domenica 4 marzo 2012

I clamorosi retroscena dell’ultima udienza


DENUNCIATO PER FALSO IL PENTITO RAFFAELE PICCOLO CHE HA DEPOSTO CONTRO L’AVV. MICHELE SANTONASTASO

Secondo la querela presentata alla Procura sammaritana  il collaboratore di giustizia avrebbe agito per vendetta nei confronti del professionista casertano -   Le dichiarazioni spontanee di Santonastaso coinvolgono altri avvocati –

 

( Nostro servizio particolare )
di Ferdinando Terlizzi

     S. Maria C.V.  –  Era cominciata così  l’avventura di  Raffaele Piccolo, ( conosciuto nell’ambiente della malavita come “mortadella”)  ennesimo collaboratore di giustizia aizzato contro l’avv. Michele Santonastaso,   ma – del resto come gli altri – è stato parzialmente sbugiardato dalle dichiarazioni spontanee  rese in aula subito dopo la deposizione. Anzi vi è di più, nel giorno successivo,  la difesa del professionista casertano,   rappresentata dagli avvocati Laura Arena, Gaetano Pastore e Stefano Sorrentino, ha presentato una circostanziata denuncia per falso  contro lo stesso.  
     Ecco uno stralcio della denuncia querela: “Che  Raffaele Piccolo, nato ad Acerra,  il 27/06/1975 ed attualmente collaboratore di giustizia, ed elettivamente domiciliato presso il Servizio Centrale di Protezione di Roma, ebbe a riferire sia nell’interrogatorio reso al P.M. il 30.09.2009 di rispondere e precisamente: “Ricordo perfettamente che l’avvocato finse, parlandomi apertamente, di essere stato contattato dai miei familiari, per poi avvicinarsi e rivolgersi a me parlandomi all’orecchio ed indicandomi che era stato in realtà incaricato da  Vincenzo Bortone”. Ed ancora:”  In udienza dibattimentale del 10.02.2012 davanti al Tribunale di S. Maria C.V. 1^ Sezione Penale, su domanda del P.M.  riferisce: “ nel carcere di S. Maria C.V. si presentò Michele Santonastaso  come l’avvocato di famiglia, io non lo conoscevo perché non l’avevo mai visto, poi lui con un accenno vicino all’orecchio, che si avvicinò mi disse stai tranquillo che mi mandano gli amici e mi fece il nome di Vincenzo Bortone, io dissi: Avvocato, fate voi, che vi devo dire, disse: “No, tu hai la facoltà di non rispondere”. Il P.M. incalza con le domande e chiede: Senta, se può essere più preciso sul fatto, perché non ho ben capito, quando l’avvocato si presentò nel carcere qualcuno lo aveva nominato ? NO, io non ancora dovevo nominarlo,  mi chiamarono per l’interrogatorio e io già avevo fatto la nomina di avv. Flavio Gioia, un avvocato di famiglia, quando sono andato nella sala magistrato si avvicinò Michele Santonastaso,   io non lo conoscevo,  mi disse la guardia ci sono due avvocati uno era Flavio Gioia e un altro Michele Santonastaso, lui mi disse: Mi hanno mandato gli amici, Vincenzo Bortone, dice stai tranquillo che ……”.  “Ebbene - spiega la dununcia - la circostanza ripetuta più volta sia nel verbale del 30.09.2009 che in dibattimento su sollecitazione del P.M. è assolutamente falsa.  Infatti, il Piccolo veniva tratto in arresto in data 04.02.1996 e all’atto dell’arresto nominava l’avv. Alessandro Diana, in pari data la mamma  Filomena Cavaliere, conferiva mandato nell’interesse del figlio sia all’avv. Laura  Arena che  all’avv. Michele Santonastaso; successivamente  il Piccolo in data 6.11.1996 nominava all’Ufficio matricola gli avv.ti Alessandro Diana  e Alessandro Feola”.
LA CARRIERA CRIMINALE di “mortadella”
     Ma vediamo che cosa disse in aula il Piccolo rileggendo alcuni  stralci del resoconto stenografico della sua deposizione.   Presidente: Piccolo, lei intende rispondere o no alle domande delle Parti? Teste: Sì, signor Presidente. Presidente: Benissimo. Prego, Pubblico Ministero. P.M.: Piccolo, buongiorno, dica al Tribunale quando ha iniziato a collaboratore con la Giustizia. Teste: Ho incominciato a collaboratore con la Giustizia il 21 agosto del 2009. P.M.: Senta, lei in quel momento era una persona libera o detenuta? Teste: Detenuta dal 15 maggio 2009 per 416 bis per il triplice omicidio. P.M.: Quale triplice omicidio? Teste: Quello di Giovanni  Paolo Battista, di Francesco Buonanno  e  di Vincenzo Modestino.  P.M.: È stato condannato per questi reati? Teste: Sì, a 15 anni. P.M.: Senta, lei oltre a questa condanna ha conseguito nella sua vita altre condanne per altri reati? Teste: Sì, la prima volta sono stato arrestato nel '96, novembre del '96 e fui condannato alla pena di anni 6 nel '97 per estorsione alla ...Casertana, successivamente fui di nuovo scarcerato e poi arrestato per estorsione e ho preso un'altra condanna nel 2005. P.M.: Senta, queste estorsioni che aveva fatto, sia questa del '96 che questa del 2005, l'aveva compiute da solo o in concorso con altre persone e chi erano queste persone. Teste: No, io ho iniziato a fare parte del clan dei casalesi già nel '96, della famiglia Schiavone, il mio compito prima di fare le estorsioni detenevo le armi e le auto rubate a casa e nelle altre abitazioni, poi cominciai a fare le estorsioni nell'alto casertano, tra Piedimonte Matese, Benevento, fino a Caiazzo, Caianiello, tutte queste zone dell'alto casertano. P.M.: E questo è durato fino a quando? Teste: Fino al mio arresto nel 2009, perché poi sono andato per la sorveglianza a Trentola e lì cominciai a fare estorsioni nell'agro aversano e poi fui arrestato e ho iniziato a collaborare nell'agosto del 2009. P.M.: Ha fatto sempre parte del gruppo Schiavone? Teste: Sì, ho sempre fatto parte del gruppo Schiavone, anche se all'inizio era in collegamento con la famiglia Bidognetti, poi ci fu una scissione e io ho sempre continuato con la famiglia Schiavone. P.M.: Senta, nell'ambito del gruppo Schiavone chi erano i suoi referenti, i capi del gruppo? Teste: Nel '96 iniziai a fare riferimento a Sebastiano Panaro, poi a Nicola Panaro, successivamente a Nicola Schiavone, il figlio di Francesco Schiavone "Sandokan", a cui io facevo riferimento. P.M.: Lei ha avuto rapporti con esponenti della famiglia Bidognetti? Teste: Sì. P.M.: Ci può dire. Teste: Con Giuseppe Dell'Aversano, con Alessandro Cirillo "il sergente", con Aldo Russo, persone vicino al gruppo Bidognetti, con Michele Bidognetti il fratello di Francesco Bidognetti. P.M.: Senta, quest\i rapporti si sono mantenuti costanti nel tempo? Teste: Sì, con tutti gli affiliati, noi avevamo un buon rapporto a Casale, anche se c'era la scissione tra Bidognetti e Cantiello, c'erano dei problemi, ci alternavamo a vari affiliati anche a quelli fuori Casal di Principe, Castel Volturno, Parete e altre zone. P.M.: Lei percepiva uno stipendio in quanto affiliato? Teste: Sì, ho percepito lo stipendio dal '96 fino ad agosto 2009, fino al giorno della mia collaborazione, l'ultimo stipendio mi è stato consegnato nel mese di agosto del 2009, veniva consegnato alla famiglia, cioè a mia madre, e poi successivamente a mia moglie. P.M.: Nell'ambito dei rapporti che ha avuto con esponenti della famiglia Bidognetti, lei ha avuto rapporti anche con il gruppo che poi faceva più strettamente capo a Giuseppe Setola? Teste: Sì, nell'ultimo periodo c'era  Romeo Scarano, Nicola Cangiano, poi c'era Roberto Vargas, perché noi  ci alternavamo con altri gruppi, cioè io facevo riferimento a Roberto Vargas e a Francesco Della Corte dopo, i fratelli Laiso. P.M.: Può dire se sa se il gruppo Bidognetti avesse rapporti di alleanza con altri clan diversi dal clan dei casalesi? Teste: Il gruppo Bidognetti è sempre stato alleato con i napoletani, cioè dal '96 che io faccio parte del clan dei casalesi ha sempre fatto parte della famiglia Mallardo di Giugliano, Secondigliano, tra gli scissionisti il gruppo, poi c'era un gruppo del Vomero il cui capo zona doveva essere Luigi Cimmino, poi c'era un gruppo di Afragola, cioè vari gruppi del clan napoletano. P.M.: Quindi vari gruppi napoletani. Senta, e che cosa sa di questa alleanza che avevano con il gruppo del Vomero di Luigi Cimmino? Teste: So che già prima che arrestavano ad Aniello Bidognetti,  il figlio di Francesco "Cicciotto 'e mezzanotte", c'era una stretta alleanza con questo Luigi Cimmino, anzi proprio nel 2002, ricordo dopo la mia scarcerazione, che io fui scarcerato a febbraio del 2002, c'erano alcuni ragazzi di Napoli che giravano per Casal di Principe, io unitamente al mio gruppo degli Schiavone, Vincenzo "copertone", Franco Bianco  e altre persone che facevano parte della famiglia Schiavone, ci domandavamo chi erano questi ragazzi e Vincenzo "copertone" mi disse che questi erano ragazzi vicini ai "Cicciottani", che noi chiamavamo i Bidognetti i "Cicciottiani", so che erano ragazzi di Luigi Cimmino, che all'epoca era latitante. P.M.: Come mai questi ragazzi, questi giovani poi li vedevate e per Casal di Principe.  Teste: Da quello che mi risulta era uno scambio di favore tra il gruppo di Bidognetti e il gruppo di Luigi Cimmino, so che Aniello Bidognetti era detenuto per un omicidio consumato al Vomero, lui e un gruppo di Lusciano, che sarebbe "zi' Peppe" De Cristofaro se ricordo bene, che io ho avuto modo di conoscere anche i figli di Giuseppe De Cristofaro e so che in quel periodo, nel 2002-03, che io stavo fuori ci stavano questi ragazzi di Napoli del gruppo Cimmino, noi li chiamavamo "i napoletani". Per lungo tempo sia Aniello Bidognetti che Raffaele Bidognetti nel '96-97, quando c'era la scissione tra Salvatore Cantiello  e i fratelli Diana, Luigi e Alfonso Diana, erano andati a Giugliano e c'era una alleanza stretta tra i Mallardo, Luigi Cimmino e Bidognetti.

LE FREQUENTAZIONI COL CLAN DEI  CASALESI

     P.M.: Senta, ma questa vicenda in cui lei ha fatto riferimento anche a Giuseppe De Cristofaro, quindi di questo omicidio che riguardava Aniello Bidognetti, lei come la conosce? Chi gliel'ha detto? Come ha conosciuto questi fatti? Teste: Ricordo bene che dopo il mio arresto nel 2004 io ero detenuto al carcere di Santa Maria Capua Vetere e arrestarono uno dei figli di Giuseppe De Cristofaro, "zi' Peppe", sarebbe Giovanni in particolare, questo era un ragazzo che comunque faceva i cavalli di ritorno, vendeva droga a Lusciano, nel parlare del perché lui si trovava in queste condizioni, perché lo arrestarono però era breve il tempo in carcere, subito usciva e io dicevo: "come, tuo padre che è un boss sta con Bidognetti e tu ti metti...?!", lui mi disse che la famiglia Bidognetti lo stavano abbandonando, che i soldi non arrivavano più. Ricordo che ce la teneva molto con Aniello Bidognetti e Raffaele Bidognetti, perché era stato scarcerato o assolto da questo processo e il padre aveva preso l'ergastolo, infatti lo chiamavamo "zi' Peppe l'ergastolano", dissi: "va bene, ma queste sono cose che capitano", invece lui diceva: "no no, quello Aniello ha pensato a salvare lui e un'altra persona e ha abbandonato a mio padre", mi sembra che comunque era stato abbandonato su questo processo l'ultima volta che era stato insieme ad Aniello Bidognetti. P.M.: Senta, ma di che processo si trattava? Di che omicidio si trattava? Teste: Quello che ricordo era un duplice omicidio che era avvenuto al Vomero, era stato sia Aniello Bidognetti che Giuseppe De Cristofaro, erano stati sia indiziati che arrestati, poi durante questo processo ricordo che lui mi disse che il padre era stato abbandonato, perché non era stato seguito legalmente dagli Avvocati e che Aniello alla fine si era salvato su questo omicidio, per via delle intercettazioni, che avevano manomesso le intercettazioni, avevano pagato queste intercettazioni e tutta la responsabilità era caduta insieme a Giuseppe De Cristofaro, e lui come doveva fare per andare avanti, se lo stipendio non ce lo mandavano?! Legalmente l'avevano abbandonato. Raffaele Bidognetti nel 2003-04 cominciò ad essere lui il referente per la zona di Parete, Lusciano, perché prima di Raffaele era Aniello Bidognetti il capo del gruppo. P.M.: Senta, che significa? Lei ha detto: "avevano pagato le intercettazioni". Teste: Mi ricordo che Giovanni De Cristofaro, il figlio di Giuseppe, disse che Aniello Bidognetti aveva pagato alcune intercettazioni dove c'era la sua voce e la voce di un napoletano che stava con lui, disse che mica era come la signora Anna Carrino, come Michele Bidognetti, che avevano i soldi per pagare lo sbobinamento delle intercettazioni telefoniche, lui con uno stipendio di 1500-2000 al mese non poteva andare avanti e alla fine Aniello Bidognetti tramite i suoi legali era stato coperto da questo... aveva aggiustato il processo comunque, dottore. questo è quello che riferiva sempre Giovanni, il figlio di Giuseppe De Cristofaro. P.M.: Quindi quando sa parla di "aveva aggiustato il processo", lui spiegò più nel dettaglio che significava, come si era aggiustato il processo? Teste: Sì, diceva che c'era la voce di questo Aniello, si intercettavano le voci di Aniello e dopo un po' avevano aggiustato il processo e avevano sbobinato queste intercettazioni, quando chiamano questi tecnici, questi cosi che fanno sulle bobine telefoniche, il padre invece era stato abbandonato perché non aveva un legale saldo come l'aveva Aniello Bidognetti, cioè Aniello Bidognetti aveva  Michele Santonastaso come suo Avvocato che... cioè si muoveva in modo più utile.

ANNA CARRINO: LA MAMMASANTISSIMA

     P.M.: Lei prima ha detto "tramite i legali avevano aggiustato il processo", ma De Cristofaro spiegò nel dettaglio questa cosa? Chi erano questi legali? Teste: Sì, si lamentava soltanto... diceva che Aniello si era salvato, che aveva pagato queste bobine e che Michele Santonastaso, il suo difensore aveva fatto cadere tutta la colpa verso Giuseppe, il padre, comunque aveva più salvato Aniello che il padre, ricordo che era Michele Santonastaso l'Avvocato di fiducia della famiglia Bidognetti, sia di Aniello che di Francesco Bidognetti.  P.M.: Senta, ma in questa vicenda in cui si faceva riferimento, come ha detto lei, che avevano pagato per le intercettazioni, disse chi è che se ne occupò? Teste: Lui mi disse che se ne occupò direttamente Anna Carrino e Michele Bidognetti, sarebbe il fratello di Francesco Bidognetti e l'Avvocato Michele Santonastaso, disse: "mica siamo come la Carrino, come la signora Anna, che mi sembra la mamma santissima, che c'ha i soldi per fare uscire i figli e per aggiustare i processi?!", questo è quello che si lamentava Giovanni De Cristofaro e fece il nome di Michele Bidognetti, il fratello, che sarebbe il fratello di Francesco Bidognetti, e di Michele Santonastaso che era l'Avvocato di fiducia. P.M.: Senta, ma fu fatto riferimento a questo fatto dei soldi, ma furono date delle spiegazioni, dei dettagli su questo fatto dei soldi? Teste: No, che ci volevano un sacco di soldi per gli Avvocati e che gli Avvocati per Aniello Bidognetti comunque era lui che ha fatto aggiustare la sua pratica dello sbobinamento, perché era la voce di Bidognetti che si sentiva nelle intercettazioni per la maggior parte e per fare scomparire questa voce bisognava pagare un tecnico che sbobinavano e lui mi disse che era stato fatto aggiustare questo processo solo per Aniello Bidognetti e per un'altra persona di Napoli se ricordo bene e non per il padre, anzi il padre che è paesano, che è una vita che ha fatto questo per Francesco Bidognetti è stato abbandonato e invece con i napoletani lui si era fatto la bella faccia. Questo è quello che ricordo perfettamente, dottore. P.M.: Volevo sapere soltanto se lei ricorda se c'è stato qualche dettaglio, se è stato detto con riferimento al fatto del pagamento dei soldi. Teste: Dottore, lui mi disse che era stato pagato da Michele Santonastaso, i soldi che mandavano a Michele Santonastaso e che l'Avvocato Michele Santonastaso aveva contattato un tecnico e loro... mò non so il termine esatto sui processi quando chiamano un tecnico per sbobinare, che durante questa fase era stato aggiustato questo processo, grazie a Michele Santonastaso, la signora Anna Carrino e Michele Bidognetti. P.M.: E disse chi è che aveva dato i soldi all'Avvocato Santonastaso per questa operazione? Teste: Sempre la signora Anna Carrino, la moglie di "Cicciotto", che era lei quella che gestiva sia il figlio che il padre tramite Michele Santonastaso. P.M.: Senta, lei la signora Anna Carrino nella sua vita di soggetto appartenente al clan dei casalesi l'ha conosciuta o ne ha sentito parlare? Teste: No, io sono stato varie volte anche a via Firenze a casa sua, conosco bene Michele Bidognetti, Renato Bidognetti, il fratello di Francesco Bidognetti, perché ha sposato anche una cugina mia, cioè una cugina di mio cugino, comunque conosco bene sia Anna Carrino, la signora Anna, che Michele Bidognetti. P.M.: Senta, la signora Anna Carrino svolgeva un ruolo nell'ambito delle attività criminali del suo convivente Bidognetti Francesco e anche dei figli di Bidognetti Francesco, Aniello e Raffaele? Cioè era una persona che si occupava di queste cose? Teste: Sentendo... io personalmente non ci parlavo di qualche cosa, però sentendo Giuseppe Dell'Aversano che fa parte della famiglia Bidognetti e Aldo Russo e altri personaggi sempre affiliati al clan della famiglia Bidognetti, la signora Anna anche nel nostro gruppo era vista come la messaggera di Francesco Bidognetti e di Aniello Bidognetti, era lei che andava a fare i colloqui, sia lei che Michele Bidognetti, era sempre lei che aveva un contatto esterno con... ogni cosa diceva "ha detto Cicciotto" o "ha detto Aniello bisogna fare questo". So che insieme alla moglie di "Cicciariello" Schiavone aveva anche una quota della Cubit, che io sentivo parlare spesso che la signora Carrino e la signora Concetta avevano una quota che... bisognava mandare i soldi a queste signore. P.M.: Quindi voi sapevate che la signora Carrino andava in carcere a fare i colloqui per prendere le imbasciate da "Cicciotto"? Teste: Sì sì, esattamente, dottore. P.M.: E a chi venivano riferite poi queste imbasciate? Teste: Nel periodo che stava fuori Raffaele so che c'era Raffaele Bidognetti, poi c'era un altro ragazzo sempre del gruppo Bidognetti, che si chiama Bernardo Cirillo, che è un loro parente e poi vennero trasmesse anche ad Alessandro Cirillo  “il sergente”, nel 2008 da quello che mi risulta, che io ero detenuto insieme a Giuseppe Dell'Aversano nel carcere di Melfi, so perfettamente che prima che se ne andava la signora Anna, era lei che trasmetteva gli ordini al "sergente" ed altre persone del loro gruppo.

LE FALSE ACCUSE A SANTONASTASO



     P.M.: Senta, invece Michele Bidognetti lei l'ha conosciuto direttamente? Teste: Sì, ho avuto modo in varie occasioni, anche tempo addietro, all'inizio l'ho conosciuto insieme a mio cugino Cipriano, che come già ho detto Renato ha sposato la cugina di mio cugino, Cipriano Pellegrino; poi ho avuto modo di conoscerlo anche in carcere quando stavamo detenuti nel 2005, quando ci fu l'operazione che arrestarono a Raffaele Bidognetti, a Michele Bidognetti, ad Alessandro Cirillo, a Pasquale Morone e un gruppo di Bidognetti e io mi trovavo nella stessa sezione,  reparto Volturno del carcere di Santa Maria Capua Vetere. P.M.: Invece l'Avvocato Santonastaso lei l'ha conosciuto direttamente? Teste: Sì, io ho avuto modo di conoscere a Michele Santonastaso già nel '96, è stato il mio difensore di fiducia fino all'ultimo arresto, al penultimo arresto  non l'ultimo. P.M.: Quindi in che periodo? Ci dica precisamente un po' il periodo in cui l'ha avuto come difensore di fiducia. Teste: Io la prima volta fui fermato insieme a Bortone Vincenzo nell'ottobre del '96 e io conobbi l'Avvocato Michele Santonastaso sulla Questura di Caserta, che Bortone Vincenzo era un sorvegliato e non poteva stare a Caserta; poi successivamente, dopo una ventina di giorni, due settimane mi arrestarono per estorsione nell'alto casertano, io avevo già un Avvocato che si chiamava Flavio Gioia, che è deceduto, dopo tre giorni che dovevo essere interrogato nel carcere di Santa Maria Capua Vetere si presentò Michele Santonastaso come l'Avvocato di famiglia, io non lo conoscevo perché non l'avevo mai visto, poi lui con un accenno vicino all'orecchio, che si avvicinò, mi disse "stai tranquillo che mi mandano gli amici", e mi fece il nome di Vincenzo Bortone , io dissi: "Avvocato, fate voi, che vi devo dire", disse: "no, tu hai la facoltà di non rispondere", ciò che io già sapevo, che appena venivo fermato non dovevo rispondere, era una regola, e lui mi disse di non rispondere che se la vedeva tutto lui, mi ha cominciato a difendere fino al luglio del 2008, quando sono stato scarcerato  da Melfi, cioè dal '96 al 2008. P.M.: Senta, se può essere più preciso sul fatto, perché non ho ben capito, quando l'Avvocato si presentò nel carcere qualcuno l'aveva nominato? Teste: No, io non ancora doveva nominarlo, mi chiamarono per l'interrogatorio e io già avevo fatto la nomina di Flavio Gioia, un Avvocato di famiglia che io conoscevo già fuori; quando sono andato nella sala del magistrato, che dovevo essere interrogatorio, prima di entrare nell'aula, cioè nella sala del magistrato, si avvicinò Michele Santonastaso, io non lo conoscevo, mi disse la guardia: "ci sono due Avvocati", uno era Flavio Gioia e un altro era Michele Santonastaso, io guardai a Michele Santonastaso dicendo che non lo conoscevo, cioè l'avevo visto solo di sfuggita sulla Questura di Caserta, me lo ricordavo appena appena, lui mi disse: "mi hanno mandato gli amici, Bortone Vincenzo -dice- stai tranquillo che... ", niente, mi raccomandò di stare calmo e di non parlare, di fare la facoltà di non rispondere, perché se era per Flavio Gioia, lui come sempre mi faceva parlare per farmi uscire subito, invece Michele disse di fare la facoltà di non rispondere e vedere le cose come andavano e ci fu il fermo dell'ordinanza e poi un'altra ordinanza sempre della DDA per estorsione. P.M.: Senta, ma questo Vincenzo Bortone chi era? Io non ho capito che persona era, era un vostro affiliato, chi era? Teste: Vincenzo Bortone era un affiliato al clan dei casalesi, faceva sempre riferimento alla famiglia, era una persona anziana già prima di Antonio Bardellino, cioè insieme al gruppo di Bardellino e poi faceva riferimento alla famiglia Schiavone, a Sebastiano Panaro, e io con lui avevo il compito delle estorsioni sull'alto casertano, a Piedimonte Matese, Castel Campagnano, Teano, era un gregario, che poi aveva la sorveglianza speciale a San Cipriano di Aversa, che poi è stato anche ammazzato nel '99. P.M.: Senta, ma rispetto a lei che ruolo aveva? Sovraordinato, sottordinato? Come era la gerarchia? Teste: No, era una persona abbastanza (disturbi audio) del clan, aveva il compito di portare gli stipendi... P.M.: Non abbiamo sentito, se può ripetere questa risposta perché non si è sentito. Teste: Aveva un compito più alto di me, era il capo zona dell'alto casertano in quel periodo, cioè lui faceva riferimento ad alcuni paesi limitrofi, tra Teano, Piedimonte Matese, queste zone qua. P.M.: Quindi era il capo zona nella zona dove lei andava a fare le estorsioni? Teste: Sì, io prendevo ordini da lui e poi viceversa da Sebastiano Panaro. P.M.: Senta, mi dica una cosa, ma quando poi ci fu questa nomina, che poi è stata confermata nel tempo, chi pagò le spese dell'Avvocato Santonastaso? Teste: Sempre il clan, sempre da parte di Vincenzo Bortone, che gli portava i soldi, perché era del clan, io non ho mai dato i soldi, c'era Vincenzo Bortone che se ne occupava; poi quando io fui scarcerato per una decorrenza termini, che poi mi fece prendere Santonastaso, l'Avvocato, io fui scarcerato nel '98 a distanza di un anno, nonostante che avevo preso una condanna di 6 anni, insieme a Bortone portai i soldi a Santonastaso nel suo studio, che si trovava affianco alla Questura di Caserta, i Carabinieri di Caserta. P.M.: Non ho capito, quindi lei è uscito nel '98 ed è andato allo studio dell'Avvocato. Teste: Sì, ci sono andato due volte insieme a Bortone e Osvaldo, il figlio di Vincenzo Bortone. P.M.: E chi ha portato i soldi per pagare l'Avvocato? Teste: Stavamo insieme, ma i soldi glieli ha dati Osvaldo, il figlio di Bortone, e un'altra volta ce l'ha portato direttamente il Bortone. P.M.: Ma di chi erano? Teste: Erano i soldi del clan, diciamo delle prestazioni che faceva Santonastaso non solo per me ma anche per Bortone Vincenzo, per altri affiliati in quel gruppo. Ricordo che Santonastaso difendeva anche Cosimo Pilotta, Antonio Compagnone  di Teano, altri ragazzi sempre uniti al gruppo dell'estorsione che io facevo. P.M.: Quindi sempre quel gruppo di Bortone in qualche modo. Teste: In riferimento a quel gruppo. P.M.: Senta, ma poi lei ha avuto la difesa dell'Avvocato Santonastaso ha detto per molti anni ancora, nel tempo poi chi l'ha pagato l'Avvocato? Teste: Io ricordo che ci andava mia madre da lui nello studio, mia madre e mia sorella, in varie occasioni mia madre aveva incontrato alcune persone del clan nello studio di Santonastaso e quando mia madre diceva: "Avvocato, serve qualcosa?", lui diceva sempre: "no, non ti preoccupare Filomena, tuo figlio sta tranquillo, deve stare attento, non mi devi dare niente". P.M.: Senta, questo fino a quando? Teste: Questo è successo fino al 2005... 2006 anzi, dal 2005 al 2006, nel 2007 ci fu un'altra ordinanza per 416 bis, che mi fecero trasferire  ad Ariano Irpino e da Ariano Irpino andai a Melfi, mia madre andò da Santonastaso per dire come stavano le cose, che cosa era questa ordinanza. So che nel 2008 i soldi gliel'ha portati mia sorella, mia sorella Marianna, però sempre soldi che gli ha dato il clan da parte di Eliseo, che arrestarono a mia madre nel 2008, marzo 2008, e per la prima volta mia sorella ha portato i soldi a Santonastaso, nel 2008 questo, però fino al 2008 le nostre difese -Santonastaso- le pagava il clan, il gruppo, dice che già stava apposto.

IL DUPLICE OMICIDIO DEL VOMERO

     P.M.: Sì. Senta, tornando un attimo alla vicenda di quel processo per il duplice omicidio che era stato commesso al Vomero, queste informazioni che lei ha avuto da Giovanni De Cristofaro, ci vuole dire nello specifico quando le ha avute e se con De Cristofaro  ha avuto un contatto una sola volta o più volte? Teste: Dottore, il fatto del duplice omicidio io già ne ero a conoscenza quando stavo fuori, che sentivo parlare di Aniello Bidognetti con Luigi Cimmino, poi durante la mia detenzione, comune detenzione con Giovanni De Cristofaro, l'anno dovrebbe essere a cavallo tra il 2005-06, l'ho avuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere al reparto Tevere; successivamente, sempre con De Cristofaro, l'ho avuto il mese quando fui arrestato nel 2009, che lo incontrai di nuovo nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, reparto Tamigi, doveva essere la settimana prima che io me ne andavo a Carinola, perché come ho detto prima, io fui arrestato il 15 maggio 2009 per il 416 bis e omicidio e sono stato 10 giorni in isolamento, dopo 10 giorni salii sopra, al reparto Tamigi ho incontrato Giovanni De Cristofaro, i fratelli "malapelle", che sarebbero   Francesco Cantone, Raffaele Cantone, anzi esattamente Giovanni De Cristofaro stava nella cella di Raffaele "malapelle", che aveva una borsa al fegato che stava male e lui faceva il piantone, nel parlare lui mi spiegò di nuovo il fatto del papà, che era stato abbandonato, che ce l'aveva a morte con Aniello Bidognetti e Raffaele Bidognetti. P.M.: Quindi anche nel 2009 avete parlato di questa storia. Teste: Sì, fino al 10-12 di giugno. P.M.: Senta, mi dica una cosa, ma l'Avvocato Santonastaso da voi, diciamo persone del clan, da lei o da altre persone, veniva chiamato in qualche modo? Aveva dei soprannomi? Come lo chiamavate? Teste: Fino al '96 io ricordo bene, fino al '97 anche, era portato da tutto il gruppo, sia da parte di Bidognetti che anche degli Schiavone, perché ce l'avevano anche alcuni ragazzi degli Schiavone, come anche Salvatore Verde, Augusto Bianco, ce l'avevano molti di noi e ricordo che... P.M.: No, forse non è arrivata bene la mia domanda. Teste: ...Ricordo che Michele Santonastaso lo chiamavano "il santo". P.M.: Non penso che lo chiamavate nei processi, ho detto, forse le è sfuggito, se lo chiamavate con un soprannome, con un nomignolo, un nome. Teste: No, lo chiamavano "orologio svizzero", perché era puntuale sempre, sempre su ogni processo, era il santo di Francesco Bidognetti, lui era sempre stato dalla parte dei Bidognetti anche dopo la scissione di Cantiello Salvatore, nel clan lo chiamavano "il santo" perché faceva uscire, questo fu anche nel 2005, quando arrestarono tutti i ragazzi dei Bidognetti, il gruppo di Bidognetti, tra cui Raffaele Bidognetti, Pasquale Morone, uscirono tutti sul riesame, cioè una operazione di quella maniere con estorsione, armi, uscirono tutti quanti e noi del clan lo chiamavamo "il santo", perché ci stava sempre Michele Santonastaso, uscì anche Michele Bidognetti, Alessandro Cirillo, il papà. Quello era l'appellativo che aveva. P.M.: Senta, mi dica una cosa, ma lei nella sua vita ha conosciuto una persona che si chiamava  Domenico Buonamano?  Teste: Sì sì, questo è un altro gruppo di Bidognetti, questo l'ho conosciuto in carcere sempre nel '98-99, dottore, ricordo che anche lui era difeso dall'Avvocato Santonastaso, questo è uno anziano però, Buonamano Domenico dovrebbe essere quello di San Damiano, dopo il Pontino sta ad abitare, una persona alta, bionda, l'ho conosciuto, che era implicato anche nella strage di Acerra insieme a Francesco Bidognetti, insieme ad Antonio Abate, Raffaele Ligato, anzi fu proprio lui a convincermi che Michele Santonastaso io me lo potevo tenere perché era molto bravo e perché lui comunque andava bene sui processi, io volevo mettere l'Avvocato Angelo Raucci, un altro Avvocato, sempre del Foro di Santa Maria Capua Vetere, invece proprio Domenico Buonamano, che io avevo modo di stare sempre con lui, è anche una persona più anziana, mi fece capire che mi potevo tenere a Michele Santonastaso, che aggiustava sia i processi epoi era una persona molto abile sui Tribunali e anche lui ne aveva beneficiato, in quanto aveva aggiustato un suo processo, anche se era stato condannato. Mi ricordo una cosa del genere comunque, dottore, ho avuto modo di parlare con Domenico Buonamano, faceva il portiere a Santa Maria Capua Vetere.
P.M.: Senta, fece riferimento ad un processo in particolare in cui c'era stato questo intervento dell'Avvocato Santonastaso che l'aveva riguardato o che riguardava qualcuno? Teste: Mi ricordo che fece riferimento a quella strage di Acerra che é avvenuta nel '93-92, dove è stata ammazzata anche una donna incinta, se mi ricordo bene, comunque fece riferimento a quel processo dove era implicato lui con Francesco Bidognetti e con un'altra persona del clan, persone anche di San Felice a Cancello mi sembra. P.M.: Che disse, che cosa era successo? Teste: Sempre persone del clan Bidognetti e di Abate.
P.M.: Che disse che cosa era successo su questo processo? Teste: Comunque erano implicati tutti i casalesi del gruppo "Cicciotto", Abate, Antonio Abate,  quello di Pignataro, Raffaele Ligato,  sempre di Pignataro, era implicato anche lui. Noi parlando delle nostre conversazioni, che era il periodo che comunque io già avevo preso la condanna di 6 anni e dissi: "ma questo ha detto che mi faceva uscire", io mi rapportavo con lui nelle mie confidenze e lui mi disse che non mi dovevo preoccupare, perché se Michele aveva detto "ti faccio uscire per decorrenza", lui la manteneva, era come un orologio svizzero, "lui le cose quando le dice, le fa", infatti io dopo 40 giorni sono uscito per decorrenza termini nel febbraio del '98, anche se dopo tre mesi venni di nuovo arrestato perché la Cassazione annullò quel provvedimento, comunque mi aveva fatto uscire Michele Santonastaso, cominciai ad avere un rapporto di fiducia anche io verso Michele Santonastaso. P.M.: Va bene, Presidente, per me l'esame è finito.

    Poi, dopo il controesame della difesa, si sono susseguite le dichiarazioni spontanee dell’imputato Santonastaso che,  per la massima  parte, hanno evidenziato le contraddizioni del pentito. Di qui la clamorosa querela di cui abbiamo detto all’inizio.



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