38 anni: Cutolo per quel delitto è stato condannato all’ergastolo. Uno dei  killer, Salvatore Imperatrice, arrestato dai carabinieri, si lanciò nel vuoto da una finestra della caserma dei carabinieri. 

     Intanto, per ritornare al delitto di cui ci stiamo occupando, gli investigatori erano avvolti da una ridda di ipotesi e inquietanti interrogativi  che gravavano sullo spietato assassinio dell’ex brigadiere delle guardie carcerarie Alberto Contestabile, 60 anni, padre del direttore del carcere di massima sicurezza di Cuneo. Era  stato ucciso a rivoltellate sull’uscio di casa a Santa Maria Capua Vetere,  da due killer sui 20 anni -  era il primo dispaccio dell’Ansa -  che gli avevano  sparato al capo. Nel mortale agguato era  rimasta gravemente ferita – come detto -  anche la cognata del sottufficiale in pensione, Giovanna Merola, 55 anni. Ne avrà per una quarantina di giorni. Era  stata colpita alla spalla e al braccio sinistro.
    L’attentato fu  rivendicato 24 ore dopo dai Nar con una telefonata anonima alla redazione napoletana della agenzia Ansa, con una breve comunicazione: ”Abbiamo giustiziato il padre di un boia di Stato”.  La telefonata si interruppe bruscamente. Intanto i Carabinieri e la Mobile di Caserta, coordinati dal  sostituto procuratore Antonio La Venuta,  non davano molto credito alla pista terroristica. Pur non tralasciando di approfondirla, erano tuttavia,  orientati alla tesi di una vendetta di qualche detenuto e compiuta da sicari.  Secondo le prime ipotesi degli inquirenti il  crimine sarebbe maturato nell’ambiente di Poggioreale dove Alberto Contestabile - un uomo “comprensivo ed equilibrato” a giudizio dei suoi ex colleghi -  aveva  prestato servizio prima di andare in pensione nel 1976.
     L’indagine successivamente fu focalizzata sul ritrovamento dell’auto usata dai killer per la fuga. Era una Ritmo rubata a Napoli una settimana prima  di cui i malviventi si sono liberati dandola alle fiamme in una località deserta a qualche chilometro da Santa Maria Capua Vetere. Il  proprietario aveva denunciato il furto. Restavano da individuare i killer. Una relativa importanza veniva, intanto,  attribuita alla testimonianza di Giovanna Merola, la cognata del sottufficiale  ferita,  che avrebbe aiutato gli inquirenti nel tracciare l’identikit degli assassini. La donna, ancora in stato di choc ebbe,  tuttavia,  la possibilità di vedere in volto i due giovani. “Io ed Alberto – disse  al sostituto procuratore La Venuta - eravamo davanti al televisore e seguivamo il telegiornale quando hanno bussato all'uscio di casa. Erano da poco passate le 20. Mia sorella Maria era a Cuneo dal figlio ed ho creduto che fosse qualche vicino. Mi sono recata ad aprire, mi seguiva a qualche passo mio cognato. Hanno chiesto di Alberto e subito dopo si sono messi a sparare”. 
     “Sì, ci fu un patto dìalleanza molto stretto tra Raffaele Cutolo, capo della Nuova camorra organizzata, e il terrorismo di sinistra. Il suggello di quellìalleanza mi ha colpito da vicino, anche se di quell’episodio le cronache hanno ormai perso memoria: fu l’assassinio di mio padre”.  E’ Tommaso Contestabile che parla allora aveva ( nel 1985 ) 36 anni  e occupava  poltrone scomode. (Oggi è il responsabile del Provveditorato degli Istituti Penitenziari della Campania)  Difficile, forse difficilissima, è anche quella di direttore del supercarcere del Cerialdo a Cuneo, dove siede mentre racconta perché, proprio da una delle celle che s’intravedono dal suo ufficio, Raffaele Cutolo ordinò di uccidergli il padre. E l’ordine venne puntualmente eseguito: il 23 settembre dell’80 due killers rimasti senza nome suonarono alla porta di casa di Alberto Contestabile, 60 anni, maresciallo degli agenti di custodia in pensione, a Santa Maria Capua Vetere. Il trillo del campanello si confuse con una, due, dieci detonazioni. Alberto Contestabile ferito ad un braccio e al torace venne trasportato a tutta velocità all'ospedale di Caserta. Per lui ogni cura risultò vana.  Il figlio, già allora uno dei responsabili del supercarcere di Cuneo (vi erano rinchiusi Cutolo, altri pezzi da novanta della criminalità comune e un centinaio di terroristi tra Br e Prima linea) ha incollato tra loro tanti piccoli episodi, frasi, particolari a prima vista insignificanti, che tutti insieme hanno portato a formulare un’ipotesi sul perché e come il capo della Nco decise di far ammazzare suo padre. 
Dottor Contestabile, come si è convinto che l’omicidio venne ordinato da Cutolo e eseguito da elementi del terrorismo di sinistra? “Quattro, forse cinque mesi prima di quella disgraziata giornata arrivò sulla mia scrivania un rapporto riservato sulla situazione nel supercarcere. In quella nota che trasmisi al ministero dell'Interno e della quale venne informato anche il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, allora comandante del nuclei antiterrorismo, veniva sottolineata l’esistenza di legami sempre più stretti in carcere tra Cutolo, i suoi uomini e i terroristi rossi. E in effetti nella vita di tutti i giorni Cutolo sembrava essere considerato il “capo” non solo dai detenuti comuni, ma anche dai politici”.
Ma quali episodi le confermerebbero dell’esistenza dell’alleanza tra Cutolo e i terroristi? “Una volta i detenuti implicati in fatti di terrorismo organizzarono una manifestazione di protesta. Cutolo. probabilmente, non era d'accordo o, forse, voleva dimostrare quali erano le sue possibilità, diede ordine di smetterla e la protesta rientrò immediatamente”.  E lei come reagì all’alleanza tra Cutolo e i terroristi? “Nell’unico modo possibile, chiesi al ministero il suo trasferimento in un altro carcere. E, infatti, nonostante più volte Cutolo mi avesse fatto capire di voler restare a Cuneo, un mese prima dell’aggressione a mio padre venne trasferito a Novara. Un sottufficiale degli agenti di custodia mi ha raccontato che quando seppe che era stato destinato ad un altro penitenziario disse: “Questo trasferimento il direttore lo pagherà col sangue”.
L’omicidio di suo padre venne rivendicato dai Nar, formazione della destra eversiva, perché lei sostiene, invece, sia stata opera dell’alleanza tra Cutolo e i terroristi di sinistra?
“Per la verità la pista dei Nar durò pochissimo. Poi prese corpo l’alleanza tra   Nco e le Br: sono due considerazioni delle quali bisogna tener conto. La  prima è che l’esistenza di buoni rapporti in carcere tra la Nco e l’eversione di sinistra si trasformò simultaneamente in un rafforzamento delle azioni firmate dalla colonna napoletana delle Br. La seconda è che in carcere i contatti tra Cutolo e i terroristi di destra (in quel periodo a Cuneo ne erano rinchiusi alcuni di una certa importanza) erano inesistenti. Bisogna poi tener presenti episodi come il rapimento dell’assessore campano Ciro Cirillo”.
    Legami tra ambienti camorristici ed eversione di destra sono però noti. C’è la vicenda dell’attentato al rapido Napoli-Milano. “Alleati del terrorismo di destra sono probabilmente le organizzazioni camorristiche rivali di Cutolo, la Nuova famiglia dei Giuliano, degli Zaza dei Bardellino”.   Dottor Contestabile, lei dispone di un osservatorio privilegiato; cosa crede resti dell'impero di Cutolo? “Ormai molto poco. Poche bande specializzate nei taglieggi, nel racket, nelle rapine, ma tagliate fuori dal grande affare della droga”.  


Nel 1983 fu ucciso il  Maresciallo degli agenti di custodia  Pasquale Mandato davanti al carcere

Tre anni dopo il delitto Contestabile,   un altro feroce assassinio   (forse   di camorra o terroristico ) accadde  a Santa Maria Capua Vetere. Il  maresciallo degli agenti di custodia ucciso  Pasquale Mandato fu crivellato di colpi da tre killer davanti al carcere nella Piazzetta S. Francesco.  La vittima stava per entrare nel penitenziario dopo aver comperato le sigarette.   Furono scariche di lupara a ripetizione, una gragnuola di colpi sparati attraverso i  finestrini di due-tre auto in sosta (ma le versioni furono  discordanti) sulle quali i killer aspettavano la vittima.  Cosi fu ucciso  attorno alle 8, a Santa Maria Capua Vetere, il vicecomandante degli agenti di custodia, che si accingeva a prendere servizio nel carcere. Il maresciallo Pasquale Mandato, 53 anni, sposato, con tre figli (da 14 a 20 anni), addetto all’ufficio matricola e distribuzione pacchi, cadde a una decina di metri dal carcere, raggiunto, da una pioggia di pallettoni al petto e al capo. All’inizio della giornata di lavoro, era appena uscito dalla rivendita di tabacchi in piazza San Francesco, dopo aver comprato, come ogni mattina, un pacchetto di «nazionali». Un agente, di sentinella in una garitta sul tetto della casa di pena, richiamato dalle detonazioni sparò  alcune sventagliate di mitra, ma i killer riuscirono a fuggire in auto in direzione di  Capua imboccando corso Umberto ( oggi Corso Aldo Moro ). 

 Pasquale Mandato fu subito trasportato in ospedale da alcuni agenti di custodia, ma vi giunse  cadavere. A sera l’assassinio non era stato rivendicato. Incertezza sul movente: gli inquirenti non  escludevano comunque la matrice terroristica, pure se sostenevano con più certezza  l’ipotesi di una vendetta di stampo camorristico, di un omicidio organizzato all’interno delle carceri. A capo dell’ufficio matricola il maresciallo potrebbe essersi trovato in contrasto con qualche boss della camorra, opponendosi a illeciti, rifiutando di tacere o addirittura di collaborare con i criminali. Ora si cerca fra 1 detenuti l'uomo, o il clan, che avrebbe dato l'ordine di uccidere. Attualmente nel carcere, un ex convento francescano del Quattrocento, al limite della ricettività, sono rinchiusi trecento detenuti, cutollanl e antl-cutoliani, che continuano a fronteggiarsi nel due bracci della casa circondariale. L'omicidio su commissione appare dunque l'unico dato certo, su questa pista lavora il dott. Scolastico, della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Oli assassini hanno atteso tranquilli,, sapevano che la loro vittima era un uomo abitudinario, che ogni mattina ripeteva gli stessi gesti e percorreva la stessa strada. Alle 6,30, sotto casa, a Portici, prendeva il pullman e raggiungeva piazza Garibaldi a Napoli. Qui saliva sulla corriera per Santa Maria Capua Vetere. Prima di entrare nel carcere, faceva una puntatina dal tabaccaio di fronte alla casa di pena per rifornirsi di sigarette. Da sette anni (da quando era stato trasferito qui dal carcere di Avena) con¬ servava le stesse abitudini Quanti erano i killer? Le' versioni sono discordanti. I testimoni riferiscono di aver visto poco o niente. Qualcuno afferma di aver notato tre auto in sosta — un'Alfa, una Peugeot e una Renault — altro soltanto due. In giornata sono stati compiuti alcuni fermi, sui quali però è stato mantenuto uno strettissimo riserbo. In sera-. ta, nel carcere, è stata allestita la camera ardente e oggi nella cattedrale si svolgeranno 1 funerali. Il presidente del Senato, Tommaso Modino, ha Inviato alla famiglia del maresciallo Mandato, un messaggio di cordoglio: «Con grande sdegno per l'ulteriore agguato criminoso in cui è rimasto Vittima il loro caro congiunto, esprimo, anche a nome del Senato della Repubblica, sentimenti di sincera, commossa solidarietà: jyi
(06.03.1983


  

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