domenica 21 febbraio 2010

Il caro prezzo di Baia Domizia

(21)Quando nel resto del paese un caffè costava 15 lire a Baia Domizia ne costava 300. L’aria che vi si respirava era decisamente chic e cosmopolita.

I locali notturni ospitavano tutti i più importanti cantanti dell’epoca ed i primi gruppi cosidetti “beat” che Nunzio Filogamo presentava con il suo ineguagliabile stile. La costruzione del “villaggio la serra”, di proprietà svedese, riservato solo a clienti scandinavi, contribuirà all’affermazione del mito di Baia Domizia come di una località “in”. Quello che da allora fu per tutti il “ Villaggio svedese”, ospitava gli splendidi “fiori” che impreziosivano le spiagge con la propria eburnea e prorompente bellezza, scatenando le fantasie di trasgressione dei maschietti italici che a bocca aperta ammiravano i primi topless. Per le strade circolavano i colorati risciò a pedali e il mitico “trenino” faceva la spola tra gli alberghi ed il “centro sociale”,come venne battezzato il centro con i negozi ed i servizi della località.

Una classe politica miope e vorace e la popolazione indigena priva della cultura turistica necessaria a sostenerne lo sviluppo hanno provocato il suo lento ed inesorabile declino. La legittima nascita del comune di Cellole con la conseguente, scellerata decisione di dividere in due la località, è stata sicuramente un’altra delle cause dei problemi della località, scelta che continua ancora oggi ad avere effetti nefasti. Il terremoto dell’Irpinia del 1980, ed il successivo bradisismo di Pozzuoli del 1983 con il conseguente trasferimento forzato di centinaia di famiglie “terremotate” e senzatetto dal degradato hinterland napoletano costrinsero il commissariato di governo che gestiva quell’ennesima emergenza campana a requisire “seconde case”, residence ed hotel del litorale e della località. Anche Baia Domizia, fu scelta per “ospitare” i deportati, con effetti dirompenti. Questo causò una drammatica accelerazione di quel declino che era inesorabilmente iniziato con “l’abbandono” dell’Aurunca Litora, che appena pochi mesi prima del terremoto aveva già venduto tutte le quote della società. Da allora nell’immaginario collettivo, Baia Domizia è stata associata ai terremotati ed accomunata ad altre località degradate del litorale con le quali, invece condivide solo l’essere sulla via domitiana.

(In galera, in galera – 21° - Continua )

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