martedì 12 febbraio 2013


Valter Vecellio

La Commissione anti-mafia tratta i documenti come un'anatra zoppa

13-02-2013
La Commissione parlamentare d'inchiesta sulla mafia ha chiuso i propri lavori con pochi esegui risultati sulla conoscenza delle trattative tra Stato e mafia. Della vicenda se ne è negata l'esistenza alla democristiana, cioè dicendo e non dicendo, come ambigue ammissioni e numerose reticenze.
Quel che non è stato minimamente chiarito è quanto ha cercato di mettere in evidenza Walter Veltroni, Giuseppe Lumia e in generale i rappresentanti di centro-sinistra: cioè come mai dopo le stragi degli anni 1992-1993 a Roma, Firenze, MIlano, la criminalità dei corleonesi abbia riposto le armi nelle guaine e da circa 20 anni sembri essersi inabissata. Si è, dunque, avverata la profezia di Vito Ciancimino secondo il quale il potere di Totò Riina e Bernardo Provenzano sarebbe stato sostituito dalla formazione di una nuova entità politica, quella di Silvio Berlusconi e della Lega? Purtroppo la Commissione parlamentare presieduta dal senatore Giuseppe PIsanu ha deciso di non indagare in questa direzione, auto-mutilandosi. Ora la speranza è che la risposta possa venire dalle inchieste giudiziarie in corso nei tribunali siciliani.
A questo povero esito si aggiunge un vero e proprio scacco matto. La Commissione infatti ha deciso di aumentare le spese cooptando tutti i consulenti (e non solo una parte, come normalmente si è fatto in passato) nell'appena costituito Ufficio-stralcio, la cui attività è prevista fino al 1 ottobre. Ma ha accompagnato questo atto di (sia pure modica) dissipazione del pubblico denaro con una mossa che sembra di rigore.
In realtà assomiglia ad una finta di sapore carnascialesco. Pisanu ha, infatti, proposto (e la Commissione ha diligentemente approvato) che l'indennità precedentemente riconosciuta ai consulenti (cioè quella non rubricata come rimborso-spese) venisse dimezzata. Da un netto di circa 600 Euro mensili scenderebbe a 250!
Sono storielle, miserie da fine regime (il governo cd tecnico) e da fine legislatura, si dirà. In realtà, nella stessa seduta del 22 gennaio in cui ha avuto luogo la pochade prima descritta (siamo i primi, e gli unici finora, ad averlo fatto), i commissari dell'anti-mafia hanno dato una botta ad un altro principio della cultura liberale. Mi riferisco all'auspicata liberalizzazione, desecretandoli, dei documenti acquisiti all'archivio della Commissione. Si tratta prevalentemente di carte provenienti da diverse Procure della Repubblica, dai servizi segreti, da audizioni ecc.
Giornalista professionista, attualmente lavora in RAI. Dirige il giornale telematico «Notizie Radicali», è iscritto al Partito Radicale dal 1972, è stato componente del Comitato Nazionale, della Direzione, della Segreteria Nazionale.

Ebbene, la libertà di manovra dell'Ufficio Stralcio è stata decurtata, se non resa impossibile. Infatti ai consulenti è stata cucita addosso una vera e propria camicia tunica di Sisifo. Con l'approvazione della Deliberazione sulla pubblicità degli atti e documenti formati o acquisiti dalla Commissione,in data martedì 22 gennaio, la Commissione, cioè i partiti, hanno issato i paletti in cui i consulenti (6 magistrati, 3 docenti universitari, 1 avvocato, 2 giornalisti,1 ex prefetto) dovrebbero muoversi.
E' una ragnatela fittissima che mette capo ad una linea di condotta semplicemente scellerata: viene cioè fatto obbligo ai consulenti di posticipare il periodo della consultazione del materiale secretato o riservato a 15 anni dalla fine della legislatura corrente, cioè la XVII. In altre parole i documenti datati 1992, che siano assoggettati al regime di classificazione, resteranno tali fino al 2028. Soltanto dopo tale data potranno essere accessibili ai ricercatori, ai docenti e ai cittadini.
Pisanu e la Commissione avevano un'altra possibilità: stabilire che i 15 anni in cui le carte non sono consultabili venissero calcolati a partire dalla data in cui esse sono state create. In tale modo praticamente tutti i documenti formati o acquisiti dalla Commissione, che risalgono all'inizio degli anni Novanta, sarebbero diventati immediatamente accessibili agli studenti e a chi ha interesse. Ma questa soluzione avrebbe curato gli interessi di questi ultimi, che nelle decisioni dei partiti e soprattutto della burocrazia ministeriale romana non contano proprio nulla.
Mi chiedo come i senatori del Pd Walter Veltroni, dell'IdV Luigi Ligotti (che, insieme a Massimo D'Alema, si sono battuti perchè il segreto di Stato non fosse prolungato di altri 30 anni, secondo la proposta dell'ex presidente della Consulta Granata), abbiano potuto condividere questa proposta. E non si hanno notizie di proteste dei docenti universitari presenti nella Commissione, Maurizio Cosentino, Francesco De Santis, Giovanna Montanaro e Salvatore Sechi (un nostro collaboratore). E il presidente della SISSCO (che riunisce la maggioranza degli studiosi di storia contemporanea), prof. Agostino Giovagnoli, le archiviste Paola Carucci, Giulia Barrera, Linda Giuva, Ilaria Moroni, Benedetta Tobagi ecc. non hanno proprio nulla da dire? E ricordo male che Miguel Gotor, lo studioso delle carte sulla prigionia di Aldo Moro, ora gran consigliere del premier prossimo venturo Pierluigi Bersani, è stato un critico spavaldo e documentatissimo dell'uso abusivo dei documenti che qualche anno fa è stato fatto dall'Archivio Storico del Senato? Insomma, se ci siete battete un colpo. Meglio: datevi una mossa.
 

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