sabato 16 marzo 2013


Valter Vecellio

Giustizia e faccia di tolla

15-03-2013
L’unico commento appropriato che ci viene in mente è “faccia di tolla”. L’altro giorno, a Roma, ha avuto luogo un pubblico confronto tra il ministro dell’(in)giustizia, signora Paola Severino e il presidente dell’Unione Camere Penali avvocato Valerio Spinarelli. Un confronto interessante, di fronte l‘una all’altro, un avvocato che come ministro ha praticamente fallito su tutto; e un avvocato a capo di un organismo che negli ultimi anni ha messo in cantiere molte lodevoli e importanti iniziative per una giustizia che sia degna di questo nome. Peccato che l’appuntamento sia caduto in un momento “infelice”, tra elezione del papa e situazione politica i cui sbocchi non sono immaginabili. “Radio Radicale” a parte, l’evento è stato completamente ignorato.
Tema dell’incontro “Giustizia; l’anno che verrà”. Più che mai appropriato e attuale: l’anno che verrà, il nuovo ministro della Giustizia del nuovo esecutivo, dovrà cercare di fare tutto quello che nell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle l’attuale ministro e l’attuale governo non hanno saputo, voluto, potuto fare. Ed è sterminato l’elenco delle inadempienze, delle occasioni mancate, per volontà e insipienza.
E arriviamo alla “faccia di tolla”. Cosa dice la signora ministro dell’(in)giustizia? Che “l’amnistia e l’indulto sono sicuramente strumenti da prendere in considerazione in un periodo di emergenza come l’attuale, ma non risolvono il problema”.
Giornalista professionista, attualmente lavora in RAI. Dirige il giornale telematico «Notizie Radicali», è iscritto al Partito Radicale dal 1972, è stato componente del Comitato Nazionale, della Direzione, della Segreteria Nazionale.

In quella fortunata trasmissione che era “Quelli della notte di Renzo Arbore, c’era un personaggio, Massimo Catalano, capace di dire con aria oracolare le sciocchezze più sesquipedali. Cose del tipo: “Meglio stare bene che ammalati”, o “Diciamolo chiaramente: è meglio essere giovani, belli, ricchi e in buona salute, piuttosto che vecchi, brutti, poveri e malati”. Solo che Catalano, Arbore, Pazzaglia, e tutti gli altri, divertivano. La signora ministro dell’(in)giustizia ispira altro che si lascia all’immaginazione per non scadere nella volgarità.

Perché, pensate, la signora ministro dell’(in)giustizia sostiene che “per favorire un processo deflazionistico, occorrono delle riforme strutturali che implichino misure alternative alla detenzione”. Chi l’avrebbe mai detto? Sempre in tema di emergenza carceri, il ministro ha aggiunto: “A contribuire all’affollamento dei penitenziari italiani non è tanto la detenzione definitiva, bensì quella cautelare. Sono favorevole ad un cambio di impostazione sulla carcerazione preventiva ferma restando però la salvaguardia di un margine di discrezionalità del giudice”. Infine l’appello alla politica: “Abbiamo un appuntamento a Strasburgo fra nove mesi per fornire all’Europa una risposta al problema. I progetti ci sono, bisogna riaprire al più presto la discussione”.

Dopo aver detto e ridetto che l’amnistia non era affar suo, e dopo essersi accodata alla tesi quirinalizia secondo la quale non c’erano le condizioni, e soprattutto dopo non aver fatto nulla per crearle, le condizioni politiche, ora ci si dice che data l’emergenza, “l’amnistia e l’indulto sono sicuramente strumenti da prendere in considerazione in un periodo di emergenza come l’attuale, ma non risolvono il problema”. Grazie. Ma chi mai ha detto che erano e sono la soluzione del problema? Si dice – e ribadisce – che devono costituire l’inizio di un percorso, alla fine del quale il problema, se non risolto, è grandemente contenuto. Nelle carceri e nei palazzi di giustizia.
Prima si boicotta; poi si prende atto del boicottaggio, rammaricandosene. Infine si auspica che altri facciano quello che non si è saputo o voluto fare. L’abbiamo detto: faccia di tolla.
 

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