mercoledì 8 maggio 2013


DIRETTORE VALTER VECELLIO. 15 ORE 45 MIN FA
Valter Vecellio

Giustizia. In dodici mesi, per l’assassino, neppure la prima udienza del processo. Se ci fosse l’amnistia, forse…

08-05-2013
Uno degli argomenti preferiti di quanti si dicono contrari a un provvedimento diamnistia, è che sarebbe la certificazione di una sconfitta, e che è inaccettabile che delinquenti condannati non scontino la loro pena, la facciano franca. Argomento demagogico e pretestuoso, perché ogni anno, senza che nessuno fiati, si consuma quella che di fatto è un’amnistia clandestina, le circa 170mila prescrizioni: di cui beneficia chi si può permettere un buon avvocato, capace di destreggiarsi tra leggi, codici e codicilli, e sa come ritardare i processi.
Giornalista professionista, attualmente lavora in RAI. Dirige il giornale telematico «Notizie Radicali», è iscritto al Partito Radicale dal 1972, è stato componente del Comitato Nazionale, della Direzione, della Segreteria Nazionale.

Accadono poi storie che hanno dell’incredibile. Come questa che comincia nell'aprile del 2012: quando Ivan uccide la compagna Tiziana. Ivan strangola Tiziana, poi appicca fuoco all’appartamento, simula una fatalità, per cercare di cancellare le prove. Un piano ingenuo, non regge, ben presto emerge la verità. Ivan confessa il delitto, e finisce in carcere; ne esce un paio di giorni fa, per «decorrenza dei termini di custodia cautelare». Ora ha solo l’obbligo di dimora, la firma tre volte la settimana e non può uscire nelle ore notturne. In dodici mesi non è stata fissata la prima udienza del processo.
Una scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare automatica, spiega l'avvocato di Ivan; non c’è stato bisogno di alcuna richiesta. Ed è una vicenda che appare inspiegabile, che pure qualcuno dovrebbe provare a spiegare. Come è possibile che in dodici mesi non sia stata neppure fissata la prima udienza del processo? E al di là del caso di Ivan, quanti casi come il suo si verificano e si sono verificati negli ultimi anni? E possiamo credere che se magistrati e tribunali non fossero oberati da migliaia di procedimenti per reati cosiddetti bagatellari, quelli di lievi entità, ci si potrebbero dedicare ai casi gravi, come quello di Ivan?

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