sabato 7 gennaio 2017


VIPERA”
  di  MAURIZIO DE GIOVANNI

Ho finito di leggere proprio adesso (approfittando del freddo, del mio camino acceso e del ponte festivo) “Vipera”, il libro di Maurizio Di Giovanni. Ho conosciuto Maurizio all’Università,  in occasione della inaugurazione del corso del Formed in Criminologia Forense, al quale collaboro e sono interessato. Maurizio per me è stata una “scoperta” sensazionale. Non avevo mai letto alcun  suo libro; anche se sapevo  che lui era tra i più apprezzati scrittori italiani (e forse il primo tra i viventi partenopei) perché era stato inserito nelle pubblicazioni della collana “Agenda Noir”, la biblioteca di Repubblica e l’Espresso. Ho tutti i numeri. Finora siamo al 32° volume. Ho quindi subito cercato “I bastardi di Pizzofalcone”, tra l’altro la Rai,  a giorni,  manderà in onda una fiction proprio sui libri di De Giovanni e lo messo in “cantiere” per essere letto. Però, lo confesso, sul mio comodino c’è già il libro dei racconti dell’Archivio del Banco di Napoli (omaggio de “Il Mattino”), archivio al quale sono affezionato per aver frequentato, assieme all’avvocato Giuseppe Garofalo,  per le ricerche su “L’Empia Bilancia”, il processo al direttore del Banco dello Spirito Santo accusato di tosare gli zecchini d’oro nel Regno di Napoli (libro bellissimo, edito da Tullio Pironti, oggi introvabile).  Quello che più mi è piaciuto del libro “Vipera” è l’incipit:



“VIPERA”
  di  MAURIZIO DE GIOVANNI

Ho finito di leggere proprio adesso (approfittando del freddo, del mio camino acceso e del ponte festivo) “Vipera”, il libro di Maurizio Di Giovanni. Ho conosciuto Maurizio all’Università,  in occasione della inaugurazione del corso del Formed in Criminologia Forense, al quale collaboro e sono interessato. Maurizio per me è stata una “scoperta” sensazionale. Non avevo mai letto alcun  suo libro; anche se sapevo  che lui era tra i più apprezzati scrittori italiani (e forse il primo tra i viventi partenopei) perché era stato inserito nelle pubblicazioni della collana “Agenda Noir”, la biblioteca di Repubblica e l’Espresso. Ho tutti i numeri. Finora siamo al 32° volume. Ho quindi subito cercato “I bastardi di Pizzofalcone”, tra l’altro la Rai,  a giorni,  manderà in onda una fiction proprio sui libri di De Giovanni e lo messo in “cantiere” per essere letto. Però, lo confesso, sul mio comodino c’è già il libro dei racconti dell’Archivio del Banco di Napoli (omaggio de “Il Mattino”), archivio al quale sono affezionato per aver frequentato, assieme all’avvocato Giuseppe Garofalo,  per le ricerche su “L’Empia Bilancia”, il processo al direttore del Banco dello Spirito Santo accusato di tosare gli zecchini d’oro nel Regno di Napoli (libro bellissimo, edito da Tullio Pironti, oggi introvabile).  Quello che più mi è piaciuto del libro “Vipera” è l’incipit:


E dimmi: lo sai, tu, cos'è l'amore?
Tu che lo vendi a due lire a incontro, cinque minuti per respirarti addosso, nemmeno il tempo di guardarti negli occhi, di mormorare il tuo nome, pensi dì sapere che cos'è l'amore?

Che ne sai tu delle lunghe attese, dei silenzi sospesi nell'ansia dì una parola, dì un sorriso?
Con questo tuo corpo morbido che adesso sento muoversi frenetico sotto di me, con queste gambe lunghe e bianche che stringono ì miei fianchi, pensi che l'amore sia questo?

Io, l'ho visto, saì, l'amore. L'ho conosciuto, l’ho incontrato. E’ fatto di dolore e dì malinconia, dì ansia e dì ritorni.

Non sì consuma  in un attimo; non nasce e muore ìn posti come questo, con la musica dì un pianoforte al piano dì sotto e nell’odore dei disìnfettanti. L'amore è fatto di aria fresca dì lacrine e risate.

Tu, che mì pianti le unghie nella schiena e inarchi il bacino contro dì me, pensi dì conoscerlo ma non lo conosci l’amore.

Tu fingi sempre, fingi anche ìl piacere che non provi. Fingi, con gli occhi bistrati di nero, la bocca disegnata a cuore, il neo sulla guancia.

Tutto fìnto. Come gli abiti lussuosi dì organdìs, che qui dentro, nella cosiddetta casa dell’amore -  puoi permetterti solo tu, come il profumo francese che appesta l’aria di questa stanza.

Che mi risponderesti se ti chiedessi che cos'è l’amore tu che gemi tra le mie mani, tu che premi il tuo seno contro di me?

Forse rideresti come hai riso poco fa, coì tuoi denti bianchi e gli occhi neri la mano sul fianco di seta; e mi diresti che l’amore è questo,  la stanza di un bordello, reggiseno di pizzo, candele, raso, boa di piume di struzzo.

Non temere, non te lo chiederò  cos'è l'amore. Non aspetterò dalla tua bocca dipinta altre bugie.
Mi accontenterò di sentire, come adesso, il tuo corpo caldo muoversi sotto la mia pelle, al ritmo del respiro. Sempre più piano. Sempre più piano. E di non udire più i tuoi lamenti, sotto il cuscino che ti tengo in faccia.   




Inoltre Maurizio è molto bravo come i grandi pittori a fare un “quadro nel quadro”. Ed infatti è molto coinvolgente in “Vipera” il racconto nel “racconto” la vicenda (anno 1932) del Dottor Modo che,  arrestato per un nonnulla dalla milizia fascista, viene liberato per intervento della bellissima cantante Livia e del suo cane. “Vipera” è la storia di una bellissima puttana che viene uccisa da un giovane, fratello di un singolare amante della donna, nel casino “Il Paradiso” di Via Chiaia a Napoli con un cuscino in faccia.    

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