Translate
martedì 14 luglio 2020
Ingiusta detenzione, la legge sbarca in Commissione
giustizia
Quella dell'azione disciplinare a carico dei
magistrati che arrestano gli innocenti è un vecchio cavallo di battaglia
dell'ex vice ministro della giustizia del governo di Matteo Renzi. L'anno
scorso, per poco, l'obiettivo non venne raggiunto.
Ma andiamo con ordine. La riforma voluta da
Costa prevede che all'articolo 315 del codice di procedura penale sulla
riparazione venga inserito il comma tre bis: "La sentenza che accoglie la
domanda di riparazione è trasmessa agli organi titolari dell'azione
disciplinare nei riguardi dei magistrati, per le valutazioni di
competenza".
Cioè il ministro della Giustizia e il
procuratore generale della Cassazione. Inoltre, viene previsto come illecito
disciplinare per i magistrati quello di aver arrestato una persona, che
risulterà poi essere innocente, con "negligenza e superficialità".
Nel 2019, governo giallo verde ante Papete, la
riforma sembrava cosa fatta. Il 19 giugno, in particolare, il testo era stato
approvato all'unanimità in Commissione giustizia alla Camera. Trascorsa una
settimana era però stato bocciato dall'Aula con 242 voti contrari, 100 assenti
e 5 franchi tiratori tra gli esponenti della maggioranza.
"Si tratta di una norma di civiltà",
aveva detto Costa, affermando la necessità di "abbandonare la cultura
della comoda deresponsabilizzazione" secondo la quale al magistrato che
arresta un innocente non succede nulla. Nella scheda di presentazione della
riforma Costa ha ricordato come "dal ' 92 ad oggi 28mila persone sono
state arrestate ingiustamente e risarcite per una cifra complessiva che supera
gli 800 milioni di euro. Ora sarà possibile promuovere l'azione disciplinare
nei confronti di quei magistrati responsabili di ingiuste detenzioni".
La discussione in Commissione lo scorso anno era
stata articolata e molto approfondita: fra gli auditi anche i giornalisti
Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, creatori del sito errorgiudiziari.com,
il portale che da anni raccoglie i casi di ingiusta detenzione. Come spesso
accade sui temi sensibili per le toghe fra il voto in Commissione e quello
dell'Aula era intervenuta l'Anm con lungo comunicato in cui bocciava senza
appello la riforma voluta dal parlamentare azzurro.
"La modifica proposta - dissero i vertici
dell'Anm - è inutile e può costituire un rischio di condizionamento nell'adozione
di iniziative cautelari in palese contrasto con l'invocata necessità di un
maggiore severità a tutela della sicurezza dei cittadini".
"Il nostro ordinamento - sottolinearono le
toghe - già prevede efficaci strumenti per l'accertamento di eventuali errori e
un rigoroso sistema di responsabilità civile e disciplinare". Parole che
fecero presa sui parlamentari. Questa volta dovrebbe andare diversamente.
Il testo ha infatti l'ok del Guardasigilli. Vale
la pena ricordare che attualmente il 90 per cento delle ingiuste detenzioni non
viene risarcito sulla base del presupposto che il sottoposto a cautela ha
"contribuito" colposamente all'errore ad esempio, nell'ambito delle
normali strategie difensive, avvalendosi della facoltà di non rispondere. I
numeri forniti da Costa, allora, sarebbero molto più alti. Relatore della
riforma è il forzista Pierantonio Zanettin, ex componente del Csm nella scorsa
consiliatura.
Fonte: di Giovanni M. Jacobazzi/ Il Dubbio
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento