sabato 6 aprile 2013




La Corte di Cassazione cancella la condanna a 8 anni di reclusione al Mandrillo di Dragone COSTRINSE LA COGNATE, LE DUE FIGLIE   MINORI E LA NUORA AD AVERE RAPPORTI SESSUALI



Una storia  agghiacciante di degrado, di violenze, di tradimenti, di incesti, una  “Sodoma e Gomorra” di Provincia -  Il processo dovrà rifarsi innanzi la Corte di Appello di Napoli  – Accolte in toto le doglianze difensive di Nicola Garofalo –


     Caserta ( di Ferdinando Terlizzi ) – La terza sezione  penale della Suprema Corte di Cassazione,  ha annullato la condanna a 8 anni di reclusione,  inflitti a Paride Liberato Miranda,  di anni 52  da Dragoni,   dalla Prima Sezione del Tribunale di S. Maria C.V. ( Presidente Giampaolo Guglielmo ) e  confermata anche in secondo grado,  accusato di aver abusato sessualmente della cognata, delle due figlie  minori di costei  e di aver tentato di violentare perfino la giovane nuora.
     Il processo è quindi da rifare innanzi la Corte di  Appello di Napoli avendo la Suprema Corte accolto totalmente la tesi giuridica dell’avv. Nicola Garofalo difensore dell’imputato. La parte civile costituitasi è stata rappresentata dall’Avv. Italo Madonna. Una lunga camera di consiglio, dunque,   necessaria per risolvere la questione  di diritto, sollevata dal difensore che farà discutere gli operatori del diritto per i riflessi che avrà su molti casi simili i cui giudizi pendono innanzi ai tribunali.
     Liberato Paride Miranda era stato condannato in primo grado – come detto – ad 8 anni di reclusione,  per aver  compiuto violenza sessuale  nei confronti delle due nipoti ( G.M. e V.M., all’epoca dei fatti contestati le due erano minori ) e della cognata N.A. Gli sconcertanti accadimento vennero alla luce nella primavera del 2009 allorquando le tre donne decisero di denunciare l’uomo. Ma quale fu il clic scatenante di tutta la vicenda? Perché la due minori che da anni venivano costrette ad avere rapporti sessuali con il loro zio non avevano denunciato i fatti?
    E’ presto detto. Un giorno,  la moglie del Miranda ( una prosperosa campagnola  V.T.,  di 45 anni confessò al marito di avere un amante. La reazione fu violenta e immediata ( una sorta di “ A cunfessione e Taniello e chesto va pe chello” ). Bene,  fu a qual punto che l’uomo confessò di aver stuprato la cognata e sedotte le sue nipotine.
     Il Miranda fu tratto in arresto e poi posto ai domiciliari,  dove attualmente sta scontando la pena. Il processo è vero,  ha messo allo scoperto amori e passioni di provincia…  - quasi una routine nelle nostre campagne  - ma quello che più interessa ( escluso coloro che hanno una morbosità da voyeur ) è la questione di diritto sollevata dall’avv. Nicola Garofalo.
     Al Miranda la Procura sammaritana aveva contestato tre diversi capi di imputazione. Il primo. “approfittando di circostanze di tempo e di luogo - così da non poter essere scoperto – costringeva la nipote M.G. a subire atti sessuali in particolare – nel periodo in cui la persona offesa era minore di età e segnatamente del compimento del decimo anno di vita e fino al completamento del quattordicesimo anni della stessa la costringeva a subire (omissis ) sono atti irripetibili che preferiamo non citare ma che lasciamo alla immaginazione dei nostri lettori.
     Ancora più drammatica la descrizione della tentata violenza alla nuora: “nell’afferrarla per un braccio e nello scaraventarla sul letto della camera  del figlio tentando di baciarla e palpeggiandola poneva in essere atti idonei diretti in modo non equivoco  a compiere atti sessuali nei confronti della nuora A.N. non riuscendovi nel suo intento per la ferma opposizione della parte offesa. In Dragoni nel 2008.   
     Secondo il legale del Miranda, l’art. 609 del codice penale,  può essere letto in un solo modo: i fatti che vedono quale persona offesa una minore di anni 16 possono essere perseguiti solo a querela della parte offesa. Tra l’altro – caso singolare  – la tesi è stata fatta propria anche dal Procuratore Generale Dr. Giovanni Volpe,  il quale condividendo l’eccezione ha chiesto l’annullamento con rinvio del processo.-
    Dopo una lunga permanenza in Camera di Consiglio, la Suprema Corte ha ordinato di rinviare gli atti alla Corte di Appello di Napoli. Tutto da rifare, quindi, e tutto da riscrivere in presunto di diritto, vista la novità adottata dai giudici romani. Dove c’è accusa, dunque, di molestie nei confronti di minori, d’ora in poi bisognerà fare querela altrimenti si realizza una sorta di non punibilità.    
    
      


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