Ha rischiato l’ergastolo e per la vergogna
ha lasciato l’Italia. Era stata accusata di traffico illecito di virus
Fonte: di Valentina Dardari – sito web
Oggi per Ilaria Capua è un anniversario
importante e ha voluto ricordarlo con un post su Twitter: "Oggi è il 5
luglio 2020.
Sono passati quattro anni dal mio
proscioglimento dall'accusa di procurata epidemia ed altri 11 reati
penali". La direttrice dell'One Health Center alla University of Florida,
ha poi aggiunto: "Per questo ho rischiato l'ergastolo. Per vergogna ed
umiliazione ho lasciato l'Italia. Si erano sbagliati però. Non era vero".
La virologa scrive dagli Stati Uniti, meta che ha scelto per scappare dal suo
Paese, a causa della vergogna e dell’umiliazione che l’aveva assalita. Una
scelta certo difficile ma comprensibile. Un modo per lasciarsi tutto alle
spalle e cercare di cambiare vita.
La Capua, 54 anni, in Italia era una
delle scienziate più importanti, tanto da meritarsi il titolo di “mente
rivoluzionaria”. Era stata la prima a isolare il virus H5N1 e nel 2006 aveva
reso pubblica la sequenza genica dell’aviaria. Aveva lavorato a Parma per venti
anni, preparandosi alla pandemia e studiando, aveva cercato di portare un
approccio interdisciplinare allo studio del rapporto fra virus e ospite, alla
Torre della Ricerca della Città della Speranza. Non venne poi fatto nulla e la
virologa pensò per la prima volta di lasciare il suo Paese. Poi però, nel 2013
arrivò il premier Mario Monti che le chiese di entrare nella sua squadra di
governo. E lei accettò, senza mai abbandonare i temi che ben conosceva: Ebola,
influenza, virus, antibiotico.
L'accusa e l'assoluzione
Nel 2014 l’accusa improvvisa, un
fulmine a ciel sereno, e l’indagine della procura di Roma. La Capua, insieme ad
altri scienziati, viene accusata di essere una trafficante di virus e di
arricchirsi grazie ad accordi con aziende farmaceutiche per produrre vaccini
per la malattia della lingua blu e l’aviaria. Non molla e si batte per far
emergere la verità ed essere scagionata. Intanto, decide di abbandonare il
Parlamento e l’Italia per accettare una cattedra in America. Finalmente il 5
luglio del 2016 l’inchiesta viene chiusa. Il giudice decide il non luogo a
procedere e la Capua, insieme ad altri dodici indagati viene pienamente
prosciolta dall’accusa. Una lunga odissea giuridica che l’aveva ferita a vita.
Con il coronavirus la paura era
ritornata, tanto che aveva confessato: “I dati vanno condivisi e la trasparenza
è fondamentale, ci mancherebbe. Ma io non parlo di rivincite. Anzi, sono
spaventata dal fatto che tutta questa grande visibilità non mi si rivolga
contro. Magari diranno che il coronavirus l’ho creato io. Per questo sto in
guardia. Sono una guerriera, ma non mi illudo e aspetto la prossima sberla”.
Oggi comunque è l’anniversario del giorno che le ha ridato la vita. Una data da
ricordare: 5 luglio 2016.
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