martedì 6 marzo 2012




UN SUCCESSO DI CRITICA E DI PUBBLICO ALLA PRESENTAZIONE DEL PARERE DI GIUSEPPE RICCIO SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI PM. ORGANIZZATO DALL'AIGA DI CUI E' PRESIDENTE  ALFONSO QUARTO - MAGI, CANTONE  E BOATO TRA I RELATORI - PRESENTI DELLA SELVA, LEMBO, STELLATO, DIANA E L'AUTORE 




«Credo non sia giusto mettere in alternativa le riforme costituzionali con le leggi ordinarie. In effetti, ritengo per quanto riguarda il problema della giustizia si tratti camminare su tre percorsi. Quello delle leggi ordinarie, quello sul funzionamento della giustizia e soprattutto quello della ragionevole durata del processo perché oggi c’è una scandalosamente irragionevole durate del processo». Lo ha dichiarato oggi il senatore Marco Boato, intervenendo presso la facoltà di Giurisprudenza della Seconda Università di Napoli (Sun) a Santa Maria Capua Vetere (Caserta), al dibattito giudiziario moderato dall’avvocato Alfonso Quarto, presidente della sezione casertana dell’Aiga, (Associazione Italiana Giovani Avvocati). L’iniziativa, promossa dall’associazione che a livello nazionale è guidata dall’avvocato Dario Carbone, ha visto gli interventi del giudice Raffaello Magi (estensore della sentenza Spartacus) e dell’ex pm antimafia Raffaele Cantone che si sono confrontati insieme agli altri relatori (tra cui avvocati e cattedratici) sul ‘parere’ del docente universitario Giuseppe Riccio dal titolo ‘Sulla riforma dello statuto del pubblico ministero’. Il contenuto del ‘parere’ del prof.  Riccio, racchiuso in un volumetto, è stato analizzato dal senatore Boato che si è soffermato – in parte dissentendo - sulla critica rivolta al progetto Alfano sulla riforma costituzionale. «Del progetto Alfano, oramai caduto, se ne riparlerà più avanti – ha affermato il senatore – ma si può certamente discutere sul terreno amministrativo, sulle strutture giudiziarie, sui finanziamenti e anche sul terreno costituzionale». Per Boato è «giusto affrontare anche il tema della separazione delle carriere fra giudici e pm fermo restando che va garantita l’autonomia e l’indipendenza sia dei giudici che, come dice la Costituzione, sono soggetti alla legge, sia dei pm che fanno parte di un ufficio che sono le Procure della Repubblica». «Ritengo – ha proseguito Boato - che la polemica contro la riforma costituzionale è fondata su alcuni aspetti di questa proposta di legge ma è infondata per quanto riguarda la possibilità o meno di riformare la Costituzione. Ritengo che si possa e per alcuni aspetti si debba riformare l’articolo 4 che riguarda la magistratura ma allo stesso tempo bisogna affrontare i problemi drammatici e le urgenze drammatiche della giustizia di oggi che sono molti, compreso l’aspetto carcerario. Il principale problema di oggi, oltre a quello carcerario – ha continuato il senatore - rimane quello della irragionevole durata dei processi contro il principio costituzionale del nuovo articolo 111 (che ha contribuito a scrivere lo stesso Boato) e che afferma la ragionevole durata dei processi. C’è poi il principio della separazione delle carriere, che deriva sempre dall’articolo 111 che prevede la terzietà e imparzialità del giudice di fronte alla parità delle parti nel contraddittorio. Questi – ha concluso - sono i capisaldi costituzionali di una eventuale, possibile e futura separazione delle carriere». Al dibattito sono intervenuti il professore ordinario della Seconda Università di Napoli, Mariano Menna; gli avvocati Camillo Irace e Giuseppe Stellato, il preside della Facoltà di Giurisprudenza della Sun, Lorenzo Chieffi, il presidente del tribunale sammaritano Andrea Della Selva; il Procuratore capo Corrado Lembo e il presidente dell’ordine forense Alessandro Diana.
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