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mercoledì 26 febbraio 2025

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mercoledì 26 febbraio 2025
Un po' Dubai, un po' Miami: la Gaza dei sogni di Trump
Un post tratto dal profilo Instagramdi Donald Trump: Gaza con grattacieli e danzatrici+++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK
editorialistadi   federico thoman

Tra le meraviglie dell'intelligenza artificiale generativa che stiamo imparando a scoprire c'è anche la produzione di video. Quello postato dal presidente americano Donald Trump sui suoi account social intitolato «Cosa succederà» mostra come sarà la Striscia di Gaza secondo i suoi piani onirici: hotel di lusso (col suo marchio), palme, spiagge bianche, una statua placcata in oro a lui dedicata sotto la cui ombra Elon Musk si scofana dell'hummus, la deliziosa crema di ceci diffusa in tutto il Medio Oriente. Lasciamo a voi ogni commento.

Nel mondo però succedono anche cose più serie e importanti, come l'accordo che proprio Stati Uniti e Ucraina avrebbero raggiunto: Kiev «concede» lo sfruttamento delle sue risorse minerarie mentre Washington non interromperà i suoi aiuti militari, vitali nella guerra contro la Russia di Putin che tre anni fa ha invaso il Paese. E l'Europa, Gran Bretagna inclusa, pensa a come riorganizzare la sua difesa visto che l'alleato americano ha più volte fatto capire di non essere più disposto a esserci a qualunque costo. E la Cina? Con la primavera arriva il periodo delle «due sessioni», gli appuntamenti clou della politica interna di Pechino che però tutto il mondo guarda con attenzione.

Buona lettura

La newsletter AmericaCina è uno dei tre appuntamenti de «Il Punto» del Corriere della Sera. Potete registrarvi qua e scriverci all’indirizzo: americacina@corriere.it

1. Sì all'intesa Kiev-Washington: terre rare in cambio di aiuti

(Lorenzo Cremonesi da Kiev e Fabrizio Dragosei) L'Ucraina ha accettato di cedere agli Stati Uniti i proventi derivanti dallo sfruttamento di alcuni suoi giacimenti di minerali preziosi (le «terre rare»). Un accordo che, ci si augura a Kiev, servirebbe a migliorare le relazioni con l’amministrazione Trump e preparare il terreno per l’impegno Usa a lungo termine per garantire la sicurezza militare dell’Ucraina. Nella notte italiana, Donald Trump ha affermato che in cambio dell'accordo l'Ucraina avrebbe ottenuto «il diritto di continuare a combattere». «Sono molto coraggiosi», ha detto il presidente Usa ai giornalisti, ma «senza gli Stati Uniti, i loro soldi e il loro equipaggiamento militare, questa guerra sarebbe finita in un lasso di tempo molto breve».

(COMBO) This combination of pictures created on February 25, 2025 shows US President Donald Trump (L) on February 22, 2025, and Ukraine's President Volodymyr Zelensky on February 12, 2025.. Ukraine has agreed on the terms of a minerals deal with the United States and could sign it January 28, 2025, the two countries said, a move Kyiv hopes will lead to future security guarantees from Washington. The Ukrainian source said President Volodymyr Zelensky could sign the deal on a trip to Washington as early as January 28, 2025, -- a timetable confirmed by Trump. (Photo by Alex WROBLEWSKI and Tetiana DZHAFAROVA / AFP)

Il presidente americano Donald Trump e quello ucraino Volodymyr Zelensky (Afp)

Alla domanda fino a quando le forniture di equipaggiamento e munizioni statunitensi all'Ucraina continueranno, Trump ha risposto: «Forse finché non avremo un accordo con la Russia... Dobbiamo avere un accordo, altrimenti continuerà» (leggi sul sito del Corriere l'articolo completo). 

2. Quanto durerebbe l'Ucraina senza più armi americane
editorialista
lorenzo cremonesi

«Nulla potrà sostituire gli aiuti militari americani», hanno sempre sostenuto unanimi sia i generali che i politici ucraini. Lo stesso presidente Zelensky lo ripete di continuo dall’inizio della guerra e lo ha ribadito anche dopo l’arrivo di Trump alla Casa Bianca«Se Washington blocca l’invio delle armi, noi perderemo la guerra». Che fare adesso che Trump si coordina più con Putin che con gli alleati tradizionali? L’Ucraina sarà in grado di attrezzarsi nei prossimi mesi e prima che le riserve di armi americane si esauriscano?

This handout photo courtesy of the US Department of Defense taken on December 14, 2021 shows the US Army conducting live fire tests of the Army Tactical Missile System (ATACMS) at the White Sands Missile Range in New Mexico. US President Joe Biden has authorized Ukraine to use long-range American missiles, such as ATACMS, against military targets inside Russia, a US official told AFP on condition of anonymity, confirming media reports. (Photo by John Hamilton / DoD / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / JOHN HAMILTON / US DEPARTMENT OF DEFENSE" - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS

Un missile a lunga gittata Atacms fornito dall'ottobre 2023 agli ucraini dagli americani (Afp)

Al Pentagono stimano che, grazie agli ingenti invii di armi e soprattutto di munizioni garantiti dall’amministrazione Biden negli ultimi tempi del suo mandato, Kiev abbia oggi almeno sei mesi di tempo. Poi dovrà essere pronta, potenziando la propria produzione bellica e cooperando più intensamente con gli alleati europei. Del resto, la situazione non è del tutto nuova. Una prima avvisaglia della crisi incipiente c’era già stata tra novembre 2023 e aprile 2024, quando Trump aveva convinto il partito Repubblicano a bloccare gli aiuti al Congresso e l’esercito ucraino nel Donbass si trovò a corto di munizioni. Era cominciata allora la lenta avanzata russa, che ormai minaccia di raggiungere la regione di Dnipro.

3. Così l'Europa pensa di riorganizzare la sua difesa

(Dalla nostra corrispondente a Bruxelles Francesca Basso e dal nostro corrispondente a Londra Luigi IppolitoDopo Emmanuel Macron, domani è la volta di Keir Starmer: il premier britannico sarà alla Casa Bianca per convincere Donald Trump a non svendere l’Ucraina e a mantenere l’ombrello di sicurezza americano sull’Europa. E il leader laburista da parte sua mette sul piatto un impegno importante: l’aumento delle spese per la Difesa al 2,5% del Pil (attualmente Londra impegna il 2,3%). Domenica, poi, si svolgerà nella capitale britannica una riunione dei principali leader europei per tirare le somme di questi colloqui e impostare il futuro della sicurezza sul Continente.

In senso orario: Emmanuel Macron, Keir Starmer, Donald Tusk e Ursula von der Leyen

Sul tavolo potrebbe esserci l’idea di un fondo comune o la creazione di nuovi meccanismi per finanziare la Difesa a livello europeo. L’incontro è stato anticipato dal premier polacco Tusk (Varsavia ha la presidenza di turno dell’Ue), e vi parteciperanno tra gli altri anche la premier Meloni, la presidente della Commissione von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Costa, che ha convocato per oggi in videoconferenza i leader dei Ventisette per fare il punto sull’incontro di due giorni fa tra Macron e Trump e per preparare il summit straordinario del 6 marzo su Kiev e sicurezza Ue (leggi qui l'articolo completo).

4. Berlino vuole lanciare (entro 30 giorni) un fondo da 200 miliardi per riarmarsi 
editorialista
mara gergolet
corrispondente da Berlino

La Germania vuole aumentare le spese per la Difesa fino a 200 miliardi. È l’agenzia Bloomberg a dare la notizia, attribuendola a un’alta fonte governativa. Per la precisione, sarebbero in corso negoziati tra il partito di Friedrich Merz, il vincitore delle elezioni, e quello dell’attuale cancelliere, il socialdemocratico Olaf Scholz. Bisogna fare in fretta — si pensa nei due partiti — perché quando si insedierà il nuovo Parlamentoproprio sul riarmo potrebbe avere le mani legate. Quindi, nei prossimi 30 giorni.

Friedrich Merz (al centro nella fila di destra) e Markus Söder (al centro in quella di sinistra) con i loro collaboratori nella foto postata online

Il leader Cdu Friedrich Merz (al centro nella fila di destra) e il leader Csu Markus Söder (al centro a sinistra) con i loro collaboratori; la foto ha suscitato polemiche per l'assenza di donne

Per fare un fondo speciale per la Difesa — che ovviamente si finanzia a debito — occorre cambiare la Costituzione. Ma se nell’attuale Parlamento ciò è facile, perché c’è una forte maggioranza che lo sostiene (va dai Verdi ai liberali), in quello nuovo la maggioranza dei due terzi per i «partiti democratici» non c’è più, a causa del potere di veto di AfD e della Linke. I due gruppi insieme hanno 216 voti su 630, appena 6 sopra la «minoranza di blocco». Ma tanto basta perché non si possano fare modifiche costituzionali senza di loro. L’allarme è rosso: perché la Linke è sì a favore dei fondi speciali, ma non per scopi militari. La leader Heidi Reichinnek l’ha detto in modo chiaro (leggi qui l'articolo completo).

5. Così la Germania da Paese pacifista torna alle sue radici «guerriere»
editorialista
paolo valentino
da Berlino

Friedrich Wilhelm Voigt era un povero calzolaio con precedenti penali, nella Germania guglielmina. Ma era riuscito a risparmiare per comprarsi una divisa da capitano dell’esercito: trovava che gli conferisse autorità. Con quella indosso nell’ottobre 1906 andò da Potsdam a Berlino. I soldati che lo incontravano si fermavano, facevano il saluto militare e iniziavano a seguirlo: l’uniforme non ammetteva discussioni.

Voigt condusse il seguito, ormai diventato una brigata, nel quartiere orientale di Köpenick, dove si presentò al Municipio, ordinò ai soldati obbedienti di arrestare il borgomastro, dopo essersi fatto consegnare l’intera cassa del Comune che ammontava a 40 mila marchi. Passarono molte ore prima che venisse smascherato e arrestato. Fu condannato a quattro anni, ma il Kaiser Guglielmo II lo graziò dopo due

Soldati tedeschi il 1 settembre 1939 al confine con la Polonia: è l'inizio della Seconda Guerra Mondiale

La storia del «Capitano di Köpenick» viene spesso usata per spiegare l’importanza del militarismo nella vicenda della Germania moderna. Certo, quello era lo Stato tedesco creato nel 1870 dal Principe Bismarck, secondo cui le grandi questioni dell’epoca dovevano essere decise «non con discorsi e voti a maggioranza, ma col ferro e col sangue». Era il Reich generato dalla Prussia, che un detto attribuito a Voltaire definiva «un esercito con uno Stato, non uno Stato con un esercito»

Per due volte, nel ’900, la Germania ha distrutto l’ordine europeo. E il militarismo e la pulsione ad armarsi sono stati tra le principali forze trainanti di questa deriva. Il ruolo delle élite militari fu decisivo sia nel portare il Paese nella Prima guerra mondiale, sia nell’assecondare i piani di aggressione espansionistica di Hitler, di cui la Wehrmacht condivise crimini e nefandezze (leggi qui l'analisi completa). 

6. Bolton: «Ma con una Nato svuotata il Vecchio Continente resta indifeso»
editorialista
giuseppe sarcina

Prima ancora di cominciare a trattare, Donald Trump «ha già concesso troppo a Vladimir Putin». Fino a votare contro la risoluzione presentata da Kiev all’Onu, in cui si attribuiva a Mosca la responsabilità della guerra. Per gli europei «l’unico modo di riportare il presidente Usa alla realtà è agire all’interno della Nato». John Bolton, 76 anni, repubblicano, è stato consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump dal 2018 al 2019. Dal 2005 al 2006 è stato ambasciatore degli Usa all’Onu.

«Se “svuotiamo” la Nato l’Europa resta indifesa Donald? Ha concesso a Putin tutto e subito»

John Bolton è stato consigliere per la sicurezza nazionale nel Trump I

Come finiranno i negoziati sull’Ucraina?
«È molto inquietante quello che Trump ha fatto negli ultimi giorni, perché ha già concesso un vantaggio tattico a Putin, prima ancora di iniziare il negoziato. In particolare, ha ammesso che l’Ucraina non potrà recuperare la piena sovranità e l’integrità territoriale. Inoltre ha escluso la possibilità che Kiev entri nella Nato, ottenendo sufficienti garanzie di sicurezza. A questo punto, al Cremlino probabilmente si staranno dicendo: “Avremmo dovuto chiedere di più, perché probabilmente lo avremmo ottenuto”» (leggi qui l'intervista completa).

7.Il caso della mail di Musk ai dipendenti federali ha nuovi sviluppi
editorialista
viviana mazza
corrispondente da New York

L’email di Elon Musk inviata a due milioni e trecentomila dipendenti federali nel weekend («Che cosa hai fatto la scorsa settimana?») che ordinava di indicare entro lunedì scorso cinque cose che hanno fatto sul lavoro (altrimenti sarebbero stati licenziati) è stata al centro del briefing di ieri della portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. Il New York Times e altri media americani sono stati informati da fonti anonime in diverse agenzie federali della «netta opposizione di alcuni dei principali fedelissimi del presidente Trump» alla richiesta di Musk.

(FILES) Elon Musk speaks during the annual Conservative Political Action Conference (CPAC) at the Gaylord National Resort & Convention Center at National Harbor in Oxon Hill, Maryland, on February 20, 2025. Elon Musk, the billionaire advisor to Donald Trump, said on February 22 that all US federal employees must justify their work or lose their jobs, hours after the president pushed him to be "more aggressive" in slashing government spending. (Photo by SAUL LOEB / AFP)

Musk alla Cpac lo scorso 20 febbraio (Afp)

Diverse agenzie (il dipartimento di Stato, dell’Energia, della Giustizia, della Sicurezza Interna, della Salute, il Pentagono) avrebbero indicato ai loro dipendenti di aspettare prima di rispondere direttamente all’email o che non era necessario farlo. Il New York Times scrive che anche il nuovo capo dell’Fbi Kash Patel avrebbe detto ai dipendenti di «sospendere ogni risposta» alla direttiva di Musk. Altri dipartimenti (Tesoro, Trasporti, l’Ufficio Bilancio) avrebbero invece chiesto di obbedire (leggi qui l'articolo completo).

8. Avvocati, sceriffi e aerei: il bizzarro piano di Erik Prince per gestire le espulsioni dei migranti
editorialista
guido olimpio

Donald Trump vuole cacciare migliaia/milioni di clandestini, missione complessa che è appena iniziata e sta andando avanti. Alcuni ritengono, però, che con le sole forze a disposizione ci vorrà molto tempo. Ed ecco che sono arrivate sul tavolo proposte alternative, come rivela un articolo del sito Politico. Mesi fa un gruppo di società di sicurezza private capitanate da Erik Prince, l’ex militare che ha fondato e guidato la compagnia Blackwater, ha offerto ai repubblicani un proprio piano (costoso) per rendere più veloci le espulsioni.

Blackwater founder Erik Prince speaks at the Conservative Political Action Conference, CPAC, at the Gaylord National Resort & Convention Center, Saturday, Feb. 22, 2025, in Oxon Hill, Md. (AP Photo/Jose Luis Magana)

Erik Prince, ex Navy Seal e oggi imprenditore e investitore (Afp)

Alcuni punti. 1. Creazione di un team di 2 mila avvocati che esaminino i file di ogni migrante per capire chi può essere cacciato o meno. 2. Coinvolgimento di 10 mila cittadini (compresi ex militari) che diventerebbero «aiuti sceriffi» e parteciperebbero alla caccia. 3. Bonus a dipartimenti di polizia per ogni clandestino individuato. 4. Flotta di aerei al fine di trasferire all’estero i fermati.
Dall’entourage presidenziale hanno però replicato che questa è stata una delle tante idee mentre fonti delle stesse compagnie hanno precisato che non c’è stato alcun interesse.
Da ricordare che Erik Prince, durante il primo mandato di The Donald, propose un suo progetto per l’Afghanistan: lui sarebbe diventato proconsole e la sicurezza sarebbe stata gestita da un esercito di guardie private schierate al fianco di un piccolo contingente di soldati regolari Usa.

9. Il livido sulla mano di Trump e le speculazioni sulla sua salute
editorialista
massimo gaggi

Incontrare Donald Trump è un’esperienza angosciosa per quasi tutti i suoi interlocutori. Ma anche il presidente paga un prezzo, almeno sul piano fisico, come si evince dal vasto ematoma sulla mano destra comparso dopo l’incontro col presidente francese Macron, costellato da vigorose strette di mano. 

La stretta tra Macron e Trump alla Casa Bianca e nel tondo la mano di Trump dopo

In rete è subito iniziata la girandola delle ipotesi: una malattia della coagulazione? Fa continui prelievi di sangue? Qualcuno ha addirittura paragonato l’ematoma a quelli comparsi sulle mani della regina Elisabetta poco prima della sua morte. Poi la spiegazione della Casa Bianca: «Il presidente stringe molte mani e questo lascia segni». Strette molto vigorose: anche queste in manifestazione di potere.

10. «Ultima fermata», il documentario sugli homeless degli Stati americani del Sud

(Redazione Esteri) Parlando di homeless, Elon Musk su X ha scritto: «Di solito è una parola di propaganda per i tossicodipendenti violenti con gravi malattie mentali». In «Ultima fermata» il documentario di Angelo Loy, Martino Mazzonis e Luigi Montebello (visibile da oggi su Raiplay e andato in onda su Rai 3 per Il Fattore Umano) si racconta una vicenda diversa, legata alla difficoltà di potersi permettere una casa, talvolta anche lavorando, di ricostruirsi una vita dopo essere passato per il carcere e, anche di persone con problemi di malattia mentale e tossicodipendenza abbandonate al loro destino. Ad accompagnare le loro storie, la voce inconfondibile di Tom Waitsche torna a suonare dopo anni di assenza dai palcoscenici, in esclusiva per Il Fattore Umano. Con i versi tratti da Seeds from the Hard Ground, un libro poesia per raccogliere fondi il musicista fa da contrappunto al paesaggio di volti e situazioni raccontate nel documentario.

Un frame dal documentario «Ultima fermata» andato in onda su Rai 3 per il programma Il Fattore Umano

Il numero di persone senza tetto è cresciuto in maniera costante negli ultimi anni. Le stime federali, basate su una rilevazione che si effettua in un giorno di gennaio 2024 segnalano che in quel singolo giorno 771.480 persone vivevano in rifugi, alloggi temporanei o all'aperto in tende o automobili. Si tratta del numero più alto da quando il dato viene raccolto, un incremento del 18% rispetto all’anno precedente, già record.

In un viaggio tra le comunità abbandonate negli Stati del Sud (Georgia, Alabama, Tennessee, Mississippi), incontriamo Michael e Kevin che vivono con altri in una casa in autonomia dopo anni in strada, Darryn Bradbury, cantante folk con un passato complicato che ha fondato una piccola organizzazione di sostegno alle persone senza casa, Javian giovane afroamericano cacciato di casa perché omosessuale e Lynda cresciuta homeless che si aggira con un furgone scassato per le strade di Gulfport distribuendo cibo, coperte e aiutando nelle faccende b

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