mercoledì 26 settembre 2012







fOTO DI REPERTORIO: lE MISS A SESSA AURUNCA 


Accadde a Sessa Aurunca il 5 novembre del 1959

“MENAGE A TROIS” CON  BOTTE IN FAMIGLIA E PROCESSO IN TRIBUNALE LEI NON VOLEVA PERDERE UN OSPITE GIOVANE E MOLTO GENEROSO CHE  POTEVA ANCHE SOSTITUIRE IL MARITO – ALTRI EPISODI BOCCACCESCHI

 Un incredibile  “ménage” a tre fu  rievocato dinanzi al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ove due coniugi, Francesco e Concetta Buonamano,  comparvero perché imputati, il marito di istigazione alla prostituzione e sfruttamento e la moglie di violazione degli obblighi di assistenza e violenza contro uno del suoi due figlioli. I fatti che determinarono lo strano caso accaddero nel comune di Sessa Aurunca ove un impiegato, Elia Mazzucco, in cerca di una camera ammobiliata, fu accolto con entusiasmo in casa del Buonamano:  “Vedrete - gli disse il capo dell'ospitale famiglia - che da noi vi troverete bene”.
     E con stupore del neo-inquilino gli sistemò un soffice letto proprio nella sua camera matrimoniale ove il Mazzucco, col consènso del marito e della moglie, dormi insieme ad essi per ben due anni. Come si dice a Napoli  “a lietto stritte cuccate mieze”… e così fece il  baldo giovanotto,  facendo tra l’altro del suo meglio  per accontentare,  sia il marito,  con generosi  compensi e sia la moglie,  con.. frequenti e gratificanti prestazioni sessuali.
     Ma in città,  sono molti gli episodi boccacceschi che si  raccontano. C’era un tizio  che, essendo un accanito giocatore d’azzardo, recatosi a casa improvvisamente,  per prelevare una somma di denaro,  avesse scoperto la moglie con un uomo e che a tale vista avrebbe semplicemente chiesto scusa per  non… “aver bussato prima di entrare”…!  In altra circostanza, invece, pare si fosse addirittura giocato a “carte” una prestazione sessuale della moglie,  ed una volta persa la partita,  avesse lui stesso accompagnato l’amico a casa e assistito all’amplesso,  profferendo queste parole di incitamento: “Dai, fai presto, che ci facciamo un’altra partita…”.   L’episodio dice tutto. 
    Ma, abbandoniamo i racconti boccacceschi,  per calarci nuovamente nella realtà, la quale, purtroppo, non si discosta molto dagli stessi. Se non ché un giorno, trascorsi due anni nella non comune situazione, un figliolo dei Buonamano, Pietro, avendo notato quanto singolare fosse la condizione dell'inquilino alloggiato nella camera matrimoniale dei genitori, protestò chiedendo che si ponesse fine ad un tale stato di cose. Ne nacque una lite e la più furente fu proprio la donna. La lite con il figliolo  fu violenta e Concetta Buonamano, dinanzi alla prospettiva di perdere un ricco mensile e un marito di “ricambio”, impugnò una scure, colpendo però il  figlio con il solo manico.   
     I giudici, dopo avere udito l'abile arringa dell’Avv. Giuseppe Irace, difensore di entrambi  coniugi, furono  clementi: al marito furono comminati  due anni di reclusione, mentre il reato della donna fu  dichiarato estinto per amnistia.



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