GRAZIE ALLA DIFESA TECNICA DEL PROF. PASQUALE MENDITTO SONO STATI RESTITUITI I BENI ALLA FAMIGLIA TARTAGLIONE DI MARCIANISE
LA SENTENZA E' PASSATA IN COSA GIUDICATA - OCULATEZZA E ATTENTO ESAME DA PARTE DELLA MAGISTRATURA
E’ diventata definitiva ed irrevocabile la sentenza di
revoca della confisca dei beni emessa dalla Corte di Appello di Napoli che ha
restituito tutti i beni, al gruppo Tartaglione di Marcianise finiti, cinque
anni fa, in una spirale giudiziaria dalla quale sono usciti indenni anche sotto
il profilo personale dell’assoluzione. Un’odissea giudiziaria quella di tre
imprenditori di Marcianise, appartenenti ad un intero nucleo familiare
(Salvatore Tartaglione e i figli Gaetano e Raffaele), accusati di collusione
con il clan Belforte (e poi assolti) ed inoltre destinatari, nelle more
dell’indagine personale, di un maxi-sequestro di beni di 110 milioni di euro
successivamente dissequestrati e restituiti. Una decisione che consentirà anche
il ripristino dei livelli occupazionali del gruppo con l’attività edilizia
operata nel rispetto dell’ambiente e con un prossimo restyling che li vedrà
impegnati nel settore energetico. Gli imprenditori, che hanno voluto esprimere
un plauso agli operatori della giustizia che con estrema oculatezza hanno
accertato la loro completa estraneità dei fatti alle infamanti accuse con una
sentenza che rimarrà nel cuore e nell’anima della famiglia Tartaglione. Dopo un
rimpallo tra Dda e tribunali, infatti, si è conclusa anche l’ultima fase processuale
con il deposito del provvedimento di dissequestro dei beni disposti dalla Corte
d’Appello di Napoli – VIII Sezione Penale -
che ha revocato la confisca dei beni che nello scorso luglio 2011 fu
disposta dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Sezione Misure di
Prevenzione). Una peripezia giudiziaria al termine della quale i Tartaglione
sono tornati nel legittimo possesso dei loro beni e delle loro società. La
sentenza di revoca, infatti, dispone la immediata cancellazione di ogni
trascrizione pregiudizievole su tali beni. Il decreto motivato è giunto a
distanza di un anno esatto dalla sentenza del gup dott.ssa Alessandra Ferrigno
del tribunale di Napoli che nel dicembre 2011 aveva già assolto gli
imprenditori dalle imputazioni di concorso esterno in associazione camorristica
con il clan Belforte. Stabilendo così che Salvatore Tartaglione non è mai stato
prestanome del clan; non ha riciclato il denaro di provenienza illecita
dell’associazione camorristica e non ha avuto alcun rapporto economico o cointeressenza
con i fratelli o la famiglia Belforte e o con i loro affiliati dei cosiddetti
«Mazzacane». Nel corso del processo, il collegio difensivo composto dagli
avvocati Ernesta Siracusa, Arturo Frojo e Bruno Von Arx con il supporto del
consulente prof. Pasquale Menditto, hanno dimostrato che nel patrimonio delle
persone fisiche, così come in quello delle società a loro facenti capo, non
sono mai transitati denari o altri beni provenienti dal clan e che lo stesso e'
proporzionato alle attivita' economiche svolte fornendo così la prova
dell’insussistenza di episodi di riciclaggio o reinvestimento di capitali
illeciti; di intestazione fittizia e di qualsiasi altro tipo di rapporto di
carattere finanziario o comunque
economico con il clan, i suoi capi e i suoi affiliati. Smentite le
dichiarazioni dei pentiti Michele Froncillo e Giuseppe Pettrone sulle quali
l’accusa aveva chiesto 8 anni di reclusione, caduti poi con la piena
assoluzione.
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