IL TRIBUNALE DELLA LIBERTA’ DECIDERA’
DOMANI SE SCARCERARE I CONIUGI ACCUSATI DI AVER USTIONATO IL LORO BAMBINO
Fissato per domani martedì 6
Aprile, presso il Tribunale della
Libertà di Napoli, l’udienza per
discutere della liberazione dei coniugi Bocchetti/Terracciano accusati di maltrattamenti
del loro figliuolo, difesi dagli avvocati: Giulia
Esposito, Fabio Della Corte, Gianluca Sperandeo e Fabio Martullo. Lei è trattenuta nel reparto di Psichiatria del carcere femminile di Pozzuoli,
mentre lui è incarcerato in quel di
Poggioreale.
Una vicenda triste, squallida
ma, purtroppo, costellata da atti e
azioni di alterazione mentale. Naturalmente resta da accertare la veridicità
degli atteggiamenti di entrambi i coniugi che sono stati arrestati a metà del
marzo scorso. La vicenda è nota ma la
riassumiamo brevemente. Nei giorni
scorsi è stata disposta una perizia con relativo incarico peritale sul bambino
seviziato dai genitori. L’incarico peritale è stato affidato al Prof. Ciro Esposito, con la collaborazione dei periti dottori Pasquale Giugliano e Giovanni Severino.
Concetto
Bocchetti (47
anni) e Alessandra Terracciano (37
anni) entrambi residenti a Portici, sono stati tratti in arresto in flagranza
di reato. Pare che la donna (peraltro madre di sette figli, di cui 4, che
vivono col primo marito e tre con l’attuale compagno, di cui i più grandi
ospiti di una comunità della Calabria) non essendo di religione cattolica non
ha valuto partorire in ospedale ed aiutata appunto dal suo attuale compagno ha
dato alla luce il bimbo a cui è stato strappato il cordone ombelicale.
Intervenuto prima il 118 e poi i carabinieri i due furono arrestati e date le condizioni mentali della donna, prima ricoverata all’ospedale del Mare il giudice per le Indagini Preliminari Dott.ssa Rosaria Maria Aufieri, disponeva successivamente il suo internamento presso la sezione psichiatrica del carcere femminile di Pozzuoli.
Nel corso delle successive indagini si appurava che era
stato lo stesso Concetto a chiamare il 118, il quale riferiva loro, nell’immediatezza, che la sua compagna,
Alessandra Terracciano, avente problemi psichiatrici, aveva partorito in data
12.3.2021 il figlio Vincenzo, a
cui aveva involontariamente strappato il cordone ombelicale, nel tentativo di pulirlo, causandogli
una lacerazione all'altezza dell'addome, con una conseguente fuoriuscita di
liquido ematico.
Ciò lo aveva spaventato, per cui egli aveva richiesto sia
l'intervento dei Carabinieri, contattando il 112, sia quello del personale
medico, contattando il 118.v I militari sull’uscio dell'abitazione notavano che
la compagna del Bocchetti, la Terracciano, versava in uno stato confusionale;
la stessa affermava che il piccolo non
necessitava di cure, in quanto godeva di ottima salute, la qual cosa trovava però
una smentita nella situazione constatata dagli operanti, che notavano che il neonato
presentava una vistosa ustione sul capo e
sulla guancia sinistra.
Giungeva di lì a poco prima il personale del 118 e poi la madre
dell'indagata, Giuseppina Pianese;
la Terracciano, tenendo sempre stretto il figlio tra le braccia, rifiutava di farlo visitare, fino a quando i
presenti riuscivano a prelevarle dalle braccia
il bambino, che subito
appariva in condizioni gravi, tanto che lo stesso era subito trasportato, per le cure del caso, presso l'ospedale
Santobono.
Il padre del bambino, il Bacchetti, seguiva l'ambulanza con
la propria vettura, giungendo in ospedale insieme al piccolo, a cui erano
subito riscontrate ustioni multiple, con prognosi riservata: lo stesso, dopo
l'accettazione in pronto soccorso, era nell'immediatezza collocato in terapia intensiva.
L'indagata, appena si allontanava l'ambulanza, si barricava in casa, riuscendo a chiudere, con una mossa fulminea, un cancello in ferro, e rifiutava di far accedere all'interno i militari ed i sanitari, fino a quando, solo intorno alle ore 13.50, i vigili del fuoco riuscivano a tagliare la serratura, sicché i Carabinieri facevano accesso all'interno dell'appartamento e prelevavano la donna, la quale a quel punto chiedeva di essere visitata e trasportata in ospedale, in conseguenza del parto, sicché la stessa era condotta presso l'Ospedale del Mare, ove era ricoverata presso il Reparto di Psichiatria.
Nell'immediatezza i CC. sentivano un vicino di casa, Gianluca Scognamiglio, il quale riferiva di aver saputo che la Terracciano aveva partorito alcuni giorni prima, allorquando era giunto presso l'abitazione, ove la donna viveva con il Bocchetti, personale del 118, che si tratteneva all'interno dell'appartamento appena pochi minuti. Di lì a poco egli era stato raggiunto da Bocchetti Concetto, detto Tino, che gli aveva raccontato di aver aiutato la sua compagna a partorire, di aver riposto la placenta e di aver tagliato il cordone ombelicale. Il Bocchetti, alla sua domanda - proseguiva il testimone - circa le ragioni per cui essi non si fossero recati in ospedale per il parto, rispondeva che la Terracciano professava una religione diversa dalla cattolica… senza aggiungere altro.

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