mercoledì 16 gennaio 2013


“Agenda” di cose da fare dai prossimi nuovi Parlamento e Governo per realmente risolvere i gravi problemi penitenziari

16-01-2013
Quella che segue è la proposta di “agenda” delle cose da fare che il Si.Di.Pe. (Sindacato dei Direttori Penitenziari) “offre” e “suggerisce” al futuro Parlamento e al prossimo Governo. Ai dirigenti del SI.DI.PE, e segnatamente al Segretario Nazionale Rosario Tortorella; al predidente Dott.ssa Cinzia Calandrino; al segretario nazionale vicario Dott. Francesco D’Anselmo; al segretario nazionale aggiunto Dott. Nicola Petruzzelli, chiediamo con la franchezza che deriva dall’amicizia, di prestare maggiore attenzione almeno a quello che scrivono. Nel loro documento, infatti, si può leggere: “…nel rilevare che nessuna lista sembra essersi ricordata della grave situazione penitenziaria…”. Nessuna lista, Tortorella, Calandrino, D’Anselmo, Petruzzelli? E la lista “amnistia, Giustizia, Libertà” promossa dai radicali? 
Archiviato l’anno 2012, il 2013 si è aperto con l’irrisolta questione dell’emergenza penitenziaria. Infatti, tra le tante questioni sociali e civili affrontate dal Presidente della Repubblica Napolitano nel tradizionale discorso di fine anno, un accento particolarmente critico è caduto sulla situazione delle carceri, allorquando ha dichiarato che "Più che mai dato persistente di inciviltà da sradicare in Italia rimane la realtà angosciosa delle carceri, essendo persino mancata l'adozione finale di una legge che avrebbe potuto almeno alleviarla".
Il nuovo anno, però, si apre anche con la pesante sentenza di condanna, la n.007 datata 08.01.2013, che la Corte di Giustizia Europea dei diritti dell’uomo (C.E.D.U.) ha irrogato all’Italia per la persistente violazione dell’art.3 della “Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali” che vieta trattamenti e pene inumani o degradanti.
Una condanna grave non solo perché segue a quella precedente del 2009, ma anche perché la Corte chiarisce che questa è una “sentenza pilota”, che farà da guida ai procedimenti che sono pendenti dinanzi a lei, in quanto il problema del sovraffollamento è di carattere strutturale. E’ prevedibile, quindi, che seguiranno ad essa altre condanne ove l’Italia, entro il termine di un anno assegnatole dalla C.E.D.U. e durante il quale resteranno sospesi i giudizi pendenti e quelli analoghi che nel frattempo le pervenissero, non porrà fine all’attuale situazione. D’altra parte dal 1959 al 2010 la Corte europea dei diritti umani aveva già condannato l'Italia 2.121 volte per violazioni della Convenzione (il nostro Paese è al secondo posto, ma in fondo alla classifica, su 47 Stati membri ed è dietro solo alla Turchia) e dal 2008 a oggi l’O.N.U. ha inviato ben 92 raccomandazioni al nostro Paese riguardo la violazione di diritti umani.
Come ha già detto il Capo dello Stato questa sentenza “è una mortificante conferma della incapacità del nostro Stato a garantire i diritti elementari dei reclusi in attesa di giudizio e in esecuzione di pena”.
Il Si.Di.Pe. (Sindacato Direttori Penitenziari), sindacato che raccoglie il maggior numero dei dirigenti penitenziari, ripete da anni che quella delle carceri è una situazione insostenibile. Come il Ministro della Giustizia Paola Severino, che si è dichiarata “avvilita”, anche i dirigenti penitenziari e tutti gli altri operatori penitenziari lo sono e ,come il Ministro, anche loro si aspettavano un’altra condanna. Essi, peraltro, temono che molte altre ancora, purtroppo, seguiranno. se nel termine fissato dalla C.E.D.U. non si sarà risolto il problema.
Il Si.Di.Pe. osserva, però, che la sentenza della Corte interviene in un momento di transizione, perché è oramai in corso la campagna elettorale, allora le prescrizioni in essa contenute potrebbero costituire un’occasione di riflessione per le forze politiche in campo ed un banco di prova del nuovo Parlamento e del nuovo Governo sulla questione della tutela dei diritti umani nelle carceri. D’altra parte tutti i soggetti politici interessati e coinvolti in questa nuova tornata elettorale, di qualunque schieramento e colore, hanno dichiarato, chi più e chi meno, il proprio sdegno per lo stato di persistente illegalità e inciviltà delle carceri italiane e la necessità che si intervenga con provvedimenti risolutori.
Il Si.Di.Pe. oramai da anni continua a dire che non bastano le buone parole, peraltro neppure più nuove, e che è indispensabile che esse siano tradotte in azioni concrete sul piano legislativo e di governo. E allora occorre riflettere non solo su una eventualeamnistia per i reati di non particolare gravità (che a parere del Si.Di.Pe., oggi più che mai, non sarebbe una resa dello Stato ma un segno di responsabilità e di capacità di riconoscere una necessità leggendo il dato di realtà), ma anche su quando e quanto sia effettivamente necessario il carcere. In ogni caso, ad avviso del Si.Di.Pe., il risparmio di spesa che discenderebbe da un’eventuale amnistia dovrebbe essere destinato al miglioramento del sistema penitenziario, per renderlo coerente con i principi internazionali e costituzionali di rispetto della dignità della persona detenuta e della finalità rieducativa della pena.
Tuttavia, consapevole che l’amnistia deve trovare un ampio consenso parlamentare, il Si.Di.Pe., nel rilevare che nessuna lista sembra essersi ricordata della grave situazione penitenziaria, intende sottoporre all’attenzione degli schieramenti in corsa l’allegata proposta di: “Agenda per l’Emergenza penitenziaria”, un’agenda di cose che, a prescindere da un provvedimento di clemenza, possono essere realizzate a cura dei prossimi nuovi Parlamento e Governo per risolvere realmente i gravi problemi penitenziari ed a favore di un sistema penitenziario che sia coerente con i principi internazionali e costituzionali di rispetto della dignità della persona detenuta e della finalità rieducativa della pena.
Si tratta di misure indispensabili per far fronte al miglioramento delle condizioni detentive ma anche per affrontare adeguatamente l’overcrowding penitenziario in modo sistemico poiché, nonostante la flessione delle presenze in carcere, per effetto di taluni importanti ma purtroppo non risolutivi interventi normativi (il D.L. 22.12.2011 n. 211, il c.d. decreto “svuota carceri” o “salva carceri”, convertito con L. 17.02.2012 n.9, che ha previsto l’aumento da 12 a 18 mesi dell’esecuzione delle pene detentive presso il domicilio e la modifica dell’art.558 c.p.p. nel senso che la custodia in carcere dell’arrestato può essere disposta in casi eccezionali e solo con decreto motivato del p.m.), è destinato ad aggravarsi e non è risolvibile attraverso la costruzione di nuove strutture penitenziarie che, peraltro, hanno tempi lunghi e impongono costi ingenti.
D’altra parte si rende oggi improcrastinabile provvedere ad interventi importanti, integrati e di carattere strutturale. La situazione, infatti, è gravissima e la previsione di ulteriori condanne della C.E.D.U. è una certezza, ove non si intervenga entro l’anno assegnato.
Per questa ragione non sono mancate proposte, anche di autorevole magistratura italiana, di un ricorso a “liste d’attesa” per scontare la pena in carcere ove in esso siano superati standard adeguati di capienza. Tali proposte traggono spunto dalla storica sentenza emessa il 9 marzo 2011 dalla Corte Costituzionale tedesca, che ha obbligato l’amministrazione penitenziaria tedesca a rinunciare all’esecuzione della condanna ed a liberare un detenuto laddove non sia possibile garantire una sistemazione dignitosa e, quindi, rispettosa dei diritti umani, così anteponendo la dignità della persona alla sicurezza. Su questo principio in alcuni paesi del Nord Europa, Norvegia in testa, ma anche Svezia e Olanda, già da tempo sono state istituite “liste di attesa” per l’ingresso in carcere, per effetto delle quali soltanto quando si libera un posto la pena viene eseguita in carcere. In questo modo si evita il sovraffollamento penitenziario e, quindi, si assicurano spazi di vivibilità adeguati ed una detenzione rispettosa della dignità umana.
In Italia l’ipotesi della sentenza tedesca e, forse, anche eventuali liste d’attesa avrebbero un impatto che metterebbe in crisi il sistema per altri versi, atteso che in Germania, dove la situazione è critica, il tasso di affollamento è inferiore al 90 per cento mentre nel nostro Paese il sovraffollamento supera il 150 %.
La proposta di Agenda del Si.Di.Pe. prevede;
1. Depenalizzazione;
2. Potenziamento delle pene diverse dalla pena detentiva e introduzione di nuove pene non detentive;
3. Limitazione della custodia cautelare in carcere;
4. Potenziamento delle misure alternative alla detenzione ed estensione della probation nella fase di cognizione (la c.d. probation giudiziale) attraverso:
a) modifica dell’art.4 bis O.P;
b) revisione della L. 05.12.2005 n.251 (c.d. legge ex Cirielli);
c) revisione del T.U. delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti (D.P.R. 09.10.1990 N.309), come modificato dalla L. 21.02.2006 n. 49;
d) eliminazione di ogni norma che prevede automatici e generalizzati sbarramenti preclusivi all’accesso alle misure alternative;
e) previsione della sospensione del processo e la messa alla prova durante la fase di cognizione (la c.d. probativo giudiziale);
5. Riforma del processo penale;
6. Revisione della legislazione sulla immigrazione irregolare;
7. Modifica del lavoro penitenziario;
8. Adeguamento delle dotazioni organiche, formazione e valorizzazione del personale.
Il sistema di detenzione «ruota intorno a due capisaldi, entrambi importanti: da un lato tutelare la società da eventuali minacce, dall'altro reintegrare chi ha sbagliato senza calpestarne la dignità ed escluderlo dalla vita sociale. Entrambi questi aspetti hanno la loro rilevanza e sono protesi a non creare quell'abisso tra la realtà carceraria reale e quella pensata dalla legge, che prevede come elemento fondamentale la funzione rieducatrice della pena e il rispetto dei diritti e della dignità delle persone». Con queste parole che il 18 dicembre dello scorso anno il Papa Benedetto XVI ha pronunciato in occasione della Visita Pastorale alla Casa Circondariale Nuovo Complesso di Rebibbia, il Si.Di.Pe. vuole richiamare l’attenzione delle forze politiche sul problema penitenziario e chiedere loro di aderire e fare propria questa sua proposta di “Agenda per l’Emergenza Penitenziaria”, attraverso la quale si vogliono promuovere urgenti interventi per una grande riforma della giustizia, una riforma strutturale che deve essere realizzata contestualmente su tutti i fronti, a partire dal codice penale e sino al carcere, perché questo diventi luogo di reale recupero e di ricostruzione delle vite di chi ha commesso degli errori e intende porvi rimedio.
Il Si.Di.Pe. ed i dirigenti penitenziari, infatti, vogliono, auspicano e si impegnano quotidianamente, pur tra mille difficoltà e scarsissime risorse, per un sistema penitenziario che sia coerente con i principi internazionali e costituzionali di rispetto della dignità della persona detenuta e della finalità rieducativa della pena.
Il Segretario Nazionale Rosario Tortorella; il presidente Cinzia Calandrino; il segretario nazionale vicario Francesco D’Anselmo; il segretario nazionale aggiunto Nicola Petruzzelli 

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