Sono molto legato a Gabriele
Marino, ma non per la sua arte, io sono un ignorante in materia, ma per il
fatto che suo figlio Francesco è stato mio allievo e collaboratore negli anni
80. Ero all’epoca direttore responsabile di una tv privata “New Antenna Sud”, e
Francesco Marino leggeva il
telegiornale alternandosi a Biagio
Salvati. Entrambi hanno fatto una splendida carriera giornalistica. Salvati,
una voce da ‘speaker’ delle più affascinanti nel firmamento giornalistico
italiano è redattore giudiziario per ‘Il Mattino’ e per il ‘Corriere del
Mezzogiorno’, (l’inserto a panino del Corriere della Sera); Francesco,
approdato alla Rai Tv è stato per anni inviato e commentatore ufficiale della
Juve a Torino. Oggi è capo redattore di
‘Leonardo’ il telegiornale scientifico di Rai 3, in onda tutti i giorni dopo il
telegiornale di Rai 3 delle 14,30.
L’attualità di un pittore con avanguardie sempre verdi - Gabriele Marino è una figura chiave della
storia artistica contemporanea generatasi in Campania.
Cinquantadue, ma
non li dimostra. Sono gli anni che Gabriele Marino ha dedicato finora al mondo
dell'arte. È dalla metà degli anni Sessanta che il maestro, classe 1937,
atellano di nascita, napoletano di formazione e casertano di adozione, è
partecipe e protagonista dei movimenti innovativi nel campo dei linguaggi
visivi, con vasta eco a livello nazionale.
Gabriele Marino è
una figura chiave della storia artistica contemporanea generatasi in Campania.
È stato lui a fare da ponte di congiunzione tra i movimenti sperimentali
napoletani degli anni Sessanta e i primi tentativi innovativi in Terra di
Lavoro, insieme con il suo grande amico e collega Crescenzo Del Vecchio.
A Caserta i due
trovarono in figure come Andrea Sparaco e Antonio de Core i compagni di strada
ideali per dare inizio a una vera e propria rivoluzione dei linguaggi visivi in
Terra di Lavoro. Tale cambiamento radicale ebbe inizio nella seconda metà degli
anni Sessanta e durò per tutti i Settanta portando Caserta, in sinergia con
Napoli, ai massimi livelli nazionali, grazie anche al contributo di un critico
come Enrico Crispolti, scomparso proprio nei giorni scorsi, che tanto seppe
valorizzare l'arte nel sociale.
La produzione di
Gabriele Marino, pur essendo stata sempre in linea con la ricerca artistica
internazionale, non ha mai tradito le origini. Essere atellano per l'artista ha
avuto sempre il significato di non dimenticare mai una verve ironica e
irriverente, di costruire incessantemente un sapiente gioco nella composizione
delle immagini così come nell'articolazione della scrittura.
E spesso icone e
parole si sono contrapposte e specchiate nelle opere di Gabriele Marino. È
stata poi la formazione napoletana in un'epoca di grandi tensioni sociali e
culturali a determinare un percorso creativo che si potrebbe definire come «pop
partenopeo», una pop art che non si limita alla celebrazione acritica del
consumismo ma ha un'energia dissacratoria, una vis polemica capace di
contrapporsi alla sottocultura egemonica.
Il passaggio dagli
anni Sessanta ai Settanta è proprio contraddistinto dal cosiddetto «impegno»,
un'arte che non è mai fine a se stessa. Trascorsi i decenni, Gabriele Marino ha
saputo sublimare il suo impeto rivoluzionario, elaborando un linguaggio sempre
più raffinato, evocativo, comunque intriso di malinconica ironia, di «polvere
di stelle». È una pittura che si guarda dentro e continua a interrogarsi sulla
sua funzione. La mostra, a ingresso libero, sarà visitabile fino a martedì 8
gennaio.
Fonte: di Enzo Battarra/ Gabriele
Marino, mezzo secolo/ di «popular» in Cinquantarte/ CASERTA/ Mercoledì 12
Dicembre 2018





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