venerdì 13 aprile 2012








MADDALENA CRIPPA

Protagonista della scena internazionale da oltre trent’anni, interpreta ruoli femminili tragici e classici al fianco di grandi registi : “Medea” di Stein, “Cleopatra” di Pagliaro, “La donna vendicativa” di De Simone, “Madre coraggio e i suoi figli” di Carsen.

Esordisce a 18 anni nella commedia “Il campiello”, diretta da Strehler, al Piccolo Teatro di Milano. Dopo una lunga tournèe all’estero, recita in opere importanti, tra le quali “Macbeth” di Marcucci, “La commedia della seduzione” di Ronconi, “Fedra” di Castri, “Casa di bambola” di Navello e “Attesa” della Pezzoli, dove si alterna con Elisabetta Pozzi.

Nel 1994 vince il Premio Maschera d’argento come migliore attrice.

Dal 1994 al 1997 partecipa al Festival di Salisburgo, recitando in tedesco nel dramma sacro “Jedermann” di Friedel.

È voce narrante in tre opere di Corghi, “Sotto l’ombra che il bambino solleva”, “Cruci-verba”, “Amori incrociati”, nel melologo “Medea” di Benda, nelle “Dighe del tempo” di Billi, in “Peer Gynt” di Grirg e nella “Salmodia della speranza” di Tumoldo.

Nel 1996 è a Mosca con “Zio Vanja” di Stein, premiato come migliore spettacolo al Festival di Edimburgo. Dopo “Pierrot lunaire” di Le Moli, si cimenta in due recital : “Canzoni italiane” e “Canzonette vagabonde”, dove esegue brani italiani e tedeschi.

Tornata in Italia, sotto la guida della Pezzoli interpreta “L’annaspo”, con cui vince il Premio Flaiano, e “Sboom!”. Quindi recita in “Femmine fatali” di Stein, concerto in cinque lingue che porta in scena all’estero.

Al fianco di Scarpati è protagonista del film “Appuntamento a ora insolita” di Coletta e della miniserie per Rai1 “Don Zeno”. Chiusa la parentesi con il piccolo e grande schermo, torna a teatro per “Sinfonia d’autunno” di Falck e “I demoni” di Stein.





Diego De Silva > Rispetto



Una perla di saggezza da sempre in voga, di quelle che si prendono per buone a prescindere (perché, essendo molto orecchiabili, sembra che non ci sia neanche da discuterne – per inciso: anche nell’etica esistono le canzonette), è quella secondo la quale il rispetto degli altri comincia dal rispetto di sé. Uno – si dice comunemente – non può rispettare davvero il prossimo se non rispetta se stesso; perché (questo dovrebbe essere il corollario dell’insegnamento), se sai comportarti bene (ammesso poi che si sia d’accordo su quest’altro presupposto), puoi a buon titolo proiettare sugli altri le aspettative che riversi su te stesso, e dunque coltivare il valore del rispetto (che poi consiste nella giusta considerazione dei diritti e dei desideri altrui) da bravo cittadino che partecipa al patto sociale; un po’ come dire – per citare un altro evergreen eticamente canzonettaro – che la tua libertà finisce dove comincia quella altrui (manco poi la libertà fosse una questione geometrica).

A pensarci sopra, invece, non è mica detto che sia così. È ben possibile, infatti, essere ragionevolmente rispettosi degli altri avendo uno scarso rispetto di sé. Anzi, non solo è possibile: è addirittura più facile, se non si permette alle proprie frustrazioni di prendere il sopravvento, diventando dei perfetti cretini carichi di livore nei confronti del mondo.

Per rispettare se stessi – è chiaro – bisogna essere in pace con se stessi, e possibilmente piacersi, almeno un po’. Ed è qui che stramazza l’asino. Voi quanta ne conoscete, di gente che si sente in pace con se stessa? Che fa il lavoro che le piace (o, per stare alle cronache, che fa un lavoro)? Che guadagna abbastanza da permettersi qualche desiderio? Che ama la persona con cui sta e non ne vorrebbe un’altra? Che ha rottamato i rimorsi ed è riuscita ad accettare serenamente la sua vita? E quanta ne conoscete, di gente che addirittura si piaccia? Che si alzi la mattina contenta della faccia che vede allo specchio? Che possa dire senza ipocrisie di aver realizzato i progetti che aveva o di avervi rinunciato senza rimpianti, perché intanto ha fatto dell’altro, e le va bene così?

Io, di gente in pace con se stessa, ne conosco pochissima. Conosco un po’ di più di gente che si piace, o che almeno ci tiene molto a farlo credere. Gli appartenenti alla seconda categoria, più che stupidi (che è un po’ una loro caratteristica), sono terribilmente pesanti. Stanno sempre ad esprimersi, a ritenere che qualunque cosa dicano t’interessi, a spiegarti come la pensano, a raccontare quello che fanno e soprattutto a sottolinearlo. Sono patologicamente coreografici. Ogni volta che parlano offrono una testimonianza. Se leggono un libro, stanno compiendo un gesto notevole, che reputano meritevole di riconoscimento. Se litigano con il salumiere, ti raccontano puntigliosamente il diverbio come se ogni passaggio, ogni battuta avessero una rilevanza politica.

Non credo che questi qui, che senz’altro (provate a chiederglielo) hanno un gran rispetto di se stessi, siano poi tanto rispettosi degli altri. Se lo fossero, non si renderebbero così noiosi, penso. Mi sa che preferisco quelli che non si piacciono, e hanno uno scarso rispetto di sè (perché la vita che fanno non li soddisfa, e non per questo piagnucolano e cercano capri espiatori, anzi tirano avanti cercando anche di rendersi simpatici senza mentire a se stessi e agli altri; perché si sentono a disagio nei ruoli che di volta in volta la vita gli assegna; perché vorrebbero essere diversi da come sono ma non sanno neanche quale sarebbe il modo giusto di piacersi), e non per questo invadono gli spazi degli altri, né li giudicano, li criticano o li vogliono vedere sconfitti; e anzi è proprio dal malcontento di sé che gli viene la capacità di un rispetto autentico, il dono di guardare al prossimo come una risorsa, un esempio, una diversità possibile (quando sto male mi piace pensare che il mio vicino di casa ha una vita serena, la sua normalità mi rilassa, il suo saluto mi fa bene, mi piace lasciarlo dov’è, non chiedergli nulla, neanche conoscerlo, tutelare la sua estraneità e la mia insieme).

Non è mica necessario intrecciare relazioni per rispettare gli altri. Impicciarsi della vita che fanno. Sapere chi sono. Proiettare su di loro delle aspettative. Tantomeno è necessario piacere a se stessi. Basta condividere gli spazi che ci si ritrova a condividere, e salutarsi quando ci s’incontra.



SERGEJ NAKARYAKOV

tromba







"Il Paganini della Tromba": è solo una delle definizioni attribuite a Sergej Nakariakov, giovane ed affermato artista russo, nato a Gorkij nel 1977. Iniziati gli studi pianistici all'età di sei anni, Nakariakov è costretto nel 1986 ad abbandonare il pianoforte a causa di un problema alla colonna vertebrale che gli impedisce di rimanere seduto per lunghi periodi. Si dedica così alla tromba, che comincia a suonare sotto la guida del padre.

Nel 1991 partecipa al Festival Ivo Pogorelich, in Germania, dove viene acclamato come "il giovane prodigio della tromba". Nell'agosto dello stesso anno debutta al Festival di Salisburgo ed un anno più tardi è ospite allo Schleswig-Holstein Musikfestival, dove viene premiato con il Grand Prix Davidoff. Da allora è apparso in tutti i più importanti festival europei: Londra, Colmar, Menton, Strasburgo, Tours, Cannes.

Ogni anno è in tournée in Giappone e spesso anche negli USA. Nakariakov ha suonato con Evgeny Kissin in Finlandia, con Tatyana Nikolayeva a Salisburgo, con Martha Argerich al Montreux Jazz Festival ed anche con la sorella, pianista, Vera Nakariakov, con la quale si è esibito in numerosi recitals. Nel 1996 Nakaryakov ha suonato con la Kirov Opera Orchestra sotto la direzione di Valery Gergiev all'Hollywood Bowl Festival di Los Angeles.

Si è esibito in oltre 25 Paesi con prestigiose orchestre, quali English Chamber Orchestra, Prague Chamber Orchestra, St. Paul Chamber Orchestra, Concertgebouw Orchestra Amsterdam, Orquesta Sinfónica de Madrid, London Philharmonic Orchestra e sotto la direzione di musicisti del calibro di K. Nagano, H. Schiff, E. Krivine, J. López Cobos, P. Bender, J. Judd, H. Griffiths, G. Navarro, V. Spivakov, Y. Bashmet, T. Vasary, R. Leppard, V. Ashkenazy.

Vanta un repertorio vastissimo, che comprende tutti i principali concerti dedicati al suo strumento. Nakariakov ha inoltre curato numerose trascrizioni per tromba e flicorno di diversi generi musicali. Recentemente è apparso il suo ultimo lavoro discografico, No Limits, con la Philharmonia Orchestra diretta da V. Ashkenazy, contenente opere di Saint-Saëns, Tchaikovsky, Bruch, Massenet e Gershwin.



ORCHESTRA DA CAMERA DI CASERTA







Fondata nel 1988, l’Orchestra da camera di Caserta ha dato nel territorio campano un notevole impulso alla diffusione della musica, spesso finalizzata alla riscoperta e valorizzazione di siti storici.

Ha collaborato con noti solisti e giovani vincitori dei più importanti concorsi internazionali, come Severino Gazzelloni, Pierre Pierlot, Gervase de Peyer, Maxence Larrieu, Jorg Demus, Lya De Barberiis, Mario Ancillotti, Edward H. Tarr, Peter Lukas Graf, Rodolfo Bonucci, Bruno Canino, Michele Campanella, Massimiliano Damerini, Cristiano Rossi, Andras Adorjan, Susan Milan, Claudia Antonelli, Paolo Bordoni, Rocco Filippini, Alain Meunier, Alexei Volodin, Giovanni Angeleri, Mariusz Patyra, Natalia Lomeiko, Herbert Schuch, Marcin Zdunik, Clement Dufour, Philip Higham ed ha proposto in prima moderna pagine di Rinaldo da Capua, Sacchini, Sarro, Jommelli, Anfossi, Viotti, Mercadante.

Ha tenuto concerti in importanti eventi e stagioni concertistiche in Italia e all’estero, tra i quali il Festival Cantelli di Novara, il Festival Paganini a La Spezia, il Mozarteum di Salisburgo, la Fliarmonica di Bratislava.

Prossimamente, con Bruno Canino e Andras Adorjan, registrerà due cd con brani di Giovanni Simone Mayr e Franz Anton Hoffmeister.





ANTONINO CASCIO

Direttore



Ha studiato pianoforte con Roberto Daina, composizione con Antonio Ferdinandi e direzione d’orchestra con Nicola Samale, Massimo Pradella, Franco Ferrara, Lucacs Ervin e Karl Osterreicher.

Con l’Orchestra da Camera di Caserta, da lui fondata e con la quale svolge prevalentemente attività concertistica, ha collaborato con solisti noti, ha partecipato ad importanti festival e stagioni concertistiche in Italia e all’estero ed ha proposto programmi collegati alla sua attività di ricerca, in particolare sulla musica italiana del Settecento.

Suscitando sempre lusinghieri apprezzamenti, vanta anche collaborazioni con altri complessi in contesti prestigiosi, come il Prague Collegium al Teatro Nazionale di Praga, il Gustav Mahler Ensemble Wien al Woerthersee Classic Festival di Klagenfurt, l’Orchestra della Radio Televisione Rumena a Bucarest, la Zagreb Chamber Orchestra a Zagabria e partecipazioni a vari festival italiani con l’Orchestra del Teatro Nazionale e del Conservatorio di Praga.

E’ direttore artistico dell’Autunno Musicale di Caserta e docente al “Conservatorio di Musica San Pietro a Majella” di Napoli.



PROGRAMMA SERATA “MUSE e MUSEI”

Sabato 14 aprile, ore 19 – TEANO, Cattedrale



Wolfgang Amadeus Mozart

Divertimento n. 3 in fa maggiore KV 138

Allegro

Andante

Presto



Felix Mendelssohn Bartholdy

Concerto in re minore per tromba e archi (trascrizione dal violino)

Allegro

Andante

Allegro



Wolfgang Amadeus Mozart

Concerto in mi bemolle maggiore KV 495 per flicorno e orchestra (trascrizione dal corno)

Allegro

Moderato

Romanza (Andante)

Rondò (Allegro vivace)















CATTEDRALE DI TEANO

Molte sono le vestigia delle antiche glorie, visibili non solo nel grande teatro del II sec., ma anche nelle molte chiese, a cominciare dal Duomo, eretto nel sec. XII, che incorpora colonne e marmi romani. Splendido il Crocifisso posto nell’area del Presbiterio forse di Roberto de’ Oderisi o forse del Maestro di Giovanni Barrile, entrambi ‘collaboratori’ di Giotto a Napoli (1328-1333). Teano ci offre anche un magnifico Museo archeologico ospitato nel Loggione, edificio tardo medievale dalla cui terrazza si gode di un indimenticabile panorama. Il Museo Diocesano ha sede nella cripta sottostante la Cattedrale.









Quartina / 11

di LELLO AGRETTI



Adagia l’anima

ascolta

e quando giunge

lasciati sorprendere.









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