MARIA
ANTONIETTA ROSITANI, BRUCIATA VIVA DALL’EX MARITO
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«Gridava “muori, muori” mentre mi incendiava il viso e il corpo con la benzina.
Ero impazzita dal dolore, il fuoco mi mangiava la carne»
“LUI
PRESTO LIBERO, I MIEI FIGLI SENZA AIUTI”
Tra
poche settimane ci sarà la sentenza con rito abbreviato per Ciro Russo. «Una
manciata di anni e sarà libero», dice Maria Antonietta Rositani senza
nascondere la paura di essere uccisa. Non cela neppure la consapevolezza di
essere un “fantasma” per lo Stato italiano. «Se fossi morta i miei figli oggi
sarebbero “orfani speciali” e avrebbero diritto almeno a un fondo per studiare.
Invece, per fortuna, sono sopravvissuta, ma per noi, morte a metà, non esistono
né aiuti né sostegni». La donna racconta che vivono con la pensione del padre.
Sarà disabile a vita, non potrà più lavorare. «Ma se oggi oltre il 50 per cento
del mio corpo è coperto di ustioni è perché nessuno ha fermato il mio ex
marito», dice a Repubblica. Avrebbero potuto fermarlo le forze dell’ordine,
visto che era agli arresti domiciliari a casa dei suoi genitori, da dove
continuava a perseguitarla. Quando è evaso, il 12 marzo 2019, il padre è corso
in caserma a denunciare, ma i carabinieri di Ercolano non hanno avvertito i
colleghi di Reggio Calabria, quindi nessuno l’ha avvisata. Se lo avessero
fatto, si sarebbe salvata.
Quel
giorno aveva accompagnato a scuola i figli Anny e Willy. All’improvviso un’auto
speronò la sua. «Mentre cercavo di fuggire uscendo dalla portiera del
passeggero, lui mi ha raggiunta, mi ha cosparsa di benzina e mi ha dato fuoco»,
racconta a Repubblica. Ciro Russo è poi scappato, nascondendosi da un amico. Il
giorno dopo era a mangiare una pizza nel centro di Reggio, come se niente fosse
accaduto. Nell’intervista Maria Antonietta Rositani racconta anche come è
cominciato il suo incubo. «Per anni ho sopportato ogni tipo di sopruso». Dopo
averlo sposato, scoprì che era tossicodipendente. La picchiava e insultava. Lei
ha subito fino a quando non ha alzato le mani contro sua figlia. «Quando ho
visto la faccia della mia bambina piena di sangue che ho trovato la forza di
denunciare». Ma quella denuncia è stata sepolta e dimenticata per settimane.
Non fu mai inoltrata ai magistrati. Il 4 gennaio 2018 dopo l’ennesima
aggressione fu arrestato, da cui uscì mesi dopo. E il resto è storia nota. «Ho
fatto trapianti, innesti di pelle, cure con le staminali. Il mio corpo è
bruciato ovunque. A volte il dolore è insopportabile». E allo Stato «che ha
armato la sua mano lasciandolo evadere» chiede solo una cosa: «Deve sostenere
la mia famiglia».


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