Magistrati pazzi che giudicano con l'utero anche quando sono maschi. 30 anni di carcere al femminicida della "tempesta
emotiva"… tempesta che era forse
nella mente del primo giudice
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venerdì 17 luglio 2020
Trent'anni di carcere per il femminicidio di
Olga Matei. La Corte d'Assise d'appello di Bologna annulla lo sconto di pena
che Michele Castaldo, 58 anni, aveva ottenuto nel primo processo d'appello
quando la Corte aveva considerato quella "soverchiante tempesta
emotiva", dovuta alla gelosia, da cui secondo la perizia psichiatrica era
posseduto, come una motivazione valida, insieme ad altre, per concedergli le
attenuanti generiche e ridurre la pena da 30 a 16 anni per aver strangolato la
donna con cui aveva una relazione da un mese mezzo.
La riduzione di pena concessa nel primo Appello
aveva sollevato indignazione e stupore da più parti, facendo diventare la
sentenza un simbolo della lotta ai femminicidi. Le associazioni in difesa delle
donne avevano sottolineato l'allarmante assonanza con il delitto d'onore. E
infatti la Cassazione a novembre ha annullato la sentenza, senza entrare nel
merito della concessione delle attenuanti, ma disponendo un processo d'appello
bis che motivasse in maniera più "razionale" la scelta compiuta. La
nuova Corte ieri ha invece deciso che le attenuanti non andavano concesse, la
pena da scontare per Castaldo torna ad essere di trent'anni.
Sollievo per la sorella della vittima, Nina
Pascal: "La memoria della sorella - ha detto il suo avvocato Lara Cecchini
- adesso è stata rispettata, ponendo rimedio a una sentenza ingiusta".
L'imputato ieri in aula ha reso dichiarazioni spontanee, dicendosi
"pentito" e "deciso a risarcire la figlia e la sorella della
vittima" spiega il suo avvocato Gennaro Lupo. La difesa ha anche portato
un libro alla cui stesura Castaldo ha partecipato: Vittime di un amore malato,
scritto dalla educatrice che lo segue in carcere a Ferrara e che si apre con
una lettera d'amore postuma del reo confesso. Nel testo si analizzano alcuni
indicatori di partner maschili violenti: "Ma non sono le donne che vanno
educate - commenta l'avocato Cecchini -, quanto piuttosto gli uomini e la
società".
L'avvocato Filippo Airaudo, che assiste l'ex
marito di Olga e la figlia minorenne, si dice "ansioso di conoscere le
motivazioni che la Corte depositerà tra 45 giorni. Noi di parte civile abbiamo
insistito molto su un punto: è arrivato il momento di abbandonare il vecchio
cliché della gelosia come attenuante e considerarla invece un'aggravante. Dopo
secoli di storia non si possono più concedere sconti di pena a uomini gelosi,
spero che la Corte abbia preso una posizione netta su questo".
"Valuteremo cosa fare dopo il deposito
delle motivazioni - spiega l'avvocato Lupo - pensavamo che il percorso di
resipiscenza intrapreso potesse essere considerato favorevolmente". Olga
Matei, 46 anni, fu strangolata in casa sua a Riccione il 6 ottobre 2016. Il
giorno prima aveva deciso di mettere fine alla relazione proprio per la gelosia
di Castaldo. Anche il sostituto procuratore generale Valter Giovannini aveva
chiesto la conferma della condanna a trent'anni del primo grado: si trattò di
"sentimento feroce - ha detto - manifestato però da persona ritenuta, con
convincenti argomentazioni peritali, assolutamente capace di intendere e di
volere" e che quindi avrebbe potuto fermarsi prima di uccidere.
Fonte: di Andreina Baccaro/ Corriere di Bologna,
16 luglio 2020
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