domenica 25 marzo 2012

LA CRONACA DELL’EPOCA SENZA MODIFICHE O CORREZIONI



ACCADDE A SESSA AURUNCA IL 7 GENNAIO DEL 1941
Quattordici morti sepolti da una frana in una grotta

Venti zingari, che dormivano in una grotta sulla strada comunale Fasani-Scssa, sono rimasti seppelliti da una improvvisa frana. Di essi soltanto sei, di cui quattro feriti, hanno potuto salvarsi. All'allarme, dato da uno degli scampati, alcuni volenterosi sono accorsi, chiedendo l'intervento sul posto dei Vigili del fuoco di Napoli e di Capua, ai quali seguì una compagnia del genio. Si è provveduto ad estrarre dalla terra franata i quattordici cadaveri delle vittime. Le autorità sono accorse sul posto. Nella disgrazia ha perduto la vita una madre con tutti i suoi cinque figliuoli; una intera famiglia, costituita dal padre, dalla madre e da tre figliuoli; e similmente è pure perita una madre con due figli.

ACCADDE A ROCCADEVANDRO IL 24 GIUGNO DEL 1952
Altri quattro morti per una frana nella “Galleria della Morte”
La “galleria della morte” di Mignano Montelungo ha voluto ancora altre vittime. Poco dopo le ore 13.30, infatti, a distanza di tre mesi dall’orrenda tragedia che causò tante vittime, nel cantiere dell'impresa C.I.P. che esegue in località Pece, a 3 km. dall'abitato, i lavori presso un profondo canale idraulico in corso di escavazione si è verificata una frana che ha investito in pieno un gruppo di operai che rimanevano sepolti. Il canale indicato congiunge la “galleria della morte” –( ove, come è noto, il 24 marzo perirono tragicamente 42 operai ed un ingegnere in seguito ad una violenta esplosione) - con l'ultima cascata della centrale elettrica.
La notizia della nuova sciagura si è diffusa rapidissima in tutta la zona facendo accorrere sul posto numerosi contadini che organizzavano le prime squadre di soccorso mentre dalla direzione del cantiere veniva chiesto l'intervento dei vigili del fuoco di Caserta e di Cassino. Dopo alcune ore di intenso lavoro venivano estratti dalle pietre e dal terriccio i corpi dei quattro manovali deceduti per asfissia. Altri quattro operai, feriti più o meno gravemente, venivano ricoverati nell'ospedale di Cassino. Sopraggiunta la notte, i lavori di sgombro dell'enorme cumulo di terreno continuavano alla luce di grosse lampade e di torce. Si ha, comunque, ragione di ritenere che non vi siano a registrare altre vittime.


ACCADDE A S. PRISCO IL 16 APRILE DEL 1956
Venti persone sprofondano durante una veglia funebre
Una disgrazia che poteva avere conseguenze funeste è avvenuta stamane a S. Prisco, un piccolo comune sulla via Appia a 5 chilometri da Caserta, Nell'abitazione sita in via Massara 27, una trentina di persone tra familiari ed amici stavano vegliando la salma della quarantunenne Maria Ercolano, deceduta ieri, quando improvvisamente, a causa dell'eccessivo affollamento della stanza, una parte del pavimento cedeva paurosamente, travolgendo tra pietre e calcinacci una ventina di persone. Indescrivibili le scene di panico susseguitesi al crollo, che però risparmiava la salma, la quale rimaneva in bilico su due travi, tra lo stupore di quanti accorrevano a portare aiuto ai feriti. Per fortuna, nel vano sottostante non vi erano in quel momento inquilini. Dal cumulo di macerie sono state estratte ventiquattro persone, di cui quindici sono state trasportate all'ospedale MeIorio di S. Maria Capua Vetere, con ferite per fortuna non gravi, da un automezzo della Scuola Specialisti dell'Aeronautica militare, di transito a quell'ora sulla via Appia, ed altre quattro dalla Croce Rossa Italiana, all'Ospedale civile di Caserta. In più gravi condizioni è la quarantacinquenne Maria Casertano, ricoverata con prognosi riservata. Giungevano frattanto i vigili del fuoco di Caserta, che provvedevano a sistemare la salma, allo sgombero delle macerie e al puntellamento delle parti pericolanti del fabbricato. Il giorno successivo, raccontano le cronache, furono presi d’assalto i botteghini del lotto.


ACCADDE A CASTEL VOLTURNO NEL MARZO 1957
Sei cadaveri in auto precipitata nel Volturno
Orribile sciagura nei pressi di Caserta. Sei cadaveri in un'auto precipitata nel Volturno. Due donne, due bambini e due uomini prigionieri nella macchina inghiottita dal fondo limaccioso. La difficile operazione per il ricupero delle salme della famiglia composta dal il ventiquattrenne Angelo Capomazzo e la fidanzata di questi Emma Masiello di 20 anni. La comitiva s'era recata a Roma per una gita. Al chilometro 34,240 calcolando da Roma all'inizio della Domiziana, cioè a un settanta chilometri da Napoli, mentre l'auto filava alla velocità di cento chilometri, improvvisamente per un errore di guida, probabilmente dovuto a stanchezza, la ruota destra uscendo dal ciglio della banchina, sfondava il cordone stradale e urtava contro un paracarro. L'urto era violentissimo. (Stamane abbiamo visto il paracarro completamente divelto nel terriccio fresco). In conseguenza dell'urto, l'auto faceva un salto, un vero, tragico capitombolo. La sfortuna ha voluto che proprio in quel punto vi fosse sulla destra un declivio che reca ad uno dei canali di bonifica. Il fondo non è alto: raggiunge appena i tre metri. Ma l'auto si è schiantata sul greto, capovolta metà dentro l'acqua, metà sulla sponda erbosa. Dal ristorante un cameriere, Giovanni Cicchella, ha visto la paurosa caduta, ha udito il tonfo e subito ha dato l'allarme. Nel locale vi era un ufficiale della Finanza, il tenente Giuseppe Carnato, con due guardie, Giuseppe Contu e Michele Jovine. Sono stati i primi ad accorrere. Ma l'auto era invischiata nella melma del canale: occorreva altra gente per estrarla. Ai quattro si è aggiunto tutto il personale del ristorante, poi due militi di una pattuglia della Stradale. Con uno sforzo sovrumano la 1100 è stata strappata al fango. Ma ormai era troppo tardi: erano passati venti minuti. Come ha accertato stamane il dott. Guido Cappuccio, medico legale inviato dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, i sei sono morti per annegamento. Dopo che il Pretore di Capua, Antonio Abbamonte, ha dato la sua autorizzazione, le salme, composte in rozze bare, sono state trasportate nel cimitero di Castelvolturno. Gli oggetti d'oro e altri preziosi repertati dal capitano del carabinieri Vincenzo Pallisco, comandante la Compagnia di Capua, sono custoditi a disposizione del familiari. Poi un successivo lancio di agenzia precisava: Caserta, lunedì sera. Questa notte, all'una e cinque minuti, un'auto che percorreva la via Domiziana è precipitata in un'ansa del fiume Volturno: le sei persone che erano a bordo sono morte. La sciagura è accaduta al km. 34,240 della nuova arteria che unisce Napoli a Roma, in località Ponte a mare, nel comune di Castel Volturno. Le indagini compiute dal capitano Luigi Saporito, comandante la sezione della Polizia stradale di Napoli e dagli altri specialisti, indagini facilitate dalle concordi testimonianze del personale di un vicino ristorante, hanno ricostruito in modo preciso la disgrazia. Al volante della 1100-103 blu, targata NA 91494, era un impiegato della Raffineria di Napoli, Guglielmo Fenda di 43 anni, con la moglie Marlena quarantacinquenne, le loro due figliole, Wilma di 12 anni e Patrizia e due suoi amici.



ACCADDE A PARETE IL24 SETTEMBR DEL 1963
SALTA UNA FABBRICA DI FUOCHI ARTIFICIALI 14 I MORTI
Primo dispaccio ANSA. La disastrosa sciagura all'alba nell'abitato di Parete. Tre case distrutte e 14 morti per uno scoppio di fuochi artificiali. Il disastro provocato dall'accensione di una scintilla durante una manipolazione clandestina di polvere pirica - E* rimasto ferito, fra gli altri, anche il proprietario della fabbrica “proibita”, assieme alla moglie e ad un'altra decina di persone. Continua lo scavo nelle macerie, alla ricerca di altre eventuali vittime. Angosciosa la rimozione delle macerie alla ricerca dei feriti e dei morti. Tutti gli abitanti del paese (in cui vivono circa cinquemila persone) si erano riversate sulla piazza del municipio, dove sorgevano gli edifici crollati e aiutavano come potevano le squadre di soccorso. L'esplosione è avvenuta, per l'esattezza, qualche minuto prima delle cinque, quando ancora tutta la popolazione era immersa nel sonno: questa circostanza ha provocato naturalmente anche l'elevato numero di vittime. I tre edifici distrutti erano pieni di gente.
Secondo lancio ANSA. Caserta, martedì sera. Una spaventosa esplosione ha squassato .stamane all'alba tre edifici nel centro del Comune di Parete, a ventiquattro chilometri da Caserta: alle dieci, dopo ore ed ore di affannosa ricerca fr» le macerie delle tre case, i vigili del fuoco e gli abitanti del paese avevano estratto quattordici cadaveri. Si teme che altre vittime dello scoppio siano ancora sepolte sotto l'enorme cumulo di mattoni, calcinacci, travi di legno. L’esplosione avrebbe avuto origine, come lasciano supporre i primi risultati della indagine svolta dalla polizia, in uno scantinato dove si stavano fabbricando clandestinamente fuochi artificiali. Proprietario della fabbrica è il cinquantasettenne Antonio Mariniello, ferito nello scoppio. Si sono appresi subito i nomi di due morti: il ragazzo Giuseppe Morelli, di dodici anni, e la giovane Rosa Masiello, di sedici, che sono giunti cadaveri ai “Pellegrini”, dopo essere stati estratti dalle macerie agonizzanti per le gravissime ferite riportate. Le salme delle altre dodici vittime sono state pietosamente composte in bare di fortuna fornite dal municipio, e allineate sulla piazza del paese, in attesa di essere avviate in chiesa, dove si sta febbrilmente preparando una camera mortuaria. E' stato il parroco il primo ad accorrere sul luogo del disastro, a dare l'allarme ai carabinieri, che hanno, subito chiesto rinforzi a Napoli e Caserta e ai vigili del fuoco; un'ora dopo sono giunti anche il prefetto di Caserta e il medico provinciale. Già stava fervendo l'opera calcolando che non meno di trenta debbano essere i feriti. L'angosciosa ricerca di altre vittime sotto i detriti degli edifici crollati continua febbrilmente, perché nessuno è stato finora in grado di stabilire con esattezza quante persone vi fossero ospitate al momento dell'esplosione e quelli che potrebbero fornire notizie si trovano ricoverati in diversi ospedali, distanti fra loro parecchi chilometri. Non c'è altro da fare che scavare fra l'ammasso di detriti, nella speranza che chi vi è sepolto sia ancora in vita. Ma nessun lamento si sente più uscire dal polveroso cumolo di rovine. Sul posto sono affluiti e continuano ad affluire squadre di vigili del fuoco e carabinieri anche da Aversa e Santa Maria Capua Vetere, oltre che da Napoli e da Caserta, dalla quale ultima località Parete dista ventiquattro chilometri. Le prime indagini hanno consentito di accertare che al pianterreno dello stabile in cui è avvenuta la esplosione che ha poi coinvolto i due edifici più vicini, demolendoli quasi completamente, era ammassata in un piccolo magazzino, una notevole quantità di polvere pirica e di fuochi artificiali già confezionati. La presenza di questo materiale ha dato proporzioni catastrofiche alla sciagura, che è stata molto probabilmente provocata dall'accensione di una scintilla durante la manipolazione della “polvere fiera”. Tutta la piazza del municipio, dove sorgevano i tre edifici, è stata subito coperta da una coltre di polvere nerastra. Ai primi soccorritori si è presentato uno spettacolo di indescrivibile tragicità: sono stati loro, tutti contadini, lavorando di pale, vanghe, picconi e badili, a tirare fuori i primi morti e i primi feriti. Alle 13 l'opera di scavo da parte dei vigili del fuoco continuava senza soste: la massa di macerie da rimuovere è infatti ancora notevole. I feriti ricoverati negli ospedali di-Napoli o di Aversa sono nove: cioè Antonio Mariniello, la moglie Rosa e il figlio Nicola, Maria Teresa Masiello, Maria Masiello, Raffaelina Masiello, Iolanda Chianese, Maria Falco, Carmine Masiello. Altre due persone, Antonietta Chianese e Silvestro Chianese sono ricoverati al ”Cardarelli”. Il corpo edilizio interessato dal crollo era lungo una ventina di metri sul fronte della strada. Esso comprendeva tre fabbricati, l'uno vicino all'altro, dei quali uno a due piani. Di tutto il corpo edilizio non restano che parti di due muri perimetrali; quello frontale e quello alle spalle sono anch'essi interamente crollati insieme con i muri divisori e i solai. Lo spostamento d'aria provocato dallo scoppio ha mandato in frantumi i vetri degli edifici vicini, per un raggio di cento metri. In questo raggio, a meno di settanta metri dai fabbricati crollati, si trova la sede del Municipio di Parete. Dalle prime indagini è anche emerso che il Mariniello era sospettato di fabbricare fuochi pirotecnici in luogo abitato dove la legge vieta l'installazione di opifici del genere. Negli ultimi tempi i carabinieri avevano fatto anche sopralluoghi nella sua abitazione, ma l'esito dell'indagine era stato negativo. All'ultima ora si apprendono i nomi di undici persone morte in seguito all'esplosione dei fuochi artificiali: Anastasia (e non Rosa, come si era appreso in un primo momento) Mastello, Raffaele Morelli, Vincenzo Chianese, Giuseppe Morelli, Clementina Maisto, Maria Domenica Sabbatino, Maria Rotonda Tamburrino, Raffaella Principato, Anna Chianese, Nunziata Tessitore e Maria Paola Cecere. Dei feriti, Antonio Mariniello, il proprietario della fabbrica clandestina di fuochi artificiali che è piantonato nell'ospedale dei “Pellegrini” di Napoli, ha riportato una grave ferita al viso per cui si ritiene che perderà la facoltà visiva all'occhio sinistro. La moglie Rosa è ricoverata nell'ospedale di Aversa; in questo stesso ospedale è anche Nicola Mariniello di 66 anni, il quale è fratello e non figlio di Antonio Mariniello.

ACCADDE A TEANO IL 25 SETTEMBRE DEL 1964
LO SCOPPIO DELLA FABBRICA DI MUNIZIONI “LA PRECISA” 5 MORTI E VARI FERITI
Primo dispaccio Ansa. Stamane poco dopo le 11 Cinque operai morti in uno scoppio a Teano Una ventina di feriti, alcuni gravi. La sciagura è avvenuta in una fabbrica di esplosivi. La prima vittima estratta dalle macerie è una donna, carbonizzata, della quale, non si conosce l'identità. Altre tre donne si trovano ora all'ospedale di Teano in grave stato. Esse sono Anna Mesolella di vent'anni, Anna Donatiello di diciannove e Sabina Pilotti di ventisette. Mentre telefoniamo i vigili del fuoco stanno ancora lavorando alla rimozione delle macerie e non è escluso che altre persone vengano estratte senza vita.

Esplode una fabbrica di munizioni a Caserta dilaniate quattro giovani operaie e un tecnico
Secondo dispaccio ANSA. Il disastro provocato dalla caduta d'una cassetta piena di detonatori. Distrutto un capannone. Subito dopo si è sviluppato un incendio che ha minacciato di raggiungere il deposito di polvere da sparo. La popolazione della zona ha creduto, dapprima, ad un'eruzione del Vesuvio. Quattro giovani operaie e un tecnico sono stati dilaniati da una spaventosa esplosione avvenuta questa mattina nella fabbrica di munizioni “La Precisa” di Teano. I danni riportati dallo stabilimento, secondo un primo calcolo, ascendono a circa duecento milioni. La sciagura, avvenuta poco dopo le undici, si è prodotta in uno dei due capannoni della fabbrica, lungo circa cinquanta metri e largo otto, nel quale erano al lavoro una decina di persone. Con un pauroso boato, l'intero capannone - che sorge a cinque chilometri da Teano, nei pressi dello scalo ferroviario, sulla linea Napoli-Cassino-Roma - è saltato in aria. Le macerie sono volate tutto intorno per un raggio di cento metri, mentre un notevole quantitativo di polvere pirica incombusta si è sparsa nella zona circostante. Per gli operai che erano al lavoro non v'è stato scampo. Investiti in pieno dallo scoppio, alcuni di essi sono rimasti completamente dilaniati; altri sono stati estratti dalle macerie più tardi, dai vigili del fuoco, in gravi condizioni. Altre persone che si trovavano nei pressi dello stabilimento, a causa dello spostamento d'aria sono state proiettate lontano rimanendo ferite. Subito dotto l'esplosione - che ha causato danni anche all'altro capannone attiguo ed ha provocato la rottura dei vetri e delle imposte di tutti i fabbricati situati in un raggio di cinquecento metri - .si è sviluppato un incendio - molto pericoloso per la presenza di materiale esplosivo nel secondo capannone - che è stato subito domato, in una rischiosa opera di spegnimento, dalle numerose squadre di vigili del fuoco giunte da Napoli e da questo capoluogo. Dalle prime indagini svolte dai carabinieri e dalla polizia giunti in forze sul luogo della sciagura per presidiare la zona e tenere lontano i curiosi, è risultato che l'esplosione è avvenuta durante il trasporto, dal deposito al capannone, di una cassetta contenente detonatori per bombe a mano. La cassetta è caduta a terra provocando il disastro. I vigili del fuoco e la polizia hanno iniziato subito l'opera di soccorso, mentre nell'ospedale di Teano venivano mobilitati medici ed infermieri. Il primo corpo estratto dal cumulo di macerie è stato quello di una donna, orribilmente carbonizzato: Maria Luigia Capuano, sposata Caianiello, di 25 anni. Poi sono venuti alla luce i corpi di altre tre donne ancora in vita. Sono state trasportate in ospedale dove i medici le hanno giudicate in gravi condizioni. Sono state identificate per Anna Mesolella di 20 anni da Teano, Anna Donaticllo di 11 anni da Sparanise e Sabina Pilotti di 21 anni da Teano. Poi sono stati estratti i corpi degli altri morti, i cui resti venivano pietosamente composti in un casolare di campagna, a poca distanza dal luogo dell' esplosione. Si tratta delle operaie Clelia Feola di S3 anni, Anna Orciuolo di 28, Sofia Mele di 25 e del tecnico Guelfo Giacinto di 25 anni. L’ultima operaia estratta dalle macerie è stata la ventenne Donatella Tammaro da Teano. La ragazza è stata sottoposta, nell'ospedale di Teano, a diverse trasfusioni di sangue con plasma sanguigno fatto giungere appositamente da Napoli. Altre persone che erano all'esterno del capannone sono rimaste ferite per lo spostamento d'aria, ma le loro condizioni non destano preoccupazione. Scene strazianti sono accadute poco dopo la sciagura da parte dei familiari delle vittime. Alcune madri, fra cui quella del tecnico Giacinto Guelfo che fungeva da capo reparto, aggrappate alle sbarre del cancello d'ingresso hanno invocato disperatamente i nomi lei loro cari. Un drammatico racconto à stato fatto da un'operaia. Maria Di Spirito, di 26 anni, miracolosamente scampata alla sciagura. “E stato spaventoso - ha detto la ragazza, con le vesti lacere e il viso annerito dal fumo della esplosione- Ho visto la grande fiammata arancione, ed ho avvertito un boato. Poi un vento caldo. Ho corso disperatamente”. Scene di panico si sono avute nella zona dell'esplosione. Credendo in una eruzione del Vesuvio molte famiglie si sono riversate nella strada, temendo il peggio. Poi, rassicurate, sono tornate alle proprie abitazioni. Per fare luce completa sulle cause del disastro, sono state ordinate due inchieste: una dalla Magistratura, disposta dal procuratore della Repubblica di Santa Maria Capita Vetere, l'altra, tecnica, ordinata dalla direzione di artiglieria. Lo spolettiflcio “La Precisa” Teano, di proprietà privata, fu costruito due anni fa e vi lavorano circa duecento operai. Lo stabilimento consta di due complessi adiacenti - due grossi capannoni - adibiti l'uno a produzione di materiale bellico non esplosivo “ferramenta, involucri di proiettili e di-bombe”. L’altro - attrezzato per il caricamento dei proiettili. Questa sera le condizioni delle quattro operaie ferite sono sensibilmente migliorate. I funerali delle cinque vittime si svolgeranno domani nella cattedrale di Teano a spese del comune. Il prefetto dì Caserta, che è stato fra i primi a giungere sul luogo della sciagura, ha disposto l'erogazione di sussidi a favore delle famiglie delle vittime.

ACCADDE A PASTORANO IL 25 LUGLIO DEL 1967
Quattro persone morte avvelenate in un pozzo nel tentativo di salvarsi l'una con l'altra
Quattro persone, tre contadine e un carrettiere, sono morte stamane in un pozzo d'irrigazione, uccise dalle venefiche esalazioni di un motore a scoppio che serviva a pompare l'acqua per i campi. Sono decedute nello spazio dì un'ora, in una tragica catena, nel generoso intento di soccorrersi tra loro. Le vittime sono Anna Barbato, di 34 anni. Margherita Formicola, di 21, Maria Angela Cafaro, di 60, e Domenico Scialdone, di 54. La sciagura è avvenuta in un podere nelle campagne del comune di Pastorano, distante 25 chilometri da Caserta. Stamane, come ogni giorno, il motorino è stato messo in funzione alle 7 dalla proprietaria della fattoria, Carmela Montanaro, di 65 anni. Due ore dopo, le braccianti che lavoravano nei campi sono state costrette a sospendere l'irrigazione perché il motore si era improvvisamente fermato. Informata del guasto, Carmela Montanaro chiamava la nuora, Anna Barbato, madre di tre figli, pregandola di scendere nel pozzo per un controllo. La Barbato - che da quindici giorni era rimasta sola con l figli, essendo il marito emigrato per lavoro presso una fabbrica di Wìll in Svìzzera - si è calata nel cunicolo: la cisterna, profonda trentacinque metri, è al centro dell'aia. Per pochi minuti il motore ha ripreso a girare adagio, poi dal fondo del pozzo non si è udito più nulla. Invano la suocera ha chiamato la giovane: «Anna, Anna, rispondi, che cosa sta succedendo?». In preda all'angoscia la Montanaro è corsa a chiamare una lavorante, Margherita Formicola, pregandola di scendere a sua volta nella cisterna per vedere cosa fosse accaduto. Da questo momento è cominciata la tragica catena. La giovane, appena giunta in fondo al pozzo, è stata colpita dalle tremende esalazioni e si è abbattuta sul corpo inerte della Barbato. La stessa sorte è toccata a Maria Angela Cafaro, proprietaria di un podere attiguo, accorsa in aluto delle sventurate. Nel generoso tentativo dì salvare le tre donne, per ultimo si è calato nella cisterna Domenico Scialdone, un carrettiere che si trovava nel cascinale per il trasporto di un carico di foglie di tabacco essiccate. E' sceso nel pozzo convinto che le donne fossero soltanto svenute e che sarebbe stato facile rianimarle e riportarle alla superficie. Invece anche egli è stato colpito e ucciso dalle esalazioni venefiche. Carmela Montanaro è corsa infine a chiedere l'aiuto dei carabinieri. Sul posto sono giunte poi da Teano squadre di vigili del fuoco muniti di maschere antigas. La notizia della sciagura richiamava nella fattoria un gruppo di persone, tra cui i parenti delle vittime. La speranza che qualcuno fosse stato trovato ancora in vita è crollata quando per ultima è stata estratta dalla cisterna la salma di Anna Barbato. Un tragico silenzio è sceso sull'aia, rotto soltanto dai pianti dei tre figli della giovane, di cui il primo, Lorenzo, di 6 anni, è paralizzato agli arti per una grave forma di poliomielite.
ACCADDE A S. CIPRIANO D’AVERSA IL 3 APRILE DEL 1968
Tre scolari che attraversano i binari stritolati dal rapido Napoli-Torino
Terrificante sciagura nei pressi di Caserta Tre scolari che attraversano i binari stritolati dal rapido Napoli-Torino. Le vittime sono due fratellini di 8 e 12 anni ed un loro cugino di 11. – Ieri pomeriggio erano usciti per una passeggiata seguendo un sentiero che costeggia la linea. La disperazione del macchinista che ha tentato invano di frenare (Nostro servizio particolare) Caserta, 2 aprile. A San Cipriano d'Aversa, comune distante ventiquattro chilometri da Caserta, nelle prime ore del pomeriggio, due fratellini ed un loro cuginetto, mentre attraversavano i binari, a circa quattrocento metri dallo scalo ferroviario di Albanova, sono stati travolti ed uccisi dal rapido Napoli-Torino, che viaggiava ad una velocità di oltre cento chilometri orari. Le vittime sono Giuseppe e Francesco Diana, di 12 e 8 anni, e Paolo Diana, di 11. Figli di modesti operai del paese, erano usciti subito dopo pranzo per andare a giocare al pallone con altri coetanei in uno spiazzo poco distante dalle loro abitazioni. Alle madri avevano detto che sarebbero tornati verso le sedici per svolgere i compiti di scuola. Evidentemente, i ragazzi hanno preferito fare una passeggiata in campagna, prendendo per scorciatoia il sentiero che fiancheggia la strada ferrata. La sciagura è avvenuta alle 14,45, in un tratto dove i binari corrono su doppia fila per circa dodici chilometri in un lungo rettilineo. Giuseppe, Francesco e Paolo Diana procedono spensieratamente, godendo della bella giornata primaverile. Improvvisamente odono alle loro spalle il fischio di un treno: è il direttissimo 97 proveniente da Roma che deve raggiungere Napoli alle 15.03. Il convoglio è distante, da loro ed ì ragazzi pensano di aver tutto il tempo per passare dall'altra parte della massicciata e non essere quindi risucchiati dallo spostamento d'aria provocato dalla velocità. Si affrettano a scavalcare i binari e non si accorgono che sull'altra rotaia sta per sopraggiungere il rapido 56, partito da Napoli alle 14,20 e diretto a Torino. I tre fanciulli hanno un attimo d'incertezza quando vedono davanti a loro l'altro treno che si avvicina rapidamente con un rombo sordo. Paralizzati dal terrore, restano immobili con gli occhi fìssi al locomotore che sta per I piombare su di essi. Il macchinista del rapido Generoso Caputo, di 54 anni, residente a Roma, si accorge dei tre bimbi spauriti al centro dei binari ed impotente a scongiurare la tragedia, aziona con fermezza la frenata “rapida”. Accanto a lui, l'aiuto macchinista Luigi Mancini, di 41 anni, anche egli abitante a Roma, inorridito dalla improvvisa e spaventosa scena si copre il volto con le mani, gridando:”Dio mio salvali tu”. II treno, nonostante la brusca frenata piomba a notevole velocità sul gruppetto, falciandolo in pieno. Un violento sobbalzo ed il convoglio continua ancora la sua corsa per altri duecento metri, trascinando per un breve tratto sotto le ruote i miseri corpi straziati. Sull'altra coppia di binari, sferragliando passa il direttissimo Roma-Napoli ed i passeggeri non si avvedono di nulla. Sul rapido investitore, intanto, il macchinista ed il suo aiuto sono colti da grave choc emotivo ed essi scendono piangendo incontro al capotreno Renato Modugno, di 58 anni, napoletano. I due ferrovieri sono sconvolti e Generoso Caputo, prima di accasciarsi svenuto al suolo, trova la forza di mormorare: “Avrei dato la mia vita pur di salvarli”. Che tragedia, non la dimenticherò mai più ». Avvertiti per telefono dal capostazione di Albanova, sono giunti sul posto i carabinieri di San Cipriano d'Aversa, il dirigente della polizia ferroviaria di Napoli, dott. Achille De Feo e l'autorità giudiziaria per gli accerta- menti di rito. Il rapido per Torino è rimasto bloccato per oltre un'ora e soltanto verso le 17 con il locomotore inviato da Napoli e altri due macchinisti è proseguito per Roma. Alcuni viaggiatori del “rapido” rimasti lievemente contusi a causa della brusca frenata e dopo il contraccolpo sono stati assistiti e medicati dal personale ferroviario.
ACCADDE A CASALUCE NEL MARZO DEL 1968
Dieci contadini travolti nel crollo di un ponte presso Caserta: 3 morti
Dieci contadini travolti nel crollo di un ponte presso Caserta: 3 morti Altri due sono feriti gravi. Le vittime avevano 52, 35 e 34 anni. Poco prima della disgrazia 200 agricoltori erano riuniti sul viadotto per una pacifica manifestazione di protesta. Il ponte, distrutto dai tedeschi durante la guerra, era stato ricostruito nel '48. Tre morti e due feriti gravi sono il tragico bilancio del crollo di un ponte, avvenuto nelle prime ore del pomeriggio a Casaluce, un centro agricolo di 5000 abitanti a sedici chilometri da Caserta. La sciagura avrebbe potuto avere proporzioni più vaste: pochi attimi prima, sul viadotto, erano riuniti 200 contadini per manifestare contro l'amministrazione provinciale di Caserta. La protesta traeva origine proprio dalle pericolose condizioni del ponte che da otto mesi era chiuso al traffico per il cedimento di un'arcata. Le vittime sono Marco Diretto, di 52 anni, residente a Giugliano e padre di quattro figli; Enrico Paone, di 35 anni, da Aversa e con tre figli; Pasquale Dello Maggio, trentaquattrenne, da Gricignano. Sono stati ricoverati in ospedale Pasquale Iovine, di 22 anni, e Luigi Ortolano, di 35. ai quali i medici hanno riscontrato fratture e contusioni multiple e si sono riservati la prognosi. In ospedale è stato trattenuto per choc Luigi Diretto, di 20 anni, che ha assistito alla tragica fine del padre. Il crollo è avvenuto alle 14,30 a due chilometri dal paese su una strada provinciale che collega Casaluce ad altri Comuni casertani. Sotto il ponte, ricostruito nel 1948 dopo che i tedeschi lo avevano fatto saltare con le mine, scorre un ampio canale di irrigazione, largo una ventina di metri, che convoglia le acque del Volturno. Sette mesi fa un'arcata aveva ceduto per difetto di costruzione ed infiltrazioni d'acqua. Il tratto del ponte crollato era stato sostituito con malsicure tavole di legno sulle quali non potevano transitare i veicoli ed i trasbordi avvenivano a spalla d'uomo. Stamane i contadini, stanchi delle promesse non realizzate, hanno deciso di inscenare una manifestazione di protesta e dai Comuni vicini sono affluite duecento persone. Tra essi era anche il sindaco di Casaluce, dott. Ferdinando Cristiano, che in questi mesi ha spesso richiamato l'attenzione della Provincia sul disagio dei suoi concittadini. La dimostrazione si è protratta a lungo senza incidenti e da Santa Maria Capua Vetere è stato inviato verso le 13 un reparto di carabinieri per mantenere l'ordine e convincere i contadini a rientrare alle loro case. Le esortazioni dei militi e la promessa dell'imminente ricostruzione del ponte hanno placato gli animi, inducendo la folla ad allontanarsi. Sul ponte diroccato sono cosi rimaste soltanto una decina di persone. Improvvisamente, con un cupo boato, l'arcata ancora in piedi ha ceduto di schianto. Mentre alcuni volenterosi si precipitavano a prestare i primi soccorsi traendo in salvo coloro che erano caduti in acqua, sul posto giungevano i vigili del fuoco da Aversa e Caserta, la febbrile opera di rimozione dei detriti è durata oltre quattro ore e dalle macerie sono stati dissepolti i corpi ormai privi di vita dei tre contadini. Un'inchiesta è stata disposta dall'autorità giudiziaria per accertare le circostanze in cui è avvenuta la sciagura e stabilire eventuali responsabilità.

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