Translate

domenica 30 dicembre 2012


GRAZIE ALLA DIFESA TECNICA DEL PROF. PASQUALE MENDITTO SONO STATI RESTITUITI I BENI ALLA FAMIGLIA TARTAGLIONE DI MARCIANISE
 LA SENTENZA E'  PASSATA IN COSA GIUDICATA - OCULATEZZA E ATTENTO ESAME DA PARTE DELLA MAGISTRATURA  



E’ diventata definitiva ed irrevocabile la sentenza di revoca della confisca dei beni emessa dalla Corte di Appello di Napoli che ha restituito tutti i beni, al gruppo Tartaglione di Marcianise finiti, cinque anni fa, in una spirale giudiziaria dalla quale sono usciti indenni anche sotto il profilo personale dell’assoluzione. Un’odissea giudiziaria quella di tre imprenditori di Marcianise, appartenenti ad un intero nucleo familiare (Salvatore Tartaglione e i figli Gaetano e Raffaele), accusati di collusione con il clan Belforte (e poi assolti) ed inoltre destinatari, nelle more dell’indagine personale, di un maxi-sequestro di beni di 110 milioni di euro successivamente dissequestrati e restituiti. Una decisione che consentirà anche il ripristino dei livelli occupazionali del gruppo con l’attività edilizia operata nel rispetto dell’ambiente e con un prossimo restyling che li vedrà impegnati nel settore energetico. Gli imprenditori, che hanno voluto esprimere un plauso agli operatori della giustizia che con estrema oculatezza hanno accertato la loro completa estraneità dei fatti alle infamanti accuse con una sentenza che rimarrà nel cuore e nell’anima della famiglia Tartaglione. Dopo un rimpallo tra Dda e tribunali, infatti, si è conclusa anche l’ultima fase processuale con il deposito del provvedimento di dissequestro dei beni disposti dalla Corte d’Appello di Napoli – VIII Sezione Penale -  che ha revocato la confisca dei beni che nello scorso luglio 2011 fu disposta dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Sezione Misure di Prevenzione). Una peripezia giudiziaria al termine della quale i Tartaglione sono tornati nel legittimo possesso dei loro beni e delle loro società. La sentenza di revoca, infatti, dispone la immediata cancellazione di ogni trascrizione pregiudizievole su tali beni. Il decreto motivato è giunto a distanza di un anno esatto dalla sentenza del gup dott.ssa Alessandra Ferrigno del tribunale di Napoli che nel dicembre 2011 aveva già assolto gli imprenditori dalle imputazioni di concorso esterno in associazione camorristica con il clan Belforte. Stabilendo così che Salvatore Tartaglione non è mai stato prestanome del clan; non ha riciclato il denaro di provenienza illecita dell’associazione camorristica e non ha avuto alcun rapporto economico o cointeressenza con i fratelli o la famiglia Belforte e o con i loro affiliati dei cosiddetti «Mazzacane». Nel corso del processo, il collegio difensivo composto dagli avvocati Ernesta Siracusa, Arturo Frojo e Bruno Von Arx con il supporto del consulente prof. Pasquale Menditto, hanno dimostrato che nel patrimonio delle persone fisiche, così come in quello delle società a loro facenti capo, non sono mai transitati denari o altri beni provenienti dal clan e che lo stesso e' proporzionato alle attivita' economiche svolte fornendo così la prova dell’insussistenza di episodi di riciclaggio o reinvestimento di capitali illeciti; di intestazione fittizia e di qualsiasi altro tipo di rapporto di carattere finanziario o comunque  economico con il clan, i suoi capi e i suoi affiliati. Smentite le dichiarazioni dei pentiti Michele Froncillo e Giuseppe Pettrone sulle quali l’accusa aveva chiesto 8 anni di reclusione, caduti poi con la piena assoluzione.

Nessun commento:

Posta un commento